Wimbledon: Berrettini al cospetto di Federer. Nadal favorito. Gauff, favola finita?

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Wimbledon: Berrettini al cospetto di Federer. Nadal favorito. Gauff, favola finita?

Per Matteo sarà durissima contro Roger, Joao Sousa appare chiuso da Rafa. Cori trova Simona Halep, missione quasi impossibile

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il nostro inviato

Roger Federer – Matteo Berrettini (terzo incontro, campo centrale, nessun precedente)

Spunti tecnici: Berrettini, servizio e dritto

Il nostro peso massimo nazionale (1.95 per 90 kg, un fisico alla Juan Martin del Potro, e conseguente potenza quasi allo stesso livello), la sta prendendo con la giusta ironia. “Ho dovuto smettere di tifare per Federer quando ho visto per la prima volta il suo nome e il mio nello stesso tabellone“, ha dichiarato in modo assai simpatico, ma lui lo è sempre, in conferenza stampa.

Matteo Berrettini, romano DOC, è allenato dal romano altrettanto DOC Vincenzo Santopadre (“Wow, alla grande”, gli ho detto l’altro ieri incrociandolo tra i campi di allenamento. “Eh sì, ci stiamo divertendo“, mi ha risposto), sta facendo un signor torneo finora. Non ha sconfitto dei fenomeni, questo va detto: Baghdatis era all’ultimo match in carriera, Bedene e Schwartzman sono ossi duri ma non top-player, anche se l’argentino è stato 11 ATP, però le partite bisogna vincerle. In particolare il buon Diego, che da gran sportivo qual è si è premurato di fare i complimenti a Berrettini su Instagram“Bravo Matteo, in bocca al lupo!“, gli ha scritto – per un pelo non lo mandava a casa, avendo fallito tre match point. Dall’analisi delle statistiche, prima della partita, era emerso chiaramente che Schwartzman è uno tra i migliori al mondo in risposta, le conseguenti difficoltà di Matteo erano ampiamente prevedibili e si sono puntualmente verificate.

Il problema, oggi, è che se “El Peque” è un diavoletto, Roger Federer è letteralmente il Grande Satana. “Non mi ha fatto sentire a mio agio in campo“, aveva detto Berrettini dell’argentino, uno che ti sta attaccato come una sanguisuga, e punge come una zanzara. Ma Roger, purtroppo, è in grado di fare ben di peggio. Gli appassionati si fanno comprensibilmente abbagliare dai tocchi sopraffini, dagli anticipi in controbalzo, dall’eleganza regale dei gesti di Federer. Tutto questo luccicare di brillantini e paillettes tennistiche e tecniche, però, nasconde la vera anima del gioco dello svizzero, che prima di tutto è un difensore fenomenale. Fargli punto è un incubo, all’occorrenza è in grado di “remare” e coprire il campo come uno spagnolo anni ’80. Ed è uno tra quelli che sono più perfidi in assoluto nel trovare, cinicamente e scientificamente, i punti deboli degli avversari, incidendo proprio lì senza pietà.

Roger è uno che prima di tutto ti fa giocare male, non ti manda una palla uguale all’altra, le rotazioni le usa tutte e nel modo più efficiente. Per questo ti costringe a molti errori, o a prendere rischi eccessivi, perché se solo ti azzardi ad accorciare o metterla di là in sicurezza, è lui a entrare con tutta la sua devastante classe e seppellirti di vincenti. D’altronde se è il migliore ci sarà un motivo. Matteo è un giocatore perfetto per il tennis moderno, sia fisicamente che come armi da mettere in campo, principalmente il servizio (ben oltre i 220 kmh) e il drittaccio, quasi fosse un novello Andy Roddick. A rete, nulla da dire, è davvero bravo, in particolare se raffrontato al gioco di oggi.

Dal lato del rovescio, ottimo lo slice, onesto e molto migliorato in manovra quello coperto, negli ultimi sei mesi ha saputo lavorare per aggiungere una buona variazione anche in lungolinea. Il punto dolente, dal lato sinistro, è il passante: se lo so io, come tutti, figurarsi se non lo sa Roger. Il timore è che il colpo bimane di Berrettini venga messo sotto torchio da Federer appena possibile, con palle basse, o aperture che lo costringano a impattare in corsa. Potrebbe essere una trappola molto pericolosa per l’italiano.

