Profumo di Londra. Zverev boccia Nadal (Marcotti). Berrettini all'esame del mito Federer (Canevazzi). Matteo e il mito (Crivelli). Berrettini, c'è Roger (Azzolini)

Rassegna stampa

Profumo di Londra. Zverev boccia Nadal (Marcotti). Berrettini all’esame del mito Federer (Canevazzi). Matteo e il mito (Crivelli). Berrettini, c’è Roger (Azzolini)

La rassegna stampa di martedì 12 novembre 2019

Pubblicato

il

Profumo di Londra. Zverev boccia Nadal (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

La netta sconfitta subita ieri sera contro Alexander Zverev rischia di costare carissima a Rafa Nadal. Non solo complica, e non poco, la sua corsa al successo nelle ATP Finals, ma potrebbe anche pregiudicare il suo primo posto del ranking mondiale. A questo punto solo la vittoria – e sarebbe la prima volta in carriera a Londra – gli garantirebbe un Natale da festeggiare sul tetto del mondo. Viceversa sarà sorpasso, a tutto beneficio di Novak Djokovic, in campo questa sera contro Dominic Thiem. Alla nona presenza, il 33enne di Manacor ha confermato una volta di più il suo scarso feeling con il torneo dei Maestri. Troppi errori, corse in ritardo, colpi fuori misura: un campionario di insolite imprecisioni che il campione in carica delle Finals ha impietosamente messo in evidenza, aggiudicandosi il match con sorprendente autorevolezza. Certo non mancano i possibili alibi al maiorchino, a cominciare dalle precarie condizioni fisiche (infortunio ai muscoli addominali), che lo avevano costretto al forfait la settimana scorsa a Parigi-Bercy. Un infortunio che fino all’ultimo aveva reso incerta la sua presenza alla 02 Arena. Evidentemente al tedesco ha fatto bene l’aria del Tamigi, dove si è ritrovato d’incanto a capo di un’annata all’insegna dell’anonimato, mettendo a segno la seconda vittoria dell’anno contro un Top 5 dopo quella contro Roger Federer a Shanghai. E tornando a battere un numero 1 in carica un anno dopo il successo su Djokovic proprio nell’epilogo delle scorse Finals. Oggi, nel frattempo, tocca di nuovo a Berrettini. Metabolizzata la netta sconfitta all’esordio, lo attende Roger Federer. […]

Berrettini all’esame del mito Federer. Una doppia chance per la storia (Ruggero Canevazzi, La Nazione)

 

Matteo Berrettini, test numero 2 alle ATP Finals. Dopo il test numero 1 con Novak Djokovic, dove è stato respinto (62 61) con grande (ma non grave) insufficienza, quello odierno non è meno terribile: Roger Federer. Matteo è entrato fra gli Otto Maestri con pieno merito, ma per il rotto della cuffia, grazie a un finale d’annata strepitoso. Otto semifinali, inclusa quelle più prestigiose dell’US Open e del Masters 1000 di Shanghai, nonché due tornei vinti. Un balzo dal n.57 di sette mesi fa all’ottavo di novembre. La sua escalation è passata attraverso varie tappe, ma una delle più significative ha coinciso con gli ottavi di finale di Wimbledon, il torneo più leggendario fra tutti. Quel lunedi 8 luglio Matteo si trovò ad affrontare il suo idolo di sempre, Roger Federer, proprio come oggi. Ma di fronte al suo mito il Matteo più intimidito di sempre si rese irriconoscibile: 62 61 61 in 74 minuti, con appena 11 punti conquistati in 11 turni di servizio dello svizzero. «Quando due mesi dopo quella batosta Matteo affrontò Rafa Nadal in semifinale all’US Open, non ha più pensato come a Wimbledon chi avesse di fronte – ha spiegato il suo coach Vincenzo Santopadre – e spero che stavolta con Federer sarà un match diverso. Certo non ci voleva che Roger avesse perso da Thiem domenica. Oggi scenderà in campo con il coltello tra i denti per evitare un’eliminazione che per lui sarebbe clamorosa, mentre per Matteo sarebbe nell’ordine naturale delle cose». […]

