Sinner batte il primo top 10 della sua carriera a Rotterdam: Goffin al tappeto

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Sinner batte il primo top 10 della sua carriera a Rotterdam: Goffin al tappeto

ROTTERDAM – Grande prestazione di Jannik dopo il walkover al primo turno. Con una sola vittoria, la prima contro un giocatore così in alto in classifica, si assicura best ranking e primi quarti in un 500

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

da Rotterdam, il nostro inviato

[WC] J. Sinner b. [4] D. Goffin 7-6(7) 7-5

Poteva esserci qualche dubbio sulle conseguenze positive o negative di non scendere in campo al primo turno, ma Jannik Sinner li ha fugati tutti in quasi due ore di gioco sull’indoor di Rotterdam. Trovatosi ad affrontare subito un top 10, il secondo della sua carriera, il 18enne ha risposto alle critiche – piuttosto inopportune – di questo avvio di stagione regolando in due set David Goffin, numero 10 del mondo. Si tratta dunque della prima vittoria contro un giocatore compreso nell’élite del tennis mondiale, che lo proietta per la prima volta ai quarti di finale di un ATP 500. Con la certezza di firmare un nuovo best ranking, che al momento sarebbe di numero 68 del mondo.

 

LA PARTITA – Il primo set è un bignami dei motivi che fanno guardare con fiducia a un futuro tennistico ad alti livelli per Sinner. Anzi, Jannik mostra che già adesso può giocare con personalità da veterano, senza timori reverenziali contro top ten, gestendo con calma e intelligenza le svariate condizioni di punteggio che una partita può proporre. Miglioramenti mentali netti, visto che sulla grande potenza e profondità dei suoi fondamentali di rimbalzo, così come sull’efficacia della prima di servizio, non si avevano dubbi. E di fronte aveva un giocatore che in questo inizio di stagione è stato capace di sconfiggere Nadal in ATP Cup, oltre ad aver fatto una semifinale e una finale su questi campi.

La freddezza nel gestire i momenti difficili la si vede sin dalle battute iniziali dell’incontro. Come quando, dopo otto minuti, sedici punti giocati, quattro palle break annullate e una per conservare il servizio, il nostro giocatore non si scoraggia nel momento in cui Goffin – con una risposta di rovescio vincente – gli strappa il servizio. Subito il tennista altoatesino reagisce con orgoglio guadagnando nel gioco successivo due palle break: sulla prima il nastro non lo aiuta, ma sulla seconda chiude con un gran dritto a uscire un bello scambio. Sul 3-3 Sinner deve nuovamente mostrare sangue freddo e annullare due palle che porterebbero 4-3 e servizio Goffin, ma ci riesce con un ace e con la complicità di un dritto sbagliato dal belga. Nel game successivo è il giocatore italiano ad avere due occasioni che lo manderebbero a servire per il set, ma il numero 10 del mondo si cava d’impiccio prima col servizio e poi costringendo Sinner a mandare in corridoio un rovescio in back. La partita è davvero equilibrata: dopo 42 minuti si è ancora sul 4-4.

Senza ulteriori possibili momenti di svolta si arriva all’inevitabile tie-break, che comincia con quattro punti vinti in risposta. Quando Sinner va sul 3-2 sentiamo piuttosto nitida – nonostante la trentina di metri che separa la tribuna stampa dal palchetto che lo ospita – la voce di Riccardo Piatti, intenta a incitare suo allievo. Rimarrà invece per tutta la partita ammirevolmente immobile e muto, oltre che scomodamente curvo appoggiato sulla balaustra e proteso con il corpo verso il campo Thomas Johansson, allenatore del belga. Jannik intanto si invola sul 5-2 e Goffin, che probabilmente non si attendeva che il parziale potesse prendere questa piega, si prende un warning per il lancio nervoso di una pallina nelle tribune. Il nostro tennista si porta sul 6-3 con un servizio vincente, ma due sue imprecisioni e un punto vinto direttamente con la battuta da Goffin portano il punteggio sul 6-6. Sinner ha il quarto set point sul 7-6, ma il nastro aiuta il suo avversario e il passante di Jannik finisce in rete. La quinta palla set è quella buona per l’azzurro, che guadagna il primo set grazie a servizio e a un dritto a uscire scagliato con coraggio e un pizzico d’incoscienza all’incrocio delle righe. Dopo un’ora e sette minuti il nostro tennista è con merito avanti di un parziale contro un top ten

