Pagelle: Automne à Paris, Natale a Roma

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Pagelle: Automne à Paris, Natale a Roma

Il tennis è fermo come tutto il mondo. Il Roland Garros rischia di far saltare tutti gli equilibri. Le posizioni di Federer, Nadal e Djokovic. Ma Roma con Angelo Binaghi ha già pronta l’alternativa

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Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Sono tempi duri, tempi durissimi per tutti. Confinati nelle nostre case sperando che tutto vada bene, senza nemmeno il conforto del nostro sport preferito da guardare in tv. I nostri campioni non sanno più cosa fare per tenersi in forma, chi si dedica alle faccende domestiche, chi si allena con i figli, chi si riposa.

Novak Djokovic ha mandato via social un messaggio toccante: “Prego per la vostra salute e la vostra guarigione. Possa Dio guarire qualsiasi malattia voi abbiate, fisica e mentale o spirituale”. Non sono mancate le affettuose risposte nella chat di gruppo dei tre fenomeni. Rafa ha ringraziato: “Sei un grande Nole, grazie ad aver pensato anche chi soffre per i tic”. Commossa la reazione di Federer: “Grazie Nole, troppo buono, ma non dovevi. Lo sai che faccio il possibile, ma per guarire le malattie mi serve ancora un po’ di allenamento”.

Intanto in questo periodo di calma piatta apparente la scena se la sono presa i nostri cugini d’Oltralpe, con la scelta unilaterale di spostare il Roland Garros a settembre, in barba al calendario di ATP e WTA. Non sono mancate le reazioni nel mondo del tennis. Mirka Federer l’ha presa con filosofia: “Non metto in dubbio il fascino di Parigi a settembre, ma purtroppo Roger in quei giorni è impegnato ad Harvard per una laurea honoris causa in Management dello Sport e qualche attività collaterale nei dintorni”.

 

Neutra la reazione di Nadal: “Per quanto mi riguarda, il torneo potrebbe anche non giocarsi o almeno ridurlo a quella mezzora della premiazione che si tiene dopo la conclusione della finale, ho già pronto il discorso, devo solo sostituire la parola douze con treize”.Sportivo invece il commento degli organizzatori del Torneo di San Pietroburgo, in programma proprio nella settimana dal 21 al 27 settembre. “Siamo sereni, d’altra parte i francesi hanno già provato una volta un paio di secoli fa ad invadere spazi appartenenti alla Russia e sappiamo come è andata a finire…”.

Alla fine, come sempre, una soluzione diplomatica si troverà. L’idea che va per la maggiore al momento è giocare la Laver Cup la prima settimana: la squadra vincitrice qualificherà otto giocatori che si sfideranno dai quarti in poi a Parigi. L’unica particolarità è che la squadra dell’Europa sarà sostituita dalla squadra di Maiorca che affronterà in diciotto singolari e ventiquattro doppi ( per l’occasione Moya tornerà in campo) il resto del Mondo.

Insomma, va bene il dilemma Roland Garros, ma sarebbe il caso di occuparci dei problemi di casa nostra. Il Presidente Angelo Binaghi, al di là del tenore allarmato delle  dichiarazioni e della mail inviate ai tesserati, non è affatto preoccupato. Voci di corridoio lo vogliono serenissimo: “Beh i francesi hanno speso tutti quei soldi per il tetto, noi siamo stati più lungimiranti e abbiamo risparmiato…”.

Le casse federali per fortuna sono ben fornite grazie soprattutto alla geniale invenzione della Tessera Gold, che ha trovato larghissima adesione trai tesserati. In ogni caso il torneo si farà. Allo studio ci sono varie soluzioni, che verranno sottoposte ad un comitato scientifico composto da Max Giusti, Fiorello e Albano Carrisi il cui parere conterà per il 40%. Il restante 60% sarà appannaggio del televoto dei titolari di Tessera Gold, perché la democrazia è tutto.

In realtà, ma questa è un’anticipazione raccolta da una fonte sicura e segretissima, la decisione sarebbe già presa. Il torneo di giocherà regolarmente a Roma nella settimana dal 24 al 31 dicembre e prenderà il nome di “Natale di Roma”, preceduto dalle consuete lunghissime pre-quali a ottobre e novembre che, coerentemente si chiameranno “Marcia su Roma”. Binaghi propende per tale soluzione: “A Natale a Roma non piove mai” e ha in mente una serie di iniziative collaterali, quale il Presepe Vivente nel Campo delle Statue con Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli a comporre la Sacra Famiglia in compagnia di Jannik Sinner. Per il bue e l’asinello c’è ampia scelta.

