Nadal e Bautista Agut consegnano la sesta Coppa Davis alla Spagna

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Nadal e Bautista Agut consegnano la sesta Coppa Davis alla Spagna

MADRID – La commozione di Roberto Bautista Agut, la ferocia di Rafael Nadal: è il trionfo casalingo degli spagnoli

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La gioia del team Spagna dopo la vittoria della Coppa Davis 2019 a Madrid (Photo by Silvestre Szpylma / Kosmos Tennis)

Il tabellone completo del torneo

da Madrid, il nostro inviato

SPAGNA-CANADA 2-0
R. Bautista Agut (ESP) b. F. Auger-Aliassime (CAN) 7-6(3) 6-3
R. Nadal (ESP) b. D. Shapovalov (CAN) 6-3 7-6(6)

La Spagna vince la sesta Coppa Davis della sua storia, tutte conquistate negli ultimi vent’anni. Dal primo successo spagnolo nel 2000, quando Nadal ancora non c’era, nessuna squadra ha vinto tanto. Il successo nella prima manifestazione disputata con il nuovo formato introdotto e finanziato dal gruppo Kosmos arriva nel segno di Rafael Nadal e Bautista Agut, che vincendo i due singolari rendono inutile la disputa del match di doppio. Per Rafa si tratta del quinto successo con la sua nazionale alla quarta finale, poiché nel 2008 contribuì alla conquista dell’insalatiera senza scendere in campo nell’ultimo atto. Per Roberto Bautista Agut, sceso in campo in condizioni delicate a causa della scomparsa del padre appena tre giorni fa, si tratta invece della prima Coppa Davis.

 

BAUTISTA VINCE IL MATCH DELLA TENSIONE – Il primo singolare si rivela una partita abbastanza mediocre, la cui qualità è inficiata dall’enorme tensione di entrambi i giocatori. In un certo senso Bautista Agut – lo ricordiamo, rientrato solo ieri a Madrid dopo la scomparsa del padre – ha fatto l’essenziale per non perderla, denudando la condizione imperfetta del convalescente Auger-Aliassime che non ha saputo proseguire sull’onda del “ridicoulous tennis” (definizione di Shapovalov) espresso dai canadesi questa settimana né è riuscito a ritrovare le vibrazioni di quattro anni fa. Nel 2015 infatti, proprio assieme a Shapovalov, Felix portò il Canada alla vittoria della Coppa Davis Junior.

Oggi la scelta di Dancevic di schierarlo per il primo match della settimana al posto di uno stanco Pospisil non ha pagato. In fondo Auger-Aliassime, reduce dall’infortunio al ginocchio, non giocava un match ufficiale da quasi due mesi (secondo turno di Shanghai contro Tsitsipas) e in Davis vantava solo due presenze prime di oggi.

Fra le chiavi tattiche del match abbiamo senz’altro il servizio, che nel caso di Auger-Aliassime emerge come colpo soggetto a notevole variabilità fra giornate buone e cattive. Mentre quando vince la percentuale schizza oltre il 65%, nel caso di sconfitta si attesta in media ben sotto al 60%, una variabilità non da poco. Per entrambi possiamo notare una spiccata attitudine a giocare il rovescio in sicurezza sulla direttrice incrociata, con scarso utilizzo della variazione in lungolinea.

Nel primo set il canadese inizia in modo più propositivo ma non riesce a rispondere con continuità allo spagnolo, che invece è più propenso a privilegiare la solidità sullo scambio da fondo prolungato. La prima – e unica del set – occasione per Auger-Aliassime arriva nell’ottavo game, ma sfocia in un nulla di fatto. Si procede così abbastanza placidamente fino al tie-break, nel quale l’equilibrio viene rotto sul 4-3: Auger commette tre errori banali e consegna il primo set a Bautista. Appena due vincenti per lo spagnolo fino a questo momento, ma la tattica a zero rischi sta pagando.

