Fognini perde e invoca una bomba su Wimbledon!

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Fognini perde e invoca una bomba su Wimbledon!

LONDRA – Un brutto Fognini cede in tre set a Sandgren… “Maledetti inglesi, ci vorrebbe una bomba su Wimbledon”. Aveva la condizionale. Ora rischia di saltare due Slam

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Fabio Fognini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

T. Sandgren b. [12] F. Fognini 6-3 7-6(12) 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Niente da fare, gli ottavi di finale a Wimbledon restano tabù per Fabio Fognini, eliminato non senza rimpianti dall’americano e numero 94 del mondo Tennys Sandgren, salito agli onori delle cronache agli Australian Open dello scorso anno per aver eliminato Wawrinka e Thiem (fu eliminato ai quarti da Chung) e ancor più per le accuse di razzismo e omofobia ricevute per alcuni like e tweet galeotti a dei post di esponenti di folli teorie inneggianti al suprematismo bianco.

Forse Fabio ha pagato le fatiche dei due match precedenti terminati entrambi al quinto set (7 ore e 1 minuto in campo in totale), ma sta di fatto che quella di oggi è una grande occasione sprecata per aggiungere un tassello importante alla sua sin qui ottima stagione, considerando anche che l’americano, dopo il titolo ad Auckland a gennaio e prima di questo torneo aveva collezionato nove eliminazioni consecutive al primo turno nel circuito maggiore.

E purtroppo dobbiamo segnalare alcune frasi scappate all’azzurro contro gli inglesi e gli organizzatori rei a suo dire di averlo piazzato sul campo numero 14. Ci può anche stare una lamentela considerando il suo ranking, ma invocare (a più riprese peraltro) le bombe su Wimbledon pare francamente oltre ogni limite di decenza.

Fognini dovrebbe quanto meno sapere che l’11 ottobre 1940 il Centre Court venne colpito da un bombardamento aereo: un cacciabombardiere tedesco sganciò cinque bombe sullo stadio distruggendo più di 1200 posti. Il che ha reso le sue frasi ancora più inopportune.

Come è oramai abitudine in questo torneo, Fabio parte male e di fatto offre su un piatto d’argento il primo set al suo avversario (senza sponsor e senza coach). Già prima che inizi il match ha un lungo conciliabolo con Carlos Ramos su alcuni tifosi che si affacciano pericolosamente oltre la balaustra. Poi scherza sul challenge chiesto da Sandgren nel secondo punto (“Carlos! Diglielo che è fuori di un metro, questo inizia già dal secondo punto!”). Fabio perde due volte il servizio, senza che il suo avversario faccia nulla, come lo stesso ammette ad alta voce: “Tiro perché mi sento bene, non sto a palleggiare ad uno all’ora come lui. Il problema è che tira più fuori che dentro al campo (o in rete) e il primo set se ne va, insieme alla pazienza e ad una palla che finisce sul Centre Court con annesso warning.

Al cambio campo l’azzurro se la prende con il suo angolo (“Vuoi giocare tu o devo giocare io?”) e si ritrova subito a dover fronteggiare cinque pericolosissime palle break nei primi due turni di battuta, che salva con coraggio. Al cambio campo si fa medicare la mano feritasi con un pugno alla bottiglietta dell’acqua ma purtroppo gli si annebbia completamente il pensiero e comincia un pessimo soliloquio.

Spiace dover raccontare come Fabio si lascii andare ad alta voce a dei commenti poco ortodossi nei confronti degli inglesi e del più importante torneo del mondo. Reo forse di averlo piazzato sul campo 14… “Maledetti inglesi guarda, scoppiasse una bomba sul circolo, una bomba deve scoppiare qua” che si commenta da sola. Una cosa simile la disse Kevin Curren, finalista di Wimbledon 1985 a proposito degli Us Open. Dubitiamo che Fognini si sia ispirato a lui

“Le frasi sulle bombe? Quando sei in campo puoi dire tante cose, se fai sport lo sai. Se qualcuno si è offeso, mi dispiace. Non volevo offendere nessuno”

