Seppi, benedizione per Sinner: "Il futuro della Davis è lui" (Cocchi). Piqué difende la Coppa Davis e manda Federer in pensione (Semeraro). Djokovic e Murray, i Big non tradiscono (Palliggiano)

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Seppi, benedizione per Sinner: “Il futuro della Davis è lui” (Cocchi). Piqué difende la Coppa Davis e manda Federer in pensione (Semeraro). Djokovic e Murray, i Big non tradiscono (Palliggiano)

La rassegna stampa di giovedì 21 novembre 2019

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Seppi, benedizione per Sinner: “Il futuro della Davis è lui” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Non è ancora il momento della staffetta, del passaggio del testimone, ma uno sguardo al futuro prossimo di questa squadra di Davis si può già dare. Forze fresche unite a compagni esperti. Andreas Seppi compirà 36 anni a febbraio e questa settimana ha sofferto e tifato, si è allenato, nel caso avesse avuto bisogno di farsi trovare pronto. Lui è il ponte tra passato prossimo e futuro molto vicino, lui è il trait d’union tra l’esperienza e il nuovo che avanza. Altoatesino di Caldaro, Andreas Seppi è uno degli idoli di Jannik Sinner […] Andreas, che ha seguito la crescita di Sinner, anche se a distanza: «Da quando è andato a Bordighera non sono riuscito a vederlo, spesso però ci sentiamo, ci scambiamo messaggi». È stato proprio Massimo Sartori, storico allenatore di Seppi, a segnalare il ragazzino a Piatti: «Mi fa piacere che ci sia una continuità di tennisti che arrivano dalla nostra zona – dice Andreas -. E Jannik è il futuro. Non ci siamo allenati insieme molte volte, l’ultima è stata prima del torneo di Montecarlo e già lì avevo notato una grande miglioramento. È forte, e potrà migliorare ancora perché ha tanta voglia di crescere e un giorno potrà essere importante anche in azzurro, bisogna lasciarlo crescere e fare esperienza. È quello che sta facendo e molto in fretta». Questa Davis sul filo del rasoio Sinner l’ha seguita da lontano, senza vivere da dentro le pressioni di queste partite da dentro o fuori: «Ma al momento non mi sembra uno che si faccia prendere da ansie o pressione — chiude Andreas, che diventerà papà a marzo e a gennaio riprenderà da Doha la stagione proprio come Jannik —. È un ragazzo sereno e allegro, che impara in fretta». Il segreto per crescere è confrontarsi con i più forti, secondo il Maestro Andreas: «Sì, è l’unico modo. E lui già lo sta facendo, gioca tornei difficili, si allena con giocatori molto forti, da ognuno di loro e da ogni situazione riesce a portare a casa qualche informazione utile. È così che si diventa grandi» […]

Piqué difende la Coppa Davis e manda Federer in pensione (Stefano Semeraro, Stampa)

[…] Federer non è a Madrid in questi giorni per le Finals in sede unica. Ha sempre fatto sapere di non gradire il formato rivoluzionario e a parer suo poco rispettoso della storia della Coppa. Che peraltro, dopo averla vinta nel 2014, non ha più onorato neanche con la vecchia formula, lasciando affondare la Svizzera anche a febbraio nel primo turno di qualificazione. Piqué lo aveva invitato, Roger non si è degnato, preferendo un miliardario tour di esibizioni in Sud America. «Capisco le sue ragioni – ha spiegato Piqué al giornale Marca -. Federer ha già un suo torneo, la Laver Cup (mega-esibizione settembrina che da tre anni imita la Ryder Cup del golf, ndr). È uno spettacolo molto ben realizzato, posso immaginare che per lui sia in concorrenza con la Davis. Noi invece ci sentiamo diversi, perché il nostro torneo dura da 119 anni». Touché. Ma non è finita qua nonostante le critiche che gli sono piovute addosso in questi giorni per l’astrusità del formato, i buchi sugli spalti e gli orari folli. «Federer può pensare quello che vuole, noi andiamo avanti per la nostra strada, e comunque la Svizzera non si è qualificata. Se fosse andata diversamente, chissà… In ogni caso credo che invece di concentrarsi su un solo giocatore sia meglio pensare al futuro e al presente […]

Djokovic e Murray, i Big non tradiscono (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

