Tsitsi... boom (Crivelli). È cominciata l'era di Tsitsipas (Marcotti). Italia d'assalto per la nuova Davis (Scanagatta). Sinner si gode il trionfo in casa (Crivelli). Il rovescio a una mano che non insegnano più (Clerici)

Rassegna stampa

Tsitsi… boom (Crivelli). È cominciata l’era di Tsitsipas (Marcotti). Italia d’assalto per la nuova Davis (Scanagatta). Sinner si gode il trionfo in casa (Crivelli). Il rovescio a una mano che non insegnano più (Clerici)

La rassegna stampa di lunedì 18 novembre 2019

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Tsitsi…boom. Apoteosi Finals (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il Maestro di Atene. Con una filosofia assimilata fin da bambinetto, quando la racchetta che tieni in mano è più grande di te: «Io non guardo agli altri: io credo in me». Elegante come un dio greco, Tsitsipas batte Thiem e si proclama nuovo signore dell’Olimpo delle Finals, il sesto più giovane di sempre a 21 anni e tre mesi (il record è di McEnroe, 19 anni e 11 mesi nel 1978): ora sarà soltanto la storia a raccontare se si sarà trattato di una meteora oppure solo del primo passo verso l’eternità. In una finale del Masters tra due giocatori che non ci erano mai arrivati prima, il primo set finisce al tie break. Lo vince Thiem, anche se le occasioni più nitide per allungare sono del greco, ma da quel momento Dominator sparisce dal campo, tirando sempre lungo e con un servizio balbettante, e non ci rientra fino al sesto game del terzo set, quando strappa per la prima volta il servizio all’avversario agguantandolo sul 3-3. La conseguenza è un altro tie break, culmine di una partita intensa ma spettacolare a tratti, esaltata solo dai due rovesci a una mano: lì, 5 mini break figli di una tensione palpabile consegnano le chiavi del paradiso a Stefanos. Meritato: è stato più continuo e aggressivo, mentre Dominator rimane scornato da 40 gratuiti. Una prova di maturità per il biondo ateniese, il test di ingresso tra le stelle più luminose: «Non era facile gestire le emozioni di una partita così importante, è stata una battaglia e alla fine sono stato più solido. Penso che con Dominic ci rivedremo in altre finali di questo genere». Tradotto: gli Slam, il vero discrimine che separa ancora gli emergenti dai Big Three. Intanto, l’augurio è che il greco non si perda come Dimitrov e Zverev, i quali dopo il successo alle Finals (2017 e 2018) hanno avuto un’annata orribile. […]

E’ cominciata l’era di Tsitsipas. A 21 anni si è preso il Masters (Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport)

 

Londra consacra il nuovo talento del tennis mondiale. Alla sua prima partecipazione alle ATP Finals, Stefanos Tsitsipas si laurea “maestro”, al termine di una lunga ed emozionante finale, vinta contro Dominic Thiem. Un battaglia epica, conclusa dopo oltre due ore e mezza, e risoltasi con la rimonta dell’astro nascente del tennis mondiale. Un exploit che suggella la sua crescita impressionante, dopo essere entrato nei primi 100 al mondo solo 2 anni fa, e aver vinto, almeno finora, solo tornei di importanza secondaria. «Onestamente non so come sia riuscito a vincere – le parole a caldo di Tsitsipas – è stato molto difficile gestire l’emozione di una partita così importante». Nel primo set dominano i servizi. […] Inevitabilmente, così, la frazione si trascina al tie-break che, al secondo set-point, Thiem si aggiudica in un’ora e sei minuti. Se il primo set era trascorso all’insegna dell’equilibrio, il secondo set si risolve in un monologo ininterrotto del 21enne greco che prende due break di vantaggio e chiude il set. Il terzo set si apre come si era chiuso il precedente, con Thiem costretto in difesa a limitare i danni. Tra break e controbreak si arriva al tiebreak finale. […] Qui Tsitsipas si porta subito avanti 4-1, prima di subire ancora una volta il ritorno dell’austriaco, ma gli ultimi tre punti del match – i più importanti della sua giovane carriera – sono i suoi. «E’ stata una lotta magnifica, mi sono sentito come sulle montagne russe, semplicemente incredibile. Voglio ringraziare i miei genitori che hanno reso possibile il mio sogno», le parole del neo-maestro, il primo campione greco di sempre. […]

