Il nostro sport è davvero straordinario

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Il nostro sport è davvero straordinario

Riflessioni sugli aspetti pedagogici del tennis e sui valori educativi che permette di trasmettere. Con un focus sul wheelchair tennis

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Questa è l’epoca in cui non ci si riesce a fermare un solo attimo a riflettere sugli aspetti pedagogici e sui valori che trasmette il tennis. La grande scommessa pedagogica è quella di far socializzare, insegnare a condividere e promuovere il benessere ed i valori educativi, elementi indispensabili per la crescita generazionale.

L’allenamento sportivo è un processo pedagogico multilaterale, pertanto lo sport è un laboratorio permanente, un apprendere facendo, che sia contesto e metodo di co-costruzione di specifiche intelligenze che si intrecciano, si specificano, per potersi di nuovo intrecciare dinamicamente. Ciò permette alle idee innovative e ai progetti educativi di crescere e di fare scuola; la diversità personale e culturale, come risorsa, le abilità per apprendere, l’affettività come sostegno per l’intelligenza, e la produttività dell’intelligenza, la resilienza, concorrono per far acquisire alle new gen le basi su cui applicarsi.

Il tennis cos’è, se non il riassunto di tutti questi elementi? Occorre un confronto introspettivo quando si passa dal momento in cui si teorizza al momento in cui ci si cala nella realtà, esattamente come quando ci si trova sul campo pronti ad affrontare una partita di tennis o un avversario che mette in difficoltà e si cerca la giusta strategia di gioco e mentale. L’obiettivo è quello di dimostrare ai lettori che cosa si riesce a fare con delle palline da tennis ed una racchetta. Il tennis è uno sport coinvolgente e può diventare molto appassionante per chi lo pratica, in quanto, a differenza di altri sport, permette di rinforzare fisico e mente, consentendoci di scaricare stress e nervosismo e di trasformare quest’ultimo in sana competizione con l’avversario e con se stessi. Lo farò riferendomi all’ambito del wheelchair tennis.

Joachim Gerard/Stefan Olsson – Wimbledon 2019 (foto AELTC/Chloe Knott)

Partiamo dalla doverosa premessa che si tratta di una disciplina alla quale gli atleti si avvicinano partendo da una situazione critica e dolorosa anche a livello mentale – come l’incidente stradale che ti porta a passare il resto della tua vita su una sedia a rotelle – e attraverso la quale si raggiunge un obiettivo principale: continuare a credere in qualcosa e soprattutto credere in sé stessi. Affinché ciò avvenga è fondamentale, in base alla mia esperienza di allenatore, che si instauri un buon rapporto con il coach, che in questo contesto deve lavorare attraverso fasi diverse.

 
  • Prima fase: scelta dell’attrezzo di gioco. La scelta dipende da diverse variabili come il livello di abilità nel gioco, la forza e la struttura fisica, l’età, ma può essere determinante anche la disabilità.
  • Seconda fase: l’apprendimento motorio. Può essere definito come l’insieme di processi associati con l’esercizio o l’esperienza che conduce a cambiamenti nella capacità di azione e che non può essere osservato direttamente ma che può essere riferito solamente in base a trasformazioni nel comportamento manifesto determinando un miglioramento relativamente permanente nella prestazione o nelle potenzialità di comportamento (tecnico).
  • Terza fase: organizzazione dell’attività psicomotoria, per esperienza personale anche attraverso la pratica della bioenergetica che può essere applicata ma che può far parte del metodo di lavoro del singolo allenatore. La bioenergetica è una tecnica psico-corporea che si serve di tecniche respiratorie, di esercizi fisici, di posizioni e contatti corporei, associati a un’analisi psicologica e del carattere. La formazione e l’esperienza del coach agisce sull’interpretazione di quelle che vengono chiamate tecniche relazionali che ricadono nella collettività, nel mondo dello sport.

