Nadal e Bautista Agut consegnano la sesta Coppa Davis alla Spagna

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Nadal e Bautista Agut consegnano la sesta Coppa Davis alla Spagna

MADRID – La commozione di Roberto Bautista Agut, la ferocia di Rafael Nadal: è il trionfo casalingo degli spagnoli

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La gioia del team Spagna dopo la vittoria della Coppa Davis 2019 a Madrid (Photo by Silvestre Szpylma / Kosmos Tennis)

Il tabellone completo del torneo

da Madrid, il nostro inviato

SPAGNA-CANADA 2-0
R. Bautista Agut (ESP) b. F. Auger-Aliassime (CAN) 7-6(3) 6-3
R. Nadal (ESP) b. D. Shapovalov (CAN) 6-3 7-6(6)

La Spagna vince la sesta Coppa Davis della sua storia, tutte conquistate negli ultimi vent’anni. Dal primo successo spagnolo nel 2000, quando Nadal ancora non c’era, nessuna squadra ha vinto tanto. Il successo nella prima manifestazione disputata con il nuovo formato introdotto e finanziato dal gruppo Kosmos arriva nel segno di Rafael Nadal e Bautista Agut, che vincendo i due singolari rendono inutile la disputa del match di doppio. Per Rafa si tratta del quinto successo con la sua nazionale alla quarta finale, poiché nel 2008 contribuì alla conquista dell’insalatiera senza scendere in campo nell’ultimo atto. Per Roberto Bautista Agut, sceso in campo in condizioni delicate a causa della scomparsa del padre appena tre giorni fa, si tratta invece della prima Coppa Davis.

 

BAUTISTA VINCE IL MATCH DELLA TENSIONE – Il primo singolare si rivela una partita abbastanza mediocre, la cui qualità è inficiata dall’enorme tensione di entrambi i giocatori. In un certo senso Bautista Agut – lo ricordiamo, rientrato solo ieri a Madrid dopo la scomparsa del padre – ha fatto l’essenziale per non perderla, denudando la condizione imperfetta del convalescente Auger-Aliassime che non ha saputo proseguire sull’onda del “ridicoulous tennis” (definizione di Shapovalov) espresso dai canadesi questa settimana né è riuscito a ritrovare le vibrazioni di quattro anni fa. Nel 2015 infatti, proprio assieme a Shapovalov, Felix portò il Canada alla vittoria della Coppa Davis Junior.

Oggi la scelta di Dancevic di schierarlo per il primo match della settimana al posto di uno stanco Pospisil non ha pagato. In fondo Auger-Aliassime, reduce dall’infortunio al ginocchio, non giocava un match ufficiale da quasi due mesi (secondo turno di Shanghai contro Tsitsipas) e in Davis vantava solo due presenze prime di oggi.

Fra le chiavi tattiche del match abbiamo senz’altro il servizio, che nel caso di Auger-Aliassime emerge come colpo soggetto a notevole variabilità fra giornate buone e cattive. Mentre quando vince la percentuale schizza oltre il 65%, nel caso di sconfitta si attesta in media ben sotto al 60%, una variabilità non da poco. Per entrambi possiamo notare una spiccata attitudine a giocare il rovescio in sicurezza sulla direttrice incrociata, con scarso utilizzo della variazione in lungolinea.

Nel primo set il canadese inizia in modo più propositivo ma non riesce a rispondere con continuità allo spagnolo, che invece è più propenso a privilegiare la solidità sullo scambio da fondo prolungato. La prima – e unica del set – occasione per Auger-Aliassime arriva nell’ottavo game, ma sfocia in un nulla di fatto. Si procede così abbastanza placidamente fino al tie-break, nel quale l’equilibrio viene rotto sul 4-3: Auger commette tre errori banali e consegna il primo set a Bautista. Appena due vincenti per lo spagnolo fino a questo momento, ma la tattica a zero rischi sta pagando.

Il secondo set inizia sulla orme delle ultime battute del tie-break, con Felix che continua in questo mini-passaggio a vuoto sbagliando troppo e con due doppi falli regala le prime tre palle break della partita allo spagnolo, che senza troppo sforzo incassa il primo break della partita al terzo tentativo e vola sul 2-0. Nel game successivo lo spagnolo mostra qualche crepa e regala un’altra palla break che Auger-Aliassime spreca malamente. La sensazione però è che il vantaggio dello spagnolo sia abbastanza precario, ma il suo avversario oggi non ha i mezzi per colmarlo a causa di un dritto completamente fuori controllo, come testimoniano le accelerazioni largamente imprecise (a volte anche di metri). Il contro-break è quindi quasi un auto-break di Bautista Agut nel quinto gioco e riporta la partita momentaneamente in equilibrio.