Jannik Sinner – Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Sinner ha un piccolo passaggio a vuoto all’inizio del secondo set: gioca un brutto game, chiuso da un brutto rovescio in corridoio che manda sul 2-0 Goffin. Arriva però subito un’altra reazione di Jannik che nel gioco successivo subito si rimette in scia nel punteggio strappando la battuta al belga. A Goffin è fatale una volée sbagliata su un passante insidioso dell’italiano, che gli vale il break. Nel quinto gioco Sinner ha una palla per prendere il largo nel punteggio, ma ancora una volta il nastro non gli è benevolo, aiutando Goffin a neutralizzare la palla break. Si arriva al l’undicesimo gioco, quando il nostro giocatore conquista due palle break: sulla prima il 10 ATP si salva con un servizio vincente, sulla seconda pensa male di suicidarsi con un doppio fallo. Jannik gestisce al meglio i momenti che lo portano a servire per il match e senza ulteriori sbavature chiude in due ore di partita col punteggio di 7-6 7-5.

Ai quarti di finale lo attende un altro giocatore capace di grande regolarità, il numero 30 del mondo Carreno Busta, contro il quale non ha mai giocato.

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Schwartzman non si ferma: battuto anche Shapovalov, prima finale agli Internazionali di Roma

In una magnifica semifinale Diego Schwartzman ferma Denis Shapovalov a un passo dalla top 10. Sfiderà Novak Djokovic per il titolo

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INTERNAZIONALI BNL D'ITALIA 2020 Diego Sebastián Schwartzman (Foto Giampiero Sposito)

[8] D. Schwartzman b. [12] D. Shapovalov 6-4 5-7 7-6(4)

Chi l’ha detto che il tennis senza i Fab3 in campo è brutto? Chi si era procurato il biglietto per la sessione serale di domenica al Foro Italico, magari sperando di vedere Rafael Nadal, sicuramente non può dire di essere rimasto deluso dalla splendida partita disputata da Denis Shapovalov e Diego Schwartzman. Probabilmente il miglior match dalla ripresa del circuito, sicuramente la partita più emozionante del torneo fino a questo momento, il confronto di stili tra il massiccio canadese e il piccolo argentino ha regalato scambi mozzafiato, colpi stupendi ed emozioni forti per tre ore e un quarto. Probabilmente la lunghezza del match e il calo progressivo dell’efficacia del servizio di Shapovalov, che nel terzo set è diventato quasi un non-fattore, sono stati gli elementi decisivi della sfida che il canadese sembrava aver preso in mano dopo aver ceduto il primo set. Ma un po’ come gli era capitato una decina di giorni fa a Flushing Meadows contro Carreno Busta, non è riuscito a concretizzare le occasioni avute e, una volta che il match si è trasformato in una maratona, alla fine ha dovuto cedere il passo a un giocatore meno brillante ma sicuramente più solido.

Rimane solo da sperare che questo match non abbia eliminato due giocatori invece che uno solo: Schwartzman avrà poco meno di 18 ore per recuperare prima di tornare in campo per la finale, speriamo che siano sufficienti per potergli consentire di difendere le sue chance.

 

IL MATCH

Partenza a razzo di Schwartzman che approfitta di un turno di servizio d’avvio poco convincente da parte di Shapovalov (due doppi falli e solo una prima su cinque) per andare subito avanti 3-0. Il canadese non sembra in grado di trovare una regolarità accettabile e i gratuiti continuano ad arrivare in sequenza. Il “Peque” dal canto suo è invece centratissimo, non si fa stravolgere dai tentativi di variazione di Shapovalov, che prova con sempre maggiore frequenza la via della rete, e tiene con autorità la sua battuta. Quando arriva a servire per il set sul 5-3, Schwartzman si trova però sotto 0-40, causa uno splendido passante lungolinea di rovescio di Shapovalov: annulla le prime due palle break, ma alla terza deve mettere lungo un difficile diritto in allungo. Tuttavia nel gioco seguente, dopo aver fallito la palla del 5-5 mettendo in rete una voleé di rovescio piuttosto difficile, il canadese incappa in altri due errori di diritto che gli costano il set.

