Sonego: "La top 20 è il mio obiettivo" (Capello)

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Capello)

La rassegna stampa di martedì 10 dicembre 2019

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Sonego: “La top 20 è il mio obiettivo” (Enrico Capello, Tuttosport)

Fa bei sogni, Lorenzo Sonego. Ieri il tennista torinese, classe 1995, numero 52 del ranking mondiale, è stato premiato a Torino dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) Subalpina, presieduta da Federico Calcagno, come atleta piemontese dell’anno. «Un voto alla mia stagione? Otto – spiega – Non avrei mai creduto di entrare nei 50 al mondo così velocemente (è il n. 46), di vincere un torneo sull’erba ad Antalya, di raggiungere i quarti in un Masters 1000 a Montecarlo e di sfidare il mio idolo, Roger Federer, al Roland Garros. Per il 2020, punto a entrare nei primi 20. Devo lavorare sul rovescio e sulla risposta e fare tanta esperienza ad alto livello contro i più forti per imparare a gestire le situazioni dei match e a crearmi una mia identità di gioco». Sonego, che inizierà l’anno con i tornei di Doha e Auckland, ha tre grandi obiettivi sul medio periodo. «Sono ambizioso. Vorrei giocare almeno un’edizione delle ATP Finals a Torino e provare a vincere gli Internazionali d’Italia, perché anche se servizio e dritto mi aiutano sul veloce la mia superficie resta la terra, e la Coppa Davis. Con Berrettini, Fognini e Cecchinato siamo una nazionale forte e completa, solo la Spagna, secondo me, oggi ci è superiore. L’anno prossimo spero sia quello buono per l’insalatiera anche se questa formula concentrata in una settimana non mi piace. Non c’è pubblico e i ritmi forsennati danneggiano noi atleti e lo spettacolo. Qualcosa andrà cambiato» […]

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Salta Madrid e Nadal si decide: «Niente Us Open, troppi rischi» (Cocchi). Nadal, è no agli Us Open: «Rischio Covid elevato» (Bertellino). Cocciaretto: «Io, che volevo essere come la Pennetta» (Vannini)

La rassegna stampa di mercoledì 5 agosto 2020

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Salta Madrid e Nadal si decide: «Niente Us Open, troppi rischi» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Lo Us Open non ha mai visto un match tra Federer e Nadal, e nemmeno quest’anno, se lo Slam di New York (31 agosto- 13 settembre) si giocherà, l’attesa sfida potrà andare in scena. Dopo lo stop di Federer, neanche Rafa Nadal, numero 2 al mondo e campione in carica infatti non volerà negli Stati Uniti. Una scelta che si poteva immaginare considerata la preparazione esclusivamente “terrestre” del mancino di Maiorca che insegue il 13° titolo del Roland Garros (dal 27 settembre) e l’aggancio allo svizzero a quota 20 Slam. Ieri sera la federtennis Usa ha pubblicato le entry list ufficiali dello Us Open dove spiccava l’assenza di Nadal. Era da 21 anni che Rafa e Roger erano contemporaneamente assenti dallo stesso Slam. Un evento epocale, basti pensare che l’ultima volta era accaduto allo Us Open del 1999. Pochi minuti dopo l’annuncio della Usta, Rafa ha spiegato i motivi della sua scelta: «Ci ho pensato a lungo – ha scritto su Twitter -, e alla fine ho deciso che non giocherò lo Us Open. La situazione in tutto il mondo è davvero complicata, i casi di Covid stanno aumentando e sembra che íl contagio sia ormai fuori controllo». Una scelta non facile per Rafa, molto legato a Flushing Meadows, di cui è campione uscente e dove ha trionfato già quattro volte. «È una decisione che non avrei mai voluto prendere, ma ho scelto di seguire il cuore. In questo periodo preferisco non viaggiare». E presumibile dunque che Nadal lo rivedremo agli Internazionali d’Italia a Roma dal 21 settembre, in preparazione al Roland Garros: «Capisco e ringrazio tutti per gli sforzi che stanno compiendo per garantire che i tornei vengano giocati, so che il calendario ridotto, dopo quattro mesi senza giocare è drammatico». Nella lista degli iscritti c’è invece Novak Djokovic, il numero 1 al mondo che all’inizio era tra i più scettici verso lo Slam di New York. Il serbo, però, il coronavirus l’ha contratto nell’Adria Tour di Belgrado, da lui organizzato a giugno, dove tra i partecipanti si erano contagiati anche Dimitrov e Coric ma non Sascha Zverev. Il tedesco numero 7 del mondo è ancora presente nell’elenco dei partecipanti ma pochi giorni fa aveva ammesso di nutrire qualche dubbio verso il viaggio in America: «Voglio vedere come si sviluppa la situazione nelle prossime settimane. Potrei non andare se non mi sento al sicuro». Nel pomeriggio di ieri era stato ufficializzato l’annullamento del torneo maschile e femminile di Madrid. La situazione in Spagna, con una importante recrudescenza dei casi di Covid, ha convinto le autorità sanitarie e gli organizzatori a rinviare tutto al 2021. […]

