ATP Cup: Nadal primo KO in 16 anni di Spagna, poi si riscatta in doppio

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ATP Cup: Nadal primo KO in 16 anni di Spagna, poi si riscatta in doppio

Battuto da Goffin 6-4 7-6, Rafa vince con Carreno Busta il doppio decisivo al super tie-break. Ora Australia-Spagna in semifinale

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TUTTI I RISULTATI A SYDNEY

È la Spagna a raggiungere in semifinale l’Australia di De Minaur e Kyrgios: la prevista affermazione di Rafa e soci sul Belgio arriva sì, ma non in modo semplice né puntuale come era (relativamente) lecito attendersi, bensì solo al match tie-break del doppio decisivo rimontando un set di svantaggio. Un Nadal in giornata non brillante e sconfitto in singolare, rimane solido quando basta nel doppio, ben supportato da Carreño che, senza fronzoli, vince il punto quando deve. Adesso, poche ore di riposo prima di tornare in campo per giocarsi un posto in finale.

Agguantata la qualificazione come migliore seconda, la squadra belga si presenta all’appuntamento nel ruolo di sfavorita contro il team Spagna che schiera, nei rispettivi ruoli di numeri uno e due, i singolaristi meglio classificati di tutta la manifestazione. Il pronostico del facile 2-0 non è però rispettato, grazie a David Goffin che, a un paio di giorni dalla sua seconda vittoria contro Dimitrov in tredici sfide, avrà pensato di non dover aspettare tanto per il secondo successo contro Nadal. Prima di lui, è toccato a Kimmer Coppejans, n. 158 ATP, schierato al posto di Steve Darcis; d’altra parte, il rendimento nelle competizioni a squadre per un davisman come Steve non può non aver subito il contraccolpo della scomparsa della storica manifestazione, anche se ha piazzato la zampata della bella vittoria contro il britannico Norrie. Coppejans, dicevamo, non ha mai vinto un match ATP e riuscirci contro Bautista, benché supportato dai compagni, era una di quelle note missioni che riescono solo al cinema.

 

I NUMERI 1 – Con il proibitivo compito di rendere determinante il doppio, un grande David Goffin ignora l’abusata locuzione e, tenendo il campo con autorità per quasi tutti i 143 minuti del match, doma Rafa Nadal 6-4 7-6(3), l’ultima volta sconfitto nella prima giornata delle ATP Finals e che aveva condotto la Spagna alla vittoria nella Scatola Magica di Madrid. Un successo ampiamente meritato per Goffin, sempre propositivo e che ha saputo non disunirsi quando è stato raggiunto a un passo dal traguardo da un Rafa certo non in una delle sue migliori giornate, a cui ha peraltro ampiamente contribuito il belga con la costante ricerca dell’anticipo per aprirsi il campo avversario. Avversario che ricorre all’iniziativa quando richiesto dalla situazione di punteggio, ma in genere piuttosto rinunciatario, anche perché i colpi di David hanno grande penetrazione, mentre la pesantezza di quelli spagnoli si fa sentire solo a sprazzi. Nonostante l’immensa classe, il numero 1 del mondo non può trovare la soluzione vincente ogni volta che deve uscire da una buca che il belga gli scava sotto i piedi con rapidità. È proprio il n. 11 ATP il primo a mettere la testa avanti, con un doppio fallo di Rafa che già in precedenza si era dovuto riprendere da uno 0-40. Rientra però subito, il maiorchino, dando l’impressione di aver portato l’inerzia dalla sua parte, ma Goffin si salva ed è di nuovo lui a procurarsi occasioni di strappo (diventano nove nel set) che alla fine converte per poi chiudere 6-4.

