Nessun sorpasso, Fognini n. 1 (Azzolini). Molestie alla raccattapalle durante la partita, sospeso arbitro di tennis (Buleri). Stan Smith: «In campo ho vinto tanto, ora mi credono una scarpa» (Cocchi)

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Nessun sorpasso, Fognini n. 1 (Azzolini). Molestie alla raccattapalle durante la partita, sospeso arbitro di tennis (Buleri). Stan Smith: «In campo ho vinto tanto, ora mi credono una scarpa» (Cocchi)

La rassegna stampa di mercoledì 2 ottobre 2019

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Corsa azzurra. Fognini avanza, stop Berrettini (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il primo round è di Fognini. Nella lotta tricolore per il numero uno d’Italia e un posto al Masters di fine anno, il combined event di Pechino premia Fabio. Superato virtualmente da Berrettini alla vigilia del torneo, il ligure difende il numero 12 del ranking (doveva fare meglio di Matteo) battendo Kukushkin, mentre l’allievo di Santopadre si arrende al redivivo Murray. Fognini, semifinalista l’anno scorso, soffre e alla fine si impone in una partita «sporca» contro il kazako 60 del mondo, allontanando la minaccia di un’eliminazione precoce quando risale da 3-5 nel terzo set e poi non perde la testa nel tie break decisivo, dominato fino al 6-1 prima di ingarbugliarsi con due falli di piede preludio al 6-6 per poi chiuderlo 8-6 al sesto match point (6-4 4-6 7-6). Ora trova Rublev. Sciupa invece troppe occasioni Berrettini contro Murray: Matteo va a due punti dal parziale nel primo set (5-3 15-30), ma da lì concede 13 punti (a 2). In generale metterà poche prime (55%), commetterà troppi errori e soprattutto continuerà a litigare con i tie break (7-6 7-6 il punteggio): ora sono cinque di fila quelli persi. Tra le donne, avanti facilmente Barty e Osaka. A Tokyo buon rientro per Djokovic, che dimentica i problemi alla spalla sinistra e liquida 6-4 6-2 l’australiano Popyrin in 89 minuti, indicando quanto sarà difficile la strada di Nadal per provare a sottrargli il numero uno a fine anno.

Nessun sorpasso, Fognini n. 1 (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Nella sfida per la supremazia nel tennis italiano, si sono giocati due match in quel di Pechino quasi in contemporanea. Il verdetto finale ha puntato dritto al mantenimento dello status quo ante, dunque niente è cambiato, il numero uno italiano resta il tennista che ne detiene le insegne dal 2017 (e con qualche pausa da un intero lustro), mentre il rivale è bene che pensi a far ripartire in fretta la sua poderosa macchina, apparsa un po’ affaticata. Fognini e Berrettini, uno avanti e l’altro un passo indietro, riedizione anni Duemila del Panatta-Barazzutti di quarant’anni fa, salvo capire chi dei due si senta Panatta e chi Barazzutti. Qualche indizio lo fornisce Fabio, che dal 2020 avrà al suo fianco il solo Barazza, essendosi già congedato “con amicizia e stima” da quel Franco Davin che con altrettanta amicizia e stima ha twittato ricordandogli come lui, a quella sospirata Top Ten, l’abbia alfine condotto. Più vaghe, invece, le convinzioni attuali di Berrettini, cui – è nostra impressione – urge ritrovare i giusti consigli che gli vengono dal suo team, al momento in vacanza. Ieri contro Murray ha sprecato occasioni andando in confusione sul più bello, ha condotto 5-3 15-30 il primo e si è ritrovato al tie break, nel quale Andy (in grandissima e impensabile ripresa) gli ha infilato una sfilza di punti consecutivi, 13-2 addirittura, approfittando dell’andamento soporifero dei servizi dell’italiano. Più combattuto, ma non meno privo di errori il secondo tie break: Matteo ha saputo compiere due belle rimonte e ha avuto una palla per il terzo set, ma si è incaponito con le smorzate scordando che giocatori come Murray, una o due te le lasciano fare, le altre le riprendono e traducono in punti. Fognini invece combatte con i soliti problemi alla caviglia, ma lotta fino al terzo con Kukushkin, che è un ottimo giocatore ma non un fulmine. Match ripreso per i capelli (3-5 nel terzo, con il kazako alla battuta), ma alla fine vinto ed è quello che conta. Bastava una vittoria in più a Fognini per tenere dietro Matteo, ed è arrivata subito. Ora c’è Rublev, pericoloso e in ottima forma.

Molestie alla ragazzina, arbitro sospeso (Corriere fiorentino)

Lui è uno dei più quotati arbitri di tennis internazionali. Lei una ragazza di 17 anni che fa la raccattapalle durante un torneo. Una telecamera riprende Gianluca Moscarella mentre rivolge apprezzamenti molesti e insistenti: «Sei fantastica, sei molto sexy». E successo al circolo del tennis 1898 alle Cascine, come riporta il Tirreno, durante un match della Firenze Tennis Cup il 26 settembre scorso. Le immagini dopo qualche giorno finiscono su You Tube e il giudice di gara finisce sotto inchiesta e viene sospeso. Il video documenta un’altra irregolarità commessa nel match tra il portoghese Pedro Sousa e l’italiano Enrico Dalla Valle. Quando l’italiano è uscito per un “toilet break”, Moscarella prende Sousa da una parte e si cimenta in una specie di «coaching», parteggiando palesemente per lui e incitandolo a vincere. «Forza e coraggio Pedro, forza e coraggio — le frasi registrate dal microfono — Caro Pedro, forza, stai concentrato. Due minuti e finisci, stai concentrato. Non mi rompere, stai buono, io guardo le palline, tu pensa a giocare, non ti preoccupare. Forza, è molto caldo, stai concentrato per favore: sono vecchio e sono in campo sotto il sole. Te mato, te mato. Stai concentrato: sono partite da 6-1 6-1, fesso. 45 palle break hai avuto. Sì, lo sai, lo sai cosa hai fatto… Spingi la palla». Un atteggiamento contrario all’etica sportiva e al ruolo «terzo» di un giudice. Così, proprio rivedendo le immagini e ascoltando bene l’audio per indagare il caso di coaching a favore di Sousa, sono emersi a sorpresa gli apprezzamenti alla studentessa durante lo svolgimento della partita. La ragazza è intimidita da quelle parole ma prova a dire qualcosa mentre indica il campo. «Composta» dice lui. Poi la telecamera inquadra la ragazza che corre a recuperare la palla dall’altra parte del campo e quando ritorno Muscarella riprende: «Tutto a posto? Stai bene? Fa caldo?». Lei risponde: «Caldissimo». «Molto caldo? — chiede l’arbitro — sei calda? Fisicamente o emotivamente? Tutte e due, non gliela fai più eh…». Si scoprirà poi, quando il video fa il giro del web, che la ragazza non ha raccontato niente al genitori. Lei, con altri compagni, era al torneo per un progetto di alternanza scuola-lavoro. «Quando abbiamo sentito queste frasi poco dignitose abbiamo subito segnalato la cosa al supervisor del torneo e siamo andati dal preside della scuola» spiega il direttore del torneo Giovannardi. La prima preoccupazione della dirigenza del circolo è stata tutelare la studentessa. Il liceo ha così informato i genitori che ora dovranno decidere se denunciare Moscarella per molestie.