L’azzurro non riesce a trovare continuità e incappa in un pessimo gioco al servizio che manda l’americano a servire per il set sul 6-5. Sandgren trema e Fabio si rifugia al tiebreak. Che diventa un’odissea punto a punto, con Fognini che ha ben quattro set point e su almeno un paio deve davvero mangiarsi le mani (sul 8-7 si fa infilare colpevolmente a rete e sul 9-8 sbaglia un comodo diritto), ne annulla tre al suo avversario (il primo sul 5-6 con un coraggioso serve&volley) ma finisce con il capitolare al ventiseiesimo punto. E purtroppo ricomincia ad invocare ad alta voce le bombe per tutto l’All England Club…

Perdere quel secondo set mi ha tagliato le gambe, ho auto le mie chance e non le ho sfruttate. Sapevo che sarebbe stata dura”

Fabio non ha più molta voglia di stare in campo ed il terzo set vola via senza lottare. Peccato davvero, sia per la sconfitta, sia soprattutto per la figuraccia in diretta tv contro quello che resta il più bel torneo del mondo, checché ne pensi il nostro numero 1.

Ricordiamo che Fognini durante gli US Open 2017 insultò pesantemente la giudice di sedia Louise Engzell e fu estromesso dal torneo. In seguito il Grand Slam Board, che riunisce i rappresentanti dei quattro tornei principali del panorama tennistico, lo sanzionò con una multa di novantaseimila dollari e una squalifica per due tornei dello Slam (di cui uno dovrà essere obbligatoriamente lo US Open), sospesa con la condizionale. Ovvero, se Fabio si fosse comportato bene, senza commettere altre “Major Infractions” nei due anni successivi fino al termine del 2019, non avrebbe dovuto scontare la squalifica.

Resta da capire se i comportamenti odierni saranno ritenuti tali da assurgere al rango di “Major Infractions”. In tal caso Fabio potrebbe essere costretto a saltare i prossimi US Open e gli Australian Open del 2020.

Questo è quanto si legge sul regolamento a proposito delle “Major Offences (articolo IV Official Grand Slam Rule Book 2019) a pagina 49: The Director, GSB shall cause an investigation to be made of all facts concerning any alleged Major Offence and shall provide written notice of such investigation to the player involved; the player shall be given at least five (5) business days to provide to the Director, GSB directly or through counsel, such evidence as the player deems to be relevant to the investigation. Upon the completion of his investigation the Director, GSB shall determine the innocence or guilt of the player involved, and, in the latter case, shall state in writing the facts as found by him, his conclusions and his decision fixing the penalty to be imposed. A copy of the decision shall be promptly delivered to the player and to the GSB.

(Il direttore del Grand Slam Board (L’avvocato del Minnesota Bill Babcock; n.d.r), farà sì che un’indagine venga fatta su tutti i fatti relativi a qualsiasi presunto grave reato e dovrà fornire notifica scritta di tale indagine al giocatore coinvolto; al giocatore saranno concessi almeno cinque (5) giorni lavorativi per fornire al direttore, al GSB direttamente o tramite il difensore, le prove che il giocatore ritiene pertinenti per l’indagine. Al termine della sua indagine, il Direttore, GSB determinerà l’innocenza o la colpevolezza del giocatore coinvolto e, in quest’ultimo caso, dovrà dichiarare per iscritto i fatti come da lui trovati, le sue conclusioni e la sua decisione che fissa la pena da infliggere . Una copia della decisione deve essere prontamente consegnata al giocatore e al GSB).

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

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Il centrale di Wimbledon appartiene a Federer: 12esima finale, Nadal KO

LONDRA – Sarà ancora Federer-Djokovic, per la terza volta in finale a Wimbledon. Nadal deve arrendersi alla distanza. Sedicesimo confronto diretto vinto da Federer

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[2] R. Federer b. [3] R. Nadal 7-6(3) 1-6 6-3 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Poco da fare, finchè ci saranno loro due, ogni partita in cui si troveranno sullo stesso campo da avversari avrà il sapore del momento unico. In un tempio del tennis quale il centrale di Wimbledon, poi, la magia diventa completa. Roger Federer e Rafael Nadal, detto Rafa, arrivano alla 40esima , 24-15 per lo spagnolo. Per Roger siamo alla semifinale dei Championships numero 12, di cui 11 vinte, per Rafa alla sesta, di cui 5 vinte. Non entra uno spillo sulle tribune, i biglietti per la sessione pomeridiana di oggi superavano le 4000 sterline l’uno. 

