Nessun sorpasso, Fognini n. 1 (Azzolini). Molestie alla raccattapalle durante la partita, sospeso arbitro di tennis (Buleri). Stan Smith: «In campo ho vinto tanto, ora mi credono una scarpa» (Cocchi)

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Nessun sorpasso, Fognini n. 1 (Azzolini). Molestie alla raccattapalle durante la partita, sospeso arbitro di tennis (Buleri). Stan Smith: «In campo ho vinto tanto, ora mi credono una scarpa» (Cocchi)

La rassegna stampa di mercoledì 2 ottobre 2019

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Corsa azzurra. Fognini avanza, stop Berrettini (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il primo round è di Fognini. Nella lotta tricolore per il numero uno d’Italia e un posto al Masters di fine anno, il combined event di Pechino premia Fabio. Superato virtualmente da Berrettini alla vigilia del torneo, il ligure difende il numero 12 del ranking (doveva fare meglio di Matteo) battendo Kukushkin, mentre l’allievo di Santopadre si arrende al redivivo Murray. Fognini, semifinalista l’anno scorso, soffre e alla fine si impone in una partita «sporca» contro il kazako 60 del mondo, allontanando la minaccia di un’eliminazione precoce quando risale da 3-5 nel terzo set e poi non perde la testa nel tie break decisivo, dominato fino al 6-1 prima di ingarbugliarsi con due falli di piede preludio al 6-6 per poi chiuderlo 8-6 al sesto match point (6-4 4-6 7-6). Ora trova Rublev. Sciupa invece troppe occasioni Berrettini contro Murray: Matteo va a due punti dal parziale nel primo set (5-3 15-30), ma da lì concede 13 punti (a 2). In generale metterà poche prime (55%), commetterà troppi errori e soprattutto continuerà a litigare con i tie break (7-6 7-6 il punteggio): ora sono cinque di fila quelli persi. Tra le donne, avanti facilmente Barty e Osaka. A Tokyo buon rientro per Djokovic, che dimentica i problemi alla spalla sinistra e liquida 6-4 6-2 l’australiano Popyrin in 89 minuti, indicando quanto sarà difficile la strada di Nadal per provare a sottrargli il numero uno a fine anno.

Nessun sorpasso, Fognini n. 1 (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Nella sfida per la supremazia nel tennis italiano, si sono giocati due match in quel di Pechino quasi in contemporanea. Il verdetto finale ha puntato dritto al mantenimento dello status quo ante, dunque niente è cambiato, il numero uno italiano resta il tennista che ne detiene le insegne dal 2017 (e con qualche pausa da un intero lustro), mentre il rivale è bene che pensi a far ripartire in fretta la sua poderosa macchina, apparsa un po’ affaticata. Fognini e Berrettini, uno avanti e l’altro un passo indietro, riedizione anni Duemila del Panatta-Barazzutti di quarant’anni fa, salvo capire chi dei due si senta Panatta e chi Barazzutti. Qualche indizio lo fornisce Fabio, che dal 2020 avrà al suo fianco il solo Barazza, essendosi già congedato “con amicizia e stima” da quel Franco Davin che con altrettanta amicizia e stima ha twittato ricordandogli come lui, a quella sospirata Top Ten, l’abbia alfine condotto. Più vaghe, invece, le convinzioni attuali di Berrettini, cui – è nostra impressione – urge ritrovare i giusti consigli che gli vengono dal suo team, al momento in vacanza. Ieri contro Murray ha sprecato occasioni andando in confusione sul più bello, ha condotto 5-3 15-30 il primo e si è ritrovato al tie break, nel quale Andy (in grandissima e impensabile ripresa) gli ha infilato una sfilza di punti consecutivi, 13-2 addirittura, approfittando dell’andamento soporifero dei servizi dell’italiano. Più combattuto, ma non meno privo di errori il secondo tie break: Matteo ha saputo compiere due belle rimonte e ha avuto una palla per il terzo set, ma si è incaponito con le smorzate scordando che giocatori come Murray, una o due te le lasciano fare, le altre le riprendono e traducono in punti. Fognini invece combatte con i soliti problemi alla caviglia, ma lotta fino al terzo con Kukushkin, che è un ottimo giocatore ma non un fulmine. Match ripreso per i capelli (3-5 nel terzo, con il kazako alla battuta), ma alla fine vinto ed è quello che conta. Bastava una vittoria in più a Fognini per tenere dietro Matteo, ed è arrivata subito. Ora c’è Rublev, pericoloso e in ottima forma.

Molestie alla ragazzina, arbitro sospeso (Corriere fiorentino)