Denis Shapovalov a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)

Nel secondo parziale il tema tattico non cambia, ma il livello sale: Shapovalov limita gli errori e continua il pressing a tutto campo che sul 2-2, grazie anche a un paio di belle conclusioni da fondo, gli procura il break. Schwartzman accusa il colpo, inizia a commettere qualche errore di più negli scambi da fondocampo e si trova anche a fronteggiare una palla del 2-5 pesante, sulla quale però il canadese mette in rete una risposta di rovescio. Si arriva fino al 5-4, quando Shapovalov serve per il set e dal 15-0 commette tre errori e un doppio fallo concedendo al suo avversario il 5-5. Nessuno dei due però è fatto di acciaio: anche l’argentino nel gioco seguente non sfrutta due palle del 6-5, una delle quali regalata con il primo doppio fallo della serata, e subisce quattro punti consecutivi rimandando Denis a servire per il set sul 6-5. Questa volta il giovane canadese non fallisce la missione, nonostante debba annullare una palla del 6-6, e dopo un’ora e 48 minuti di gioco il match va al terzo set.

Shapovalov si fa massaggiare la schiena prima dell’inizio dell’ultimo parziale: il biondino è stato impegnato anche in diversi turni di doppio questa settimana a Roma ed è sicuramente il giocatore che ha giocato più tennis tra quelli ancora in gara. I game sono tutti combattuti, gli scambi meriterebbero ben più persone sugli spalti di quelle permesse all’ultimo minuto, ma chi è presente mostra di apprezzare, compresa una cicala che non smette di cantare dall’inizio del secondo set e si fa sentire in mondovisione. Shapovalov trova il break per il 2-1 con uno splendido game, poi sciupa tutto restituendolo con un doppio fallo finale, ma se lo riprende subito dopo con un altro game di grande sostanza. Questa volta il canadese consolida sul 4-2 dando l’impressione di poter straripare, ma Schwartzman non molla, tiene la battuta e alla terza chance riaggancia la parità sul 4-4.
Il match veleggia rapidamente (si fa per dire) verso le tre ore di gioco, e la differente consistenza delle sue battute comincia a vedersi: l’argentino deve faticare sempre di più per tenere la sua battuta, annulla due palle break con un colpo quasi magico (rovescio d’incontro su uno smash), ma poi deve capitolare cedendo ancora la battuta per la terza volta negli ultimi quattro turni.  Però nemmeno questa è la volta buona per “Shapo”, che non riesce a trovare il guizzo vincente e si fa riprendere sul 5-5.

La fine più giusta per questo match è quella del tie-break, cui si arriva dopo 185 minuti di grande spettacolo. Ormai il servizio non conta più: tre minibreak nei primi tre punti, poi Shapovalov prova una palla corta che finisce sotto la rete e dà il 3-1 a Schwartzman. Il suo vantaggio non va però mai sopra i due punti, e diventa nullo quando Shapovalov rimonta fino al 4-4. Sulla volata finale sono tre errori di diritto del canadese che emettono la sentenza e danno via libera al “Peque” e alla sua prima finale in un torneo Masters 1000.

IL PARADISO DEVE ATTENDERE

Vincendo questa partita Shapovalov si sarebbe assicurato matematicamente l’accesso alla Top 10 la settimana prossima. Tuttavia ora il suo ingresso è condizionato alla sconfitta di Schwartzman in finale contro Djokovic, dal momento che se l’argentino dovesse aggiudicarsi il titolo sarebbe lui a fare l’ingresso tra i primi 10 per la prima volta in carriera.

I precedenti contro il suo avversario in finale, il n.1 del mondo Novak Djokovic, non sono però troppo incoraggianti. I due si sono incontrati quattro volte ed ha sempre vinto il serbo. L’ultimo incontro risale all’ultimo Austrlian Open, ed è stato vinto in tre set da Djokovic, mentre l’ultima sfida sulla terra è stata proprio la semifinale degli Internazionali BNL d’Italia 2019 nella quale Schwartzman strappò il secondo set al suo fortissimo rivale.

