Djokovic: "Non realizzerò mai davvero quello che ho fatto, se non dopo il ritiro"

Interviste

Djokovic: “Non realizzerò mai davvero quello che ho fatto, se non dopo il ritiro”

Nole è molto disponibile con la stampa dopo la sua vittoria in Australia

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Dopo la vittoriosa finale degli Australian Open, che gli è valsa il suo ottavo titolo in Australia e il suo diciassettesimo Slam in assoluto, Novak Djokovic si è presentato comprensibilmente sereno alla conferenza stampa post-match. E la prima domanda, normale seguito della ‘scommessa’ tra i due pre-torneo, è proprio del nostro Direttore.

NOVAK DJOKOVIC: So quello che vuoi dirmi (guardando Ubaldo, ndt).
Ubaldo Scanagatta: Hai vinto 3 Slam in dodici mesi. 8 Australian Open. Prima volta che rimonti dal punteggio di due set a uno. Come puoi migliorare queste statistiche?
NOVAK DJOKOVIC: Vai avanti. Not…
Ubaldo Scanagatta: Penso sia “Not too bad”
NOVAK DJOKOVIC: Not too bad (ride).
Ubaldo Scanagatta: Come pensi di poter migliorare queste statistiche? Sono incredibili.
NOVAK DJOKOVIC: Ti ringrazio. Ovviamente sono grato di aver avere avuto un’altra opportunità per vincere l’Australian Open. In questo momento della mia carriera gli Slam sono le cose più importanti. Hanno la priorità. Prima che inizi la stagione mi metto in forma per questi eventi per essere al massimo del mio tennis e delle mie capacità fisiche e mentali.
Ci sono molte statistiche di cui sono orgoglioso, ma non gli do così tanto peso. Certamente mi rendo conto che c’è un sacco di storia del tennis in ballo. Ho degli obiettivi professionali. I tornei dello Slam sono una delle principali ragioni per cui ancora gioco tutta la stagione, cercando di diventare il numero 1 della storia, che è uno dei miei altri grandi obiettivi. Mi sono messo in un’ottima posizione al momento. Sono molto contento di come ho iniziato la stagione e penso che sia un’ottima base per il resto dell’anno. Ho avuto il privilegio di vincere questo magnifico torneo per otto volte. Quando inizi la stagione vincendo uno Slam ti senti più sicuro e le tue aspettative sono alte per il resto della stagione. Ma qualunque cosa succeda, la stagione per me è già di successo. Cosa posso migliorare? Ci sono tante cose che potrei migliorare nel mio tennis. Questo mi da la motivazione per allenarmi tutti i giorni, c’è sempre qualcosa su cui lavorare e ci sono sempre altri trofei da vincere.

Un anno fa eravamo con te ad analizzare la tua partita con Rafa. Una grandissima partita. Che visione hai della partita di stanotte?.
Direi molto animata. È iniziata bene, avendolo breakkato subito. Sentivo di avere l’esperienza dalla mia parte, essendo la sua prima finale. Questo break arrivato così presto è stato molto importante per me, poi si è ripreso il break ma ho vinto il primo set. Ho giocato un pessimo game ad inizio secondo set con due doppi falli. Dopo aver perso il secondo mi sentivo molto male in campo, non avevo energie. Onestamente non capisco ancora come sia successo, ho fatto quello che faccio di solito prima delle partite, ero ben idratato e tutto. Nonostante ciò il dottore mi ha detto che non ero abbastanza idratato. Ho recuperato la forza durante la metà del quarto set e sono rientrato del match. Ero davvero sull’orlo della sconfitta. Dominic è fortissimo e gioca con una forza incredibile nei colpi, specialmente con il dritto. Usa molto bene lo slice e mi ha spezzato il ritmo ad un certo punto. Ha giocato meglio di me, penso che solo un piccolissimo margine ci abbia diviso stasera, sarebbe potuta andare diversamente. Ho fatto serve&volley sulle palle break nel quinto e nel quarto ed ha funzionato, anche lì sarebbe potuta andare a suo favore. Non uso spesso il serve&volley, non sono abituato. Mi rendo conto che è una tattica molto importante in certe circostanze e sono contento abbia funzionato.

