Djokovic: "Non realizzerò mai davvero quello che ho fatto, se non dopo il ritiro"

Interviste

Djokovic: “Non realizzerò mai davvero quello che ho fatto, se non dopo il ritiro”

Nole è molto disponibile con la stampa dopo la sua vittoria in Australia

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Novak Djokovic - Australian Open 2020 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Dopo la vittoriosa finale degli Australian Open, che gli è valsa il suo ottavo titolo in Australia e il suo diciassettesimo Slam in assoluto, Novak Djokovic si è presentato comprensibilmente sereno alla conferenza stampa post-match. E la prima domanda, normale seguito della ‘scommessa’ tra i due pre-torneo, è proprio del nostro Direttore.

NOVAK DJOKOVIC: So quello che vuoi dirmi (guardando Ubaldo, ndt).
Ubaldo Scanagatta: Hai vinto 3 Slam in dodici mesi. 8 Australian Open. Prima volta che rimonti dal punteggio di due set a uno. Come puoi migliorare queste statistiche?
NOVAK DJOKOVIC: Vai avanti. Not…
Ubaldo Scanagatta: Penso sia “Not too bad”
NOVAK DJOKOVIC: Not too bad (ride).
Ubaldo Scanagatta: Come pensi di poter migliorare queste statistiche? Sono incredibili.
NOVAK DJOKOVIC: Ti ringrazio. Ovviamente sono grato di aver avere avuto un’altra opportunità per vincere l’Australian Open. In questo momento della mia carriera gli Slam sono le cose più importanti. Hanno la priorità. Prima che inizi la stagione mi metto in forma per questi eventi per essere al massimo del mio tennis e delle mie capacità fisiche e mentali.
Ci sono molte statistiche di cui sono orgoglioso, ma non gli do così tanto peso. Certamente mi rendo conto che c’è un sacco di storia del tennis in ballo. Ho degli obiettivi professionali. I tornei dello Slam sono una delle principali ragioni per cui ancora gioco tutta la stagione, cercando di diventare il numero 1 della storia, che è uno dei miei altri grandi obiettivi. Mi sono messo in un’ottima posizione al momento. Sono molto contento di come ho iniziato la stagione e penso che sia un’ottima base per il resto dell’anno. Ho avuto il privilegio di vincere questo magnifico torneo per otto volte. Quando inizi la stagione vincendo uno Slam ti senti più sicuro e le tue aspettative sono alte per il resto della stagione. Ma qualunque cosa succeda, la stagione per me è già di successo. Cosa posso migliorare? Ci sono tante cose che potrei migliorare nel mio tennis. Questo mi da la motivazione per allenarmi tutti i giorni, c’è sempre qualcosa su cui lavorare e ci sono sempre altri trofei da vincere.

Un anno fa eravamo con te ad analizzare la tua partita con Rafa. Una grandissima partita. Che visione hai della partita di stanotte?.
Direi molto animata. È iniziata bene, avendolo breakkato subito. Sentivo di avere l’esperienza dalla mia parte, essendo la sua prima finale. Questo break arrivato così presto è stato molto importante per me, poi si è ripreso il break ma ho vinto il primo set. Ho giocato un pessimo game ad inizio secondo set con due doppi falli. Dopo aver perso il secondo mi sentivo molto male in campo, non avevo energie. Onestamente non capisco ancora come sia successo, ho fatto quello che faccio di solito prima delle partite, ero ben idratato e tutto. Nonostante ciò il dottore mi ha detto che non ero abbastanza idratato. Ho recuperato la forza durante la metà del quarto set e sono rientrato del match. Ero davvero sull’orlo della sconfitta. Dominic è fortissimo e gioca con una forza incredibile nei colpi, specialmente con il dritto. Usa molto bene lo slice e mi ha spezzato il ritmo ad un certo punto. Ha giocato meglio di me, penso che solo un piccolissimo margine ci abbia diviso stasera, sarebbe potuta andare diversamente. Ho fatto serve&volley sulle palle break nel quinto e nel quarto ed ha funzionato, anche lì sarebbe potuta andare a suo favore. Non uso spesso il serve&volley, non sono abituato. Mi rendo conto che è una tattica molto importante in certe circostanze e sono contento abbia funzionato.

