Wimbledon: Berrettini fa il suo dovere, Cecchinato e Caruso abdicano subito

ATP

Wimbledon: Berrettini fa il suo dovere, Cecchinato e Caruso abdicano subito

LONDRA – Matteo rimonta una partita difficile contro Bedene, che ne certifica la crescita a livello mentale. La Sicilia lascia Wimbledon senza troppi rimpianti

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

[17] M. Berrettini b. A. Bedene 3-6 6-3 6-2 7-6(3) (da Londra, Luca Baldissera)

Il campo 10 di Wimbledon è uno di quelli affiancati tra loro davanti all’ingresso principale dell’AELTC, niente tribune, solo una doppia fila di seggiolini ai lati, alla “club sotto casa” insomma. L’atmosfera, data la folla che si assiepa per assistere ai match in qualsiasi modo, è al contempo molto calda, entusiasmante a tratti, con la gente a un metro dai giocatori, ma anche potenzialmente non facile da gestire, con rumore, urla e chiacchiericcio continui. Matteo Berrettini affronta Matjaz Bedene (1-1 i precedenti, entrambi a Budapest sulla terra, 2018 e quest’anno, l’ultimo vinto dall’azzurro), lo sloveno di passaporto britannico, che voleva giocare i campionati a squadre per l’Inghilterra, ma stoppato dai regolamenti ITF ha rinunciato e rappresenterà la Slovenia in vista delle Olimpiadi 2020.

Aljaz è uno di quei giocatori che fanno tutto piuttosto bene, senza però eccellere a livelli assoluti. Ma è adattissimo all’erba, e non regala nulla. Serve veloce, dritto e rovescio sono solidi, a rete piazza buoni tocchi, il footwork è bello sciolto.

“Si, lui è uno che non fa nulla in modo impressionante, ma fa tutto bene. Mi aspettavo una partita dura, mi ci è voluto un po’ per adattarmi. La partita è cambiata quando sono riuscito a prendergli campo

Ovviamente, Matteo dalla sua ha una palla tanto (ma tanto) più pesante, a partire da servizio e dritto. Nel primo set, però, senza demeritare in modo particolare, Berrettini appare meno incisivo del consueto, sbaglia qualcosa di troppo, prende un break nel quarto game, e si vede sfuggire il parziale per 6-3. Peccato non aver concretizzato ben 5 occasioni di controbreak nel lunghissimo settimo game (16 punti). Di grinta e orgoglio Matteo, sotto 2-0 anche nel secondo set – e ci stavamo preoccupando a quel punto – aggiusta il mirino, azzecca una striscia di 5 game consecutivi, e poi chiude 6-3, pareggiando il conto dei set. Vedendola da bordocampo, non è cambiato poi molto, semplicemente Berrettini ha diminuito il numero degli errori gratuiti, senza calare di efficacia in attacco. Anche il terzo set va via liscio per l’Italiano, che strappa il servizio due volte all’avversario, e affronta palle break (annullandole) solo alla battuta per chiudere sul 5-2, che diventa comunque 6-2 e 2 set a 1 per lui.

 

“Ne parlavo con Auger-Aliassime, l’erba qui è totalmente differente da Stoccarda e Halle. Il gioco in avanti paga, ma bisogna attaccare con attenzione. Bisogna costruirsi il punto

Il quarto set è equilibrato (palla break annullata in pressione da Aljaz nel primo game), poco da fare per chi risponde, il settimo game, sul 3-3 con Bedene al servizio è lottato, lo sloveno si arrabbia molto per una chiamata a suo sfavore, qui non c’è Hawk-Eye, la palla ha rimbalzato a due metri da me, onestamente aveva ragione Aljaz, il suo dritto vincente lungolinea era buono. In ogni caso, dopo 16 punti, Bedene tiene la battuta.