Lungi dal mollare la presa, Goffin incassa qualche errore gratuito all’inizio del secondo parziale, uno anche marchiano sopra rete dopo un drittone fantastico ad annullare una palla break; sulla terza, Rafa cerca la profondità alzando la traiettoria, ma non fa male e il magrolino di Rocourt ci sale sopra con un dritto che lascia fermo l’altro. Sfrutta al meglio il servizio slice per punire la posizione arretrata del ribattitore e confermare il vantaggio, indirizzando già da subito anche questo set. La percentuale di prime spagnole è sotto il 60%, Goffin risponde bene e a malapena Nadal esce indenne dal settimo gioco. David va a servire con la testa ai due “quasi match point” mancati e Rafa risponde con lo stesso pensiero, ovviamente con risvolti psicologici opposti: la prima di battuta non pervenuta e tre vincenti targati Manacor spianano la strada per il 4 pari e, soprattutto, per far affiorare la fiducia necessaria a decontrarre il braccio sinistro. David trema – ci mancherebbe – ma non scompare e agguanta un tie-break tutt’altro che scontato, dove ritrova quell’incisività che fa male nel campo e nella psiche di Nadal che commette due errori gravi (un doppio fallo, il quarto del match), lasciando a Goffin la possibilità, subito sfruttata, di chiudere con la battuta.
Nadal non veniva sconfitto in singolare in una competizione a squadre nazionali dal febbraio 2004 al suo esordio in Davis, quando perse da Jiri Novak tre set a zero.

I NUMERI 2 – Finalmente un match in cui Roberto Bautista Agut si è dovuto impegnare per dare il primo punto alla sua squadra, per quanto, a ben vedere, i parziali di 6-1 e 5-1 a suo favore sono lì a dirci che un po’ di distrazione sua unita al massimo sforzo di Kimmer Coppejans, 158° della classifica, può al massimo creare un po’ di suspense nella fase centrale di un set. Deve ancora incontrare un top 100, il numero 2 spagnolo, che ha definito la vittoria su Go Soeda la più difficile a causa della palla che viaggiava molto più veloce, secondo lui per le condizioni ambientali e della pista. Ci permettiamo di aggiungere anche il fatto di aver giocato contro il n. 119 dopo aver avuto a che fare con la palla sbilenca di Roncadelli (senza classifica ATP) e quella di Metreveli (n. 679).

Il primo parziale vola via in una mezz’ora, con il venticinquenne di Ostenda che paga 1-6 la differenza di ranking. Le due palle break a favore dello spagnolo in apertura di secondo set sembrano confermare l’ovvio proseguimento sugli stessi binari; invece, Coppejans si ribella al copione troppo frettolosamente scritto da uno sceneggiatore con poca fantasia ed è lui a salire 3-0. Roberto reagisce e pareggia, ma l’altro non è ancora pronto a farsi da parte e ne ha ancora per tenere il settimo gioco. A fare da spartiacque è però quello successivo, che si allunga mentre spuntano un paio di occasione che manderebbero il belga a servire per andare al terzo; c’è anche spazio per la video review, chiamata a confermare il fallo del piede destro che Bautista dimentica dietro la metà campo sbagliata, ma poi si ricorda di essere un top ten e tiene la battuta. Per la gioia dello sceneggiatore senza idee originali, l’occasione mancata dal giocatore più debole si risolve negli ultimi due giochi che scivolano impietosi a dare il primo punto alla squadra di Francisco Roig.

IL DOPPIO – Dimostrando la memoria del protagonista del film Memento (gli si resettava dopo alcuni minuti, per chi non se lo… ricordasse), Steve Darcis non schiera in doppio né il fenomeno del giorno né il proprio uomo di punta (in una parola, Goffin), proprio come il suo capitano aveva fatto per perdere la finale di Coppa Davis 2017 contro la Francia. Tocca quindi a Sander Gillé e Joran Vliegen, rispettivamente 46° e 38° della classifica di specialità. Al contrario, nonostante la prestazione sottotono, Roig non rinuncia alla pesantezza del nome di Rafael Nadal al fianco a Pablo Carreño Busta. La coppia belga mette in campo una prestazione di alto livello e va molto vicina all’impresa, salvo poi crollare negli ultimissimi punti.

