Nadal chiude l'anno da numero uno ma Zverev lo manda a casa prima (Scanagatta). Nadal, la maledizione del Masters (Crivelli, Marcotti). Barazzutti: "È un'altra Davis ma vinciamola" (Grilli)

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Nadal chiude l’anno da numero uno ma Zverev lo manda a casa prima (Scanagatta). Nadal, la maledizione del Masters (Crivelli, Marcotti). Barazzutti: “È un’altra Davis ma vinciamola” (Grilli)

La rassegna stampa del 16 novembre 2019

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Nadal chiude l’anno da numero uno ma Zverev lo manda a casa prima (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno)

LONDRA (Inghilterra) Rafa Nadal chiude l’anno in vetta alla classifica Atp ma incassa nello stesso giorno una brutta delusione: la vittoria di Zverev su Medvedev infatti lo elimina dalle semifinali che oggi vedranno opposti Federer e Tsitsipas alle 15 italiane e Zverev-Thiem alle 21. Nell’incontro serale di ieri Alexander ha battuto il russo Daniil Medvedev in due set con il punteggio di 6-4, 7-6 (4). Non ci sarà quindi oggi l’ennesima sfida, la n.41 della storia infinita in semifinale tra Nadal e Federer (26 duelli a 14 il bilancio favorevole allo spagnolo): la notizia arriva dopo che in un festival di luci, musiche e crepitio di applausi, il presidente uscente dell’ATP Chris Kermode gli ha consegnato il mega trofeo per il miglior tennista dell’anno. A 33 anni e mezzo Rafa, 2 slam vinti (Parigi e New York) e uno perso in finale (Melbourne), 2 masters 1000 (Roma e Montreal), è il più anziano n.1 dacchè esiste l’Atp (1973). «Se me l’avessero detto anni fa che a questa età sarei stato ancora il primo giocatore del mondo non ci avrei mai creduto!». Il premio gli era già toccato altre 4 volte (2008,2010, 2013, 2017). E sempre nel corso di uno dei pochi tornei finora mai vinto. Eguaglia i 5 “troni” di fine anno di Roger Federer e Nole Djokovic. Nole, 31 anni e mezzo 12 mesi fa, era stato re più anziano di Lendl e Agassi (29enni). In 16 anni dominati dal trio dal 2004, l’unico re “imbucato” è stato Andy Murray (2016). Però Pete Sampras aveva fatto meglio di tutti: king 6 anni di fila, 1993-1998! Rafa aveva da poco battuto al termine d’una aspra maratona di grandissima qualità (67 64 75, 2h e 52 minuti) Stefanos Tsitsipas, assai sportivo per aver lottato da gran guerriero pur sapendosi già qualificato per una semifinale. Non tutti, di certo non Lendl, l’avrebbero fatto. Sarà stanco oggi? «Sono giovane, sto bene, non credo che ne risentirò». Nadal per la 128ma volta in carriera era riuscito a vincere un match senza concedere una sola pallabreak: «Ho servito molto bene e questo mi ha permesso di essere molto più aggressivo e di venire molte volte a rete». Sono state addirittura 33 discese con 28 punti, numeri impensabili per il Nadal dei primi anni. Oggi si imbarcherà su un volo per Madrid dove, da lunedì decollerà la nuova Davis di… Piquè, nuovo formato, 18 nazioni divise in 6 gruppi e fra queste l’Italia di Berrettini, Fognini, Seppi e Bolelli. Rafa ieri sera doveva tifare Medvedev contro Zverev per chiudere il “gruppo Agassi” da n.1 (e sfidare oggi Federer, n. 2 del “gruppo Borg”). Ma è finito n. 3 dietro Tsitsipas n.1 (il greco ha vinto i suoi 2 match in 2 set) e Zverev n.2. Su www. Ubitennis.com interviste integrali di Nadal, Federer e gli altri.

