Anche a Vienna c'è un profeta in patria, Thiem rimonta Schwartzman

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Anche a Vienna c’è un profeta in patria, Thiem rimonta Schwartzman

L’austriaco è diventato il giocatore con più tornei vinti in stagione, portando letteralmente… a casa il quinto titolo del 2019

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Dominic Thiem/AUT (Erste Bank Open 500 in der Wiener Stadthalle); Copyright: e|motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer

[1] D. Thiem b. [5] D. Schwartzman 3-6 6-4 6-3

Nella finale dell’Erste Bank Open di Vienna, Dominic Thiem ha vinto per la seconda volta in pochi mesi sul suolo amico, battendo Diego Schwartzman con il punteggio di 3-6 6-4 6-3 in 2 ore e 25 minuti. L’austriaco ha confermato il grande stato di forma mostrato ieri con Berrettini, e più in generale durante l’intera settimana, in cui non ha certo usufruito di un tabellone semplice – Tsonga al primo turno e Verdasco, con cui non aveva mai vinto, al secondo.

Thiem andava per il suo terzo titolo 500 in stagione, il quinto della carriera. Dopo essersi sbloccato in patria ad agosto, vincendo a Kitzbühel, ora voleva conquistare anche l’altro, più importante torneo di casa, dove aveva ottenuto le chiavi del tennis austriaco battendo Thomas Muster nel 2011 (passaggio di testimone peraltro un po’ artificioso, visto che Muster ha 26 anni più di lui e che l’Austria nel frattempo ha avuto un altro ottimo terraiolo quale Jürgen Melzer, vincitore qui nel 2009 e 2010), e dove quindi voleva chiudere il cerchio, magari in vista del bersaglio più ambito, quel Roland Garros dove the Dominator ha sfiorato il successo nelle ultime quattro edizioni.

 

In realtà, Thiem non era mai nemmeno arrivato in semifinale prima di quest’anno, ma ha dimostrato grandi progressi da tutti i punti di vista: tecnico (risposta anticipata di rovescio, ancora sporadica ma efficace quando impiegata), tattico (con una posizione in campo più avanzata), e mentale (le rimonte su Verdasco e Berrettini si accompagnano a quelle su Khachanov e Tsitsipas che gli hanno permesso di vincere a Pechino all’inizio del mese).

Di contro, Diego Schwartzman è indubbiamente uno dei giocatori più talentuosi del circuito, capace, dal basso del suo metro e 68, di ritagliarsi uno spazio costante fra i primi 20 giocatori del mondo. Solo in questo torneo ha messo in fila gente che potrebbe usarlo come bastone da passeggio tipo Querrey, Khachanov, e Monfils, contro i quali ha mostrato enormi progressi anche in spinta (è basso, ma certamente non minuto, se fosse un calciatore di lui si direbbe “è piccolo ma non lo sposti”), pur venendo ogni tanto tradito dal dritto con cui deve cercare torsioni estreme del busto, pena qualche errore di troppo. Anche lui ha già vinto dei 500, lo scorso anno a Rio, dove batté il giustiziere proprio di Thiem, Fernando Verdasco, e cercava una prima grande affermazione sui campi rapidi, dove ha conquistato il primo 250 della carriera ad agosto, sul cemento di Los Cabos.

PRIMO SET – Gli head-to-head dicevano 4-2 Thiem, ma 1-1 sul cemento e 0-0 al chiuso, dove Dieguito poteva certamente soffrire di meno le traiettorie cariche dei colpi da fondo e del kick dell’austriaco, consumando meno energie per colpire in salto. Schwartzman doveva vincere per cercare di rimanere in corsa per Londra (anche se le sue speranze restano al lumicino, perché dovrebbe arrivare almeno in finale a Bercy per una qualificazione diretta), e l’inizio dell’incontro l’ha indubbiamente visto più pronto e concentrato.

Thiem è partito molto freddo, insistendo sulle diagonali per aprirsi lo spazio necessario al vincente, ma come nel match di ieri ha pagato la partenza passiva contro un avversario che regala poco, e ha subito concesso due palle break con un errore di dritto. Si è inizialmente salvato con un ace e con angoli più assertivi che hanno portato all’errore l’argentino, ma un secondo unforced di dritto ha concesso una terza opportunità a Dieguito, bravo a passarlo su un approccio titubante per il vantaggio iniziale. L’amico Schwartzman (hanno raggiunto la finale in doppio a Madrid a maggio) è a sua volta partito a rilento, concedendo il contro-break a zero con un paio di errori di dritto e un doppio fallo.