Il secondo set inizia sulla orme delle ultime battute del tie-break, con Felix che continua in questo mini-passaggio a vuoto sbagliando troppo e con due doppi falli regala le prime tre palle break della partita allo spagnolo, che senza troppo sforzo incassa il primo break della partita al terzo tentativo e vola sul 2-0. Nel game successivo lo spagnolo mostra qualche crepa e regala un’altra palla break che Auger-Aliassime spreca malamente. La sensazione però è che il vantaggio dello spagnolo sia abbastanza precario, ma il suo avversario oggi non ha i mezzi per colmarlo a causa di un dritto completamente fuori controllo, come testimoniano le accelerazioni largamente imprecise (a volte anche di metri). Il contro-break è quindi quasi un auto-break di Bautista Agut nel quinto gioco e riporta la partita momentaneamente in equilibrio.

Nessuno dei due giocatori sta giocando il suo miglior tennis, ma a questo punto è chiaro che il primo che sarà in grado di scuotersi e giocare scampoli di tennis sul proprio livello riuscirà a portare a casa la partita (o ad avviare la rimonta). Quel qualcuno è Bautista che nel game successivo prende il coraggio a due mani e gioca forse il primo game di risposta davvero convincente, togliendo a zero il servizio al canadese. La partita finisce qua: Bautista chiude con il servizio per il 6-3 finale, acclamato dai “Roberto, Roberto!” che si levano dagli spalti. Alla fine non riesce a trattenere l’emozione: “Quello che ho vissuto oggi sul campo non lo cambierei con niente; l’appoggio è stato incredibile, con un supporto del genere si può soltanto lottare e dare tutto. Ringrazio la squadra per avermi permesso di giocare oggi e in particolare Rafa, che è davvero di un altro pianeta, con un voglia di vincere incredibile. E adesso (rivolto ai tifosi, ndr) bisogna continuare così perché adesso arriva Rafa!”.

La commozione di Roberto Bautista Agut – Finale Davis Cup 2019 (Photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

RAFA LA PORTA A CASA – Rafa arriva e come spesso gli accade non sbaglia. Arrivati a questo punto sarebbe servito un extraterrestre per fermare un Nadal “bestiale” (copyright team Argentino); Shapovalov si è battuto con coraggio e ci ha provato tirando di tutto, da lavandini a vasche da bagno, regalandoci forse nel secondo set il miglior tennis del torneo. Ma alla fine tutto è stato inutile contro un Rafa forse più che mai “on a mission”. Del resto negli incontri di singolare in Davis può vantare il record disumano di 29-1 con l’unica sconfitta datata 2004, ovvero in occasione della sua prima partita contro la Repubblica Ceca.

Oggi Rafa non ha potuto contare sullo schema che infligge solitamente ai suoi avversari “monomani”, ovvero l’uncinata di dritto in sicurezza sul rovescio dell’avversario, eppure non ha mollato l’osso salvando nel secondo set anche un set point. Shapovalov ha cercato di estremamente aggressivo soprattutto con il dritto, ma non sempre ha potuto evitare di andare fuori giri. Il tennis espresso nel secondo set è comunque chiaro indice della sua crescita, probabilmente da imputare anche all’innesto di coach Youzhny.

Pesa molto il fatto che Shapovalov sia costretto a cedere il servizio già al terzo tentativo, tanto che quando comincia il nono game Nadal ha ceduto un solo punto sul proprio servizio. Permette a Denis di arrivare appena a 30 e raggiunta quota tre punti persi in battuta il maiorchino porta a casa la prima frazione davanti ad un pubblico in delirio, fra cui troviamo anche sua Altezza Felipe VI e il capitano del Real Madrid Sergio Ramos.

In realtà in questa frazione Shapo non ha demeritato, riuscendo ad essere molto incisivo sulla propria prima di servizio (oltre il 90% dei punti sulla prima) ma purtroppo per lui molto meno performante sulla seconda (25%). Come prevedibile se il canadese non riesce a chiudere in tempi brevi lo scambio, l’esito più probabileè vederlo andare fuori giri.