Quando senti il tuo nome associato allo Slam numero 17 della tua carriera, come ti senti? Sei impressionato o pensi ‘ancora altri 4 per il record’?
Entrambi, ne stavo parlando col mio team ed altre persone poco dopo il match, dopo che mi avevano chiesto come mi sentissi. Mi sento davvero stanco. Il mese qui in Australia è stato lungo ma pieno di successi. Penso che non realizzerò mai davvero tutte le cose che ho fatto in carriera se non quando mi ritirerò dal tennis. L’intensità della stagione tennistica, specie se giochi l’intera stagione come penso farò per i prossimi anni, non ti lascia tempo di riflettere e gioire di uno Slam. Già tra qualche settimana giocherò un torneo da qualche parte del mondo. Non lo reputo per niente scontato, non fraintendetemi. Sono molto felice e grato per quello che mi accade. Allo stesso tempo non penso di essere in grado di capire tutto quello che sta succedendo finché non tornerò a casa a rilassarmi con la mia famiglia.

Cosa ti sei detto alla fine del terzo set? Ti sentivi abbastanza bene fisicamente per pensare di rimontarla?
Non mi sentivo per niente bene. Stavo tentando di stare dietro mentalmente ed emozionalmente perché ero veramente deluso. Ero un po’ sorpreso, considerando che prima del match mi sentivo davvero bene. I primi due set soprattutto. Ma è qualcosa che devi accettare che possa accadere, queste circostanze ti inducono a provare a restare in partita. Sono riuscito a cambiare le cose quando ho dovuto annullare un break point ad inizio quarto set. Ho cominciato a servire più veloce, a muovermi meglio e a fare meno errori rispetto ai due set precedenti. Ho sentito di avere un opportunità e l’ho colta. Il quinto set potevamo vincerlo entrambi, e sapevo che ottenere subito un break sarebbe stato cruciale. Ho avuto di nuovo il vantaggio mentale ed è bastato per vincerla.

Quando eri sotto 1-2 era saltata fuori la statistica che non avevi mai vinto una finale di uno Slam sotto 1-2. Mi chiedevo se tu ci pensassi durante il match. Sulla TV si è visto che il tuo angolo ha mischiato qualcosa in un drink, una polvere o cose del genere, che poi ti sei fatto portare da un raccattapalle. Ti volevo chiedere cosa fosse e come ha influito sulla tua condizione fisica.
Non avevo questa statistica. Non sapevo di non esserci mai riuscito quindi non ci ho proprio pensato. I liquidi erano una pozione magica che il mio fisioterapista prepara nel suo laboratorio. Posso solo dire questo (sorridendo, ndt).

Poco fa hai parlato della volontà di essere il numero uno di sempre, forse la competizione che c’è tra te, Federer e Nadal. Penso che prima nemmeno immaginassi che fosse una possibilità. Potresti dirmi il momento in cui ti sei reso conto che potevi far parte di quella élite?
Mi riferivo più agli Slam. Durante la prima parte della mia carriera, sognavo di vincere più Slam possibili. Quando ho cominciato a vincere un paio di Slam all’anno lì ho cominciato a pensare di poter superare Federer e Sampras. Essere il numero 1 non è mai stato un pensiero fisso. Il numero 1 non era in discussione per me finché non ho finito da numero uno per molti anni di fila. Non riesco ad identificare bene il momento in cui ho cominciato a pensarci. Sicuramente è uno dei miei grandi obiettivi.

Cosa ne pensi delle due time violations che ti sono state chiamate? E durante il cambio di campo hai toccato il piede dell’arbitro, che è contro il regolamento. Pensi che sia stata una decisione sbagliata?
Pensavo che il secondo warning non fosse necessario. Il primo ok, ma il secondo non era necessario per le circostanze. Pensavo che avrebbe potuto reagire meglio alla situazione. Questo tipo di cose cambiano la direzione di una partita, ed era un game molto importante. Sul 4-4 l’ho breakkato di nuovo, mi sono rimesso in partita e ho perso il game e poi il secondo set. Ha completamente cambiato la partita. Non pensavo che non fosse concesso toccare l’arbitro, non è stato un gesto aggressivo. Abbiamo avuto degli scambi verbali ma nessun insulto, anche perché avrei ricevuto un avvertimento. Ora che me lo dici, anzi, lo ringrazio di non avermi dato un warning.