Nadal, è no agli Us Open: «Rischio Covid elevato» (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

La notizia era nell’aria ma l’ufficialità è arrivata ieri sera. Rafael Nadal, numero 2 del mondo, non difenderà il titolo agli US Open 2020, conquistato nella scorsa edizione in finale contro il russo Daniil Medvedev. Il maiorchino si è così espresso attraverso un tweet: «Dopo molte riflessioni ho deciso di non partecipare agli US Open di quest’anno. La situazione sanitaria è ancora molto complicata in tutto il mondo con i casi di Covid-19 e focolai che sembrano fuori controllo. Sappiamo che il calendario di questa stagione, dopo quattro mesi senza giocare è una sorta di assurdità». Dopo 21 anni, alla partenza dello slam americano non ci saranno dunque né Rafael Nadal né Roger Federer, alle prese con il recupero post operazione al ginocchio. Altre assenze eccellenti in campo maschile quelle di Wawrinka, Kyrgios e Fognini. Tra le donne della numero 1 del mondo Ashleigh Barty. Le speranze di vedere l’iberico in campo a New York avevano trovato nuova linfa dopo un’altra notizia non certo felice per il tennis mondiale maschile, ovvero l’ufficialità della cancellazione del Masters 1000 di Madrid, uno degli appuntamenti europei sulla strada verso il Roland Garros 2020. Dopo vari consulti gli organizzatori hanno accolto la richiesta della Consejera de Salud della Comunità Autonoma di Madrid, che riteneva l’organizzazione del torneo “non consigliabile” in ragione dell’incrementato numero di positività riscontrato nell’ultimo periodo a Madrid e in Spagna.[…]

Cocciaretto: «Io, che volevo essere come la Pennetta» (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Quando dici l’importanza dell’emulazione. Elisabetta Cocciaretto, ci racconta come si è innamorata del tennis? «Ogni estate a Porto S. Elpidio, vicino a casa mia nelle Marche, si giocava un torneo giovanile under 12. I miei genitori mi portavano sempre a vederlo. E io mi appassionavo di più ogni edizione e tornavo a casa felicissima. Mio padre, che era un buon giocatore amatoriale, a quel punto mi chiese se volessi fare tennis in maniera più seria lo praticavo anche altri sport ma una volta fatte le prime lezioni, non ho avuto più dubbi e ho scelto la racchetta». Elisabetta è classe 2001, il tempo è ampiamente dalla sua e le prospettive cominciano a essere interessanti. Il primo main draw Wta conquistato l’anno scorso proprio a Palermo, il passaggio delle qualificazioni agli Australian Open (dove già da junior aveva raggiunto le semifinali) col debutto dignitoso contro la Kerber,la fiducia della Garbin che la schiera in Fed Cup e viene ripagata da perentori successi. E ora la vittoria contro la Hercog che la manda al 2° turno del Palermo ladies Open.

Cocciaretto, quanto è felice per questo successo contro una avversaria quotata come la Hercog?