Se l’attività è legittimata da me coach, che so anche enfatizzarla, allora sarà legittimata dagli atleti poiché c’è da dire anche che l’unione di tre fattori (giudizio positivo, fiducia e concentrazione) favoriscono una sostanziale armonia interiore. Si tratta di prendere in esame quali siano le relazioni della teoria della mente, che fanno perno nel cercare di comprendere “io che cosa penso che tu pensi”, che è poi la base di quelle che sono le relazioni umane. Sono state studiate nell’autismo, e si è visto che comunque esistono dei canali di attivazione in questo senso anche nello sport. Vi sono atleti e coach (molti di essi sono spesso anche abili preparatori mentali) che fanno già uso della teoria dei neuroni specchio, sia quando propongono esercizi corporei e di concentrazione, sia quando osservano i movimenti dei compagni e avversari e questo in particolare nel tennis in carrozzina, dove bisogna muoversi in tempo utile per controbattere la palla dell’avversario con grande coraggio e straordinaria forza di carattere.

Ritengo di avere, come allenatore e come mental coach, ancora bisogno di evitare una teorizzazione schematica; preferisco portare alla riflessione, alla discussione e alla critica questo materiale che indica, a parer mio, quanto il rapporto con l’allenatore sembri suscitare un processo di sviluppo autonomo e quindi di quanto sia importante la relazione. Quando vedo qualcuno esprimere col proprio volto un’emozione, ne comprendo il significato (è questa la ratio dei neuroni specchio, ndr): l’emozione dell’altro è assorbita dall’osservatore e compresa grazie a un meccanismo di simulazione che produce nell’osservatore uno stato corporeo condiviso con l’attore di quella espressione. È per l’appunto la condivisione dello stesso stato corporeo tra osservatore e osservato a consentire questa forma diretta di comprensione, che potremmo definire “empatica”.

Per Darwin è a causa di questa generale utilità che alcuni stimoli sono in grado di attivare il sistema nervoso ed indurre espressioni facciali, posture e mimiche simili in tutti i membri di una stessa specie che abbiano un antenato comune. Pertanto, Darwin ritiene che le espressioni facciali siano universali e quindi decifrabili dagli individui, indipendentemente dalla loro cultura o etnia di appartenenza e a tale proposito riporto qui uno studio sull’universalità delle espressioni facciali eseguito alla popolazione dei Fore in Nuova Guinea. I Fore furono sottoposti a una prova di associazione di volti esprimenti emozioni e storie riuscendo ad associare pur completamente ignari della cultura occidentale, le foto con le storie appropriate: paura, felicità, rabbia.

Questo è anche ciò che ci succede quando manteniamo il discorso in ambito sportivo, da quando assistiamo ad una partita di tennis a quando invece ne diventiamo gli attori principali. Tutto ciò si traduce in una delle caratteristiche peculiari dell’essere vitali e quindi attori principali ed è la capacità di essere in contatto con le proprie emozioni, in contatto con tutto ciò che si trova nel raggio della propria campana o bolla vitale (spazio vitale), ed anche oltre, ed alla portata delle percezioni sensoriali. Essere in contatto vuol dire diventare consapevoli di ciò che accade dentro ed intorno a sé stessi. L’atleta capace di sentirsi, è avvantaggiato rispetto a colui che esegue il gesto senza percepirsi, senza stare in contatto con tutto il proprio corpo. E questo perché la percezione del Sé corporeo è la chiave per aprire la “porta” che dà sul mondo esterno, che investe il corpo ed i sensi.

Matteo Berrettini – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Pertanto, più vitali si è più diventano acute le percezioni. Perciò, per aumentare le capacità percettive bisogna accrescere la vitalità. Ed arriviamo così a quello che – dal mio punto di vista – dovrebbe essere l’obiettivo finale di un allenamento mentale nel wheelchair tennis. Nello specifico, ritengo perciò che un programma di allenamento mentale per un gruppo  di tennisti è tale se prevede una  combinazione adeguata di esercizi di stress, esercizi di contatto ed esercizi di rilassamento. Il tutto al fine, appunto, di rispettare e addirittura accrescere la propria energia corporea. 

