Anche a Vienna c'è un profeta in patria, Thiem rimonta Schwartzman

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Anche a Vienna c’è un profeta in patria, Thiem rimonta Schwartzman

L’austriaco è diventato il giocatore con più tornei vinti in stagione, portando letteralmente… a casa il quinto titolo del 2019

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Dominic Thiem/AUT (Erste Bank Open 500 in der Wiener Stadthalle); Copyright: e|motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer

[1] D. Thiem b. [5] D. Schwartzman 3-6 6-4 6-3

Nella finale dell’Erste Bank Open di Vienna, Dominic Thiem ha vinto per la seconda volta in pochi mesi sul suolo amico, battendo Diego Schwartzman con il punteggio di 3-6 6-4 6-3 in 2 ore e 25 minuti. L’austriaco ha confermato il grande stato di forma mostrato ieri con Berrettini, e più in generale durante l’intera settimana, in cui non ha certo usufruito di un tabellone semplice – Tsonga al primo turno e Verdasco, con cui non aveva mai vinto, al secondo.

Thiem andava per il suo terzo titolo 500 in stagione, il quinto della carriera. Dopo essersi sbloccato in patria ad agosto, vincendo a Kitzbühel, ora voleva conquistare anche l’altro, più importante torneo di casa, dove aveva ottenuto le chiavi del tennis austriaco battendo Thomas Muster nel 2011 (passaggio di testimone peraltro un po’ artificioso, visto che Muster ha 26 anni più di lui e che l’Austria nel frattempo ha avuto un altro ottimo terraiolo quale Jürgen Melzer, vincitore qui nel 2009 e 2010), e dove quindi voleva chiudere il cerchio, magari in vista del bersaglio più ambito, quel Roland Garros dove the Dominator ha sfiorato il successo nelle ultime quattro edizioni.

 

In realtà, Thiem non era mai nemmeno arrivato in semifinale prima di quest’anno, ma ha dimostrato grandi progressi da tutti i punti di vista: tecnico (risposta anticipata di rovescio, ancora sporadica ma efficace quando impiegata), tattico (con una posizione in campo più avanzata), e mentale (le rimonte su Verdasco e Berrettini si accompagnano a quelle su Khachanov e Tsitsipas che gli hanno permesso di vincere a Pechino all’inizio del mese).

Di contro, Diego Schwartzman è indubbiamente uno dei giocatori più talentuosi del circuito, capace, dal basso del suo metro e 68, di ritagliarsi uno spazio costante fra i primi 20 giocatori del mondo. Solo in questo torneo ha messo in fila gente che potrebbe usarlo come bastone da passeggio tipo Querrey, Khachanov, e Monfils, contro i quali ha mostrato enormi progressi anche in spinta (è basso, ma certamente non minuto, se fosse un calciatore di lui si direbbe “è piccolo ma non lo sposti”), pur venendo ogni tanto tradito dal dritto con cui deve cercare torsioni estreme del busto, pena qualche errore di troppo. Anche lui ha già vinto dei 500, lo scorso anno a Rio, dove batté il giustiziere proprio di Thiem, Fernando Verdasco, e cercava una prima grande affermazione sui campi rapidi, dove ha conquistato il primo 250 della carriera ad agosto, sul cemento di Los Cabos.

PRIMO SET – Gli head-to-head dicevano 4-2 Thiem, ma 1-1 sul cemento e 0-0 al chiuso, dove Dieguito poteva certamente soffrire di meno le traiettorie cariche dei colpi da fondo e del kick dell’austriaco, consumando meno energie per colpire in salto. Schwartzman doveva vincere per cercare di rimanere in corsa per Londra (anche se le sue speranze restano al lumicino, perché dovrebbe arrivare almeno in finale a Bercy per una qualificazione diretta), e l’inizio dell’incontro l’ha indubbiamente visto più pronto e concentrato.

Thiem è partito molto freddo, insistendo sulle diagonali per aprirsi lo spazio necessario al vincente, ma come nel match di ieri ha pagato la partenza passiva contro un avversario che regala poco, e ha subito concesso due palle break con un errore di dritto. Si è inizialmente salvato con un ace e con angoli più assertivi che hanno portato all’errore l’argentino, ma un secondo unforced di dritto ha concesso una terza opportunità a Dieguito, bravo a passarlo su un approccio titubante per il vantaggio iniziale. L’amico Schwartzman (hanno raggiunto la finale in doppio a Madrid a maggio) è a sua volta partito a rilento, concedendo il contro-break a zero con un paio di errori di dritto e un doppio fallo.

Smaltite le scorie iniziale, entrambi hanno iniziato a carburare, con Thiem a caricare le traiettorie esterne per aprirsi il lungolinea di rovescio e Schwartzman a cercare profondità estreme per rubargli il tempo sulle ampie aperture. L’austriaco ha però continuato a sparacchiare con l’inside-out (9 errori nel set, a fronte di soli 3 vincenti), e, come ieri, ha pagato un po’ di prevedibilità con lo slice esterno e un doppio fallo in un momento importante per concedere una nuova opportunità nel quinto game, su cui è ancora stato passato dal dritto del N. 15 ATP.

