Attimi indimenticabili di US Open

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Attimi indimenticabili di US Open

Un romantico viaggio nel passato dello Slam new yorkese. Momenti scolpiti nella Storia del tennis passando attraverso campioni come Ashe, Connors, Lendl, Sampras, Federer, Serena Williams

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Pete-Sampras - US Open 1990 (1)

1884. A Newport si disputa la prima edizione del Campionato Nazionale di Tennis degli Stati Uniti. Solo 3 anni dopo al singolare maschile si affianca quello femminile. La manifestazione ha successo al punto che dopo pochi anni, anche i vincitori del torneo di Wimbledon vi si iscrivono. Nel 1902 la prima vittoria non statunitense: High Lowrence Doherty, un cognome ottimo anche da rock star. 1911. Fine della formula del Challenge Round e 1915 il trasferimento a Forest Hills. Tutto scorre veloce.

1968, anno di rivoluzioni sognate, auspicate, di movimenti giovanili, di canzoni generazionali, inni a valori eterni, il conforto di voler cambiare il mondo. Woodstock  l’anno avrebbe segnato l’apice e la fine di una onda.  Anche il mondo del tennis, nel proprio piccolo, ebbe la sua rivoluzione. L’edizione del 1968 degli US Open, si apre alla partecipazione dei professionisti.A vincerla è Arthur Ashe, un afroamericano . Mai successo prima.

Il 1974, vede l’ultima edizione giocata su erba, le successive si giocheranno su terra verde. 4 anni dopo, con il trasferimento a Flushing Meadows, nascono gli Us Open come li si conosce ora, primo Slam a giocarsi su cemento. L’edizione la “battezza Jimmy Connors, uno dei re dello Slam americano, 5 volte vittorioso e autore di un torneo da urlo nel 1991 dove a 39 anni,da wild card, raggiunge le semifinali dopo aver messo a segno nei quarti contro Paul Haarhuis, uno dei punti più spettacolari e attizzafolla della storia del tennis.

 

New York, ombelico del mondo occidentale, dove tutto accade prima, dove si scrive il futuro e lo si rende presente, icona del mondo nuovo. New York delle gallerie d’arte, dei musei, dei concentrati artistici, città di ambientazione letteraria, di set cinematografici e reali tra grattacieli, statue e sobborghi. La New York del jazz degli anni ’30, dell’hip hop: “ Do The Right Thing”, della Factory, di Andy Warhol, dei Velvet Underground, Television, Ramones, Talkin Heads, dei Sonic Youth, di Moby : ”New York New York, does it taste right, does it feel right”.

Broadway e la New York dei parchi, di Woody Allen, delle genti provenute da tutto il mondo a cercarvi fortuna. C’era una volta in America, il ponte di Brooklyn non è solo una gomma da masticare.

New York, 11 settembre. Giorno nefasto. Famoso. Prima di essere quel “11 settembre” è stato anche un giorno normale. L’11 settembre del 1988, si disputa la finale degli US Open di tennis tra Ivan Lendl e Mats Wilander.Lendl era alla settima finale di fila. Le prime due le aveva perse contro Jimmy Connors, la terza contro John McEnroe. Alla quarta spezza l’incantesimo e fa sue le successive tre. Mats Wilander è nel suo anno “caldo”. Ha vinto gli Australian Open battendo Pat Cash e tutta l’Australia e i French Open, demolendo in finale Henry Leconte e tutta la Francia. Solo quarti a Wimbledon, eliminato da Miroslav Mecir “l’ammazzasvedesi”. Un curriculum di tutto rispetto quello di WIlander, nato clone di Borg, divenuto poi giocatore capace di variazioni di ritmo e rotazioni, di un buon gioco a rete a seguito spesso di un ottimo rovescio slice, lui bimane. La summa di tutte le proprie capacità, Wilander le conserva per quella finale.