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Djokovic spegne i bollori di Ruud. Decima finale agli Internazionali di Roma

Nole annulla due set point al norvegese in un primo set di grande intensità poi prende il controllo del match

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[1] N. Djokovic b. C. Ruud 7-5 6-3

Un antico adagio vuole che a fare la differenza tra un buon giocatore e un campione siano i dettagli. Oggi più che mai Novak Djokovic ha insegnato a Casper Ruud quando questo sia crudelmente vero. Per un set il norvegese ha condotto il gioco con una prestazione pressoché perfetta, ma al momento di chiudere, ha lasciato la porta aperta quel tanto che bastava per far rientrare Nole in partita. Ruud ha reso il pane duro al serbo anche nel secondo set, ma Djokovic, una volta messa la testa avanti, non si è più voltato, riuscendo a gestire abbastanza bene anche il solito nervosismo che sembra accompagnarlo ormai in ogni match (oggi invero alimentato anche dalla brutta giornata del giudice di sedia Adel Nour, reo di aver clamorosamente sbagliato tre palle a sfavore del serbo).

Una delle chiavi della vittoria di Nole è stato il servizio, sempre pronto ad aiutarlo nei momenti di difficoltà: su dodici ace totali, ben quattro sono arrivati su palla break. Peccato per Ruud invece che sicuramente ha molti rimpianti per quanto riguarda il primo set, ma può comunque consolarsi con un torneo davvero eccellente che gli porta in dote anche il miglior ranking della carriera (numero 30 ATP).

 

Djokovic giocherà dunque per la decima volta la finale agli Internazionali d’Italia (4-5 il bilancio), nella quale partirà da chiaro favorito contro chiunque esca vincitore dalla sfida tra Denis Shapovalov e Diego Schwartzmann

IL MATCH – Sin dall’inizio si capisce che Ruud non è sceso in campo solo per fare bella figura, già soddisfatto dell’ottimo risultato ottenuto. Il norvegese parte subito fortissimo, dettando il ritmo degli scambi con il proprio dritto. Djokovic soffre questa iniziativa e si ritrova subito sotto 3-1. Il serbo non sembra al massimo, ma riesce comunque a rendersi pericoloso in risposta. Nello scambio però gli errori arrivano con preoccupante frequenza, non solo in spinta, ma anche con il rovescio incrociato in manovra. Nel sesto gioco, durato undici minuti, Ruud salva due palle break e riesce a salire 4-2.

Il norvegese continua a comandare il gioco e va a servire per il set sul 5-4: avanti 40-15, Nole piazza un gran rovescio e una superba smorzata per annullare i due set point, prima di incassare il break grazie a due rovesci lunghi dell’avversario. Nel game successivo, il numero uno del mondo si trova ancora in difficoltà e nonostante cinque ace, di cui due sulle palle break (tre quelle annullate in questo game), impiega comunque dodici minuti per andare 6-5. A un passo dal tiebreak, Ruud sbanda e perde il servizio, mentre Djokovic lascia andare un urlaccio a pieni polmoni che rimbomba nel Centrale.

Inizia il secondo set, ma Ruud sembra ancora fermo a pensare a come abbia passato un’ora e dieci a costruire una pentola, dimenticandosi però il coperchio. Nole tiene a zero il primo turno di battuta e si procura due palle break nel secondo game. Ruud però le annulla e con molta fatica riesce a tenere il servizio. Lo scampato pericolo sembra rimettere in gioco il norvegese che torna a martellare col dritto, prendendo l’iniziativa sin dalla risposta. Quattro volte arriva a palla break, quattro volte è ricacciato indietro da Djokovic (due con l’ace). Il serbo si salva al termine di un gioco durato 12 minuti, mentre Ruud, revitalizzato, tiene il servizio a zero.

Djokovic vuole chiudere i conti e prova a dare un’accelerata alla partita. Ruud gli dà una mano steccando un paio di rovesci e cedendo a zero la battuta nel sesto gioco. Forte del vantaggio, Nole gioca molto più libero e si procura addirittura due match point sul 5-2, annullati entrambi con orgoglio dal norvegese che però è costretto ad un’onorevole resa un gioco più tardi.