Molestie alla raccattapalle durante la partita, sospeso arbitro di tennis (Andrea Buleri, La Repubblica – Firenze)

«Sei fantastica, sei molto sexy». Parole buttate lì come un complimento, ma che per la ragazza, minorenne, erano pesanti come macigni. Apprezzamenti seguiti da una domanda altrettanto allusiva: «Sei calda? Ma emotivamente o fisicamente?». Il dialogo, avvenuto giovedì nello storico circolo del tennis Firenze 1898 delle Cascine, è durato in tutto meno di un minuto, durante le pause di un match della Firenze Tennis Cup. Ma le attenzioni non richieste sono proseguite durante tutta la partita. A parlare è Gianluca Moscarella, giudice di sedia nella gara tra Pedro Sousa ed Enrico Della Valle, tra gli arbitri italiani più stimati a livello internazionale. Destinataria delle lusinghe una ragazza di 17 anni, a bordo campo nel ruolo di raccattapalle. «Sei fantastica», le dice l’uomo. La ragazza balbetta un «grazie», imbarazzata. Lui rilancia: «Sei molto sexy», le sussurra con voce strascicata. Parole che si possono sentire chiaramente in un video che ieri ha cominciato a girare sul web: l’incontro, come sempre avviene durante i match importanti, era registrato da una telecamera collegata a un microfono. Alcuni minuti più tardi l’arbitro torna a importunare la ragazzina: «Stai bene? Fa caldo?». «Caldissimo», risponde lei a bassa voce. «Sei calda? – rincara la dose l’uomo – Fisicamente o emotivamente? Tutte e due eh, non ce la fai più». Giovedì stesso, quando gli altri tecnici di gara hanno guardato la registrazione dell’incontro di tennis, Moscarella è stato sospeso: a deciderlo l’Atp, che ha aperto un’inchiesta interna sull’accaduto. Ma inizialmente la sospensione è arrivata per un altro motivo. Durante un “toilet break” dopo il primo set, il giudice di gara si avvicina a uno dei due campioni, Sousa, e comincia a incitarlo. «Caro Pedro, forza – gli dice in un misto di italiano e spagnolo – Stai concentrato, c…. Due minuti e finisci. Io guardo la palla e tu giochi. Fa caldissimo oggi, allora gioca concentrato per favore. Sono vecchio e sto in campo da due ore. Ti ammazzo, ti ammazzo». Solo in un secondo momento, riascoltando la registrazione per valutare eventuali conseguenze disciplinari per l’arbitro, sarebbero emersi anche gli apprezzamenti rivolti alla minorenne. «È stato dato incarico di trascrivere e tradurre tutto ciò che viene detto durante la partita – spiega Giorgio Giovannardi, presidente dello storico circolo fiorentino – In due o tre momenti si sentono frasi di questo tipo indirizzate alla ragazza. Adesso l’Atp valuterà se prendere ulteriori provvediementi». […] Secondo quanto si apprende, la famiglia della giovane starebbe ancora valutando se presentare querela contro Moscarella. Intanto sul caso è arrivata una nota ufficiale dell’associazione tennisti. «Siamo al corrente di una serie di episodi che hanno coinvolto l’arbitro di sedia Gianluca Moscarella – si spiega È stato immediatamente allontanato ed è iniziata un’inchiesta completa. Nel frattempo è stata disposta la sospensione dai suoi doveri di arbitro sotto contratto con l’Atp».

Stan Smith: «In campo ho vinto tanto, ora mi credono una scarpa» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Provate a cercare Stan Smith su Google. Vi usciranno 365 milioni di risultati. Tutti relativi alle scarpe che portano il suo nome. Solo nella seconda pagina di risultati arriva Wikipedia a svelare ai non appassionati di sport, e ai giovanissimi, che Stan Smith è stato un grande tennista. Uno che ha fatto la storia, ha vinto Wimbledon e lo Us Open, numero 1 nel 1972 e numero tre della prima classifica al computer, nel 1973. Ma il suo nome e la sua faccia restano e resteranno eterni, impressi su quelle Adidas che lui usava per giocare e che sono diventate il modello di sneakers più visto, usato e imitato al mondo. Ora Stan Smith è presidente dell’International Tennis Hall of Fame, che premia e riunisce tutti i più grandi campioni del passato.

Mister Smith, il tennis è cambiato da quando giocava lei. Ha nostalgia di quel tempo?

Ogni momento, ogni epoca ha i suoi campioni. E sono fortunato a essere un osservatore privilegiato, prima in campo poi fuori. Il tennis moderno è fatto da grandi atleti, che colpiscono forte, i materiali di oggi hanno cambiato il gioco, ma ci sono tennisti straordinari, basti guardare Federer, Nadal, Djokovic. Roger è il mio preferito di sempre. Il problema alla schiena che ha avuto a New York non era nulla di grave per fortuna e credo che potrà continuare ancora a lungo. E’ molto bravo a gestirsi, si prende estremamente cura del suo corpo, del calendario, andrà avanti e vincerà ancora perché ama moltissimo questo sport.

E tra i giovani chi pensa potra ritagliarsi un posto nella storia di questo sport?

Direi Bianca Andreescu. Ha soltanto 19 anni e ha compiuto una grande impresa, se gli infortuni non la fermeranno vincerà abbastanza da entrare nella Hall of Fame. E poi mi piace moltissimo Amanda Anisimova, un’altra giovanissima di talento. Poi Shapovalov, Aliassime e anche il vostro Berrettini. L’ho seguito in diversi tornei proprio perché i suoi buoni risultati mi hanno incuriosito. Mi ha impressionato a New York. Ho apprezzato la sua tenuta mentale nei momenti cruciali delle partite e credo abbia il dritto più potente e interessante del circuito. Serve anche abbastanza bene e si muove piuttosto rapidamente. Credo potrà stupire ancora.

Lei che ha vinto Wimbledon e conosce quelle emozioni, come ha vissuto la finale tra Federer e Djokovic?