Fulvio Consoli

Fulvio Consoli è dottore in Scienze Sociali, coach GPTCA e preparatore mentale ISMCA.. Direttore tecnico e sportivo del Progetto “Fiori di Wimbledon” dove si allenano diversi ragazzi con problemi di disabilità fisica e relazionale, Consoli ha scritto “Un mondo in movimento” (2012), libro rivolto a coloro che intendono affrontare con serenità i problemi connessi al decadimento cognitivo e comportamentale, ai professionisti del settore socio-culturale e a chi vuole approfondire la conoscenza dei sistemi riabilitativi con gli sportivi.


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ATP

ATP Rotterdam: Rublev doma Fucsovics e vince il quarto “500” di fila

Il tennista russo alza il livello quando serve e allunga la sua striscia di vittorie nella categoria ATP 500 a venti, ad un passo da Murray

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[4] A. Rublev b. [Q] M. Fucsovics 7-6(4) 6-4

L’ottavo titolo in carriera di Andrej Rublev ormai non fa più notizia, ed è una delle cose speciali a cui ci sta abituando questo ragazzo. Il tennista russo si impone su un volitivo ma spuntato Marton Fucsovics in quasi due ore e si laurea campione del torneo di Rotterdam per la prima volta. I precedenti non sorridevano a Rublev, nonostante la differenza di ranking. Fucsovics aveva vinto i primi due confronti a Barcellona e in Davis, quando però Rublev era ancora molto giovane e non affermato. L’ultima partita tra i due aveva segnato un’inversione di tendenza, con la vittoria in quattro set del tennista russo nell’ultima particolare edizione del Roland Garros.

Nonostante le premesse, l’inizio di partita del tennista russo è un po’ contratto. Fucsovics prova da subito a spezzare il ritmo con i suoi back e Rublev deve subito salvare tre palle break. Piano piano il numero 8 del mondo sale di colpi e oltre a chiudere il primo game a suo favore mette pressione a Fucsovics nel game successivo, anche lui bravo a ricacciare indietro il tentativo di break dell’avversario.

 

Al russo manca un po’ di profondità di colpi e raramente riesce a mettere in difficoltà Fucsovics nello scambio lungo. E’ comunque abbastanza per portare l’ungherese a servire per restare nel primo set, senza troppe difficoltà. L’occasione per Rublev arriva proprio nel dodicesimo game, con Fucsovics ancora una volta spalle al muro nel portare il primo set al tie-break. Il numero 46 del mondo usa benissimo la sua prima per annullare un set point e il set arriva alla sua conclusione più naturale, il tie-break.

Il primo minibreak a favore del russo arriva con un rovescio vincente dopo una correzione del nastro. La risposta di Fucsovics non si fa attendere, con un bell’attacco che costringe Rublev ad affondare il rovescio in rete. Il contro-break immediato porta il tennista russo a due set point a favore. Sul primo Fucsovics si salva dopo uno scambio durissimo ma sul secondo un dritto in contropiede fuori di nulla regala tie-break e set a Rublev. Un primo set meritato dal numero 8 del mondo, che ha alzato il livello nei momenti chiave e ha punito un Fucsovics troppo passivo e timoroso.

L’andamento della partita non cambia molto nel secondo set. Rublev prende da subito il comando delle operazioni con un break e adesso Fucsovics è molto meno brillante nello scambio lungo rispetto al primo set. La qualità in risposta del tennista russo è salita nettamente di livello con il passare del match. Rublev riesce a salire sopra ad ogni seconda del suo avversario, che deve salvare (e salva) altri due break point che sanno di match point nel settimo game. La partita si trascina verso il suo epilogo più scontato, la vittoria di Rublev, che arriva con un dritto che costringe Fucsovics all’errore.