Molto, è stata certamente la migliore vittoria in carriera Conoscevo bene la Hercog, mi sono allenata contro di lei diverse volte e l’avevo anche affrontata 3 anni fa. Sono entrata in campo per perseguire i miei obiettivi e metterla in difficoltà, è andata bene.

E’ possibile che dopo il lockdown gli equilibri del tennis, già instabili per conto loro, possano essere diversi e provocare sempre più sorprese? Questi primi turni di Palermo lo stanno dimostrando.

Forse qualcosa può cambiare: sarà favorito chi è riuscito a gestire al meglio il periodo di stop, anche sul piano psicologico. Personalmente sono consapevole che nel circuito tutte le giocatrici sono molto preparate fisicamente. Adesso, dopo tanti mesi senza tornei, andrà avanti chi è più pronto sotto ogni punto di vista.

Come ha vissuto i mesi di interruzione agonistica?

Un mese di quarantena a casa, poi piano piano ho ricominciato ad allenarmi nei circoli per mantenermi in forma. Ho provato anche a conciliare allenamenti e studio, perché sono iscritta a giurisprudenza all’Università di Camerino e voglio proseguire con gli esami. Fino a maggio ho fatto soprattutto un lavoro fisico, poi ho privilegiato la parte tecnica; ho badato ad intervenire con costanza sui miei limiti per essere pronta per Palermo, il primo evento importante. Dall’anno scorso, quando passai le qualificazioni qui al Country, sono cambiate tante cose. Mi sento maturata, migliorata nel modo di allenarmi, sto prendendo consapevolezza dei miei mezzi. Ho giocato più match, accumulato esperienza.

Nella sua cameretta da bambina quale poster di tennista c’era?

Quello di Caroline Wozniacki. Ma io sono nata e cresciuta guardando il tennis in Tv e in particolare proprio il torneo di Palermo, dove arrivavano in fondo sempre le giocatrici italiane: Pennetta, Errani, Vinci. Volevo diventare come loro: pensare oggi di essere sugli stessi campi e fare bene è davvero un sogno che si realizza.

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Berrettini: parte da New York un anno speciale, Tokyo l’occasione da non perdere (Cocchi). Azzurre, i due volti del sorriso (Vannini)

La rassegna stampa di martedì 4 agosto 2020

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Berrettini: parte da New York un anno speciale, Tokyo l’occasione da non perdere (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