Ero nel Royal Box, ero lì, proprio sulla linea, quando Roger ha servito per il match point. Avrebbe potuto segnare l’ace che lo consegnava alla storia, ma non è andata così. Lo sport sa essere crudele a volte, ma questa partita la ricorderò come una delle mie preferite di sempre.

Se a un teenager chiediamo chi è Stan Smith, c’è la buona possibilità che risponda «un designer di scarpe». Le dà fastidio o la rende orgoglioso?

Lo trovo molto divertente. Ed è anche curioso che in giro per il mondo alcuni mi conoscano per le sneaker e altri per la carriera tennistica, dipende molto dall’età. Per avermi visto giocare bisogna avere più di 40 anni, quindi è ovvio che i ragazzini pensino che di lavoro faccia le Adidas. Per me è comunque un onore essere riconosciuto per quello che ho fatto: con la racchetta o senza. Ho vissuto molti episodi curiosi a questo proposito: una volta ero nel Royal Box di Wimbledon, e accanto a me avevo l’attore Hugh Grant. A un certo punto si gira e mi fa: “Scusi se la disturbo, Mr. Smith, ma lo sa che quando ho dato il mio primo bacio avevo le sue scarpe?”. Lo trovo gradevole, alla fine è bello far parte in qualche modo della vita delle persone.

Are you hot, umpire asks `sexy’ ball girl (Tom Kingtone, The Times)

An Italian tennis umpire has been suspended after telling a ball girl that she was “very sexy” during a match in which he also urged a player to win quickly because he was feeling hot. Gianluca Moscarella, 46, a wellrespected international umpire, was overheard by a court microphone addressing the ball girl during a second tier men’s tournament in Florence last week. “You are fantastic,” he appeared to tell the girl, who is 16, according to Italian media. Adding that he considered her “very sexy”, Mr Moscarella told her: “It is hot. Are you hot? Physically or emotionally? Both?” The incident occurred during a Challenger Tour match played out on a hot day between Pedro Sousa and Enrico Dalla Valle last month. Mr Moscarella also berated Sousa during a break, while Dalla Valle was absent from the court, for not defeating his opponent sooner, and encouraged him to kill off the game. Sousa went on to win the second round match 7-5, 4-6, 6-4. Incidents of sexism are not unknown in Italian sports, including football. In 2015 Felice Belloli, then head of the Italian amateur football association, prompted an outcry when he reportedly dismissed Italy’s 11,000 female footballers as “four lesbians”.

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Berrettini vince e “punta” Djokovic ai quarti (Scanagatta). Robe da Matteo (Cocchi). Matteo da battimani (Mastroluca). Quando la palla è un problema (Azzolini). I campioni come Serena si caricano sotto stress (Mouratoglou)

La rassegna stampa di mercoledì 30 settembre 2020

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Berrettini vince e “punta” Djokovic ai quarti (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

La pioggia e il maltempo imperversano su Parigi quasi quanto il Covid – 16.000 contagi in un giorno ultimamente – ma di sicuro il tennis italiano non sembra risentirne. Anzi, il cielo sarà grigio plumbeo, ma al Roland Garros non è mai apparso così azzurro. Matteo Berrettini, favorito n.7 del torneo, ha dominato (63 61 63) il canadese Pospisil, n.76 ATP, e giocherà da favorito sia contro il sudafricano Harris che poi – eventualmente – con il vincente di Struff-Altmaier, nonché in ottavi contro chi emergerà dal trio Bautista Agut, Pella, Carreno Busta. Insomma il traguardo dei quarti, per uno scontro forse letale con Djokovic, facile vincitore ieri (60 62 63) dello svedese di colore Ymer, non appare per nulla improbabile. Ha perso ieri un match interrotto per pioggia due volte e giocato sotto le insistenti goccioline un Mager (n.88 Atp) insolitamente nervoso con il serbo Lajovic, n.24. Ma gli azzurri al secondo turno sono 6 e aggiunti alle 3 ragazze è un record. Il mondo del tennis si chiede il perché di questa invasione azzurra sempre più costante sia nei top 100 (otto) sia negli Slam – qui la pattuglia azzurra era di 14 “soldatini”, 10 uomini e 4 donne – e le risposte ormai più volte ricordate sono legate all’apporto dei team privati, non più in conflitto con la federtennis, e alla seria fedeltà decennale dei giovani tennisti ai loro coach, Berrettini con Santopadre, Sinner con Piatti, Sonego con Arbino, etcetera. E poi alla proliferazione dei challenger in Italia. Aiutano a viaggiare di meno, a fare punti e classifica in casa. Costano di meno. Oltre a Berrettini hanno grandi chances di fare strada soprattutto Sinner, superfavorito oggi con il qualificato francese Bonzi e successivamente anche con Paire o Coria per arrivare agli ottavi contro Zverev. Cecchinato gioca un match alla pari con l’argentino Londero, Sonego e Travaglia non sono chiusi contro – rispettivamente – il kazako “matto” Bublik e il “Giap” Nishikori che sui terreni pesanti potrebbe soffrire la sua insostenibiole leggerezza, nel fisico e nei colpi.

Robe da Matteo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

Matteo ama il silenzio, preferisce che sia il campo a parlare. Come ieri, quando ha strapazzato in tre set il canadese Vasek Pospisil, concedendogli appena 7 game e regalando all’Italia il primato di sei azzurri al 2° turno del Roland Garros, mai accaduto nell’Era Open. Il prossimo impegno sarà contro Lloyd Harris, battuto da Lorenzo Musetti pochi giorni fa. Il martello del romano picchia duro, pronto a sbriciolare i dubbi che lo accompagnano come un rumore di fondo dal nuovo inizio della stagione. Lo scorso anno a Parigi si era fermato al secondo turno contro Casper Ruud, lo stesso che lo ha dolorosamente castigato agli Internazionali.

Matteo, l’inizio migliore per cancellare un po’ quel rumore di fondo sugli ultimi risultati.

Non sarei sincero se dicessi che non ho sentito questo “rumore”. Lo avverto, un po’ naturalmente mi dispiace, ma l’unica cosa che posso fare e andare avanti sulla mia strada, che so essere quella giusta. Contro Pospisil mi sono sentito molto bene in campo, mi sono mosso bene, ho dato più peso ai colpi. Per ora non sento nessuna pressione. Sarebbe bello poter far capire a tutti che non è stato facile raggiungere gli ottavi a New York e i quarti a Roma. Ho lottato a ogni match, ho affrontato e superato momenti difficili. Non è che i risultati piovano dal nulla. […] Ora sono concentrato e sereno. Continuo ad avere un confronto costante con il mio mental coach Stefano Massari. Il tema è non farmi trascinare dalle aspettative altrui. Se lavoro e mi impegno per raggiungere un risultato è perché lo voglio io, perché così sono più felice, non di certo perché temo di deludere gli altri.

