La rivincita di Kenin: “Mi hanno sottovalutata, li ho fatti ricredere tutti”

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La rivincita di Kenin: “Mi hanno sottovalutata, li ho fatti ricredere tutti”

Dopo il primo, inaspettato, trionfo Slam, la tennista statunitense si racconta: “Per due settimane ho pianto ogni giorno prima dei match”

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Sofia Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Travolgente. Difficile trovare un termine più appropriato per definire la vittoria di Sofia, anche detta Sonya, Kenin a questi Australian Open, la sua prima in uno Slam. La tennista statunitense di origini russe, accreditata della testa di serie n.15 del seeding, ha superato una dopo l’altra tutte le avversarie che si è ritrovata al di là dalla rete. Ha sconfitto la sua connazionale Coco Gauff, della quale tanto e (forse persino troppo) già si parla come di una nuova Serena. Ha eliminato in semifinale la beniamina di casa e n.1 del mondo Ashleigh Barty, provocando un notevole dispiacere al pubblico australiano. Ha infine battuto in finale una rediviva Garbine Muguruza, la quale, vale la pena ricordarlo, in carriera ha vinto Roland Garros e Wimbledon, e avrebbe dovuto saper meglio gestire le emozioni. 

E invece non è andata così. O, per meglio dire, Kenin ha saputo incanalare nella maniera giusta tutta la sua emotività, quella che traspare in ogni singolo momento di ogni partita. Quella che lei sfoga continuamente parlando con sé stessa, arrabbiandosi con l’incolpevole papà (e coach) Alex che la segue dagli spalti, gesticolando nel tentativo di mimare il colpo che avrebbe potuto o dovuto fare. Alla fine, Sonya è riuscita venire a capo di questa costante battaglia con sé stessa nei momenti chiave della partita, come quando era sotto 0-40 sul 2 pari del set decisivo. “Sapevo di dovermi dare una calmata. Ero troppo nervosa. Non avevo giocato bene quel game fino a quel momento. Dovevo in qualche maniera rilassarmi e giocare meglio. Ho provato a nascondere le emozioni. Non volevo che prendessero il sopravvento su di me, ha dichiarato in un’intervista esclusiva alla WTA subito dopo il trionfo. E così è andata. La statunitense ha messo a segno cinque vincenti consecutivi e tenuto un fondamentale turno di servizio. Ha fatto qualcosa di incredibile”, ha sottolineato papà Alex. “Un commentatore di ESPN mi ha detto che non ha mai visto nemmeno Federer uscire così da una situazione di difficoltà”.

In fondo, questa emotività discende dal suo innato spirito agonistico. Come tutti i grandi campioni, come Federer, Nadal, Djokovic, Serena, semplicemente Sofia non vuole perdere, mai. “Odia perdere. Per lei non è mai stata un’opzione. Lo rifiuta e basta”, ha rivelato suo padre. E lo si vede sul campo da tennis in cui Kenin dà fondo a tutte le sue energie per trovare la maniera di vincere le partite. Riuscendo anche sopperire ad un fisico non esattamente statuario (170 centimetri di altezza), a una potenza di fuoco buona ma non devastante, ad un bagaglio tecnico completo ma non eccellente. La sua voglia di vincere riesce però ampiamente a compensare queste lacune. Una voglia che anche la sua mente e il suo corpo faticano a contenere. Per tutte le due settimane ho pianto ogni giorno prima dei match. Mi ha aiutato. Non è che lo facessi di proposito. Mi veniva e basta. Più si andava avanti nel torneo e più avevo voglia di vincerlo, spiega Kenin. “Dicevo a mio padre che doveva aiutarmi. Ovviamente è successo anche prima della finale. Lui cercava di dirmi che era una partita come le altre. Ma non lo era. Sono sicura che era anche lui molto nervoso per me”. 

 

Da questi episodi, si evince il fortissimo legame tra Sofia e papà Alex. Insieme alla moglie emigrò dalla Russia agli Stati Uniti nel 1987 per poi farci temporaneamente ritorno per la nascita della figlia. Alex si rese presto conto delle grandi capacità di coordinazione della piccola Sofia, che preferiva la pallina di feltro a qualsiasi altro passatempo. Le mise ben presto una racchetta in mano e sotto il sole della Florida cominciò ad allenarla per farla diventare una campionessa. Una rappresentazione reale del sogno americano. Una storia già vista anche nel caso ad esempio di Andre Agassi, seppur con risvolti molto più drammatici. Sofia già a nove anni era in grado di rispondere al servizio di Andy Roddick. O quantomeno lei pensava di esserlo come dimostra un divertente video che che già conoscevamo ed è tornato virale alla vigilia della finale. Già si poteva intuire come la piccola non si lasciasse spaventare dalle sfide. 