Nadal, la maledizione del Masters (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Maledizione perenne. II Masters continua a turbare i sogni di Nadal, guerriero indomito che nell’ultimo torneo dell’anno è sempre costretto a rinfoderare la sciabola (solo due finali, perse, nel 2010 e nel 2013), o per la forza degli avversari o per le avverse condizioni atletiche. Anche stavolta ci era arrivato con i muscoli (dell’addome) doloranti e non gli sono bastate due partite all’altezza del suo blasone dopo la sconfitta d’acchito con Zverev per strappare un posto in semifinale, dove l’avrebbe atteso Federer. […] Rafa tuttavia si congeda non soltanto con il premio del primo posto in classifica, ma con gli applausi e i cuori palpitanti per una vittoria spettacolare contro Tsitsipas. Il greco, già qualificato, gioca con l’ambizione del campione, lotta e non si tira indietro, intasca il primo set ma alla fine è logorato dall’enorme rendimento al servizio del maiorchino, che non concede neppure una palla break per la 128′ volta in carriera: ogni volta che è successo, ha sempre vinto. Chapeau, comunque sia andata. Meglio uno Slam Sembra d’altronde uno scherzo del destino che Nadal abbia ricevuto come sempre la coppa di numero uno del mondo di fine stagione nel torneo a lui più ostico. Una sorta di splendida consolazione: «Certamente riconosco che è un traguardo speciale, lo raggiungi soltanto se sei stato costante per 11 mesi. Ma vincere uno Slam per me resta qualcosa di unico e di magico, perché quando ottieni il punto decisivo avverti subito l’emozione del successo: quest’anno, per esempio, trionfare agli Us Open è stato molto più che emozionante, soprattutto per il modo in cui ci sono arrivato, dopo una finale cosi combattuta». Due Major a lui, due a Djokovic, con Federer sconfitto da Nole all’ultimo atto di Wimbledon in una delle partite più appassionanti e palpitanti di sempre: da 15 anni, con l’eccezione dell’altro Fab Four Murray nel 2016, la vetta del ranking allo spirare della stagione è affare dei tre leggendari moschettieri. Non a caso Rafa ha raggiunto Roger e Novak (più Connors) a quota cinque (Sampras resta primatista con sei), in una sorta di abbraccio eterno con i rivali insieme ai quali sta segnando un’epoca mitica e irripetibile. L’ora del rimpianti Non solo: il satanasso maiorchino, a 33 anni, è il più vecchio di sempre ad aver centrato il traguardo e gli 11 anni trascorsi dalla prima volta rappresentano un record. Già, Nadal cominciò a prendersi il mondo nei 2008, quando esorcizzò il dominio di Federer sull’erba dei Championships e poi ci aggiunse l’oro olimpico a Pechino. «Tornando indietro, allora non avrei mai pensato di ritrovarmi qui a 33 anni a festeggiare un’altra volta. C’è tanto lavoro alle spalle, soprattutto nell’ombra, quello che non si vede, fatto di duri allenamenti quotidiani, dí sacrifici, di grande passione. Ma senza gli infortuni, avrei potuto finire l’anno al numero uno almeno un altro paio di volte: penso al 2012, fino al Roland Garros giocai probabilmente il miglior tennis della mia carriera, poi mi feci male a un ginocchio. E la cosa più frustrante è non poter combattere non per tua volontà». Infatti il Rafa ferito, agli altri record, aggiunge pure quello di essere il solo della storia ad aver riconquistato la vetta in quattro occasioni non consecutive, però gli sfregi del tempo adesso richiederanno scelte ponderate: «Rimanere numero uno non sarà il mio obiettivo principale, io voglio continuare a giocare il più a lungo possibile, perciò dovrò valutare un calendario che preservi la mia salute». Da qui all’eternità

Nadal fa un’altra magia, ma è fuori (Gabriele Marcotti, lI Corriere dello Sport)

Un’altra rimonta entusiasmante, un’altra battaglia feroce. Poco meno di tre ore per superare anche Stefano Tsitsipas e festeggiare nel migliore dei modi la fine dell’anno sul tetto del mondo. Ma il successo in serata di Alexander Zverev contro Daniil Medvedev nega a Rafael Nadal la meritata semifinale alle ATP Finals di Londra. Quella contro il talento greco resta così una vittoria bella quanto inutile, che rovina (in parte) la gioia per un altro Natale da n.1 del ranking mondiale. E’ la quinta volta che il campione di Manacor chiude la stagione davanti a tutti (2008, 2010, 2013, 2017), un record condiviso con Novak Djokovic, Roger Federer e Jimmy Connors. Epilogo scontato dell’ennesima annata eccezionale dello spagnolo: 53 match (7 le sconfitte), quattro i tornei vinti, compresi due Slam (Parigi e New York). La sconfitta di giovedì di Djokovic contro Federer gli aveva già assicurato la difesa del primo posto mondiale, che però ieri Nadal ha onorato con un’altra epica battaglia dopo quella vinta, mercoledì, contro il russo Daniil Medvedev. Già sicuro della qualificazione il greco Tsitsipas si aggiudica la prima frazione al tie-break, ma nei due set successivi, giocati da Nadal in maniera impeccabile (senza concedere una sola palle-break), il maiorchino trova due break chirurgici che gli consegnano il match. La speranza di rinnovare la rivalità contro Federer in semifinale dura però poche ore, il tempo perché Zverev battesse Medvedev in un’ora e 20′. II russo non lascia nulla, ma lo Zverev ritrovato di Londra è troppo per lui. […] «Non avrei mai pensato, con tutto quello che mi è capitato nel corso della mia camera, di ritrovarmi qui, a 33 anni e mezzo, con questa coppa in mano» le parole dello spagnolo, visibilmente commosso.