Quest’anno guidava un gruppo nutrito. Dieci italiani nel tabellone maschile. L’ultimo a essersi fatto notare è stato Lorenzo Musetti. Ottavi a Roma e primo Challenger conquistato. Come lo vede?

Lorenzo lo conosco abbastanza bene e mi piace molto. Ha un tennis bello da vedere, è umile, un grande lavoratore, molto focalizzato sul tennis. Condividiamo Umberto Rianna come tecnico e lui già da qualche tempo mi diceva che questo ragazzo ci farà divertire. Però bisogna lasciarlo crescere con calma e sbagliare. Jannik invece è certamente più avanti al momento, ma a quest’età è difficile stabilire quanto futuro possa avere un giocatore. Se quando avevo 18 o 19 anni avessero detto che sarei diventato un top 10 non penso che nessuno ci avrebbe creduto. Sinner sta migliorando in fretta, lo abbiamo visto anche qui a Parigi.

Che consiglio si sentirebbe di dare a queste nuove leve?

Di non avere fretta di bruciare le tappe. Di vivere ogni vittoria, sconfitta, viaggi, difficoltà e trarne un insegnamento. Da fuori sembra tutto facile, ma arrivare sul circuito maggiore può essere un piccolo shock. Quindi più esperienze vivi, più puoi crescere. […]

L’organizzazione a Parigi è diversa da quella di New York?

No è molto simile. Dobbiamo fare tamponi ogni due giorni e possiamo uscire soltanto per andare ad allenarci o a giocare. Può essere alienante. Mi accorgo di essere a Parigi perché se guardo dalla finestra dell’albergo la Tour Eiffel è così vicina che la posso toccare.

Come si è trovato con le condizioni del campo?

Tutto molto diverso da come siamo abituati di solito. Fa freddo, soprattutto se si arriva dai 35 gradi degli Internazionali a Roma. Il campo è lento e io non nego che prediligo le situazioni in cui la palla viaggia un po’ di più. Però tutti noi dobbiamo fare i conti con questa situazione, non è solo un problema mio.

Tra condizioni meteo e palline nuove si dice che Rafa non sia così favorito per il 13 titolo del Roland Garros.

Beh, non mettere tra i favoriti uno che ha vinto già 12 volte mi sembra un po’ azzardato. Alla prima uscita non è parso in difficoltà… È vero però che Djokovic sembra ritemprato dopo i fatti di New York, e arriva con un pieno di fiducia grazie alla vittoria di Roma. Ma non dimentichiamoci Thiem, la terra è il suo pane, e magari uno Slam tira l’altro.

Matteo da battimani (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Matteo Berrettini si muove come a casa sul Suzanne Lenglen, il secondo campo per importanza del Roland Garros.Il suo esordio in questa edizione fredda e piovosa, senza punti di riferimento, è solido, efficiente, sicuro. Berrettini lascia sette game, e appena sette punti con la seconda di servizio, al canadese Vasek Pospisil. Il 6-3 6-1 6-3 finale, in un’ora e 48 minuti di gioco, dà la misura di una partita mai davvero in discussione. «Non penso che lui abbia giocato male, io però ho servito e risposto bene, gli ho messo molta pressione. Mettevo più peso sulla palla e vedevo che faticava a vincere gli scambi» ha detto il numero 1 azzurro dopo il match. Rispetto alle condizioni abituali al Roland Garros, quest’anno le palline si appesantiscono più facilmente e rimbalzano più basse. In questo modo sono emerse con ancora maggiore evidenza le difficoltà sulla terra battuta di Pospisil. ll canadese ha giocato appena venti partire in carriera su questa superficie nel circuito maggiore, e ha perso tutte le ultime 19. Fin dall’inizio del match, i colpi potenti di Berrettini hanno messo in evidente difficoltà il canadese, più leggero da fondo. Mentre la pioggia inizia a cadere leggera rendendo il campo più scivoloso, Pospisil nel secondo set prova ad accorciare gli scambi e a scendere di più a rete. Ma la fretta non è una buona consigliera e dopo un’ora, per la gioia del capitano di Coppa Davis Corrado Barazzutti, è già avanti due set a zero. Nel terzo, Berrettini non spreca più energie del necessario. «Mi concentravo sui miei turni di battuta e aspettavo l’occasione per fare un break. Ero fiducioso, ma dovevo rimanere presente e concentrato perché tutto avrebbe potuto cambiare da un momento all’altro». […] Il suo Roland Garros proseguirà contro Lloyd Harris, sudafricano numero 90 del mondo che la settimana scorsa si è ritirato contro Lorenzo Musetti in semifinale al Challenger di Forlì. […]

Quando la palla è un problema (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non è un tennis per giovani, forse. Ma nemmeno per attempati tennisti che sul Tour ne hanno viste di tutti i colori. Non basta la vivacità dei venti anni e non è risolutiva l’esperienza di chi ha giocato in tutte le condizioni possibili. La prima edizione autunnale del Roland Garros ha le sue esigenze, e propone sfide ai limiti del tennis conosciuto. È un tennis per adulti, quello che si richiede a 128 rimasti in gara, 64 per parte, un tennis che va studiato e capito, rabbonito con molti accorgimenti particolari, ma sempre con le dovute buone maniere. In molti non l’hanno capito, o non ci stanno, e smoccolano come camalli quando in porto si presentano troppe navi insieme, tutte da scaricare. Ce l’hanno con le palle, quasi tutti. Il Roland Garros le ha cambiate e quelle che sono state scelte dopo i primi tre colpi diventano arruffate come gatti e ingrassano a vista d’occhio, fino a diventare obese. «Non vanno bene nemmeno per i nostri cani», la sentenza di Dan Evans, numero 34 del ranking e primo fra i britannici, in attesa che Murray si rifaccia vivo. «A Roma e Amburgo abbiamo giocato con altre palline, qui è tutto differente. Quel che è peggio è che non abbiamo avuto il tempo per abituarci». […] Anche Rafa Nadal va per le spicce. «Non è il solito Roland Garros, e sarà ancora più difficile arrivare fino in fondo. Il gioco è lento, troppo lento, le palle si spingono a fatica. Difficile dire se possono favorire qualcuno, la gran parte dei tennisti ormai gioca da fondo campo, ma colpendo con forza e sfruttando la velocità della palla. Con queste non ci si riesce. Cambiare non è stata una scelta opportuna, e non doveva essere fatta. Queste palle con cui giochiamo non sono adatte alla terra rossa, forse vanno bene per i terreni più rapidi, ma non su questa superficie». L’altro aspetto che poco funziona è che molto fa rabbia viene dalla scivolosità dei campi. «Quella mi preoccupa non poco», dice Berrettini, «io ho sempre avuto problemi alle caviglie. È una questione di grip… Nelle zone più umide il piede slitta sotto il peso del corpo. Il rischio di farsi male è serio».

