Wimbledon: Kyrgios si prepara a Nadal bevendo birra, Berrettini favorito

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Wimbledon: Kyrgios si prepara a Nadal bevendo birra, Berrettini favorito

LONDRA – Se farà attenzione, Matteo non avrà problemi. Nick tira tardi nei pub di Wimbledon come preparazione del match con Rafa

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da Londra, il nostro inviato

Matteo Berrettini – Marcos Baghdatis (quarto incontro, campo 2, nessun precedente)

Giunti a questo punto del torneo, con il terzo turno in vista, e chissà, il sogno seconda settimana, Matteo Berrettini va seguito e sostenuto a prescindere. Sarà quasi doloroso farlo oggi, perché è semplicemente impossibile non voler bene a un tipo come Marcos Baghdatis. La serenità con cui il cipriota ha affrontato l’intera carriera, splendidi picchi di rendimento con tanto di ingresso in top-10, e momentacci negativi allo stesso modo, sembra un riflesso nella vita reale della celebre citazione da “If” di Kipling (la prima parte, per l’esattezza) che campeggia all’ingresso del campo centrale qui a Wimbledon.

If you can meet with Triumph and Disaster, And treat those two impostors just the same; Yours is the Earth and everything that’s in it, And—which is more—you’ll be a Man, my son!

 

L’amico Marcos ha saputo fare esattamente questo, e vederne la faccia sorridente e tranquilla, mentre l’altro giorno, in una stanzetta di tre metri per tre, ci raccontava la sua visione della vita e del tennis, ha lasciato tutti sorridenti e positivi. Detto questo, tifoso italico mode: on, speriamo che Matteo sia l’ultimo giocatore affrontato da Baghdatis. Onestamente, se così non fosse, considerando che Marcos ha ripreso ad allenarsi seriamente da appena 5 settimane proprio per preparare questo appuntamento, la sorpresa e la delusione sarebbero cocenti.

Consigliata a tutti, perché Matteo è Matteo. E come scrivevo l’altro giorno, consigliata soprattutto ai cultori dell’involontariamente comico concetto di “Weak Era”, ai terrapiattisti, e a quelli che non credono che siamo andati sulla Luna. Che più o meno siamo lì

Rafael Nadal – Nick Kyrgios (terzo incontro, centrale, precedenti 3-3)

Fuoco, fiamme, morti e feriti. Sul centrale, all’imbrunire, come si conviene ai duelli rusticani (e soprattutto come il palinsesto di ESPN comanda, il “prime time” è sacro), andrà in scena una partita che di questi tempi non siamo più abituati a vedere. Sono anni in cui, giustamente a mio avviso, impera il “politically correct“, tutti bravi buoni belli e che si rispettano sempre e comunque. Rafa e Nick, più a causa di quest’ultimo a essere sinceri, ma non è che lo spagnolo sia uno che si tira indietro quando viene punzecchiato nei suoi punti dolenti, si stanno sulle palle (non solo da tennis) in modo clamoroso.

Una volta, che top-players come Connors, McEnroe, Lendl, Becker, Agassi, Sampras, Hewitt, si odiassero sia sportivamente che umanamente a vicenda, era cosa assodata. I loro match erano sempre godibili su due piani, quello tecnico/tattico, e quello emotivo/psicologico. Di questi tempi, il “volemose bene” è diventato la regola, e come detto, molto meglio così. Ogni tanto, però, concediamoci il piacere perverso di vedere incontri piccanti e potenzialmente esplosivi come questo: dal punto di vista del tennis, Rafa dovrebbe farcela senza problemi, si gioca 3 su 5, Nick non appare in forma fisica smagliante, anzi.

Oltre a questo, ieri sera sul tardi molti colleghi della stampa inglese hanno segnalato l’australiano in giro per i pub di Wimbledon Village a bere birra, chiacchierare con chiunque lo avvicinasse (se erano ragazze, meglio), e insomma, diciamo che la notte prima di incontrare Nadal sul centrale di uno Slam la cosa non è il massimo come preparazione. Lo è, il massimo, come esibizione di noncuranza nei confronti dell’avversario: non credo che Kyrgios lo abbia fatto ragionandoci su, non è il tipo, lui fa le cose come gli gira, ma meglio di così la guerra psicologica con Nadal non poteva cominciarla. Popcorn per tutti, e speriamo di divertirci.