Non c’è verso, i big non sbagliano. Meglio così, per una Davis entrata nel vivo e sempre più spettacolare. Anche il pubblico, dopo un inizio timido, sta lentamente riempiendo i tre campi della Caja Magica, sold out solo per la Spagna, ma con una discreta cornice anche durante gli altri match. Ha avuto un inizio un po’ difficile non tanto dal punto di vista tecnico, ma ambientale, poi si è ripreso alla grande Novak Djokovic, chiamato a ripetere, ma in team, l’impresa del maggio scorso, quando strappò a Nadal, con l’aiuto in semifinale di Tsitsipas, il Masters 1000 madrileno. Era terra, ora è sintetico, ma la sostanza non cambia: Nole ha stracciato in due set il giapponese Nishioka (6-1 6-2), secondo punto di una Serbia portatasi avanti con Krajinovic, che ha avuto la meglio su Sugita (6-2 6-4). La Serbia poi ha ottenuto il 3-0 grazie al doppio Tipsarevic/Troicki. Meglio di così, insomma, non poteva cominciare. «Dopo le Finals ho avuto tempo per recuperare e prepararmi come si deve. All’inizio mi sono dovuto ambientare sulla superficie e all’illuminazione, ma poi è andata bene – dice l’ex numero uno del mondo, scalzato recentemente da Nadal -. Per quanto riguarda il nuovo formato, credo fosse un sacrificio che andava fatto. Molti giocatori si lamentano solo perché non hanno la possibilità di giocare la Davis in casa. Anche a me dispiace non giocare in Serbia, ma è così e bisogna accettarlo. Sono però d’accordo sul fatto che qualcosa andava cambiato, rivoluzionato. Forse ci sarebbe voluta una via di mezzo: un torneo d’elite a 8 squadre con qualificazioni da svolgersi 2-3 settimane prima. Ma ripeto, sono assolutamente felice di tornare a giocare per la Serbia dopo due anni e mezzo in questa competizione: è un onore e un piacere». Come la Serbia, ottiene la sua prima vittoria anche la Gran Bretagna. Andy Murray, tornato in Davis dopo tre anni di assenza, vince con grande fatica in 2 ore e 55′ contro l’olandese Griekspoor; n.179 del mondo (6-7 6-4 7-6). Ha giocato, sorretto da un gran tifo, sul campo numero 3, quello più piccolo della Caja Magica con soli 1.500 posti e neanche tutti esauriti. È andato sotto 1-4 nel terzo set, ma si è ripreso. È andato sotto 1-4 anche nel tie break decisivo, poi ha tirato fuori i colpi del campione aggiudicandosi l’incontro. «Avevo detto che non mi sentivo in gran forma – si giustifica lo scozzese – e credo si sia visto. Sarò sincero: non credo di aver meritato di vincere questa partita» […]

 

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La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Cocchi). Paolo Bertolucci: “Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo” (Serra)

