ATP Cup: Nadal primo KO in 16 anni di Spagna, poi si riscatta in doppio

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ATP Cup: Nadal primo KO in 16 anni di Spagna, poi si riscatta in doppio

Battuto da Goffin 6-4 7-6, Rafa vince con Carreno Busta il doppio decisivo al super tie-break. Ora Australia-Spagna in semifinale

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TUTTI I RISULTATI A SYDNEY

È la Spagna a raggiungere in semifinale l’Australia di De Minaur e Kyrgios: la prevista affermazione di Rafa e soci sul Belgio arriva sì, ma non in modo semplice né puntuale come era (relativamente) lecito attendersi, bensì solo al match tie-break del doppio decisivo rimontando un set di svantaggio. Un Nadal in giornata non brillante e sconfitto in singolare, rimane solido quando basta nel doppio, ben supportato da Carreño che, senza fronzoli, vince il punto quando deve. Adesso, poche ore di riposo prima di tornare in campo per giocarsi un posto in finale.

Agguantata la qualificazione come migliore seconda, la squadra belga si presenta all’appuntamento nel ruolo di sfavorita contro il team Spagna che schiera, nei rispettivi ruoli di numeri uno e due, i singolaristi meglio classificati di tutta la manifestazione. Il pronostico del facile 2-0 non è però rispettato, grazie a David Goffin che, a un paio di giorni dalla sua seconda vittoria contro Dimitrov in tredici sfide, avrà pensato di non dover aspettare tanto per il secondo successo contro Nadal. Prima di lui, è toccato a Kimmer Coppejans, n. 158 ATP, schierato al posto di Steve Darcis; d’altra parte, il rendimento nelle competizioni a squadre per un davisman come Steve non può non aver subito il contraccolpo della scomparsa della storica manifestazione, anche se ha piazzato la zampata della bella vittoria contro il britannico Norrie. Coppejans, dicevamo, non ha mai vinto un match ATP e riuscirci contro Bautista, benché supportato dai compagni, era una di quelle note missioni che riescono solo al cinema.

 

I NUMERI 1 – Con il proibitivo compito di rendere determinante il doppio, un grande David Goffin ignora l’abusata locuzione e, tenendo il campo con autorità per quasi tutti i 143 minuti del match, doma Rafa Nadal 6-4 7-6(3), l’ultima volta sconfitto nella prima giornata delle ATP Finals e che aveva condotto la Spagna alla vittoria nella Scatola Magica di Madrid. Un successo ampiamente meritato per Goffin, sempre propositivo e che ha saputo non disunirsi quando è stato raggiunto a un passo dal traguardo da un Rafa certo non in una delle sue migliori giornate, a cui ha peraltro ampiamente contribuito il belga con la costante ricerca dell’anticipo per aprirsi il campo avversario. Avversario che ricorre all’iniziativa quando richiesto dalla situazione di punteggio, ma in genere piuttosto rinunciatario, anche perché i colpi di David hanno grande penetrazione, mentre la pesantezza di quelli spagnoli si fa sentire solo a sprazzi. Nonostante l’immensa classe, il numero 1 del mondo non può trovare la soluzione vincente ogni volta che deve uscire da una buca che il belga gli scava sotto i piedi con rapidità. È proprio il n. 11 ATP il primo a mettere la testa avanti, con un doppio fallo di Rafa che già in precedenza si era dovuto riprendere da uno 0-40. Rientra però subito, il maiorchino, dando l’impressione di aver portato l’inerzia dalla sua parte, ma Goffin si salva ed è di nuovo lui a procurarsi occasioni di strappo (diventano nove nel set) che alla fine converte per poi chiudere 6-4.