Matteo e il mito: «Basta scoppole, Roger è sotto la mia pelle» (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La leggerezza dei vent’anni, il cuore che batte forte, l’incontro con il mito della tua adolescenza. Solo che Berrettini, stavolta, all’idolo di una vita non chiederà l’autografo, ma dovrà provare a strappargli qualche lacrima di dolore e una complicata partita di tennis per continuare a restare aggrappato al sogno delle Finals. Già: dopo il tremendo debutto contro la miglior versione di Djokovic, Matteo sopravviverà a Londra soltanto con un successo su Federer oggi pomeriggio. Calma e sangue freddo, ragazzo. Del resto, l’hanno chiamato Masters perché è come l’università: ci trovi solo i migliori. Perciò i monumenti qui sono di casa: per Roger siamo alla partecipazione numero 17. Quando il Divino debutto, nel 2002, Berrettini aveva sei anni, faticava a tenere in mano una racchetta e il suo sport preferito era ancora il judo: «Ma non appena ho scelto il tennis, Federer mi è entrato sotto pelle». Logico dunque che al primo incrocio, quest’anno a Wimbledon, il ragazzo abbia assistito allo show di chi gli stava di fronte con l’adorazione paralizzante di una visione celestiale: e non ha toccato palla. Ma dopo quella storica ripassata, le parole del Maestro svizzero sono risuonate profetiche: «Ricordo quando persi da Agassi agli Us Open, fu davvero frustrante: ma in questi casi devi solo abbassare la testa, dimenticare in fretta, tornare a casa e lavorare ancora più duro». Detto fatto. Proprio da quel pomeriggio di tormenta, Matteo ha spiccato il volo per andarsi a prendere il premio più bello, l’elezione nel gotha dei fantastici otto: «In quella partita non ero mai stato me stesso in campo, questa volta sarà diverso e cercherò di presentarmi nella forma psicofisica migliore: vediamo cosa succede». […] Roger, nella sconfitta con Thiem, è apparso lento nel gioco di gambe e senza punch sulla palla, ma l’orgoglio di un fuoriclasse ferito e adesso condannato a vincere per forza rimane il peggior avversario da affrontare. «È come se fosse un torneo normale da qui in poi, non posso più permettermi di perdere. Esattamente come è successo per ogni settimana della mia vita per gli ultimi venti anni. Matteo, con il suo servizio e con quello che può fare, è un avversario molto ostico qui. Non ha giocato la miglior partita contro Novak, ma sarebbe stata dura per tutti. Io so che devo giocare meglio di quanto ho fatto nel primo match se vorrò avere chance di batterlo». […]

Berrettini, c’è Roger (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Chi voglia un Berrettini in formato Calippo si metta l’animo in pace. Non lo avrà mai. Non è nato di ghiaccio e non tende a trasformarsi in materia dura. «C’è dietro il tennis di Berrettini una filosofia antica, tratta da una città che dai propri eroi non ha preteso solo pane e sangue, ma divertimento. Molto divertimento». Chi l’ha scritto?Ah, si, Adriano Panatta. Non è il solo, Matteo, a costruire il tennis sulle emozioni, se la cosa può essergli di conforto dopo il brusco impatto con Djokovic, una sconfitta che a leggere alcune cronache dell’altro ieri è stata assimilata quasi a una colpa (ma si può?). Un carattere per certi versi simile al suo, lo ha mostrato in più occasioni lo stesso Federer, proprio l’avversario di oggi: l’istinto della vittoria, il piacere dello spettacolo, l’inquietudine del confronto ogni qual volta c’è da misurarsi con chi abbia avuto l’ardire di batterlo. Fra i due, Matteo e Roger, c’è il precedente di Wimbledon, quattro mesi fa. «Quanto ti devo per la lezione?»: la frase del Berretta, a chiusura del match, ormai ha fatto storia. Stefano Massari, mental coach e amico di Matteo, prese spunto da quella per sostenere la reazione «comunque positiva» alla disfatta appena subita. Era un passo avanti, che gli impone oggi di vedere “oltre” i soli tre game (con Roger furono cinque) incassati con Djokovic: «Non l’ho visto rinunciare a mettere in campo il suo tennis, anzi, ha fatto il possibile seppure in una condizione di grande disagio. Non mi è dispiaciuto il suo atteggiamento. Il ragazzo migliora…». Ma il lavoro continua «Matteo sta imparando a misurarsi con le difficoltà, più propriamente sta imparando ad accettarle. Agli inizi, quando ci siamo conosciuti, era insofferente nei confronti degli episodi negativi. Ora reagisce. Può farlo meglio? Certo, stiamo lavorando per questo, secondo il progetto voluto da coach Santopadre, che ha creato un team su misura per il giocatore». […] Oggi si gioca per restare in corsa. Chi vince ha ancora una chance, chi perde è fuori.