Entra in campo con il solo chiodo fisso di non dare ritmo all’avversario e prendere la rete ad ogni occasione. Quasi cinque ore di match, e Lendl lascia allo svedese torneo e numero uno del seeding facendone il primo svedese a vincere lo slam newyorkese. Borg non ci era riuscito, sconfitto ben quattro volte in finale tra il 1976 e il 1981, due da Connors e due da McEnroe. L’anno dopo Lendl ci riprova e per la seconda volta di fila lascia il torneo ad uno che non l’aveva mai vinto e mai più vi riuscirà: Boris Becker. Cosi si chiude l’epopea delle finali di Ivan Lendl a Flushing Meadows, ben otto consecutive, di cui solo tre vinte. Peggio riuscì ad Evonne Goolagong in campo, femminile: quattro finali consecutive dal 1973 al 1976, tutte perse. Quelli erano gli anni del regno di Chris Evert e chiunque provava ad insidiarglielo, finiva dalla parte sbagliata della storia: otto finali e cinque vittorie tra il 1975 e il 1984, due proprio contro Evonne ed una contro Hana Mandlikova che però una edizione la vinse comunque nel 1985, vendicandosi proprio di Chris in semi prima di battere Navratilova nel match decisivo.

1990, Notti Magiche inseguendo il goal. Dall’altra parte dell’Oceano, qualcuno insegue un sogno. Gabriela Sabatini non ha mai vinto uno Slam. Nel 1990 è in piena fase di maturazione tecnica, ha smesso di puntare tutto sul gioco in top spin assecondando il proprio talento e la capacità di giocare a rete. Finale US Open, Sabatini trova Steffi Graf. Troppo più diritto e gamba hanno garantito negli anni una certa superiorità alla tedesca. Gaby però quel giorno riesce in un capolavoro tecnico-tattico non dando respiro a Steffi tra attacchi, rovesci tagliati e volèe, vince l’unico Slam della sua carriera.

Uno che tutto precede e da cui tutti si dispiega.
Uno che arriva prima, uno, opposto a nessUno e centomila.
Uno di mille, seguito da 990.

Gabriela Sabatini – US Open 1990

Ivan Lendl non è più numero uno, ma lo è stato talmente per tanto da esserlo a vita, come un senatore. Ai quarti incontra, sul cammino della sua nona finale consecutiva, Pete Sampras. Sampras è un ragazzino di 19 anni, dallo splendido serve and volley e gioco d’attacco in generale, gran servizio, gran diritto. Al quarto turno ha battuto Thomas Muster, ma nessuno gli ha dato molto peso, poiché questi un muscolare terraiolo. Lendl, è invece una bestia, non sembra avere chance Pietrino, lui così anonimo nella sua espressività facciale e corporea. Per battere Ivan bisogna essere un campione, dei veri fighter o avere l’impertinenza sacrilega e irriverente di un Chang. Sampras non sembra avere nulla di questo, farà qualcosa per la platea, visto la dotazione di bel tennis che si ritrova e via a casa. La cosa va diversamente.

Sampras macina bel gioco di volo e di attacco,da fondo ha un diritto con cui fa punto da ogni lato. Il palleggio di Lendl non gli da fastidio, sembra anzi allenarlo. I primi due set vanno via sciolti, poi il vecchio leone ruggisce e l’ora del giovane agnello sacrificale sembra essere arrivata. La cosa va ancora una volta diversamente. 6-2 Sampras al quinto e l’agnello a guardarlo bene, ha criniera, artigli e canini aguzzi. In realtà gli è bastato solo giocare uno splendido tennis.
In semi,trova John McEnroe, oramai numero 20, ma pur sempre McEnroe nel suo torneo di casa. Sampras per quel che ha fatto vedere nel torneo, parte con i favori del pronostico. McEnroe è un po’ anacronistico per velocità e pesantezza di palla, oltre che per fisicità in generale. Il suo carattere fiero gli consente di vincere un set, ma la sconfitta non sembra mai in discussione.