Il numero 8 del mondo prolunga la sua striscia di vittorie in un ATP500 a 20, a solo una lunghezza da Murray (21) e Roger Federer (28). I numeri impressionanti del tennista di Mosca non si fermano qui, è anche il quarto titolo consecutivo nella categoria ATP500 e l’ottavo titolo in carriera, per un parziale di 13 vittorie su 14 in questa stagione. Forse per il grande salto negli Slam manca ancora qualcosa ma una cosa è certa, Andrej Rublev è il re degli ATP 500, e chissà che a breve non tenti l’assalto ai 1000.

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Editoriali del Direttore

Ad arte la recente modifica dei punti ATP in funzione Federer? Regalata la super-classifica oltre i 41 anni?

Il Covid e le sue “varianti” tennistiche made in ATP fanno discutere e malignare chi ci rimette e non crede alla buona fede. Fra questi Pospisil, Djokovic, Isner e tennisti USA. Per Musetti e Alcaraz il Paradiso può attendere. O no?

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IL COVID non ci dà tregua, le sue varianti neppure. Sono certamente molto meno importanti e dolorose le varianti che l’ATP in questo lungo e triste periodo ci ha fatto piombare addosso più o meno all’improvviso. Manco a dirlo hanno creato un certo trambusto, non poche polemiche e lamentationes da parte dei giocatori che da esse si sentono penalizzati. Non sono pochi se si pensa che a reputarsi tali sono in pratica tutti quelli che sono fuori dai primi 100 del mondo!

MUSETTI E ALCARAZ, IL PARADISO PUO’ ATTENDERE

Eh sì, prima di entrare nel merito e discutere insieme se ciò possa essere giusto o meno, beh…il Paradiso può attendere. Così come il ricambio generazionale. Anche ragazzi super-promettenti, tipo il nostro Musetti (116 ATP), ma anche lo spagnolo Alcaraz (131 ATP), sembrano destinati a soffrire più del previsto per entrare nell’Empireo, nell’élite del tennis. Fino a una settimana fa sembrava meno difficile, le prospettive erano più rosee.

 

Il mondo del tennis si divide fra chi pensa che ciò sia giusto e chi invece lo trova profondamente ingiusto.Vedremo se avrete la pazienza di leggermi ancora, come Vasek Pospisil, e di sicuro il suo “compare” Novak Djokovic, appartengano certamente alla seconda schiera.

È probabile che appartenga invece alla prima, anche se hanno avuto per ora il buon gusto di non pronunciarsi, quella ricca dozzina di giocatori, fra i quali Lopez, Kyrgios, Fognini e anche sua Maestà Roger Federer e pure Rafa Nadal – da sempre fautore di una classifica imperniata su due anni di attività anziché uno solo – che invece quelle varianti le dovrebbero benedire.

LE VOCI MALIGNE SI RINCORRONO (per Federer e Nadal)

Ve lo anticipo qui prima di sviluppare l’ostico tema: c’è perfino qualche malignetto che insinua che… ”se è stato aiutato Roger Federer a restare a galla fino ai 41 anni compiuti, beh non è stato per nulla casuale! Idem Nadal…”. Non sono uno dei malignetti, tuttavia le voci in tal senso sono state così tante che mi sono sentito in dovere di riportarle e anche di farci (con pochi scrupoli…) il titolo. Da reo confesso dico: grazie a questo titolo i lettori dovrebbero leggere anche il resto che, almeno spero, credo meriti perché riflette un momento di particolare tensione nel microcosmo tennistico.  

In effetti Roger il Magnifico che torna a esibirsi a Doha proprio questa settimana potrebbe invece non giocare più oppure perdere anche tutte le partite fino all’agosto 2022 e, sebbene non abbia giocato neppure un match negli ultimi 14 mesi, resterebbe ampiamente tra i top-100 del mondo, in barba a chi avrebbe voluto inserirsi al suo posto.