Quando senti il tuo nome associato allo Slam numero 17 della tua carriera, come ti senti? Sei impressionato o pensi ‘ancora altri 4 per il record’?
Entrambi, ne stavo parlando col mio team ed altre persone poco dopo il match, dopo che mi avevano chiesto come mi sentissi. Mi sento davvero stanco. Il mese qui in Australia è stato lungo ma pieno di successi. Penso che non realizzerò mai davvero tutte le cose che ho fatto in carriera se non quando mi ritirerò dal tennis. L’intensità della stagione tennistica, specie se giochi l’intera stagione come penso farò per i prossimi anni, non ti lascia tempo di riflettere e gioire di uno Slam. Già tra qualche settimana giocherò un torneo da qualche parte del mondo. Non lo reputo per niente scontato, non fraintendetemi. Sono molto felice e grato per quello che mi accade. Allo stesso tempo non penso di essere in grado di capire tutto quello che sta succedendo finché non tornerò a casa a rilassarmi con la mia famiglia.

Cosa ti sei detto alla fine del terzo set? Ti sentivi abbastanza bene fisicamente per pensare di rimontarla?
Non mi sentivo per niente bene. Stavo tentando di stare dietro mentalmente ed emozionalmente perché ero veramente deluso. Ero un po’ sorpreso, considerando che prima del match mi sentivo davvero bene. I primi due set soprattutto. Ma è qualcosa che devi accettare che possa accadere, queste circostanze ti inducono a provare a restare in partita. Sono riuscito a cambiare le cose quando ho dovuto annullare un break point ad inizio quarto set. Ho cominciato a servire più veloce, a muovermi meglio e a fare meno errori rispetto ai due set precedenti. Ho sentito di avere un opportunità e l’ho colta. Il quinto set potevamo vincerlo entrambi, e sapevo che ottenere subito un break sarebbe stato cruciale. Ho avuto di nuovo il vantaggio mentale ed è bastato per vincerla.

Quando eri sotto 1-2 era saltata fuori la statistica che non avevi mai vinto una finale di uno Slam sotto 1-2. Mi chiedevo se tu ci pensassi durante il match. Sulla TV si è visto che il tuo angolo ha mischiato qualcosa in un drink, una polvere o cose del genere, che poi ti sei fatto portare da un raccattapalle. Ti volevo chiedere cosa fosse e come ha influito sulla tua condizione fisica.
Non avevo questa statistica. Non sapevo di non esserci mai riuscito quindi non ci ho proprio pensato. I liquidi erano una pozione magica che il mio fisioterapista prepara nel suo laboratorio. Posso solo dire questo (sorridendo, ndt).

Poco fa hai parlato della volontà di essere il numero uno di sempre, forse la competizione che c’è tra te, Federer e Nadal. Penso che prima nemmeno immaginassi che fosse una possibilità. Potresti dirmi il momento in cui ti sei reso conto che potevi far parte di quella élite?
Mi riferivo più agli Slam. Durante la prima parte della mia carriera, sognavo di vincere più Slam possibili. Quando ho cominciato a vincere un paio di Slam all’anno lì ho cominciato a pensare di poter superare Federer e Sampras. Essere il numero 1 non è mai stato un pensiero fisso. Il numero 1 non era in discussione per me finché non ho finito da numero uno per molti anni di fila. Non riesco ad identificare bene il momento in cui ho cominciato a pensarci. Sicuramente è uno dei miei grandi obiettivi.