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Internazionali di Roma, uno stratosferico Schwartzman elimina Rafa Nadal!

El Peque gioca letteralmente la partita della vita e batte meritatamente un Rafa un po’ impreciso

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Diego Schwartzman a Roma 2020 (foto Twitter @InterBNLdItalia)
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Clamoroso a Roma: Diego Schwartzman batte Rafa Nadal, nove volte campione agli Internazionali d’Italia, con il punteggio di 6-2 7-5 in due ore e tre minuti, prendendosi la prima vittoria in carriera sullo spagnolo. L’argentino ha giocato probabilmente il miglior match della carriera, chiudendo a +14 nel rapporto fra vincenti e non forzati e a +18 negli scambi sopra ai cinque colpi, raggiungendo così la seconda semifinale romana consecutiva.

I confronti diretti dicevano 9-0 Nadal (22-2 i set), quindi un pronostico apparentemente chiuso (anche per via del livello espresso da Rafa nei primi due match), ma va detto che alcune sfide erano state decisamente combattute, soprattutto perché Schwartzman ha la risposta e l’anticipo lungolinea di rovescio che Rafa non gradisce, ma allo stesso tempo non è in grado, per limiti fisici evidenti, di giocare in salto sui topponi del maiorchino per lungo tempo (come si vede dalla grafica), finendo alla lunga per perdere campo, senza considerare che El Peque non ha ovviamente modo di vincere troppi punti facili.

 

PRIMO SET – Rafa, come sempre, è sceso in campo con idee molto chiare, nello specifico di muovere l’avversario con il classico gancio mancino (ma anche con il rovescio incrociato in cui è migliorato tantissimo in termini di abilità di salire sulla palla per tagliare l’angolo) e di alzare le traiettorie per impedirgli di mettere i piedi sulla riga di fondo. Schwartzman ha spesso usato il recupero in back per darsi il tempo di tornare verso il centro, per andare lungolinea con il rovescio bimane alla prima occasione e anticipando, se possibile.

La prima opportunità per Nadal è arrivata nel quarto game, quando Schwartzman ha cercato di approfittare della sua posizione profonda ma ha sbagliato la palla corta. La tds N.2 ha però spedito in rete un dritto incrociato non da lui, peraltro non la prima sbavatura con il suo colpo preferito. Altri errori hanno allora propiziato una chance per l’argentino, bravissimo a trovare il dritto in corsa per lo 0-40 e a ritorcere lo slice da sinistra di Rafa contro di lui, infilando il dritto nel campo aperto per il 3-2 e servizio, coronando un parziale di 9-0 e infilando alcune smorzate carezzevoli, come quella che ha preceduto questo muro su una veronica dell’avversario:

Nadal ha avuto la presenza di spirito di provare a cercare soluzioni alternative contro un avversario serafico al cospetto del consueto martellamento sulle diagonali, anche perché in diverse circostanze era lui ad essere buttato fuori su quella di sinistra, uno spettacolo a cui non avremmo mai pensato di assistere), e ha finito per forzare e sbagliare anche per via della penuria di punti diretti con il servizio – otto prime su 21 in campo dopo il 4/5 iniziale. Schwartzman si è procurato una palla per il doppio break su un rovescio sballato, ma Nadal ha tirato fuori una smorzata vincente per cavarsi d’impaccio, ma solo brevemente, perché Dieguito ha letto nel Pleistocene la palla corta e si è procurato una nuova occasione per il 5-2, incamerato su un altro drop shot che ha a malapena raggiunto la rete.

L’ottavo favorito del torneo si è quindi procurato due set point colpendo tre vincenti con i piedi dentro il campo, ma Nadal ha avuto un sussulto d’orgoglio, capitolando però su un altro grande inside-in dell’argentino e su un proprio errore di rovescio – 6-2 in 48 minuti. Momento di puro kleos di Schwartzman, che ha chiuso il set con cinque non forzati (13 i vincenti) e il 73% di punti fatti con la prima.