“La pressione c’è, ma va affrontata e gestita. Mi fa strano vedere la lista di chi mi dovrà intervistare, Wimbledon Channel, L’Equipe. A volte mi sembra che tutto stia accadendo così velocemente

Due game dopo, sul 4-4, una steccata costa ad Aljaz la seconda palla break del set, ma il servizio lo salva. Berrettini non ci sta, spara un drittaccio “alla Kyrgios” che piega la racchetta a Bedene, va ancora in vantaggio, ma si fa attaccare sullo scambio e fallisce anche la seconda opportunità. La partita è in bilico in questa fase, ogni palla conta, si arriva al 6-6. Nonostante qualche occasione in più avuta dall’italiano, il tie-break è una conclusione giusta per questo parziale.

“Sono onorato di poter affrontare nomi simili, giocatori come Baghdatis. Beh, però anche se sembra brutto da dire, spero sia la sua ultima partita!

Avanti subito di un minibreak, Matteo non si distrae, molla giù i suoi servizi senza tremare, e chiude 7-3 al secondo match-point, guadagnandosi un secondo turno affascinante contro il “pensionando” Marcos Baghdatis (nessun precedente), contro cui partirà favorito, ma attenzione ai vecchietti esperti che giocano a braccio libero. Intanto, bravissimo Matteo.

[25] A. De Minaur b. M. Cecchinato 6-0 6-4 7-6(5) (da Londra, Vanni Gibertini)

È un po’ come se fosse arrivato in ritardo, Marco Cecchinato, all’appuntamento del suo match di primo turno a Wimbledon. Chissà, forse è rimasto bloccato dall’ingorgo causato dalla presenza della Duchessa di Cambridge Kate Middleton sul campo 14 per assistere al match di Harriet Dart e Christina McHale, con tutti gli agenti dei servizi segreti che dirigevano il traffico di fotografi e curiosi intenti a rubare qualche immagine della futura regina. O forse è rimasto turbato dall’aver visto la faccia mattutina del sottoscritto di ritorno dal warm-up pre-partita.

Fatto sta che per i primi 42 minuti del match, Cecchinato non ha vinto un game: dopo essere andato subito 0-40 su servizio di De Minaur nel primo gioco dell’incontro, ha visto l’avversario andargli via fino al 6-0, 3-0 in quello che sembrava un match totalmente a senso unico. Quando finalmente il gemello brocco di Marco ha abbandonato il campo ed è tornato quello vero, allora gli spettatori del campo 15 hanno iniziato a vedere il match cui speravano di assistere, con un Cecchinato che finalmente trovava le sue splendide aperture da fondo, seguite spesso e volentieri a rete dove il siciliano ci sa mettere la mano eccome.

Dopo essersi visto raggiunto nel punteggio (da 3-0 a 3-3) nel secondo set, De Minaur è riuscito ad avere il guizzo vincente nel decimo game, convertendo il secondo set point a disposizione grazie a una volée di rovescio colpita malissimo, ma in qualche modo rimasta sulla riga e subito morta sull’erba ancora soffice di queste prime giornate a Wimbledon.

Ancora più crudele il terzo set, durato da solo quasi quanto gli altri due set, che ha visto una sola palla break, a favore di Cecchinato, ma cancellata con un servizio. De Minaur ci ha messo forse un pizzico di cattiveria in più, giocando metà parziale con un gomito visibilmente sanguinante a causa di una scivolata nei pressi della rete. Con il sangue che gli colava sulla maglietta immacolata, l’australiano è sempre stato avanti nel tie break con un minibreak ottenuto subito al secondo punto; si è fatto riprendere grazie a uno splendido passante incrociato di rovescio di Cecchinato che lo ha costretto a sbagliare una difficile volée, ma l’errore non forzato di diritto del siciliano sul 5-5 ha segnato il match e promosso De Minaur al secondo turno, dove incontrerà Steve Johnson, facile vincitore di Ramos-Vinolas.


“In questi ultimi mesi ho capito che sono rimaste poche persone vicino a me, gli altri sono tutti pronti a criticare.”

È un momento in cui la sfiducia prevale su tutto quanto – ha detto Cecchinato al termine del match – inizio benino, con le tre palle break, e poi perdo diversi game. La nota positiva è che nonostante lo svantaggio rimango attaccato alla partita, e basta poco per farla girare a volte. Ci sono piccole occasioni che a volte fanno cambiare la partita, e ultimamente non riesco a coglierle”.