Cosa ne pensi delle due time violations che ti sono state chiamate? E durante il cambio di campo hai toccato il piede dell’arbitro, che è contro il regolamento. Pensi che sia stata una decisione sbagliata?
Pensavo che il secondo warning non fosse necessario. Il primo ok, ma il secondo non era necessario per le circostanze. Pensavo che avrebbe potuto reagire meglio alla situazione. Questo tipo di cose cambiano la direzione di una partita, ed era un game molto importante. Sul 4-4 l’ho breakkato di nuovo, mi sono rimesso in partita e ho perso il game e poi il secondo set. Ha completamente cambiato la partita. Non pensavo che non fosse concesso toccare l’arbitro, non è stato un gesto aggressivo. Abbiamo avuto degli scambi verbali ma nessun insulto, anche perché avrei ricevuto un avvertimento. Ora che me lo dici, anzi, lo ringrazio di non avermi dato un warning.

Tu e gli altri due big 3 riuscite sempre a cavarvela anche in circostanze avverse. Cosa pensi sia la chiave per farlo così spesso?
È difficile parlare per Roger e Rafa. Ho il massimo rispetto per loro e li ammiro per i risultati che hanno raggiunto e per quello che sono dentro e fuori dal campo. Posso parlare per me, e penso che abbiamo tutti preso traiettorie differenti nelle nostre vite, siamo cresciuti in circostanze e paesi differenti. Io sono cresciuto in Serbia durante molte guerre negli anni ’90, erano tempi difficili, c’era l’embargo e dovevamo aspettare in fila per pane, latte, acqua e altri beni di prima necessità. Questo tipo di cose ti rendono più affamato di successo in qualsiasi cosa tu scelga di fare. Penso che da qui sia nato tutto, dal fatto che assieme alla mia famiglia sono emerso da circostanze molto difficili Mi ricordo sempre da dove sono partito e mi da la motivazione per andare avanti. È sicuramente una delle ragioni per cui trovo sempre una marcia in più nelle avversità.

IL VIDEO COMPLETO DELLA CONFERENZA

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Roland Garros, Djokovic: “Non ho mai pensato che raggiungere Federer e Nadal fosse una missione impossibile”

“Ero nella stessa posizione nel 2016, e ho finito per perdere con Querrey a Wimbledon”, ha detto Nole di un possibile Golden Slam. “Questa è una delle tre vittorie più belle della mia carriera”

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Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Novak Djokovic ha battuto l’ennesimo record della sua carriera, e stavolta ci è riuscito rimontando due set a Stefanos Tsitsipas, diventando così il primo uomo nell’Era Open a vincere ogni Slam almeno due volte. In conferenza stampa Nole ha subito sottolineato l’importanza di questo titolo, uno dei più belli della sua carriera e per importanza storica e per le tribolazioni a cui è stato sottoposto, soprattutto nella seconda settimana: “Sono felice ed orgoglioso di questo traguardo. Amo la storia di questo sport, è una cosa che mi ispira particolarmente. Visti gli ultimi due giorni non potrei essere più felice o soddisfatto, credo che questo sia uno dei tre più grandi risultati della mia carriera: ho giocato quattro ore e mezza con Rafa venerdì, sabato non mi sono allenato per ricaricare le batterie, e oggi ho fatto altre quattro ore abbondanti con Tsitsipas”.

Questo è stato il suo commento sul match: “Lui giocava la sua prima finale, una situazione non semplice, perché stava giocando per la sua prima vittoria Slam ma allo stesso tempo non hai molto da perdere. Sapevo che sarebbe partito bene: nel primo set c’è stato grande equilibrio, ma lui è stato più bravo nei momenti chiave. Nel secondo sono crollato fisicamente e mentalmente, ero stanco e lui ha dominato. Allora mi sono preso una pausa, e, come contro Musetti al quarto turno, quando sono tornato in campo mi sentivo un altro giocatore, completamente rinato. Dopo aver vinto il terzo set credo di aver acquisito un vantaggio psicologico, e quando l’inerzia è girata a mio favore la partita è cambiata definitivamente”.