Lui è uno dei più quotati arbitri di tennis internazionali. Lei una ragazza di 17 anni che fa la raccattapalle durante un torneo. Una telecamera riprende Gianluca Moscarella mentre rivolge apprezzamenti molesti e insistenti: «Sei fantastica, sei molto sexy». E successo al circolo del tennis 1898 alle Cascine, come riporta il Tirreno, durante un match della Firenze Tennis Cup il 26 settembre scorso. Le immagini dopo qualche giorno finiscono su You Tube e il giudice di gara finisce sotto inchiesta e viene sospeso. Il video documenta un’altra irregolarità commessa nel match tra il portoghese Pedro Sousa e l’italiano Enrico Dalla Valle. Quando l’italiano è uscito per un “toilet break”, Moscarella prende Sousa da una parte e si cimenta in una specie di «coaching», parteggiando palesemente per lui e incitandolo a vincere. «Forza e coraggio Pedro, forza e coraggio — le frasi registrate dal microfono — Caro Pedro, forza, stai concentrato. Due minuti e finisci, stai concentrato. Non mi rompere, stai buono, io guardo le palline, tu pensa a giocare, non ti preoccupare. Forza, è molto caldo, stai concentrato per favore: sono vecchio e sono in campo sotto il sole. Te mato, te mato. Stai concentrato: sono partite da 6-1 6-1, fesso. 45 palle break hai avuto. Sì, lo sai, lo sai cosa hai fatto… Spingi la palla». Un atteggiamento contrario all’etica sportiva e al ruolo «terzo» di un giudice. Così, proprio rivedendo le immagini e ascoltando bene l’audio per indagare il caso di coaching a favore di Sousa, sono emersi a sorpresa gli apprezzamenti alla studentessa durante lo svolgimento della partita. La ragazza è intimidita da quelle parole ma prova a dire qualcosa mentre indica il campo. «Composta» dice lui. Poi la telecamera inquadra la ragazza che corre a recuperare la palla dall’altra parte del campo e quando ritorno Muscarella riprende: «Tutto a posto? Stai bene? Fa caldo?». Lei risponde: «Caldissimo». «Molto caldo? — chiede l’arbitro — sei calda? Fisicamente o emotivamente? Tutte e due, non gliela fai più eh…». Si scoprirà poi, quando il video fa il giro del web, che la ragazza non ha raccontato niente al genitori. Lei, con altri compagni, era al torneo per un progetto di alternanza scuola-lavoro. «Quando abbiamo sentito queste frasi poco dignitose abbiamo subito segnalato la cosa al supervisor del torneo e siamo andati dal preside della scuola» spiega il direttore del torneo Giovannardi. La prima preoccupazione della dirigenza del circolo è stata tutelare la studentessa. Il liceo ha così informato i genitori che ora dovranno decidere se denunciare Moscarella per molestie.

Molestie alla raccattapalle durante la partita, sospeso arbitro di tennis (Andrea Buleri, La Repubblica – Firenze)

«Sei fantastica, sei molto sexy». Parole buttate lì come un complimento, ma che per la ragazza, minorenne, erano pesanti come macigni. Apprezzamenti seguiti da una domanda altrettanto allusiva: «Sei calda? Ma emotivamente o fisicamente?». Il dialogo, avvenuto giovedì nello storico circolo del tennis Firenze 1898 delle Cascine, è durato in tutto meno di un minuto, durante le pause di un match della Firenze Tennis Cup. Ma le attenzioni non richieste sono proseguite durante tutta la partita. A parlare è Gianluca Moscarella, giudice di sedia nella gara tra Pedro Sousa ed Enrico Della Valle, tra gli arbitri italiani più stimati a livello internazionale. Destinataria delle lusinghe una ragazza di 17 anni, a bordo campo nel ruolo di raccattapalle. «Sei fantastica», le dice l’uomo. La ragazza balbetta un «grazie», imbarazzata. Lui rilancia: «Sei molto sexy», le sussurra con voce strascicata. Parole che si possono sentire chiaramente in un video che ieri ha cominciato a girare sul web: l’incontro, come sempre avviene durante i match importanti, era registrato da una telecamera collegata a un microfono. Alcuni minuti più tardi l’arbitro torna a importunare la ragazzina: «Stai bene? Fa caldo?». «Caldissimo», risponde lei a bassa voce. «Sei calda? – rincara la dose l’uomo – Fisicamente o emotivamente? Tutte e due eh, non ce la fai più». Giovedì stesso, quando gli altri tecnici di gara hanno guardato la registrazione dell’incontro di tennis, Moscarella è stato sospeso: a deciderlo l’Atp, che ha aperto un’inchiesta interna sull’accaduto. Ma inizialmente la sospensione è arrivata per un altro motivo. Durante un “toilet break” dopo il primo set, il giudice di gara si avvicina a uno dei due campioni, Sousa, e comincia a incitarlo. «Caro Pedro, forza – gli dice in un misto di italiano e spagnolo – Stai concentrato, c…. Due minuti e finisci. Io guardo la palla e tu giochi. Fa caldissimo oggi, allora gioca concentrato per favore. Sono vecchio e sto in campo da due ore. Ti ammazzo, ti ammazzo». Solo in un secondo momento, riascoltando la registrazione per valutare eventuali conseguenze disciplinari per l’arbitro, sarebbero emersi anche gli apprezzamenti rivolti alla minorenne. «È stato dato incarico di trascrivere e tradurre tutto ciò che viene detto durante la partita – spiega Giorgio Giovannardi, presidente dello storico circolo fiorentino – In due o tre momenti si sentono frasi di questo tipo indirizzate alla ragazza. Adesso l’Atp valuterà se prendere ulteriori provvediementi». […] Secondo quanto si apprende, la famiglia della giovane starebbe ancora valutando se presentare querela contro Moscarella. Intanto sul caso è arrivata una nota ufficiale dell’associazione tennisti. «Siamo al corrente di una serie di episodi che hanno coinvolto l’arbitro di sedia Gianluca Moscarella – si spiega È stato immediatamente allontanato ed è iniziata un’inchiesta completa. Nel frattempo è stata disposta la sospensione dai suoi doveri di arbitro sotto contratto con l’Atp».