Smaltite le scorie iniziale, entrambi hanno iniziato a carburare, con Thiem a caricare le traiettorie esterne per aprirsi il lungolinea di rovescio e Schwartzman a cercare profondità estreme per rubargli il tempo sulle ampie aperture. L’austriaco ha però continuato a sparacchiare con l’inside-out (9 errori nel set, a fronte di soli 3 vincenti), e, come ieri, ha pagato un po’ di prevedibilità con lo slice esterno e un doppio fallo in un momento importante per concedere una nuova opportunità nel quinto game, su cui è ancora stato passato dal dritto del N. 15 ATP.

Pubblico molto meno partigiano rispetto a ieri, dato il feeling sviluppato con entrambi durante la settimana (Schwartzman come Maradona a Italia 90), e l’argentino bravo a portare la partita sui suoi binari, binari fatti di attrito e variazioni mai banali con il back. Sotto 4-2, Thiem è stato costretto a forzare i colpi per sfondare, trovando qualche vincente alla Wawrinka…

… ma esponendosi anche ad errori e contrattacchi come questo.

Simbolo del raziocinio di Dieguito è il punto del 5-3: dopo aver incassato una risposta vincente di dritto anomalo sul servizio precedente da sinistra, ha fintato fino all’ultimo un altro kick, per poi piazzare una seconda millimetrica al centro. Disorientato, Thiem ha solo potuto cercare di usare la smorzata per uscire dagli scambi, col risultato di vedersi sgasare in faccia per tre volte il motorino di Buenos Aires per il break a zero e il 6-3 dopo 42 minuti

SECONDO SET – Thiem ha cercato più assertività all’inizio del secondo parziale, salendo a palla break con un passante tagliato dopo una prima parata di Schwartzman, ma la scelta di rispondere da lontano su una seconda ha di fatto regalato il pallino del gioco alla testa di serie numero 5, bravo a muoverlo fino all’errore. Con il passare dei minuti, però, l’austriaco ha iniziato a trovare più precisione e varietà con i colpi, e si è procurato una seconda chance nel terzo gioco, ma Schwartzman si è difeso nuovamente nello scambio, non offrendo palle centrali su cui Thiem si potesse girare, salendo 2-1.

Il favorito del torneo ha avuto il merito di rimanere propositivo, sia con il back che soprattutto con il colpo in uscita dal servizio, conscio della prolungata inferiorità nello scambio, ma, vuoi per le fatiche della semifinale, vuoi per l’accidia del pubblico, ha tradito poca serenità con il dritto e concesso una palla break nel sesto gioco con altri tre errori, in uno status quo apparentemente incontrovertibile che lo vedeva remare sballottato a destra e a manca.

È lì che è girato l’incontro: Thiem, che nel secondo parziale ha vinto l’89% dei punti sulla prima, si è salvato con un ace esterno, e nel nono gioco è infine riuscito a concretizzare la chance avuta: con un lob ha scavalcato Schwartzman (non una grande impresa) facendogli sbagliare il tweener, prima che un rovescio lungolinea e un errore di dritto dell’argentino gli dessero la palla break. Schwartzman, abbandonato dalla prima, ha appoggiato la seconda, prestando il fianco alla risposta potente di Thiem, finalmente sospinto dal suo pubblico. Messa la testa avanti, Thiem si è finalmente liberato, e ha chiuso il set con tre punti gratuiti con la prima ed un gran punto vinto a rete,  portando il match al terzo dopo un’ora e 35.

TERZO SET – Sempre più a suo agio sulla seconda di Schwartzman, Thiem si è subito procurato tre palle break non consecutive all’inizio del terzo. Schwartzman ha salvato le prime con autorità, scendendo a rete e difendendosi sulla risposta inside-in dell’austriaco, ma ha concesso il quarto game di fila con un errore di dritto.