Tu e gli altri due big 3 riuscite sempre a cavarvela anche in circostanze avverse. Cosa pensi sia la chiave per farlo così spesso?
È difficile parlare per Roger e Rafa. Ho il massimo rispetto per loro e li ammiro per i risultati che hanno raggiunto e per quello che sono dentro e fuori dal campo. Posso parlare per me, e penso che abbiamo tutti preso traiettorie differenti nelle nostre vite, siamo cresciuti in circostanze e paesi differenti. Io sono cresciuto in Serbia durante molte guerre negli anni ’90, erano tempi difficili, c’era l’embargo e dovevamo aspettare in fila per pane, latte, acqua e altri beni di prima necessità. Questo tipo di cose ti rendono più affamato di successo in qualsiasi cosa tu scelga di fare. Penso che da qui sia nato tutto, dal fatto che assieme alla mia famiglia sono emerso da circostanze molto difficili Mi ricordo sempre da dove sono partito e mi da la motivazione per andare avanti. È sicuramente una delle ragioni per cui trovo sempre una marcia in più nelle avversità.

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Gaudenzi: “I tornei ATP dovrebbero giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze”

Dopo le polemiche su Djokovic e l’Adria Tour, torna a parlare il Chairman ATP. I tornei programmati al momento non sembrano a rischio: “La salute va sempre messa in primo piano, ma non possiamo azzerare i rischi”

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Andrea Gaudenzi (foto ATP Tour 2019)

Manca circa un mese e mezzo alla ripartenza della stagione tennistica 2020. ATP e WTA hanno pubblicato due settimane fa il calendario rimodulato che scandirà i ritmi della stagione post-Covid. Il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, dopo la bacchettata a Novak Djokovic, è tornato sugli argomenti che riguardano il Tour e la sua imminente ripresa e al sito ATP ha ribadito un concetto fondamentale di questi tempi: La nostra priorità numero uno è stata quella di proteggere la salute. E così sarà sempre. Resta l’elemento che ci dice come e quando il tennis può essere in grado di riprendere. Non prendiamo decisioni senza consultare esperti medici competenti. Disponiamo di protocolli robusti ed esaustivi da implementare in occasione degli eventi ATP al fine di mitigare i rischi di infezione, ma dobbiamo anche essere realistici sul fatto che non è possibile rimuovere tutti i rischi”.

Oltre a una prima valutazione di natura sanitaria, è stato (e sarà) necessario prendere decisioni delicate per tutto l’universo tennistico: “Dopo la salute, il nostro obiettivo principale è quello di perseguire il bene più grande per il nostro sport e di cercare di recuperare il più possibile della stagione in termini di gioco, punti di classifica, premi in denaro e offrendo il nostro sport ai fan che sono desiderosi di rivedere il tennis. Ci rendiamo conto che la ripresa del calendario non è assolutamente perfetta: ci piacerebbe avere più eventi, più opportunità di gioco e più spazio tra i nostri eventi per facilitare la programmazione dei giocatori”.

La realtà è che l’impatto economico della crisi ha fatto sì che i tornei minori siano meno in grado di resistere alla tempesta rispetto a quelli in cima ha precisato il Chairman. “Ciò significa che dovremmo bloccare l’intero Tour fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità? Il nostro giudizio è che si debba iniziare da qualche parte e se abbiamo tornei ai massimi livelli in grado di svolgersi in un ambiente sicuro, offrendo opportunità di guadagno non solo per i giocatori ma per l’intero settore, beh, questo è un inizio. A lungo termine, sono ottimista sul fatto che con le misure preventive sviluppate e l’unità dimostrata dalle parti interessate, il tennis tornerà più forte che mai e continuerà a crescere per gli anni a venire“.