La rassegna stampa di giovedì 13 agosto 2020

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La partita infinita di Venus e Serena. Le sorelle regine sfidano il tempo (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Hanno fatto 30, perché non fare 31? Perché non allungare ancora una rivalità che ha fatto la storia del tennis e dello sport moderno? Oggi, nel secondo turno del torneo di Lexington, Serena Williams e la sorella maggiore Venus si affronteranno per la 31a volta nella loro incredibile carriera. Si tratta “solo” di un secondo turno, non ci sono Slam da conquistare o numero 1 al mondo da raggiungere, ma c’è da riportare luce nel buio della pandemia che ha congelato lo sport. E allora quale migliore occasione per rilanciare il tennis se non una sfida tra le due eterne Williams? L’ultima? Il primo torneo che si gioca in Usa dopo lo stop, oggi vivrà un momento storico perché – chi lo sa? – potrebbe anche essere l’ultima sfida ufficiale tra Serena e Venus. La maggiore ha compiuto 40 anni a giugno, la minore taglierà il traguardo dei 39 tra un mese. A quasi 79 anni in due, la possibilità che possano incrociarsi molte altre volte comincia a essere remota. Serena rincorre lo Slam numero 24 ed è possibile che, una volta raggiunto il record di Margaret Court, decida di farsi da parte dedicandosi a tempo pieno al lavoro di madre e imprenditrice. Venus ha tenuto a dire che gioca per passione, per il piacere della sfida, ma il tennis post Covid potrebbe non essere più così divertente e indurla a cambiare programmi. Serena e Venus sono cresciute insieme con la racchetta in mano, forgiate dal padre Richard, accusato spesso di aver “manipolato” gli esiti delle sfide tra le due. Ma la rivalità tra giocatrici non si è mai infilata nel rapporto tra sorelle, sempre unite nella vita quotidiana, partecipi l’una delle gioie e dei dolori dell’altra. Non importa se il bilancio della rivalità sia 18-12 per la minore, Venus è sempre in tribuna a tifare per Serena quando c’è in ballo qualcosa di importante. Ventidue anni e sette mesi fa – il 21 gennaio 1998 – la prima puntata del “Sister Act”, come viene ancora soprannominata la rivalità tra le due, con tanto di citazione cinematografica. Le ragazze di Richard si affrontavano all’Australian Open, secondo turno. Serena aveva 16 anni, Venus 17 e vinse lei. Il primo scontro per un trofeo l’anno successivo, nel torneo di Miami. La “piccola” riuscì a strappare un set alla sorella maggiore, che però trionfò ancora. In quell’occasione, il padre venne accusato per la prima volta apertamente di decidere l’esito della sfida, ma rispedì al mittente la provocazione: «Ho insegnato alle mie figlie che si va in campo per vincere, non potrei mai dire a una o all’altra di perdere apposta». Serena è stata la prima tra le due a conquistare un titolo del grande Slam, lo Us Open nel 1999, ed era lei la favorita nel derby in semifinale di Wimbledon 2000. La vittoria, invece, la strappò a sorpresa Venus, che poi conquistò il titolo sull’erba più famosa al mondo: il suo primo Slam. Le sfide in finale tra di loro sono state nove, con Serena vincitrice in sette occasioni contro le due di Venus. Ma anche in tema di Major, le ragazze Williams hanno stabilito un primato: sono tuttora le uniche due tenniste dell’era Open a essersi affrontate in quattro finali consecutive di Slam, dal Roland Garros del 2002 all’Australian Open del 2003, con Serena sempre trionfatrice. L’ultima volta che si sono sfidate per uno Slam è stato l’Australian Open 2017, la finale più dolce. Serena aveva da poco saputo di essere incinta della figlia Olympia, il mondo invece non poteva immaginare che da allora la Williams più giovane non avrebbe più vinto mezzo Slam. Il commento di Venus allora era stato delizioso: «Ecco perché ho perso… Eravamo due contro una!». Ma quando uniscono le forze le due sorelle sono letali: 14 Slam e tre ori olimpici in doppio, totale di 22 titoli compresi quelli sul circuito Wta. […]

Intervista a Paolo Bertolucci: “Io e Panatta, diversi in tutto. Conquistava le fan con il ciuffo” (Elvira Serra, Corriere della Sera)

Preferisce «Pasta Kid» o «Braccio d’oro»? «Pasta Kid, mi ci riconosco di più. Me lo diede per provenienza e abitudini culinarie Bud Collins, del Boston Globe». […] Paolo Bertolucci è «quello che giocava con Panatta». […] La più grossa che le ha combinato? «Lo salva che è una persona buona e con uno così non puoi restare arrabbiato. Ma abbiamo litigato un sacco di volte, dentro e fuori dal campo. Non saremmo potuti essere più diversi: lui di famiglia socialista, io liberale, lui giocava a sinistra, io a destra, lui non si dà mai pace, io sono un tipo tranquillo…». Le spiace aver fatto una carriera alla sua ombra? «Una volta alla Royal Albert Hall di Londra nel presentarci dissero che lui era one of the most handsom men in Europe, uno degli uomini più affascinanti d’Europa, e io ero the shorter, quello più basso. Ma nella coppia ero il regista che creava e preparava il piatto, lui il bel ragazzo che dava il colpo del ciuffo». Ma non era la Veronica il colpo di Panatta? «Tecnicamente. Ma il colpo del ciuffo era bestiale, le donne impazzivano. Lui prima di colpire la palla si spostava i capelli con la mano e loro gridavano: A-dri-a-no! Ma il colpo lo avevo preparato io!». […] Ha dovuto coprirlo spesso con le donne? «Lasciamo stare…». Me ne dica almeno una! «Eravamo in Spagna e durante una partita mi fa: “La vedi quella donna in tribuna? Stasera esce con me”. E io: “Vabbè adesso però cerchiamo di vincere”. La sera, come da manuale, la signora, sposata e con tre-quattro figlioli, lo raggiunse in albergo. Poiché dormivamo in camera insieme, dovetti cedergli la stanza e andai in quella accanto, comunicante. A un certo punto sentii bussare alla porta, era il marito: “Donde està mi mujer”? Ma che ne so, risposi. Adriano aveva sentito tutto e quando andò via fece entrare la moglie da me: bussò da lui e non c’era già più». Nella sua autobiografia, «Pasta kid» (Ultra Edizioni), scrive che grazie a voi Björn Borg diventò un sex symbol. «Vestiva in un modo… Zoccoli svedesi, jeans e maglietta. Lo obbligammo a tirar fuori la carta di credito e rifarsi il guardaroba…». Pure Adriano era vanitoso.. «Altroché! Guai a toccargli i capelli, diventa pazzo». La partita più bella? «La vittoria in Coppa Davis». Con la maglietta rossa. «Quella storia… Buon per Adriano che ve ne siete accorti, ma ai tempi non fece così tanto clamore. Comunque poi la cambiammo». La vittoria più gustosa? «Contro gli australiani a Roma, o anche a Montecarlo contro McEnroe e Gerulaitis». È vero che doveva allenare Federer? «Ero nella rosa, ma significava stare 40 settimane all’estero, avevo appena smesso di fare il girovago…». Cosa pensa di Sinner? «Ha tutto: testa mezzo tedesca, è serio, è ben guidato da Piatti e vive per il tennis». E lei gioca ancora a tennis? «Mai. Quando ho smesso ho smesso». Sogna di giocare? «Mi è successo all’inizio del lockdown. Non ricordo contro chi, ma era un match delicato, non sapevo se colpire sul dritto o sul rovescio. Ho riprovato quella sensazione, il mal di pancia che ti prende…».