La partita è sostanzialmente finita lì. Con Thiem in procinto di esondare, stavolta è stato Schwartzman a innervosirsi e a dover accorciare gli scambi, pena qualche errore di troppo. Sopravvissuto nel terzo gioco, nulla ha potuto contro il dritto sempre più efficiente del padrone di casa, ora sfrontato pure in avanzamento. Il risultato è stato il momento più brioso dell’incontro, ma anche quello con meno pathos. Ormai scarico sulle gambe, Dieguito ha tirato tre dritti di fila in mezzo alla rete nel nono gioco, mandando Thiem a match point, su cui the Dominator ha tirato fuori le posate buone, chiudendo nel campo spalancato prima di accasciarsi, finalmente profeta in patria.

Da sottolineare l’abbraccio finale e l’inneggio del pubblico austriaco per lo sconfitto, vero everyday man del tennis mondiale. “Non sempre sono riuscito a dare il meglio davanti al mio pubblico, quindi riuscire a vincere entrambi i tornei in Austria nella stessa stagione è un sogno che si avvera”, ha detto subito dopo il match. “Diego è un mio grande amico, e sono sicuro che ci troveremo in campo molte altre volte, sia l’uno contro l’altro che dalla stessa parte. Lui ha sempre una risposta ai miei colpi e ha avuto una percentuale alta di prime, perciò è veramente difficile batterlo, anche con il vantaggio del pubblico. La partita è girata quando ho vinto il secondo, mi dà grande soddisfazione aver vinto tre volte in rimonta questa settimana”.

Per Thiem è il sedicesimo titolo in carriera, il quinto 500 (terzo in questa stagione), e un ulteriore consolidamento di quella che, in termini di punti, è nettamente la miglior stagione in carriera. Per Schwartzman le chance di andare a Londra sono risicate, ma non è impossibile per lui finire la stagione al numero 10 del mondo (il suo best ranking è 11), e di andare alle Finals come riserva. Settimana prossima saranno entrambi a Bercy, dove esordiranno al secondo turno, Thiem con Raonic o un qualificato/lucky loser, Schwartzman con Edmund o un qualificato/lucky loser a sua volta.

Il tabellone completo
La “Race to London” aggiornata

Tommaso Villa

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Il circuito ATP riparte a metà agosto, due Slam e tre Masters 1000 tutti consecutivi

Si riparte dal torneo di Washington il 14 agosto. Dalla settimana successiva 3000 punti in paio a New York, poi subito Madrid, Roma e Roland Garros

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Alla fine l’annuncio è arrivato. Il circuito ATP riprenderà tra circa due mesi, alla metà di agosto con il torneo 500 di Washington D.C. Cancellato il Masters 1000 di Toronto, dalla settimana successiva avrà inizio il tour de force con in palio due titoli del Grande Slam e tre titoli Masters 1000 senza mai una pausa per chi arrivasse in fondo.

Come vedete da sabato 22 agosto parte il Western&Southern Open che per quest’anno si trasferisce da Cincinnati a Flushing Meadows; il combined si giocherà fino a venerdì 28 agosto. Lunedì 31 agosto partirà lo US Open nel medesimo luogo e dunque lo Slam americano manterrà le date originali. L’ATP ha permesso lo svolgimento di un ATP 250 durante la seconda settimana dello US Open: a Kitzbuhel prenderà il via la stagione sulla terra battuta europea, che proseguirà poi con tornei di rango superiore.

Neanche il tempo di tornare da New York, infatti, che scatterà il Masters 1000 di Madrid, seguito immediatamente da quello di Roma, gli Internazionali d’Italia. Il ciclo terribile si chiuderà con l’edizione 2020 del Roland Garros a Parigi.

 

Anche il circuito challenger ripartirà nella settimana di lunedì 17 agosto mentre gli ITF già a partire dal 3 agosto.

A metà luglio è previsto un ulteriore aggiornamento con il calendario per l’autunno: resta incerto il destino dei tornei asiatici, più speranze per l’indoor europeo che culminerà con le ATP Finals di Londra. L’ATP 500 di Vienna, ad esempio, ha confermato tramite un comunicato ufficiale l’intenzione di disputare il torneo nelle date previste, ovvero dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli organizzatori del torneo austriaco hanno anche aperto alla possibilità di giocare di fronte a un pubblico.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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