Anno dopo anno, ha continuato a lavorare e crescere, in maniera magari non particolarmente precoce ma inesorabile. Nel 2015, a 17 anni, ha raggiunto la finale degli US Open junior, persa contro l’ungherese Dalma Gelfi. “Era più giovane di me ma era già più forte di me. A livello junior le massacrava tutte”, ha raccontato Naomi Osaka. Alla fine del 2017 era già a ridosso delle top 100. L’anno dopo lo ha concluso dentro le prime 50. Il 2019 è stato l’anno della sua definitiva esplosione: il primo titolo WTA ad Hobart, il secondo a Mallorca, il successo su Serena al Roland Garros, i quarti consecutivi a Toronto e Cincinnati con vittorie su Osaka e Barty. Il premio come tennista più migliorata non poteva essere più meritato di così. 

Nonostante questi successi, il suo nome continuava ad essere lontano dai riflettori, anche all’inizio di questo 2020. Le prime pagine erano per Osaka che pur essendo solo un anno più vecchia, arrivava a Melbourne da campionessa in carica, per Andreescu che invece il suo primo Slam lo aveva vinto a New York a soli vent’anni. I loro successi sono serviti da stimolo per Sonya che ha capito che anche lei ce la poteva fare. Quando ho visto Naomi e Bianca vincere il loro primo Slam ero entusiasta. Erano così giovani e hanno ricevuto così tante attenzioni. Mi ricordo che ho pensato: e se la prossima fossi io? Quanto sarebbe incredibile? Ora sono così contenta di aver vinto questo bellissimo trofeo e che il mio nome sia scritto accanto a quello di tanti campioni. E sarà per sempre là. È incredibile”, ha affermato.

Ora anche lei ha realizzato uno dei sogni più grandi che possa avere una bambina quando comincia ad imparare a giocare a tennis. Uno degli obiettivi per il quali va ad allenarsi per ore e ore ogni giorno. “Vincere un torneo dello Slam è quello che ho sempre voluto. È stato fantastico. Tutto il lavoro che ho fatto ha pagato”, ha commentato. C’è anche spazio per togliersi qualche sassolino dalla scarpa alla fine, ne confronti di chi ad esempio quando si parlava del futuro del tennis statunitense manco la citava, preferendole le teenager Gauff e Anisimova. Due ragazzine di enorme potenziale ma che hanno ancora tutto da dimostrare. Sì, sono stata sottovalutata. Ma sai una cosa? Ho dimostrato a tutti che si sbagliavano. E questo è straordinario. L’ho fatto per me e per la mia famiglia. Condividere questo successo con loro significa tutto per me”, ha concluso Kenin. E guai a sottovalutarla la prossima volta. 

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Piatti: “Sinner si è allenato con Medvedev, Shapo, Aliassime. Vince quasi sempre lui”

L’allenatore di Jannik, intervistato dal Corriere, interviene anche in trasmissione su Supertennis. “La terra sarà dura per lui, ma anche formativa. Mi interessano di più le partite che perde”

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Riccardo Piatti (foto Gabriele Lupo)

Già a Marsiglia con Jannik Sinner per preparare l’esordio – contro un qualificato, verosimilmente martedì – l’allenatore Riccardo Piatti è tornato a parlare del suo allievo. Lo ha fatto prima al Corriere dello Sport, intervistato da Stefano Semeraro, e poi intervenendo brevemente nella mattinata di domenica per un collegamento telefonico con Supertennis.

Le partite che a me interessano di più sono quelle che perde o quelle in cui gioca male“, ha detto Piatti al Corriere. “Dopo aver perso contro Ymer a Montpellier era fuori dalla grazia di Dio per aver perso, gli bruciava da matti. Ho dovuto dirgli ‘l’anno scorso a febbraio eri numero 570 del mondo, quindi non mi rompere le scatole…'”. Pur insistendo sul fatto che gli serva più giocare che vincere, al momento – ‘150 partite ad alto livello, vinte o perse non importa‘ – Piatti si lascia sfuggire aneddoti e considerazioni che possono accendere la fantasia dei tifosi italiani: “Questa settimana si è allenato con tutti: Auger-Aliassime, Medvedev, Shapovalov, e vince quasi sempre lui. Ma deve imparare a gestire le partite. Se avesse saputo gestire meglio alcune situazioni con Carreno, avrebbe vinto in due set“.