Barazzutti: “E’ un’altra Davis ma vinciamola” (Massimo Grilli, Il Corriere dello Sport)

Non mi piace il format della nuova Davis, che ne esce solo svilita. Scordatevi la Coppa che abbiamo tanto amato, i match lunghi tre giorni (se non finivano di lunedì), le Davis assegnate dopo una sfida drammatica magari tra due peones (chi si potrà mai dimenticare il trionfo francese sulla Svezia regalato da Boetsch,10-8 al quinto set su Kulti?), le 6 ore e 22 minuti servite a McEnroe per battere Wilander; Sampras che sviene subito dopo il match ball con Chesnovkov sulla terra di Mosca. […] Da lunedì si parte con un nuovo format, sette giorni di gare con 18 squadre (chi vince dovrà sostenere la bellezza di cinque incontri) e tutte le partite al meglio dei tre set. Ci sarà anche l’Italia del capitano Barazzutti, che con la vittoria nel match d’apertura su Fillol spianò la strada al trionfo azzurro in Cile, in quel benedetto 1976, e che dal 2001 guida dalla panchina le sorti del nostro team. «C’è grande voglia di chiudere bene un anno straordinario per il tennis italiano. Dopo tanti successi in singolare, una bella prova di squadra sarebbe il massimo» Due giocatori – Berrettini e Fognini – tra i primi 12 della dassifica, come solo la Spagna può vantare. Possiamo considerarci tra i favoriti? « Sicuramente puntiamo al massimo, possiamo e vogliamo sperare in un buon risultato. Però partiamo affrontando un girone non certo facile in una competizione che è un’incognita: così ristretta, con cinque partite da giocare in una settimana, conterà anche la condizione fisica, che alla fine della stagione non può essere al massimo». II Canada subito lunedì può darci fastidio. «Shapovalov e Auger-Aliassime – se quest’ultimo si sarà ripreso dagli ultimi acciacchi – sono due giocatori giovani e ambiziosi, molto pericolosi. Giocheranno sicuramente loro, adesso che Raonic si è tirato fuori. Dovremo dare subito il massimo». Gli Stati Uniti sono un gradino sotto? «Forse, ma sono tutti grandi battitori, cosa che su un campo veloce come quello di Madrid – si giocherà in altura, poi – può essere decisivo. Secondo me il capitano Fish punterà su Opelka, e poi su Fritz o Querrey». Berrettini vi ha raggiunto ieri da Londra, dopo una buona partecipazione alle Atp Finals. In che condizioni sarà tra due giorni? «Matteo ha avuto una stagione lunga e faticosa, per sua fortuna ha dovuto giocare tante partite… Però è arrivato a Madrid con grande fiducia e spero che sappia recuperare mentalmente». E Fognini? Ha avuto la migliore stagione della carriera, però le sue ultime dichiarazioni hanno sorpreso, lasciando un senso di incompiutezza. «Penso che Fabio sia dispiaciuto per la mancata qualificazione al Masters, che lui pensava fosse alla sua portata, sicuramente dopo Montecarlo non sono arrivati i risultati che si aspettava. Però si sta allenando bene in questi giorni, a Madrid giocherà con grandi motivazioni». Bolelli e Seppi si occuperanno del doppio, mentre Sonego, il quinto uomo, è reduce da una serie negativa (cinque sconfitte di fila al primo turno). «E’ vero, Lorenzo ha perso qualche partita di troppo ultimamente, però sempre contro avversari di buon livello. Anche lui è reduce da una ottima stagione, quarti di finale a Montecarlo e il torneo Atp vinto ad Antalya. E’ un ragazzo su cui possiamo contare». Pentito di non avere chiamato Sinner? ‘Jannik è l’Under 18 più forte del mondo, una risorsa fondamentale del nostro tennis del futuro prossimo, anche in chiave Coppa Davis. Per il resto l’ho già detto: ho parlato a suo tempo con lo staff del ragazzo, mi è stato risposto che il programma di Sinner prevedeva il torneo di Ortisei poi un periodo di riposo in vista della ripresa degli allenamenti, pensando a un 2020 che sarà sicuramente molto impegnativo per lui». Barazzutti e la Coppa Davis, una bella storia. «Ho amato questa competizione, che ti spingeva sempre a dare il meglio di te. Partite lunghissime, la spinta del pubblico, erano tre giorni interminabili. Ho amato ogni partita che ho fatto, ma certamente il trionfo in Cile, e poi la prima gara e l’ultima in maglia azzurra (rispettivamente nel 1972 contro l’Austria e nel 1984 contro la Gran Bretagna, ndr) hanno, anche a distanza di anni, un sapore particolare». Non le piace proprio, la nuova Coppa Davis? «Una formula così particolare, con 18 squadre al via e tanti incontri in pochi giorni, a mio parere impoverisce una manifestazione importante come la Coppa Davis. Con la formula tradizionale aveva il prestigio di un torneo del Grande Slam, così mi sembra più vicina a uno di categoria 250. Però è doveroso aggiungere una cosa». Certo, ci dica. «I tempi cambiano, anche nello sport, e noi dobbiamo accettare le novità. Per questo sono anche curioso di vedere all’opera questa formula e spero sinceramente in un successo della Coppa Davis, in termini di pubblico e di spettacolo». Però certe emozioni, e ci viene in mente la sua vittoria del 1979, per 7-5 al quinto set contro Lendl in un Foro Italico stracolmo, difficilmente si potranno rivivere nei prossimi giorni. «No, di quello sono sicuro. Non torneranno più».