Nell’altra semi Agassi incontra Becker e dopo un primo set perso, lo domina abbastanza agevolmente. Finale tutta americana tra un figlio di un greco e un figlio di un iraniano. Vince Sampras facile, avviando l’ennesima rivalità yin e yang del tennis. Sampras sarà numero 1 del tennis per anni, numero 1 della sua epoca ed uno dei migliori numeri 1 di sempre, vivendolo da anti pop star. Nel 2002 oramai a fine carriera, vince di lacrime e sangue il suo ultimo US Open ed ultimo Slam.

Il pathos nella bellezza di un qualcosa che mostra il trascorrere del tempo, la malinconia della fine. La leggerezza e l’incisività: Stefan Edberg domina due edizioni battendo in finale nel 1991 Courier giocando la partita perfetta e nel 1992 Sampras. Due anni di fila vedono anche le vittorie di Rafter, che sceglie per i suoi Slam, New York anziché Londra, più logica per un australiano.

Un piccolo batuffolo biondo di nome Jade è la vincitrice dell’edizione femminile del 2009. A vincere, in realtà è la madre Kim Cljisters che ha deciso di portarla in campo per la premiazione facendone la vera trionfatrice. Una bambina e la sua coppa. Kim aveva messo un po’ da parte il tennis per fare la mamma a tempo pieno e questo è stato il suo chiudere il cerchio. Vincerà anche l’anno dopo, portando a tre, con quella del 2005, le sue vittorie nello Slam americano.

Il Messia si annuncia.Non si può lasciare all’improvvisazione e alla sorpresa il suo avvento. Roger Federer era chiaro da anni che aveva il bacio degli Dei stampato sulla fronte da far sospettare di esserne figlio . Nel 2003 aveva vinto il suo primo Wimbledon, aspettando forse anche troppo. Barlumi di divinità venivano fuori da quella racchetta, una aurea divina a circondarlo in ogni movenza. Il libro del talento degli immortali aveva un capitolo dal nome nuovo dopo quelli di McEnroe, Becker, Edberg e soprattutto di Sampras.

Questo era della stessa materia di questi altri, il tempo ci avrebbe detto di una più duratura. Roger Federer avrebbe vinto dal 2004 al 2008 tutte le edizioni degli US Open finendo a 5 come Connors e Sampras, uno in meno di Serena Williams e Chris Evert, tutti tennisti che, bizzarro caso, hanno vinto con una “W” stampata sull’ovale. Non sta per “Winner”,che potrebbe anche starci, ma è il logo della marca di racchette con cui questi hanno giocato. L’occhio lungo del Signor “W”.

L’US Open in questi ultimi anni ha visto le vittorie non ripetute di DelPotro e il suo diritto, di Wawrinka e il suo rovescio, di Cilic e il suo coach, interruzioni del dominio consecutivo dei FabFour, poiché Djokovic e Nadal con tre e Murray una, figurarsi se si astenevano dal vincerne qualcuna. Dal 2015, in campo femminile, ogni anno a vincere è una diversa.

Puglia terra assemblata, terra di due mari, di dialetti meridionali nella sua parte Centro Nord e di dialetti meridionali estremi in quella Sud. Puglia un po’ Campania, un po’ Molise, Puglia terra di Bari, Puglia Salento. La Puglia dei trulli e del Barocco, delle torri normanne e dei castelli svevi. Puglia terra di vini e differenziazioni culinarie.
Roberta Vinci e Flavia Pennetta, si conoscono da bambine. Di Taranto, dall’italiano declinato con inflessione palermitana, la prima, di Brindisi, dall’italiano infarcito di intonazione spagnola, la seconda.
Roberta e Flavia fanno parte della gruppo che ha portato l’Italia a vincere 4 Fed Cup ,ma nessuno avrebbe immaginato che un giorno di vederle contro in una finale Slam. Giocatrici in controtendenza alla  tipicità della scuola italica, si esprimono meglio sul duro, per velocità e pulizia dei colpi Pennetta, per il tennis classico e ottima manualità a rete, Vinci. L’approdo in finale di Flavia è più lineare, anche perché lei ha già dato dimostrazione che sul cemento vale le prime del mondo. Roberta è più una sorpresa.