Insomma, il celebre detto di Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, sono in parecchi ad averlo attribuito all’ultima “pensata” dell’ATP che del resto non è la sola associazione ad augurarsi l’eternità di Federer.

Come è noto ormai a tutti dopo le varie esternazioni di Novak Djokovic al 50 per cento l’ATP è formata da giocatori professionisti di tennis e per l’altro 50% dagli organizzatori-direttori dei tornei. Indovinate da che parte stanno questi ultimi. Tutti loro, i tournament’s directors, sognano di aver un giorno fra gli iscritti Roger Federer, anche se Roger avesse 45 anni. Mi sa che qualcuno di loro sarebbe pronto a scambiare il proprio 250 ATP per una tappa del Senior ATP Tour pur di averlo! A Torino per le finali ATP noi italiani faremmo carte false, del resto, pur di averlo fra i Magnifici Otto. La vendita dei biglietti, statene certi, si impennerebbe. Idem l’audience televisiva.

RIASSUNTO DELLA MODIFICA ATP PIÙ RECENTE

Avrete letto – e se non lo avete fatto starei per dire peggio per voi!, ma invece vi voglio generosamente dare un’altra opportunità con questo LINK –  l’esauriente, puntualissimo articolo di Tommaso Villa, sulla modifica recentemente comunicata dall’ATP all’ordinario sistema delle classifiche che era già stato modificato una prima volta quando si era concesso ai giocatori di scegliere il miglior bottino di punti fra quanti raccolti in un torneo giocato due volte fra il marzo 2019 (quando tutto, da Indian Wells in poi, si è fermato per cinque mesi) e il marzo 2021. Si lasciavano intatti anche i punti ottenuti nel 2019 in tornei cancellati nel 2020 (come Wimbledon) ed eventualmente in quei tornei che dovessero saltare nel 2021.

La seconda recentissima modifica appena aggiunta dall’ATP permette ai giocatori che difendono punti in questi eventi di mantenere solo il 50% dello score ottenuto nelle edizioni incluse nella fascia temporale considerata (marzo 2019-agosto 2020). Qualcuno ne risulta favorito, qualcuno molto meno.

I 13 FAVORITI DALLA MODIFICA ATP (e non solo loro… c’è forse pure Nadal)

Beh già sapete dall’articolo sopra citato che Feliciano Lopez, Kyrgios, Fognini, Basilashvili, Lajovic, Isner, Querrey, Simon sono quelli che più di altri godranno di questa novità, seguiti in misura minore da Federer, Paire, Monfils, Goffin, Nishikori. Ma anche Rafa Nadal potrebbe giovarsene nell’improbabile caso che nel 2021 perdesse al primo turno (o non giocasse) al Roland Garros: dei 2.000 punti conquistati nel 2020 gliene resterebbero comunque 1.000. A molti degli altri giocatori la cosa appare sospetta: per l’appunto sia Federer, sia Nadal, sono fortemente avversi alla PTPA e il loro appoggio alla politica ATP è importante non solo agli occhi dell’opinione pubblica. Per il momento, un piccolo svantaggio lo spagnolo lo accuserà perché il 15 marzo verrà superato in classifica da Medvedev proprio a seguito dalla scadenza del 50% dei punti di Indian Wells 2019.

Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL SORPASSO DI TSITSIPAS A FEDERER

Grazie ai risultati di Rotterdam, e nonostante la sconfitta con Rublev in semifinale, Tsitsipas ha scavalcato Federer ma lo svizzero è ancora n.6 del mondo. Secondo i calcoli puntuali che ha fatto Tommaso Villa, nell’ultimo anno giocato lo svizzero ha comunque fatto una finale e due semifinali Slam (2.640 punti), ha vinto un 1000 (con un’altra finale, quella di Indian Wells, per la quale perderà solo metà dei punti) e tre 500 (3.100 punti).

CHE ASSIST STRAORDINARIO È STATO FATTO A ROGER FEDERER! DEL TUTTO CASUALE?