Lungi dal mollare la presa, Goffin incassa qualche errore gratuito all’inizio del secondo parziale, uno anche marchiano sopra rete dopo un drittone fantastico ad annullare una palla break; sulla terza, Rafa cerca la profondità alzando la traiettoria, ma non fa male e il magrolino di Rocourt ci sale sopra con un dritto che lascia fermo l’altro. Sfrutta al meglio il servizio slice per punire la posizione arretrata del ribattitore e confermare il vantaggio, indirizzando già da subito anche questo set. La percentuale di prime spagnole è sotto il 60%, Goffin risponde bene e a malapena Nadal esce indenne dal settimo gioco. David va a servire con la testa ai due “quasi match point” mancati e Rafa risponde con lo stesso pensiero, ovviamente con risvolti psicologici opposti: la prima di battuta non pervenuta e tre vincenti targati Manacor spianano la strada per il 4 pari e, soprattutto, per far affiorare la fiducia necessaria a decontrarre il braccio sinistro. David trema – ci mancherebbe – ma non scompare e agguanta un tie-break tutt’altro che scontato, dove ritrova quell’incisività che fa male nel campo e nella psiche di Nadal che commette due errori gravi (un doppio fallo, il quarto del match), lasciando a Goffin la possibilità, subito sfruttata, di chiudere con la battuta.
Nadal non veniva sconfitto in singolare in una competizione a squadre nazionali dal febbraio 2004 al suo esordio in Davis, quando perse da Jiri Novak tre set a zero.

I NUMERI 2 – Finalmente un match in cui Roberto Bautista Agut si è dovuto impegnare per dare il primo punto alla sua squadra, per quanto, a ben vedere, i parziali di 6-1 e 5-1 a suo favore sono lì a dirci che un po’ di distrazione sua unita al massimo sforzo di Kimmer Coppejans, 158° della classifica, può al massimo creare un po’ di suspense nella fase centrale di un set. Deve ancora incontrare un top 100, il numero 2 spagnolo, che ha definito la vittoria su Go Soeda la più difficile a causa della palla che viaggiava molto più veloce, secondo lui per le condizioni ambientali e della pista. Ci permettiamo di aggiungere anche il fatto di aver giocato contro il n. 119 dopo aver avuto a che fare con la palla sbilenca di Roncadelli (senza classifica ATP) e quella di Metreveli (n. 679).

Il primo parziale vola via in una mezz’ora, con il venticinquenne di Ostenda che paga 1-6 la differenza di ranking. Le due palle break a favore dello spagnolo in apertura di secondo set sembrano confermare l’ovvio proseguimento sugli stessi binari; invece, Coppejans si ribella al copione troppo frettolosamente scritto da uno sceneggiatore con poca fantasia ed è lui a salire 3-0. Roberto reagisce e pareggia, ma l’altro non è ancora pronto a farsi da parte e ne ha ancora per tenere il settimo gioco. A fare da spartiacque è però quello successivo, che si allunga mentre spuntano un paio di occasione che manderebbero il belga a servire per andare al terzo; c’è anche spazio per la video review, chiamata a confermare il fallo del piede destro che Bautista dimentica dietro la metà campo sbagliata, ma poi si ricorda di essere un top ten e tiene la battuta. Per la gioia dello sceneggiatore senza idee originali, l’occasione mancata dal giocatore più debole si risolve negli ultimi due giochi che scivolano impietosi a dare il primo punto alla squadra di Francisco Roig.

IL DOPPIO – Dimostrando la memoria del protagonista del film Memento (gli si resettava dopo alcuni minuti, per chi non se lo… ricordasse), Steve Darcis non schiera in doppio né il fenomeno del giorno né il proprio uomo di punta (in una parola, Goffin), proprio come il suo capitano aveva fatto per perdere la finale di Coppa Davis 2017 contro la Francia. Tocca quindi a Sander Gillé e Joran Vliegen, rispettivamente 46° e 38° della classifica di specialità. Al contrario, nonostante la prestazione sottotono, Roig non rinuncia alla pesantezza del nome di Rafael Nadal al fianco a Pablo Carreño Busta. La coppia belga mette in campo una prestazione di alto livello e va molto vicina all’impresa, salvo poi crollare negli ultimissimi punti.