A Supertennis ha invece parlato principalmente della stagione sul rosso molto fitta che Jannik ha in programma di disputare quest’anno. “Lui gioca bene sulla terra, ha più tempo per organizzare il suo gioco. Se gioca tanto in America forse salteremo Marrakech e avremo la possibilità di allenarci a Montecarlo, dove ci sono tutti. La terra gli serve molto perché troverà molte partite come quella contro Carreno nelle quali deve imparare a organizzare il suo gioco, giocare con il punteggio, scegliere i vari servizi in modo diverso“. Anche sulla terra, il team alle spalle di Jannik sarà lo stesso: “Ci saremo io, il preparatore atletico Dalibor Sirola e il fisioterapista Claudio Zimaglia. Quando non ci sarò io, mi sostituirà Andrea Volpini. Per Jannik i tornei sono anche momenti di allenamento, a volte si allena più sul posto che quando torna a casa. Quindi la terra sarà dura per lui, ma anche molto formativa. Speriamo che giochi tanti match difficili e che ne vinca qualcuno“.

 

Sull’assunto condiviso un po’ da tutti che il punto di forza di Sinner sia la tenuta mentale, Piatti non ha alcun dubbio. “A livello mentale ha la fortuna di venire da un altro sport, lo sci. Per lui la testa è la cosa più importante di tutto il gioco, ha già una capacità di analisi molto buona: il momento di paura o di rischio lo sente poco e lo sa controllare molto bene. Io sto lavorando molto per fargli acquisire l’idea di giocare con il punteggio, conoscere il punteggio della partita per non giocare tutti i punti allo stesso modo“.

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Fabio Fognini: “Quando sono fuori i figli mi mancano tanto”

Fabio è stato intervistato dagli olandesi di NRC e da ‘La Nuova Sardegna’. Alle prese con un problema alla gamba, salterà Marsiglia per giocare Dubai e la Davis

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Fabio Fognini - Australian Open 2020

Il percorso di Fabio Fognini all’ATP 500 di Rotterdam si è fermato sul nascere, complice anche un fastidio alla polpaccio sinistro che sta alla base anche della rinuncia al torneo di Marsiglia che avrebbe dovuto giocare la prossima settimana.

La stagione è appena cominciata, gli ottavi all’Open d’Australia sono motivo d’orgoglio e Fabio avrà diverse opportunità di esprimersi al meglio, senza difficoltà fisiche, si spera. Prima di scendere in campo a Rotterdam, domenica 9 febbraio, ha concesso un’intervista al quotidiano olandese NRC, invitando il giornalista a fare in fretta perché di lì a poco sarebbe cominciato il derby di Milano (poi vinto in rimonta dalla sua Inter): “Devo ancora organizzare tutto nella mia camera d’albergo per vedere la partita. Chiamo il servizio in camera e poi chiudo tutto”.

L’autore dell’intervista, Steven Verseput, ha fatto due chiacchiere con il direttore Scanagatta per preparare al meglio le sue domande. Le intemperanze sul campo da un lato, la straordinaria qualità del suo gioco dall’altro. Sono questi i due elementi in perpetua opposizione che occupano la stragrande maggioranza delle interviste in cui Fognini è protagonista.

Una linea seguita anche da Verseput, che chiede al numero due italiano quale sia stato l’impatto della famiglia sulla sua carriera: Adesso se vinco, vinco anche per loro. Se perdo è diverso: posso distrarmi assieme ai miei figli, prima passavo giorni a ripensare a quel punto, a quella palla. Ora provo a dimenticare più in fretta possibile. Sono una persona diversa sul campo, mi arrabbio quando gioco, ma rimango sempre me stesso, al 110% Fabio Fognini. Al di fuori cerco di godermi amici e famiglia perché si vive una volta sola. Certamente però avrei dovuto fare certe cose in modo diverso nella mia carriera“.