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Thiem: “Che paura a Belgrado. Adesso il mio torneo e imparerò a ballare” (Cocchi). ATP fa i conti col covid e rivede le classifiche (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 7 luglio 2020

Pubblicato

il

Thiem: “Che paura a Belgrado adesso il mio torneo e imparerò a ballare” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Basso profilo, senza fare troppo rumore è arrivato fin lassù, al terzo posto del mondo dietro a Djokovic e Nadal. E davanti a Federer. […] Per Dominic lo stacanovista non è rimasto altro che buttarsi sulle esibizioni. A partire dall’Adria Tour di Belgrado, dove si è trovato nella bufera dei contagi, passando per le Uts di Mouratoglou. Per non farsi mancare nulla, ne ha organizzata una tutta sua, che parte oggi a Kitzbuehel, in Austria, e vede tra i protagonisti anche il nostro Matteo Berrettini. Dopo l’esperienza vissuta all’Adria Tour di Belgrado, con tanti contagiati compreso Djokovic, ci vuole coraggio a mettersi in gioco con un torneo aperto al pubblico. «Diciamo che a Belgrado ho imparato la lezione. A Kitzbuehel saranno ammesse 500 persone per ogni sessione di gioco. La sicurezza di tutti è la nostra priorità. Seguiremo tutte le regole e i protocolli in maniera molto stretta». Fortunatamente in Serbia non ha contratto il virus, ma immaginiamo lo spavento che si sarà preso. «Ammetto di essere rimasto scioccato quando ho saputo della positività di Dimitrov e degli altri colleghi contagiati dal Covid. Avrebbe potuto toccare a me. Ho fatto subito il tampone, visto che dovevo giocare alle Uts di Mouratoglou, poi ho continuato a sottopormi ai controlli. E sono sempre risultato negativo. Mi sono tranquillizzato e adesso faccio la massima attenzione. A Belgrado forse siamo stati tutti troppo ottimisti». […] Tra i suoi Magnifici c’è anche Matteo Berrettini. «Ho pensato subito a lui quando ho iniziato a organizzare il torneo. Matteo è un tipo fantastico, uno dei tennisti europei più interessanti. Gioca a grande velocità e la gente si appassiona a vederlo in campo. Con lui lo spettacolo è assicurato». Si può dire che siete amici? «È difficile coltivare vere amicizie sul circuito, ma posso dire che con Matteo c’è un bellissimo rapporto». […] Insieme Matteo ha giocato nell’Ultimate Tennis Showdown di Mouratoglou, a Nizza. Un formato molto particolare: porterebbe sul circuito qualcuna di queste innovazioni? «È stata una sfida nuova, diversa, e tutti insieme ci siamo divertiti. Certo, era molto lontano da come siamo abituati a vivere il tennis. Personalmente non cambierei il nostro caro vecchio mondo, tutto è perfetto e deve rimanere così». ? Da quando lavora col cileno Nicolas Massu, oltre che essere cresciuto molto tennisticamente la vediamo anche più estroverso. Ha assorbito un po’ di spirito latino? «Tra me e Nico si è sviluppato uno splendido rapporto. Lui è una persona molto allegra e un grande esperto di tennis. Grazie a lui il mio gioco è migliorato e io ho sviluppato nuove potenzialità, pur divertendomi a ogni allenamento. Sì, forse lavorare con lui mi ha reso più estroverso ma c’è ancora molto da fare. Ad esempio, dovrei migliorare come ballerino per essere un vero latino, ma sono un disastro». […] A questo proposito, lei ci sarà per la ripresa negli Usa? La situazione non sembra semplice. «Non lo è, e ci sono molte questioni in sospeso: da chi potrebbe viaggiare con me a come saranno le regole. Ma io voglio esserci. Voglio tornare a provare la carica che ti dà un match importante, l’adrenalina della vittoria. Adesso è tempo di ripartire». Largo ai Magnifici 7.