MEGLIO FEDERER – Fin dall’inizio, Federer e Nadal si martellano a vicenda con il servizio, senza lasciare possibilità al ribattitore. Come previsto, sono entrambi molto aggressivi. Nei primi 7 game, arrivati al 4-3 Federer, in totale chi risponde ha fatto 5 punti (3 Rafa, 2 Roger). In particolare Nadal sta servendo come un treno, confermando la tendenza vista nel torneo, con velocità e precisione non inferiori all’avversario. Nell’ottavo game Rafa va sotto 30-40, palla break, grazie a una buona pressione di Federer. Dopo un grandissimo scambio che manda in apnea l’intero stadio, alla fine l’errore di rovescio di Roger lo salva. Gran livello, nessuna responsabilità di Federer qui, ha tirato tutto anche in controbalzo, ma non è riuscito a sfondare. A dir poco autoritario in battuta (3 ace, siamo a 7 in totale), lo svizzero sale 5-4, lo imita in modo altrettanto solido Nadal, 5-5. Con l’imprendibile servizio scagliato poco fa, Roger supera il record di ace a Wimbledon, che apparteneva a Goran Ivanisevic, 1398 contro 1397.

Sempre all’attacco Roger va 6-5 e si garantisce il tie-break, poi nel game successivo tira tre legnate da applausi e si prende il 40-40. A due punti dal set lo svizzero, in comando dello scambio, stecca male un dritto inside-in, forse la prima vera occasione mancata per colpa sua. Poco dopo, ecco il tie-break.

Nel primo punto mini-break Rafa, con un recupero in avanti che va all’incrocio, poi errore dello spagnolo, che col servizio sale 2-1. Un brutto slice in rete di Federer manda Rafa avanti 3-2 e battuta, ma una grandissima risposta in allungo di rovescio dello svizzero, doppiata dall’attacco e dalla volée, riequilibra le cose, siamo 3-3. Ancora il buon rovescio in ribattuta (lo sta giocando tanto e bene oggi), e poi il drittone in cross premiano Roger, che aggredisce ogni palla, e con smash e poi servizio esterno sale 6-3 e 3 set-point. Il lungolinea di dritto che chiude il parziale e consegna il 7-6 a Federer fa letteralmente venire giù lo stadio. Visto il gioco espresso in campo, e le opportunità avute, alla fine è giusto che sia avanti Roger. Non è un match straordinario, per ora, ma le fasi non tanto emozionanti della prima parte del set sono state abbondantemente compensate dallo splendido tie-break giocato dallo svizzero. Sono passati 51 minuti, vincenti-errori 16-10 Federer, 7-4 Nadal.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

RAFA FA 1-1 – Rovescio diagonale strepitoso di Roger nel primo game, in generale sta soprattutto rispondendo benissimo da sinistra, il che ovviamente va a limitare molto una delle traiettorie più efficaci di Rafa, la curva mancina. Lo spagnolo è sotto pressione quasi sempre anche in battuta, e solo le sue grandissime doti di incontrista lo tengono a galla: siamo 1-0. Un rovescio in controbalzo illegale di Federer sul top-spin alto e profondo di Nadal fa ammutolire il pubblico, ma la reazione di Rafa (che lottatore) è una gran risposta che punisce il serve&volley di Roger, e arriva la prima palla break per lo spagnolo.

Annulla Federer con attacco e smash, poi subisce la pressione avversaria, altra palla break, e qui la volée di rovescio è perfetta, bravissimo Roger. Il game prosegue, altra parità, il livello sta salendo moltissimo, sono straordinari tutti e due a momenti. La botta esterna col servizio dà l’1-1 a Federer, l’equilibrio è totale ora. Un Roger strepitoso, che alterna botte a tutto braccio a tocchi sopraffini si prende il 15-40 e due palle break nel terzo game. Nadal annulla la prima con servizio e dritto, il gratuito di Federer in risposta fa sfumare la seconda. Ace Rafa, ed è 2-1, l’inizio di questo secondo set è veramente lottato, il pubblico è felice, bello esserci, sinceramente. 