Consigliata pure a quelli che il tennis lo odiano, perché il tennis giocato sarà la parte meno interessante del match

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Nadal riparte bene ad Acapulco. Il polso fa male, si ritira Kyrgios

Il dolore al polso sinistro costringe Nick Kyrgios all’abbandono dopo un set contro Ugo Humbert. Nessun problema per Rafa nel derby con Andujar, al prossimo turno sfiderà Kecmanovic

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Rafa Nadal - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

La sessione serale della seconda giornata all’Abierto Mexicano di Acapulco ha visto in cartellone i rispettivi match di primo turno di quelli che nel 2019 avevano dato vita al match del torneo, ovvero il campione uscente Nick Kyrgios e la prima testa di serie Rafael Nadal. Un piatto succulento, almeno sulla carta, per gli spettatori del Princess Mundo Imperial, che però hanno lasciato le tribune poco dopo le 23 locali con un po’ di amaro in bocca.

In apertura di serata Rafael Nadal ha rimediato a una partenza estremamente imprecisa e titubante che lo aveva visto andare subito in svantaggio per 2-0 0-30 con un rapido aggiustamento di rotta che gli è valso un prevedibile 6-3, 6-2 di routine nei confronti del suo connazionale Pablo Andujar, n. 54 del ranking ATP. Una volta presa la mira sulle prime accelerazioni di diritto, l’attuale n. 2 del mondo non si è più guardato indietro e non ha mai avuto momenti di difficoltà se non nel tentare di tamponare la sua abbondantissima sudorazione nella calura dell’umidità messicana. La sua cavalcata è stata soltanto temporaneamente rallentata dal break subito sul 4-1 “pesante” del secondo set, quando comunque il suo vantaggio era già molto consistente.

In 90 minuti Nadal ha concluso il suo primo match dall’Australian Open, sconfiggendo Andujar per la quarta volta su quattro incontri e avanzando al secondo turno dove incontrerà il serbo Miomir Kecmanovic, n. 50 del ranking ATP, vincitore al primo turno dell’australiano Alex de Minaur.

Ma il piatto forte della serata, almeno per il pubblico messicano, doveva essere l’esordio del campione uscente Nick Kyrgios, che lo scorso anno estrasse dal cilindro una delle più improbabili rincorse al titolo sconfiggendo uno dietro l’altro il nostro Andreas Seppi, Rafael Nadal appunto, poi Stan Wawrinka, John Isner e Sascha Zverev, ovvero tre Top 10 su cinque incontri.

Kyrgios era impegnato contro il giovane e talentuoso francese Ugo Humbert, n. 43 del mondo, ma con grande disappunto di tutta la folla presente non è riuscito a portare a termine il proprio impegno, vedendosi costretto al ritiro dopo la perdita del primo set a causa del persistere del problema al polso sinistro che già lo aveva costretto al forfait la settimana scorsa a Delray Beach.

Nick Kyrgios – Acapulco 2020 (foto Twitter @Abiertotelcel)

Humbert, dal canto suo, ha messo in campo una solidissima prestazione, soprattutto nei suoi game di battuta nei quali ha concesso solamente quattro punti in tutto il set, e sicuramente non si è meritato tutti i fischi che hanno accompagnato la sua uscita dal campo. L’australiano è apparso in difficoltà sin dall’inizio, soprattutto dalla parte sinistra ovvero dalla parte del suo rovescio bimane dove ha bisogno della mano sinistra: si è fatto fasciare il polso dal fisioterapista sull’1-4, ma dopo aver giocato qualche altro game e completato il primo set ha capito che era perfettamente inutile continuare ed ha stretto la mano ad arbitro e avversario avviandosi verso gli spogliatoi, non prima però di essersi tolto le scarpe da tennis come di consueto e infilato le scarpe da basket direttamente sul campo.

Il torneo (e con lui anche tutti i party di contorno) perde così il proprio campione uscente ed un sicuro potenziale protagonista che ora però dovrà cercare di recuperare in vista dell’impegno di Davis della settimana prossima ad Adelaide contro il Brasile. Humbert avanza quindi al secondo turno dove trova l’americano Taylor Fritz, vincitore in tre set di John Millman.