Scivolati via senza emozioni i primi dodici giochi, Gillé diventa protagonista della fase centrale del tie-break, prima con una risposta lungolinea fulminante che non torna indietro, poi con un doppio fallo e infine chiudendo uno scambio avvincente. C’è bisogno della review per confermare che la volée belga è stata colpita dalla parte giusta della rete, mentre una risposta mezza steccata di Carreño aveva appena riportato in parità i mini-break. Le battute annullano i primi due set point, ma un’incertezza di Rafa a rete costa la prima partita al team Spagna. Chi si aspettava un secondo parziale coinvolgente dopo l’esito del gioco decisivo resta inizialmente deluso, perché il ritorno ai game ordinari è del tutto… ordinario e il referto viene compilato velocemente dalla coppia al servizio. Almeno fino all’ottavo gioco, quando Vliegen si toglie dalla pancia una risposta che risulta vincente e vale le prime due palle break, ma per un centimetro non riesce a replicarla. È bravo Pablo a uscire da un complicato 15-30 servendo per restare in vita e a rispondere bene nel gioco successivo; anche Rafa ci mette del suo e, loro malgrado, completano l’opera gli avversari con un’invasione. Due risposte vincenti di Gillé e Vliegen più un doppio fallo di Rafa sul primo set point portano il dodicesimo game al punto decisivo che Nadal fa suo con lo smash dopo il servizio.

Lo strappo nel match tie-break arriva con il passante di dritto di Rafa che vale il 5-4. La tensione attanaglia improvvisamente la coppia belga che non riesce più a colpire degnamente una palla fino al primo dei quattro match point, quando un sussulto di orgoglio sembra aprire la strada a un insperato recupero, ma un secondo doppio fallo chiude la contesa.

Un Rafa Nadal che, nonostante la battuta d’arresto nel singolare, continua a trascinare la propria bandiera come aveva fatto a Madrid, per quanto la Federazione Reale Spagnola abbia voluto mettere per iscritto che all’ATP Cup non partecipano ufficialmente “nazioni”; a suo parere, infatti, esse possono essere identificate esclusivamente con le varie federtennis.

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ATP Ginevra: in attesa di Federer e Fognini, fuori Caruso. Sarà derby Travaglia-Cecchinato

La pioggia disturba l’inizio del torneo di Ginevra. Ci sarà un derby al primo turno grazie alla qualificazione di Cecchinato

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Lunedì tormentato dalla pioggia, quello dell’ATP 250 di Ginevra, anche se è andata un po’ meglio rispetto alle previsioni meteorologiche. Solo cinque incontri del tabellone di singolare in programma (sospeso nel momento in cui scriviamo), con un nostro rappresentante impegnato senza fortuna. A compensare, si arricchisce la presenza azzurra dopo le qualificazioni.

FUORI SABBO – Niente da fare per Salvatore Caruso che cede 6-3 6-4 a Tennys Sandgren. Un’ora e tre quarti di gioco disturbato da un paio di interruzioni per pioggia per due set caratterizzati da troppi errori dell’azzurro di fronte a una più che sufficiente solidità statunitense. Nessuno dei due è entrato in campo vantando finora una stagione particolarmente esaltante; soprattutto il ventinovenne del Tennessee che ha all’attivo due sole vittorie – non proprio prestigiose – di cui nessuna sulla terra battuta. Ma è rimasto piuttosto centrato nel corso di questa sfida, a differenza di Caruso che ha sofferto e offerto passaggi a vuoto risultati inevitabilmente decisivi.

Salvatore va subito sotto 0-2, cedendo il servizio dopo uno scambio di 27 colpi con cui Sandgren mette presto in chiaro di non avere alcuna intenzione di dispensare regali. Dopo una breve interruzione per pioggia, al settimo gioco Sabbo si riappropria del break grazie anche a un nastro fortunato. Ci si ferma ancora un po’ finché fa capolino il sole, a dispetto di qualche sito meteo che assicura rovesci consistenti (non nel senso di colpi bimani affidabili). Non si illumina però il gioco del nostro, i cui errori mandano l’avversario a servire per il set, compito che assolve senza problemi grazie a due buone prime e ad altrettanti dritti incisivi.