Il secondo set inizia con il canadese che cerca di profondere il massimo sforzo per far girare la partita e nel secondo game riesce ad arrivare anche ai vantaggi, ma la palla break continua a risultare un miraggio. Stesso copione nel sesto gioco in cui Shapovalov continua a tirare bordate da ogni angolo e Nadal si difende con il coltello fra i denti; lascia però filtrare la prima palla break del match, annullata da una prima in pancia di Rafa che riesce poi a portare a casa il game infiammando così la Caja Magica. La partita a questo punto è bellissima, e la sensazione a questo punto è che per il canadese l’unica opzione sia navigare in mezzo alla tempesta fino a raggiungere il porto sicuro del tie-break e giocarsi lì tutte le sue carte.

Lì si arriva e Shapovalov porta a casa i primi tre punti con altrettanti occhi di falco a suo favore, i primi due per questione di millimetri. La contesa rimane in equilibrio fino al 4-4 dove un banale errore di rovescio di Shapo regala a Rafa il mini-break che lo manda a servire per la Coppa e a doppio match point. Il primo evapora per un’insolita ingenuità di Rafa, il secondo grazie al servizio del canadese. A questo punto passa l’unico vero treno del parziale per Denis, che non ha modo di capitalizzare il set point giocato in risposta. A quel punto la belva di Manacor infila tre punti consecutivi e chiude i giochi. La nuova Coppa Davis, giocata a Madrid e sponsorizzata da uno dei giocatori più rappresentativi del Barcellona, viene vinta dalla Spagna. Più ‘coerente’ di così.

Nadal dopo aver vinto la Coppa Davis 2019 a Madrid (Photo by Silvestre Szpylma / Kosmos Tennis)

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Coppa Davis 2020, il sorteggio: Italia con USA e Colombia

Gli azzurri nel Girone E con gli Stati Uniti e la Colombia. Serbia con Germania e Austria, Spagna con Russia ed Ecuador

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Madrid, Finali Coppa Davis 2019 (foto via Twitter, @DavisCupFinals)

Si è tenuta come da programma presso gli uffici ITF di Londra la cerimonia per il sorteggio dei gironi delle Finals di Madrid della Coppa Davis giunte alla loro seconda edizione dopo il cambio di format della manifestazione. La cerimonia, come ovvio che fosse, si è svolta in tono molto dimesso per la minaccia Coronavirus che oltre a destare preoccupazione per la salute di tutti noi a causato lo stop praticamente di tutto lo sport nel mondo (o quasi). Il presidente Haggerty ha infatti subito preso la parola e parlato del rinvio delle Finals di Fed Cup (che avrebbero dovuto svolgersi a Budapest la settimana dopo Pasqua) e dei relativi play-off. Mentre ha poi dichiarato (e probabilmente si è augurato) che per le Finals di Madrid non ci dovrebbero essere problemi (e ce lo auguriamo tutti).

La cerimonia ha visto come madrina e moderatrice Anabel Croft, ex tennista e giornalista di Eurosport che proprio in collaborazione con il presidente Haggerty ha poi avviato la cerimonia del sorteggio. Buone notizie per l’Italia, finita nel girone E in compagnia degli Stati Uniti, come l’anno scorso, e la Colombia, che rispetto al Canada dell’edizione 2019 rappresenta un avversario sicuramente più abbordabile seppur con un doppio di primissimo livello (Cabal/Farah, numeri 1 della speciale graduatoria).

Ma andiamo per ordine. La Spagna campione in carica e inserita nel gruppo A avrà come avversarie di nuovo la Russia e la grande sorpresa dell’Ecuador, autore di una qualificazione davvero storica e inaspettata. È chiaro che qui la lotta per il primato nel girone ci sarà tra i padroni di casa e la Russia come l’anno scorso. Nel gruppo B i vice campioni del Canada sono stati accoppiati con Kazakistan e Svezia. Se al completo i canadesi partono con i favori del pronostico, occhio però al solito Kazakistan dei miracoli in Davis con la stellina Bublik. La Svezia dei fratelli Ymer pare la vittima sacrificale.