Rafa sale con la pressione, Roger sbaglia qualcosa e va sotto 0-40: dopo un’ora e 18 minuti ecco il primo break, 3-1 Nadal, un piccolo passaggio a vuoto per lo svizzero che rischia di costargli caro. Sembra avere fretta adesso Federer, fallisce risposte che prima gli entravano, mette in rete una volée non impossibile, ed è 4-1 per lo spagnolo. Continuano le incertezze per Roger, che va sotto 30-40 nel sesto game, stecca un dritto in avanzamento senza senso e perde di nuovo la battuta. 5-1 Rafa. Il momento di pausa agonistica di Federer ora è preoccupante, l’ottimo Nadal ne approfitta e chiude 6-1, un set pari. Si riparte da zero per entrambi, dal punto di vista di Rafa un’iniezione di fiducia un po’ regalata ma ovviamente graditissima, per quanto riguarda Roger, sarà bene che riattacchi la spina velocemente. Un’ora e mezza scarsa (88 minuti), e cominciamo una partita 2 su 3.

 
Federer Nadal – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

SORPASSO ROGER – Due ace e un bell’attacco per Federer, al servizio per primo, ed è 1-0, pare essersi scosso. La battuta di Roger ritorna a funzionare, quella di Rafa non ha mai smesso, e si prosegue spalla a spalla. Standing ovation per una sequenza dritto in recupero/rovescio lungolinea vincente di Federer, ancora applausi per il super scambio che dà una palla break allo svizzero sul 2-1. La volée di rovescio che gli consegna il primo break della sua partita fa esplodere il pubblico: che game, che atmosfera. 3-1 Roger. Reagisce Rafa, di splendido agonismo, si prende il 15-40 e due palle del contro-break (un doppio fallo di Roger), ma se le vede cancellare prima da uno smash, poi da uno scambio incredibile, a livelli di Melbourne 2017. Un errore dello svizzero porta alla terza opportunità per Nadal, l’attacco di dritto salva anche questa. In questa fase si stanno prendendo a pallate a tutto braccio scambio dopo scambio, l’intero centrale è a tratti in apnea, quando Federer tiene e sale 4-1 l’ovazione non è solo per lui, ma sa di ringraziamento a entrambi per lo spettacolo che ci stanno facendo vedere.

Adesso quello scosso pare Rafa, che in questo momento ha sbagliato appena 9 palle su 148 punti totali giocati, eppure è in svantaggio. Lo spagnolo subisce un punto molto fortunato (riga e poi nastro), va sotto 15-40, due palle break che praticamente terminerebbero il set. Di grinta e rabbia le cancella, che fenomeno di agonismo, siamo 4-2.  Roger martella e sale 5-2, Nadal accorcia: ora si sono comprensibilmente un po’ calmati, i primi cinque game di questo set sono stati illegali, roba da mascella in mano. Al servizio per il terzo parziale, tranquillo e autoritario Federer chiude 6-3, due set a uno per lui. 

Per Roger ha fatto la differenza l’essere uscito vincitore dalla terrificante scazzottata, di livello inarrivabile per intensità e qualità tecnica vista da parte di tutti e due, che ha portato al 4-1. Solo loro, e il miglior Djokovic, sono capaci di roba simile; ho visto gente in tribuna stampa che seguiva Wimbledon dai tempi di Borg e McEnroe guardarsi come a dire “ma è umano giocare così?”. Personalmente, come detto, l’ultima volta che ho visto con i miei occhi picchi simili è stato nel gennaio del 2017 a Melbourne. Sarà un caso, ma in campo c’erano sempre gli stessi. 

APOTEOSI SVIZZERA – Il quarto set vede il bel tennis continuare senza pause, nel terzo game Federer (sempre con l’acceleratore a tavoletta in risposta) va all’assalto della battuta avversaria e a furia di dritti spettacolari si prende il 15-40. Nadal è splendido ad annullare la prima, la rispostona di rovescio tra i piedi di Roger lo condanna sulla seconda. 2-1 e servizio per lo svizzero, ora il match teoricamente è nelle sue mani, ma è ancora lunga (o almeno lo speriamo tutti e 15.000 qui, le sensazioni sono elettrizzanti). Federer adesso ha piantato gli appoggi sulla riga di fondo, e non indietreggia di un millimetro qualsiasi cosa gli spari addosso Rafa, palleggiando a tutto braccio in controbalzo con scioltezza disarmante. Io non so come descriverlo, son cose che bisogna vedere coi propri occhi, incredibile. Dall’altra parte, l’animale da tennis che è Nadal si rifiuta di lasciarsi travolgere, e tiene con classe e grinta infinita.

Due game di battuta ben tenuti, e siamo 3-2. Le statistiche della IBM ora dicono 42 vincenti, 25 errori Roger, 23-19 Rafa, ma son numeri che non bastano, tantissimi scambi a dir poco pazzeschi sono finiti con un errore, ma dopo dozzine di legnate da fantascienza, quelli come li contabilizziamo? 