I Giochi olimpici sono il traguardo di ogni sportivo. E non è vero che i “ricchi” tennisti hanno poca passione verso i cinque cerchi, anzi. C’è Federer che, nonostante i 20 Slam in carriera, rincorre ancora l’oro in singolare. E per Matteo Berrettini, numero 1 del tennis italiano, l’obiettivo olimpico è sicuramente tra quelli più ambiti: «Dopo aver tagliato tanti traguardi fino a raggiungere la top 10, lottare per i grandi tornei è quello che voglio fare e l’Olimpiade per me è sempre stato un grande obiettivo. Non parlo solo di medaglie. Voglio vivere l’atmosfera incredibile di questo evento e nel 2021 spero di esserci». La pandemia e il lockdown hanno fermato il mondo, dello sport e no. Il romano ha trascorso i mesi di isolamento con la fidanzata in Florida, a Boca Raton […] Alle Uts organizzate da Mouratoglou ha vinto battendo Tsitsipas in finale mostrando un’ottima condizione fisica, a dispetto dei problemi alla caviglia che lo avevano condizionato allo Us Open: «Purtroppo, o per fortuna, sono abituato a gestire lunghi periodi senza gare. Nella mia vita fin da giovanissimo ho dovuto subire stop per gli infortuni. Ho imparato a gestirli, ho imparato in qualche modo anche a uscirne più forte». Lo Us Open è lo Slam che lo ha lanciato, che ha fatto vivere a lui e all’Italia del tennis emozioni che nel maschile non si vivevano da quarant’anni. La semifinale con Rafa Nadal, lo scorso anno a New York, è stato un’altro dei momenti decisivi della sua giovane carriera. Quest’anno, sebbene la conferma definitiva non sia ancora arrivata, lo Us Open si giocherà e Matteo è deciso a giocarlo. La partenza è prevista subito dopo Ferragosto da Montecarlo, dove si sta allenando e dove lo raggiungerà a giorni il suo coach e maestro Vincenzo Santopadre, che però non volerà negli Stati Uniti: «Matteo sta benissimo ed è tirato a lucido — ci ha spiegato il tecnico —. Ha deciso di partire ma io non sarò con lui, preferisco non andare per motivi di sicurezza. I contagi galoppano. Matteo sarà accompagnato da Marco Gulisano, che collabora con noi». Non è una questione di classifica, Berrettini lo aveva detto già in tempi non sospetti, prima che la Atp riformasse il sistema di punteggi e allargasse a 22 mesi la finestra in cui i giocatori non perderanno punti: «Se andrò — aveva detto —, non sarà certo per i punti, ma per quello che Flushing Meadows ha rappresentato lo scorso anno per me. Però sono soddisfatto di come hanno gestito la questione punteggi. Era difficile contemperare le esigenze di tutti, perciò credo si sia arrivati a un buon compromesso. Soprattutto, si è tenuto conto delle preoccupazioni dei giocatori in merito alla loro salute: chi non se la sente di viaggiare perché ritiene non ci siano le condizioni di sicurezza necessarie non avrà conseguenze negative sul ranking. Ed è giusto così». Non soltanto l’ Ultimate Tennis Showdown di Mouratoglou, Berrettini si è messo alla prova su tutte le superfici, erba compresa. E poco importa se Wimbledon quest’anno non si giocherà. A inizio stagione, prima che questo assurdo 2020 si mangiasse decine di tornei, l’obiettivo dichiarato del numero 8 al mondo erano gli Internazionali. Giocare a casa sua, davanti agli amici e alle persone che ama di più è il sogno coltivato da quando era bambino. Ma adesso non è più tempo di sognare: «Nessuno di noi, dopo quello che è successo, può fare pronostici — ha spiegato Matteo —. Ci saranno sicuramente tante incognite. Ma io sono fiducioso, fisicamente sono tornato a posto e mentalmente ho la carica giusta, anche perché la pausa forzata mi ha comunque permesso di riposare. Il calendario ricomincia praticamente solo con grandi tornei, è ovvio che l’obiettivo è quello di arrivare più lontano possibile in ogni occasione» […]

Azzurre, i due volti del sorriso (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