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Williams e Halep avanti ma a rilento (Cocchi). Giorgi avanti tutta (Bertellino). Sonego vola negli Stati Uniti: “Più forte dopo il lockdown” (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 12 agosto 2020

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Williams e Halep avanti ma a rilento (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Buona la prima, anche se con una partenza a rilento. Serena Williams, al primo match ufficiale dopo lo stop per pandemia, cede il set di apertura alla connazionale Bernarda Pera, poi la supera in tre set 4-6 6-4 6-1 in due ore e un quarto. Un’atmosfera mai vista, quella di Lexington, con camion e auto che transitavano alle spalle del campo, mentre la ex numero 1 cercava di riprendere il filo di un discorso interrotto da troppo tempo: «Quanto tempo è passato dall’ultima partita — ha detto la campionessa di 23 Slam —. È un buon segnale giocare tre set e riuscire a vincere il match. Non riuscivo a prendere il ritmo, poi mi sono detta: “Serena, gioca come hai fatto in allenamento”, e ha funzionato». Niente pubblico, applausi, autografi, un ambiente completamente diverso da quello a cui per anni è stata abituata: «Era tutto così calmo, silenzioso, non posso dire che non mi sia piaciuto. Ne ho passate tante nella mia carriera e questa era una situazione così diversa… Forse ho vinto anche perché una volta tanto ero calma». Sul cemento del Kentucky passa anche la 16enne Coco Gauff, numero 53, con un doppio 7-5 contro la connazionale Caroline Dolehide, 134. Esordio vincente per Camíla Giorgi al torneo di Praga. L’azzurra ha battuto la 18enne ucraina Marta Kostyuk, numero 140, 4-6 6-2 7-6 (4) in due ore e 14 minuti. Al secondo turno Simona Halep, numero 2 al mondo, anche lei in tre set 6-1 1-6 7-6 (3). Per lei qualche difficoltà di adattamento: «Dopo due set ero molto stanca — ha detto —, ma ho trovato la voglia di combattere. Senza pubblico è più difficile».

Giorgi avanti tutta (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Tempi duri per i miti ma classe e voglia di combattere fanno ancora la differenza. Così per Serena Williams che all’esordio nel Wta di Lexington ha rischiato (4-6 4-4 e 0-40) contro Bernarda Pera venendo a capo del match al terzo set (4-6 6-4 6-1). Nel Wta di Praga sono stati invece i tie-break del terzo set a dare ragione alla n°1 del tabellone, Simona Halep, e a Camila Giorgi. La prima ha faticato non poco per avere la meglio sulla temibile slovena Polona Hercog pur dopo un avvio brillante (6-1). Nella seconda frazione è stata l’avversaria a cambiare marcia e pareggiare i conti con un 6-1 invertito. Nel terzo set Simona Halep è andata a servire per il match sul 5-3 ma non ha capitalizzato il vantaggio e ha avuto bisogno del tie-break: «Sono contenta del risultato e di aver combattuto fino al termine nonostante il calo fisico a fine primo set. Le partite sono una cosa diversa dall’allenamento». Camila Giorgi ha fermato al fotofinish la qualificata ucraina Marta Kostyuk, per 4-6 6-2 7-6 dopo 2 ore e 11 minuti, recuperando nel set decisivo dallo 0-3. Ora troverà la belga Elise Mertens, n°3 del tabellone che in apertura di programma aveva tolto dai giochi l’ottima Jasmine Paolini, per 6-3 al terzo set.