Rafa Nadal – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Quattro o cinque volte avevo sentito di essermi avvicinato a lui in passato, ma oggi ho provato a fare le stesse cose e sono riuscito a capitalizzare su tutte le occasioni che mi ha dato nel primo set“, ha commentato l’argentino sul primo parziale. “Da lì mi sono detto, ‘lui non gioca da sette mesi, devo riuscire a rimanere in partita’, ed ero pronto a provare a vincere anche al terzo, eventualmente“.

SECONDO SET – Se possibile, Schwartzman ha persino alzato il ritmo nel secondo, mulinando i piedini come un Kitchen Aid e salendo a doppia palla break con un vincente di rovescio incrociato, ma Nadal si è salvato con un pallonetto su cui l’avversario ha messo larga la volée dorsale e con un servizio vincente al centro. Interrotta la striscia di game persi, Rafa ha iniziato a colpire con una violenza belluina, salendo a palla break dopo due vincenti lungolinea, eppure Diego è riuscito a rintuzzare la sua spinta con un recupero a rete e un tocco prodigiosi ancorché ansimanti, o forse ancora più impressionanti proprio per questo motivo:

L’argentino non è mai arretrato, anche perché ha giocato la miglior partita della carriera quantomeno con il dritto (ma probabilmente non solo), e si è preso il 30-40 nel quinto gioco su un passante largo di Nadal, la cui prima ancora latitava. Rafa si è allora affidato al grande classico del repertorio mancino, servizio slice e discesa a rete, tenendo anche grazie al primo ace del set. El Peque ha invece continuato a mantenere altissimi livelli d’efficienza con la battuta (65% in campo con realizzazione di 73 e 83 percento nei primi tre turni), e, per quanto paradossale, era fisiologico che l’occasione successiva sarebbe stata depositata sul suo uscio: dritto inside-out largo di Rafa e 30-40, con il Toro di Manacor a cercare di uscire dallo scambio con la più languida delle palle corte, giunta a rete quasi per miracolo – 4-3 e servizio Schwartzman.

Nadal ha quindi mostrato grande umiltà, e si è messo a contenere la spinta dell’avversario, invitandolo a prendersi il match con diverse difese in back e traiettorie alte. Schwartzman ha iniziato a sbagliare un po’ di più e si è trovato subito 15-40, concedendo il contro-break alla seconda occasione finendo lontano dalla riga sui lift dello spagnolo. Al di là dell’effetto sorpresa, però, l’argentino vive di attrito da fondo, e ancora una volta è stato Rafa, sotto nel punteggio, a spazientirsi e sbagliare, venendo breakkato a zero su un banana shot millimetrico al termine di un duello a rete.

Ancora una volta, però, il braccio di Schwartzman ha tremato, mentre Nadal ha tirato fuori il suo più bel punto della settimana proprio al momento del bisogno con una demi-volée smorta appena dopo la rete, contro-breakkando a zero su una palla malgiudicata da Diego.

In un finale senza la minima logica, con tutta l’inerzia del mondo, Nadal si è inerpicato sulla diagonale di sinistra, commettendo due errori di dritto prima di essere passato per il 6-5 Schwartzman. La terza volta è stata quella buona perché, nonostante la solita refrattarietà alla sconfitta, però, l’iberico ha continuato a commettere troppi errori nello scambio, concedendo un match point che l’argentino si è venuto a prendere a rete, lanciando un meritato urlo liberatorio. +14 vincenti/unforced, +18 nei punti sopra cinque colpi.

Le ultime tre settimane sono state pessime per me, pensavo di dover andare ad Amburgo per prendere un po’ di ritmo, e invece…“, ha detto dopo la partita. “Non pensavo di poter vincere perché non stavo giocando bene ma oggi ho trovato il mio miglior livello, ho giocato più o meno come nel nostro match del Roland Garros 2017“.

Due parole anche sull’avversario di domani, un altro mancino come Denis Shapovalov, il cui allenatore Mikhail Youzhny era alla partita: “Io e Denis ci siamo allenati spesso insieme alle Bahamas, è un gran bravo ragazzo e sta giocando bene, non è più un Next Gen visto che ormai vale la Top 10. Sarà dura, ma se gioco come oggi posso batterlo“.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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