 

Secondo parziale senza scossoni fino al 4 pari, quando il tennista di Avola si ritrova a risalire da 0-40. Arriva a palla game chiudendo bene a rete uno scambio che lo statunitense n. 67 ATP commenta rivolgendosi a Caruso con un “quante righe riesci a colpire in un punto del cavolo?”. Riesce a evitare il turpiloquio anche due punti dopo, Tennys, e gliene va riconosciuto il merito perché il dritto d’attacco di Sabbo, forse pure destinato in corridoio, viene frenato e corretto dal nastro diventando imprendibile. Sandgren rimane però solido in risposta aspettando fiducioso altri errori azzurri che, puntuali, gli consegnano quel turno di battuta e chiude senza problemi al game successivo, trasformando il primo match point con il settimo ace.

Da segnalare l’esordio vincente in un main draw ATP della wild card francese Arthur Cazaux, finalista all’Australian Open Junior del 2020. Il diciottenne di Montpellier si impone in tre set su Adrian Mannarino – obiettivamente, non il peggiore dei sorteggi su terra battuta – per un successo che gli vale l’ingresso nei primi 500 del ranking.

QUALIFICAZIONI E PROGRAMMA – Si è concluso anche il tabellone cadetto che ha visto Marco Cecchinato prevalere al turno decisivo su Daniel Altmaier, il tedesco dal rovescio monomane che si era ben comportato al Roland Garros ottobrino, peraltro rovinando definitivamente la stagione a Matteo Berrettini. Nella giornata di domenica, Ceck ha brillato nel primo parziale dominato 6-1, per poi distrarsi nel secondo. Rientrato del break, è stato fermato dalla pioggia; alla ripresa, lunedì mattina, è arrivato al tie-break forte di quattro set point annullati, prendendosi gioco decisivo e match con due punti alla sua maniera: cariconi a inchiodare l’avversario nell’angolo sinistro e dritto inside-in alla prima palla un po’ meno profonda.

Il sorteggio lo ha accoppiato con Stefano Travaglia (2-0 i datati precedenti a favore del marchigiano) e l’incontro si disputerà martedì mattina alle 11 (chi vince troverà Denis Shapovalov). Niente da fare invece per Lorenzo Giustino, fermato in due set da Pablo Cuevas.

Attorno alle 15 di martedì scenderà invece in campo Fognini contro Pella, mentre poco più tardi sul centrale (difficilmente prima delle 16) andrà in scena l’esordio di Roger Federer contro Andujar.

Il tabellone di Ginevra

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Internazionali di Roma: commovente Sonego ma sarà ancora Djokovic-Nadal

Lorenzo Sonego salva due match point nel secondo set giocando alla pari con il numero uno al mondo, ma cede alla distanza. Undicesima finale a Roma per Djokovic

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Sonego e Djokovic, l'abbraccio - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Se vi siete persi i match di stamane, qui c’è la cronaca di Sonego-Rublev e qui quella di Djokovic-Tsitsipas


Novak Djokovic ha battuto Lorenzo Sonego per 6-3 6-7 (5) 6-2 in due ore e 44 minuti. Un match epico, in cui il torinese ha giocato al di là dei propri limiti, salvando due match point nel secondo set nel tripudio del Centrale. Il serbo affronterà Nadal (dopo essere stato in campo praticamente cinque ore nella giornata di oggi); l’ultima finale romana senza uno dei due in campo risale addirittura al 2004!

Il serbo ha così vendicato la sconfitta subita contro l’azzurro lo scorso ottobre a Vienna.