Italia d’assalto per la nuova Davis (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Dopo 118 anni la Coppa Davis cambia vita. La Finale in programma da oggi alla Caja Magica di Madrid non interesserà più solamente le due squadre finaliste, come è stato per più di un secolo, ma sarà un evento che coinvolgerà 18 nazioni tutte ugualmente in corsa per vincere la famosa “Insalatiera” del tennis. Foraggiata dai tre miliardi di dollari della società d’investimenti Kosmos, fondata dal calciatore Gerard Piqué, la Coppa Davis ha adottato questo nuovo formato per riconquistare i grandi nomi del tennis che ormai da anni la stavano disertando. A Madrid ci sarà il padrone di casa Rafael Nadal, che da pochi giorni si è assicurato per la quinta volta in carriera il primo posto della classifica alla fine dell’anno; ci sarà anche Novak Djokovic, che dopo aver inizialmente declinato ha deciso di partecipare.Assente invece Roger Federer, impegnato in un tour di esibizioni in Sud America in compagnia del suo “delfino” Alexander Zverev, con cui condivide il management. La squadra azzurra di capitan Barazzutti si presenta ai nastri di partenza con legittime ambizioni: condotta dal n. 8 Matteo Berrettini e dal n. 12 Fabio Fognini, la compagine italiana può contare anche su Lorenzo Sonego (n. 52), Andreas Seppi (n. 72, ma tanta esperienza) e il “nuovo” specialista del doppio Simone Bolelli. Ha preferito riposarsi invece Jannik Sinner, dopo aver vinto a Ortisei il terzo challenger dell’anno battendo l’austriaco Ofner 62 64. Grazie a questo exploit il tennista altoatesino di San Candido sarà oggi n.78 del mondo (da 96), unico diciottenne al mondo fra i primi 100. Un anno fa non era fra i primi 800. Con questa classifica sarà in tabellone sia all’Australian Open di gennaio, sia ai Masters 1000 di Indian Wells e Miami. Ieri al Masters di Londra Tsitsipas, 21 anni, ha battuto in finale l’austriaco Dominic Thiem, numero 5 del Mondo, con il punteggio di 6-7 (6), 6-2, 7-6 (4). […] Inserita nel girone F con Canada e Stati Uniti, a rigor di classifica l’Italia dovrebbe essere favorita per passare il turno e approdare ai quarti di finale a eliminazione diretta che si disputeranno a partire da giovedì: il Canada ha perso pochi giorni fa il suo giocatore più esperto, Milos Raonic, bloccato dall’ennesimo infortunio, e sarà guidata dai giovanissimi Shapovalov (20 anni, n. 15) ed Auger-Aliassime (19 anni, n. 21), mentre gli Stati Uniti non avranno il neo-papà Isner ma potranno contare sulle nuove leve Fritz (n. 32), Opelka (n. 33) e Tiafoe (n. 47) supportati dai più esperti Querrey (n. 44) e Sock (n. 119 in doppio). Esordio per l’Italia oggi alle 16 contro Canada, mercoledì 20 alle ore 18 la sfida Italia-Stati Uniti.