Marco Cecchinato – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per il palermitano è dunque arrivato il momento di ripartire da capo, facendo quadrato intorno al suo team, che ora è capitanato dal nuovo coach Uros Vico dopo la fine della collaborazione con Vagnozzi, per ritornare in quelle zone di classifica che lui è convinto di valere: “In questi ultimi mesi ho capito che sono rimaste poche persone vicino a me, gli altri sono tutti pronti a criticare. Voglio tornare me stesso, riprendendo ad allenarmi duramente. Ci sono altri 3 tornei sulla terra, la stagione è ancora lunga per dire che è stata negativa. Ora valgo il n.40, le sconfitte parlano chiaro, ma credo che con il lavoro e un po’ di fiducia posso ritornare nella Top 20. I risultati che ho fatto non si fanno per caso, questo è quello che voglio dire alle persone che mi dicono che sono solo stato fortunato“.

[20] G. Simon b. [Q] S. Caruso 7-6(7) 6-3 6-2  (da Londra, Vanni Gibertini)

Certo che c’è da essere davvero confusi: ti qualifichi per il tabellone principale di Wimbledon, dove ti raccontano che c’è un religioso silenzio mentre si gioca, e poi ti mettono a giocare sul campo n.4, in mezzo ad un bailamme impressionante, con gente che cammina bellamente a mezzo metro dal campo mentre stai cercando di servire. Poi ti dicono che l’erba dell’All England Club è meravigliosa, e lì gli scambi sono più rapidi, e ti mettono a giocare contro Gilles Simon.


Sapevo che la vittoria di Parigi contro di lui non avrebbe significato molto oggi: io allora feci una gran partita e lui conosce l’erba molto meglio di me

La prima esperienza a Wimbledon per Salvatore Caruso è stata quantomeno atipica: primo set da 78 minuti, 105 punti giocati, più o meno come passare un paio di turni in un Challenger… Beh forse no, certo che quel primo set non deve aver fatto troppo bene al nostro Salvatore, il quale sul 5-5 ha anche chiesto l’intervento del medico per farsi dare qualcosa contro il mal di stomaco.

Tre set point nel tie break del primo set, il primo dei quali chiuso da Simon con un rovescio lungolinea vincente dopo uno scambio mozzafiato; il secondo mancato da Caruso con una volée di rovescio rimasta sul nastro, e poi Simon ha fatto… il Simon, vincendo gli ultimi tre punti del set e scappando subito in vantaggio 3-0 nel secondo. “Non credo di avere troppo da rimproverarmi su quei set point però – ha detto Caruso dopo la partita – quando ho provato a essere aggressivo mi ha passato, ho giocato più in difesa e lui ha giocato un gran rovescio, ero al servizio e lui ha risposto benissimo“.

Da lì in poi la partita è stata segnata, il francese è sempre stato avanti e non c’è mai stata la sensazione che qualcosa potesse cambiare, anche perché Caruso non ha la potenza per poter sfondare un muro come Simon. “Sapevo che la vittoria di Parigi contro di lui non avrebbe significato molto oggi: io allora feci una gran partita e lui conosce l’erba molto meglio di me“.

Salvatore Caruso – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Continua a leggere
Commenti

ATP

Comunicato congiunto di ATP, WTA e ITF: il coronavirus ferma il tennis fino al 13 luglio

Si attendeva soltanto la cancellazione di Wimbledon, da cui è scaturita una nuova sospensione dei circuiti. Cancellata anche la stagione su erba

Pubblicato

il

Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

L’orizzonte della ripresa si allontana di altri quaranta giorni. Dopo la cancellazione ufficiale di Wimbledon, ormai segreto di Pulcinella, a pochi minuti di distanza è arrivato un altro comunicato congiunto di ATP, WTA e ITF che fa seguito a quello che due settimane fa aveva sospeso l’attività professionistica fino al 7 giugno e congelato i ranking. Non ci sarà tennis fino al 13 luglio, ovvero sparisce dal calendario anche la stagione su erba ad eccezione del torneo di Newport, che resiste sul ramo pericolante costituito dalla terza settimana di luglio.