Previsto anche per tutti i bambini l’arrivo della Slitta di Babbo Nadal con papà Sebastian accompagnato dal fratello Toni vestito da Elfo. Per evitare polemiche con i tifosi di Federer, Binaghi ha precisato: “Robert non è abituato a soffrire, non mi piace, poi avrei dovuto raddoppiare il prezzo dei biglietti per i bambini”.

L’unica problematica potrebbe nascere da un’eventuale opposizione del Sindaco Raggi, la quale sta segretamente tramando per riscattarsi agli occhi dei suoi elettori e ospitare in quel periodo le Olimpiadi che Tokyo non potrà ospitare. In quel caso il torneo si terrà ad agosto a Nuoro, dove nella segretezza più totale, volontari muniti di tessera Gold stanno edificando sopra dei Nuraghe i nuovi campi in terra rossa. Lo Slogan di Binaghi è già pronto: “Roma wasn’t built in a day, ma noi sardi siamo un’altra cosa”.

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Pagelle 2020: l’anno vecchio se ne va e mai più ritornerà

L’annus horribilis volge al termine tra una bolla, Wimbledon cancellato e tanti problemi. L’aggancio di Nadal, gli acciacchi di Federer, le peripezie di Djokovic. La conferma di Osaka, l’esplosione di Sinner a reti unificate e il tennis che verrà

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Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica - US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Ed eccoci qui, con il maledetto 2020 alle porte e il 2021 che non sappiamo ancora tennisticamente cosa ci offrirà, tra una quarantena e un torneo, gli spalti desolatamente vuoti e conferenze stampa via zoom.

Dicevano che non c’erano più le mezze stagioni, ma come vogliamo chiamarla quella appena andata in archivio? Il numero uno del mondo è sempre lui, Novak Djokovic (8,5) che per conoscere una sconfitta sul campo ha dovuto attendere l’undici di ottobre, ma in mezzo ci ha messo un po’ di tutto. Il trionfo a Melbourne e la striscia di imbattibilità diventano imprese sfocate dinanzi alle gesta di Novax Djokovid fuori dal campo. L’Adria Tour resta il capolavoro in salsa Covid del 2020 del tennis, una roba da fare invidia al Billionaire, poi la PTPA e i sogni di secessione. Uhm… secessione, scetticismo sul covid, fede milanista… questo Nole comincia ad avere troppi punti in comune con uno di verde vestito, e non stiamo parlando di Hulk.

In mezzo a tutto ciò, la sventurata pallata alla sig.ra Laura Clark (10 e oscar come attrice non protagonista) gli è costata un probabile altro Slam in saccoccia, con tanti ringraziamenti di Dominic Thiem (9) finalmente vincente in un major nonostante la finale del ciapa-no di New York. D’altronde se ci sono volute una pandemia e una squalifica per vedere un nuovo vincitore Slam nel 2020, speriamo di non dover invocare lo sbarco degli alieni nel 2021 per goderci un Next Gen campione. Di sicuro, a Wimbledon si saranno assicurati anche per tale eventualità, mentre a Parigi, dopo aver inaugurato il tetto magari staranno pensando di giocare il torneo nelle feste di Natale: vuoi mettere l’atmosfera incantata di Parigi con gli addobbi? Ma tanto, giugno, ottobre o dicembre, caldo, freddo, vento, pioggia o neve la sostanza non cambia: alla fine vince sempre Rafa Nadal (9), che giustamente si è preservato per l’unico appuntamento dell’anno che per lui conta.

Nel 2020 abbiamo dunque avuto il 20-20 con tanto di tweet signorile del presunto Goat agganciato. Pare inoltre che i due primatisti Slam abbiano già predisposto il tweet congiunto da postare l’inevitabile giorno in cui anche il terzo Fab li raggiungerà in vetta: “Benvenuto tra i recordman ma ci sono arrivati P.T.P.A. (Prima i Tennisti Più Amati)”. Immediato un retweet piccato di una che conta: “Vi siete dimenticati di me solo perché sono donna, mamma e nera, ma il Goat sono io”. In realtà per Serena Willams (5) è stato un anno positivo, nel quale non ha perso nemmeno una finale Slam.

Più o meno come per Roger Federer (S.V.) che ha giocato un solo torneo, ha fatto semifinale e poi tra un’operazione e l’altra ha cominciato a far scivolare nella mente dei suoi tifosi quello che a breve sarà il tennis. In compenso ha imparato a giocare sui tetti con Carola e Vittoria (10) e anche se a breve diverrà “un manichino”, resterà sempre “quello forte”.

Ma il 2020 qualcosa di buono lo ha portato, ovvero la rinascita del tennis italiano. Il Presidentissimo Angelo Binaghi (10 come le rielezioni) ha salvato gli Internazionali d’Italia al grido di “Bolla o non bolla arriveremo a Roma”, inventandosi uno strepitoso voucher e un mirabolante supervoucher per non rimborsare i biglietti agli sfortunati possessori, ma nulla è perduto: se anche l’edizione del Foro Italico 2021 e le ATP Finals di Torino dovessero malauguratamente giocarsi a porte chiuse, i possessori del supervoucher avranno diritto ad una dose di un innovativo vaccino anticovid-19 estratto dal latte di pecora del Gennargentu.

Intanto Jannik Sinner (9) tra un’intervista a Che tempo che fa, un reportage a La vita in diretta, un’esclusiva al tg1, uno speciale su Sky, una sorpresa a Pomeriggio Cinque, una sit-com giornaliera su SuperTennis e una partita con Topolino su Disney Channel – sperando nella conferma della soppressione di Indian Wells così da potersi tenere libero per la settimana del Festival di Sanremo – ha battuto i primi top-10, ha scalato le classifiche, raggiunto i quarti al Roland Garros guadagnandosi un inizio di 2021 da sparring partner di Re Rafa, vinto il primo torneo e fatto impazzire l’Italia intera. Ma ha spalle larghe ed è altoatesino, pertanto non soffrirà la pressione e continuerà il suo percorso che lo porterà a vincere almeno tre Slam il prossimo anno.

Ma siccome non ci basta aver trovato il nuovo Fausto Coppi, abbiamo trovato subito anche il nuovo Gino Bartali: Lorenzo Musetti (7,5) con il suo tennis, la sua leggerezza, il suo carattere, il suo fisico opposto a quelli di Jannik è già pronto a dividere l’Italia in due fazioni, in un tripudio di nuovi appassionati di tennis, quelli del sessantaquattro a sessantadue. Ma insomma, non è il caso di fare gli schizzinosi! Venghino, signori venghino! Avvicinatevi al tennis e soprattutto tesseratevi!

Lorenzo Sonego (8) racconterà che in un giorno di ottobre ha preso a pallate il numero uno del mondo in un anno che lo ha promosso a testa di serie negli Slam, mentre Matteo Berrettini (5) ha pagato dazio ad acciacchi e pressioni dopo l’esplosione del 2019. È stato comunque un anno difficile per tanti, specie per Fabio Fognini (S.V.), due caviglie operate e un grosso in bocca al lupo per il futuro: da Barazzutti a Mancini si passa da un ct all’altro ma vuol dire che ha ancora voglia. Martina Trevisan (9) è stata la favola e la luce azzurra del tennis femminile, insieme a Elisabetta Cocciaretto (7,5), mentre Camila Giorgi (5) è sempre Camila Giorgi e Sara Errani (6,5) è tornata a buoni livelli, salvo aggiudicarsi l’oscar per la peggior rosicata nel match contro Kiki Bertens a Parigi.

Mentre uno strepitoso Adriano Panatta (10) si è dato al cinema ma vendendosi alla corona francese nel film dei tre moschettieri, tra le donne abbiamo avuto la conferma di Naomi Osaka (8) e due nuove campionesse Slam come Kenin (8) e Swiatek (8,5): i posteri o magari Agf ci diranno se le ritroveremo tra le Ostapenko o meno.

ATP e WTA hanno cominciato l’anno parlando di una fusione o comunque di una maggiore sinergia e lo hanno terminato annunciando la soppressione dell’app del live-score (0 al colpo di genio). Doveva essere l’anno dell’esplosione dei Next Gen e invece abbiamo perso per strada Stefanos Tsitsipas (5), mentre a Sascha Zverev, alla prima finale Slam, non abbiamo il coraggio di dare un voto per tutte le belle vicende che abbiamo ascoltato in giro; diciamo che sospendiamo il giudizio…

Daniil Medvedev (8) ha provato a prendersi un anno sabatico ma poi, visto che più o meno l’ avevano preso tutti, verso la fine si è ricordato di essere un mostro e ha portato a casa Bercy e le Finals (battendo 1, 2 e 3 del mondo), anche se ultimamente da Dimitrov, a Zverev a Tsitsipas i ‘Maestri’ hanno perso subito la bacchetta magica. Rublev (8), Shapovalov (7) e Schwartzman (8) hanno scoperto la top-10 e chi vivrà vedrà.

Verrebbe da dire buon anno e buon tennis a tutti, ma visto che lo abbiamo fatto pure lo scorso anno, forse sarà meglio soprassedere. Il tennis tra qualche giorno riparte, avremo nuove sfide, nuovi tornei e nuove avventure, è il caso di essere ottimisti, dovremo essere tutti positivi! Ma anche no…

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Pagelle: ATP Finals, profondo russo

La stagione più anomala della storia va in archivio con il trionfo di Medvedev. Djokovic confuso, Il tabù di Nadal e l’anno che verrà

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Daniil Medvedev 10
Ha battuto i primi tre giocatori del mondo uno dopo l’altro, stroncato Djokovic, stoppando Nadal al momento di servire per il match e rimontando Thiem. Dieci vittorie di fila, compreso Bercy. È vero che ha dormito fino a ottobre e che  chi ha vinto gli ultimi master (Dimitrov, Zverev e Tsitsipas) non si è saputo confermare a livello slam nelle stagioni successive, ma questo russo dal tennis molto originale ma tremendamente efficace sembra avere tutte le carte in regola per l’assalto alla diligenza e alla dirigenza del tennis mondiale. Poi magari un giorno esulterà e ci regalerà un sorriso…

Dominic Thiem 8,5
Ha pagato quell’ora di tennis in surplus della semifinale, colpa dei quattro match point falliti (uno in particolare). Ma Dominator ha dimostrato in questo master di essere stato il miglior giocatore dell’anno, forse pronto per il numero 1. Per un ex terraiolo la doppietta Us Open-Master sarebbe stata da sballo e invece per il secondo anno di fila deve accontentarsi del premio di consolazione. Massu è pronto a metterlo sotto già da domani con l’obiettivo Australian Open (ammesso che si giochi a gennaio).

Novak Djokovic 6
Ha fondato la PTPA, si è dimesso dal Council Atp, poi si è ricadondato e gli hanno cambiato le regole nottetempo. Nelle more è riuscito a farsi squalificare da uno slam per una pallata e nell’altro si è fatto piallare da Rafa in finale. Infine, con la proposta di ridurre tutto il tennis alla formula del 2 set su 3 si è giocato le ultime simpatie degli appassionati. Mezzo voto in più per aver resistito alla furia di Thiem ma forse il numero 1 dovrebbe concentrarsi un po’ più sul campo. O magari vuole solo far illudere il resto del mondo che è sul viale del tramonto, prima di distruggere tutti ancora una volta…

 
Novak Djokovic – ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Rafael Nadal 6
Un tabù è un tabù e questo master non ne vuole sapere di venire dalle parti di Manacor. Certo, senza Roger, con Nole non irresistibile e con una stagione non massacrante come al solito, sembrava giunta la sua occasione. E invece il martello Medvedev ha piegato l’incudine Rafa. Ovviamente non si arrenderà e ci riproverà ancora, ancora e ancora.

Alexander Zverev 4,5
Che avesse altro per la testa è parso chiaro. Sospendendo il giudizio per l’extracampo, in attesa di eventuali strascichi giudiziari, diciamo che Sascha non ha fatto  proprio la figura del maestro.

Stefanos Tsitsipas 4,5
In un anno dalle stelle alle stalle. Da Apollo a pollo il passo è breve, ma Stefanos ha stoffa per riprendere il cammino. Certo deve darsi una regolata perché quella tendenza a specchiarsi nel bello a tutti i costi, rischia di tornargli indietro come un boomerang o come un gancio di Rafa su un rovescio al salto.

Stefanos Tsitsipas – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Andrey Rublev 5
È vero che era un esordiente, ma il master ha insegnato che i più in forma a fine stagione possono sorprendere tutti. Si è consolato con la prima vittoria, ma la strada per raggiungere i vertici anche nei tornei importanti è ancora lunghetta.

Diego Schwartzman 4
Voto ingeneroso?  No, perché nutriamo grande stima per El Peque e l’impressione è che si sia accontentato di ritrovarsi tra gli eletti, quasi come un imbucato alla festa a corte. E invece Dieguito ha dimostrato di poter dare fastidio a tutti, certo magari di più sulla terra, ma poteva e doveva fare meglio.

Giudici elettronici e vaschette per gli asciugamani 10
C’e voluto il Covid per arrivare ad una soluzione così logica. Il prossimo passo sarà togliere il vigile urbano dal seggiolone, così da eliminare il bersaglio per gli strali di qualche scalmanato.

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Pagelle: zona Sinner, il rosso che unisce

L’Italia divisa tra zone e colori, riscopre il tennis grazie alle imprese di Jannik. Intanto nel paese di Machiavelli, con una tessera agonistica si potrà giocare in barba alla pandemia

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Jannik Sinner - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

Potremmo dire che siamo un paese senza speranza, ma purtroppo con Speranza e le sue ordinanze abbiamo imparato a convivere. Eravamo il paese dei Comuni, siamo diventati il paese delle zone colorate, dal giallo al rosso, a volte senza passare dall’arancione.

Ma in questo daltonismo epidemiologico c’è un rosso di capelli che ha fatto innamorare l’Italia unita: da Scilla al Gran Paradiso, da Nuoro a Recanati, Jannik Sinner (10) è il simbolo dell’Italia che rinasce. Anche mamma Rai (un po’ meno i suoi telecronisti) ha riscoperto il giuoco della pallacorda, giornali, radio e internet hanno già spinto Jannik al livello dei Tomba, Pantani, Pellegrini e Valentino Rossi. Certo, ci sarebbe da chiedersi dove fossero Lor Signori quando il prode Jannik raggiungeva i quarti al Roland Garros, ma c’è da capirli, in quei giorni si era occupati con i protocolli Figc e gli 0-3 a tavolino…

Comunque la prima volta non si scorda mai e Sinner non dimenticherà il plebiscito bulgaro, né tutta questa improvvisa attenzione lo distoglierà dal percorso saggiamente tracciato da Riccardo Piatti (10). Il quale ha definitivamente abbattuto il ridicolo totem del luogocomunismo secondo il quale “i giovani devono crescere senza pressioni”. Se non si è in grado di reggere le pressioni, è meglio lasciar perdere lo sport professionistico (e tanto altri mestieri, in verità). Ma insomma, Jannik ha spalle larghe e sta già facendo le valigie per l’Australia, mica per le Maldive o la Polinesia.

 

L’effetto domino a cascata sull’intera nazione è chiaramente rappresentato dalle masse di sportivi (e non) piombati sul tennis. Da bar e da campo. I primi, hanno momentaneamente messo nel cassetto la specializzazione in virologia per tirare fuori il loro passato da campione mancato per colpa del menisco ballerino, ah quella volta che nel torneo under-8 presi a pallate Fognini…

I secondi invece, trapiantati dagli altri sport da contatto e quindi a lungo inibiti dai DPCM, hanno dato corpo alle mandrie di tennisti desiderosi di far valere i proprio diritto all’agonismo e portatori della sana resistenza contro le armate del coronavirus e della dittatura sanitaria. Ma insomma! Si vorrà mica limitare questo diritto a pochi eletti? Eh no, amici, “il movimento è in salute” (cit.) e bisogna assecondare i desideri del popolo racchettaro.

Come per magia pertanto, la zona rossa per i tennisti dotati di tessera agonistica (anche un dilettante di quarta categoria NC può averla) non esiste più. Ebbene sì perché come oramai saprete i circoli possono rimanere aperti per i tornei federali e per gli allenamenti dei tesserati agonisti finalizzati alla partecipazione dei detti tornei. Poco male, si dirà, quanti tornei saranno organizzati e per quanti tesserati in piena pandemia? Fatevi un giro sull’app della FIT e scoprirete che nelle zone rosse di Lombardia e Piemonte (ma a breve accadrà anche nelle altre regioni neo-rosse) sono fioccati tornei federali con… tabelloni a 400 giocatori o tornei-rodeo (da completare in 2-3 giorni) con 180 iscritti. Tornei credibilissimi ovviamente, cosa volete che ci voglia a completare un tabellone a 400 iscritti in un circolo con due campi, giocando all’aperto in inverno. In Lombardia e Piemonte.

Insomma un lascia passare per tanti tennisti della domenica che potranno continuare a giocare tra loro in barba ai divieti. Versando ovviamente un obolo a mamma-FIT per l’iscrizione al torneo, perché da qualche parte i soldi per rimborsare quei miscredenti che non hanno accettato il super-voucher pure si dovranno trovare… Venghino signori venghino! Ammirate le gesta di Jannik! Pregustatevi le magie di Lorenzo il Magnifico! Godetevi i colpi di Sonego, Berrettini, Fognini e compagnia! E, soprattutto, tesseratevi, iscrivetevi e giocate, giocate e giocate: il tennis è uno sport sicuro, una strada si trova sempre…

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