Djokovic ha anche accusato un piccolo acciacco a causa di una caduta nel primo set, ma ci ha tenuto a precisare di non averne risentito eccessivamente: “Sì ho avuto qualche piccolo problema, ma niente che potesse condizionarmi a lungo termine dal punto di vista della forza e della mobilità. Però sì, per una mezz’ora ho avvertito il colpo. Una caduta può scombinare il tuo ritmo, in particolare al servizio nel mio caso, non mi entrava più la prima. Comunque non voglio togliere niente al mio avversario, ha giocato benissimo nei primi due set”.

 

IL DIALOGO INTERIORE

Durante la premiazione, Nole ha dichiarato di avere un dialogo molto fervido con sé stesso, cosa che l’ha aiutato a risollevarsi: “Parlo con me stesso, ma non a voce alta, cerco di farlo nella mia testa. Ci sono due voci dentro un giocatore: una che ti dice che è finita, che non ce la farai (questa era piuttosto forte dopo il secondo set) e un’altra che ti dice che puoi ancora farcela. Ho sentito che era il momento di zittire la prima voce, e ho iniziato a ripetere parole di incoraggiamento dentro la mia testa, ho cercato di vivere queste parole con tutto il mio essere. Quando è iniziato il terzo set ho visto che il mio livello di gioco rispondeva a quella seconda voce, più positiva ed incoraggiante. Da lì in poi non ho più avuto dubbi”.

Ha poi aggiunto: “In campo non hai moltissimo tempo per pensare, ma nel corso della mia carriera mi sono allenato tanto da questo punto di vista: cerco sempre di ritrovare il mio equilibrio nel momento, così da non essere sballottato a destra e a manca, anche se in passato mi è capitato, anche in finali Slam che ho perso. Quel dibattito interiore in certi momenti della mia carriera è stato vinto dalla voce più pessimistica. In fondo è uno sport individuale, non hai nessuno su cui fare affidamento: certo, hai un team, ma alla fine devi essere tu a scendere in campo e risolvere il problema, soprattutto in situazione di grande svantaggio come quella odierna. Per questo credo che la preparazione mentale sia importante quanto quella fisica”. Il serbo ha poi scherzato alludendo anche a un supporto… ultraterreno: “Sì, ho un angolo segreto dove si trovano i miei angeli, ma non posso rivelare di più! Diciamo che finora ha funzionato bene”.

In realtà, un aiuto speciale è arrivato per il N.1 ATP. Un suo giovane tifoso, infatti, non ha mai smesso di incitarlo (e non solo) dalla prima fila, e come ringraziamento ha ricevuto la racchetta della vittoria: “Non so chi fosse quel ragazzo, ma mi ha incoraggiato per tutta la partita, soprattutto quando ero sotto di due set, e ha anche cercato di darmi indicazioni tattiche! È stato molto carino, quindi ho pensato che fosse la persona migliore a cui dare la racchetta a fine partita, volevo mostrargli la mia gratitudine”.

IL GOLDEN SLAM E LA CORSA CON FEDERER E NADAL

Inutile nascondersi, vincere i primi due Slam della stagione è un risultato che dà adito alla discussione sulla fattibilità del Grande Slam, mai raggiunto a livello maschile dal 1969, quando ci riuscì Rod Laver. Quest’anno, poi, è teoricamente possibile per Djokovic conquistare il Golden Slam, con l’oro olimpico a corredo dei quattro Major. Sull’argomento il serbo è possibilista ma senza sbilanciarsi, memore di quanto successo in passato: Tutto è possibile. Credo di poter dire di aver raggiunto obiettivi di cui tanti non mi ritenevano capace. Sono in una buona posizione per cercare di fare il Golden Slam, ma ero allo stesso punto nel 2016, e ho finito per perdere al terzo turno a Wimbledon [contro Sam Querrey, ndr]. Quest’anno ci sono solo due settimane fra la finale del Roland Garros e l’inizio di Wimbledon, una situazione non proprio ideale perché si gioca su due superfici completamente diverse, quindi dovrò cercare di adattarmi il più rapidamente possibile”.