Sinner si gode il trionfo in casa senza perdere set. Ora è n. 78 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Promessa a chi? A un ragazzo che in un anno ha guadagnato 684 posizioni in classifica (il 19 novembre 2018 era 762), che non si stanca di vincere nonostante una stagione spossante per il fisico e adesso pure per la testa, perché tutti lo vogliono e tutti lo cercano, che oggi diventerà il sesto miglior italiano nella classifica Atp, al numero 78, anche se ha giocato la prima partita nel circuito maggiore solo ad aprile? Jannik Sinner ormai è tutto questo e molto di più, sublimando ancora una volta la sua qualità migliore, che non è tecnica bensì di personalità: a poco più di 18 anni fa sembrare normale una scalata eccezionale. Dopo il trionfo alle Next Gen Finals di Milano, l’allievo di Riccardo Piatti avrebbe potuto tranquillamente godersi qualche giorno di vacanza, invece ha voluto saldare un debito d’onore con gli organizzatori, giocando il Challenger di Ortisei e dimostrando perché con la stoffa dei predestinati si nasce: una volta in campo, agli altri ha lasciato le briciole. […] Il coronamento di un anno straordinario: il 19 novembre di dodici mesi fa Jannik era 762 in classifica, a inizio 2019 si era migliorato fino a 553. Oggi, nel nuovo ranking, tra gli italiani avrà davanti soltanto Berrettini, Fognini, Sonego, Cecchinato e Seppi, gli ultimi due peraltro (che sono 71 e 72) distanti poco più di cento punti. I: obiettivo dichiarato dopo Milano, cioè di approdare tra i primi sessanta alla fine della prossima stagione – un lodevole tentativo di tenere un basso profilo – di questo passo rischia di essere vanificato in meglio già da gennaio, se Doha (da wild card) e poi gli Australian Open saranno nuovi terreni di caccia. […]

Il rovescio a una mano che non insegnano più (Gianni Clerici, La Repubblica)

Contriamente a quel che accade in ogni scuola di oggi, sono arrivati in finale del Masters due giocatori che usano un rovescio a una mano, invece che bimane. Tsitsipas e Thiem forse non a caso sono nati in due Paesi che non hanno mai avuto grandi campioni, con l’eccezione di Muster l’Austria, e di nessuno la Grecia. Il rovescio monomano del greco mi ha fatto venire in mente ieri, quanto a preparazione, l’apertura di un ombrello, per la semi-rotondità del movimento. Quello dell’austriaco è di semi-rotondità meno accentuata, infatti Thiem è più dirittomane che giocatore di rovescio. Rimane che i due sono tennisti a una mano, e simile partita non si vedeva più da tempo. A cominciare con un rovescio bimane fu per primo John Bromwich, Davis Cup australiano, e non si videro altri per alcuni anni. Seguì una schiera di monomania come Ken Rosewall, che forse ancora avrebbe il record dei tornei Slam, non avesse passato nove anni quando essere Pro non consentiva record. Venne poi, bimane, il grande Jimmy Connors, infine Bjorn Borg non tolse la mano sinistra da quella che era stata una presa insegnata a un bravo bambino svedese per giocare a hockey su ghiaccio. Il più saggio fu Mats Wilander, che a metà carriera da bimane divenne bimane a metà, avendo scoperto che per attaccare va meglio un rovescio tagliato, e per passare uno liftato. Adesso siamo al punto che nelle Scuole si insegna a tutti e sempre il rovescio bimane, perché due mani hanno più forza e controllo di una e perché tutti i campioni più recenti facevano così. Con l’eccezione di Tsitsipas e Thiem. Sarà proprio perché sono nati in Paesi privi di grandi giocatori, nei quali non ci sono tradizioni.

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Thiem: “Che paura a Belgrado. Adesso il mio torneo e imparerò a ballare” (Cocchi). ATP fa i conti col covid e rivede le classifiche (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 7 luglio 2020