PRIMO SET – Pensate che Djokovic potesse avere un conto aperto da quel precedente? Pensate bene. Con un elicottero che sorvolava il Foro come a Woodstock (è anche serata di derby), è stato da subito dominante negli scambi, e dopo un primo punto vinto con la contro-contro-smorzata ha trovato quasi sempre l’uno-due sul servizio esterno e conquistato i primi nove punti alla battuta, ma Sonego non si è scoraggiato ed è partito servendo molto bene: tre servizi vincenti e un drop shot gli hanno permesso di tenere per l’1-1.

Il piano partita di Sonego è stato giustamente iper-aggressivo, il problema è che Djokovic ha sostanzialmente verticalizzato a piacimento (soprattutto di rovescio, con cui non ha mai sbagliato nel set), e non è sembrato soffrire le accelerazioni dell’avversario. Nel quarto gioco ha costruito i punti alla perfezione, ribaltandone l’inerzia euclideamente (infatti ha dominato nei punti sopra i cinque colpi, 17-5 in suo favore) e si è guadagnato due palle break: Sonego ha salvato la prima con una prima esterna, ma sulla seconda Djokovic ha risposto a una potente prima centrale in allungo e ha preso il controllo dello scambio, costringendo Sonego ad un errore di dritto e salendo 3-1 e servizio.

Il torinese ha veramente fatto il massimo, soprattutto con la battuta (quasi metà dei suoi servizi sono stati vincenti), ma purtroppo per lui non è mai riuscito a crearsi occasioni in risposta: Nole ha concesso solo quattro punti in tutto il set (neanche uno sulla seconda), e sul 30-15 al momento di servire per il set ha mostrato il proprio bionico controllo aprendosi il campo con due lungolinea non troppo rapidi ma di pulizia cardinalizia su cui Sonego non ha potuto fare niente, e ha chiuso (6-3) con un vincente di dritto inside-in dopo 35 minuti.

SECONDO SET – Il canovaccio non è cambiato all’inizio del parziale, se non per il fatto che Sonego ha forse messo ancora più enfasi sul primo colpo in uscita dal servizio. Nel terzo gioco il numero uno del mondo ha contenuto due prime potenti di Sonego, rimontando da 40-15 con una contro-smorzata e un rovescio profondo mal gestito dall’avversario. Sul 40-40 stessa storia, altra prima di Sonego, altra risposta profonda di Djokovic che l’ha obbligato alla stecca di dritto, ottenendo una palla break; per una volta è stato però impreciso, sbagliando la risposta bimane sul kick del torinese, che con due punti diretti è salito 2-1 e ha continuato a salire di livello, contenendo bene anche quando Djokovic gli ha risposto sul rovescio. Nole è sembrato un filo meno brillante (anche perché il livello del primo set era difficile da mantenere), forse convinto che le resistenze di Sonego sarebbero state fiaccate più facilmente, e ha spesso sbagliato scelta ed esecuzione della smorzata.

Nel sesto game Sonego ha quindi trovato un bel passante di rovescio che l’ha portato sul 30-30 in risposta, ma pur difendendosi gagliardamente non è riuscito a salire a palla break, e nel game successivo si è trovato sotto 15-30 quando Djokovic ha recuperato su un rovescio lungolinea perfetto e l’ha portato a sbagliare di dritto, e ha concesso una palla break quando il serbo ha attaccato la sua seconda con un dritto potente; Djokovic ha risposto bene sulla palla break, ma Sonego ha tenuto sulla diagonale di sinistra e giocato un bell’attacco tagliato sul drop del serbo. Nole ha ancora attaccato la seconda al corpo da destra, stavolta con il rovescio, e si è guadagnato una seconda chance, che però Sonego ha salvato spingendo con continuità e chiudendo con la stop volley dopo che il serbo ha parato un paio di smash. Altra palla break per Nole, altro salvataggio, stavolta con una buona palla corta che il serbo non è riuscito a contrastare efficacemente. Sonego ha tenuto con un vincente di dritto e un ace che hanno complessivamente toccato un quarto di micron di riga.