ATP fa i conti col covid e rivede le classifiche (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Mentre permangono dubbi sulle date e modalità della ripresa a causa della delicata situazione pandemica soprattutto negli Stati Uniti, l’Atp ha annunciato ieri come verranno sbloccate le classifiche una volta ripartito il circuito. Il ranking normalmente viene costruito sulla base dei migliori 18 risultati nell’arco di 52 settimane. Ora invece verrà formato prendendo in esame gli stessi 18 migliori risultati ma su un arco temporale di 22 mesi, da marzo 2019 a dicembre 2020 in ragione del fatto che è congelato dal 16 marzo scorso. Non potranno far classifica due risultati ottenuti negli stessi tornei per due anni consecutivi, ma solo il migliore delle due edizioni. I punti aggiunti nei tornei 2020 rimarranno in classifica per le già citate 52 settimane o fino a quando il torneo non verrà effettivamente giocato nel 2021. La decisione punta al principio dell’equità ed è stata presa di concerto con i tornei dello Slam e con la federazione internazionale. Il ricalcolo servirà a determinare l’ingresso alle Atp Finals 2020. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Berrettini: “Dico sì agli US Open, ma senza rischi Covid” (Scanagatta). Dopo il virus esplode la tennis-mania. I circoli fanno il pieno di appassionati (Gambaro)

La rassegna stampa di lunedì 6 luglio 2020

Pubblicato

il

Berrettini: “Dico sì agli US Open, ma senza rischi Covid” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)


 

Matteo Berrettini, n.1 italiano (e n.8 del mondo) ha vissuto tutti i primi mesi del lockdown in Florida accanto alla sua ragazza Ajla Tomljanovic («Meno male che c’era lei con me…la famiglia, gli amici mi sono mancati tantissimo»). Ora, da metà giugno si trova alla Tennis Academy di Patrick Mouratoglou (vicino Nizza), per partecipare con altri noti tennisti, Tsitsipas, Goffin, Lopez, Gasquet, a una strana competizione (l’Ultimate Tennis Show) articolata in più weekend, 50 match a tempo. Si concludono in un’ora con strane regole che stravolgono il tennis tradizionale ma, chissà, magari piacciono ai giovanissimi. Dal 10 marzo, quando si sarebbe dovuto giocare il Masters 1000 di Indian Wells, il vero tennis professionistico internazionale, ha tirato giù i bandoni, lasciando spazio solo a esibizioni nazionali in cui il distanziamento sociale (come nell’Adria Tour organizzato da Djokovic) non è stato sempre rispettato con conseguenze spiacevoli ed imbarazzanti per il n.1 del mondo, sua moglie, il coach Ivanisevic, Coric e altri. Sul resto della stagione del tennis c’è grarde incertezza.

Matteo dal 23 agosto si dovrebbe giocare il Masters 1000 dl Cincinnati…(ma a Flushing Meadow) e poi l’US Open (dal 31 agosto). Lo scorso anno hai fatto semifinale. Dovrai difendere tanti punti. Ci andrai a cuor leggero? «Andrò, ma a cuor leggero in questo momento non si fa nulla. Qui veniamo testati 2 volte a settimana e in Francia la situazione non è grave come a New York e negli USA. Adesso la situazione negli USA è nettamente peggiore; ci sono stati casi positivi sia in NBA sia nel tennis stesso (Tiafoe; n.d.r.). L’idea è di andare, ma vedremo l’evolversi delle cose. Per tutti è importante capire cosa succederà nei vari tornei se un tennista verrà trovato positivo. Ci vorrà un parere scientifico».