Stan Smith: «In campo ho vinto tanto, ora mi credono una scarpa» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Provate a cercare Stan Smith su Google. Vi usciranno 365 milioni di risultati. Tutti relativi alle scarpe che portano il suo nome. Solo nella seconda pagina di risultati arriva Wikipedia a svelare ai non appassionati di sport, e ai giovanissimi, che Stan Smith è stato un grande tennista. Uno che ha fatto la storia, ha vinto Wimbledon e lo Us Open, numero 1 nel 1972 e numero tre della prima classifica al computer, nel 1973. Ma il suo nome e la sua faccia restano e resteranno eterni, impressi su quelle Adidas che lui usava per giocare e che sono diventate il modello di sneakers più visto, usato e imitato al mondo. Ora Stan Smith è presidente dell’International Tennis Hall of Fame, che premia e riunisce tutti i più grandi campioni del passato.

Mister Smith, il tennis è cambiato da quando giocava lei. Ha nostalgia di quel tempo?

Ogni momento, ogni epoca ha i suoi campioni. E sono fortunato a essere un osservatore privilegiato, prima in campo poi fuori. Il tennis moderno è fatto da grandi atleti, che colpiscono forte, i materiali di oggi hanno cambiato il gioco, ma ci sono tennisti straordinari, basti guardare Federer, Nadal, Djokovic. Roger è il mio preferito di sempre. Il problema alla schiena che ha avuto a New York non era nulla di grave per fortuna e credo che potrà continuare ancora a lungo. E’ molto bravo a gestirsi, si prende estremamente cura del suo corpo, del calendario, andrà avanti e vincerà ancora perché ama moltissimo questo sport.

E tra i giovani chi pensa potra ritagliarsi un posto nella storia di questo sport?

Direi Bianca Andreescu. Ha soltanto 19 anni e ha compiuto una grande impresa, se gli infortuni non la fermeranno vincerà abbastanza da entrare nella Hall of Fame. E poi mi piace moltissimo Amanda Anisimova, un’altra giovanissima di talento. Poi Shapovalov, Aliassime e anche il vostro Berrettini. L’ho seguito in diversi tornei proprio perché i suoi buoni risultati mi hanno incuriosito. Mi ha impressionato a New York. Ho apprezzato la sua tenuta mentale nei momenti cruciali delle partite e credo abbia il dritto più potente e interessante del circuito. Serve anche abbastanza bene e si muove piuttosto rapidamente. Credo potrà stupire ancora.

Lei che ha vinto Wimbledon e conosce quelle emozioni, come ha vissuto la finale tra Federer e Djokovic?

Ero nel Royal Box, ero lì, proprio sulla linea, quando Roger ha servito per il match point. Avrebbe potuto segnare l’ace che lo consegnava alla storia, ma non è andata così. Lo sport sa essere crudele a volte, ma questa partita la ricorderò come una delle mie preferite di sempre.

Se a un teenager chiediamo chi è Stan Smith, c’è la buona possibilità che risponda «un designer di scarpe». Le dà fastidio o la rende orgoglioso?

Lo trovo molto divertente. Ed è anche curioso che in giro per il mondo alcuni mi conoscano per le sneaker e altri per la carriera tennistica, dipende molto dall’età. Per avermi visto giocare bisogna avere più di 40 anni, quindi è ovvio che i ragazzini pensino che di lavoro faccia le Adidas. Per me è comunque un onore essere riconosciuto per quello che ho fatto: con la racchetta o senza. Ho vissuto molti episodi curiosi a questo proposito: una volta ero nel Royal Box di Wimbledon, e accanto a me avevo l’attore Hugh Grant. A un certo punto si gira e mi fa: “Scusi se la disturbo, Mr. Smith, ma lo sa che quando ho dato il mio primo bacio avevo le sue scarpe?”. Lo trovo gradevole, alla fine è bello far parte in qualche modo della vita delle persone.

Are you hot, umpire asks `sexy’ ball girl (Tom Kingtone, The Times)

An Italian tennis umpire has been suspended after telling a ball girl that she was “very sexy” during a match in which he also urged a player to win quickly because he was feeling hot. Gianluca Moscarella, 46, a wellrespected international umpire, was overheard by a court microphone addressing the ball girl during a second tier men’s tournament in Florence last week. “You are fantastic,” he appeared to tell the girl, who is 16, according to Italian media. Adding that he considered her “very sexy”, Mr Moscarella told her: “It is hot. Are you hot? Physically or emotionally? Both?” The incident occurred during a Challenger Tour match played out on a hot day between Pedro Sousa and Enrico Dalla Valle last month. Mr Moscarella also berated Sousa during a break, while Dalla Valle was absent from the court, for not defeating his opponent sooner, and encouraged him to kill off the game. Sousa went on to win the second round match 7-5, 4-6, 6-4. Incidents of sexism are not unknown in Italian sports, including football. In 2015 Felice Belloli, then head of the Italian amateur football association, prompted an outcry when he reportedly dismissed Italy’s 11,000 female footballers as “four lesbians”.