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Italia avanti a Parigi (Crivelli, Giammò, Martucci). Chapeau Tsonga (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 25 maggio 2022

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Sinner sul velluto rosso (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quando al Roland Garros ti ritrovi dall’altra parte della rete uno che di nome fa Bjorn, devi per forza avvertire qualche farfalla nello stomaco, anche se hai soltanto vent’anni e la tua storia nel tennis è appena cominciata. Solo che per fortuna di Sinner il rivale di giornata Fratangelo non è Borg e ne porta il nome solo perché papà Mario, emigrato negli States da Campobasso, era un fanatico del tennis. Da ragazzino il figlio prometteva alla grande, tanto da vincere questo Slam da junior nel 2011, ma al piano superiore è rimasto un onesto mestierante capace di approdare al massimo al numero 99 del mondo nel 2016. Insomma, non poteva essere lui l’avversario- trappola di primo turno per uno Jannik concentrato fin dal primo punto, e completamente recuperato dopo il guaio all’anca destra patito a Roma: «Fisicamente sto molto bene, non mi ero preoccupato dopo gli infortuni ed essere venuto qui già da una settimana mi ha aiutato ad ambientarmi». Una partita che non ha mai avuto storia e come ormai da consolidata consuetudine nelle ultime uscite del Rosso, il servizio si è rivelato l’arma tattica fondamentale per scardinare la (scarsa) resistenza del rivale yankee, piegato con l’80% di punti con la prima: «Sicuramente il servizio è il fondamentale in cui sono migliorato di più da quando mi alleno con Vagnozzi, ma si può crescere ancora, anche perché non basta tirare forte». Prossima fermata lo spagnolo Carballes Baena, mai affrontato: «Ma come sapete io non lo guardo mai e penso a una partita per volta». Intanto però i nati negli anni 2000, l’ultimo è Rune, stanno imparando a fare la voce grossa: «Siamo tutti ragazzi con grandi potenzialità – ammette con orgoglio Sinner – e credo sia bello per il tennis avere questo ricambio generazionale alle porte. Ciascuno matura con le sue modalità, ma penso davvero che ci sia un gruppo di giovani molto forti». Tra di loro, va conteggiato certamente Musetti, che tuttavia rivive l’incubo di 12 mesi fa, trovandosi sopra due set a zero contro un big (allora era Djokovic negli ottavi, stavolta è Tsitsipas) prima di cedere alla rimonta del rivale, ancora una volta più di personalità che di tecnica. Una gran partita di Lorenzo, con l’amaro di un epilogo purtroppo già visto. Torna a sorridere invece l’altro Lorenzo, Sonego, dopo qualche mese sull’ottovolante. Il terzo uomo del rinascimento azzurro ritrova finalmente gioco e fiducia, tanto che la partita con il tedesco Gojowczyk procura qualche brivido solo all’inizio: «Ho giocato un buon match e sono molto contento. Sono stato concentrato dall’inizio alla fine». Intanto, dopo gli ottavi del 2020, ha cancellato la delusione dell’eliminazione al primo turno di un anno fa e il prossimo ostacolo, il portoghese Sousa, sembra un buon viatico per inseguire altri sogni: «Ma non sarà facile perché è in forma, viene da un momento molto positivo, ha appena giocato la finale di Ginevra. Mi aspetto una partita dura». […]

Sonego e Cecchinato, gli amici ritrovati (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

 