 

Ciò che è accaduto lo scorso weekend all’Adria Tour ha generato molta preoccupazione all’interno del circuito, oltre che tra appassionati e addetti ai lavori. Dopo la scoperta della positività di Dimitrov, una serie di contagi a catena – ultimo in ordine di tempo quello di Ivaniseviccausati da un generale disinteresse verso le misure basilari per il contenimento del COVID-19 (nessuna mascherina, spalti gremiti, partite di calcio e basket) hanno messo il tennis sotto una luce negativa a livello globale, nonostante sia di base uno degli sport con le dinamiche di gioco più adatte al rispetto del distanziamento sociale.

Gruppo A, Adria Tour 2020 a Zara (foto HTS/Mario Ćužić)

Gaudenzi al momento non sembra mettere in discussione la ripresa dei tornei programmata per agosto: “Penso che sia naturale la preoccupazione. La situazione globale del coronavirus si sta rapidamente sviluppando e presenta molte incognite. Credo che le nostre precauzioni e i nostri protocolli siano ben formati e, in base ai piani attuali, alcuni dei più grandi eventi ATP dovrebbero essere in grado di giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze. Alla fine, però, possiamo anche attuare i piani più solidi, ma la collaborazione e l’approvazione da parte dei governi locali saranno fondamentali e continueremo a monitorare le restrizioni ai viaggi internazionali settimanalmente, con l’evolversi della situazione”.

La fine della pandemia è ancora lontana, ma per Gaudenzi è opportuno guardare anche agli obiettivi a lungo termine, valutare come migliorare il circuito e far crescere il numero di appassionati: “Possiamo fare meglio come sport? Credo di sì, altrimenti non avrei assunto questo ruolo. Per me la domanda è: come si può unire uno sport e collaborare in modo significativo per alzare l’asticella per tutti? A questo proposito, dobbiamo chiederci se la distribuzione del montepremi funziona come previsto, nella direzione che vogliamo intraprendere come sport. Abbiamo in atto un piano strategico che spera di affrontare questi temi. L’attenzione, in primo luogo, è far crescere l’intera torta per l’intero sport, ma anche garantire la ridistribuzione attraverso tutto l’ecosistema del tennis fino al Challenger Tour, il che è necessario se vogliamo uno sport sano che sia attraente e praticabile come percorso professionale”.

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Giulio Zeppieri non ha fretta: “Se hai le qualità arrivi. Il tennis in TV non mi piace troppo”

Alla scoperta del diciottenne di Roma. L’operazione alle tonsille gli ha impedito di essere a Todi, ma sarà pronto alla ripresa. Il rapporto speciale con coach Melaranci e l’amico Musetti

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Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

“La cosa più sbagliata che puoi fare è avere troppa fretta di arrivare”. Parole e musica di Giulio Zeppieri. “Ognuno deve fare il suo percorso, ognuno deve avere il suo tempo. Poi se hai le capacità e le qualità sicuramente arrivi”. Il mancino nato a Roma il 7 dicembre del 2001, oggi numero 371 del ranking ATP, è reduce dalla sua prima stagione da ‘pro’ e da un inizio di 2020 condizionato da alcuni problemi fisici: “Sono stato male a inizio anno e ho giocato pochissimo: ho fatto tre tornei e in due avevo la febbre. Ho avuto un problema alle tonsille e anche alcuni fastidi alla schiena, quindi sono stato molto fermo“. Poi lo stop del circuito a causa della pandemia di COVID-19 e il lockdown.

Raggiungiamo Giulio telefonicamente durante la pausa pranzo, tra un allenamento e l’altro, e iniziamo parlando proprio della ripresa dell’attività sul campo, alla Capanno Tennis Academy di Latina: “All’inizio abbiamo giocato solo due-tre volte alla settimana. Non ho avuto grandi difficoltà a riprendere, anche perché durante lo stop ho lavorato tanto a livello fisico con il mio preparatore Roberto Petrignani. Mancano ancora due mesi al prossimo torneo, è tanto tempo. Diciamo che l’obiettivo del ritorno in campo per ora rimane lontano, per questo motivo ancora non c’è tantissimo stimolo nell’allenarsi.