C’è un’Italia che ruggisce in questa ripresa internazionale del tennis dopo cinque mesi di sosta. La speranza e la veterana, Cocciaretto ed Errani, regalano a Palermo soddisfazioni forse inattese. La 19enne ragazza di Ancona, che già l’anno scorso su questi campi ottenne la prima qualificazione a un tabellone principale Wta, batte in due set la n.45 del mondo (prima vittoria contro una Top 50 in carriera), Polona Hercog, fisico statuario e finalista agli Open siciliani nel 2011. Sara, che quasi profeticamente delle giovani emergenti aveva detto «date loro tempo», tira fuori dal suo repertorio un’altra dimostrazione di coraggio e abnegazione. Il modo in cui supera Sorana Cirstea, che d’altronde sulla terra aveva sempre battuto, è un suo marchio di fabbrica. Sofferenza, capacità di venire fuori dai momenti meno felici, compreso un medical time-out nel terzo set e alla fine il break decisivo rimontando da 40-0, scatenando applausi e tifo vecchio stampo per i 200 presenti (distanziati e disciplinati) sul Centrale. Una vittoria che serve alla Errani non tanto per la classifica, ma soprattutto per continuare a credere in se stessa. «Sto cercando di affrontare le partite in modo sereno – ha commentato Sara alla fine – in questi mesi ho lavorato con uno psicologo e la vita personale influenza e aiuta. Sono contenta, nel finale avevo i crampi, ho dato tutto, ho fatto svoltare il match dallo 0-2 sotto nel terzo. Il primo match post Covid? Il torneo è gestito benissimo, manteniamo ogni sicurezza, sono orgogliosa che siano l’Italia e Palermo a far riparare il tennis. Poi in campo al virus non ci pensi più ed è tutto come prima». Cocciatetto è scesa in campo subito col piglio di chi vuole sfruttare l’occasione fornitale: va sopra 5-2, è bravissima a non smontarsi per la rimonta della Hercog (in vantaggio 6-5), poi domina il tie break (7-1) e replica il copione nel secondo set, quando recupera da 1-3 vincendo cinque giochi di fila. Per lei, n.157 del ranking, seguita con grandissima attenzione dalla capitana Tathiana Garbin, adesso un secondo turno da brivido, contro la 24 del mondo Donna Vekic, ieri apparsa subito nella forma giusta contro l’olandese Rus, cui ha lasciato il primo gioco per poi dominare facilmente. Ma l’esperienza che metterà da parte sarà comunque straordinaria. Non ce l’ha invece fatta ad arricchire la pattuglia azzurra nel main draw Martina Trevisan, che nell’ultimo turno delle qualificazioni ha ceduto alla giovane slovena Kaja Juvan. […] C’è grande attesa però anche e soprattutto per Camila Giorgi, alla prima apparizione a Palermo dove sinora non ha mai giocato. La numero 1 azzurra dovrà scrollarsi di dosso i mesi di forzato riposo agonistico (ultimo match a Lione in marzo) e battere la svedese Rebecca Peterson, che la sopravanza di 45 posti in classifica ma con cui è pari (1-1) nei precedenti. Anche se la sconfitta è arrivata per un suo ritiro.

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Il nostro pranzo con Federer (Piccardi). Errani: “Non sono al top ma io lotto sempre” (Vannini). La “cura” Barazzutti. “Fabio ti spremo e tornerai al top” (Cocchi)

La rassegna stampa di lunedì 3 agosto 2020

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Il nostro pranzo con Federer (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

“Roger, do you “know tiramisù?». Messo alle strette dalla spontaneità di Vittoria, 13 anni, e Carola, n, le mini tenniste che in piena pandemia avevano fatto il giro del mondo grazie al video del palleggio sui tetti di Finale Ligure (oltre 9 milioni di visualizzazioni sui social), pare che il divino Federer abbia dovuto improvvisare una risposta, questa volta né di dritto né di rovescio.

[…]

 

Gnocchi, bruschetta, ciao, buongiorno, buonasera e, appunto, tiramisù. Ha ammesso che a lui, da bambino, non piaceva. Da grande, invece, si è appassionato al nostro dolce preferito: siccome girando per tornei Roger viaggia molto, ci ha detto di averlo assaggiato in ogni ristorante in cui è stato».

[…]