E’ una vittoria incoraggiante quella colta ieri da Lorenzo Sonego contro il tedesco Gojowczyk nel primo turno del Roland Garros. Ma altrettanto straordinario è il successo di Marco Cecchinato che, dopo aver rimontato due set allo spagnolo Andujar ha chiuso con un netto 6-0. Numeri e statistiche non potrebbero essere più distanti: il match del piemontese non è mai stato in discussione e si è risolto in un monologo di novanta minuti; quello del siciliano è stata un’altalena di emozioni durata quasi quattro ore. In comune una cornice – Parigi – e la speranza che su questi successi possano per entrambi innestarsi anche quelle certezze e quelle ambizioni che in tempi più o meno recenti avevano smarrito. D’altronde funziona così: le partite cambiano inerzia in un attimo. L’inciampo per Sonego era coinciso con la sconfitta nel singolare di qualificazione Davis del marzo scorso, un passo falso che gli lasciò in eredi dubbi e ombre che il rendimento nei mesi successivi non si sarebbe premurato di cancellare. Per Cecchinato i dubbi affondano ormai nella notte dei tempi, per rintracciare la sua ultima vittoria sul circuito ATP – prima di quella giunta la settimana scorsa a Ginevra contro Thiem – occorre risalire alla scorsa estate e al cemento del Nord Carolina per individuarla. Se il ritorno alla vittoria contro l’austriaco poteva suggerire per il siciliano quel segnale di ripresa tanto atteso, nel match di primo turno giocato a Roma contro Shapovalov anche Sonego era riuscito a mettere in mostra cose interessanti: tra tutte una ritrovata voglia di lottare e con lei la capacità di incendiarsi nei momenti clou del match. Due storie per un unico mosaico che oggi sembra riconsegnarci l’immagine dei giocatori che eravamo soliti riconoscere. […] Sonego: «Sono migliorato molto negli ultimi tre anni, ma non basta, ci sono cose che devo migliorare per raggiungere il mio obiettivo, ovvero arrivare in top-20. Ho però capito che nel tennis ci vuole tempo e pazienza». Nel secondo turno Cecchinato troverà il polacco Hurkacz, per Sonego ci sarà il portoghese Sousa, reduce dalla finale persa a Ginevra: «Sarà un match molto duro – ha detto l’italiano in conferenza stampa – è un giocatore molto in forma ha appena giocato una finale dove stava per battere Ruud. Sarà una lotta, è molto preparato anche fisicamente».

Grande Italia a Parigi. Sinner doma Fratangelo. Cecchinato vecchio stile (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Jannik Sinner, Lorenzo Sonego e il redivivo Marco Cecchinato illuminano l’Italia al Roland Garros. Non superano ostacoli straordinari ma lo fanno in modo perentorio, peraltro in un momento di forma non eccelso per tutti e tre. Anche Camila Giorgi passa il primo turno, debellando le proprie paure. Mentre il pronostico negativo affossa Bronzetti, Paolini e Zeppieri. Sinner chiede parecchio al secondo Slam stagionale, dove negli ultimi due anni si è sempre fermato contro il re dei re della terra rossa, Rafa Nadal. Caricato anche da un buon sorteggio, il numero 12 del mondo, 11 del tabellone, dà un buon segnale della nuova dimensione dominando il 28enne statunitense Bjorn Fratangelo, 186 ATP, promosso dalle qualificazioni. Jannik, che è nella parte bassa del tabellone, quella con principale testa di serie Daniil Medvedev, con l’altro russo Rublev come ipotetico avversario negli ottavi, può davvero essere soddisfatto della sua prova: comincia un po’ contratto ma si scioglie via via sempre più, concludendo la pratica senza sbavature e senza perdere tempo ed energie preziose. Se Sinner non è completamente soddisfatto dei progressi tecnici e dei risultati ma è comunque arrivato ai quarti sulla terra di Montecarlo e Roma, Sonego è stato eliminato d’acchito sia a Madrid che a Roma e contro avversari giocabili. Ma all’esordio al Roland Garros, da 35 del ranking e 32 del seeding, il torinese liquida per 6-2 6-2 6-1 il tedesco Gojowczyk. Al secondo turno trova il redivivo portoghese Joao Sousa. Marco Cecchinato che, nel 2018, è esploso arrivando miracolosamente alle semifinali del Roland Garros battendo Djokovic e poi è salito al numero 16 del mondo, ritrova una serata magica sulla terra rossa. Da appena 132 ATP, dopo aver cominciato l’anno con 11 ko al primo turno e dopo aver perso i primi due set contro il veterano spagnolo Pablo Andujar (n.98), reagisce di nervi e s’impone per 4-6 4-6 6-0 7-5 6-0. Qualificandosi al match contro Hurkacz, 13 del mondo. Dopo 4 mesi, Camila Giorgi (n. 30) torna alla vittoria domando in rimonta la cinese Zhang (41) per 3-6 6-2 6-2 e ora incrocia la temibile kazaka Putintseva. Subito eliminate Bronzetti e Paolini.