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Nadal non finisce mai (Crivelli). Kyrgios 2.0 ma non basta contro Nadal (Clerici). E alla fine è ancora Rafa (Azzolini). Djokovic: quanti consigli nei miei momenti difficili (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 28 gennaio 2020

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Nadal non finisce mai (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Altra spiaggia, altro mare. Ma non è ancora arrivato il tempo di cambiare. Nadal contro Kyrgios non potrà mai essere una partita normale, perché lo scontro di personalità e le troppe schermaglie del passato non si dimenticano. Eppure la vittoria di Rafa, al culmine di una sfida esaltante, uno show che incatena alle seggiole i 14.500 della Rod Laver Arena immersa in un’atmosfera surreale e sospesa tra il tifo per l’idolo di casa e l’enorme affetto per il leggendario campione, segna un cambio di passo nella saga della loro rivalità: non sarà nata un’amicizia, ma quanto meno è sbocciato il rispetto. Perché nella concentrazione feroce del numero uno del mondo, nella ricercata perfezione delle sue scelte tattiche, nella lettura strategica dei momenti chiave, si legge il definitivo riconoscimento del valore dell’avversario. Per piegare questo Kyrglos, Nadal deve estrarre dal mazzo 64 vincenti e limitare a 27 i gratuiti, correndo per il campo con l’umiltà di chi è consapevole che ogni punto può diventare decisivo. D’altro canto, Kyrgios non concede nulla allo show fine a se stesso, lascia nel cassetto servizi da sotto e tweener senza senso, applaude addirittura i colpi più belli dello spagnolo e se la gioca con l’enorme bagaglio tecnico che gli appartiene. Lo condannano un paio di scelte sbagliate nei tiebreak del terzo e del quarto set, quando l’istinto prevale sulla razionalità, ma Nick dimostra di appartenere a questo livello, e la nuova serenità personale apparentemente raggiunta in queste settimane potrebbe finalmente proiettarlo a una stagione da colosso. Intanto gli rode, ed è il segno del cambiamento: «Sono distrutto per aver perso, queste sono le partite che mi piacerebbe vincere di più. Sono sicuramente migliorato come uomo, come giocatore non so». Ma sono i complimenti dell’arcirivale che aprono le porte del possibile paradiso al Kid: «Stavolta ha giocato molto seriamente, ha dato sempre il suo meglio. Se resta concentrato, è un tennista fantastico. È stato un match da paura. Quando l’ho criticato, l’ho fatto perché il suo esempio non faceva bene al nostro sport e ai bambini che ci seguono». Intanto il vecchio Rafa non molla di un metro e corre ancora e sempre verso la storia. Certo la sfida con Thiem non sarà semplice. In vista c’è lo Slam numero 20, che significherebbe agganciare Federer per un’impresa dall’altissimo valore simbolico, ma anche la possibilità di diventare l’unico giocatore dell’Era Open a conquistare tutti gli Slam almeno due volte. […]

Kyrgios 2.0 ma non basta contro Nadal (Gianni Clerici, La Repubblica)

 

Le identificazioni a volte possono apparire stravaganti. Il tennista australiano Nick Kyrgios si è identificato con Kobe Bryant, il grande cestista dei Lakers morto in un incidente d’elicottero. Kyrgios è noto per aver più di una volta affermato di preferire il basket al tennis, e addirittura di giocare mal volentieri, certi giorni, quest’ultimo sport. Nick è un new australian. come vengono chiamati i figli di chi non era ancora cittadino australiano, come suo padre George – pittore greco – e sua madre Norlaila, specialista di computer malese. Ha creato una fondazione benefica NKF, le sue iniziali, a favore dei bambini poveri. Fin qui Nick era noto: parolacce agli avversari, agli arbitri, agli spettatori, racchette infrante e spesso, quasi se il tennis gli fosse stato imposto quale un lavoro sgradito. Stavolta niente di simile si è visto. Nick se l’è a volte presa con se stesso, si è limitato a muovere le labbra negativamente o a pronunciare qualche bestemmia nel caso di colpi sbagliati o fortunati dell’avversario, Nadal, come sempre impeccabile anche nel meno fortunato degli scambi. Per ricordare Kobe, Nick è arrivato sul campo indossando una maglietta da basket gialla, quella numero 8 dei Los Angeles Lakers, che si è tolto terminato il riscaldamento. Ha poi iniziato a condurre il gioco, anche perché Nadal stava molto indietro, come fa spesso, a rispondere ai suoi servizi. Un numero eccessivo di errori ha offerto il terzo game a Nadal e la prima partita si è conclusa a favore dello spagnolo, 6-3. Il gioco si apparigliava, anche grazie alla posizione arretrata di Nadal. Nel terzo set, Kyrgios non mollava più il servizio fino al tie-break e solo in quel frangente Nadal, attaccando più spesso, riusciva ad aggiudicarselo. Nuovamente tiebreak nel quarto, con Nadal sempre più spesso a rete, insolito per lui, e tie-break risolto 7 a 3. Si era verificato lo stesso score di Wimbledon, nonostante un Kyrgios più pericoloso, più spesso a rete, e un Nadal positivamente costretto a imitarlo. Alla fine ecco sul campo John McEnroe, nel ruolo di intervistatore scippato a Jim Courier, e Nadal confermare che il match era stato molto duro «perché con Nick non sei mai in controllo, non sai mai cosa può succedere ed é stato più che difficile brekkarlo dopo il secondo set: quando gioca come oggi, senza distrarsi, è positivo per sé e per il nostro sport».