Scivolati via senza emozioni i primi dodici giochi, Gillé diventa protagonista della fase centrale del tie-break, prima con una risposta lungolinea fulminante che non torna indietro, poi con un doppio fallo e infine chiudendo uno scambio avvincente. C’è bisogno della review per confermare che la volée belga è stata colpita dalla parte giusta della rete, mentre una risposta mezza steccata di Carreño aveva appena riportato in parità i mini-break. Le battute annullano i primi due set point, ma un’incertezza di Rafa a rete costa la prima partita al team Spagna. Chi si aspettava un secondo parziale coinvolgente dopo l’esito del gioco decisivo resta inizialmente deluso, perché il ritorno ai game ordinari è del tutto… ordinario e il referto viene compilato velocemente dalla coppia al servizio. Almeno fino all’ottavo gioco, quando Vliegen si toglie dalla pancia una risposta che risulta vincente e vale le prime due palle break, ma per un centimetro non riesce a replicarla. È bravo Pablo a uscire da un complicato 15-30 servendo per restare in vita e a rispondere bene nel gioco successivo; anche Rafa ci mette del suo e, loro malgrado, completano l’opera gli avversari con un’invasione. Due risposte vincenti di Gillé e Vliegen più un doppio fallo di Rafa sul primo set point portano il dodicesimo game al punto decisivo che Nadal fa suo con lo smash dopo il servizio.

Lo strappo nel match tie-break arriva con il passante di dritto di Rafa che vale il 5-4. La tensione attanaglia improvvisamente la coppia belga che non riesce più a colpire degnamente una palla fino al primo dei quattro match point, quando un sussulto di orgoglio sembra aprire la strada a un insperato recupero, ma un secondo doppio fallo chiude la contesa.

Un Rafa Nadal che, nonostante la battuta d’arresto nel singolare, continua a trascinare la propria bandiera come aveva fatto a Madrid, per quanto la Federazione Reale Spagnola abbia voluto mettere per iscritto che all’ATP Cup non partecipano ufficialmente “nazioni”; a suo parere, infatti, esse possono essere identificate esclusivamente con le varie federtennis.

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ATP Rotterdam: avanti Rublev e de Minaur, Khachanov elimina Wawrinka

Rublev non brilla contro il qualificato Giron ma vince in due set, il suo connazionale rischia poco contro Stan. L’australiano e Chardy vincono due derby

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Il martedì di Rotterdam si apre con il derby australiano tra Alex de Minaur e John Millman che rispetta il pronostico. Come nell’unico precedente, la vittoria di de Minaur arriva in due set, questa volta per 6-1 6-4, con dieci game consecutivi conquistati dal ventitreenne di Sydney fino a 4-0 del secondo set, quando Millman inizia la rincorsa che lo porta in pareggio nel parziale, prima di cedere definitivamente. A John non ha particolarmente giovato quel 45% di prime in campo, peraltro trasformandone meno della metà, a fronte di una prima avversaria ben più efficace. Ma, in generale, è complicato battere uno che contrattacca e corre meglio di te se non hai le armi per variare o per sfondarlo. Non solo complicato, ma sembra quasi che tu sia lì per fargli fare bella figura, come nel punto da 44 colpi, chiuso sì da Demon in un modo che avrebbe meritato la folla sugli spalti, però con grosso merito di John che, con l’altro per tre volte consecutive a scodellare recuperi in spaccata, non schioda i piedi dalla linea di fondo per andare a chiudere con una volée facile anche per… Ma non tiriamo in ballo gli assenti.

Dopo un primo set equilibrato, Andrey Rublev dilaga nel tie-break e fa suo anche il secondo parziale contro il qualificato statunitense Marcos Giron. È la sedicesima vittoria consecutiva per Rublev a livello di ATP 500: nella seconda parte della scorsa stagione, infatti, il ventitreenne moscovita ha alzato i trofei ad Amburgo, San Pietroburgo e Vienna. Non che questa stagione sia iniziata male, con una sola sconfitta, ai quarti dell’Australian Open, dopo l’en plein in ATP Cup. Al prossimo turno lo aspetta Andy Murray che, pur in grado di girare il match contro un ottimo Haase lunedì, avrà bisogno di più continuità e attenzione per avere possibilità di giocarsela.