 

Risultati:

[1] R. Nadal b. P. Andujar 6-3 6-2
S. Kwon b. [LL] T. Daniel 6-2 2-6 6-3
[8] D. Lajovic b. S. Johnson 6-7(5) 6-4 6-3
P. Martinez b. R. Albot 6-3 6-2
[7] G. Dimitrov b. [Q] D. Dzumhur 6-3 6-3
U. Humbert b. [6] N. Kyrgios 6-3 rit.
T. Fritz b. J. Millman 7-5 3-6 6-1
[4] F. Auger-Aliassime b. [LL] A. Bolt 6-3 7-6(5)
[5] J. Isner b. [WC] M. Zverev 6-3 7-6(4)
[2] A. Zverev b. [Q] J. Jung 7-6(6) 6-1

Il tabellone aggiornato

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I numeri della settimana: segnali dal futuro

I tornei ATP della scorsa settimana hanno messo in mostra tanti giovani di primo livello oltre al mircolo di Gianluca Mager in Brasile

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5- i tennisti non ancora ventenni ad aver vinto la scorsa settimana almeno una partita. Tra questi, chi ha fatto meglio è stato Felix Auger-Aliassime, che a Marsiglia ha perso la quinta finale (su altrettante giocate) a livello ATP. Un piazzamento raggiunto dal canadese annullando cinque match point complessivi nelle partite giocate contro Travaglia e Herbert e che gli ha permesso di confermarsi saldamente nella top 20. Una settimana fa, oltre al nostro Jannik Sinner – a Marsiglia, pur senza brillare, bravo a confermare quanto di buono fatto vedere a Rotterdam, sconfiggendo il 102 ATP Gombos, per poi strappare un set al quinto giocatore al mondo, Medvedev – tre tennisti molto giovani si sono imposti a livello ATP. Il più “anziano” è il brasiliano Thiago Seyboth Wild, giocatore che compie 20 anni il prossimo 10 marzo: l’ex numero 8 juniores e vincitore della versione cadetta degli US Open nel 2018 (quando in finale sconfisse il nostro Musetti) ha vinto nell’ATP 500 di Rio la sua seconda partita nel circuito maggiore, sconfiggendo Davidovich Fokina, quinto top 100 superato nella sua giovane carriera, già impreziosita qualche mese fa dalla vittoria del primo Challenger. A Delray Beach, invece, dove proprio la scorsa settimana iniziava la sua collaborazione con l’ex numero 4 del mondo e campione di Wimbledon, Pat Cash, Brandon Nakashima ha vinto le sue due prime partite a livello ATP.

Il tennista nato a San Diego tredici giorni prima di Sinner (agosto 2001) è stato capace di onorare la wild card concessagli dagli organizzatori arrivando ai quarti, dove è stato a tre punti dalla vittoria anche nel match con Nishioka. Fattosi notare nelle ultime settimane per essersi imposto su giocatori in difficoltà ma dal passato nobile come Tomic e Harrison – oltre che per una vittoria sfiorata con Tiafoe e due semi e la vittoria di un torneo a livello Challenger – a Delray Beach si è imposto all’attenzione generale con due vittorie archiviate senza perdere set contro Vesely e Norrie, primi top 100 da lui sconfitti in carriera. A Rio si è poi avuta la grande sorpresa della partita vinta, in un match durato quasi quattro ore, da Carlos Alcaraz, tennista nato a Murcia il 5 maggio 2003 e capace di vincere le sue prime partite a livello Challenger già nel marzo scorso (quando sconfiggeva Sinner e poi il primo tennista nella top 150, Martinez) e poi, lo scorso settembre nel Challenger di Siviglia, di divenire il più giovane tennista dai tempi di Auger-Aliassime nel 2015 a raggiungere i quarti di finale in un torneo di questa categoria. Il sedicenne spagnolo dopo aver sconfitto (7-6 4-6 7-6) Ramos Vinolas, 41 ATP, ha inscenato una nuova lotta al terzo set in ottavi, ma si è poi arreso contro Federico Coria.

6- i tennisti italiani nella top 100 della Race di questa settimana, con uno solo, Gianluca Mager, presente tra i primi 40. L’ottimo risultato del nostro movimento maschile, capace di piazzare nella classifica ufficiale, come gli Stati Uniti, otto tennisti tra i primi cento al mondo – solo Spagna, con 9 rappresentanti, e Francia, con 12, fanno meglio – non smentisce quello che è stato un brutto inizio di 2020 per i nostri giocatori. Se la trasferta australiana generalmente non ci ha mai portato fortuna, maggiori soddisfazioni si potevano attendere dalle prime tre settimane di terra battuta sudamericana e dall’indoor europeo. Influiscono senz’altro le difficili condizioni fisiche dei nostri due migliori giocatori: Berrettini -quest’anno sin qui in campo solo in due partite ufficiali per i problemi alla zona compresa tra addominali, pube e adduttori – e Fognini, il quale dopo gli ottavi raggiunti a Melbourne ha giocato (in non perfette condizioni fisiche) solo il primo turno di Rotterdam e di Dubai.