E alla fine è ancora Rafa (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Ha un gran da fare, Nick Kyrgios. Certo dipende dal carattere, volitivo, energico, risoluto. […] Assistere a un match di Kyrgios equivale a correre una maratona con un cocomero da quattro chili fra le mani. Come faccia a vincere incontri importanti, con quei giocatori che fanno della professionalità un uso del tutto contrario alle sue stravaganze, è del tutto incomprensibile. E infatti Nick non li vince… Il match con Rafa Nadal se ne va su due o tre palle appena, ma ognuna di esse vale il game che fa la differenza. I due sono vicini, esattamente come dice il punteggio, e Rafa deve accontentarsi di un certo agio nelle manovre solo nel primo set. Nick di fatto entra in scena nel secondo, e piazza colpi di splendida fattura sebbene a volte privi di qualsiasi logica, ma l’insieme dei due percorsi tennistici cui Kyrgios si affida, crea imbarazzo al tennis modulare dello spagnolo, e il match si dispone sulla strada della parità. Nove game a testa dopo i primi due set, dodici per uno a metà del terzo, quindici per l’approdo al tie break. Anch’esso decisamente in equilibrio, con Kyrgios che risale da 1-4 e riprende Rafa sul 5 pari, gli concede un doppio fallo che Nadal subito restituisce, ma poi cade su due accelerazioni dello spagnolo. Anche nell’ultimo set Nadal si porta avanti con il lavoro, breakkando facile nel terzo game, ma Nick ha ancora voglia di rimonta e ci riesce al decimo game. E’ il tie break a decidere, e stavolta l’australiano lo gioca maluccio, ancora sotto i fumi tossici dell’ultima protesta per le disattenzioni dei giudici di linea, e Rafa chiude a braccia alzate, segno che il primo confronto australiano con Kyrgios non lo lasciava tranquillo nemmeno un po’: «Esco da questa sfida migliore come uomo», spiega Nick, con malcelato orgoglio. «Sento di essermi giocato al meglio le mie possibilità. Non so dirvi se anche il gioco sia migliorato. Ma questo è l’aspetto che m’interessa di meno». Nadal raccoglie e rilancia, «ha grande talento, quando s’impegna così è un valore aggiunto per tutto il tennis». […]

Djokovic: quanti consigli nei miei momenti difficili (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Kobe Bryant amava il tennis, anche a settembre a New York era stato spettatore appassionato degli Us Open. E il tennis amava, anzi continuerà ad amare Kobe Bryant. «E’ uno di quei giorni che vorresti cancellare», ha detto al microfono di John McEnroe il numero 1 del mondo Rafa Nadal, che aveva conosciuto il fuoriclasse dei Lakers attraverso il comune amico Pau Gasol «Ma Kobe rimarrà per sempre nei nostri cuori e nelle nostre anime». Lo spagnolo, il volto triste nonostante la vittoria sotto la visiera di un cappellino dei Lakers, aveva appena battuto in quattro set Nick Kyrgios. Proprio l’australiano, che adora il basket più del tennis ed è un supertifoso dei Celtics, è entrato in campo trattenendo a stento le lacrime e indossando la canottiera giallo-viola con il numero di Bryant. «Non ho mai incontrato Kobe, ma il basket è la mia vita. Lo guardo tutti i giorni e lo seguo da sempre…. è una notizia orribile. Se c’è stato qualcosa che mi ha dato, una motivazione in più durante il match, è stato pensare a ciò che ha fatto e per le quali voleva essere ricordato. Quando ero sotto di un break nel quarto set stavo pensando a quello, e mi ha aiutato a continuare a lottare». Tantissimi i post dei campioni del tennis. Un rapporto speciale con il campione Usa, fra tutti i tennisti che l’hanno conosciuto, di sicuro lo aveva Novak Djokovic: solo pochi giorni fa aveva ricordato all’Espn come Bryant negli anni sia stato, oltre che un amico, un suo prezioso consigliere. «Ho parlato spesso con lui al telefono e quando ci siamo incontrati di persona. E’ stato uno degli uomini che mi hanno dato dei suggerimenti davvero utili su come gestire mentalmente ed emotivamente un momento difficile della mia carriera, quando mi sono trovato ad affrontare l’infortunio al gomito». Un’altra amicizia capace di scavalcare le barriere dell’età e delle discipline diverse legava Bryant alla 21enne Naomi Osaka. In una lettera affidata a Twitter; la campionessa giapponese ha ricordato come «il mio caro fratellone» spesso le inviasse messaggi «per dirmi: ‘stai bene?’. Perché sapevi come io potessi uscire di testa a volte. Grazie per avermi insegnato tanto in così poco tempo. E’ stata una fortuna averti conosciuto».

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Australian Open, la sconfitta di Fognini (Crivelli, Semeraro, Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 27 gennaio 2020

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Fognini furioso e i quarti proibiti: “I soldi della multa in beneficenza” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

A volte, perfino il caso gioca scherzi inopportuni. Così, mentre Fognini sta provando a convincere il supervisor Gerry Armstrong che il penalty point appena preso a inizio secondo set è un’ingiustizia, dagli altoparlanti della Melbourne Arena partono a tutto volume le note di . «That’s Amore». Solo che stavolta non è tempo per i moti d’affetto: piuttosto, si accende tanta rabbia. Per l’occasione mancata .di approdare ai quarti, vietati a Fabio dalla straordinaria prestazione di Sandgren, il cowboy del Tennessee che aveva già eliminato Berrettini, e poi per alcune decisioni del giudice di sedia, e di quelli di linea, che finiranno per pizzicare i nervi sempre al limite di Fogna. Niente quarti, dunque, e niente notte magica con Federer. Nella scala dei fattori che determinano ll risultato, çertamente pesa la partita dello yankee, una sentenza al servizio e poi più aggressivo nel momenti chiave del quarto set, con un ultimo game (in risposta) sostanzialmente perfetto, Però Fognini ripenserà intanto alle opportunità sciupate net primo set, cinque palle break non sfruttate che avrebbero girato l’inerzia verso di lui: «Quel set era mio, doveva essere mio».