Il video fenomeno del lockdown, con felice intuizione di Barilla di cui Federer è ambassador, è diventato uno spot da record. E così il 10 luglio Vittoria e Carola — che sono amiche e compagne di allenamenti al Tc Finale Ligure e vivono in due palazzi dirimpetto, affacciati sul mare — sono state attirate sull’ormai celebre terrazza con la scusa dell’ennesima intervista. «Non sospettavamo nulla…» ridacchia la piccolina, fresca di quinta elementare e super tifosa, anche lei, del campione svizzero dei 20 titoli Slam. La sorpresa di ritrovarsi di fronte Roger Federer, appena atterrato con un jet privato al Riviera Airport di Albenga, è stata impagabile. «Più che di un sosia ero convinta si trattasse di un manichino — confessa Vittoria —, perché non mi sembrava possibile che fosse lui in carne ed ossa». Tutto vero, invece. Incluso lo scambio improvvisato lì per lì: Roger su un tetto e le due impunite sull’altro, impegnatissime a non sparacchiare palline sulle auto posteggiate, mentre un drone riprende la scena. «Nonna, c’è Federer sul nostro tetto!». «Federer, quello vero!». Carola e Vittoria con la loro simpatia hanno conquistato il fuoriclasse del tennis, che le ha invitate a pranzo (pasta cucinata dallo chef di Academia Barilla Marcello Zaccaria), ha condiviso con loro ricordi dell’infanzia («Ci ha mostrato un video sul telefonino in cui palleggia con la sorella: avrà avuto 4-5 anni»), è stato prodigo di consigli («Si è raccomandato che alla nostra età affrontassimo il tennis con gioia e divertimento, senza stress») e regali: la racchetta con cui ha sfidato il n.1 del mondo Novak Djokovic nella semifinale dell’Australian Open dello scorso gennaio, la T-shirt autografata, polsini, fascette tergisudore, palline. Più, sorpresa nella sorpresa, l’invito ad andare ad allenarsi sull’isola di Maiorca, alla scuola di Rafael Nadal, l’arcirivale che di Federer è anche buon amico. Tempi e modi, compatibilmente con gli impegni della scuola, da definire. «Ce le manderemo, certo: è un’esperienza che le ragazze meritano di vivere anche se da grandi non dovessero mai fare le tenniste» confermano Massimiliano Pessina e Lorenza Oliveri, papà di Carola e mamma di Vittoria, i genitori travolti dagli eventi che oggi smistano con agilità le richieste di intervista che piovono da tutta Europa. In questa bizzarra estate divisa tra compiti, tennis, spiaggia e mare, Vittoria e Carola ormai vengono riconosciute per strada da tutti.

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Potenza dei social, della pasta italiana più diffusa nel mondo e del tennista più amato, che a 39 anni suonati (compleanno sabato, auguri di cuore) per una giornata si è divertito come un bambino con due bambine. Il segreto, in fondo, della sua longevità.

Intervista a Sara Errani: “Non sono al top ma io lotto sempre” (Paola Vannini, Corriere dello Sport)

È l’ultima moschettiera di un periodo epico del nostro tennis rosa. Il quartetto che comprendeva lei, Flavia Pennetta, Francesca Schiavone e Roberta Vinci (tutte almeno finaliste di Slam oltre che campionesse del Mondo in Fed Cup) ha regalato all’Italia emozioni indimenticabili, rese oggi forse più nostalgiche dall’inevitabile flessione del settore. Sara non ha ancora mollato, nonostante l’incredibile serie di intoppi che le sono capitati negli ultimi anni. Ed oggi rieccola in un tabellone principale Wta: giocherà il primo turno nel pomeriggio contro la romena Cirstea, in quel torneo di Palermo che per lei è stato spesso magico e che, anche in virtù degli antichi splendori, le ha offerto una wild card. In questo strano e inusuale primo appuntamento del tennis che riparte, la Errani torna a parlare, o meglio, viene intervistata attraverso la piattaforma virtuale che per adesso deve obbligatoriamente fare da filtro a qualsiasi contatto. II tono è sereno, lo sguardo dolce. Ma anche a distanza, dalle parole traspare qualcosa di diverso: la consapevolezza che la corsa agonistica volge al termine e che potrebbe non bastare la straordinaria forza di volontà che l’ha sempre portata oltre i propri limiti per insistere alla ricerca di nuovi successi.

Errani la sua corsa riprende da Palermo, dove ha vinto due volte (2008 e 2012) e disputato altrettante finali. Che sensazioni prova? «Devo ringraziare Oliviero Palma, il direttore del torneo, che in questi anni mi ha sempre trattato benissimo fino a farmi addirittura socia onoraria del circolo. Sono onorata di aver ricevuto la wild card (da n. 169 del ranking avrebbe dovuto giocare le qualificazioni, ndc) e spero di far bene». Ricorda le sue lacrime dell’anno scorso dopo la sconfitta con la Stollar? «Sì, e spero ovviamente di fare qualcosa di meglio. Ma dopo essere stata ferma per tanti mesi non è facile per nessuna riprendere. D’altra parte Palermo per me è una seconda casa dove ho spesso giocato bene. Il pubblico, quello che ci sarà, spero possa darmi una mano».