Hanno fatto discutere alcune frasi riportate nell’articolo e attribuite a Fabio: A volte sono pigro e questo non mi ha aiutato in passato, avrei potuto ottenere risultati migliori. Per pigro intendo preferire il divano al campo d’allenamento o alla preparazione di un torneo”. L’azzurro ha però precisato in una storia su Instagram come il giornalista abbia modificato le sue parole traducendo dall’inglese all’olandese: È uscita un’intervista che riporta parole che non ho mai pronunciato. Sono un tennista professionista e non passo le giornate sul divano, ma sul campo da tennis. Ci tenevo a precisare che quelle parole sono state tradotte e modificate dal giornalista. Era presente anche un delegato dell’ATP durante l’intervista” ha scritto Fognini.

La storia Instagram pubblicata da Fognini

Al di là delle incomprensioni, Fognini ha parlato anche della sfida con i Big Three che continuano a dominare il circuito: Quando Roger e Novak sono al meglio è davvero difficile, giocano molto veloce e non ti danno spazio. Con Rafa è diverso, ha un gioco più fisico, ti distrugge nello scambio e nella mente. Ma puoi giocare contro di lui, puoi correre”.

Chi ormai è uscito dal gotha del tennis mondiale è Andy Murray, contro il quale Fognini ha giocato una delle partite più belle in carriera sulla terra rossa di Napoli, in Coppa Davis. Sono proprio queste le occasioni dove si può ammirare il miglior Fognini. Con l’augurio di vederlo al massimo della sua forma fisica, Fabio sarà presente al TC Cagliari per il tie di qualificazione alle Davis Cup Finals contro la Corea del Sud (6-7 marzo). “Si vince sempre, in Sardegna” ha detto in un’intervista pubblicata venerdì su ‘La Nuova Sardegna’. “Ho già giocato a Cagliari contro la Slovacchia e ad Arzachena contro la Slovenia. Ricordi splendidi, compreso l’ultimo, la mia recente vacanza al Forte Village con Flavia e i bambini. Avevamo da sempre questo sogno, mettere su famiglia, e quando lei ha smesso di giocare… Adesso lei ha la fortuna di vivere i nostri figli da vicino mentre io passo tanto tempo fuori casa, e mi mancano. Tanto. È bello il mio lavoro, ma sotto questo aspetto è una fatica“.

Nel capoluogo sardo è atteso il tutto esaurito per spingere gli azzurri verso Madrid: Tutti pensano che sarà una vittoria facile, ma nel tennis niente è facile. Chiedo al pubblico di sostenerci, come sempre. In nazionale ne abbiamo bisogno, qualunque sia l’avversario. Ci aiuterà anche la superficie, la terra è il fondo preferito un po’ da tutti anche se non è il massimo perché poi andremo a giocare sul cemento in America. Giocare per la nazionale è sempre speciale, è il desiderio che qualsiasi bimbo che fa sport vuole esaudire”. Ci sarà spazio anche per il calcio nel weekend cagliaritano di Fognini: Sono molto amico di Nainggolan, ci siamo appena sentiti. Ci incontreremo di sicuro perché nel weekend che precede la partita noi saremo già in Sardegna e andremo a vedere la partita del Cagliari contro la Roma. Sono anche amico di Pavoletti, so che si è rotto di nuovo il crociato… coraggio amico!”.

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Interviste

Sinner: “Ora prevale la delusione. Sulla top 30 a fine anno dico che…”

ROTTERDAM – Dopo l’amara sconfitta contro Carreno Busta, Jannik ha parlato ai giornalisti (in tre lingue). “Devo migliorare in tutto. Mi servono tante partite così per crescere”

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

da Rotterdam, il nostro inviato

Nel viso e nella voce si riconosce ancora la forte delusione per aver offerto una bella prova e aver solo sfiorato la vittoria. Ad ascoltare Jannik Sinner ci sono il doppio dei giornalisti che resteranno a interrogare Carreno Busta, il quale alla nostra domanda sul futuro di Jannik ha risposto così: “Si vede che ha tanto talento, diverrà un gran giocatore, nei prossimi anni si parlerà tanto di lui. Non mi sorprenderei se finisse la stagione tra i primi 20, massimo 30!“.

Come una star già affermata del tennis, Sinner risponde alle domande nella sala stampa della Ahoy Rotterdam in tre lingue: si parte in inglese, si chiuderà in tedesco.