Pubblico molto meno partigiano rispetto a ieri, dato il feeling sviluppato con entrambi durante la settimana (Schwartzman come Maradona a Italia 90), e l’argentino bravo a portare la partita sui suoi binari, binari fatti di attrito e variazioni mai banali con il back. Sotto 4-2, Thiem è stato costretto a forzare i colpi per sfondare, trovando qualche vincente alla Wawrinka…

… ma esponendosi anche ad errori e contrattacchi come questo.

Simbolo del raziocinio di Dieguito è il punto del 5-3: dopo aver incassato una risposta vincente di dritto anomalo sul servizio precedente da sinistra, ha fintato fino all’ultimo un altro kick, per poi piazzare una seconda millimetrica al centro. Disorientato, Thiem ha solo potuto cercare di usare la smorzata per uscire dagli scambi, col risultato di vedersi sgasare in faccia per tre volte il motorino di Buenos Aires per il break a zero e il 6-3 dopo 42 minuti

SECONDO SET – Thiem ha cercato più assertività all’inizio del secondo parziale, salendo a palla break con un passante tagliato dopo una prima parata di Schwartzman, ma la scelta di rispondere da lontano su una seconda ha di fatto regalato il pallino del gioco alla testa di serie numero 5, bravo a muoverlo fino all’errore. Con il passare dei minuti, però, l’austriaco ha iniziato a trovare più precisione e varietà con i colpi, e si è procurato una seconda chance nel terzo gioco, ma Schwartzman si è difeso nuovamente nello scambio, non offrendo palle centrali su cui Thiem si potesse girare, salendo 2-1.

Il favorito del torneo ha avuto il merito di rimanere propositivo, sia con il back che soprattutto con il colpo in uscita dal servizio, conscio della prolungata inferiorità nello scambio, ma, vuoi per le fatiche della semifinale, vuoi per l’accidia del pubblico, ha tradito poca serenità con il dritto e concesso una palla break nel sesto gioco con altri tre errori, in uno status quo apparentemente incontrovertibile che lo vedeva remare sballottato a destra e a manca.

È lì che è girato l’incontro: Thiem, che nel secondo parziale ha vinto l’89% dei punti sulla prima, si è salvato con un ace esterno, e nel nono gioco è infine riuscito a concretizzare la chance avuta: con un lob ha scavalcato Schwartzman (non una grande impresa) facendogli sbagliare il tweener, prima che un rovescio lungolinea e un errore di dritto dell’argentino gli dessero la palla break. Schwartzman, abbandonato dalla prima, ha appoggiato la seconda, prestando il fianco alla risposta potente di Thiem, finalmente sospinto dal suo pubblico. Messa la testa avanti, Thiem si è finalmente liberato, e ha chiuso il set con tre punti gratuiti con la prima ed un gran punto vinto a rete,  portando il match al terzo dopo un’ora e 35.

TERZO SET – Sempre più a suo agio sulla seconda di Schwartzman, Thiem si è subito procurato tre palle break non consecutive all’inizio del terzo. Schwartzman ha salvato le prime con autorità, scendendo a rete e difendendosi sulla risposta inside-in dell’austriaco, ma ha concesso il quarto game di fila con un errore di dritto.

La partita è sostanzialmente finita lì. Con Thiem in procinto di esondare, stavolta è stato Schwartzman a innervosirsi e a dover accorciare gli scambi, pena qualche errore di troppo. Sopravvissuto nel terzo gioco, nulla ha potuto contro il dritto sempre più efficiente del padrone di casa, ora sfrontato pure in avanzamento. Il risultato è stato il momento più brioso dell’incontro, ma anche quello con meno pathos. Ormai scarico sulle gambe, Dieguito ha tirato tre dritti di fila in mezzo alla rete nel nono gioco, mandando Thiem a match point, su cui the Dominator ha tirato fuori le posate buone, chiudendo nel campo spalancato prima di accasciarsi, finalmente profeta in patria.

Da sottolineare l’abbraccio finale e l’inneggio del pubblico austriaco per lo sconfitto, vero everyday man del tennis mondiale. “Non sempre sono riuscito a dare il meglio davanti al mio pubblico, quindi riuscire a vincere entrambi i tornei in Austria nella stessa stagione è un sogno che si avvera”, ha detto subito dopo il match. “Diego è un mio grande amico, e sono sicuro che ci troveremo in campo molte altre volte, sia l’uno contro l’altro che dalla stessa parte. Lui ha sempre una risposta ai miei colpi e ha avuto una percentuale alta di prime, perciò è veramente difficile batterlo, anche con il vantaggio del pubblico. La partita è girata quando ho vinto il secondo, mi dà grande soddisfazione aver vinto tre volte in rimonta questa settimana”.

Per Thiem è il sedicesimo titolo in carriera, il quinto 500 (terzo in questa stagione), e un ulteriore consolidamento di quella che, in termini di punti, è nettamente la miglior stagione in carriera. Per Schwartzman le chance di andare a Londra sono risicate, ma non è impossibile per lui finire la stagione al numero 10 del mondo (il suo best ranking è 11), e di andare alle Finals come riserva. Settimana prossima saranno entrambi a Bercy, dove esordiranno al secondo turno, Thiem con Raonic o un qualificato/lucky loser, Schwartzman con Edmund o un qualificato/lucky loser a sua volta.

Il tabellone completo
La “Race to London” aggiornata

Tommaso Villa

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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ATP

Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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