In semifinale fa il botto e batte Serena Williams alla ricerca del Grande Slam. Serena è la giocatrice moderna assieme a Chris Evert ad aver vinto più US Open, ma anche quella ad aver vinto più Slam di tutte, Margaret Court esclusa. Il suo tennis ha una fisicità che non consente alle sue avversarie di starle dietro, Roberta è piccolina, ha colpi leggeri, non ha vincenti, ma ha mano e quel giorno si sveglia cattiva ed usa anche carattere e testa.
Fa come Ulisse con Polifemo, gioca d’astuzia irridendo il gigante, tra attacchi in controtempo, variazioni e soprattutto una serie di rovescini slice, in campo femminile  un luogo della memoria.Williams attonita e imbufalita è sconfitta, Vinci vince e va in finale contro la sua amica Pennetta.

Dall’inizio del match si intuisce subito che Roberta è scarica. Flavia fa il suo dovere e tiene il suo standard,vince in controllo e annuncia a fine match il ritiro a fine stagione. La carriera di Roberta anche grossomodo finisce là con qualche acuto inizio stagione 2016 che sa di commiato. La finale US Open femminile del 2015 ha segnato il momento più alto e la fine di una generazione vincente di tenniste italiane.

Gli US Open sono, in ordine cronologico il quarto ed ultimo Slam dell’anno. Come gli altri, hanno il merito di avere una forte caratterizzazione del Paese e la città che li ospita. Flushing Meadows è Stati Uniti e lo si percepisce anche da una semplice immagine TV. Non ha il fascino eterno di chi sa e rivendica l’aver dato inizio alla Storia che ha Wimbledon, né quello futurista di Flinders Park o quello da romantica imbalsamata vecchia Europa del Roland Garros. Flushing Meadows è il pragmatismo americano, esce in ciabatte senza trucco se fa caldo e si copre con le prime cose che trova se fa freddo. Nessuna licenza a barocchismi o sovrastrutture. Non si diventa gli Stati Uniti d’America altrimenti.

“Gli Us Open sono un grande evento per NYC. Il sindaco Dinkins non c’è più – quel Dinkins che faceva deviare le rotte di atterraggio all’aeroporto La Guardia apposta per gli Open – ma anche sotto Rudy Giuliani, per due settimane una città che di norma non darebbe un soldo bucato per uno sport aristocraticamente privo di contatto fisico come il tennis mostra una grande partecipazione“ (David Foster Wallace)

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Russia 2: Veronika Kudermetova

Il lungo percorso compiuto prima della affermazione ad alti livelli della attuale numero 2 di Russia Kudermetova, recente finalista del torneo di Abu Dhabi

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Veronika Kudermetova - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

In attesa che il Tour superi la tormentata quarantena australiana e torni a offrire tennis giocato, continuiamo l’analisi delle giocatrici impegnate nel primo torneo dell’anno, il WTA500 di Abu Dhabi. Dopo l’articolo di martedì scorso dedicato a Ekaterina Alexandrova, proseguo con la linea russa: è il momento di Veronika Kudermetova. Per Kudermetova quella negli Emirati è stata una settimana molto positiva, dato che per la prima volta in carriera è riuscita a raggiungere la finale di un WTA500 (nuova definizione dei Premier che assegnano 470 punti alla vincitrice).