Si fa aggressivo Nadal nel quinto game – mamma quanto gli cammina la palla! – però Federer si difende e serve alla grande, salendo 4-2. Tiene bene anche Rafa, 3-4, ora si arriva alle fasi in cui ogni punto può decidere tutto. Roger sembra salito definitivamente in cattedra, tira missili alla battuta, tocca con maestria la palla a rete, siamo 5-3. Nadal è all’ultima spiaggia, ma non intende regalarla, e lotta come un leone. Dritto lungolinea da fenomeno di Federer, parità, servizio Rafa, poi ancora parità, siamo veramente in bilico. Botta d’incontro Federer, ed è match-point: annulla lo spagnolo con un gran servizio centrale, poi ace, poi pazzesco Roger con risposta e rovescio lungolinea, ancora parità. Il secondo match-point, dopo un errore di Rafa, viene ancora cancellato dalla battuta dello spagnolo, che poi tiene per il 4-5, e l’ovazione dello stadio è per lui. Può succedere qualsiasi cosa, in realtà.

Al servizio per chiudere, Federer mette l’ace a uscire, poi subisce la spinta di Nadal, siamo 30-30. Un imperdonabile errore dello svizzero, che non chiude un dritto a un metro dalla rete e poi stecca lo smash, porta alla palla del contro-break che riaprirebbe tutto. Rafa però un rovescio in rete. La gran combinazione a rete di Roger gli dà il terzo match point, e qui è sovrumano Nadal ad annullare col vincente al termine di uno scambio da cuore in gola. La gente è impazzita, ace Federer, quarto match-point, e ancora passante Rafa, non ho parole. Drittone esterno Roger, quinto match-point, e quando la palla di Nadal sfila lunga, l’applauso da brividi che li accompagna sembra infinito. Pelle d’oca alta due dita, grazie Rafa, grazie Roger. Con il grande Djokovic visto fin qui, sarà una finale che potrebbe essere indimenticabile.

Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

DICHIARAZIONI A CALDO – “Sono esausto, è stata dura” dice dopo pochi istanti Federer.Rafa per rimanere nel match ha giocato colpi incredibili. Anche il pubblico è stato incredibile, le battaglie con Rafa sono sempre speciali. Ho vinto i punti più importanti della partita e gli scambi lunghi. La finale? Spero di riuscire a portare Djokovic al limite, sarà difficile. Sappiamo che non è n.1 per caso. Sarà un’altra partita speciale. Il primo set è stato duro, buon tie break, ho servito bene, ci sono stati scambi veloci. Il sole e il vento dal lato basso davano fastidio, ho preso il break lì, e Rafa era ‘in the zone’ nel terzo e nel quarto ci sono stati scambi brutali che sono riuscito a vincere, e lì è girata dalla mia parte. Di sicuro è sempre bello giocare con Rafa qui, l’ultimo game è stato pazzesco, sono sollevato che ora sia finita, sento di aver giocato alla grande tutto il quarto set“.

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Un grande Djokovic sfianca Bautista Agut: sesta finale a Wimbledon

LONDRA – Bautista fa tutto ciò che è nelle sue corde, anche di più. Ma Djokovic è il numero uno del mondo e lo dimostra ancora una volta. In finale il favorito sarà lui: ma contro chi?

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [23] R. Bautista Agut 6-2 4-6 6-3 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

C’era il rischio che la prima semifinale di questo Wimbledon fosse considerata come l’esibizione del gruppo di supporto prima del concerto della star, visti i molteplici significati del Fedal. E invece le quasi tre ore di battaglia tra Djokovic e Bautista Agut hanno offerto spettacolo e incertezza, proponendo a Djokovic un buon numero di grattacapi che il serbo ha dovuto risolvere dando fondo a tutte le sue capacità tecniche. Il promesso sposo Bautista Agut, che ha rimandato il suo addio al celibato per giocare questa semifinale, si è arreso solamente all’inizio del quarto set quando non è riuscito a trovare una contromossa efficace alla tela di rovesci incrociati tessuta da Djokovic per imbrigliare la superiorità dello spagnolo negli scambi ad alta velocità da fondo.