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Thiem: “Che paura a Belgrado adesso il mio torneo e imparerò a ballare” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Basso profilo, senza fare troppo rumore è arrivato fin lassù, al terzo posto del mondo dietro a Djokovic e Nadal. E davanti a Federer. […] Per Dominic lo stacanovista non è rimasto altro che buttarsi sulle esibizioni. A partire dall’Adria Tour di Belgrado, dove si è trovato nella bufera dei contagi, passando per le Uts di Mouratoglou. Per non farsi mancare nulla, ne ha organizzata una tutta sua, che parte oggi a Kitzbuehel, in Austria, e vede tra i protagonisti anche il nostro Matteo Berrettini. Dopo l’esperienza vissuta all’Adria Tour di Belgrado, con tanti contagiati compreso Djokovic, ci vuole coraggio a mettersi in gioco con un torneo aperto al pubblico. «Diciamo che a Belgrado ho imparato la lezione. A Kitzbuehel saranno ammesse 500 persone per ogni sessione di gioco. La sicurezza di tutti è la nostra priorità. Seguiremo tutte le regole e i protocolli in maniera molto stretta». Fortunatamente in Serbia non ha contratto il virus, ma immaginiamo lo spavento che si sarà preso. «Ammetto di essere rimasto scioccato quando ho saputo della positività di Dimitrov e degli altri colleghi contagiati dal Covid. Avrebbe potuto toccare a me. Ho fatto subito il tampone, visto che dovevo giocare alle Uts di Mouratoglou, poi ho continuato a sottopormi ai controlli. E sono sempre risultato negativo. Mi sono tranquillizzato e adesso faccio la massima attenzione. A Belgrado forse siamo stati tutti troppo ottimisti». […] Tra i suoi Magnifici c’è anche Matteo Berrettini. «Ho pensato subito a lui quando ho iniziato a organizzare il torneo. Matteo è un tipo fantastico, uno dei tennisti europei più interessanti. Gioca a grande velocità e la gente si appassiona a vederlo in campo. Con lui lo spettacolo è assicurato». Si può dire che siete amici? «È difficile coltivare vere amicizie sul circuito, ma posso dire che con Matteo c’è un bellissimo rapporto». […] Insieme Matteo ha giocato nell’Ultimate Tennis Showdown di Mouratoglou, a Nizza. Un formato molto particolare: porterebbe sul circuito qualcuna di queste innovazioni? «È stata una sfida nuova, diversa, e tutti insieme ci siamo divertiti. Certo, era molto lontano da come siamo abituati a vivere il tennis. Personalmente non cambierei il nostro caro vecchio mondo, tutto è perfetto e deve rimanere così». ? Da quando lavora col cileno Nicolas Massu, oltre che essere cresciuto molto tennisticamente la vediamo anche più estroverso. Ha assorbito un po’ di spirito latino? «Tra me e Nico si è sviluppato uno splendido rapporto. Lui è una persona molto allegra e un grande esperto di tennis. Grazie a lui il mio gioco è migliorato e io ho sviluppato nuove potenzialità, pur divertendomi a ogni allenamento. Sì, forse lavorare con lui mi ha reso più estroverso ma c’è ancora molto da fare. Ad esempio, dovrei migliorare come ballerino per essere un vero latino, ma sono un disastro». […] A questo proposito, lei ci sarà per la ripresa negli Usa? La situazione non sembra semplice. «Non lo è, e ci sono molte questioni in sospeso: da chi potrebbe viaggiare con me a come saranno le regole. Ma io voglio esserci. Voglio tornare a provare la carica che ti dà un match importante, l’adrenalina della vittoria. Adesso è tempo di ripartire». Largo ai Magnifici 7.

ATP fa i conti col covid e rivede le classifiche (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Mentre permangono dubbi sulle date e modalità della ripresa a causa della delicata situazione pandemica soprattutto negli Stati Uniti, l’Atp ha annunciato ieri come verranno sbloccate le classifiche una volta ripartito il circuito. Il ranking normalmente viene costruito sulla base dei migliori 18 risultati nell’arco di 52 settimane. Ora invece verrà formato prendendo in esame gli stessi 18 migliori risultati ma su un arco temporale di 22 mesi, da marzo 2019 a dicembre 2020 in ragione del fatto che è congelato dal 16 marzo scorso. Non potranno far classifica due risultati ottenuti negli stessi tornei per due anni consecutivi, ma solo il migliore delle due edizioni. I punti aggiunti nei tornei 2020 rimarranno in classifica per le già citate 52 settimane o fino a quando il torneo non verrà effettivamente giocato nel 2021. La decisione punta al principio dell’equità ed è stata presa di concerto con i tornei dello Slam e con la federazione internazionale. Il ricalcolo servirà a determinare l’ingresso alle Atp Finals 2020. […]