Nel gruppo C la Francia, testa di serie nr.3 se la vedrà con la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Sicuramente la Francia parte favorita ma occhio ai britannici che hanno un doppio di primo livello che nelle sfide 2 su 3 ha un peso specifico non indifferente. La Repubblica Ceca non è più lo squadrone di qualche anno fa, Vesely e Rosol sembrano non poter impensierire francesi e Gran Bretagna. Nel gruppo D la Croazia, campione 2018 e vera delusione della passata edizione, affronterà Australia e Ungheria. Testa a testa interessante tra croati e “aussie” con questi ultimi leggermente favoriti. Anche in questo caso la squadra di terza fascia pare avere poche possibilità di dire la sua.

Passiamo quindi al nostro raggruppamento. Gli Stati Uniti ci hanno battuto l’anno scorso 2-1 con il famoso doppio finito alle 4.05 di notte. Fish come capitano sta puntando sulle nuove leve, in primis Opelka, Fritz e Paul. I Bryan hanno giocato contro l’Uzbekistan e dovrebbe essere stato il loro addio alla manifestazione, cambieranno idea a novembre? Occhio anche a Jack Sock che sembra in ripresa e che potrebbe tornare tra i convocati. La Colombia come detto non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile, Galan e Giraldo sul veloce sono ampiamente (ad oggi)) alla portata dei nostri. Il doppio invece è davvero superlativo. Cabal e Farah hanno vinto a Wimbledon nel 2019 e sono davvero ostici. Insomma, dovremmo giocarci il passaggio del turno con gli USA, speriamo stavolta di riuscire a passare ai quarti, da questo punto di vista il sorteggio una piccola mano ce l’ha data.

Interessantissimo il girone F, come si dice in questi casi il veleno è nella coda. La Serbia di Novak Djokovic sfiderà la Germania (senza Zverev?) e l’Austria (con Thiem?). Ipotizzando le tre squadre al completo è tecnicamente il girone più valido, vedremo chi aderirà alla manifestazione. Certo la Serbia pare favorita, ma occhio anche alle altre due squadre.

Sorteggiato già anche il tabellone dai quarti in poi dove passano le vincenti di ogni girone più le due migliori seconde. La vincente del girone A e la vincente del girone B situate all’estremità del tabellone saranno sorteggiate con le due migliori seconde. La vincente del girone C affronterà invece quella del girone F e quella del girone D la vincente del girone E. Quindi ipotizzando di passare il turno l’avversario potrebbe essere o l’Australia o la Croazia (sulla carta). Ecco il dettaglio dei gironi e del tabellone.

Gruppo A
Spagna
Russia
Ecuador

Gruppo B
Canada
Kazakistan
Svezia

Gruppo C
Francia
Gran Bretagna
Repubblica Ceca

Gruppo D
Croazia
Australia
Ungheria

Gruppo E
USA
Italia
Colombia

 

Gruppo F
Serbia
Germania
Austria

Tabellone fase finale
W Gruppo A vs Migliore seconda 1 o 2
W Gruppo C vs W Gruppo F

W Gruppo E vs W Gruppo D
Migliore seconda 1 o 2 vs W Gruppo B

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Coppa Davis

Coppa Davis: l’Italia fa il suo, sorpresa Ecuador. Il ritorno di Austria e Svezia

Fognini & Co. superano la Corea del Sud. Passano secondo pronostico USA, Croazia, Germania e Australia. Si confermano Colombia e Kazakistan. Gran rimonta Ungheria, la Repubblica Ceca vince il derby con la Slovacchia

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Lorenzo Sonego, Fabio Fognini e Simone Bolelli - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il weekend di Coppa Davis che oramai secondo il nuovo format va in scena su due giorni (venerdì e sabato) ci ha lasciato in dote come al solito molte emozioni ma soprattutto le 12 squadre qualificate per le Finals di Londra che si vanno ad aggiungere alle 4 semifinaliste dell’anno scorso (Spagna, Canada, Gran Bretagna e Russia) e alle due nazionali omaggiate di wild card (Francia e Serbia). Eccovi di seguito la lista delle nazionali vincenti in questo week-end: Italia, Ungheria, Croazia, Australia, USA, Repubblica Ceca, Austria, Kazakistan, Germania, Colombia, Ecuador e Svezia. Per Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Svezia sarà la prima volta alle Finals, solo Germania e Australia tra le 12 qualificate avevano superato l’anno scorso la fase a gironi, venendo poi eliminate entrambe ai quarti.