Sonego vola negli Stati Uniti: “Più forte dopo il lockdown” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Fra l’Umbria e la East Coast. Quest’anno per Lorenzo Sonego va così. A Todi, nel primo appuntamento della ripartenza tennistica made in Italy, a inizio giugno, si era cucito addosso lo scudetto di campione italiano, e a Todi è ritornato ieri per giocare la Serie A1 e prendersi il tricolore a squadre con il CT Italia di Forte dei Marmi. In tasca però ha già il biglietto per gli States, dove dal 22 agosto riparte il grande tennis mondiale. Nella bolla di Flushing Meadows, dove ha traslocato il Masters 1000 di Cincinnati, il primo appuntamento maschile post-lockdown (le donne hanno debuttato a Palermo settimana scorsa) e dove il 31 inizieranno gli Us Open. Un discorso interrotto a febbraio, per Sonego dopo cinque primi turni e i quarti di finale a Rio de Janeiro. Lorenzo, si riparte da Cincinnati/New York e dal numero 46 Atp. Già fatto il check in? «Dovrei partire sabato. Sono ancora fuori di un posto dal tabellone principale, quindi dovrei giocare le qualificazioni, ma spero che qualcuno rinunci e di poter entrare direttamente».

Alcuni dei più forti, da Nadal alla numero 1 delle donne Ashleigh Barty, hanno rinunciato anche agli Us Open: chi ha ragione?

È una situazione molto complicata, diversa dal solito, il contagio non è ancora sotto controllo. Confesso che la cosa che mi preoccupa di più è il viaggio: il tempo da passare in aeroporto, le tante ore di aereo. Una volta arrivato a New York credo che sarò più tranquillo, li dovrò pensare solo a giocare.

Dovrete alloggiare obbligatoriamente in uno dei due hotel ufficiali, o in appartamenti approvati dall’organizzazione, e spostarvi solo per le partite e gli allenamenti: una clausura troppo rigida?

Io ho scelto di stare in hotel, ma non credo soffrirò più di tanto: in fondo anche nei tornei normali è sempre così: stadio-albergo, albergo-stadio, non ci sono grandi possibilità di evasione. Poi io vado li per giocare, mica per fare il turista. Sarò ancora più concentrato del solito.

Ha sentito altri tennisti, che atmosfera si respira fra di voi?

La preoccupazione c’è, inutile negarlo. E sul resto della stagione non ci sono certezze, non si sa bene come e dove riusciremo a giocare. La confusione è tanta.

Si aspetta sorprese alla ripartenza? Per Dominic Thiem, viste le assenze, gli Us Open di quest’anno varranno meno degli Slam del passato.

No, mi aspetto che tutti siano in grande forma, molto preparati e con una grande voglia di giocare. Tutti abbiamo usato le esibizioni o i tornei locali’ per recuperare la condizione. Sulle assenze, di Federer si sapeva, mancherà solo Nadal, non è uno Slam svalutato.

Il Sonego post-lockdown sarà migliore o peggiore di quello di inizio anno?

Ho lavorato tanto, sia tecnicamente, su rovescio, servizio e risposta, sia fisicamente, sulla scioltezza dei movimenti. Credo che sarà migliore.

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Halep riparte da Praga: “Ma nulla è come prima” (Cocchi). ATP Finals, già prenotate 2mila stanze di hotel (Ricca)

La rassegna stampa di martedì 11 agosto 2020

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Halep riparte da Praga: “Ma nulla è come prima” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