Chapeau Tsonga (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nel giorno degli italiani, i francesi piangono. Sui grandi schermi del Centrale, con il volto da Muhammad Ali insieme bello e triste, Jo-Wilfried Tsonga appare l’unico che sappia il perché di questa sua decisione tanto attesa quanto inconcepibile per i suoi tifosi di una volta. Legge da un foglio parole scontate. E piange, anche lui. Si commuove quasi a ogni frase e ringrazia perché, quando le ha scritte, quelle parole di commiato non gli erano sembrate così appassionate, e così sincere, né così belle e commoventi. Ma tutto ha una fine, dice. E tutto merita di essere ricordato, spera. Era il suo ultimo torneo, l’aveva annunciato, e i motivi sono tanti, ma ne basterebbe uno. La spalla di nuovo infortunata, proprio ieri, proprio nel match dell’addio, e proprio sul più bello, quando è andato a servire per pareggiare il conto dei set e portare al quinto Casper Ruud, con quell’aria da imbucato alla festa di chi non ha avuto nemmeno il tempo di conoscere. Tsonga ha 37 anni, e da almeno tre stagioni non esisteva più. Troppo giovane Ruud per innamorarsi del tennis d’attacco di J-W. Casper si fa di nebbia appena vinta la partita, al tie-break di un quarto set in cui Tsonga non riusciva nemmeno a tenere la racchetta. Va di corsa mentre sui teleschermi comparivano i volti di fi Federer, Nadal, Murray e Djokovic per il saluto a un tennista che giunse a un palmo da loro. Così, nel giorno degli italiani, si finisce per parlare di altri argomenti. C’è la dolente questione Wimbledon che sta spaccando il mondo del tennis. Paire ha confezionato la sua arringa contro l’ATP, che ha deciso di rispondere alla decisione degli organizzatori di non far partecipare tennisti russi e bielorussi, annullando i punti del torneo validi per la classifica, senza congelare quelli dell’anno scorso. «L’Atp ha deciso di stare dalla parte dei russi. Ma soltanto di loro, non di tutti i tennisti. E questo non va bene. Alla fine di Wimbledon gli unici che finirebbero premiati sono proprio i tennisti russi. Che senso ha? Mi hanno risposto che così è stato deciso. Ma non hanno interpellato nessuno e vi posso assicurare che il 99% dei giocatori ritiene che sia un’idiozia procedere così». Medvedev si ritroverebbe numero uno, Djokovic varie posizioni sotto. Per non parlare di Matteo Berrettini, per il quale c’è il rischio di sprofondare di circa 50 posizioni. […]

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Giammò)

La rassegna stampa di lunedì 23 maggio 2022

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Fognini a Parigi si fa un regalo in anticipo (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Prima giornata di partite tutt’altro che scontata quella andata in archivio ieri al Roland Garros. Il ritorno di uno Slam, la gestione delle forze sui cinque set e le diverse condizioni di gioco si sono rivelate incognite cui hanno pagato dazio alcuni del protagonisti attesi alla vigilia. Tanto tra gli uomini quanto nel tabellone femminile. Fra gli italiani, l’unico a scendere in campo è stato Fabio Fognini, che non ha tradito le attese superando in tre set l’australiano Popyrin. Più esperto, più maturo e più a suo agio del suo avversario quando chiamato a giocare su un grande palcoscenico, il ligure, che compirà 35 anni domani, ha condotto il match con saggezza e forzando il giusto, 

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Non sono mancate le difïicoltá : palle break (6 su 7 salvate), un secondo set complicatosi strada facendo (oltre l’ora di gioco) . Le risposte di Fognini sono però sempre state all’altezza della situazione, e una volta avvertita la fiducia, c’è stato spazio anche per qualche colpo a effetto. Adesso lo attende l’olandese Botic van de Zandschulp, n.29 del mondo, con cui non ci sono precedenti. 

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Dominic Thiem, due volte finalista a Parigi (2018, 2019) eliminato ieri in tre set dal boliviano Dellien (n37). L’austriaco, tormato in campo lo scorso aprile, deve ancora vincere una partita nel 2022. Assicura di aver supemto l’infortunio al polso, Thiem, e di non aver alcune condizionamento psicologico: «In allenamento la situazione è decente – ha dichiarato – Il problema è che giocare un match, e per di più in uno Slam, è tutta un’altra cosa.

Ne sa qualcosa Ons Jabeur,  n. 6 del mondo fresca vincitrice di Madrid e finalista a Roma, incappata nella sconfitta più fragorosa della giornata contro la polacca Linette. Mai è bastato alla tunisina aver vinto Il primo set per evitare il ritorno della sua avversaria, rivelatasi meno fallosa nei momenti chiave del match e fredda il giusto quando si è trattato di chiuderlo seppur alla distanza. 

(…)

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Bertolucci). Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Azzolini). Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Giammò). Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La rassegna stampa di domenica 22 maggio 2022

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Il tris di Nole, i dubbi di Rafa, l’ora di Sinner (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Dopo il sesto trionfo a Roma, Novak Djokovic è il grande favorito del torneo?

Il successo di Roma ci ha restituito un Djokovic vicino al livello dell’anno scorso dopo le note vicissitudini di inizio stagione. In particolare, ha sorpreso la rapidità con cui Nole è riuscito a recuperare una condizione atletica ideale nonostante le poche partite messe nel serbatoio in questi primi cinque mesi dell’anno. Ovvio che vada considerato favorito, anche se dalla sua parte di tabellone sono stati inseriti i rivali più tremendi, Nadal e Alcaraz. Sono i due spagnoli, assieme a Tsitsipas, gli sfidanti del numero uno più accreditati. Il margine stavolta però è molto ristretto rispetto alle edizioni in cui il favorito era praticamente già designato alla vigilia. Perciò questa edizione potrebbe risultare la più aperta e incerta degli ultimi 15 anni.

 

Quante possibilità ha Rafal Nadal di vincere il 14° titolo?