Un rendimento deludente, rispetto alle attuali potenzialità dei nostri giocatori, come mostra in maniera inequivocabile il differenziale negativo tra la Race e la classifica ufficiale delle ultime 52 settimane. Quando febbraio è al termine, i tennisti italiani hanno raccolto nel 2020 solo due finali (Seppi all’ATP 250 di New York e Mager a Rio) e tre quarti (Sonego, che con questo piazzamento nella capitale brasiliana ha interrotto una serie di 11 sconfitte consecutive, Marcora a Pune e Sinner a Rotterdam). Il bilancio complessivo dei tennisti italiani nei tabelloni principali, fermo alla settimana scorsa, indica 28 vittorie e 43 sconfitte ed è negativo, anche più del fisiologico handicap dovuto ai tanti nostri giocatori intorno alla centesima posizione (nel dettaglio, Berrettini ha 1 partita vinta e 1 persa, Fognini 4-5, Sonego 2-6, Sinner 3-5, Mager 5-2, Travaglia 2-4, Marcora 2-1, Seppi 6-3, Caruso 1-4, Cecchinato 1-6, Lorenzi 1-2, Gaio 0-2, Fabbiano 0-1, Giustino 0-1).

24- la media dell’età dei dodici semifinalisti dei tre tornei ATP (Marsiglia, Delray Beach, Rio De Janeiro) programmati la scorsa settimana. In una Race che vede ai primi venti posti sette giocatori che ancora devono compiere 24 anni, è stata confermata la tendenza dei tornei meno importanti di manifestare le avvisaglie di un ricambio generazionale. Un dato che sarebbe stato ancora più rilevante senza la meritata presenza a Marsiglia tra i migliori di Gilles Simon, tornato, nel torneo vinto in passato due volte (2007 e 2015) a sconfiggere un top 5, Daniil Medvedev, a tre anni e mezzo dall’ultima volta in cui c’era riuscito (Shanghai 2016 contro Wawrinka). Oltre al ventinovenne Raonic, incapace di sfruttare un match point nella sua semifinale a Delray Beach contro Opelka, tra i dodici tennisti a fare meglio la scorsa settimana, c’erano solo altri due giocatori ad aver compiuto i 25 anni. Il primo è il semifinalista di Rio, Attila Balazs, che, dopo una carriera vissuta nel purgatorio dei Challenger (con l’unica eccezione rappresentata dalla semifinale raggiunta a Bucarest nel 2012) l’anno scorso a Umago, salvando sette match point nel primo turno contro Galovic, divenne il primo ungherese a raggiungere una finale ATP dal 1984, quando a riuscirci fu Taroczy.

Il secondo è invece il nostro Gianluca Mager, da sempre valutato dagli addetti ai lavori come tennista tecnicamente meritevole di giocare nel circuito maggiore, ma che, a 25 anni compiuti lo scorso dicembre, aveva dato la prima svolta alla carriera solo l’anno scorso, vincendo tre Challenger. Mager era però ancora incapace di imporsi a livello ATP: la prima partita vinta nel circuito maggiore è arrivata contro il modesto Ficovich solo un paio di settimane fa, a Cordoba. Proprio nel torneo della città argentina Mager aveva dato segnali molto incoraggianti sfiorando nel turno successivo la vittoria contro Cuevas, ma nemmeno lui poteva immaginare di -partendo dalle quali – arrivare in semifinale in un ATP 500 senza perdere nemmeno un set. Un risultato arrivato non solo con vittorie contro specialisti fuori dalla top 100 come Collarini e Domingues, ma anche avendo la meglio su un fresco vincitore di un torneo ATP (Buenos Aires) sul rosso, Cristian Ruud, e sul 4 ATP (virtuale numero 2 del mondo sulla terra), Dominic Thiem. La finale conquistata con il successo in rimonta in semifinale su Balazs, e giocata contro un altro tennista giovane, il ventitreenne e scatenato Garin di questo periodo -giunto domenica scorsa alla nona vittoria consecutiva e al secondo titolo di fila dopo quello di Cordoba, successi grazie ai quali è balzato al quarto posto della Race – è stata comunque combattuta ed equilibrata, sebbene persa. Tra due under 21 è stata invece disputata la finale vinta da Tsitsipas a Marsiglia su Auger-Aliassime, con il greco per la seconda volta consecutiva vincitore del torneo francese senza perdere nemmeno un set e capace di dare una svolta a un 2020 sin qui mediocre (tre sole partite vinte).