È ora di ritornare in campo per Simona Halep. La romena numero 2 al mondo avrebbe dovuto riprendere il cammino da Palermo, dove però ha rinunciato ad andare per paura di affrontare il viaggio in un momento in cui in Romania i contagi stavano risalendo vertiginosamente. Praga le è sembrata un’occasione migliore. E oggi la campionessa di Wimbledon 2019 affronta al primo turno la slovena Polona Hercog. Simona, finalmente si torna a giocare. «Sono molto impaziente, non vedo l’ora. Mi sono allenata molto a casa, sulla terra rossa, e avevo davvero nostalgia dell’atmosfera dei tornei, dell’adrenalina delle partite». Che cosa si aspetta, fisicamente ed emotivamente, dalla prima partita dopo cinque mesi di stop? «Il sentimento è la gioia. Gioia di poter tornare alla competizione, a fare quel che amo di più. Non ero mai stata così tanto tempo senza giocare nella mia carriera. Per due mesi sono stata ferma per colpa di un infortunio al piede destro, quindi sono molto carica e ovviamente un po’ nervosa. Fisicamente mi sento bene, il problema al piede è passato e sono pronta ad affrontare questo esame». […] Come ha organizzato gli allenamenti durante l’isolamento? «Il coach Cahill mi ha chiesto di allenarmi come se dovessi giocare un torneo. Ha detto di prendermi il mio tempo, di allenarmi quando ero motivata e di prendermi la giornata libera se invece non ne avevo voglia. Vedremo se ha funzionato». Le è mancato viaggiare? «Per nulla. Mi è mancato il tennis, ma abbandonare la routine di una vita e potermi rilassare, godermi la famiglia, il mio compagno, e non passare da un aeroporto a un altro, alla fine è stato molto piacevole». […] Pensa che il mondo del tennis cambierà per sempre dopo questa pandemia? «Sì, penso non sarà mai più come prima. Abbiamo visto che il Covid è ben lontano dall’essere sparito, quindi noi giocatori dobbiamo essere molto attenti a rispettare le regole. E i tornei devono fare il massimo per creare un ambiente sicuro». Lei è tra le giocatrici che non hanno ancora sciolto le riserve sulla partecipazione allo Us Open. «Deciderò in base alle sensazioni che proverò in campo qui a Praga. La situazione è piuttosto complicata e non sono ancora certa al 100 per cento di quello che farò».

ATP Finals, già prenotate 2mila stanze di hotel (Jacopo Ricca, Repubblica Torino)

A 460 giorni dalle Atp Finals un terzo delle stanze d’albergo di Torino è già stato fermato. La promozione del grande evento che da novembre 2021, per 5 anni, sarà di casa al PalaAlpitour non è ancora iniziata e non partirà prima dell’autunno, ma in silenzio gli organizzatori e la galassia del tennis hanno iniziato a bloccare le camere necessarie per ospitare in città il mondo che ruota attorno alle 8 migliori racchette dell’anno. Finora sono soprattutto i grandi alberghi del centro a essere entrati nell’orbita degli organizzatori, ma nei prossimi mesi dovrebbe toccare a tutti gli altri. […] Delle oltre 6mila camere disponibili in città circa 2mila sono in corso di prenotazione in questi mesi da parte degli addetti ai lavori: dai membri dell’Atp, passando per ex tennisti, componenti della Federtennis e staff dei giocatori, tanti hanno iniziato ad accaparrarsi le strutture alberghiere del centro o più adatte a raggiungere la zona dello stadio Olimpico dove si terranno match e allenamenti. E questo ha contribuito a far schizzare all’insù i prezzi delle stanze che, in media, sono passati da circa 100 a 300 euro a notte per le due settimane a cavallo degli 8 giorni di torneo. Intanto la maggior parte degli alberghi ha tolto dal sito Booking.com, uno dei più utilizzati per le prenotazioni online, la disponibilità per i giorni tra il 14 e il 21 novembre 2021. […] La differenza però la farà la promozione che partirà proprio da novembre, cioè a un anno dalla prima delle 5 edizioni del torneo a Torino. Il board dell’Atp, l’associazione dei tennisti che organizza l’appuntamento, ha infatti chiesto che la pubblicità su scala globale e le iniziative in giro per il mondo dell’edizione 2021 non partano prima dell’ultima che si terrà a Londra, appunto a novembre. «I primi risultati dell’assegnazione si vedono già da questi numeri. È un appuntamento di grande valore turistico ed economico, ma molto di quello che si farà per la promozione dipenderà dall’evoluzione della pandemia e da come saranno organizzate le Atp Finals di quest’anno» spiega l’assessore al Commercio Alberto Sacco. […] «Ci piacerebbe avere uno spazio come sono stati i “Gianduiotti” di piazza Solferino per le Olimpiadi – confessa Sacco – Vogliamo un luogo nel centro di Torino che racconti ai torinesi e ai turisti cosa saranno le Atp Finals».

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