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Berrettini: “Dico sì agli US Open, ma senza rischi Covid” (Scanagatta). Dopo il virus esplode la tennis-mania. I circoli fanno il pieno di appassionati (Gambaro)

La rassegna stampa di lunedì 6 luglio 2020

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Berrettini: “Dico sì agli US Open, ma senza rischi Covid” (Ubaldo Scanagatta, Nazione-Carlino-Giorno Sport)


 

Matteo Berrettini, n.1 italiano (e n.8 del mondo) ha vissuto tutti i primi mesi del lockdown in Florida accanto alla sua ragazza Ajla Tomljanovic («Meno male che c’era lei con me…la famiglia, gli amici mi sono mancati tantissimo»). Ora, da metà giugno si trova alla Tennis Academy di Patrick Mouratoglou (vicino Nizza), per partecipare con altri noti tennisti, Tsitsipas, Goffin, Lopez, Gasquet, a una strana competizione (l’Ultimate Tennis Show) articolata in più weekend, 50 match a tempo. Si concludono in un’ora con strane regole che stravolgono il tennis tradizionale ma, chissà, magari piacciono ai giovanissimi. Dal 10 marzo, quando si sarebbe dovuto giocare il Masters 1000 di Indian Wells, il vero tennis professionistico internazionale, ha tirato giù i bandoni, lasciando spazio solo a esibizioni nazionali in cui il distanziamento sociale (come nell’Adria Tour organizzato da Djokovic) non è stato sempre rispettato con conseguenze spiacevoli ed imbarazzanti per il n.1 del mondo, sua moglie, il coach Ivanisevic, Coric e altri. Sul resto della stagione del tennis c’è grarde incertezza.

Matteo dal 23 agosto si dovrebbe giocare il Masters 1000 dl Cincinnati…(ma a Flushing Meadow) e poi l’US Open (dal 31 agosto). Lo scorso anno hai fatto semifinale. Dovrai difendere tanti punti. Ci andrai a cuor leggero? «Andrò, ma a cuor leggero in questo momento non si fa nulla. Qui veniamo testati 2 volte a settimana e in Francia la situazione non è grave come a New York e negli USA. Adesso la situazione negli USA è nettamente peggiore; ci sono stati casi positivi sia in NBA sia nel tennis stesso (Tiafoe; n.d.r.). L’idea è di andare, ma vedremo l’evolversi delle cose. Per tutti è importante capire cosa succederà nei vari tornei se un tennista verrà trovato positivo. Ci vorrà un parere scientifico».

Djokovic, da presidente dei tennisti ATP, era contrario a che vi rinchiudessero nel solo TWA hotel del JFK airport. Poi con la positività sua e di altri protagonisti dell’Adria Tour, le cose sembrano cambiate…Tu e il tuo coach Santopadre dove stareste? «Dobbiamo cercare di adattarci, senza rischiare di fare casino – dice senza mezzi termini -. Se dovessi decidere di andare lo farei seguendo tutte le precauzioni del caso. Cercherei di avere contatti solo con il mio team e rispettare i protocolli. Tanta gente sarà in giro lo stesso anche se staremo in questa specie di “bolla” per 21 giorni. Ci saranno sempre almeno 500 persone (1000?) in giro per il torneo. Difficile che non ci scappi neppure un positivo. Però, senza nulla togliere alle persone ‘normali’, noi sportivi abbiamo una situazione particolare: se dobbiamo fare quarantena senza sintomi, i successivi tornei diventano un casino perché non puoi allenarti. Essere positivi non è brutto solo per il rischio della malattia, ma perché influenzerebbe tutta la programmazione».