Ha destato una certa sorpresa l’assenza di Zeppieri ai Campionati Assoluti di Todi. “Avrei voluto esserci, ma ho dovuto rinunciare. Oltre al fatto che il 2 luglio farò la maturità e quindi devo studiare, alla fine ho deciso di fare l’intervento chirurgico alle tonsille: mi opero il 26 giugno”. L’intervento chirurgico non dovrebbe comunque mettere a rischio la sua presenza nei tornei di agosto: “Dopo l’operazione dovrò stare fermo almeno una ventina di giorni prima di iniziare l’attività fisica. Diciamo che potrei riprendere a giocare intorno a metà luglio, dovrei essere pronto per la ripartenza. Non so bene come si evolverà la situazione dei Futures e dei Challenger, vediamo che faranno nei prossimi giorni. Quello che sappiamo noi è quello che sanno tutti. Non ci dicono né più né meno”.

 

Chiediamo a Giulio quale sia l’aspetto da curare maggiormente in vista del ritorno in campo dopo uno stop così lungo: quello fisico o quello mentale? “Sicuramente tutti e due. Secondo me ricominciare a giocare non sarà facile. Chi si farà trovare subito pronto anche a livello mentale potrà avere un grande vantaggio rispetto agli altri”.

Lo stop forzato ha però permesso a Zeppieri di lavorare su diversi aspetti del suo gioco: Abbiamo lavorato tantissimo sul dritto, sull’approccio a rete e sulle volée. In questo periodo era necessario, è un po’ come fare la preparazione invernale. Il dritto è migliorato molto, ma c’è ancora del lavoro da fare. Così come sulle volée. I colpi su cui mi sento più sicuro rimangono il servizio e il rovescio”. Se sul cemento l’aiuto arriva dalla battuta (“Servendo abbastanza bene sul duro mi trovo meglio”), sulla terra è necessario adattare un pochino il rovescio, che l’azzurro al momento gioca ancora relativamente piatto: “È una delle cose su cui ho lavorato tanto in questo periodo. Stiamo cercando di cambiare un pochino il rovescio quando gioco sulla terra, l’obiettivo è cercare di far girare un po’ di più la palla per poi spostarmi sul dritto. Comunque credo di giocare bene anche sulla terra, sono abbastanza versatile”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Merito anche di Piero Melaranci, il coach che segue Zeppieri praticamente da sempre. “Con Piero ci siamo trovati bene fin da subito. Sono stato molto fortunato a trovare una persona così brava e preparata, non è una cosa semplice”. Qual è il segreto? Perché questo rapporto funziona così bene? Funziona perché la pensiamo allo stesso modo. Perché ha sempre cercato di farmi capire le cose e come affrontarle. Mi ha aiutato molto anche dal punto di vista mentale, anche per le cose che riguardano la vita di tutti i giorni. Sono stato con lui fin da piccolo, abbiamo passato tantissimo tempo insieme… alla fine è un po’ una figura paterna”. Insieme a Melaranci e al preparatore atletico Petrignani, anche il mental coach Lorenzo Beltrame ha un ruolo di primo piano nel team, perché come spiega Giulio “è importante per un giocatore non accelerare troppo i tempi, iniziare con calma e non esagerare subito fin da piccolo, perché certe cose possono essere complicate da capire”.

La conversazione si sposta sulla situazione del tennis maschile italiano: “Non siamo messi per niente male… credo che a livello giovanile in questo momento il movimento italiano sia uno dei migliori che abbiamo mai avuto, forse il migliore. Abbiamo tantissimi ragazzi che giocano bene”. Come il suo grande amico Lorenzo Musetti (intervistato da Alessandro Stella poche settimane fa): Abbiamo un rapporto veramente speciale, ci conosciamo benissimo. Nei tornei stiamo sempre insieme, viaggiamo insieme. Io conosco bene i suoi genitori, lui conosce i miei. La competizione c’è solo quando scendiamo in campo. Ma abbiamo giocato pochissime volte uno contro l’altro: solo tre, è assurdo!”. A proposito di giovani connazionali, a livello junior Giulio ha giocato spesso in doppio con Sinner: “Sì, un anno abbiamo giocato sempre insieme. Jannik ha sempre giocato benissimo a tennis, si sapeva che era uno che poteva esplodere. Però così, da un momento all’altro… nessuno pensava che potesse raggiungere un livello del genere in così poco tempo. Speriamo che diventi ancora più forte”.