(…)

 

Prima del 15 punti persi di fila per il 4-0 americano nel secondo set, arriva infatti il penalty point (maglietta strappata) della discordia. Ineccepibile, ma Fabio contesta il primo warning, di cui non si conosce la nature (il ligure non lo rivela e l’arbitro, il francese Damien Dumusols, non può) e che lo fa attaccare a testa bassa: «Non voglio parlare di qualcuno di cui non ho rispetto, non voglio parlare di quello, dell’arbitrio. Non voglio fare la vittima, è successo quello che è successo, ma avevo ragione io al 100%. Per quello non gli ho dato la mano, perché non ho rispetto di lui e per quello che ha fatto». Dichiarazioni che gli costeranno quasi certamente una multa, di cui peraltro ha già rivelato la destinazione: «Qualsiasi cifra sarà; devolverò la stessa somma in beneficenza, è giusto così».

(…)

Fabio deve procrastinare la corsa alla top ten, mentre Sandgren, n. 100 del mondo, torna nel quarti dopo due anni e si guadagna l’ironia di Federer, prossimo rivale: «Gioco a tennis da trent’anni, ma, non mi era mai capitato di giocare contro Tennys (il nome di battesimo dell’americano, ndr)». Araba felice Sono gli Australian Open, bellezza, da sempre aperti alle novità e alle sorprese. Melbourne, ad esempio, rivitalizza il redivivo Raonic e, nel torneo femminile, scrive una piccola pagina di storia: la tunisina Ons Jabeur, infatti, diventa la prima giocatrice di radici arabe a raggiungere i quarti di uno Slam e un posto nella top 50 della classifica (attualmente è 78, al massimo è stata 51). Tra l’altro, la venticinquenne di Ksar fino a 17 anni è rimasta ad allenarsi in patria e dunque è un prodotto genuinamente autoctono. Non a caso in questo momento ha un paese ai suoi piedi, con i bar che restano aperti di notte per consentire di guardare le sue partite in tv (…).

Fognini col broncio e l’Italia saluta (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

L’Italia saluta Melbourne, e lo fa con il volto imbufalito di Fabio Fognini. Non tanto per la sconfitta in quattro set contro Tennys Sandgren, cristiano devoto e trumpiano convinto che gli ha negato l’accesso ai quarti degli Australian Open (era la terza volta che Fognini ci provava), ma per la gestione della partita di Damien Dumusois, il giudice di sedia che gli ha rifilato prima un warning poi un penalty point, e a cui alla fine Fabio si è rifiutato di stringere la mano. L’arbitro francese peraltro non è piaciuto nemmeno a Sandgren, che con il ditino in aria gli ha rimproverato – ebbene sì – di concedere troppe libertà a Fognini quando l’italiano si è allontanato per un toilet break («gli concedi tutto perché hai paura di lui»). Sulla partita in sé, l’azzurro ha da recriminare soprattutto per le troppe occasioni sprecate: tre palle break sfruttate su otto, mentre Sandgren ha trasformato tutte le cinque avute a disposizione. E per un rendimento al servizio non buono come nei match precedenti contro un Sandgren che martellava senza riposo.

(…) il ranking di Sandgren è bugiardo, figlio dell’infortunio che l’anno scorso l’ha fatto precipitare dopo il n. 41 toccato a gennaio. Fabio ha avuto una chance di servire per il primo set, ma si è fatto trascinare al tie-break, dove ha rimontato da 0-4 a 5 pari, iniziando la rissa con Dumusois dopo un fallo di piede e finendo per perdere 7-5. «Vergognati, mi hai rovinato la partita!», gli ha gridato Fognini, tornato di colpo quello dei brutti tempi. «Ho avuto più occasioni io», dice Fabio.

(…)

«Non voglio fare la vittima, ma lui l’ha fatta fuori dal vaso. Avevo ragione io al cento per cento, non ho rispetto per lui per quello che ha fatto. Warning, penalty point, la lista completa. La multa non è un problema, gli stessi soldi li devolverò in beneficenza per le vittime degli incendi. (…).