Dall’altro lato non è che Roger finora abbia a sua volta incantato col rovescio, soprattutto in risposta, e sarà lì che il super-servizio di Matteo dovrà fare danni seri, con alte percentuali. Su ogni ribattuta appena appena aggredibile, via subito con la botta di dritto dall’altra parte, andando a far giocare Federer in allungo sul lato destro, altra situazione di gioco che Roger ama poco e che a volte lo porta a steccare diversi recuperi. Comunque vada, dal punto di vista degli appassionati italiani, una partita da sogno. Gli unici biglietti legalmente disponibili, quelli rivenduti dai “Debenture Holders”, i titolari dei pacchetti già assegnati per interi quinquenni, ieri sera stavano a 1000 sterline l’uno, oggi siamo già a oltre il doppio. Godiamocela tutti, Berrettini per primo, perché se la è ampiamente meritata.

Prima di Berrettini nell’Era Open avevano raggiunto gli ottavi a Wimbledon altri quattro tennisti italiani: Adriano Panatta (quarti nel 1979), Davide Sanguinetti (quarti nel 1998), Gianluca Pozzi (ottavi nel 2000) e Andreas Seppi (ottavi nel 2013). In tempi ben più lontani, gli 8 azzurri in ottavi erano stati: Uberto de Morpurgo nel 1928 (quarti), Giorgio de Stefani nel 1933 (ottavi), Rolando del Bello nel 1949 (ottavi), Gianni Cucelli nel 1949 (ottavi), Fausto Gardini nel 1951 (ottavi), Beppe Merlo nel 1955 (ottavi), Orlando Sirola nel 1959 e 1962 (sempre ottavi) e per cinque volte Nicola Pietrangeli: quarti nel 1955, ottavi nel 1956 e 1958, semifinali nel 1960 e ottavi nel 1965.

Rafael Nadal – Joao Sousa (ore 14 italiane, campo centrale, precedenti 2-0 Nadal)

Risultato a mio avviso praticamente chiuso in favore di Rafa, con tutto il rispetto possibile per l’ottimo Sousa (primo portoghese di sempre alla seconda settimana qui a Wimbledon, e unico tra quelli non testa di serie rimast a vantare un ottavo Slam in precedenza, allo US Open l’anno scorso). Joao sta giocando benissimo, il match vinto sabato sera sull’inglese Evans, con l’ovvio tifo del campo 1 tutto contro, è stato una prova di forza ammirevole. Però Rafa è Rafa, ieri in allenamento ad Aorangi Park l’ho visto davvero bene sia fisicamente che tecnicamente, in particolare ha dedicato grande lavoro e attenzione (lo fa spesso) alle accelerazioni di dritto con poca rotazione. Niente finale “reverse” sopra la spalla, pochi “topponi”, tante fucilate semipiatte che filavano a due spanne dalla rete, di potenza impressionante. Un Nadal “da erba”, bello convinto, che tra l’altro sta servendo come un treno a mio avviso da Sousa non perde mai (più ace di Federer qui finora, 32 contro 25). A meno che non accadano eventi impronosticabili come una giornata contemporaneamente tremenda per Rafa e stratosferica per Joao.

 

Simona Halep – Cori Gauff (secondo incontro, campo 1, nessun precedente)

Il piccolo fenomeno statunitense Cori “Coco” Gauff sta bruciando le tappe a dire poco. Ma siamo alla settima partita per lei (tre di qualificazione, poi in fila le vittorie su Venus Williams, Magdalena Rybarikova e Polona Hercog), praticamente è come se fosse in una finale Slam. Per di più, la buona se non ottima Halep vista finora è difficile immaginare che si faccia irretire dal bel gioco e dalle variazioni della quindicenne venuta dalla Florida. Cori era praticamente già spacciata (6-3 5-2 e match-point) con Hercog, che è una buona giocatrice di seconda fascia (60 WTA), gran servizio, bel dritto, ma non straordinaria nel resto. Simona, su questi campi molto lenti tra l’altro, è durissima da battere. Anche se ne uscisse con le ossa rotte, Gauff potrà tornare a casa con un’esperienza indimenticabile, tanta fiducia e la strada se possibile ancor più spianata verso una carriera ai massimi livelli. Dovesse invece realizzare l’ennesimo miracolo sportivo (tutto può essere nel tennis, Halep come sappiamo è fortissima tecnicamente ma non un cuor di leone se le cose si mettono male), beh, sarebbe la sorpresa dell’anno.

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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ATP

ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

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Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

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Flash

WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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