 

È un brutto Stan Wawrinka quello che viene sconfitto in due set da Karen Khachanov. Una prima su due in campo per Stan, che sbaglia tanto all’inizio e, se salva il servizio di apertura, capitola al turno successivo. Karen annulla due opportunità consecutive del rientro al sesto gioco, ma Wawrinka continua a essere impreciso, cosa evidente soprattutto nei punti pesanti o quando sta comandando lo scambio, e il set va in archivio per 6-4.
Khachanov gioca un buon match e sfrutta molto meglio la risposta sulla seconda, ma, se vince dei punti remando in difesa, c’è qualcosa che non va dall’altra parte della rete. Se ne va con uno smash sbagliato l’occasione svizzera per il 15-40 in quel secondo gioco dove arriva comunque a un’inutile palla break, l’unica del set. È ancora 15-30 quando affossa una risposta di dritto sulla seconda russa. Nessuna sorpresa all’undicesimo gioco quando sbaglia tutto mandando l’altro a servire per il match, missione oggi fin troppo possibile per Khachanov. Per lui, al prossimo turno, la sfida inedita contro il qualificato Cameron Norrie, mancino britannico dallo stile “personale” e dalla mite velocità di palla, ma che difficilmente commetterà i 30 non forzati odierni di uno Stan ancora alle prese con gli strascichi del Covid-19. Chardy salva due match nel terzo set nel derby contro Humbert prima di chiudere al tie-break decisivo.

In serata, non prima delle 19.30, esordirà il secondo favorito del tabellone Stefanos Tsitsipas contro Egor Gerasimov, esentato speciale in virtù della semifinale raggiunta la settimana scorsa a Montpellier, dimostrando di essersi rialzato senza conseguenze dopo che a Melbourne gli era passato sopra un Karatsev.

Risultati:

A. de Minaur b. Millman 6-1 6-4
[4] A. Rublev b. [Q] M. Giron 7-6(1) 6-3
K. Khachanov b. [8] S. Wawrinka 6-4 7-5
[SE] E. Gerasimov vs [2] S. Tsitsipas
B. Coric vs [WC] B. Van de Zandschulp
H. Hurkacz b. A. Mannarino 6-3 7-6(6)
[Q] J. Chardy b. U. Humbert 4-6 7-6(5) 7-6(4)

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ATP Buenos Aires, a Mager il derby contro Caruso: “Giocare a livello ATP è bellissimo”

Due set lottati vinti da Gianluca contro Salvatore in Argentina, tra caldo e umidità. “Fare come a Rio? Mi piacerebbe tanto!” dice il sanremese. “Non ho giocato molto a livello ATP e ma la godo al massimo”

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Gianluca Mager - Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Subito in campo il derby azzurro a Buenos Aires per dare spazio sul Centrale intitolato a Guillermo Vilas ai quattro incontri che vedono impegnati sei tennisti argentini. È il primo confronto a livello ATP tra Salvatore Caruso e Gianluca Mager, ma l’ottava considerando i circuiti minori, con Gianluca vincitore solo della prima e dell’ultima. Ed è proprio Mager a uscire vittorioso in due set da un match complicato da affrontare per entrambi, tipico quando si sfidano due connazionali.

Rispetto ad altre partite si è un pochino più tesi” confermato il vincitore, Gianluca, raggiunto in conferenza da Ubitennis poco dopo l’incontro. Poi qui c’è un’umidità davvero incredibile, oltre al sole che picchia fortissimo. Anche questo non ci ha aiutato a giocare bene“. In Argentina è pur sempre estate e si toccano i trenta gradi.

Le difficoltà iniziali sono tutte dal lato sanremese (‘lui ha cominciato bene, giocava ‘giusto’, dice Gianluca) delle rete con il break in apertura. Quando l’altro è capace di maggiore solidità e tu possiedi più penetrazione nei colpi, è elementare intuire cosa fare in campo. Così Mager affretta soluzioni, anche in uscita dal servizio, che si risolvono in errori e Sabbo mantiene il vantaggio con facilità davvero eccessiva, arrivando anche a incrementarlo fino al 5-2 pesante. Poi ti viene il dubbio di aver fondato quell’elementare intuizione su situazioni e conoscenze vere in generale e anche già sperimentate in campo, ma che non necessariamente valgono per il qui e adesso ed è allora una buona idea evitare di essere responsabili dell’avversarsi dei propri timori. Insomma, Gianluca comincia a tenere in campo qualche palla in più prima di tentare l’accelerazione, di cui spesso non ha bisogno perché incassa l’errore del ventottenne di Avola e lo raggiunge sul 5 pari.