Il sorteggio per la composizione dei 6 gruppi a 3 squadre che troveremo alle Finals di Madrid (23-29 novembre) avverrà nella sede dell’ITF a Londra giovedì 12 marzo alle ore 17 italiane. La Spagna, campione in carica, verrà automaticamente inserita come testa di serie nel gruppo A, il Canada vicecampione invece sarà inserito nel gruppo B. Le altre squadre verranno dotate di testa di serie seguendo il ranking per squadre nazionali che verrà pubblicato lunedì 9 marzo dall’ITF. Va da sé che le squadre classificate tra le prime quattto oltre Canada e Spagna saranno inserite con sorteggio nei gironi dal C al F, le seguenti sei saranno sorteggiate casualmente ognuna in uno dei singoli gironi e così via per le restanti sei con teste di serie più basse. Le perdenti di questo weekend saranno invece sorteggiate venerdì 13 marzo con le vincenti dei vari raggruppamenti zonali del World Group I per aggiudicarsi la possibilità di giocarsi le Qualificazioni alle Finals 2021.

Quale il bilancio di questo weekend di Coppa Davis? Come al solito tante emozioni, spettacolo e anche una buona partecipazione di pubblico, soprattutto nella seconda giornata ed è ovvio essendo il sabato festivo per la maggior parte del pubblico potenziale.

 

Come detto in precedenza ci stiamo abituando a questo nuovo format su due giorni e con le gare al meglio dei 3 set. Cosa possiamo dire dopo due anni della nuova formula? Da un punto di vista pratico i vantaggi ci sono. In due giorni le sfide finiscono, operativamente per gli addetti ai lavori è tutto più facile e meno estenuante, le emozioni (e lo vedremo di seguito) comunque non mancano. Certo, il 3 su 5 è un altro sport, i risultati epici di una volta un po’ ci mancano, forse si potrebbe lasciare i doppi al meglio dei 5 set, il problema però starebbe poi nel far giocare eventualmente uno dei doppisti subito in uno dei singolari seguenti dell’ultima giornata e ipotizzando una durata lunga la cosa non sarebbe fattibile. Insomma, un minimo di nostalgia della vecchia formula c’è, ma forse a conti fatti i vantaggi del nuovo format superano i difetti.

Cosa ci rimane da un punto di vista agonistico della due giorni appena conclusa? Innanzitutto la prova onesta e autoritaria dei nostri ragazzi, che chiamati ad affrontare la modesta Corea, oltretutto priva di due buoni giocatori (Chung e Kwon), hanno assolto il loro compitino. Un 4-0 rotondo, senza il minimo tentennamento, senza lasciare un set, per confermare che comunque come dice il nostro capitano, “siamo una squadra forte e a Madrid vogliamo giocarci le nostre carte”. Nulla da dire sulla prova corale dei nostri tennisti. Bene Fognini, benissimo Mager chiamato ad un esordio che qualche insidia l’ha nascosta ma dalla quale ha saputo venire fuori con orgoglio e cuore, bene Bolelli in doppio, pedina importantissima anche in ottica Finals, in scioltezza Travaglia nell’ultimo singolare ininfluente. Certo, non è che la vittoria sulla Corea ci metta di conseguenza tra le nazionali favorite per la vittoria finale, ma cosa avremmo detto se avessimo perso un solo set oppure un incontro? E ricordiamoci che mancavano Berrettini e Sinner (non senza qualche velata polemica dei presenti), due elementi che in condizioni normali si giocheranno un posto tra i titolari, quindi nessuna esaltazione ma complimenti ai ragazzi. Esistono i match facili sulla carta che poi bisogna però vincere sul campo.