Lo scorso anno, nella sua prima stagione da professionista, Zeppieri ha trionfato nel 25000 dollari di Santa Margherita di Pula e raggiunto la sua prima semifinale a livello Challenger a Parma (sconfitto al tie-break decisivo da Federico Gaio). Come ha vissuto il passaggio da junior a ‘pro’? “Abbastanza bene direi. Sono stato fortunato perché ho giocato pochissimi Futures, avendo ricevuto le wild card della federazione per i Challenger. Non è stato un trauma così grande. Naturalmente all’inizio il livello dei Challenger era abbastanza alto, però devo ammettere che mi sono subito adattato abbastanza bene. Una delle differenze più grandi è l’attenzione dei match e anche la qualità fisica delle partite. Ho avuto dei problemi all’inizio a livello fisico: fastidi al braccio, crampi… L’intensità della partita è molto alta. Tutta gente che lotta, che non molla mai e che sbaglia poco. È difficile. Il livello Challenger è il più duro, tutti vogliono salire e nessuno vuole scendere. Tutti si impegnano tantissimo, forse è il più difficile da quel punto di vista”.

L’azzurro si dice comunque soddisfatto del suo primo anno: “Ho giocato delle ottime partite, naturalmente molte le ho perse ma c’era da aspettarselo. Però credo di aver fatto un ottimo esordio, un ottimo anno. Ho giocato bene a sprazzi, ho avuto un po’ di difficoltà a mantenere alto il livello di gioco. Non ho avuto troppa continuità nei risultati, però è anche vero che ho alzato tantissimo il livello rispetto ai tornei che giocavo l’anno prima”.

A proposito di nuove regole e nuovi format di punteggio, che ne pensa Zeppieri della possibilità di ridurre la durata dei match? “Ho giocato con i set a quattro game, potrebbe essere un’idea ma io non credo che si possa fare a breve. Sinceramente io preferisco giocare due su tre o tre su cinque con il punteggio classico. Tre su cinque a quattro credo sia troppo corto… non c’è tempo. A me non piace come format. Vorremmo chiedergli un giudizio sull’Ultimate Tennis Showdown, ma con grande prontezza ci anticipa: Ho visto che hanno fatto un torneo un po’ strano da Mouratoglou, mi hanno parlato di alcune regole ma non ho seguito benissimo. Qualcosa si potrebbe fare, sarebbe divertente, ma sempre a livello di esibizione. Non credo si possa fare qualcosa del genere in un torneo.

Visto che secondo Patrick Mouratoglou “nessun giovane guarda più un match di tre ore”, proviamo a chiedere conferma al 18enne Zeppieri, ma Giulio ammette di non seguire molto il tennis in TV, con qualche eccezione: “Non sono uno che guarda tantissime partite di tennis, non è una cosa che mi piace troppo. Lo seguo poco… Federer lo vedo però! Diciamo che non mi metto a vedere le partite tra numero 20 e 30, però le partite importanti le guardo. Lo scorso anno ho visto la semifinale di Wimbledon tra Federer e Nadal, però mi sono addormentato. Ho visto il primo set e poi mi sono svegliato al quarto (ride, ndr). Non so perché, ma faccio fatica”. Poi ci rivela di non avere grandi punti di riferimento per quanto riguarda lo stile di gioco: Io credo che tutti siano unici, non c’è uno stile da seguire. Non mi ispiro proprio a qualcuno, ognuno cerca di essere la sua miglior versione. Comunque mi piacciono Medvedev e Kyrgios. Kyrgios più come persona fuori dal campo, anche come gioca… poi vabbè quello che fa dentro al campo sono affari suoi”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Torniamo a parlare della ripartenza del circuito e la conversazione si concentra sul nuovo calendario e gli Internazionali d’Italia: “Sono contento che si giochi, anche per la federazione. Fa piacere avere un torneo così grande anche quest’anno”. Chissà, magari salta fuori una wild card… ”Sarebbe bello, anche nelle quali. Sarebbe una bella esperienza”.