Ora c’è l’incognita del Federer che riscopriremo a Doha e (forse) Dubai, ma una cosa è certa: le ultime deroghe gli fanno un grandissimo favore. Un premio alla carriera? Non dico che non se lo meriterebbe, però insomma, siamo onesti, non poteva indovinare un periodo migliore per fermarsi, per operarsi due volte al ginocchio – nella sfortuna è stato fortunato – e per “sfruttare” al massimo gli straordinari risultati del 2019.

Fra Miami (dove non giocherà), Madrid, Halle e Wimbledon Roger può contare su almeno 1.440 punti certi, a cui si aggiungono i 1.020 (720 effettivi più 300 congelati) dell’Australian Open e di Indian Wells che resteranno buoni fino al 2022. Questo significa che anche senza giocare terrebbe 2.460 punti, un ruolino da Top 20 mondiale.A quest’ultimo proposito va però precisato a scanso di equivoci: per qualificarsi per le prime finali ATP di Torino contano solo i punti maturati nel 2021. Quindi che Roger si dia da fare se vuole esserci!

Ora va ricordato che tutte queste modifiche di questo periodo eccezionale sono state introdotte perché l’ATP si è sentita di dover mostrare comprensione a chi non si sentiva di ricominciare a viaggiare a pandemia in corso. Ma fino a che punto questa comprensione va giustificata?

UN EQUILIBRIO NON FACILE E CHE NON C’È

Trovare un giusto equilibrio non è sempre facile, ma anche la regolarità di uno sport andrebbe salvaguardata, con il rispetto dei suoi sistemi di classifica e di quanti, soprattutto giovani, si sacrificano per anni per arrivare dove sognano e non sono aiutati dal sistema tennis.

Alludo ai pochi punti assegnati dai challenger rispetto a quelli che chi già si trova fra gli eletti “top-100” raccoglie con maggior facilità anche azzeccando pochi buoni tornei all’anno.

Confesso che al di là dei modi ( e talvolta dai dei tempi) talvolta un tantino sbagliati perchè poco diplomatici usati da Novak Djokovic – forse tentato dal desiderio di conquistarsi un ruolo di leader fra i tennisti meno famosi e fortunati – capisco l’insofferenza di tutti coloro che non sono top-20! Cioè della grande maggioranza dei tennisti, costretti ad un ruolo che sta loro stretto, quello dei comprimari che fanno cornice semi-anonima alle top-star, i nababbi del tennis, cioè di tutti i tennisti che non fanno cassetta e che subiscono le discriminazioni dei direttori di tornei che… sono molto più padroni dell’ATP di quanto lo siano loro.

L’ATP? UN VERO DISASTRO!” SOSTIENE VASEK POSPISIL, IL “COMPAGNO” DI DJOKOVIC

L’ex board-member dell’ATP, il canadese Vasek Pospisil, cui certo non manca personalità, carattere e scilinguagnolo, è stato contattato da diversi tennisti e ha così loro risposto, commentando l’ultima decisione dell’ATP: “Il nostro Tour è un completo disastro adesso. Il solo modo di affrontare questi problemi è avere un’associazione di soli giocatori. Noi stiamo cercando di crearla. L’ATP Tour non farà mai i migliori interessi dei giocatori. Il circuito è controllato dal potere dei tornei. I nostri dirigenti sono condizionati da questi poteri maggiori, come l’IMG (proprietario del torneo di Miami e di diritti tv di una discreta quantità di tornei) e i Masters 1000. Il circuito è nelle mani di chi lo controlla e manipola. Dobbiamo guardarci l’uno con l’altro e sarà la PTPA l’inizio di una nuova storia. È difficile immaginare il cammino verso una soluzione positiva senza di essa”.

Vasek Pospisil – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

L’ATP CERCA DI CORRERE AI RIPARI OFFRENDO DOLLARI. SONO ELEMOSINE?