Durante il torneo Kudermetova ha sconfitto Kontaveit, Turati, Badosa, Svitolina, Kostyuk, e ha perso soltanto da Aryna Sabalenka (che tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 vanta una striscia vincente aperta di 15 match). A conferma dell’ottimo momento di Veronika c’è il best ranking raggiunto proprio questa settimana (numero 36) e il primato nazionale mancato di poco: sarebbe diventata numero 1 di Russia (superando Alexandrova) se avesse vinto la finale.

Va sottolineato però che tutti i discorsi sul ranking sono “ingessati” dalle regole introdotte con la pandemia, regole che tendono a mantenere lo status quo, e di fatto sfavoriscono le tenniste in crescita come Kudermetova. Se per esempio nel 2020 si fossero conteggiati solo i risultati ottenuti in quell’anno solare, Veronika avrebbe concluso la stagione al numero 29 invece che al 46. Tenendo poi conto della finale raggiunta negli Emirati Arabi mercoledì scorso, staremmo parlando di una giocatrice senza dubbio dentro le prime 30 del mondo.

Potrebbe sembrare insensato continuare a riferirsi a un ranking virtuale, calcolato secondo i metodi precedenti, ma credo aiuti a individuare le giocatrici che stanno facendo meglio, pur nelle mille difficoltà che il periodo propone. Sappiamo infatti che si sta giocando meno del solito e questo rende più difficile la costruzione di quei momenti positivi che, grazie a condizioni di forma e di entusiasmo sopra la media, si traducono in significativi salti di qualità.

Per quanto riguarda Kudermetova, ci sono almeno due aspetti della sua carriera che, a mio avviso, la rendono particolarmente interessante: le difficoltà affrontate per finanziare la propria formazione nel periodo da teenager, e il confronto con le coetanee nate nel 1997, visto che che per il tennis femminile quella del 1997 è considerata una annata speciale. Veronika infatti è nata nello stesso anno di giocatrici di successo e precocissime come Bencic, Ostapeniko, Osaka, oltre che Konjuh (purtroppo fermata dagli infortuni) e Kasatkina, sua “gemella” russa con la quale ha condiviso i primi anni di carriera da junior. Cominciamo proprio da quegli anni.

a pagina 2: I primi anni di Veronika Kudermetova

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Flash

WTA Ranking: best ranking per Sabalenka, è numero 7. La classifica si ‘scongela’

Inarrestabile Aryna Sabalenka: vince il terzo torneo di fila e sale fino al n.7. Best ranking anche per Veronika Kudermetova. Se niente cambia, l’Australian Open 2021 sostituirà i punti del 2020

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Ritorniamo al consueto appuntamento con la classifica femminile. Dopo la vittoria ad Abu Dhabi, che segue i due trionfi di Ostrava e di Linz a fine 2020, Aryna Sabalenka si issa fino alla posizione n.7. Un risultato di tutto rispetto per la quasi ventitreenne bielorussa, che rappresenta anche la sua miglior posizione di sempre raggiunta.

Potrà migliorare ulteriormente? Le possibilità ci sono. Sembra infatti che la WTA non seguirà il criterio del “Best of 2020/2021” fino al prossimo marzo, ovvero lasciare alle giocatrici la possibilità di conservare il miglior risultato delle ultime due edizioni dei tornei disputati, come intende invece fare l’ATP fino alla metà di marzo.

Sul sito ufficiale della WTA, nella sezione dedicata al ranking, si può infatti leggere “Tour-level points added in 2020 will drop after the event is scheduled to be played again in 2021 or after 52 weeks, whichever is earlier”. Questo dovrebbe stare a significare (a meno di comunicazioni dell’ultimo momento) che già dai prossimi tornei (Autralian Open in primis) i punti dei tornei disputati sia nel 2020 che nel 2021 – fa dunque eccezione Abu Dhabi, che è un torneo nuovo – saranno sostituiti con i nuovi o semplicemente scadranno, e non è prevista alcuna “rete di salvataggio” per chi, per ragioni che tutti conosciamo, non potesse (o dovesse rinunciare a) partecipare a un torneo.