Fino all’inizio di marzo, non si accettavano scommesse sul 14° successo di Nadal al Roland Garros: reduce da tre tornei vinti sul cemento, tra cui il 21° Slam conquistato in Australia, era normale immaginarlo ancor più dominante sull’amata terra rossa. E invece ci si sono messi i soliti infortuni a complicargli i piani: prima la costola fratturata nel vento di Indian Wells, poi il riacutizzarsi del cronico dolore al piede sinistro. A Roma, Rafa si è congedato dal torneo con molta preoccupazione. ma le immagini che poi sono arrivate dagli allenamenti di Parigi e le sue dichiarazioni confortanti lasciano immaginare un recupero lampo. Se il guaio al piede sinistro fosse gestibile, nessuno vorrebbe affrontare il Nadal rodato e agguerrito della seconda settimana.

Carlos Alcaraz è pronto per vincere un torneo dello Slam?

Se il metro di giudizio è il bilancio degli ultimi due mesi, in cui Carlitos ha messo insieme due Masters 1000 (a Miami e a Madrid) nonché un torneo ricco di tradizione come Barcellona, la risposta non può che essere affermativa. II giovane spagnolo è esploso con la forza dirompente del predestinato con un gioco senza punti deboli e una condizione atletica debordante: sa trovare la soluzione giusta per ogni situazione calda del match, è cresciuto molto al servizio, la palla corta e le discese a rete non rappresentano mai scelte estemporanee ma fanno parte di un canovaccio tecnico consolidato in cui si vede la grande mano di coach Ferrero. Ma adesso per lui arriva il test più complicato, che implica la capacità di gestire la pressione di un grande torneo sulle due settimane, e con le partite tre su cinque, non più dalla posizione di outsider, ma da quella di favorito in ogni match, a parte forse un paio di avversari. E tra l’altro su una superficie, la terra, che prolunga scambi e fatica. […]

Quali ambizioni può coltivare Jannik Sinner?

L’assenza forzata di Berrettini, che rivedremo per la stagione sull’erba, coagula tutte le attenzioni su Jannik, che a Roma ha mostrato buoni progressi e al Roland Garros raggiunse già i quarti due anni fa. Gli serve ancora tempo per assimilare definitivamente i dettami tecnici del nuovo coach Vagnozzi, ma sarà Interessate capire come l’altoatesino reagirà alle eventuali difficoltà improvvise, che sulla terra possono maturare contro qualsiasi avversario: un paio di vittorie «sporche», se dovesse presentarsi il rischio, sarebbero un eccellente viatico in una zona di tabellone non troppo ostica. Musetti sfortunato trova subito Tsitsipas; gli altri Italiani devono per adesso vivere alla giornata.

La Swiatek imbattibile degli ultimi mesi può perdere al Roland Garros?

Dopo anni in cui il Roland Garros maschile limitava il pronostico a un paio di protagonisti mentre quello femminile era aperto almeno a una decina di aspiranti regine, quest’anno la situazione si è ribaltata. Il torneo, Infatti, inizia sotto il segno della polacca Swiatek, già campionessa parigina nel 2020 e reduce da un filotto di successi (cinque tornei di fila e 28 partite) che, salvo cataclismi, la rendono inavvicinabile. Il ritiro della Barty e la conseguente ascesa al numero uno, anziché stressarla, le hanno dato una consapevolezza feroce nei suoi mezzi tecnici già notevolissimi. Certo, la Krejcikova che difende il titolo è sempre da tenere d’occhio, ma la rivale più pericolosa sarà la fantasiosa Jabeur vincitrice a Madrid.

Le tre sfide di Alcaraz per conquistare Parigi (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Nei sogni ricorrenti di Carlitos c’è un ragazzino che vince a Parigi. Ovviamente quel ragazzo è lui, Alcaraz, che da quando ha posto sotto assedio il tennis, da un lato vincendo allo stesso ritmo del Nadal 2005, quello degli esordi, dall’altro imprigionandolo nell’attesa di scoprire fin dove riuscirà a spingersi, c’è chi si è affrettato a correggere in Alcatraz. Tennis di massima sicurezza. Che poi è quello che gli consiglia Juan Carlos Ferrero, coach, mentore e fratello maggiore, che fu numero uno nel 2003. «Se non conoscessi bene i suoi genitori, direi che è figlio tuo», disse JCF a Nadal, quando gli portò il bimbetto dodicenne. Alcaraz ama Nadal, ma giura di trarre ispirazione da Federer. «Il mio dritto è quello che più si avvicina al suo», dice Carlitos. E infatti, i suoi colpi non sono “lame rotanti” come quelli di Rafa, né transitano 50 centimetri sopra la rete. La sfiorano piuttosto, proprio come ha sempre fatto Federer. Alcaraz intanto, vince ovunque. Parigi, il mondiale su terra rossa, attende risposte… Se Carlitos dovesse vincerlo, ripeterebbe il percorso di Rafa diciannovenne. Due ‘1000 vinti; quindi la prima affermazione al Roland Garros. Diventato numero sei del mondo, lo spagnolo ha davanti a sé tre sfide. Una con Djokovic, che la vittoria romana ha rilanciato, l’altra con Nadal per il primato spagnolo, l’ultima con Sinner, per il titolo di “più forte” tra i teenagers. Il torneo ha posto i due spagnoli e Djokovic dalla stessa parte. Nole troverà prima Rafa (quarti) poi Alcaraz (semifinale) e sarà come immergersi nel tritatutto. Sinner è dall’altra parte, dove si sta più comodi. Debutterà domani o dopo contro Bjorn Fratangelo, statunitense figlio di italiani. […]