[…]

Ti ho visto giocare con Tsitsipas, hai vinto i primi due short set, perso terzo e quarto… poi Il “sudden set”, ma mi pare tu sia in gran forma, anche di rovescio. Sbaglio? «No, sto giocando proprio bene, questo UTS è divertente. Sfidare top-ten aiuta, sono ai loro livelli. Mi sono allenato anche con Sinner. Gioca bene, devo stare attento quando giochiamo… mi devo impegnare: è giovane ma picchia duro. Sono pronto a ricominciare, nonostante il lungo stop».

[…]

Dopo il virus esplode la tennis-mania. I circoli fanno il pieno di appassionati (Francesco Gambaro, Il Secolo XIX)

Se non è ancora tennis-mania, poco ci manca. La ripresa post Covid ha portato molti ad avvicinarsi (o riavvicinarsi) al tennis che, rispetto ad altri sport, viene percepito come disciplina a scarso rischio di contagio. Il fatto di giocare all’aria aperta aiuta, così come il distanziamento che nel tennis è fisiologico. Non è un caso, quindi, che molti circoli in queste settimane stiano registrando un boom di prenotazione dei campi: nuovi adepti, ma pure vecchi appassionati che hanno voglia di riprendere in mano una racchetta, a distanza anche di molti anni. A confermare questa tendenza sono gli stessi addetti ai lavori.

[…]

Che ci sia un boom di nuove richieste lo ribadisce anche Davide Favati, responsabile della scuola tennis Sporting 3 Pini: «C’è un incremento di appassionati: dai soci, che prima giocavano a biliardo e adesso hanno deciso di cimentarsi col tennis, agli allievi che prima facevano due lezioni a settimana e ora vogliono farne almeno tre. Il fatto che altri sport siano bloccati può averci favorito.

[…].

A far da volano c’è stata anche la ripresa del turismo.

[…]

La tennis-mania è un fenomeno esteso anche alle altre regioni: «Nei giorni scorsi abbiamo fatto una riunione con i responsabili dei maestri italiani. I presidenti dei comitati di Emilia Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige mi hanno confermato la tendenza a giocare di più — rivela Marco Lubrano che gestisce l’Accademia tennis all’impianto comunale Valletta Cambiaso ed è fiduciario regionale dei maestri — anche chi pratica il calcetto ultimamente si è avvicinato al tennis. Oggi si assiste a un ritorno di vecchi appassionati. Come scuole tennis, le nuove iscrizioni si vedranno a settembre». Le rigide precauzioni anti-Covid non hanno scoraggiato i tennisti: «Noi chiediamo mascherine all’ingresso — spiega Rastrelli — e negli spogliatoi i phon sono spenti, gli ambienti sono sanificati dopo ogni turno, le panchine sono dotate di dispenser igienizzanti». «Noi disinfettiamo anche il tubo di plastica che raccoglie le palline – gli fa eco Favati – Abbiamo quattro sedie o panchine dove poggiare l’attrezzatura e i capi d’abbigliamento e il dispenser in ogni campo». E proprio Favati he non perdona il campione serbo Djokovic per aver organizzato l’Adria Tour senza ricorrere alle precauzioni anti-Covid: «L’ha fatto per beneficenza, però ha toppato”.

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Panatta: «Vorrei credere nell’aldilà, nel dubbio porto la racchetta» (Piccardi). Tiafoe, altro positivo. Nadal, ombre su NY (La Gazzetta dello Sport). Sonego centra il bis (Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 5 luglio 2020

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Panatta: «Non trovo più i miei cimeli. Vorrei credere nell’aldilà, nel dubbio porto la racchetta» (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

Adriano, sono settanta. «Ma di cosa parliamo?». Settant’anni giovedì. «Cerchi rogne?». Daaai. Giro di boa importante: tentiamo un bilancio? «Il bilancio facciamolo tra dieci anni, se ci arrivo. I 70 non me li sento addosso. Tocco ferro: sono ipocondriaco da sempre, ma sto bene. Ogni tanto ho un po’ di mal di schiena. L’ha usata parecchio, Panatta, mi ha detto il dottore. Verissimo. Però il tennis, alla fine, è stato gentile con me».