Oltre a Wimbledon, la sospensione riguarda l’intera stagione europea ATP/WTA su erba, ovvero gli eventi maschili di ‘s-Hertogenbosch, Stoccarda, Queen’s, Halle, Maiorca e Eastbourne, nonché quelli femminili di ‘s-Hertogenbosch, Nottingham, Birmingham, Berlino, Eastbourne e Bad Homburg“, si legge nel comunicato. “La sospensione ha effetto a tutti i livelli dell’attività professionistica, incluso il circuito challenger e l’ITF World Tennis Tour. Al momento, i tornei programmati dal 13 luglio in avanti rimangono in calendario per essere disputati nelle date previste“. Una speranza che abbiamo, purtroppo, imparato a interpretare solo come tale.

“ATP e WTA hanno compreso l’importanza e la responsabilità di rendere prioritaria la salute e la sicurezza della comunità tennistica mentre continuano a valutare la fattibilità della ripresa dei circuiti”.

 

Purtroppo, l’attuale pandemia di COVID-19 ci ha lasciato senza alcuna possibilità che quella di sospendere ulteriormente il Tour, una decisione che abbiamo preso in stretta collaborazione con gli altri organi di governance del tennis” ha dichiarato Andrea Gaudenzi, chairman ATP. “La salute e la sicurezza rimangono in cima alle nostre priorità mentre affrontiamo una sfida senza precedenti. Faremo tutto quello che possiamo per ricominciare il prima possibile quando sarà possibile farlo in sicurezza“.

La WTA e i suoi membri non hanno preso questa decisione alla leggera, tuttavia rimaniamo vigili nel proteggere la salute e la sicurezza di atleti, staff e tifosi” ha detto invece Steve Simon, chairman e CEO della WTA. “Mentre condividiamo la delusione per l’ulteriore rinvio della ripresa, la nostra priorità rimane lavorare insieme come sport in preparazione al ritorno alle competizioni“.

Non sono arrivate ulteriori precisazioni sulle due classifiche, che dunque rimangono congelate fino a nuovo ordine. Il bilancio degli eventi spazzati via dal calendario sale così a 21 maschili e 20 femminili, comprese le finali di Fed Cup.

Continua a leggere

ATP

Orfani del tennis: i dieci momenti memorabili della storia del torneo di Miami

La rimonta di Federer con Nadal, le sei vittorie di Agassi e lo splendido gesto di fair play del 1994, il primo sigillo di Djokovic: riviviamo i momenti indimenticabili del torneo di Miami

Pubblicato

il

Secondo il calendario originale, oggi sarebbe stato il giorno di ‘scollinamento’ del Masters 1000 di Miami, che disteso sui canonici dieci giorni si sarebbe concluso fra una settimana – domenica 5 aprile. Nulla di tutto ciò è accaduto, dacché la pandemia di COVID-19 si è abbattuta anche sul tennis e ha fermato tutto, ma grazie a un articolo pubblicato sul sito ufficiale dell’ATP possiamo rivivere i momenti più significativi della storia di questo torneo che si è disputato senza interruzioni dal 1985 al 2019.

1991: Jim Courier completa il primo “Sunshine Double”

Iniziata con il trionfo di Boris Becker su Ivan Lendl all’Australian Open, la stagione 1991 vide tra gli indiscussi protagonisti il ventunenne americano Jim Courier. Vincitore prima di allora di un solo torneo (Basilea 1989), il tennista di Sanford, numero 23 della classifica ATP, riuscì a trionfare prima a Indian Wells battendo in finale il francese Guy Forget e poi a Miami superando il connazionale David Weathon. Con il successo ottenuto sia in California che in Florida, Jim Courier divenne il primo tennista della storia a vincere nello stesso anno entrambi i tornei americani di inizio stagione.