Che Bautista Agut potesse essere nervoso prima del suo esordio in una semifinale dello Slam era abbastanza prevedibile, quindi nessuno si è troppo sorpreso quando Djokovic è scappato subito avanti 3-0 nel primo set. Lo spagnolo ha sbagliato qualche colpo in più del solito nei palleggi da fondocampo e non è stato perdonato da un Nole decisamente centrato e molto poco disposto a far entrare in partita l’avversario. Il serbo con la prima palla è una sentenza (13 su 14), e la sua reattività in risposta è quella dei giorni migliori: bastano 36 minuti per far volar via il primo set, nel quale il computo dei punti è 32-20 per il n.1 del mondo, che vanta un bilancio di 12 vincenti e 5 errori gratuiti.

 

Parecchi dei 14.979 spettatori del centrale sicuramente ignorano che poco più di tre mesi fa a Miami l’incontro tra gli stessi due aveva visto un primo set dominato in maniera simile da Djokovic, ma il match era andato allo spagnolo. Bautista Agut comincia a macinare il suo gioco nel terzo game, piazza un ottimo passante di diritto, viene aiutato da una rottura di corda di Djokovic e piazza la prima unghiata nel match, allungando sul 3-1. Uno spettatore in terza fila si sente male (la terza volta che accade nel corso di questo torneo), il gioco viene sospeso per un paio di minuti ma fortunatamente si può riprendere subito. Bautista Agut ha due palle per il 4-1 pesante, Djokovic però ne viene fuori con la battuta e rimane aggrappato al set.

Da fondo però la musica è cambiata rispetto al primo set: a menare le danze è Bautista Agut, Djokovic prova a testare il movimento in avanti di Roberto con qualche bella palla corta, ma i risultati sono a corrente alternata: lo schema “drop-shot più pallonetto” non è semplicissimo da attuare con continuità. Dopo un’ora e 48 minuti di gioco Bautista Agut pareggia il conto dei set con un nastro vincente imprendibile, che fa reagire piuttosto male Djokovic, apparentemente stizzito agli applausi della folla. A parte l’ultimo punto, comunque, la situazione sugli scambi da fondo è pressoché ribaltata rispetto al primo parziale: ci sono 13 vincenti e 5 gratuiti per Bautista Agut, contro un modesto 8-13 per Djokovic, ma soprattutto la sensazione è che sia quasi sempre lo spagnolo a venir fuori dagli scambi prolungati.

Il serbo, di conseguenza, all’inizio del terzo set rallenta un po’ il ritmo alzando qualche traiettoria, sfruttando la mancanza della “castagna” da parte di Bautista Agut, e concentrandosi di più sulla diagonale rovescia. Con questo schema Djokovic attende l’occasione giusta per aprirsi il campo e testare il passante di rovescio dello spagnolo, vero punto debole del suo gioco nella giornata. La strategia gli procura un break di vantaggio per il 4-2. Roberto ha l’opportunità del controbreak sul 15-40, ma non riesce a trovare una soluzione efficace per uscire dalla diagonale sinistra, esponendosi al lungolinea di Djokovic, che annulla la seconda palla break con un rovescio vincente dopo uno scambio di 45 colpi (il più lungo da quando a Wimbledon si tengono queste statistiche, ovvero dal 2005: che bello il tennis su erba vetrata!).

Con una volée che pizzica il nastro, quasi a ribaltare l’ultimo punto del set precedente, Djokovic si porta due set a uno dopo due ore e sei minuti di gioco. Bautista Agut con le spalle al muro deve inventarsi qualcosa per stanare il serbo da quella diagonale, e lo fa provando a cercare con più costanza la via della rete. Nel primo game cancella con coraggio tre palle break, chiudendo il game con uno splendido serve and volley, ma due giochi più tardi l’impresa non gli riesce e incassa il break che sa di resa. Pochi game più tardi, al quinto match point, Djokovic raggiunge la sua sesta finale a Wimbledon dopo due ore e cinquanta minuti di battaglia e attende il vincete della partita clou del giorno tra Federer e Nadal.

Essere di nuovo in finale è un sogno che diventa realtà“, ha detto Nole a caldo. “Nel terzo set ci sono stati dei game molto combattuti e sono felice che siano andati dalla mia parte. Preferenze per la finale? Djokovic non si sbilancia, ma assicura che guarderà almeno una parte della seconda semifinale. Comodamente seduto in poltrona, a godere di ogni goccia di sudore in eccesso.

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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