Fabio, che peccato (Daniele Azzolini, Tuttosport)

La sfuriata immancabile, condita di tutto punto, fra una miriade di punti persi e una maglietta strappata con modi da Incredibile Hulk, stavolta è persino comprensibile. La sequenza di punizioni che l’arbitro francese Damien Dumusois infligge a Fognini, in un momento del match che si dimostrerà – ahinoi – fatale, è condotta con tale vessatoria partecipazione da apparire fuori luogo. Ciò che invece non torna, e non ha risposta che possa apparire logica, è come sia stato possibile per Fabio – in una carriera lunga ormai una quindicina di anni – fallire tutte le occasioni di mettere i piedi nei quarti di finale di uno Slam, dopo la prima del 2011 al Roland Garros. Da allora, la sequenza di occasioni gettate al vento si è allungata fino a contenerne sette, quasi un festival dello spreco. Nel quale fa la sua brava figura anche il match di ieri, contro un giocatore che, neanche a farlo apposta, tende ad apparire ciò che non è, una sorta di tennista in maschera, facile da prendere sottogamba, mentre ha qualità agonistiche accertate, colpi tutt’altro che avventurosi,

(…) Ma gambe da scattista, una incontenibile voglia di rendere precarie le altrui certezze, e un allungo da autentica “etoile’,’ che esegue con una “glissade” nella fase di slancio, un “grand jeté” in quella di volo, per piombare sulla palla, con una spaccata sagittale. Una composizione da grande ballerino, e un autentico mistero come riesca tutte le volte a rimettersi in piedi. Eppure, un tennista largamente alla portata di Fognini, che ha colpi di conio talmente prezioso da muovere più volte in ammirazione lo stesso Sandgren. Ma siamo qui a ratificare l’ennesima sconfitta del nostro. I quarti dello Slam si sono ormai trasformati in una sorta di Moloch insaziabile, insuperabile anche quando le condizioni per farlo vi sono tutte, per esempio quelle maturate nel corso di un primo set molto ben giocato da Fognini, capace di dominare la scena, di procurarsi cinque palle break, per poi vanificare la rincorsa sul 5 pari del tie break (riagganciando Sandgren portatosi di slancio sul 4-0), quando una chiamata per fallo di piede lo ha portato a sbroccare, e a consegnarsi all’arbitro, che non vedeva l’ora di rifilargli un warning per condotta antisportiva (lancio dell’asciugamano).

(…) Si è giunti così al penalty point, quando Fabio ha sfogato la rabbia strappandosi la maglietta nel primo game del secondo set. Momento terribile, perché dal 5 pari del tie break Fabio ha perso 15 punti consecutivi per ritrovarsi sotto 4-0 nel secondo. Malgrado ciò ha recuperato, aggredito Sandgren, riportato il match in parità, ma ha subito il contraccolpo delle energie spese concedendo un evitabilissimo break sul 5 pari che ha consegnato all’americano anche la seconda frazione. Rimasto in partita, Fabio ha vinto il terzo ma il ricongiungimento non si è compiuto. Sul 5-4 del quarto set, il nostro ha preso un’imbarcata e si è inabissato. La chiusura del match non ha previsto strette di mano all’arbitro.

(…).

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Rassegna stampa

Guerriero Kyrgios. E ora che scintille con Nadal (Cocchi). Ciao Mister Kyrgios, c’è il Dottor Nick (Semeraro). Nick il profeta (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 26 gennaio 2020

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Guerriero Kyrgios. E ora che scintille con Nadal (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Da bad boy a eroe in quattro ore e 26 minuti. Tanto è durato il braccio di ferro, di colpi e di nervi, tra Nick Kyrgios e Karen Khachanov, cinque set con il super tiebreak finale ad aumentare la suspence. Alla fine la spunta Nick, davanti al pubblico australiano che aspetta un vincitore dal 1976 con Edmonson e un finalista dal 2005 con Hewitt, anche ieri nel box del talento pazzoide come capitano di Davis. Nick parte lanciato, accumula un vantaggio di 2 set a 0, spreca match point sia nel terzo che nel quarto, e alla fine chiude al tie break del quinto, crollando a terra sfinito, di gioia e di paura dopo la vittoria 6-2, 7-6 (7/5), 6-7 (6/8), 6-7 (7/9), 7-6 (10/8). Il match più lungo della sua carriera, e forse quello più importante per il ragazzaccio dal cuore d’oro, che ha lanciato la sottoscrizione per le vittime degli incendi, ma è ancora in «libertà vigilata» dopo le intemperanze estive contro gli arbitri. Dovrà trattenersi anche domani, quando avrà di fronte il suo nemico numero 1, Rafa Nadal. Ogni volta che i due si incrociano sono sempre scintille. Fin dalla prima, quando il ragazzo di Canberra ha battuto il mancino di Maiorca agli ottavi di Wimbledon 2014. Una delle sconfitte più dolorose subite da Nadal. Che con l’australiano, ora 24enne, ha perso tre volte. L’ultima a febbraio del 2019, quando Nick ha dato il meglio di sé facendo impazzire l’avversario tra medical time out tattici e servizi «da sotto». Pochi mesi dopo, al secondo turno di Wimbledon, l’australiano ha anche cercato di perforare lo spagnolo tirandogli addosso un violentissimo passante di dritto. I riflessi hanno salvato Rafa da una bella botta, per la quale il bad boy non solo non si è scusato, ma addirittura ha messo il carico: «Perché avrei dovuto scusarmi? Con tutti gli Slam che ha vinto, e i milioni che ha guadagnato, non può prendersi una pallata nel petto?». Allora la reazione di Rafa è stata come sempre di grande fair play: «Non penso lo faccia per provocarmi. Ma certi colpi possono essere pericolosi. Non sono arrabbiato, mi interessa solo giocare a tennis». […]

Ciao Mister Kyrgios, c’è il Dottor Nick (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