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33 anni compiuti ad aprile, ma l’età per competere ad alti livelli si è spostata di parecchio nell’ultimono periodo. Ha ancora voglia dl lottare? E come si immagina il suo futuro? «Gli anni passano per tutti, devo riconoscere che non sono più quella di tanti anni fa. Però ho ancora voglia di fare qualcosa di buono, di dare le ultime tirate. Continuo ad allenarmi al massimo per ottenere il meglio possibile. So che il mio livello non è quello degli ultimi anni, ma sto cercando di fare tutto il possibile per ottenere altri risultati».

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E con la Cirstea che affronta oggi sul campo centrale? I precedenti sono in suo favore (5-2 su 7 incontri) ma l’ultimo risale al 2014. «Ci ho giocato spesso, lei è una che spinge molto e ha tanta esperienza. Ti toglie il tempo, dovrò cercare di essere più solida possibile. Ce la metterò tutta, mi auguro davvero che Palermo torni a regalarmi un sorriso”.

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La “cura” Barazzutti. “Fabio, ti spremo e tornerai al top” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Neanche il caldo torrido della Puglia può fermare il suo desiderio di tornare in forma. Fabio Fognini, reduce da una doppia operazione alle caviglie il 30 maggio, ha già ripreso a pieno ritmo gli allenamenti insieme al tecnico e capitano di Davis Corrado Barazzutti. L’obiettivo è tornare in campo a inizio settembre, saltando ovviamente Cincinnati e Us Open, e dedicarsi alla terra rossa: «Se tutto va bene Fabio potrebbe giocare già a Kitzbuehel, in Austria, a partire dall’8 settembre. Siamo abbastanza fiduciosi perché tutto procede secondo i programmi, senza intoppi», racconta Barazzutti.

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Appena 28 giorni dopo l’operazione, Fognini si mostrava felice sui social in campo ad Arma di Taggia con la moglie Flavia Pennetta, per l’occasione sparring partner. Primi approcci con la racchetta prima del lavoro duro, in Salento, con coach Barazza, uno che non fa sconti. I due hanno eletto a sede degli allenamenti il Circolo Tennis Maglie, che ha messo loro a disposizione strutture e professionalità, compresi preparatore atletico e fisioterapista.

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Allenamenti duri, anche sotto i 40 gradi del sole salentino: «Fabio sa quel che deve fare se vuole recuperare al meglio, e si sta impegnando tantissimo. Ci alleniamo dalle 10 alle 14.30, tutti i giorni. Il percorso di miglioramento sta andando benissimo e sono molto soddisfatto sia del suo impegno che dei risultati». Tra famiglia e campo, Fognini ha ritrovato forma e serenità: «Credo che avere vicino Flavia e i bambini, poter stare con loro durante il giorno gli faccia molto bene e gli stia dando la forza necessaria a superare la fatica. E poi, il fatto di aver risolto il problema alle caviglie, gli ha tolto un peso. Per un atleta dover convivere con gli infortuni è all’ordine del giorno, ma non certo piacevole. Ora è soddisfatto e tranquillo». Flavia spesso è in campo con lui, il tormentone di un suo ritorno al tennis è sempre vivo, e alimentato anche da Fabio che si diverte a stuzzicarla anche lanciando sondaggi su Instagram ai fan: «Un ritorno di Flavia? Mah, non lo vedo molto probabile, però io sono qui. A disposizione…», assicura Barazzutti. Progressi I miglioramenti, dunque, ci sono, e il tecnico prevede che Fabio possa entrare in forma al cento per cento in tempi rapidi: «Credo che tra un paio di settimane Fognini sarà pronto. Poi ne avremo altre quattro di lavoro che svolgeremo a Roma prima di tornare ai tornei, la seconda settimana di settembre sulla terra rossa di Kitzbuehel». Per poi continuare con Madrid, Internazionali d’Italia e Roland Garros: «C’è da augurarsi che tutto vada per il meglio — commenta Corrado Barazzutti.

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