Sul 4-4, Sonego è anche stato un po’ sfortunato, perché un ace che gli avrebbe dato il 30-0 è stato chiamato fuori, mentre invece un brutto doppio fallo l’ha condannato al 15-30, e un altro ha regalato una palla break a Djokovic. Ancora una volta, però, Lorenzo ha spinto su ogni palla, addirittura vincendo sulla diagonale del rovescio prima di incoccare l’inside-in vincente. Il serbo si è rimesso a disegnare il campo fin dalla risposta, guadagnandone un’altra, ma Sonego ha colpito con lo sventaglio dopo un rovescio sulla riga, e con tre servizi vincenti nei successivi quattro punti è salito 5-4.

Lorenzo Sonego – Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quando Djokovic ha servito per rimanere nel set, Sonego ha trovato una bellissima risposta vincente di dritto e si è portato a due punti dal set, salendo a set point con una risposta di dritto addosso all’avversario chiusa in avanzamento. Sul kick di Djokovic, però, ha fatto una brutta scelta, cercando di girare attorno alla pallina per colpire di dritto ma arrivando in ritardo e steccando. Djokovic però non ha di nuovo messo la prima, e Sonego gli ha ancora piegato il braccio con la risposta di dritto; purtroppo per lui, lo sventaglio di dritto sul secondo set point è stato accompagnato fuori dal nastro, e il campione uscente ha allora tenuto con due servizi esterni.

Passato lo spavento, Sonego ha perso un po’ di brillantezza, finendo sotto 0-30 con un errore di dritto, e ha concesso due palle break quando Djokovic ha recuperato straordinariamente una palla corta; Sonego ha salvato la prima con una volée in allungo, ma Djokovic ha breakkato con un’altra contro-smorzata in allungo, stavolta di rovescio.

Quando tutto sembrava finito, Sonego è salito 0-30 con un inside-in vincente di dritto. Djokovic non si è scomposto e si è procurato un match point con un servizio slice, ma Sonego ha risposto con un rovescio profondo che Nole non è riuscito a tenere in campo. Il serbo ha però controllato lo scambio successivo, e quando Sonego ha tentato una palla corta è stato pronto, guadagnandosi il secondo match point. Sonego ha ancora risposto di rovescio, e Djokovic ha colpito un dritto molto fiacco in mezzo alla rete. La risposta bimane è poi arrivata ancora più profonda, e Nole (che in quel frangente ha perso la prima) non è riuscito a tirarsela fuori dalle stringhe – palla break. Il torinese ha sbagliato una risposta di dritto e si è tornati sulla parità, ma ancora una volta però il suo sventaglio ha messo in difficoltà Nole, che ha sbagliato un altro rovescio per concedere una nuova palla break, e stavolta è stato Sonego a reagire prontamente al drop shot, giocando un bel rovescio tagliato e chiudendo con lo smash.

Mentre si alzava Seven Nation Army, nel tie-break Djokovic ha trovato subito il mini-break su un errore di dritto di Sonego in uscita dal servizio, e si è portato sul 3-0 su un rovescio finito lungo. Il torinese ha mischiato le carte con un chop vincente e un serve-and-volley, e sul 2-4 ha recuperato il mini-break quando Djokovic ha commesso un doppio fallo, pareggiando sul 4-4. Sul punto successivo Sonego è stato ancora sfortunato, perché ha dovuto rigiocare il punto quando un suo colpo è stato erroneamente chiamato fuori, ma ha comunque fatto il punto con un rovescio vincente, ed è salito a doppio set point quando Djokovic ha colpito uno schiaffo troppo centrale, non riuscendo a controllare il passante di dritto dell’avversario. Il primo è un inside-in che si è fermato sul nastro, ma il secondo, stavolta sulla racchetta del torinese, è stato trasformato con una prima esterna vincente.

Terzo set dopo due ore e cinque minuti (inutile dire che il DJ ha colto l’occasione per un altro giro di White Stripes con il pubblico del Centrale in visibilio).