L’ATP del Chairman Andrea Gaudenzi, del CEO Massimo Calvelli (che fin qui ha tenuto un profilo più basso di…Draghi, non l’abbiamo ancora mai sentito esporsi), del presidente Kevin Anderson (che ha sostituito il predecessore Djokovic) si è resa perfettamente conto di essere al centro di molte critiche e allora, per guadagnarsi un po’ di credito dopo aver fatto appelli su appelli per cementare l’unità “sindacale” e combattere la PTPA di Djokovic e Pospisil (in ciò sostenuti da Federer e Nadal), sta correndo ai ripari offrendo soldi a compensare le perdite dovute al COVID: 5.040 dollari ai tennisti che nel 2021 affrontino spese di viaggio per i tornei e che nel 2020 abbiano incassato meno di 150.000 di prize money essendo compresi fra il 31° e il 500° posto nel ranking ATP in singolare di fine anno, fra il 1° e il 200° in doppio. Anche i tennisti che avevano il ranking protetto e avessero gareggiato fino al marzo 2019 avranno accesso a questo compenso.

Questo il messaggio inviato ai giocatori: “Siamo contenti di annunciare, come parte degli sforzi di supporto ai giocatori colpiti dalle conseguenze del COVID-19, che l’ATP ha previsto ulteriori contributi alle spese di viaggio dei giocatori nel 2021 attraverso l’ATP Year-End Player Relief”

Altra buona notizia è giunta per i giocatori che erano pronti a giocare un anno fa il torneo di Indian Wells, cancellato all’ultimo momento quando i tennisti avevano già affrontato spese di viaggio e di alloggio. Tutti riceveranno 10.985 dollari: “Informiamo che una compensazione di 10.985 dollari per l’edizione 2020 di Indian Wells sarà presto versata ai giocatori eleggibili, una volta che l’ATP avrà ricevuto i fondi stanziati“.

In precedenza era stato reintrodotto da un gruppo costituito dai quattro Slam e dalla Federazione Internazionale il bonus di 6 milioni di dollari che ATP e WTA dovevano dividersi equamente per distribuirlo ai giocatori in funzione del loro ranking e alla presenza dei quattro Slam. Una volta era previsto per i top-ten, ora ci si augura che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Il denaro annusa sempre chi già ce l’ha. Ora il minimo che dovrebbe accadere e che ci si augura accada, è che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Per ora però notizie ufficiali riguardo al sistema di distribuzione non sono state rese note.

I RICCHI AMERICANI SEMBRANO DISPOSTI A FAR BARRICATE E BOICOTTARE IL CIRCUITO

Per i più ricchi giocatori americani, da tempo fra i più acerrimi contestatori dell’attuale establishment ATP – Isner e Querrey erano certi solidali con Pospisil e Djokovic – queste “offerte” dell’ATP sono poco più che elemosine in rapporto con le casse ancora floride nonostante il COVID dell’associazione. Soprattutto quando certi tornei, come Miami ad esempio, hanno ridotto il montepremi del 60%. Infatti un discreto gruppo di tennisti sarebbe propenso addirittura a fermarsi per boicottare il circuito fino a che non verranno garantiti premi più alti. “Se non ci ribelliamo mai, saremo costretti sempre a subire le volontà degli organizzatori” dichiarano i più barricadieri… ma scontrandosi con coloro i quali – sudamericani in testa – ritengono di non potersi permettere di incrociare braccia e racchette.

IL MONDO TENNIS STA TIRANDO TROPPO LA CORDA PER MIOPIA?

Insomma, come dicono dalle mie parti toscane, è un periodo in cui c’è parecchio “Bu-Bu”, si bofonchia, si contesta. Il mondo tennis ha sempre protetto di più i top-players che i bottom-players perché come sempre sono i soldi che fanno girare tutto, però – pur tenendo conto delle circostanze del tutto imprevedibili causate dalla pandemia – occorre anche avere una visione che rafforzi la base, dei tornei (challengers e futures) come dei giocatori. Già abbiamo visto come ormai da anni gli ultra trentenni siano tenacemente abbarbicati alle loro posizioni e non abbiano alcuna intenzione di mollarle ai giovani, però il sistema tennis non deve scoraggiare quei giovani dal profondere i loro sforzi.