Negli altri match segnaliamo le vittorie altrettanto agevoli della Croazia sull’India (dove Paes e Bopanna hanno ancora dato lezioni in doppio), degli USA sull’Uzbekistan nella splendida cornice di Honolulu (con l’addio naturalmente vittorioso dei Bryan alla manifestazione), dell’Australia non senza patemi su un ostico Brasile. Da rimarcare la vittoria del doppio brasiliano Demoliner/Meligeni e le buone prove di Seyboth Wild e Thiago Monteiro che solo un Millman concentratissimo e tenace poteva battere. Le assenze di Kyrgios e De Minaur potevano essere un macigno pesantissimo per l’australiano, che però ne è venuto fuori con grandissima maturità aiutato non poco dal suo capitano Hewitt.

Vittorie autoritarie anche per Germania e Repubblica Ceca. I tedeschi hanno superato la Bielorussia di Gerasimov, troppo solo per portare il suo team alla vittoria. I cechi invece hanno vinto un match duro in Slovacchia. Molto bene Jiri Vesely che nel circuito è sparito da un po’ ma che nel weekend di Davis ha messo l’anima in campo in entrambi i singolari poi vinti. Chiaramente fondamentale l’ultimo, quello in cui ha recuperato un set ed un break di svantaggio allo slovacco Martin prima di vincere con tanto di match point annullato. Kazakistan e Colombia sono invece le piacevoli conferme del weekend. Le imprese kazake oramai non fanno più notizia, certo con un Bublik in più nel motore e con un ritrovato Golubev in doppio il Kazakistan qualche grattacapo lo potrà creare alle Finals, occhio a sottovalutarlo. Molto bene anche la Colombia che ha battuto nel derby sudamericano l’Argentina. Ambiente caldissimo a Bogotà sugli spalti, Galan e il doppio Cabal/Farah eroi della “due giorni”, gli argentini sono arrivati alla sfida senza un vero leader.

Ungheria e Austria sulla carta erano favorite contro Belgio e Uruguay, ma le loro vittorie fanno piacere ai vecchi appassionati della Davis. Perché seppur in epoche diverse i due movimenti tennistici hanno brillato in passato e ritrovare queste due nazionali alle Finals fa piacere. Era dai tempi di Muster e Skoff che l’Austria non raccoglieva un risultato di prestigio e l’assenza di Thiem rende la vittoria conseguita a Graz ancor più importante. Bravissimo Denis Novak, vincitore di entrambi i fratelli Cuevas, ma fondamentale il doppio costituito dai veterani Marach e Melzer che dando per scontata le presenza di Thiem a Madrid costituiranno sicuramente un fattore importante e renderanno gli austriaci la mina vagante dei sorteggi.

L’Ungheria invece la ricordiamo ai tempi dell’ottimo Balasz Taroczy, autore contro l’Italia di una delle vittorie più importanti della storia ungherese in Davis nel 1978. L’assenza di Goffin ha sicuramente facilitato il compito agli ungheresi, ma poi ci vuole anche la forza di ribaltare l’1-2 dopo il doppio a favore degli avversari. Bravissimi Balasz e Fucsovics a vincere i due singolari finali per la storica rimonta ungherese. Le sorprese più belle sono però state date probabilmente da Ecuador e Svezia.

Era dai tempi di Andres Gomez e i fratelli Lapentti che l’Ecuador non saliva alla ribalta della cronaca in Coppa Davis. Inoltre la trasferta in Giappone pareva proibitiva, anche dopo il fofait del numero 1 locale Kei Nishikori. E invece Emilio Gomez (figlio di Andres, campione Roland Garros nel 1990) e il cugino Roberto Quiroz (a sua volte nipote di Andres Gomez), frequentatori di challenger e niente più, hanno giocato due singolari stupendi battendo Soeda e Uchiyama, sicuramente più esperti e tecnicamente superiori. L’impresa davvero storica è stata completata dal doppio Escobar/Hidalgo (alzi la mano chi li ha mai sentiti nominare) per il 3-0 definitivo. L’Ecuador sarà una cenerentola a Madrid ma il solo fatto di essere lì sarà per i suoi componenti un risultato eccezionale.