 

LA CLASSIFICA

Ritocca il best ranking anche Veronika Kudermetova, che guadagna dieci posizioni dopo la finale a Abu Dhabi persa proprio contro Sabalenka. La giovane russa sale fino al n.36. Il precedente best ranking era il n.38. L’ultimo movimento degno di nota in top 100 e quello di Marta Kostyuk che risale di 21 posizioni fino al n.78 dopo la semifinale negli Emirati.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Tornei Punti
1 0 Ashleigh Barty 17 8717
2 0 Simona Halep 17 7255
3 0 Naomi Osaka 16 5780
4 0 Sofia Kenin 26 5760
5 0 Elina Svitolina 27 5260
6 0 Karolína Plíšková 22 5205
7 3 Aryna Sabalenka 28 4580
8 -1 Bianca Andreescu 10 4555
9 -1 Petra Kvitová 16 4516
10 -1 Kiki Bertens 26 4505
11 0 Serena Williams 13 4080
12 0 Belinda Bencic 25 4010
13 0 Victoria Azarenka 18 3426
14 0 Johanna Konta 18 3152
15 0 Garbiñe Muguruza 18 3070
16 0 Madison Keys 16 2962
17 0 Iga Świątek 16 2960
18 0 Petra Martić 24 2850
19 0 Elena Rybakina 30 2718
20 0 Elise Mertens 30 2650
21 0 Markéta Vondroušová 18 2538
22 0 Maria Sakkari 28 2490
23 0 Anett Kontaveit 22 2330
24 0 Jennifer Brady 26 2320
25 0 Angelique Kerber 21 2271
26 0 Alison Riske 23 2256
27 0 Karolína Muchová 19 2065
28 0 Yulia Putintseva 27 2015
29 0 Dayana Yastremska 27 1925
30 1 Ons Jabeur 24 1908
31 -1 Amanda Anisimova 21 1905
32 0 Donna Vekić 27 1880
33 0 Ekaterina Alexandrova 31 1775
34 0 Qiang Wang 24 1735
35 0 Shuai Zhang 27 1693
36 10 Veronika Kudermetova 32 1680
37 -1 Svetlana Kuznetsova 18 1631
38 -1 Barbora Strýcová 22 1630
39 -1 Anastasia Pavlyuchenkova 24 1630
40 -1 Sloane Stephens 22 1573
41 -1 Magda Linette 30 1573
42 -1 Saisai Zheng 24 1510
43 -1 Fiona Ferro 26 1497
44 -1 Caroline Garcia 28 1495
45 -1 Jeļena Ostapenko 26 1485
46 -1 Danielle Collins 20 1475
47 0 Nadia Podoroska 31 1407
48 0 Cori Gauff 16 1394
49 0 Polona Hercog 27 1335
50 0 Kristina Mladenovic 30 1335

CASA ITALIA

Per quanto riguarda i nostri colori, non cambia di molto la classifica delle prime atlete nel ranking mondiale. Continuiamo ad avere tre presenze in top 100 ma in posizioni basse, bassissime. Camila Giorgi resta al n.76, Trevisan e Paolini perdono una posizione e si ritrovano in 86° e 97° piazza. Guardando più giù, sono degni di nota i balzi di Stefanini (+38, n.356) Bianca Turati (+41, n.277), che ad Abu Dhabi ha vinto il suo primo match nel circuito maggiore.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Tornei Punti
76 0 Camila Giorgi 25 958
86 -1 Martina Trevisan 28 879
97 -1 Jasmine Paolini 33 785
131 0 Sara Errani 31 584
132 0 Elisabetta Cocciaretto 23 583
167 0 Giulia Gatto-Monticone 27 432
189 0 Martina Di Giuseppe 30 354
277 41 Bianca Turati 16 234
292 2 Jessica Pieri 29 217
297 8 Martina Caregaro 20 207
311 -1 Stefania Rubini 24 186
320 0 Federica Di Sarra 20 176
341 0 Lucia Bronzetti 27 156
356 38 Lucrezia Stefanini 26 142
369 -1 Cristiana Ferrando 23 136
417 0 Deborah Chiesa 20 112
441 -1 Camilla Scala 14 100
443 -1 Camilla Rosatello 18 99
472 -1 Gaia Sanesi 16 91
478 -1 Angelica Moratelli 23 89