«Una delle partite più pazze della mia vita». E se lo dice lui, Nick il Folle, bisogna credergli. Cinque set, quattro ore e 26 minuti, quattro tie-break Alla fine – chi l’avrebbe detto? – dalla battaglia di nervi che vale un ottavo di finale contro Nadal è uscito con le braccia alzate proprio Nick Kyrgios, una delle cose migliori che, in teoria, sarebbero capitate al tennis negli ultimi sei anni. In teoria, e “sarebbero”, perché Nick le sue imprevedibili equazioni fra braccio e mente non riesce a risolverle quasi mai. Quando nel 2014 si materializzò a Wimbledon come un meteorite ingovernabile, sradicando dal torneo la quercia Nadal, era sembrata l’epifania di un nuovo Genio. Fisico potente, stacchi da Nba, grande velocità di braccio. Un giovane Holden made in Canberra, con una sintassi tennistica tutta sua, e purtroppo una scatola cranica brillante ma non sempre connessa con le esigenze del professionismo. […] Accanto al dottor Nick c’è però anche Mr Kyrgios, quello che s’ingarella con il pubblico, dileggia gli avversari; che butta le partite e tira in campo le sedie (al Foro, l’anno scorso). Che si fa multare, sospendere, odiare da molti. E amare, nonostante tutto, da chi sogna di vederlo rinascere come figliol prodigo, non normalizzato ma un minimo gestibile, soprattutto da se stesso. Contro Khachanov ha perso due tie-break e ne ha vinti altri due, soprattutto l’ultimo, il super tie-break del quinto, dopo essere stato a un centimetro dalla sconfitta. Ha finito con una mano distrutta, i polmoni esausti e le gambe «che pesavano quaranta chili ciascuna», come ha detto piegato in due sul campo. «E’ stato un match da pazzi, da malati. Ho avuto match-point nel terzo set, nel quarto, poi mi sono trovato sotto 8-7 nel tie-break del quinto e ho iniziato a pensare a qualsiasi cosa. Soprattutto che stavo per perdere…». […] All’Australia manca da tempo un eroe, il discendente se non di Laver e Rosewall almeno di Rafter e Hewitt, e al tennis un “bad boy” che non sia troppo “bad”, e che soprattutto vinca qualcosa di importante. Il match di domani contro Nadal – Nick ha vinto 3 volte su 7, un bilancio mica male – può diventare uno spartiacque, e illuminare il torneo. «Non ho mai detto che odio Nadal», ha precisato. «E’ un grandissimo tennista, e come persona è okay, fra noi c’è rispetto. Tutti sanno come gioca, ma lo fa così bene che diventa impossibile batterlo. Sono eccitato dall’idea di affrontare un campione così sul centrale nel mio Slam di casa: sarà molto “cool”».

Nick il profeta (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Come far capire a Nick Kyrglos che non è lui il numero uno? C’è qualcuno che se la sente di spiegarglielo? Badate, il problema è serio. Il moro di Adelaide con i capelli acconciati come fossero un tatuaggio, metà malese, metà greco, ma tutto australiano, è assolutamente convinto di essere il capofila di almeno due o tre graduatorie innovative, che tutte assieme gli garantirebbero il ruolo di tennista più seguito dal pubblico. Più di Federer? «Credo di sì». Più di Nadal? «Quello è certo». In ordine, le classifiche sono quella dei maggiori casinisti in circolazione, dei colpi più entusiasmanti, e dell’attenzione mediatica. Ragazzo intelligente, si è accorto presto di avere dei più forti soltanto i colpi, non la tenuta mentale, la continuità, la vita ordinata, nemmeno il corredo da bravo ragazzo che avrebbe concorso a dare solidità alla sua candidatura. Decise così di mettere da parte le motivazioni più classiche dei tennisti di vertice, la rincorsa agli Slam, la voglia di supremazia, il titolo da n. 1. Stabilì di poter svettare in ben altre graduatorie, su tutte quella del tennista più seguito, capace ovunque di riempire le tribune. Si corredò di lingua lunga, di scatti d’ira improvvisa, di sfrontatezza e faccia tosta, e di un arsenale di colpi da circo cui ha aggiunto il settore dei “Colpi Impropri” come il lancio delle sedie in campo, la calata dei pantaloncini sotto il livello dei glutei, lo scuotimento del seggiolone arbitrale. Finora, in questi Australian Open che ancora cercano una loro definizione, Kyrgios ha fatto il bravo, utilizzando giusto il repertorio dei colpi a effetto, quello da eseguire strettamente con racchetta e piatto corde. La vittoria di ieri su Khachanov gli ha dato modo di proporre un finale molto patriottico, stendendosi sul campo e baciando il cemento. Ha condono nei primi due set, ha avuto due match point nei tie break del terzo e del quarto, ha rincorso e vinto, stavolta da giocatore vero. Ma è nel prossimo turno che Nick verrà tenuto sotto stretta sorveglianza, dato l’incrocio con uno dei soggetti che maggiormente scatenano la sua natura polemica, quello con Rafa Nadal. Una vecchia storia, che si trascina fin dai giorni del primo confronto, sul Centre Court di Wimbledon nel 2014, che Nick vinse rivolgendosi apertamente al pubblico affinché lo sostenesse. «Non mi piace cosa dicono e pensano quelli che stanno intorno a Rafa», tentò di spiegare una volta Kyrgios, «ho sempre la sensazione che mettano loro stessi in cima a tutto. Ce l’hanno con me perché non accettano che riesca spesso a trovare un modo per batterlo». Si chiude intanto la rincorsa di Camila Giorgi, contro la Kerber. Partita discretamente giocata, vinta dalla più forte in tre set.

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