I campioni come Serena si caricano sotto stress (Patrick Mouratoglou, La Gazzetta dello Sport)

Oggi Serena Williams torna in campo per il 2° turno contro la bielorussa Pironkova. All’esordio contro la connazionale Kristie Ahn ci sono stati due match in uno da parte della Williams, come si evince dal risultato 7-6 6-0. Un primo set molto combattuto, e un secondo nel quale si è distaccata dall’avversaria fin dai primi game. Dopo il match Serena ha ammesso di risentire molto dello stress di inizio partita, collegato al suo perfezionismo. Ha anche spiegato che mano a mano che la partita va avanti, riesce a sentirsi meglio e giocare il suo miglior tennis, e il risultato finale lo dimostra. È evidente che per tutti i giocatori, l’ansia di ritornare in campo in una competizione importante come Roland Garros, e la mancanza di partite giocate dopo tanti mesi di fermo, occupa un ruolo predominante che si ripercuote sulla qualità del gioco della maggior parte dei partecipanti allo Slam parigino. Sono convinto che molti degli spettatori stenteranno a credere che una giocatrice come Serena Williams, vincitrice di 39 tornei del Grande Slam, (considerando singolare, doppio e doppio misto), che non deve provare più nulla, possa ancora risentire dello stress da primo turno in un Torneo del Grande Slam come Parigi, ma è così. Serena ha bisogno di essere coinvolta al 100% tanto emotivamente quanto fisicamente e visto che il risultato finale è per lei importantissimo, di qualsiasi match si tratti, questo le genera ansia. Quest’ansia per lei è indispensabile e positiva. Mi spiego: per essere performante al massimo, Serena deve sentire questo stress, grazie al quale lei riesce a dare il massimo, a elevare il suo livello di gioco al limite. Durante una partita bisogna battere l’avversario, ma c’è una battaglia da vincere anche con se stessi, il tennis è uno sport individuale e tu sei solo davanti al rivale. Serena deve lottare e “addomesticare” il suo stress, trasformandolo in una forza positiva che la faccia sentire migliore tennisticamente e mentalmente.

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La maratona vincente di Giustino al Roland Garros (Scanagatta, Crivelli, Mastroluca, Azzolini). Errani, sorriso Slam dopo tre anni a secco. Fognini, altro crac? (Cocchi)

La rassegna stampa di martedì 29 settembre 2020

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Giustino, maratona vincente di 6 ore. Nadal ok (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Tradizione vuole che al Roland Garros i 128 singolari di primo turno dei due tabelloni, maschile e femminile, richiedano tre giorni e non due come in Australia e a Wimbledon. Così, prima che stamani alle 11 Matteo Berrettini (n.8 Atp) scenda sul Suzanne Lenglen contro il canadese Pospisil (n.76) e che Mager (n.88) sfidi poi il serbo Lajovic (24), non si può fare un bilancio completo per gli azzurri. Ma rispetto all’anno scorso, quando su 9 uomini e 2 donne, solo Berrettini, Fognini e Caruso superarono il primo turno, andiamo già molto meglio. La pattuglia azzurra vedeva già 8 dei nostri al secondo turno prima del match di oggi di Berrettini (Caruso invece ha perso in 4 set dall’argentino Pella). Intanto tre ragazze, Trevisan (n.159 Wta ed emersa dalle qualificazioni), Paolini (n.90 che ha battuto la spagnola Bolsova n.97 64 63) e Errani (n.134 vittoriosa 62 61 sulla campionessa olimpica di Rio Puig, n.98) sono approdate al secondo round. Anche se sarà dura andare avanti, per Trevisan e Paolini è una “prima” assoluta in uno Slam, mentre per Sara Errani si tratta di un gradito ritorno in questo torneo che la vide protagonista soprattutto nel 2012, quando perse soltanto in finale da Maria Sharapova e vinse il doppio con Roberta Vinci, arrampicandosi al quinto posto del ranking mondiale. Trevisan con Gauff, Paolini con Kvitova e Errani con Bertens non sono favorite, ma intanto sono lì. E sono lì anche già 5 azzurri: a Sinner, Cecchinato e Travaglia si sono aggiunti anche due maratoneti di casa nostra, il torinese Sonego (25 anni e n. 46) e il napoletano Giustino (29 anni e n.156). Il primo dopo una battaglia di 5 set (67 63 61 67 63) in 4 ore e 7 minuti con Emilio Gomez, ecuadoriano e figlio d’arte destrimane di quell’Andres mancino che trionfò al Roland Garros nel 1990 battendo a sorpresa Andre Agassi. Il secondo al termine del match più lungo del torneo contro il francese Moutet (n.70), 6 ore e 5 minuti, con un ultimo set interminabile, 18-16! Punteggio 06 76 76 26 e 18-16. E’ il match più lungo mai giocato da un italiano, il primato precedente apparteneva a Omar Camporese, che perse 14-12 al 5° con Becker all’Australian Open del ’91, in 5 ore e 11 minuti. Al Roland Garros un solo match è stato più lungo, Santoro-Clement del 2004 durato 6 ore e 33 minuti. Sonego troverà domani Bublik che ha sorpreso Monfils, Giustino invece Schwartzman. Rafa Nadal, che punta a vincere lo Slam n.20, ha vinto in 3 set con Gerasimov, e Serena Williams, che sogna lo Slam n.24 in 2 con la connazionale Ahn.