Sappiamo bene che con il calcio vivono ben sopra i 100.000 euro l’anno di guadagni netti una decina di migliaia di calciatori, mentre nel tennis chi è fuori dai primi 120 fatica a far pari. Da anni. Qualcuno con una visione meno miope dovrebbe farsi carico di arrivare ad allargare almeno a 200-250 professionisti la sostenibilità economica, tenendo presente che ormai salvo pochi fenomeni (Sinner fra quelli, per ora più grazie agli sponsor, che credono nelle sue prospettive, che ai risultati), fino ai 22-23 anni c’è alle spalle una decina di anni in perdita o nella migliore delle ipotesi in pareggio. A tirare troppo la corda alla fine si strappa. Chi sovraintende alla promozione e allo sviluppo del tennis e dei tennisti ha convenienza a che si strappi?

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WTA

Lione festeggia il primo titolo di Clara Tauson

La danese domina Viktoria Golubic in due set e guadagna oltre quaranta posizioni in classifica. Da lunedì entrerà per la prima volta in top 100

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[Q] C. Tauson b. [Q] V. Golubic 6-4 6-1

A diciotto anni e solo alla terza apparizione in un tabellone principale del circuito WTA, Clara Tauson ha conquistato il suo primo titolo in carriera a Lione. Lo ha fatto senza perdere un set in tutto il torneo e dominando in finale Viktoria Golubic, giocatrice dalla classifica simile ma che di finali ne aveva già giocate due, vincendone una a Gstaad nel 2016. Sei vittorie di fila per lei in questa settimana che l’ha vista partire addirittura dalle qualificazioni, così come anche la sua avversaria odierna.

Il primo set è stato abbastanza caotico ed equilibrato. Tauson ci ha messo un po’ a carburare e si è ritrovata sotto 2-0. La danese ha poi però trovato il ritmo con i colpi da fondo e ha ribaltato nettamente la situazione, vincendo i quattro quattro game. Golubic ha fatto quello che poteva e che era giusto fare per provare a mettere in difficoltà l’avversaria, ovvero mischiare le carte il più possibile e cercare di non farle colpire mai due palle uguali. La svizzera alternava slice, a colpi piatti e pallonetti da fondo degni dei più astuti (e fastidiosi) quarta categoria di provincia. La tattica ha pagato soprattutto nei turni di risposta, anche grazie alla percentuale davvero bassa di prime palle in campo di Tauson (chiuderà il parziale con appena il 37%). Purtroppo per Golubic, la danese ha impiegato poco a prendere le misure al suo servizio e, ad ogni controbreak, rispondeva riprendendosi subito il vantaggio. La svizzera è dunque riuscita a salvarsi quando l’avversaria si è trovata a servire per il parziale sul 5-3, ma nel game successivo è andata subito sotto 0-40. Dopo aver faticosamente risalito la china, ha sprecato tutto con un doppio fallo che ha concesso a Tauson un quarto set point, stavolta sfruttato.

 

Nel secondo parziale, la danese ha giocato a braccio sciolto, mentre Golubic non è riuscita minimamente ad attuare il piano tattico del primo set, finendo per rincorrere vanamente le pallate cariche e potenti dell’avversaria. Tauson si è involata sul 5-0 e ha avuto ben quattro occasioni di chiudere il match con un bagel. L’orgoglio di Golubic ha evitato questa amara conclusione, ma non è bastato per tentare una disperata rimonta. La danese infatti ha archiviato la pratica nel game successivo, non senza qualche patema, dopo un’ora e mezza di gioco. Questo successo le vale un balzo in classifica di oltre quaranta posizioni (da 139 a 96) e le spalanca le porte della top-100 per la prima volta in carriera.

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