TERZO SET – In un parossismo di trance agonistica, Sonego è partito con tutta l’adrenalina del mondo in corpo, infilando due dritti per lo 0-30, e ha chiuso con una veronica per la tripla palla break. Lì si è però vista la grandezza di Djokovic, che ha saputo aspettare la fine della tempesta e ha ricominciato a macinare cancellando quanto successo nei 20 minuti precedenti: ha gestito bene la prima palla break, obbligando Sonego a tentare un difficile dritto in corsa, mentre sulla seconda è stato il torinese a sbagliare la risposta; la terza è stato uno scambio prolungato da cui Sonego ha cercato di tirarsi fuori con un dritto vincente, finito però largo.

Nel game successivo, Djokovic ha tirato fuori una difesa incredibile ed è salito 30-30 con un vincente di rovescio, ma Sonego ha evidentemente perso ogni tipo di coscienza perché ha messo a segno un drop vincente e poi ha intercettato un passante stretto del serbo per pareggiare. Da lì in avanti, però, il livello del serbo è salito ulteriormente: ha iniziato il set mettendo 15 prime su 17, e nel quarto gioco è salito 0-30 con una risposta penetrante, guadagnandosi due palle break su un errore di dritto di Sonego. La prima è entrata (10/11 a inizio terzo), ma Djokovic ha trovato una gran risposta di rovescio a uscire, e il recupero di Sonego è finito lungo, 3-1 per il campione uscente.

Il match si è sostanzialmente chiuso lì, perché dopo lo 0-40 del primo game Djokovic ha perso solo un altro punto alla battuta, e nell’ottavo game si è portato a match point attaccando bene le palle corte di Sonego, gestendo bene il suo tweener prima e infilando il vincente di dritto in avanzamento poi, chiudendo su un errore di dritto del torinese. Bello, bellissimo l’abbraccio che ha concluso il match.

IL COMMENTO E I NUMERI – “Credo di aver reagito bene alla perdita del secondo set e allo 0-40 del primo game del terzo, sono anche stato fortunato a non trovarmi sotto di un break, forse le cose sarebbero state diverse”, ha detto Djokovic. “Avrei dovuto chiuderla in due, ma lui ha dimostrato perché ha raggiunto la semifinale, è un giocatore molto dinamico e contro cui è difficile giocare, anche perché aveva il pubblico con lui. La cosa più importante ora è recuperare per domani, non ho molto tempo e oggi ho giocato tanto. Anche Rafa ha avuto dei match duri, anche se forse a me è andata peggio con le interruzioni per pioggia. Comunque darò tutto”.

Quello di domani sarà il cinquantasettesimo confronto fra Djokovic e Nadal (29-27 Djokovic), il nono a Roma (5-3 Nadal), il sesto in finale agli Internazionali (3-2 Nadal), il quattordicesimo a livello di finali 1000 (7-6 Djokovic) e la ventottesima finale in generale (15-12 Djokovic). Per il serbo questa sarà la finale N.118 (82 vittorie), la cinquantatreesima a livello 1000 (36 vittorie, una in più di Rafa) e la seconda dell’anno dopo quella vinta a Melbourne contro Medvedev.

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Nadal evita la trappola Opelka: dodicesima finale a Roma

Lo spagnolo liquida in due set il big server statunitense e andrà a caccia del decimo titolo al Foro Italico, nonché del 36esimo Masters 1000

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[2] R. Nadal b. R. Opelka 6-4 6-4

Rafael Nadal supera Reilly Opelka in due set e vola per la dodicesima volta in finale a Roma (9-2 il bilancio), la settantesima sulla terra rossa (61 vittorie e sole 8 sconfitte). La resistenza di Opelka è durata appena quattro giochi. Il tempo di procurarsi quattro palle break sul 2-1 e di dare al pubblico l’illusione di poter assistere ad un match equilibrato. Da quel momento in poi il nordamericano ha vinto appena cinque punti in risposta (in otto turni di battuta di Rafa) e viceversa si è trovato spesso a tremare sul proprio servizio, devastante fino ai quarti di finale e apparso invece spuntato nella sfida odierna. Oggi però ha messo in campo poco più del 50% di prime, un dato decisamente troppo basso per poter sperare di fare partita pari con Rafa. Lo spagnolo ha raccolto pochi punti sulla prima dell’avversario, ma ha sempre risposto con continuità costringendolo a forzare (e spesso a sbagliare) con il primo colpo dopo il servizio.