Nella storia in 6 ore (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

La notte di San Lorenzo. Una stella venuta dal nulla illumina la fredda serata parigina e scrive uno di quei romanzi bellissimi che resteranno per sempre tra gli scaffali magici dello sport. C’era una volta, le favole cominciano cosi. C’era una volta il mezzo scugnizzo Giustino, nato a Napoli ma cresciuto a Barcellona, che aveva tentato di qualificarsi al tabellone principale di uno Slam per 17 volte prima di riuscirci al Roland Garros autunnale (aveva giocato anche in Australia a gennaio, ma da lucky loser, perdendo subito da Raonic). Lorenzo, che a 29 anni non aveva ancora vinto un match Atp e solo una volta in carriera era riuscito a battere un top 100 e d’improvviso sceglie il modo più ardito, imprevedibile e affascinante per infilarsi da protagonista nella mappa del tennis dei grandi, piegando il mancino francese Moutet, 71 del mondo, dopo una maratona di sei ore e cinque minuti. Nessun italiano, nella storia, si era mai spinto così in là, visto che il record apparteneva a Camporese, vittima di Becker agli Australian Open 1991 in una battaglia di 5 ore e 11 minuti. Nello Slam parigino, invece, resta intonso il primato di Santoro (vittorioso) e Clement, che rimasero in campo 6 ore e 33 minuti nel 2004. Giustino spalma l’impresa che non t’aspetti su due giorni, perché il match era stato sospeso domenica alle dieci di sera causa pioggia e terreno scivoloso, con l’italiano avanti 4-3 e servizio nel terzo set. Alla ripresa, vinto il terzo set e perso il quarto, l’incrocio con Moutet diventa antologico. Il set decisivo, da solo, durerà tre ore esatte. Giustino non sfrutta un match point sull’8-7, ottiene altrettanti controbreak nelle due occasioni in cui l’avversario può servire per il match e al 34′ game può finalmente festeggiare il trionfo con i muscoli massacrati dal crampi: «A un certo punto ho deciso di tirare a tutto braccio e di stare con i piedi sulla riga di fondo per farlo correre e impedire che lui muovesse me, perché altrimenti sarei morto». E invece sopravviverà, provando immediatamente a recuperare energie immergendosi nel ghiaccio in vista di un secondo turno da brividi con Schwartzman: «Un grande giocatore – sorride Giustino — e io adesso sono vuoto. Vuoto ma felice. Proverò a fare il mio, intanto cercherò di ritemprarmi bevendo tanta acqua con il sale, assumendo carboidrati e proteine senza grassi e dormendo con le gambe in alto per la circolazione». Sul punto decisivo, steso sulla terra rossa, Lorenzo avrà indubbiamente benedetto il giorno in cui i genitori, in vacanza a Barcellona, decidono di rimanerci per dare un futuro migliore ai figli. Lui ha sette anni, si divide già tra sci e tennis, ma in Catalogna sceglie definitivamente la racchetta. Quando il grande Manolo Orantes, che frequenta lo stesso club, lo vede palleggiare, gli suggerisce di intensificare gli allenamenti e le soddisfazioni non tardano ad arrivare: a livello giovanile vince sia i campionati catalani sia quelli spagnoli, tanto che Luis Bruguera tenterà senza successo di naturalizzarlo. per farlo giocare con la Roja. Ma è con il figlio di Luis, Sergi, il due volte vincitore di Parigi, che Giustino completa il suo percorso, seppur frenato da problemi fisici ed economici. Del resto, all’Accademia applicano la filosofia che si attaglia perfettamente alla sua personalità da perfezionista: lavoro, lavoro e ancora lavoro. Da due anni, è seguito da coach Gianluca Carbone, che gli ha migliorato servizio e dritto e soprattutto gli ha infuso nuove convinzioni: «Mi ha fatto capire che si può crescere tecnicamente a qualsiasi età». […]

Le 6 ore da sogno del señor Giustino (Alessando Mastroluca, Corriere dello Sport)

Disteso e felice. Mentre l’azzurro della maglia si impasta con l’ocra della terra, Lorenzo Giustino assapora l’impresa la prima volta che non si può dimenticare. A 29 anni, ha festeggiato così la prima vittoria nel circuito maggiore. Ha impiegato sei ore e tre minuti, spalmati in due giorni, per battere Corentin Moutet, mancino francese con la passione per il pianoforte e le palle corte. Ha chiuso 0-6 7-6 7-6 2-6 18-16, il quinto set da solo è durato tre ore. L’ultimo dritto lungolinea, al terzo match-point, fa calare il sipario sulla seconda partita più lunga nella storia del Roland Garros. Durò mezz’ora in più la maratona record di Parigi, la vinse “il Mago” Fabrice Santoro nel 2004 contro Arnaud Clement. Anche allora, si giocò in due giorni. Domenica Moutet ha forzato la sospensione per pioggia sul 4-3 per l’azzurro nel terzo set. Alla ripresa, Giustino ha vinto il parziale al tie-break, poi ha perso nettamente il quarto set. Il quinto è un romanzo che combina voglia di non mollare e paura di vincere. Tre volte Moutet ha servito per il match (7-6, 14-13, 15-14), tre volte Giustino ha piazzato il break della speranza e la partita è diventata una maratona. Giustino la dura e la vince, pur con 25 punti in meno del francese (217 a 242). Ha completato meno colpi vincenti (57 contro 88), ha commesso più errori (96 a 88), ha ottenuto in percentuale meno punti al servizio sia con la prima, sia con la seconda. Eppure, è lui a festeggiare. Numero 157 del mondo, con un best ranking di 127 nell’agosto 2019 prima di un infortunio al braccio, Giustino ha firmato la seconda vittoria in carriera contro un Top 100. Al secondo turno sfiderà Diego Schwartzman, l’argentino numero 11 del mondo che a Roma ha battuto Rafa Nadal e Denis Shapovalov a 24 ore di distanza. […]

Giustino in tempo (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Un giorno di gloria, e di ordinaria follia. Quasi tutto trascorso sul campo. Sei ore e cinque minuti divisi in due giornate. Cominciate malissimo e poi trasformate in un gioiello di straordinaria lucentezza. La storia di Lorenzo Giustino è di quelle che nessuno conosce, ma sono cariche di buoni propositi e grondano pensieri stupendi. E non è vero che siano storie di retrovia, di quelle che valgano una sola giornata, e alla fine della stessa si dissolvano. Forse per noi o per altri, ma non per lui, che la sua giornata «più bella della vita» se l’è capata con tutto l’amore e l’affetto, l’attenzione e la sofferenza che merita un’opera d’arte. La prima vittoria nel Tour, la prima in uno Slam. Può esserci qualcosa di più grande per un tennista che si è sempre fatto in quattro per competere nel circuito, e ha trovato nella voglia di partecipare a quei quattro tornei che hanno fatto la storia la sua idea guida, quella che gli ha dato la forza di darci dentro, senza mai smettere d’inseguire la meta sognata? Dal 2014 ne ha giocati 17, tutti smarriti nelle qualificazioni, fino agli Australian Open dello scorso gennaio. Promosso e subito opposto a Milos Raonic. Poi, di nuovo a Parigi, tre turni di qualifiche e finalmente la patita della vita. Giocatore di challenger Lorenzo Giustino. Ne ha vinti sette in carriera, e uno in doppio. […] Prossimo avversario Diego Schwarzman, il campione in formato mignon, recente finalista a Roma, uno che d’improvviso ha scoperto che contro Lorenzo non sarà una passeggiata. Il fatto è che Lorenzo Giustino ha vinto una delle più incredibili battaglie che si siano mai viste su questi campi del Mondiale in rosso, seconda solo a Santoro-Clement del 2004, durata 28 minuti in più. Del resto, in 6 ore e 5 minuti può succedere di tutto. Era partito malissimo, domenica scorsa. Subito un bagel, un sei-zero in lingua tennistica. Dovuto ai nervi, alla disabitudine, alla voglia di spaccare il mondo che come sempre diventa un freno per le grandi imprese. Ma Giustino alle condizioni disagevoli c’è abituato, Moutet assai meno. Mentre la serata si fa avanti e sul campo la luce scarseggia, Lorenzo aggiusta i colpi e comincia a giocare in contropiede, rallenta e d’improvviso aumenta i battiti del proprio tennis, cerca traiettorie difficili e in mezzo infila una smorzata. Moutet non comanda più. Il tie break del secondo va al napoletano, che si porta avanti anche nel terzo. Per i francesi è troppo… Sospensione. Si torna in campo dopo le 12, lunedì. E qui comincia la storia di Lorenzo, la sua giornata più bella, quella che farà dire a Moutet… «Non so che dire, non sento più il mio corpo, come lo avessero devastato». Giustino viene raggiunto ma si riprende nel tie break del terzo e passa avanti 2-1, perde il quarto, e nel quinto comincia una battaglia. Giustino va avanti 3-0 e sull’8-7 ha il primo match point. Moutet arranca, ma si salva. Sul 13 pari è il francese che fa il break, ma Giustino se lo riprende. Moutet ne fa un altro, e Giustino si riprende anche quello. Quindici pari. È quasi tempo di match point. Il secondo arriva sul 16-17, e Lorenzo spreca con un rovescio lungo. Ma sul terzo piazza un dritto che sembra uno straccio, sul quale Moutet si avventa inutilmente. Palla in rete. Occhi al cielo. Mani sul volto. È la giornata di Lorenzo, forse non cambierà il tennis, ma il tennis è felice per lui.