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Australian Open

Australian Open: le richieste di Djokovic a Craig Tiley in favore dei giocatori in quarantena

Il N.1 al mondo avrebbe scritto al CEO di Tennis Australia per perorare la causa dei colleghi costretti a stare chiusi in camera

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

72 tennisti giunti a Melbourne con voli su cui viaggiavano passeggeri trovati positivi al Covid devono osservare la quarantena per due settimane, senza la possibilità di allenarsi o di interagire con il loro team o con il coach. Ciò ha causato non poco malcontento da parte degli atleti, senza contare le difficoltà che fin da ora devono affrontare la federazione australiana e il comitato organizzativo del torneo.

Per poter permettere loro di svolgere almeno una parte degli allenamenti e della preparazione, Novak Djokovic (che invece si trova ad Adelaide insieme a Nadal, Thiem e Serena Williams, fra gli altri) avrebbe inoltrato alcune richieste a Craig Tiley, CEO di Tennis Australia. I Top 3 stanno trascorrendo la loro quarantena ad Adelaide, come detto, ma beneficiano comunque di qualche libertà in più rispetto ai colleghi in isolamento a Melbourne. Ecco le richieste de n. 1 del mondo:

  • La possibilità di avere a disposizione materiale per il fitness e l’allenamento nelle stanze d’albergo;
  • Un’alimentazione accettabile, del livello del torneo;
  • Ridurre i giorni di isolamento per i 47 tennisti coinvolti (ora sono diventati 72) con la possibilità di un maggior numero di test anti-covid e dopo che tutti siano risultati negativi;
  • Il permesso di poter incontrare con il proprio coach o preparatore atletico dal momento che tutti si sono sottoposti al test PCR.
  • Qualora tale proposta venisse accettata, Djokovic richiede la possibilità che l’atleta e il proprio coach possano soggiornare nello stesso piano dell’hotel.
  • Novak propone inoltre che venga messo a disposizione degli atleti il maggior numero possibile di case private con un campo da tennis.
Si ringrazia Fernando Murciego, di Puntodebreak, per la notizia

In precedenza, Tiley era intervenuto sul canale 9news Melbourne per delucidare la situazione:

Sapevamo che ci sarebbe stato un rischio significativo. Tutti prima di arrivare in Australia dovevano mostrare un test negativo, 72 ore prima della partenza. Arrivati in Australia, una volta in isolamento, avrebbero dovuto sottoporsi a un altro test. Sapevamo che esisteva un rischio di contagio in questa finestra temporale; due persone sono risultate positive e il Chief Health Officer ha deciso che tutti i passeggeri del volo fossero da ritenersi contatti stretti. La decisione spetta al dipartimento di sanità e non sai mai quale sarà prima che il fatto avvenga. Avevamo 17 voli provenienti da 7 città differenti e ci siamo assicurati che i voli non superassero la capienza del 25% in modo da proteggere il più possibile la sicurezza dei passeggeri“.

Tiley ha spiegato che farà il possibile per consentire condizioni eque anche per chi non può allenarsi al di fuori della stanza (con equipaggiamenti in camera). Ha confermato inoltre che non c’è nessuna possibilità che il torneo venga rinviato. Già l’averlo programmato l’8 febbraio rispondeva all’esigenza di consentire a eventuali positivi di avere il tempo per negativizzarsi. Un ulteriore dimostrazione di intransigenza è arrivata dal governo australiano, che ha respinto tutte le richieste avanzate dai giocatori per il tramite di Djokovic.

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