Djokovic, da presidente dei tennisti ATP, era contrario a che vi rinchiudessero nel solo TWA hotel del JFK airport. Poi con la positività sua e di altri protagonisti dell’Adria Tour, le cose sembrano cambiate…Tu e il tuo coach Santopadre dove stareste? «Dobbiamo cercare di adattarci, senza rischiare di fare casino – dice senza mezzi termini -. Se dovessi decidere di andare lo farei seguendo tutte le precauzioni del caso. Cercherei di avere contatti solo con il mio team e rispettare i protocolli. Tanta gente sarà in giro lo stesso anche se staremo in questa specie di “bolla” per 21 giorni. Ci saranno sempre almeno 500 persone (1000?) in giro per il torneo. Difficile che non ci scappi neppure un positivo. Però, senza nulla togliere alle persone ‘normali’, noi sportivi abbiamo una situazione particolare: se dobbiamo fare quarantena senza sintomi, i successivi tornei diventano un casino perché non puoi allenarti. Essere positivi non è brutto solo per il rischio della malattia, ma perché influenzerebbe tutta la programmazione».

[…]

Ti ho visto giocare con Tsitsipas, hai vinto i primi due short set, perso terzo e quarto… poi Il “sudden set”, ma mi pare tu sia in gran forma, anche di rovescio. Sbaglio? «No, sto giocando proprio bene, questo UTS è divertente. Sfidare top-ten aiuta, sono ai loro livelli. Mi sono allenato anche con Sinner. Gioca bene, devo stare attento quando giochiamo… mi devo impegnare: è giovane ma picchia duro. Sono pronto a ricominciare, nonostante il lungo stop».

[…]

Dopo il virus esplode la tennis-mania. I circoli fanno il pieno di appassionati (Francesco Gambaro, Il Secolo XIX)

Se non è ancora tennis-mania, poco ci manca. La ripresa post Covid ha portato molti ad avvicinarsi (o riavvicinarsi) al tennis che, rispetto ad altri sport, viene percepito come disciplina a scarso rischio di contagio. Il fatto di giocare all’aria aperta aiuta, così come il distanziamento che nel tennis è fisiologico. Non è un caso, quindi, che molti circoli in queste settimane stiano registrando un boom di prenotazione dei campi: nuovi adepti, ma pure vecchi appassionati che hanno voglia di riprendere in mano una racchetta, a distanza anche di molti anni. A confermare questa tendenza sono gli stessi addetti ai lavori.

[…]

Che ci sia un boom di nuove richieste lo ribadisce anche Davide Favati, responsabile della scuola tennis Sporting 3 Pini: «C’è un incremento di appassionati: dai soci, che prima giocavano a biliardo e adesso hanno deciso di cimentarsi col tennis, agli allievi che prima facevano due lezioni a settimana e ora vogliono farne almeno tre. Il fatto che altri sport siano bloccati può averci favorito.

[…].

A far da volano c’è stata anche la ripresa del turismo.

[…]

La tennis-mania è un fenomeno esteso anche alle altre regioni: «Nei giorni scorsi abbiamo fatto una riunione con i responsabili dei maestri italiani. I presidenti dei comitati di Emilia Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige mi hanno confermato la tendenza a giocare di più — rivela Marco Lubrano che gestisce l’Accademia tennis all’impianto comunale Valletta Cambiaso ed è fiduciario regionale dei maestri — anche chi pratica il calcetto ultimamente si è avvicinato al tennis. Oggi si assiste a un ritorno di vecchi appassionati. Come scuole tennis, le nuove iscrizioni si vedranno a settembre». Le rigide precauzioni anti-Covid non hanno scoraggiato i tennisti: «Noi chiediamo mascherine all’ingresso — spiega Rastrelli — e negli spogliatoi i phon sono spenti, gli ambienti sono sanificati dopo ogni turno, le panchine sono dotate di dispenser igienizzanti». «Noi disinfettiamo anche il tubo di plastica che raccoglie le palline – gli fa eco Favati – Abbiamo quattro sedie o panchine dove poggiare l’attrezzatura e i capi d’abbigliamento e il dispenser in ogni campo». E proprio Favati he non perdona il campione serbo Djokovic per aver organizzato l’Adria Tour senza ricorrere alle precauzioni anti-Covid: «L’ha fatto per beneficenza, però ha toppato”.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Panatta: «Vorrei credere nell’aldilà, nel dubbio porto la racchetta» (Piccardi). Tiafoe, altro positivo. Nadal, ombre su NY (La Gazzetta dello Sport). Sonego centra il bis (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 5 luglio 2020