Errani, sorriso Slam dopo tre anni a secco. Fognini, altro crac? (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il sorriso Slam le mancava da tre anni e ieri a Parigi, la sua Parigi, Sara Errani (n. 150 Wta) l’ha ritrovato superando 6-2 6-1 la portoricana Monica Puig, n.90 del ranking e oro olimpico a Rio de Janeiro. Un successo cercato, desiderato, arrivato nel match numero 100 in uno Slam e dopo un lungo periodo di difficoltà seguito alla squalifica per doping. D’altronde, per Sara, Parigi è da sempre foriera di buone notizie a partire dalla finale del 2012, sconfitta da una Maria Sharapova all’apice della forma. L’anno successivo, il 2013 aveva raggiunto la semifinale, mentre nel 2014 e 2015 era uscita ai quarti. Ieri, per Sara, le condizioni erano più difficili: freddo, umidità e le nuove palle che, ha dichiarato fin dalle qualificazioni, non le piacciono molto: «Monica non ha giocato molto bene – ha dichiarato la romagnola nella conferenza post match -. Ma sono contenta del mio rendimento anche al servizio, e più in generale di come sta andando la stagione». L’obiettivo dichiarato è di tornare almeno tra le prime 100 giocatrici al mondo, ma soprattutto ritrovare la giusta serenità in campo e continuità. Intanto, al secondo turno, uno scoglio ben più alto da superare, l’olandese Kiki Bertens, n. 8 del mondo e semifinalista proprio al Roland Garros nel 2016. I precedenti, 5-0, sono tutti a favore della Errani, ma le due non si incrociano da quattro anni. Passa anche Jasmine Paolini. La 24enne di Castelnuovo di Garfagnana, n. 94 del ranking, e alla seconda presenza del tabellone principale, ha battuto 6-4 6-3 la spagnola Aliona Bolsoya, n.97, che l’anno scorso a Parigi aveva raggiunto gli ottavi. Per lei adesso Petra Kvitova, semifinalista nel 2012 e mai incrociata precedentemente in carriera. […] Esce sconfitto e acciaccato Fabio Fognini dal primo turno contro il kazako Michail Kukushkin. Fabio, alla terza presenza sul circuito dopo l’operazione a entrambe le caviglie subita a fine maggio, ha faticato da subito contro il rivale non irresistibile sulla terra. La situazione del campo così diversa dal solito lo ha messo ancora più in difficoltà. La forma mostrata dal 33enne numero 15 al mondo nelle prime uscite non è stata certo all’altezza della sua fama e delle sue capacità, ma era prevedibile dopo un intervento così invasivo subito appena quattro mesi fa. Le condizioni di Fognini, seguito anche a Parigi da Corrado Barazzutti, non sarebbero tali da pregiudicare il resto della breve annata tennistica: «Sono fiducioso – ha detto il capitano di Davis -, mi auguro che Fabio riuscirà a giocare fino alla fine della stagione».

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Rassegna stampa

La magia di Sinner nel gelo di Parigi. Adesso può sognare (Crivelli). Sinner spiana Goffin. Nel freddo di Parigi vanno forte gli italiani (Piccardi). Sinner che esordio: fuori Goffin. E Cecchinato cancella due anni (Scanagatta)

La rassegna stampa di lunedì 28 settembre 2020

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La magia di Sinner nel gelo di Parigi. Adesso può sognare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ciò che misura la virtù di un uomo non sono gli sforzi, ma la normalità. Sinner è un rivoluzionario tranquillo, perché fa apparire semplice il debutto al Roland Garros e per di più sul Centrale, una delle chiese laiche dello sport mondiale che qualche brivido deve pur lasciartelo, anche se mette un po’ di tristezza vederlo frequentato solo da mille spettatori intirizziti. C’era la qualità dell’avversario, l’amico Goffin con cui si allena spesso a Bordighera, abituato da anni a frequentare i piani nobilissimi della classifica. E c’erano condizioni ambientali ovviamente mai sperimentate nello Slam parigino, che da tradizione si gioca tra maggio e giugno, non a cavallo tra settembre e ottobre, e perciò regala cielo plumbeo, vento, pioggia e temperature da ghiacciaia (quando si comincia, alle 11 del mattino, la temperatura percepita è di 6 gradi): eppure Jannik, senza fare una piega, passa sopra i previsti pericoli e domina la partita con la personalità del califfo di consumata esperienza, come se i 19 anni compiuti poco più di un mese fa fossero solo un numero da giocare alla roulette. Puntando sul rosso, ovviamente. Colpi pesanti Tra l’altro l’allievo di Riccardo Piatti potrà fregiarsi del titolo onorifico di primo giocatore della storia ad aver vinto un match sotto il tetto dello Chatrier, la grande novità di quest’anno prima che il virus imponesse anche le sue, di regole.