Infine, a Delray Beach, lo sfortunato -perse quando era al best ranking di 58 ATP quasi un anno tra il 2017 e il 2018, per un’operazione al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro- classe’95 Nishioka ha confermato, dopo il primo terzo turno raggiunto in uno Slam il mese scorso a Melbourne, di stare vivendo il miglior momento della carriera raggiungendo la seconda finale nel circuito maggiore (dopo il successo a ottobre 2018 a Shenzhen) e con essa, per la prima volta, ha guadagnato l’accesso nella top 50. Nell’ultimo atto del torneo giocato in Florida il giapponese si è però arreso a Opelka, che a 22 anni ha messo nella propria bacheca il secondo titolo della carriera (dopo quello di New York dell’anno scorso) garantendosi anche il rientro nella top 40.

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Coppa Davis, i convocati di Italia-Corea del Sud. Non ci sono Berrettini e Sinner, esordi per Mager e Travaglia

Fognini guiderà la truppa azzurra sulla terra di Cagliari, senza i due elementi più giovani. In gruppo anche Sonego e Bolelli

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Tutti presi dal solito febbraio privo di Masters 1000 e di Slam con i tennisti sparsi in modo apparentemente casuale fra terra battuta sudamericana, indoor non solo europei e duro all’aperto in tre continenti, quasi ci si dimenticava della competizione ancora chiamata Coppa Davis. I prossimi 6 e 7 marzo, infatti, si disputeranno i qualifiers, vale a dire i dodici incontri fra nazioni che decideranno chi parteciperà alle Finali di Madrid andando ad aggiungersi alle semifinaliste del 2019 – Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia – e alle due wild card – Francia e Serbia.

Com’è noto, l’Italia ospiterà la Corea del Sud sulla terra battuta di Cagliari, scelta che non era apparsa particolarmente in linea con quelle dei migliori giocatori e del calendario, visto che pochi giorni dopo si vola negli Usa, destinazione Indian Wells. I dubbi su chi sarebbe stato convocato erano tanti, sia per le condizioni fisiche tutt’altro che incoraggianti di Berrettini e Fognini, sia appunto per luogo e condizioni dell’evento che mal si incastra con il Tour, e sono stati sciolti nel pomeriggio di martedì.

Andiamo allora a leggere i nomi dei fortunati scelti da capitan Barazzutti per difendere i colori azzurri. Il primo giocatore è Fabio Fognini che parteciperà così al suo 22° tie, poi Lorenzo Sonego, Gianluca Mager, Stefano Travaglia e Simone Bolelli. Come si poteva immaginare anche prima che l’infortunio addominale ne prolungasse viepiù l’assenza dalle competizioni, non ci sarà Matteo Berrettini. Rimane deluso, solo perché poco attento, chi sperava in una convocazione di Jannik Sinner, il quale aveva avuto modo di dichiarare che “non devo avere fretta di giocarla. Ho diciotto anni, c’è tempo”.

 

Tornando a chi ha risposto all’appello, notiamo che Sonego e Mager provengono dalla gira sudamericana, quindi con già la terra rossa sotto le scarpe: Lorenzo è anche tornato ad assaporare la vittoria dopo un lungo periodo difficile, mentre Gianluca ha finalmente deciso di rivelarsi al mondo con la finale dell’ATP 500 di Rio. Travaglia, invece, ha giocato due tornei sul cemento indiano prima di non sfruttare due match point contro Auger-Aliassime a Marsiglia. Bolelli resta sempre un doppista affidabile (12-7 il bilancio in Davis) e non c’è altro da aggiungere.

CASA COREA – Per quanto riguarda i nostri avversari, non ci sarà Hyeon Chung: il ventitreenne ex top 20 è ancora alle prese con gli infortuni (l’ultimo dovrebbe essere alla schiena) e non gioca un torneo dallo scorso ottobre. E non vedremo all’opera neanche l’attuale miglior tennista coreano, il n. 76 ATP Soonwoo Kwon. Saranno allora presenti Duckhee Lee (n. 235), Ji Sung Nam (243), Yunseong Chung (334) e altri due tennisti assolutamente lontani dalla portata dei radar, Min-Kyu Song (982 ATP) e Hong Chung (1323).

L’appuntamento è quindi per venerdì 6 marzo a mezzogiorno con la diretta di SuperTennis o direttamente sugli spalti sardi.

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