Rafa aggancia così temporaneamente Novak Djokovic in testa alla classifica dei giocatori che hanno giocato più finali nei tornei Masters 1000 (52), ovviamente in attesa di scoprire l’esito della semifinale tra il serbo e il nostro Lorenzo Sonego. Se vincesse Novak, assisteremo alla sfida numero 57 della rivalità più prolifica dell’era Open (Nole conduce 29-27), mentre al contrario contro l’italiano si tratterebbe di un incontro inedito.

 

IL MATCH – Opelka inizia senza timori reverenziali. Il servizio viaggia a mille come al solito, ma anche i colpi da fondo nelle prime fasi mettono in difficoltà Nadal. Le pallate cariche dello spagnolo, quelle che notoriamente mettono in difficoltà tutti, rimbalzano proprio all’altezza giusta per il gigante statunitense che lascia andare con coraggio il braccio sia col rovescio che soprattutto con il drittone, approfittando anche del fatto che per il momento Rafa non sta trovando grande profondità. Proprio un paio di splendide accelerazioni gli consentono, un po’ a sorpresa, di essere il primo a guadagnarsi palle break, addirittura due consecutive. Rafa fa buona guardia con il servizio, ma deve fronteggiarne subito una terza in seguito ad un’altra grande risposta di Opelka. Sulla prima di Nadal, lo statunitense manda largo di pochissimo un rovescio stretto sul quale lo spagnolo non sarebbe mai arrivato. Tocca allora a Rafa avere palla game, ma due insoliti errori da fondo (peraltro arrivati nel palleggio, senza forzare) lo rimettono nei guai. Anche sulla quarta palla break il maiorchino lascia poche chance all’avversario, riuscendo poi finalmente a tenere il turno di battuta.

Secondo una crudele legge del contrappasso, Opelka paga immediatamente il fio delle occasioni mancate. Il gigante statunitense incappa in qualche imprecisione di troppo, nel tentativo di mantenere grande profondità, e regala di fatto il break a Nadal, che alla prima chance utile riesce a salire 3-2. Opelka accusa decisamente il colpo e si lascia trascinare ai vantaggi anche nel successivo turno di servizio. Tre castagne con la prima cancellano altrettante palle del doppio break e gli permettono di rimanere in scia nel punteggio. Il set non regala altre grandi emozioni, perché Opelka non riesce a crearsi neanche una minima possibilità di rientrare. Da quel quarto game che lo ha visto per quattro volte a un passo dal break, lo statunitense non ha più vinto un punto in risposta, scortando di fatto Nadal verso il 6-4 che chiude il parziale.

In avvio di secondo set, la situazione prende rapidamente una brutta piega per Opelka, che subisce il break già nel terzo game. Troppo bassa la percentuale di prime (appena cinque su sedici nei primi due turni di battuta, 31%) e decisamente insufficiente il rendimento con la seconda (3 punti vinti su 10, contro il 5/5 con la prima). Troppo basso anche il morale dello statunitense, che sbaglia molto con il primo colpo dopo il servizio e in risposta non riesce a impensierire Nadal, al contrario di quanto accaduto all’inizio del primo set.

Nessuno dei due soffre più al servizio con Nadal che lascia un po’ andare i turni di risposta per concentrarsi al meglio sulla propria battuta. Dopo il break subito, Opelka tiene tutti i successivi servizi a zero, ma non riesce insidiare l’avversario. L’unico mini sussulto arriva sul 5-4, quando lo statunitense si ritrova 15-30, senza però spingersi più in là. Dopo un’ora e mezza di gioco, il punteggio si fissa sul 6-4 6-4.

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