Pubblicato

il

Panatta: «Non trovo più i miei cimeli. Vorrei credere nell’aldilà, nel dubbio porto la racchetta» (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Adriano, sono settanta. «Ma di cosa parliamo?». Settant’anni giovedì. «Cerchi rogne?». Daaai. Giro di boa importante: tentiamo un bilancio? «Il bilancio facciamolo tra dieci anni, se ci arrivo. I 70 non me li sento addosso. Tocco ferro: sono ipocondriaco da sempre, ma sto bene. Ogni tanto ho un po’ di mal di schiena. L’ha usata parecchio, Panatta, mi ha detto il dottore. Verissimo. Però il tennis, alla fine, è stato gentile con me».

Cominciamo da Roma, Parigi o dalla Davis in Cile? Tutto nel ’76.

 

Possiamo fare finta che non ho mai vinto nulla e parlare d’altro? È vero: non ho una coppa. Ho perso tutto. Non è un vezzo, giuro. Ho fatto tanti di quei traslochi in vita mia…

Sparita anche la maglietta rossa che a Santiago si dice abbia fatto infuriare Pinochet? «Tutto! Non sono un feticista, l’idea del salotto-museo mi fa orrore. Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli. Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Parioli. Quando è mancato, riordinando casa, l’ho trovata. Poi è sparita di nuovo, misteriosamente. L’ha ripescata di recente mia figlia Rubina in un cassetto. È sbiadita, dura come un sasso. E con il tempo si è rimpicciolita, come i vecchi.

I trofei, il boom del tennis alla fine degli Anni 70, la grande popolarità ancora oggi: di cosa va più fiero, Adriano?

Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore. Ho avuto parecchie delusioni però poi scordo tutto: nomi, cognomi, motivo dei contrasti… Comunque ho una certezza: ho avuto più amici che nemici. Paolo Villaggio: Un uomo di cultura mostruosa e intelligenza straordinaria. Un fratello, un fuoriclasse, un genio assoluto. Ci divertivamo con poco, non parlando mai né di cinema né di tennis. Lo adoravo perché sapeva sempre sorprendermi. Fu lui a presentarmi Fabrizio De André, che scoprii essere timidissimo. Ugo Tognazzi: irresistibile, quando era in forma. Dopo Roma e Parigi, mi ero messo in testa di vincere Montecarlo. Nell’81 sto giocando bene, sono tirato a puntino: arrivo in semifinale contro il solito Vilas. La vigilia piombano in riviera Paolo e Ugo. Voglio cenare alle otto e andare a letto presto, dico. Come no. Si presentano alle undici, ci sediamo a tavola a un’ora assurda, la serata finisce alle tre del mattino tirando fuori Ugo che vomita da un cespuglio. Il giorno dopo, non vedo palla: Vilas mi massacra.

Quindi è vero: se fosse stato meno viveur e meno pigro avrebbe vinto molto di più.

Questa è una leggenda da sfatare: io non sono pigro, è che mi hanno dipinto così. Certo non ero Borg, ma non farei mai cambio. Non mi allenavo come Vilas, però nemmeno passavo le giornate a poltrire. La verità è che avevo un gioco molto rischioso, da equilibrista, senza margini, che mi richiedeva di essere sempre al cento per cento. E poi avevo tanti interessi, mica solo il tennis. Certo tornassi indietro, sono sincero, alcune cose non le rifarei.

Ed eccoci a Wimbledon ’79, a quel quarto di finale perduto con Pat Du Pre.

Non me lo perdono, il più grande rimpianto della carriera. Ho sempre snobbato Wimbledon, non me ne fregava niente: gli inglesi, le loro tradizioni, l’erba su cui la palla rimbalzava da schifo… Levava la parte artistica dal gioco, la odiavo.

Ha mai sognato di rigiocare il match con Du Pré?

Uff! Tante di quelle volte… E nemmeno nel sogno riesco a vincere. Mi sveglio sempre un attimo prima. Un paio di volte mi sono sognato in campo con un mestolo in mano: un’angoscia! Tu pensa la testa…[…]

Il più grande dl sempre?