Wimbledon azzerato, il tennis è nel caos (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Né l’ATP né la WTA e né tantomeno Wimbledon avevano previsto conseguenze come quelle che da ieri si sono innescate all’annuncio da parte dei due sindacati di non assegnare alcun punto valido per i ranking per lo Slam londinese. Ma gli indizi dei giorni scorsi lasciavano presagire una conclusione come quella a cui si è assistito. Così come le note in calce recate nei due comunicati – la decisione dell’ ATP prima, la risposta dell’All England Club – lasciano ora spazio a ulteriori negoziati in cui le parti proveranno a raggiungere una sintesi che al momento sembra ancora lontana. Politica, interessi, soldi, monarchia, tradizione, paure: tutto tranne il tennis. La cui posizione, a ventiquattr’ore dall’annuncio, è tutt’altro che univoca e allineata a quanto deciso dai suoi vertici. Discriminare un atleta in base a una colpa collettiva è un precedente che l’ATP si è premurata di sanzionare onde evitare che altre discriminazioni, un domani, possano minare uno dei suoi principi fondanti. Il problema è che nel tentativo di voler fare giustizia venendo incontro al tennisti russi e bielorussi messi al bando da Wimbledon, la risposta dell’ATP a conti fatti si è rivelata una mossa capace di scontentare un po’ tutti, le cui conseguenze si riverbereranno in un ranking che poco avrà a che fare – al termine dello Slam inglese – con meriti e demeriti maturati sul campo, e che si presenterà molto più simile a una fotografia in cui i vari interpreti si troveranno a scontare fortune, sfortune, colpe e scelte maturate dodici mesi fa. Novak Djokovic, non avrà modo di difendere i 2000 punti conquistati 12 mesi fa a Church Road. Punti che puntualmente gli verranno sottratti al termine del torneo favorendo – indovinate un po’ – quel Daniil Medvedev che potrebbe virtualmente ritrovarsi nuovo leader del ranking. Sottolineava, l’ATP nella sua nota, che l’esclusione di russi e bielorussi andasse a minare l’integrità del sistema di assegnazione dei punti del ranking. La soluzione offerta, nel tentativo di offrire solidarietà a pochi, ha finito invece col far impazzire tutta la maionese alterando equilibri e gerarchie che al 10 luglio non troveranno più alcun riscontro nella classifica. Alcaraz e Sinner, che l’anno scorso offrirono una fugace apparizione a Wimbledon, quest’anno pur non conquistando alcun punto vedranno salvi i rispettivi ranking. Matteo Berrettini, che invece lì colse la prima finale della storia del tennis azzurro, si vedrà privato di ben 1200 punti che finiranno col farlo precipitare nel ranking complicando di molto il suo prosieguo di stagione. […]

Trevisan, colpo a Rabat. Primo torneo in carriera (La Gazzetta dello Sport)

La sognava da una vita, una giornata così, dopo aver sfiorato il baratro ed essere risalita con il coraggio di una leonessa. A Rabat, la fiorentina Martina Trevisan, 28 anni, diventa la 20′ giocatrice italiana a sollevare un trofeo Wta nell’Era Open, regalando al nostro tennis femminile il successo numero 76 sul circuito. E, per una volta, il tempo scorre all’indietro, a quando erano le donne a portare in alto il tricolore: si tratta infatti del primo torneo dell’anno conquistato da un’azzurra, uomini compresi. In finale, la nuova numero 59 del mondo (best ranking da domani) concede appena tre game all’americana Liu. 92 Wta, pure lei all’esordio in una partita per il titolo, imponendosi per 6-2 6-1: una sfida equilibrata fino alla metà del primo set, quando il ritmo imposto da Martina, corroborato da un rovescio lungolinea praticamente imprendibile, diventa insostenibile. La fiorentina abbandonò improvvisamente il tennis nel 2009, travolta dalle aspettative, e conobbe la depressione e l’anoressia. Uscitane con grande forza di volontà, nel febbraio del 2014 annunciò il ritorno, ispirato dagli incoraggiamenti dei bambini che seguivano i suoi corsi di maestra di tennis: «Dedico questa vittoria a papà Claudio, purtroppo questa settimana non ha potuto vedermi ma sarà orgoglioso di me, noi Trevisan siamo una famiglia di guerrieri». Non è mai troppo tardi per volare.

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