 

Lui sul 5-4 mi ha un po’ aiutato, non ha giocato un buon game, e da lì la partita è entrata in lotta” analizza il sanremese. Il tie-break, a questo punto giusta conclusione, ripropone la situazione di punteggio di 5-2 del set con il doppio (in questo caso mini) break di vantaggio, però per Mager. Si fa anch’egli agguantare, ma poi prende a due mani coraggio e racchetta per un rovescio lungolinea che gli spalanca il campo e approfitta dell’errore di Caruso per chiudere 7-5.

Salvatore Caruso – Buenos Aires 2021 (courtesy of Argentina Open 2021)

Carte scoperte in un secondo set decisamente più lineare, con “Giangi” che si affida al servizio nei momenti di bisogno e il siciliano che, non sfruttato lo 0-40 in risposta nel secondo gioco, a sua volta esce bene dalle difficoltà, ma solo fino al 4 pari, quando cede a zero la battuta. “Nei momenti decisivi del secondo set ho servito sempre bene, anche quando ero sotto 0-40. Lui è uno che risponde molto bene” è la coda dell’analisi di Mager, che ottenuto il break non esita e chiude senza problemi, tornando alla vittoria dopo le due sconfitte all’esordio della trasferta australiana e quella di Cordoba.

Al secondo turno affronterà Pablo Andujar, fin troppo facile vincitore di Londero, ma non certo nel periodo migliore della carriera a dispetto di quel 57° posto nel ranking. Chiediamo a Gianluca se sono già scattate le ‘Rio vibes‘, i ricordi sudamericani relativi alla finale raggiunta a Rio lo scorso anno poco prima che iniziasse la pandemia. “Eh, mi piacerebbe tanto riuscirci di nuovo! A Rio avevo giocato più partite, perché avevo passato le quali, e venivo da un anno ottimo a livello challenger, mentre dopo il lockdown non ho giocato benissimo. Pablo lo conosco, giochiamo insieme la Serie A a Genova e l’ho affrontato un paio di volte. Per me giocare a livello ATP è una cosa bellissima, perché non ci ho giocato tanto ed è ancora una cosa nuova, quindi me la godo al massimo“.

Dopo la vittoria a Melbourne 1 contro Seppi, arriva invece un secondo derby sfortunato per Caruso, che veniva direttamente dal bel confronto Slam con Fognini. “Ho fatto fatica a ritrovare il mio tennis dal 5-2. Poi lui, che stava facendo molti errori, è salito un attimo e la partita si è rimessa in equilibrio. Sono partite particolari perché giochiamo con degli amici: ceniamo assieme e giochiamo a carte assieme, ma in campo diventano avversari e devi pensare a batterli“. Del resto, poter giocare più derby a livello ATP è solo positivo: “Vuol dire che nel circuito siamo in tanti, adesso“.

Tornando ai padroni di casa, a chiudere l’invasione albiceleste del programma di martedì, precisamente (per modo di dire) non prima della mezzanotte italiana, la sfida mancina ma soprattutto arrotina tra Fede Delbonis e il fenomeno della scorsa settimana, il nuovo idolo di casa, il diciannovenne “dalle quali al trofeo senza passare dal via”, Juanma Cerundolo. Nel novembre 2019, a Montevideo, fu il trentenne di Azul a imporsi per 6-2 7-6 contro l’allora n. 483.

Risultati:

G. Mager b. S. Caruso 7-6(5) 6-4
[WC] F. Diaz Acosta vs [Q] J. Munar
[Q] F. Cerundolo vs F. Coria
[SE] F. Bagnis vs [8] F. Tiafoe
F. Delbonis vs [SE] J.M. Cerundolo
[Q] L Klein b. A. Martin 6-4 6-3
[Q] S. Nagal b. J. Sousa 6-2 6-0

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ATP Cordoba: la favola diventa realtà, Cerundolo campione

Juan Manuel Cerundolo vince in rimonta la finale del Cordoba Open su Albert Ramos Vinolas. Da qualificato porta a casa il suo primo titolo ATP

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Juan Manuel Cerundolo - Cordoba 2021 (Foto Twitter @CordobaOpen)

[Q] Juan Manuel Cerundolo b. [5] Albert Ramos-Vinolas 6-0 2-6 6-2

A volte sembra scritto. Ci sono tornei in cui per un giocatore l’atmosfera è quasi magica, tanto da alzare il suo livello di gioco oltre i limiti della sua classifica. E questo Cordoba Open 2021 è sembrato proprio essere il torneo magico per Juan Manuel Cerundolo, 19enne di Buenos Aires, entrato nelle qualificazioni da n. 335 del ranking ATP e che vincendo otto partite consecutive (tre di qualificazione e cinque del tabellone principale) è riuscito a conquistare un titolo ATP al primo tentativo nel tabellone principale, 17 anni dopo lo spagnolo Santiago Ventura che nel 2004 a Casablanca dalle qualificazioni arrivò a battere in finale Domink Hrbaty.