Cominciamo da Roma, Parigi o dalla Davis in Cile? Tutto nel ’76.

 

Possiamo fare finta che non ho mai vinto nulla e parlare d’altro? È vero: non ho una coppa. Ho perso tutto. Non è un vezzo, giuro. Ho fatto tanti di quei traslochi in vita mia…

Sparita anche la maglietta rossa che a Santiago si dice abbia fatto infuriare Pinochet? «Tutto! Non sono un feticista, l’idea del salotto-museo mi fa orrore. Non l’ho mai detto a nessuno, conservo un’unica cosa: la pallina del match point contro Vilas a Roma, una Pirelli. Se la fece regalare mio padre Ascenzio, custode del Tc Parioli. Quando è mancato, riordinando casa, l’ho trovata. Poi è sparita di nuovo, misteriosamente. L’ha ripescata di recente mia figlia Rubina in un cassetto. È sbiadita, dura come un sasso. E con il tempo si è rimpicciolita, come i vecchi.

I trofei, il boom del tennis alla fine degli Anni 70, la grande popolarità ancora oggi: di cosa va più fiero, Adriano?

Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore. Ho avuto parecchie delusioni però poi scordo tutto: nomi, cognomi, motivo dei contrasti… Comunque ho una certezza: ho avuto più amici che nemici. Paolo Villaggio: Un uomo di cultura mostruosa e intelligenza straordinaria. Un fratello, un fuoriclasse, un genio assoluto. Ci divertivamo con poco, non parlando mai né di cinema né di tennis. Lo adoravo perché sapeva sempre sorprendermi. Fu lui a presentarmi Fabrizio De André, che scoprii essere timidissimo. Ugo Tognazzi: irresistibile, quando era in forma. Dopo Roma e Parigi, mi ero messo in testa di vincere Montecarlo. Nell’81 sto giocando bene, sono tirato a puntino: arrivo in semifinale contro il solito Vilas. La vigilia piombano in riviera Paolo e Ugo. Voglio cenare alle otto e andare a letto presto, dico. Come no. Si presentano alle undici, ci sediamo a tavola a un’ora assurda, la serata finisce alle tre del mattino tirando fuori Ugo che vomita da un cespuglio. Il giorno dopo, non vedo palla: Vilas mi massacra.

Quindi è vero: se fosse stato meno viveur e meno pigro avrebbe vinto molto di più.

Questa è una leggenda da sfatare: io non sono pigro, è che mi hanno dipinto così. Certo non ero Borg, ma non farei mai cambio. Non mi allenavo come Vilas, però nemmeno passavo le giornate a poltrire. La verità è che avevo un gioco molto rischioso, da equilibrista, senza margini, che mi richiedeva di essere sempre al cento per cento. E poi avevo tanti interessi, mica solo il tennis. Certo tornassi indietro, sono sincero, alcune cose non le rifarei.

Ed eccoci a Wimbledon ’79, a quel quarto di finale perduto con Pat Du Pre.

Non me lo perdono, il più grande rimpianto della carriera. Ho sempre snobbato Wimbledon, non me ne fregava niente: gli inglesi, le loro tradizioni, l’erba su cui la palla rimbalzava da schifo… Levava la parte artistica dal gioco, la odiavo.

Ha mai sognato di rigiocare il match con Du Pré?

Uff! Tante di quelle volte… E nemmeno nel sogno riesco a vincere. Mi sveglio sempre un attimo prima. Un paio di volte mi sono sognato in campo con un mestolo in mano: un’angoscia! Tu pensa la testa…[…]

Il più grande dl sempre?

Facile, Roger Federer. Le statistiche a favore di Djokovic non mi interessano. Io guardo il complesso: lo stile, la mano, la completezza. Federer è, e sempre sarà, quello che gioca a tennis meglio di tutti gli altri. […]

Francesco Guccini, fresco 80enne, sostiene che l’uomo è l’unico animale che sa di dover morire.