Da Roma allo US Open: “È il torneo in cui mi sono trovato meglio, anche come location. È veramente bello. Il mio torneo preferito. Zeppieri sembra condividere i dubbi espressi da alcuni giocatori: “Credo che sia giusto, per me è una cosa veramente complicata. Sinceramente non pensavo che lo US Open si facesse. Io in questo momento non mi sentirei troppo sicuro ad andare lì… anche con tutte le precauzioni del mondo. Sai quanta gente ci gira là dentro anche se non c’è il pubblico? Tutte le persone che ci lavorano, i raccattapalle, i giudici, lo staff… non sono mica poche. Però bisogna vedere anche come si evolve la situazione in questi due mesi, manca ancora molto tempo. Se fossi stato uno dei top, in questo momento avrei storto un po’ il naso, come hanno fatto molti. Però poi sicuramente secondo me ci andranno. Ovviamente se sei numero 40 o 50 ci vai al 100%”.

L’intervista giunge così al termine, ma prima di riconsegnare Giulio al campo da tennis e fargli un grande in bocca al lupo per l’operazione, la maturità e la ripartenza del circuito, gli chiediamo di proiettarsi a fine 2021 e rivelarci i suoi obiettivi: “Sinceramente non ne ho uno fisso a livello di classifica, non ci sto pensando in questo momento. Cerco solamente di migliorare tanto a livello generale, anche sul piano mentale. A fine 2021 però spero di entrare in top 100. Poi vediamo”. E il sogno invece?Essere stabile tra i primi 10 del mondo”.

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Mezz’ora con Seyboth Wild. L’unico 2000 con un titolo, il primo tennista a contrarre il coronavirus

Thiago Seyboth Wild è una delle più grandi promesse mondiali. 20 anni da poco, parla di Musetti (che ha battuto) e Sinner. Il sogno più ambizioso: battere Nadal in finale al Roland Garros. La difficile situazione nel suo Brasile

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Thiago Seyboth Wild - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

20 anni compiuti il 3 marzo, n. 114 ATP, è l’unico classe 2000 ad aver vinto fin qui un torneo ATP. È accaduto a Santiago all’inizio di quest’anno “rovinato” dal COVID-19 (è stato il primo tennista a contrarlo, sarebbero seguiti Dimitrov e Coric), più giovane brasiliano di sempre ad aver conquistato un titolo e primo teenager ad aver vinto un torneo ATP dopo Alex De Minaur nel 2019 a Sydney. Ha come coach Joao Zvetsch e il padre Claudio Ricardo Wild che gestisce una Tennis Academy. La madre invece, Gisela Christine Seyboth è medico.

Ha una sorella, Luana. Thiago parla perfettamente portoghese, inglese e spagnolo. Nato a Marechal Candido Rondon (nello stato del Paranà, nella microregione di Toledo) si è trasferito da quando aveva 15 anni a Rio de Janeiro. La sua superficie prediletta è la terra rossa. Nel calcio tifa per il Gremio e il suo difensore centrale Pedro Geromel. Nel tennis… vorrebbe avere l’intensità di Nadal, che è il suo idolo. Si definisce coraggioso e senza paura nei punti importanti, ma a volte deve combattere contro la sua pigrizia.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

Minuto 00 – Il suo nome si pronuncia con la W dura alla tedesca, perché tedesche sono le sue origini. E la successiva I resta come in italiano, quindi chi la leggesse come una traduzione all’inglese di “selvaggio” sbaglierebbe.

01:30Il racconto di come è andata a Santiago (il torneo che ha vinto), dal momento in cui all’improvviso è arrivata la wild card. Incontra Garin, che si è ritirato dopo aver avuto due set point, ma Thiago ha vinto il primo set…

04:50 – La vittoria su Ruud: “Ero sotto 3-1 15-40 nel set decisivo”.

06 – Il suo coach è in parte italiano, anche se il nome di battesimo è brasiliano e il cognome pare tedesco. Ma ne ha un altro: Pinnuzzi.

07Thiago ha avuto il COVID-19. “Un caso curioso. Non me ne sono accorto. Ho fatto il test a casa, non a Rio. Perché mia madre ha voluto che lo facessi. Ero asintomatico. Pensavo di essere negativo e invece…

08:40 – Il COVID-19 in Brasile: “Situazione bruttissima. Sto a San Paolo”.