Il tennis di Cerundolo (il cui fratello maggiore Francisco è anch’egli un tennista, attualmente n. 135 della classifica ATP) non è sicuramente spettacolare: si tratta di un gioco fatto di dura regolarità da fondo, palle molto liftate e alte sopra la rete, con un servizio che potrebbe valergli il soprannome di “Errani del circuito maschile”. Ma come già detto, in questa settimana di fine estate a Cordoba, tutto sembrava magico e per Juan Manuel il sogno si è trasformato in realtà.

 

LA PARTITA – Ci ha messo quasi tre quarti d’ora Albert Ramos per vincere il suo primo game della finale, e questo solamente dopo che il primo set se n’era già andato con un 6-0 che sembrava il risultato di un incantesimo. Ancora sotto la luce naturale che ha illuminato il campo per tutto il primo parziale, lo spagnolo si è fatto irretire dagli scambi a bassa velocità di Cerundolo, che con le sue traiettorie alte è riuscito a portare la partita sul terreno a lui più congegnale, quello della regolarità a ritmo blando che gli permette di girare attorno alla palla e manovrare con il diritto, trovando qualche apertura oppure costringendo l’avversario a sbagliare prima di lui.

Emblematico l’ultimo gioco del primo set, nel quale dopo aver dovuto subire un rimbalzo assassino di una palla che ha colpito la linea del servizio e poi è impazzita, sul 15-40 Ramos si è addirittura affidato al serve and volley per annullare il primo set point, finendo però poi per concedere il parziale a Cerundolo alla quarta opportunità con un doppio fallo.

Albert Ramos Vinolas – Cordoba 2021 (Foto Twitter @CordobaOpen)

L’iberico ha interrotto la serie negativa subito all’inizio del secondo set, alzando il ritmo degli scambi e portandosi subito sul 2-0, rimontando dallo 0-40 nel suo primo turno di servizio per consolidare il vantaggio. Ramos è riuscito a imporre il suo maggiore ritmo di palleggio, sfruttando la debolezza del servizio dell’argentina, specialmente sulla seconda, e prendendo il comando degli scambi avvantaggiandosi della posizione quasi “nadaliana” di Cerundolo in risposta.

Chiuso il secondo set 6-2 in 34 minuti, Ramos ha proseguito con il suo gioco anche nel terzo set, scappando sul 2-0, ma trascinato dal pubblico Cerundolo è riuscito a ribaltare l’inerzia del match. Alzando le traiettorie di diritto ha mandato completamente in tilt Ramos che, forse stanco per le oltre 10 ore trascorse in campo nel corso della settimana, ha finito per cedere sei giochi consecutivi e consegnare la vittoria nel torneo al suo giovane avversario.

RECORD E BEST RANKING – Questa affermazione in un torneo ATP 250 da n. 335 della classifica mondiale pone Cerundolo al quinto posto tra i tennisti con classifica più bassa ad aver vinto un torneo. La graduatoria è condotta da Lleyton Hewitt, che appena sedicenne si aggiudicò il torneo di Adelaide nel 1998. Per lui questa vittoria vuol dire l’ingresso nei Top 200 intorno al n. 181 del ranking, oltre a uno special exempt per il tabellone principale dell’Argentina Open di Buenos Aires al via lunedì (primo turno contro Federico Delbonis). Dopo le giornate magiche di Cordoba, il 19enne argentino deve andare a giocare il suo torneo di casa con tutti gli occhi puntati addosso dopo aver giocato e vinto gli otto match probabilmente più impegnativi della sua carriera nello spazio di 10 giorni.

Benvenuto nel circuito ATP, Juan Manuel. Il meno è fatto.

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