Non è vero: anche gli elefanti se ne accorgono.

Crede che nell’aldilà continuerà a giocare a tennis, Panatta?

C’è un aldilà? Mi farebbe molto piacere crederci. Nel dubbio, però, la racchetta me la porto.

Tiafoe, altro positivo. Nadal, ombre su NY (La Gazzetta dello Sport)

Senza pace. Più si avvicina l’ora X, il 3 agosto a Palermo per le donne e il 14 agosto a Washington per gli uomini, e più il tennis si ritrova incartato nelle enormi problematiche del coronavirus. Dopo il caos dell’Adria Tour con Dimitrov, Coric, Troicki e soprattutto Djokovic, adesso tocca a Francis Tiafoe finire nel calderone della positività, rilevata ad Atlanta dove stava partecipando all’All American Team Cup. Il numero 81 del mondo ha accusato i sintomi del Covid-19 dopo la vittoria su Querrey di venerdì e lo ha comunicato su Twitter: «Sfortunatamente sono risultato positivo. Negli ultimi due mesi, mi sono allenato in Florida e sono risultato negativo fino a una settimana fa. Ho in programma di svolgere un secondo test all’inizio della prossima settimana, ma ho già adottato il protocollo di isolamento come suggerito dallo staff medico». Il torneo prosegue con tutte le misure di sicurezza già previste, ma accompagnato dalle critiche, visto che si gioca a porte aperte (pur con capienza limitata a 450 spettatori) e in uno stato, la Georgia, in cui i contagi sono in crescita esponenziale. Insomma, un’altra potenziale tegola sugli Us Open, proprio nei giorni in cui Djokovic esprime ancora perplessità e manda una lettera in merito ai colleghi e zio Toni Nadal (con il supporto di McEnroe) consiglia al nipote Rafa di evitarsi il viaggio, malgrado sia campione in carica: «Cosa ne sarà della quarantena richiesta dagli Stati europei al ritorno? E poi il calendario è folle, dovrebbe giocare sul cemento e poi subito sulla terra: meglio si prepari per il rosso, anche se è difficile rinunciare a difendere uno Slam».

Sonego centra il bis (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Lorenzo Sonego ha raddoppiato e dopo il titolo italiano conquistato a Todi la scorsa settimana ha centrato con merito anche il successo nella 2a tappa dello ZzzQuil Tennis Tour andata in scena al Tennis Club Perugia, chiusa ieri e organizzata da MEF Tennis Events. Il torinese, numero 3 d’Italia e 46 del mondo, si è calato perfettamente nella parte dando anche una lezione di stile a tanti suoi colleghi che hanno preferito le esibizioni del periodo (senza alcun valore agonistico e tecnico) al mettersi in gioco in competizioni ufficiali. La sua imbattibilità è proseguita ieri in finale contro il croato Viktor Galovic, best ranking di numero 173 ATP. Nel primo set Galovic ha chiuso sul 6-3. Nel secondo set equilibrio assoluto in avvio (2-2) con Sonego che ha chiesto anche un intervento medico al cambio campo del game numero 3, sul 2-1 in proprio favore per un problemino agli adduttori. Break poi per l’allievo di Gipo Arbino, salito sul 4-2 e servizio. Non capitalizzato e subito restituito (4-3). Il tie-break ha deciso la frazione con dominio del torinese (7-1). Nella terza frazione un solo break ha fatto la differenza, in favore di Sonego, che ha chiuso al decimo gioco e al secondo match point utile: «Il mio avversario è partito forte – ha detto in conclusione – è stato difficile adattarmi al suo gioco e crescere nel corso dell’incontro. Ho mantenuto l’atteggiamento giusto e alla fine, con grinta, ce l’ho fatta. Sono state due settimane fantastiche che hanno confermato la qualità del lavoro dell’ultimo periodo di allenamento. Ho tirato fuori il meglio di me e ora sono in fiducia per il prosieguo della stagione». […]

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