E proprio i Championships sono il prossimo obiettivo: “Ovviamente ora cercherò di godermi questa vittoria, e fra qualche giorno mi metterò a pensare a Wimbledon. Sono veramente contento che quest’anno si giochi a Londra, vista la cancellazione del 2020. Ho vinto le ultime due edizioni, quindi spero di poter estendere la striscia positiva. Mi piace l’erba, nel corso degli anni credo di essere migliorato nell’adattare il mio gioco alla superficie. Spero anche di poter traslare a Wimbledon la fiducia che ho in questo momento“.

Al di là di quanto potrà fare nel resto del 2021, Djokovic è ora ad un solo Slam da Federer e Nadal: “Non ho mai pensato che eguagliare i loro Slam fosse una mission impossible, anche se non ci sono ancora riuscito. Stanno ancora giocando benissimo entrambi, soprattutto Rafa, e tutti e tre possiamo ancora vincere a Wimbledon e negli altri Slam. Io continuerò a lottare e ad inseguire record, e allo stesso tempo a tracciare il mio percorso; tutti e tre abbiamo il nostro percorso”.

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Tsitsipas a cuore aperto: “Non vedo perché un giorno non dovrei sollevare quel trofeo”

Stefanos Tsitsipas racconta di aver ricevuto la notizia della scomparsa di sua nonna pochi minuti prima della finale. Ma non ha rimpianti per la sconfitta: “Avrei potuto facilmente piangere, ma non vedo motivi per farlo perché ho provato tutto”

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Roland Garros 2021 (via Twitter, @atptour)

Nonostante un inizio ben più che promettente – Novak Djokovic è un campione straordinario, ma una rimonta da 0-2 rientra sempre nel campo delle eccezioniStefanos Tsitsipas non è riuscito a fare l’ultimo passo. Ha disputato una grande stagione su terra e un Roland Garros ancora migliore, ma quando il numero uno del mondo ha cambiato passo, tra secondo e terzo set, il tennista greco non è riuscito a reagire. “Ho iniziato a giocare molto corto, mi è sembrato di andare fuori ritmo – non so come mai. È stato molto strano, considerando che avevo iniziato trovando bene i colpi e muovendomi in modo perfetto” ha commentato in conferenza stampa. “All’improvviso mi sono sentito fuori dal match ed è stato difficile recuperare. Vorrei davvero capire perché succedano cose come questa, ci ho provato durante la partita ma è stato difficile inventarsi qualcosa”.

Proseguendo il discorso, Stefanos ha fatto una considerazione in apparenza lapalissiana, ma che in realtà nasconde tutta la difficoltà di vincere uno Slam – in particolar modo contro uno dei Fab 3. “Oggi ho imparato che, perché il match sia finito, devi vincere tre set e non soltanto due. Due set non significano nulla, c’è ancora un set prima di vincere l’intera partita. Non penso di essermi rilassato o di aver cambiato chissà cosa, ho continuato a fare le cose che stavano funzionando. Lui ha lasciato il campo dopo i primi due set e non so cosa sia successo, ma quando è tornato sembrava improvvisamente un giocatore diverso“. Stefanos si sofferma sul cambio di livello operato da Nole, che ha proprio dato la sensazione di poter innestare una marcia sconosciuta al pur valoroso avversario. “Ha iniziato a giocare benissimo e non mi ha lasciato spazio. Fisicamente, a livello di anticipo e di movimenti sul campo, in tutto mi è sembrato meglio di prima. Avevo la sensazione che potesse improvvisamente leggere meglio il mio gioco“.

Stavo giocando bene, è molto triste perché era una buona opportunità e l’ho persa“, ha detto Stefanos in conclusione. Che qualche ora dopo essere uscito dal campo, ha condiviso sui suoi canali social un’altra notizia che è stata per lui motivo di tristezza. Cinque minuti prima di scendere in campo per la finale, infatti, il tennista greco è stato raggiunto dalla notizia della scomparsa di sua nonna – madre di papà Apostolos.

 

Questo è il messaggio che accompagna il post pubblicato su Instagram.