 

Quale sono le tue sensazioni?
Sono abbastanza dispiaciuto, ad ogni modo credo che entrambi abbiamo giocato un grande match, con molti scambi divertenti. Purtroppo pochi punti l’hanno deciso e mi è andata male. Ho provato a stare sempre mentalmente in partita, sicuramente potevo giocare meglio il game del 5-5.  Ora so solo che è stato un match duro, sto cercando di non pensare in modo negativo. Cerco di guardare alle cose positive e sarò pronto per il prossimo torneo.

Come ti trovi a giocare a Rotterdam?
Il pubblico è stato fantastico, mi sono divertito a giocare qui, anche ieri c’era una bellissima atmosfera. Mi piace il centrale e spero di tornare l’anno prossimo a Rotterdam.

Quali sono le cose positive che porti a casa da questa partita?
Le cose positive sono tante, ora però non sono abbastanza lucido e devo parlare ancora col mio coach per analizzare il match e cercare di rispondere a questa domanda. Non posso nemmeno rimproverarmi molto sui punti decisivi: ho cercato di stare bene in campo, di stare coi piedi vicino alle righe e lui su un match point ha fatto per la prima volta il serve e volley nell’incontro. Per me questo è stato un bel torneo e una bella esperienza, per i giovani giocare questi tornei prestigiosi è importante. Inoltre mi piace giocare indoor e su questi campi penso di poter fare bene.

Eri un bravo sciatore, ci sono dei punti di contatto tra tennis e scii. In cosa sciare ti ha aiutato nel tuo sport? Inoltre perché hai scelto la racchetta?
Forse tra le somiglianze dei due sport c’è un po’ lo scivolare, ma sono molto differenti. Nello sci sei da solo, non vedi gli avversari. Ho scelto il tennis perché sei più protagonista anche mentalmente, hai più consapevolezza. Sciando scendi un minuto un minuto e mezzo, durante i quali non sai se sei avanti o dietro nella gara, se devi andare veloce o va bene già la velocità che stai avendo. Mi piace tanto giocare a tennis e ho scelto per questo sport.

Cosa hai pensato quando hai annullato i tre match point consecutivi?
Io ho provato a stare concentrato, prima avevo sbagliato dei punti facili. In quei momenti devi essere sicuro di quel che vuoi fare e non avere dubbi per riuscire ad avere il controllo del punto. Sono situazioni che a questi livelli ancora non ho vissuto molte volte e posso imparare ancora. Non sempre ho fatto le cose giuste, ma per migliorare ho il coach che può spiegarmi come vivere meglio queste situazioni.

Quale è il tuo obiettivo per il 2020?
Il mio obiettivo è giocare 60-65 match, al momento sono un po’ indietro rispetto al programma perché a gennaio e febbraio ho giocato poco, ma questo è il nostro obiettivo e solo nei prossimi due o tre anni passerò a guardare il ranking.

Successivamente, Sinner ha risposto in italiano alle nostre domande.

In questo momento è maggiore l’orgoglio per la buonissima prova o la delusione per la sconfitta?
Attualmente è maggiore la delusione, la partita stava girando a mio favore dopo essermi trovato molto in difficoltà. C’erano molti scambi lunghi ed ero stanco, ma potevo farcela. Alla fine perdere così fa male, quando hai match point e non li sfrutti non è facile da digerire. Stasera sicuramente non dormirò tanto bene, perché penserò a cosa potevo far meglio, ma ormai è andata e devo pensare al prossimo torneo.

C’è un punto della partita che giocheresti in maniera diversa?
Non ci ho pensato ancora, al momento penso più al match point che ad altre situazioni. Se si parla di un game, magari è quello del 5 pari, però alla fine ho risposto lungo due volte, ho tirato due dritti lunghi di poco, erano scelte giuste. Il problema è che mi servono ancora tante partite così per crescere.

In cosa devi ancora migliorare secondo te?
Devo ancora migliorare in tutto, non funziona che se un giorno va bene il rovescio o il servizio non devo più cercare di migliorarli. Non è così che voglio impostare mia carriera. Devo mantenere questa mentalità finché farò il tennista, altrimenti si regredisce.

Cosa farai nelle prossime settimane?
Gioco a Marsiglia, faccio una settimana di riposo, poi Challenger Indian wells, Masters 1000 di Indian wells, Challenger di Phoenix, Miami e poi torniamo a casa.

Firmeresti per chiudere il 2020 tra i primi 30 del mondo?
Non rispondo a questa domanda.

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