10:00“Non sono traumatizzato… ma è molto triste. Due amici hanno contratto il COVID-19, ma sono ok ora”.

11:45Avendo già avuto il COVID-19 dovrei essere più protetto e quindi andrei a New York.

12:00“Non ho molti punti da difendere”.

13:00 – Buone relazioni con Guga Kuerten, Bellucci, Melo, Monteiro. La maggior parte dei tennisti brasiliani si allenano nel Sud del Brasile.

14:00L’ispirazione di Guga Kuerten. “È un personaggio popolarissimo non solo nel mondo del tennis…”. Invece Thiago non ha idea di chi sia Maria Esther Bueno, la più forte tennista brasiliana di tutti i tempi e Hall of Famer dal 1987 (nota triste di UBS: Maria Bueno, che era pure molto bella, è stata n.1 del mondo nel 1959, vinse tre volte Wimbledon e Roma, quattro volte i campionati degli Stati Uniti. Ha fatto il Grande Slam in doppio e conquistato in totale 19 titoli di Slam. È morta nel giugno del 2018).

16:30“Quando avevo 12 anni andai a San Paolo a vedere i campionati del Brasile e guardando Bellucci mi dissi: ‘Oh come mi piacerebbe giocare come lui un giorno’. Non sono un idolo per il Brasile, ma mi piacerebbe ispirare i ragazzini come ha fatto lui con me”.

18:00La differenza fra i tornei challenger e quelli ‘pro’. Una diversa professionalità

18:50Il match fra Thiago e Lorenzo Musetti. “Lui è più giovane, un anno o due, meno forte fisicamente ma è molto talentuoso. I muscoli non sono tutto. Non tutti hanno i muscoli di Nadal e Wawrinka: Goffin, Zverev… ad esempio Djokovic è magrissimo. Se sarà ben preparato Musetti non sarà necessariamente svantaggiato…”

US Open 2018 – Thiago Seyboth Wild dopo aver battuto Lorenzo Musetti in finale

20:00Mi piace Nadal, io ho cominciato a giocare e vedere tennis quando lui già vinceva”.

21:00“A cena, potendo scegliere, vorrei stare con Nadal, Fognini e Federer”.

21:46“Fra US Open e Roland Garros cosa sceglierei? Per vincere l’US Open, per giocare Parigi. Mi piace giocare sulla terra. In altitudine sulla terra, come Cordoba, a livello del mare sul cemento che non sia troppo veloce”

22:00 – Il suo gioco. Mi piace giocare piatto, non amo quelli che giocano top-spin stando tre metri dietro la riga di fondo”.

24:00“La maturità dipende da te, così come la professionalità. La mia priorità era sempre il tennis. Non ho mai mollato un allenamento, una sveglia mattutina, per aver preferito andare a un party”.

25:00 –Su Sinner cosa pensi? “L’ho visto giocare qualche volta. È come per Musetti, è molto magro, ma ha un ottimo servizio, ottimi colpi da fondo, è veloce, si muove bene, e sentiremo parlare molto di lui”.

27:00 – Obiettivo? Ascoltatelo, è facile anche per chi non capisce l’inglese… andate al minuto 27 e ascolterete in un minuto questa risposta e la prossima.

28:00 – Il sogno per il torneo da vincere e l’avversario? Beh… ascoltate il video, a Thiago non manca il coraggio!

29:00“I miei colpi preferiti sono…”

30:00“Sto lavorando su…”

30:00L’importanza della strategia, gli scacchi di Djokovic, “tutti dovrebbero giocare a scacchi!”

32:00 – Lo scouting su You Tube degli avversari.

32:45La vecchia Davis Cup mi piaceva di più. Ora è un torneo normale”.

34:00“Mio padre giocava a tennis, ma non so il suo ranking. Giocava a Nizza, a Lille. I miei genitori non volevano che io facessi il tennista, preferivano che facessi una vita normale. Ma io…”

35:00“I miei non mi hanno mai spinto a fare qualcosa… Penso che verranno a vedermi a New York”

36:00 – Regole che cambieresti? Niente shot-clock… sono sempre in ritardo, verrei sempre multato”.

37:00 – Thiago sorride quando dico che Flink è molto più vecchio di me…


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