La vita non è questione di vincere o perdere. È godersi ogni singolo attimo, individualmente o con gli altri. Vivere una vita piena di significato, senza miserie. Sollevare trofei e celebrare vittorie è qualcosa, ma non è tutto. Cinque minuti prima di entrare in campo la mia amata nonna ha perso la sua battaglia con la vita. Una donna saggia la cui fede nella vita e la volontà di dare agli altri non può essere paragonata a qualunque essere umano io abbia mai incontrato. È importante avere più persone come lei nel mondo, perché ti fanno sentire vivo. Ti fanno sognare. Vorrei dire che indipendentemente dal giorno e dalle circostanze, questo è interamente dedicato a lei e solo a lei. Grazie per aver cresciuto mio padre. Senza di lui, questo non sarebbe stato possibile“.

STEF NON SI ABBATTE – C’è il caso di Dominic Thiem, che dopo aver vinto il suo primo Slam si è sentito avvolto da una sensazione di vuoto. L’austriaco, come Medvedev e Zverev dopo di lui tra gli appartenenti alla nuova generazione, era stato già temprato dall’altrettanto spiacevole sensazione di inadeguatezza che segue alla sconfitta in una finale Slam. Tsitsipas non ha però intenzione di farsi condizionare dai risultati e trasmette un lodevole messaggio di caparbietà. “Nonostante la sconfitta, ho fiducia nel mio gioco e credo sinceramente di poterci tornare (in una finale Slam, ndr) molto presto. Oggi ci sono andato vicino, ma c’è una piccola differenza tra il mio avversario in finale e quelli che ho affrontato prima. Negli Slam è tutta una questione di resistenza, di tenere alto il livello a lungo. Ho giocato due buoni set, non direi due set incredibili, ma non è stato sufficiente. Gli Slam sono così. Ma se mantengo la stessa attitudine, se non smetto di avere fiducia in me stesso, non vedo ragioni per le quali un giorno non dovrei sollevare quel trofeo“.

Manca però il tempo per le analisi. Tra non molte ore Tsitsipas sarà già in campo sull’erba di Halle, torneo a cui ha deciso di non rinunciare (esordirà contro Kinderknech) nonostante la prossimità con la sua prima finale Slam. “Non vedo l’ora di giocare sull’erba, ci vedo molte opportunità per me. Mi piace giocarci, anche se non ho fatto grossi risultati prima del COVID, quando ci ho giocato l’ultima volta. Proverò ad adattare il mio gioco alla superficie; credo di avere il tennis per fare bene anche sull’erba“. Priorità al campo, dunque, e niente rimpianti. “Non so se sono salito in classifica o meno (sì, ha raggiunto il suo best ranking di numero 4, ndr) ma sono contento del mondo in cui ci ho provato – anche considerando la finale. Non ho rimpianti. Avrei potuto facilmente piangere, ma non vedo motivi di piangere perché ho provato tutto. Non avrei potuto fare qualcosa di meglio“.

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Roland Garros, Krejcikova: “Non avrei mai pensato di raggiungere una finale Slam”

Un ringraziamento speciale a Jana Novotna, vincitrice di Wimbledon 1998: “Mi ha insegnato ad isolarmi durante i match, e mi ha sempre aiutata”

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Barbora Krejcikova in conferenza stampa al Roland Garros 2021

Al termine di una semifinale di tre ore e 18 minuti, Barbora Krejcikova stenta ancora a crederci: “Sono cresciuta in una piccola città dove non c’erano allenatori professionisti, quindi onestamente non pensavo che sarei riuscita a giocare ad alti livelli, volevo solo divertirmi, nessuno mi obbligava ad allenarmi. Solo a 16-17 anni, quando giocavo i tornei juniores, ho iniziato a pensare che avrei potuto avere una carriera nel tennis, uno sport che amo davvero tanto. Ma mai avrei pensato di raggiungere una finale Slam, è incredibile”.