Facile, Roger Federer. Le statistiche a favore di Djokovic non mi interessano. Io guardo il complesso: lo stile, la mano, la completezza. Federer è, e sempre sarà, quello che gioca a tennis meglio di tutti gli altri. […]

Francesco Guccini, fresco 80enne, sostiene che l’uomo è l’unico animale che sa di dover morire.

Non è vero: anche gli elefanti se ne accorgono.

Crede che nell’aldilà continuerà a giocare a tennis, Panatta?

C’è un aldilà? Mi farebbe molto piacere crederci. Nel dubbio, però, la racchetta me la porto.

Tiafoe, altro positivo. Nadal, ombre su NY (La Gazzetta dello Sport)

Senza pace. Più si avvicina l’ora X, il 3 agosto a Palermo per le donne e il 14 agosto a Washington per gli uomini, e più il tennis si ritrova incartato nelle enormi problematiche del coronavirus. Dopo il caos dell’Adria Tour con Dimitrov, Coric, Troicki e soprattutto Djokovic, adesso tocca a Francis Tiafoe finire nel calderone della positività, rilevata ad Atlanta dove stava partecipando all’All American Team Cup. Il numero 81 del mondo ha accusato i sintomi del Covid-19 dopo la vittoria su Querrey di venerdì e lo ha comunicato su Twitter: «Sfortunatamente sono risultato positivo. Negli ultimi due mesi, mi sono allenato in Florida e sono risultato negativo fino a una settimana fa. Ho in programma di svolgere un secondo test all’inizio della prossima settimana, ma ho già adottato il protocollo di isolamento come suggerito dallo staff medico». Il torneo prosegue con tutte le misure di sicurezza già previste, ma accompagnato dalle critiche, visto che si gioca a porte aperte (pur con capienza limitata a 450 spettatori) e in uno stato, la Georgia, in cui i contagi sono in crescita esponenziale. Insomma, un’altra potenziale tegola sugli Us Open, proprio nei giorni in cui Djokovic esprime ancora perplessità e manda una lettera in merito ai colleghi e zio Toni Nadal (con il supporto di McEnroe) consiglia al nipote Rafa di evitarsi il viaggio, malgrado sia campione in carica: «Cosa ne sarà della quarantena richiesta dagli Stati europei al ritorno? E poi il calendario è folle, dovrebbe giocare sul cemento e poi subito sulla terra: meglio si prepari per il rosso, anche se è difficile rinunciare a difendere uno Slam».

Sonego centra il bis (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Lorenzo Sonego ha raddoppiato e dopo il titolo italiano conquistato a Todi la scorsa settimana ha centrato con merito anche il successo nella 2a tappa dello ZzzQuil Tennis Tour andata in scena al Tennis Club Perugia, chiusa ieri e organizzata da MEF Tennis Events. Il torinese, numero 3 d’Italia e 46 del mondo, si è calato perfettamente nella parte dando anche una lezione di stile a tanti suoi colleghi che hanno preferito le esibizioni del periodo (senza alcun valore agonistico e tecnico) al mettersi in gioco in competizioni ufficiali. La sua imbattibilità è proseguita ieri in finale contro il croato Viktor Galovic, best ranking di numero 173 ATP. Nel primo set Galovic ha chiuso sul 6-3. Nel secondo set equilibrio assoluto in avvio (2-2) con Sonego che ha chiesto anche un intervento medico al cambio campo del game numero 3, sul 2-1 in proprio favore per un problemino agli adduttori. Break poi per l’allievo di Gipo Arbino, salito sul 4-2 e servizio. Non capitalizzato e subito restituito (4-3). Il tie-break ha deciso la frazione con dominio del torinese (7-1). Nella terza frazione un solo break ha fatto la differenza, in favore di Sonego, che ha chiuso al decimo gioco e al secondo match point utile: «Il mio avversario è partito forte – ha detto in conclusione – è stato difficile adattarmi al suo gioco e crescere nel corso dell’incontro. Ho mantenuto l’atteggiamento giusto e alla fine, con grinta, ce l’ho fatta. Sono state due settimane fantastiche che hanno confermato la qualità del lavoro dell’ultimo periodo di allenamento. Ho tirato fuori il meglio di me e ora sono in fiducia per il prosieguo della stagione». […]

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement