Coppa Davis: rimonta Ungheria, bene Germania e Croazia. Si rivede la Svezia

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Coppa Davis: rimonta Ungheria, bene Germania e Croazia. Si rivede la Svezia

A Debrecen al Belgio non basta vincere il doppio. Cilic e Struff portano i loro team a Madrid, da capitano Soderling riporta la Svezia tra le grandi. Vince anche l’Austria senza Thiem. Passano Colombia e Repubblica Ceca

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Coppa Davis 2020 (via Twitter, @DavisCup)
 
 

COLOMBIA-ARGENTINA 3-1
J.S. Cabal/R. Farah b. M. Gonzalez/H. Zeballos 6-3 6-7(3) 7-5
R. Galan b. J.I. Londero 6-3 6-4

Il derby sudamericano va alla Colombia che dopo l’1-1 nella prima giornata vince doppio e primo singolare nella seconda e rimanda a casa (e agli spareggi per il World Group 2021) l’Argentina. Molto bello ed equilibrato il doppio disputato tra due signore coppie. Da una parte i numeri 1 del mondo, i colombiani Farah e Cabal, dall’altra il doppio affiatato argentino Gonzalez e Zeballos. Molto efficaci e determinati i padroni di casa che non concedono nulla alla risposta e con un break si aggiudicano il primo set 6-3. Nel secondo i servizi la fanno da padrona e si va al tie break. Equilibrio iniziale, poi gli argentini allungano inesorabilmente e grazie ad un doppio fallo di Farah vincono 7-3 rimandando le sorti dell’incontro al set decisivo. Il parziale fila via liscio senza particolari sussulti, sul 6-5 locale serve Maximo Gonzalez che subisce un paio di risposte al fulmicotone. L’ultima, quella di Farah è quella decisiva, i colombiani vanno sul 2-1. Tocca allora al “topo” Londero provare a pareggiare i conti, ma Ricardo Galan è in gran forma mentre il suo avversario fa fatica a trovare continuità. Basta un break per set a Galan per portare la Colombia per il secondo anno consecutivo alle Finals. Una vera e propria rivelazione se si pensa che fino all’anno scorso i sudamericani non erano mai stati nel World Group

SLOVACCHIA-REPUBBLICA CECA 1-3
F. Polasek/I.Zelenay b. J. Forejtek/Z. Kolar 6-4 6-4
J. Vesely b. A. Martin 4-6 7-5 7-5

La Repubblica Ceca approda per la prima volta alle Finals del nuovo formato della Coppa Davis. I cechi vincono il derby con la Slovacchia grazie a Jiri Vesely che sul 2-1 batte al termine di quasi 3 ore di battaglia il nr.1 slovacco Andrej Martin. In precedenza il doppio di casa aveva avuto vita facile contro la coppia Forejtek/Kolar, battuta con regolare 6-4 6-4 con il quale gli slovacchi avevano provato a riaprire la sfida. Sfida che Martin era arrivato ad un passo dal portare sul 2-2. Il nr.1 locale infatti, dopo aver avuto un cattivo inizio di match (subito sotto di un break e due palle break salvate dello 0-3) era stato capace di ribaltare l’andamento del primo set vincendolo per 6-4. Non solo, ma Martin si è trovato avanti 5-2 nel secondo set e ha servito per il match sul 5-3. Bravissimo Vesely a risalire la china non concedendo mai match point e vincere il secondo set 7-5. Nel terzo set era Vesely ad avere un paio di opportunità nel terzo set per allungare sul 2-1 e servizio ma Martin le annullava prontamente. Il match diventava davvero duro con scambi estenuanti, ma era ancora una volta Martin ad avere in mano le sorti del match. Sul 5-4 in suo favore lo slovacco si procurava un match point che però non riusciva a sfruttare. Ed ancora una volta l’occasione mancata veniva pagata a caro prezzo dal tennista di casa che accusava il colpo e cedeva di schianto all’avversario che con tre giochi di fila chiudeva partita e sfida

GERMANIA-BIELORUSSIA 3-1
K. Krawietz/A. Mies b. I. Ivashka/A.Vasilevski 6-4 6-4
J.L. Struff b. E. Gerasimov 6-3 6-2

Anche la Germania approda per il secondo anno consecutivo alle Finals di Coppa Davis. Battuta la Bielorussia a Dusseldorf con il punteggio di 3-1. Dopo l’1-1 della prima giornata le vittorie decisive sono state conseguite nel doppio, dove i campioni del Roland Garros in carica Krawietz e Mies hanno liquidato in due set Ilia Ivashka e Andrei Vasilevski con un doppio 6-4. Match condotto agevolmente dalla coppia di casa anche se il duo ospite non ha demeritato. Ha chiuso quindi la contesa un ottimo Jan-lennard Struff, indicato dal compagno Kohlschreiber nelle dichiarazioni alla stampa ante sfida come il potenziale leader del team tedesco. Struff ha impiegato appena 58 minuti per travolgere uno spento Gerasimov con il punteggio di 6-3 6-2.

 

UNGHERIA-BELGIO 3-2
S. Gille/J. Vliegen b. M. Fucsovics/A. Balasz 3-6 6-1 6-4
A. Balasz b. K. Coppejans 6-3 6-0
M. Fucsovics b. R. Bemelmans 6-7 6-4 6-2

Nonostante la vittoria nel doppio il Belgio non riesce a confermare la sua presenza alle Finals di Madrid e lascia campo libero all’Ungheria che rivive momenti di gloria nella Davis dopo tanti anni. Merito di Attila Balasz e soprattutto Marton Fucsovics che riescono nei singolari a ribaltare l’1-2 belga. Nel doppio infatti Gille e Vliegen dopo una partenza lenta (6-3 per gli ungheresi il primo set) avevano preso velocemente in mano le redini della sfida facendo valere la loro maggiore attitudine alla specialità. Secondo set vinto senza problemi 6-1, terzo vinto senza particolari patemi 6-4 per il 2-1 ospite. Ma nel primo singolare della giornata Balasz travolgeva uno spento Coppejans, travolto 6-0 6-3. A questo punto diveniva decisivo il singolare finale tra i due numeri 2, Marton Fucsovics e Ruben Bemelmans, il primo meglio classificato nel ranking Atp, il secondo sicuramente più esperto in Davis.

Il primo set era molto equilibrato, nessuna palla break concessa e quindi si decideva tutto al tie break. Fucsovics aveva due set point, uno sul 6-5 ed uno sul 7-6 ma non riusciva a convertirli. Anzi. Sul 7-8 regalava il set a Bemelmans con un diritto malamente sparato fuori (e annessa racchetta distrutta). Il tennista ungherese inziava a spron battuto il secondo set breakkando subito Bemelmans, il quale salvava poi una palla dello 0-3 “pesante”. Il set da quel momento in poi filava via liscio, Fucsovics manteneva il vantaggio e se lo aggiudicava 6-4. Nel terzo set non c’era praticamente storia, un gratuito di diritto di Bemelmans concedeva il break all’avversario nel terzo gioco, Fucsovics dominava gli scambi a proprio piacimento. Altro break nel settimo gioco, l’ungherese teneva la battuta a zero per la festa finale dei padroni di casa.

AUSTRIA-URUGUAY 3-1
O. Marach/J. Melzer b. A. Behar/P. Cuevas 4-6 6-3 7-5
D. Novak b. P. Cuevas 2-6 6-3 6-4

Anche senza Dominic Thiem l’Austria riesce a conquistarsi l’accesso alle Finals di Madrid. La vittoria sull’Uruguay, dopo l’1-1 della prima giornata, arriva grazie al doppio composto da due specialisti quali Oliver Marach e Jurgen Melzer e grazie a Denis Novak, vero eroe di questa due giorni di Davis a Graz. Partiamo dal doppio. Marach e Melzer sono sulla carta nettamente favoriti rispetto a Pablo Cuevas e Ariel Behar, ma gli uruguaiani si fanno valere e portano a casa il primo set (anche se ci vogliono 5 set point). La coppia austriaca non riesce a sfondare il muro uruguaiano, fino al 3 pari del secondo set equilibrio assoluto. Poi è Behar che manca 3 palle del 4-4 e complice un doppio fallo favorisce il break dei padroni di casa. Melzer tiene la battuta a zero e manda il doppio al terzo set. I servizi la fanno da padrona fino al 5 pari. E’ ancora una volta Behar a tradire gli uruguaiani. Come nel secondo set cede la battuta dal 40-15. Serve Marach che tiene il servizio senza problemi e porta l’Austria in vantaggio.

A questo punto Pablo Cuevas deve fare gli straordinari e tornare dopo una mezzoretta in campo per sfidare Denis Novak, nr.1 austriaco e giustiziere del fratello Martin nella prima giornata. Cuevas pare non accusare la stanchezze e si aggiudica facilmente il primo set 6-2. Novak prende una pausa fisiologica e al ritorno in campo sembra più tranquillo. Il tennista austriaco riesce a breakkare Cuevas e si aggiudica il secondo set con il punteggio di 6-3. Il tennista uruguaiano ora inizia ad accusare la stanchezza, ancora break di Novak che sale 3-1 a inizio terzo set. Cuveas non ne ha più, Novak trema ma porta, con qualche patema, l’Austria a Madrid chiudendo 6-4 con un bel diritto vincente. E’ inutile dire che con Thiem in campo gli austriaci diverranno alquanto temibili di Finals.

SVEZIA-CILE 3-1
M. Eriksson/B. Lindtsedt b. A. Tabilo/M. Barrios Vera 6-4 6-4
M. Ymer b. A. Tabilo 3-6 7-5 6-3

Ci voleva Robin Soderling come capitano per riportare la Svezia a livello di squadra nazionale nel tennis che conta. Battuto il Cile (senza Garin, il sorteggio era stato comunque favorevole per gli scandinavi) gli svedesi approdano alle Finals di Madrid dopo aver rischiato più volte negli anni passati di finire in serie C. A Stoccolma il doppio ha visto la vittoria di Eriksson in coppia con il veterano Lindstedt (43 anni) che hanno battuto in due set i due singolaristi cileni, Alejandro Tabilo e Barrios Vera. In verità i cileni erano partiti meglio, breakkando subito gli avversari e issandosi sul 3-1. Una volta però recuperato il break è venuta fuori la maggiore attitudine alla specialità dei padroni di casa che rimontavano chiudendo 6-4 il set e aggiudicandosi con lo stesso punteggio anche il secondo.

A quel punto erano Mikael Ymer e Alejandro Tabilo a scendere in campo nel primo singolare. Lo svedese appariva molto contratto mentre il cileno, ben guidato da capitan Massu, si muoveva molto meglio in campo. Tabilo chiudeva il primo set 6-3 e andava a servire per il match sul 5-4 del secondo set. Sul 40-30 il tennista sudamericano sbagliava una comoda voleé di rovescio mandandola in corridoio. Mancato il match point per Tabilo il match si complicava maledettamente. Anche perché Ymer ritrovava un minimo di sicurezza mentre il suo avversario andava nel pallone. Ymer infatti vinceva il set 7-5 e portava il match al terzo. Maggiore equilibrio in campo, sul 4-3 per Ymer lo svedese centrava il break decisivo e poi teneva la battuta per il 6-3 finale, la Svezia torna tra le grandi.

CROAZIA-INDIA 3-1
R. Bopanna/L. Paes b. M. Pavic/F. Skugor 6-3 6-7(9) 7-5
M. Cilic b. S. Nagal 6-0 6-1

A Zagabria il motivo principale d’interesse oggi più che la quasi certa vittoria croata (visti i singolaristi indiani) era il match di doppio, dove gli appassionati volevano godersi uno dei più forti giocatori di sempre, Leander Paes, che a 47 anni non ha alcuna intenzione di abbandonare le scene. E difatti è stato il doppio, vinto poi in coppia con Bopanna, la sfida più spettacolare della giornata. La Croazia ha poi come da pronostico battuto l’India grazie a Marin Cilic che cavallerescamente ha concesso un gioco a Sumit Nagal evitandogli un vergognoso “cappotto” nel primo singolare della giornata per il 3-1 finale.

Passiamo però al doppio. Per i croati vanno in campo Franko Skugor e Mate Pavic, gli indiani si intendono a meraviglia e in maniera semplice portano a casa il primo set con il punteggio di 6-3. Il secondo set è spettacolare, tutto da gustare per gli appassionati della specialità. I croati vanno spesso in difficoltà al servizio ma riescono a salvare 4 palle break ed alla fine si approda al tie break. Si susseguono le emozioni, i croati vanno 4-2, Paes e Bopanna si guadagnano un match point sul 6-5. Bravi i padroni di casa che lo annullano e vanno 7-6. La coppia ospite risponde a tono, annullato il set point e sull’8-7 secondo match point. Ancora efficaci Skugor e Pavic, situazione ribaltata, 9-8 per loro. Paes e Bopanna annullano il set point ma capitolano subito dopo, 11-9 per la coppia di casa. I croati si rinfrancano, finalmente strappano il servizio agli avversari nel terzo set e allungano sul 4-2. Bopanna e Paes non mollano, aggancio sul 4-4. Sul 5-6 gli indiani si procurano un match point sul 30-40, prontamente annullato. Ne arriva un altro e questa volta è quello buono. Non basterà per gli indiani ma il prezzo del biglietto è stato ampiamente ripagato. Della larga vittoria di Cilic abbiamo già detto, i croati tornano a Madrid.

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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