Nessuno dei due giocatori sta giocando il suo miglior tennis, ma a questo punto è chiaro che il primo che sarà in grado di scuotersi e giocare scampoli di tennis sul proprio livello riuscirà a portare a casa la partita (o ad avviare la rimonta). Quel qualcuno è Bautista che nel game successivo prende il coraggio a due mani e gioca forse il primo game di risposta davvero convincente, togliendo a zero il servizio al canadese. La partita finisce qua: Bautista chiude con il servizio per il 6-3 finale, acclamato dai “Roberto, Roberto!” che si levano dagli spalti. Alla fine non riesce a trattenere l’emozione: “Quello che ho vissuto oggi sul campo non lo cambierei con niente; l’appoggio è stato incredibile, con un supporto del genere si può soltanto lottare e dare tutto. Ringrazio la squadra per avermi permesso di giocare oggi e in particolare Rafa, che è davvero di un altro pianeta, con un voglia di vincere incredibile. E adesso (rivolto ai tifosi, ndr) bisogna continuare così perché adesso arriva Rafa!”.

La commozione di Roberto Bautista Agut – Finale Davis Cup 2019 (Photo by Mateo Villalba / Kosmos Tennis)

RAFA LA PORTA A CASA – Rafa arriva e come spesso gli accade non sbaglia. Arrivati a questo punto sarebbe servito un extraterrestre per fermare un Nadal “bestiale” (copyright team Argentino); Shapovalov si è battuto con coraggio e ci ha provato tirando di tutto, da lavandini a vasche da bagno, regalandoci forse nel secondo set il miglior tennis del torneo. Ma alla fine tutto è stato inutile contro un Rafa forse più che mai “on a mission”. Del resto negli incontri di singolare in Davis può vantare il record disumano di 29-1 con l’unica sconfitta datata 2004, ovvero in occasione della sua prima partita contro la Repubblica Ceca.

Oggi Rafa non ha potuto contare sullo schema che infligge solitamente ai suoi avversari “monomani”, ovvero l’uncinata di dritto in sicurezza sul rovescio dell’avversario, eppure non ha mollato l’osso salvando nel secondo set anche un set point. Shapovalov ha cercato di estremamente aggressivo soprattutto con il dritto, ma non sempre ha potuto evitare di andare fuori giri. Il tennis espresso nel secondo set è comunque chiaro indice della sua crescita, probabilmente da imputare anche all’innesto di coach Youzhny.

Pesa molto il fatto che Shapovalov sia costretto a cedere il servizio già al terzo tentativo, tanto che quando comincia il nono game Nadal ha ceduto un solo punto sul proprio servizio. Permette a Denis di arrivare appena a 30 e raggiunta quota tre punti persi in battuta il maiorchino porta a casa la prima frazione davanti ad un pubblico in delirio, fra cui troviamo anche sua Altezza Felipe VI e il capitano del Real Madrid Sergio Ramos.

In realtà in questa frazione Shapo non ha demeritato, riuscendo ad essere molto incisivo sulla propria prima di servizio (oltre il 90% dei punti sulla prima) ma purtroppo per lui molto meno performante sulla seconda (25%). Come prevedibile se il canadese non riesce a chiudere in tempi brevi lo scambio, l’esito più probabileè vederlo andare fuori giri.

Il secondo set inizia con il canadese che cerca di profondere il massimo sforzo per far girare la partita e nel secondo game riesce ad arrivare anche ai vantaggi, ma la palla break continua a risultare un miraggio. Stesso copione nel sesto gioco in cui Shapovalov continua a tirare bordate da ogni angolo e Nadal si difende con il coltello fra i denti; lascia però filtrare la prima palla break del match, annullata da una prima in pancia di Rafa che riesce poi a portare a casa il game infiammando così la Caja Magica. La partita a questo punto è bellissima, e la sensazione a questo punto è che per il canadese l’unica opzione sia navigare in mezzo alla tempesta fino a raggiungere il porto sicuro del tie-break e giocarsi lì tutte le sue carte.

Lì si arriva e Shapovalov porta a casa i primi tre punti con altrettanti occhi di falco a suo favore, i primi due per questione di millimetri. La contesa rimane in equilibrio fino al 4-4 dove un banale errore di rovescio di Shapo regala a Rafa il mini-break che lo manda a servire per la Coppa e a doppio match point. Il primo evapora per un’insolita ingenuità di Rafa, il secondo grazie al servizio del canadese. A questo punto passa l’unico vero treno del parziale per Denis, che non ha modo di capitalizzare il set point giocato in risposta. A quel punto la belva di Manacor infila tre punti consecutivi e chiude i giochi. La nuova Coppa Davis, giocata a Madrid e sponsorizzata da uno dei giocatori più rappresentativi del Barcellona, viene vinta dalla Spagna. Più ‘coerente’ di così.

Nadal dopo aver vinto la Coppa Davis 2019 a Madrid (Photo by Silvestre Szpylma / Kosmos Tennis)

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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