1994: trionfa Sampras, ma il premio sportività va ad Agassi

Nell’edizione 1994 Andre Agassi era numero 31 della classifica mondiale, la posizione più bassa da lui ricoperta dal 1987. Dopo aver battuto, tra gli altri, sia Boris Becker che Stefan Edberg, riuscì a qualificarsi per la finale, la prima da lui disputata sotto la guida dell’allenatore Brad Gilbert. Prima dell’inizio del match Agassi entrò nello spogliatoio. Il campione in carica Sampras, però, non era in grado di scendere in campo nell’orario di inizio previsto a causa di un’intossicazione alimentare. Il “Kid di Las Vegas” avrebbe potuto vincere per walk over ma non volle. Accettò di posticipare l’inizio dell’incontro. Pete si sottopose a una flebo di 90 minuti, scese in campo, a stomaco vuoto, e vinse: 5-7, 6-3, 6-3 il punteggio finale. Un grande gesto di fair play costato caro al tennista di Las Vegas. “Se non riesco a battere il miglior giocatore del mondo, non merito il trofeo e certamente non lo merito se non riesco a batterlo quando sta male” ammise Agassi al termine del match. “Ha mostrato grande classe, questo gesto non lo dimenticherò mai” dichiarò Sampras.

 

1997: l’ultima rinascita di Muster

Otto anni prima, nel 1989, Thomas Muster subì a Miami l’infortunio più sfortunato della storia. Dopo aver battuto Yannick Noah in una splendida semifinale recuperando due set di svantaggio, l’austriaco, mentre stava tornando in hotel, venne colpito da un auto, una Lincoln Continental guidata dal trentasettenne Robert Norman Sobie. Thomas fu sbalzato per sei metri subendo un gravissimo infortunio al legamento crociato del ginocchio sinistro. La finale che avrebbe dovuto giocare con Ivan Lendl ovviamente saltò, svanendo così, anche se solo temporaneamente, il sogno di vincere il torneo americano. Nel 1997 Muster, ancora a Miami, riuscì a completare ciò che la sfortuna aveva interrotto otto anni prima. Da numero 2 del ranking, dopo aver battuto Jim Courier in semifinale, sconfisse in finale lo spagnolo Sergi Bruguera in tre set. A distanza di otto anni, dopo quel drammatico 1° aprile 1989, finalmente poté alzare al cielo la coppa del vincitore. Per l’austriaco fu il 44° e ultimo trionfo in carriera, il primo in un Masters 1000 sul cemento.

1998: Marcelo Rios diventa numero 1 del mondo

Venti giorni straordinari, passando dal deserto della California al caldo umido della Florida, regalarono a Marcelo Rios la prima posizione mondiale nel marzo 1998. Il talentuoso tennista cileno, che ad inizio marzo aveva 939 punti in meno del numero 1 del mondo Pete Sampras, sconfisse nella finale di Indian Wells il britannico Greg Rusedski e a Miami Andre Agassi. I match del Miami Open che portarono Rios sulla vetta del ranking mondiale furono seguiti in tv da tutto il Cile. Un’intera nazione letteralmente incollata davanti ai televisori. Il tennista di Santiago rimase in vetta al ranking complessivamente per quattro settimane, dal 30 marzo al 27 aprile, e poi nuovamente per altre due settimane, dal 10 al 24 agosto, sempre nell’anno 1998. Ad oggi è il primo e unico tennista cileno ad aver raggiunto la prima posizione mondiale, nonché il primo e unico tennista ad aver raggiunto tale posizione senza aver mai vinto un torneo dello Slam.

2003: Agassi trionfa per la terza volta di fila, sesta complessiva a Miami

Dopo il trionfo all’Australian Open di qualche settimana prima, il campione in carica di Miami Andre Agassi si presentava a Key Biscayne con grandi aspettative e con i favori del pronostico. Aspettative che non furono deluse. Il trentatreenne americano, numero 2 del ranking, dominò la finale contro la testa di serie numero 5, Carlos Moya, aggiudicandosi per la sesta volta in carriera il titolo di campione. Per Agassi si trattò del terzo trionfo consecutivo dopo quello del 2001 contro Jan-Michael Gambill e del 2002 contro Roger Federer. I sei titoli di Agassi conquistati a Miami sarebbero stati poi eguagliati da Novak Djokovic nel 2016.