Fa invece tanto piacere ritrovare nel tennis che conta la Svezia, sprofondata nel 2017 nella serie C della manifestazione. Sono ancora lontani i tempi dei vari Wilander, Edberg, Jarryd e così via, ma qualcosina si inizia a intravedere. E guarda caso la qualificazione alle Finals arriva con Robin Soderling in panchina. Uno dei pochi a potersi vantare di aver battuto Rafa Nadal e Roger Federer al Roland Garros. Terminata la carriera per colpa della mononucleosi, Soderling in panchina ha guidato Mikael Ymer al fondamentale successo contro Alejandro Tabilo nel match decisivo della sfida contro il Cile. Sul 2-1 per gli svedesi, grazie al doppio Eriksson/Lindstedt (43 anni), Ymer ha saputo ribaltare con coraggio e un po’ di fortuna un match incredibile. Sotto un set e 4-5 match point contro, lo svedese ha poi vinto al terzo portando la Svezia alle Finals. Sarà tutta esperienza a Madrid per i fratelli Ymer, in attesa che arrivi qualcun altro alle loro spalle per riportare il movimento svedese ai fasti di un tempo.

I match Ymer-Tabilo e quello Martin-Vesely vanno sicuramente rimarcati tra i più emozionati del weekend, ma i due singolari di Millman in Australia-Brasile e il doppio della stessa sfida e quello di Croazia-India sicuramente a livello di spettacolo e agonismo non sono stati da meno. Appuntamento a giovedì per il sorteggio dei gironi, speriamo che l’urna sia benevola con i nostri ragazzi che hanno voglia a Madrid di regalarci e regalarsi un’impresa.

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Coppa Davis

Coppa Davis: i Bryan mandano gli USA a Madrid

I gemelli, all’ultima (teorica) presenza, regalano il terzo punto al loro Paese, eliminando l’Uzbekistan

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Bob Bryan e Mike Bryan - Coppa Davis 2020 (via Twitter, @DavisCup)

Coppa Davis, qualificazioni Finals: USA b. Uzbekistan 4-0
B. Bryan/M. Bryan b. S. Fayziev/D. Istomin 6-3 6-4
T. Paul b. D. Istomin 6-3 6-0

Come da pronostico, la nazionale americana, capitanata da Mardy Fish, batte l’Uzbekistan per 4-0 diventando la diciottesima e ultima squadra a qualificarsi per le finali di Davis in programma a novembre alla Caja Magica. Dopo i successi di Fritz e Opelka di venerdì, sono stati i gemelli Bryan a dare il terzo punto a Team USA, battendo Istomin e Fayziev per 6-3 6-4 in 67 minuti.

Particolarmente significativo questo successo per gli statisti del doppio, che non giocavano insieme in Davis dal 2016 (sconfitta con la Croazia), e che, ricordiamo, hanno deciso di lasciare dopo lo US Open. Questo significa che al momento non dovrebbero giocare le finali a squadre, anche se hanno detto scherzosamente al sito della competizione che potrebbero riciclarsi come massaggiatori, e che questa è stata la loro ultima partita con la nazionale – ma il colpo di teatro è sempre dietro l’angolo, quindi mai dire mai.

Venticinquesima vittoria su 30 doppi disputati in Coppa Davis per loro (Mike è anche primatista all-time per match disputati con gli Stati Uniti), e mai in discussione: fuga iniziale sul 5-0 prima di una mini-rimonta degli uzbeki che hanno sfruttato l’unica palla break avuta, ma troppo tardi per salvare il set. I gemelli hanno poi breakkato subito nel secondo senza più concedere niente, regalando anche un momento vintage.

Pessimo weekend infine per Denis Istomin, che dopo aver perso un singolare e il doppio è dovuto scendere in campo per un’esibizione competitiva contro un talento in ascesa come Tommy Paul, alla prima partita in Davis e vincitore per 6-3 6-0 in 55 minuti.

 

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