Per lei questo risultato è il punto d’arrivo di un percorso innanzitutto umano: “Ho sempre voluto giocare grandi incontri come questo, raggiungere i round decisivi dei grandi tornei contro grandi avversarie, ma ci è voluto tanto tempo. Ora però sono davvero maturata e dopo la pandemia ho un maggiore apprezzamento di tutto ciò che mi circonda. Non so davvero cosa pensare, provo così tante emozioni in questo momento!

LA VITTORIA SU SAKKARI

L’incontro, come detto, è stato agonico, con Sakkari che ha avuto un match point sul 5-3 per poi salvarne quattro prima di arrendersi: “Si è trattato di un match durissimo, Maria è davvero forte, una combattente. Credo che avremmo meritato entrambe la vittoria, e sono molto contenta di essere stata io a spuntarla. Ci sono stati molti alti e bassi, mi sono solo detta di continuare a combattere”.

 

Barbora pensava peraltro di aver chiuso la contesa con qualche scambio di anticipo, quando un colpo di Sakkari è stato inizialmente chiamato fuori dal giudice di linea, ma la Cassazione del chair umpire ha ribaltato la decisione, fenomeno a cui ormai si può assistere solo sulla terra battuta: “Non lo so, non c’è Hawk-Eye sulla terra, quindi è difficile avere certezze. Sul momento pensavo fosse fuori, ma se il giudice di sedia la chiama dentro non c’è molto che tu possa fare, non posso fargli cambiare idea”. Va dato atto alla tennista ceca di essere riuscita a dimenticarsi quello che avrebbe potuto vivere come un torto subìto, chiudendo il match poco dopo: “Il punto è stato rigiocato, quindi ho solo cercato di azzerare tutto e vincere quello successivo, è tutto ciò che posso fare, onestamente non credo che avrei potuto fare di più durante questa partita, anche se avessi perso“.

Al termine del match, Barbora ha voluto ringraziare diverse persone che l’hanno aiutata, su tutte la campionessa di Wimbledon ’98 e sua connazionale Jana Novotna (scomparsa nel 2017), che le ha impartito una lezione tornata utile durante l’incontro di ieri: “Non penso molto al tifo durante le partite, mi concentro solo sul gioco, sul prossimo punto, sulla direzione del servizio, su dove e come colpire, cose del genere. È proprio Jana che mi insegnato ad isolarmi durante il match, ed è quello che cerco di fare; lei c’è sempre per me, prima e dopo i match“.

Barbora Krejcikova – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

UNA DOPPIETTA STORICA, PAVLYUCHENKOVA PERMETTENDO

Va ricordato che, mentre ha raggiunto la Top 100 in singolare solo lo scorso ottobre, Krejcikova è una delle migliori doppiste al mondo, cinque volte campionessa Slam fra femminile e misto. E anche in questo torneo non si sta smentendo, visto che oggi giocherà la semifinale contro Pera/Linette, sempre accompagnata dalla storica partner Katerina Siniakova. Qualora vincesse entrambi i titoli otterrebbe un risultato storico: l’ultima ad aver fatto la doppietta a Parigi è Mary Pierce nel 2000 (Novotna stessa l’ha peraltro fatta quando ha vinto il sopracitato Major): “Domani [oggi, ndr] ho il doppio, e voglio fare del mio meglio per giocare due finali Slam”.

Il doppio impegno, ancorché dispendioso, le permetterà di non preoccuparsi troppo per l’incontro di sabato; nonostante questo, però, ha comunque speso qualche parola sulla sua prossima avversaria Anastasia Pavlyuchenkova: “Per ora non voglio pensare alla finale di singolare, prima devo giocare il doppio. Anastasia è una ottima giocatrice, molto esperta: è in finale, quindi evidentemente sta giocando bene – oggi non l’ho vista giocare perché mi stavo preparando per il mio match. Penso solo che sarà una sfida divertente, me la godrò perché non mi sarei mai aspettata di arrivarci; cercherò di divertirmi e di lottare fino alla fine“.

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