2005: Federer e Nadal si sfidano per la prima volta in finale

Nel 2004 Roger Federer e Rafael Nadal si affrontarono per la prima volta in carriera al terzo turno del Miami Open, dando vita al primo capitolo della loro rivalità. Nel 2005 di nuovo l’uno contro l’altro: questa volta però in finale. Dopo essere stato in svantaggio di due set e a soli due punti dalla sconfitta, Roger Federer riuscì nell’impresa di ribaltare l’incontro, ottenendo la 18° vittoria consecutiva nelle finali a livello di tour: 2-6, 6-7 (4), 7-6 (5), 6-3, 6-1 il punteggio finale in tre ore e quarantuno minuti di gioco. “Non mi aspettavo di riuscire a ribaltare la partita. Non ne ho recuperate tante quando sono stato in svantaggio di due set a zero, sono estremamente felice ed esausto” dichiarò Federer al termine del match.

2007: Novak Djokovic si aggiudica il primo Masters 1000 della carriera

Vincitore (prima di Miami) di soli tre titoli ATP e numero 10 del ranking mondiale, nel 2007 sul cemento di Key Biscayne, Novak Djokovic si aggiudicò il primo Masters 1000 della carriera battendo in finale il qualificato argentino Guillermo Canas. Il serbo con i suoi diciannove anni divenne il più giovane campione nella storia del torneo. “Ogni volta che vinci qualcosa, o comunque se sei il giocatore più giovane a farlo, o se fai qualsiasi record è sempre fantastico. Significa che il tuo nome è nella storia di questo sport. Ne sono orgoglioso. So di aver lavorato duramente per raggiungere tale traguardo. Spero che questo sia solo l’inizio di una lunga carriera” disse il serbo ai giornalisti al termine dell’incontro. Sarebbe andata esattamente in quel modo.

2011: Un Djokovic perfetto batte Nadal in una finale mozzafiato

Già vincitore di Australian Open, Dubai e Indian Wells, Novak Djokovic arrivò a Miami in forma smagliante. Fu un inizio di stagione incredibile per il tennista serbo che, anche nella finale di Key Biscayne, mise in mostra il suo miglior tennis dando una dimostrazione pazzesca di solidità. Dopo tre ore e ventuno minuti di battaglia Novak Djokovic riuscì ad avere la meglio su Rafael Nadal con il punteggio di 4-6, 6-3, 7-6 (4). “È stata una partita super equilibrata, poteva finire in entrambi i modi. È stata una delle migliori che abbia mai giocato in carriera” dichiarò Nole. Nel 2011 il serbo rimase imbattuto fino al Roland Garros, quando si arrese in semifinale a Roger Federer. 

2017: Federer vs. Kyrgios: uno dei match dell’anno

Dopo l’incredibile Australian Open culminato con il successo in finale contro Rafael Nadal, Roger Federer diede spettacolo anche a Miami. La semifinale dell’edizione 2017 tra Roger Federer e Nick Kyrgios fu la partita del torneo. Un match epico, lottato dal primo all’ultimo punto. Una carrellata di emozioni in cui lo svizzero riuscì a salvare vari set e l’australiano match point. Dopo tre ore e dieci minuti di battaglia, il tennista di Basilea si impose per 7-6 (9), 6-7 (9), 7-6 (5). “È stato fantastico. Non capita spesso di vincere una partita con tre tiebreak” dichiarò lo svizzero. “È stato bello vincere in questo modo, anche perché ricordo ancora la sfida contro di lui a Madrid nel 2015”. (ndr. In quell’occasione vinse Kyrgios per 6-7 (2), 7-6 (5), 7-6 (12) dopo aver annullato a Roger due match point).

2019: Benvenuti all’Hard Rock Stadium…

Dopo trentadue edizioni disputate a Crandon Park (dal 1987 al 2018), il torneo di Miami ha dato addio allo storico impianto di Key Biscayne. Dal 2019, infatti, il torneo si è trasferito all’Hard Rock Stadium, l’impianto che ospita la squadra di football dei Miami Dolphins. La nuova sede presenta 29 campi da gioco di cui 11 costruiti nei parcheggi meridionali dell’Hard Rock Stadium. La prima edizione nella nuova sede è stata vinta da Roger Federer che si è imposto in finale sull’americano John Isner.