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Se Jannik non fosse titubante con il servizio, almeno nel primo set, la lezione risulterebbe ancor più dura per il belga, fallosissimo sul rovescio, praticamente inesistente con la seconda palla e sistematicamente in difficoltà di fronte alla profondità degli scambi dettati dalla potenza del rivale italiano. Peraltro, sistemata la battuta, dal 5-5 del primo parziale Sinner metterà in fila 11 game consecutivi che sotterreranno le residue velleità del tenero David. Ed è proprio questo che sorprende: a un certo punto è apparso addirittura normale che il numero 74 del mondo fosse padrone della scena contro il numero 12

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Intanto lui ci sta facendo l’abitudine a metterli sotto. Il 31 dicembre 2018 era un ragazzetto pressoché sconosciuto e in classifica si segnalava un 551 accanto al suo nome. Ventun mesi dopo ha già battuto 5 volte un giocatore tra i top 20, dimostrando pure di saper gestire con maggior lucidità di un veterano le condizioni estreme: «Non è stato semplice, il campo è piuttosto lento. Il tetto di sicuro aiuterà nei prossimi giorni quando è prevista pioggia. Fortunatamente sono riuscito a palleggiare due volte nei giorni scorsi sul Centrale, ma c’era più vento e faceva anche più freddo». A Goffin, invece, tra le altre cose è mancata sicuramente un po’ di tempra mentale, visto che i programmi prima di Parigi prevedevano un matrimonio che non c’è mai stato: «Dovevo sposarmi il 19 settembre (con Stephanie, la fidanzata storica da 8 anni, ndr) ma a causa del Covid abbiamo dovuto rinviare la cerimonia. Così sono andato a Roma, ma è stato un errore, non c’ero con la testa. Poi mi sono allenato cinque giorni a Montecarlo, pensavo di aver ritrovato una buona forma». E dunque a Sinner va riconosciuto qualche merito nella ripassata

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Speriamo che David sia facile profeta. Intanto il tabellone apre squarci molto interessanti a Jannik: al secondo turno troverà il qualificato francese Benjamin Bonzi, numero 227 Atp uscito dalle qualificazioni, ed eventualmente al terzo turno uno tra il francese Paire e l’argentino Coria, prima di un eventuale ottavo contro Alexander Zverev. Dalla stessa parte c’è pure Nadal, ma al momento è meglio limitare i sogni all’oggi. Anche se dalla normalità di Sinner ormai bisogna attendersi solo eventi straordinari.

Sinner spiana Goffin. Nel freddo di Parigi vanno forte gli italiani (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

David Goffin, n.12 del mondo, è la prima foglia a cadere in questo Roland Garros autunnale, scattato sotto la pioviggine di Parigi, al freddo e in piena emergenza Covid. Jannik Sinner da Sesto Pusteria, 19 anni, è già troppo forte per il belga: al suo debutto parigino, per la prima volta sul centrale che inaugura la chiusura del nuovo tetto, l’azzurro non trema e si guadagna in tre set una sfida potabile con il francese Bonzi. È un torneo insapore, con tutti i disagi dei frutti che si vogliono portare per forza in tavola fuori stagione. È arrabbiato Forget, direttore del Roland Garros, che sognava 11.5oo spettatori al giorno (distanziati, parbleu) e invece per ordini del governo francese ne può ospitare solo mille; sono infastiditi I giocatori, protagonisti dopo l’Open Usa del secondo Slam pandemico, costretti a misurarsi la febbre a ogni piè sospinto: a New York si facevano più tamponi e si viveva in una bolla impermeabile, a Parigi i controlli sono più laschi e l’hotel dei tennisti è aperto ai turisti; ed è furibondò anche Rafa Nadal, padrone del torneo per 12 volte: sostiene che il cambio di palle, da Babolat a Wilson, non lo favorisca.

[…]

Un Sinner in grande spolvero, ma è grand’Italia su tutti i campi. Cecchinato, rinvigorito dalla cura ricostituente di coach Sartori e uscito a testa alta dalle qualificazioni, vola al secondo turno battendo De Minaur: è la prima vittoria Slam del siciliano da Parigi 2018, l’edizione in cui raggiunse a sorpresa la semifinale. Ed è brillante anche Travaglia, che conferma la forma messa in mostra al Foro Italico prendendosi lo scalpo di Andujar.

[…]

Sinner che esordio: fuori Goffin. E Cecchinato cancella due anni (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Via al Roland Garros-Era Open n.53, primo di sempre a fine settembre causa Covid. La prima con il Philippe Chatrier coperto da un tetto. II primo a vincerci è stato la più grande promessa del tennis italiano, Jannik Sinner. II Pel di Carota della Val Pusteria, 19 anni compiuti il 16 agosto e n. 74 ATP (n.1 fra gli under 20), ha battuto nuovamente e in 3 set, 75 60 63, il belga David Goffin, 30 anni, n.12 ATP e n.11 a Parigi (manca Federer). Goffin era stato il primo top-ten battuto dall’allievo di Riccardo Piatti, a febbraio a Rotterdam, torneo indoor. Da allora i due si erano allenati spesso insieme, a Montecarlo dove entrambi hanno la residenza, e a Bordighera al Centro Piatti. Fino a diventare amici.

[…].

II torneo sembra essere la grande opportunità per Rafa Nadal di vincere il suo Roland Garros n. 13 nonché lo Slam n.20 che gli consentirebbe di eguagliare i 20 del grande assente Federer. Ma il sorteggio gli ha piazzato nella sua metà di tabellone il vincitore dell’US Open Thiem, finalista delle ultime due edizioni, semifinalista delle due precedenti. Così sono salite le azioni di Djokovic. Per Sinner si trattava invece di un esordio. E non poteva essere più felice. Dopo un primo set caratterizzato da 4 break di fila e di tennis bruttarello. Sul campo umido e pesante le palle Wilson parevano gatti arrotolati. Goffin, servendo sul 5-6, ha regalato 3 punti e mollato il game di servizio con un rovescio fuori d’un metro. Vinto quel set in 53 minuti, per un Sinner rinfrancato è stata tutta discesa: ha inanellato 11 game di fila, fino al 3-0 del terzo set. Non sarebbe stato più ripreso da un Goffin presto rassegnato.

[…]

Cecchinato, sceso a n.110 da n.16 è tornato alla vittoria in uno Slam. Tranne che per la stupefacente semifinale parigina del 2018 aveva perso 11 volte al primo turno. Stavolta ha invece battuto l’australiano De Minaur, n.27 ATP, 76 64 60, quarto finalista al recente US open. «Sto tornando a essere il Cecchinato di 2 anni fa… ho messo più muscoli, ho un nuovo team, è tornata la fiducia, mi diverto anche a lottare» ha detto il neopapà. Felice anche Travaglia, n.73: ha battuto Andujar, n.50, 63 63 64 nel giorno in cui Wawrinka, dominando Murray 61 63 62, ha dimostrato che lo scozzese ex n.1 del mondo non è proprio guarito.

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