Continua a leggere

ATP

Coronavirus: tennis fermo fino a giugno, ranking congelati. Tutti contro il Roland Garros

Comunicato congiunto dei due tour: non si giocherà a Roma e Madrid, né da altre parti sulla terra battuta. Tutti d’accordo e schierati contro la FFT

Pubblicato

il

Lo stadio Pietrangeli gremito durante gli Internazionali BNL d'Italia 2019 (foto Felice Calabrò)

Lo spostamento del Roland Garros da maggio a settembre lo aveva lasciato intuire, ma adesso c’è anche l’ufficialità: dopo i tornei di aprile, salta anche tutto il mese di maggio dei circuiti ATP e WTA. In pratica, per il momento non ci sarà alcuna stagione su terra battuta. Questo impatta sui due grandi tornei combined rossi, il Mutua Madrid Open e gli Internazionali BNL d’Italia di Roma.

Gli spagnoli hanno già confermato la cancellazione del torneo per il 2020: in prima pagina sul sito ufficiale del torneo campeggia la notizia che l’edizione di quest’anno non avrà luogo. Stesso iter per l’ATP 250 di Estoril. La Federtennis italiana invece non ha ancora preso una posizione ufficiale, sebbene permanga la certezza che il torneo non potrà disputarsi nelle date previste. Il comunicato pubblicato sui sociali degli IBI prende atto della sospensione ma non conferma la cancellazione definitiva del torneo.

In uno scenario in cui ormai si procede da un rinvio all’altro, si dovrebbe riprendere a giocare – condizionale quantomai d’obbligo – con i tornei su erba previsti per la settimana dall’8 al 14 giugno, che al momento restano programmati come previsto. Si tratta dei tornei di Stoccarda (maschile) e Nottingham (femminile) assieme al combined di ‘s-Hertogenbosch.

Ultima notizia rilevante: i ranking ATP e WTA rimarranno congelati fino a quella data. Dunque i punti conquistati nella scorsa stagione non verranno scalati, per il momento.

 

Di seguito proponiamo la traduzione completa del comunicato congiunto di ATP, WTA, ITF e delle organizzazioni di tre Slam su quattro; è escluso solo il Roland Garros, al quale è rivolto un attacco più o meno velato in coda al comunicato.

“Dopo attenta analisi e a causa dell’epidemia in corso di COVID-19, tutti i tornei ATP e WTA della stagione primaverile sulla terra battuta non saranno giocati nelle date inizialmente previste. Questo include i tornei combined ATP/WTA di Madrid e Roma, insieme ai tornei WTA di Strasburgo e Rabat e ai tornei ATP di Monaco, Estoril, Ginevra e Lione.

La stagione del tennis professionistico è ora sospesa fino al 7 giugno 2020, inclusi i tornei Challenger e ITF. Al momento i tornei previsti dall’8 giugno in avanti sono ancora in calendario come previsto. In seguito a questa decisione, i ranking ATP e ATP saranno congelati per tutto questo periodo e fino ad ulteriore comunicazione.

Le sfide che comporta la pandemia di COVID-19 per il tennis professionistico richiedono la più ampia collaborazione di sempre da parte di tutti nella comunità tennistica, in modo che il nostro sport possa andare avanti nell’interesse di giocatori, tornei e tifosi.

Stiamo vagliando tutte le opzioni per preservare al massimo il calendario tennistico in base a varie possibili date di ripresa dei due Tour, data che resta sconosciuta in questo momento. Siamo in prima linea per risolvere tali questioni con i nostri giocatori e responsabili dei tornei oltre agli altri enti che governano il tennis nelle settimane e nei mesi a venire”.

Come detto, arriva in coda la chiara stoccata alla Federazione francese che ieri ha annunciato lo spostamento dello slam parigino destando stupore e sdegno tra gli addetti ai lavori:

Questo non è il momento di agire unilateralmente bensì all’unisono. Tutte le decisioni relative all’impatto del Coronavirus sul tennis necessitano di adeguati consulti e revisioni con le parti in causa, un’opinione condivisa da ATP, WTA, ITF, AELTC, Tennis Australia e USTA”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement