Lo splendido giardino del Roland Garros: dalla polemica al trionfo

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Lo splendido giardino del Roland Garros: dalla polemica al trionfo

Il campo intitolato a Simonne Mathieu, che vinse due volte a Parigi prima di andare in guerra, è ‘un’idea bizzarra eseguita alla perfezione’

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Il campo Simonne Mathieu - Roland Garros

[Ubitennis inaugura una collaborazione fissa con un grande amico del sito, John Martin. Vi proporremo una serie di traduzioni dal suo blog, World Tennis Gazette. Trovate qui l’articolo originale, di seguito tradotto, dal titolo
‘The French Open’s Splendid Garden: A Lengthy Controversy Ends In Triumph’]

PARIGI – Quando il Roland Garros 2019 è iniziato, le proteste non hanno più trovato spazio al limitare del Bois de Boulogne.

Qui, inondato di luce, c’è un campo da tennis circondato da quattro splendide serre ricolme di piante provenienti da quattro continenti, e intitolato a un’attivista per i diritti delle donne ed eroina di guerra del secolo scorso, Simonne Mathieu. “La serra che guarda ha sud ha piante africane, l’Asia è in quella a est, l’Oceania in quella a nord, e l’America in quella a ovest“, ha detto il Garden Director Paul Guillou in un’intervista con Christopher Clarey del New York Times.

 

Il giorno dell’apertura, migliaia di spettatori hanno attraversato le serre, passando sotto ad arcate di vetro che li hanno incanalati ai loro posti. Al loro fianco, racchiusi fra le vetrate, c’erano 500 diverse specie di flora e fauna importate da vari giardini del globo, idratate da una sottile nube di vapore.

Sul campo, mentre iniziavano le partite, si è iniziata ad avere la sensazione di trovarsi in un santuario, al cospetto di una scena sacra in pieno corso. Per qualche momento è stato possibile dimenticare le dispute e i travagli che hanno preceduto questo giorno.

Non siamo dei selvaggi“, ha insistito Alain Riou, un dirigente dell’Open di Francia, quando ci siamo parlati tre anni fa, dopo che esperti di storia dell’orticultura aveva bollato il progetto profano, dissacrante, un attacco alla natura. Il Jardin des Serres è un luogo importante per gli storici e per gli orticultori, poiché risale a quasi 250 anni fa, quando fu creato come santuario della botanica sotto re Luigi XV. Inoltre, è la serra da cui vengono prese le piante che adornano gli edifici municipali.

Temendo di perdere il supporto popolare, la Federazione francese aveva intrapreso una campagna in difesa del progetto, affissando dei manifesti in giro per Parigi. Sulle recinzioni del Roland Garros avevano iniziato a spuntare cartelloni che negavano le argomentazioni dei contestatori – uno di questi prometteva che non sarebbe morto nemmeno un fiore. In realtà, mentre si giocavano i match e gli spettatori si abituavano alla nuova cornice, era impossibile dire se ne fossero morti, per un semplice motivo: molti nuovi e splendidi fiori erano stati portati e piantati, quasi per magia.

L’intitolazione del campo a Mathieu ha poi aggiunto un nuovo colore alla sua collocazione nella storia francese – durante l’occupazione tedesca nel corso della seconda guerra mondiale aveva guidato un contingente femminile del governo in esilio, guadagnandosi la Légion d’Honneur. Prima, però, aveva vinto 13 tornei fra il 1929 e il 1939 (in singolare e in doppio), fra cui le edizioni del ’38 e del ’39 del Roland Garros, e raggiunse la finale femminile la bellezza di otto volte nel decennio precedente alla guerra – lungo la strada che porta al Mathieu Court ci sono targhe e foto che raccontano la sua vita e riportano la provenienza delle varie piante.

Le serre viste dagli spalti (World Tennis Gazette/John Martin)

L’impegno a lungo termine della Federtennis francese ha dato i suoi frutti, raccogliendo il plauso del suo stesso presidente, Bernard Giudicelli, nonché del Tournament Director Guy Forget.

Secondo il New York Times, il campo Mathieu “non esisterebbe senza la persistenza della federazione, che ha finanziato il progetto e che ora ha lo spazio extra e l’attrattiva di cui gli organizzatori sentono di aver bisogno per tenere il passo con gli altri Slam“.

Anche dal punto di vista estetico l’accoglienza è stata positiva: infatti, il New Yorker ha definito “sublime” l’esperienza di sedersi nel giardino. Tutto è finito bene nonostante le polemiche, ha scritto l’autore dell’articolo Gerald Marzorati, dato che “Alla fine, Parigi ha ottenuto una nuova serra, una che circonda ingegnosamente un campo da 5.000 posti“.

Simon Briggs del Telegraph l’ha definita “un’idea bizzarra eseguita alla perfezione” e “uno spettacolo da non perdere“, mentre Architectural Digest l’ha definito “il più spettacolare fra i nuovi stadi da tennis“. La recensione più spettacolare, però, è stata quella di Richard Evans di Tennis Magazine, che ha chiamato l’assolato campo “bellissimo” e “unico” – c’è da scommettere che saranno in molti a pensarlo.

Evans, autore e storico del tennis di stirpe, ha anche aggiunto: “Quando scoppiò la guerra, Mathieu era a New York per lo US Championships di Forest Hills. Appena le giunse la notizia, però, ritirò la sua partecipazione e si imbarcò alla volta della Francia“. Poco tempo dopo era Bournemouth, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, dove si era arruolata nell’Auxiliary Territorial Service [il ramo femminile dell’esercito britannico, ndr]. Quando il Generale De Gaulle giunse nel Regno Unito per mobilitare l’esercito della Francia libera, chiese subito alla campionessa di tennis di organizzare una divisione femminile – la prima di sempre nell’esercito francese.

La Tenente Mathieu radunò in poco tempo un centinaio di esuli francesi che garantirono supporto logistico alle forze di De Gaulle. Successivamente venne promossa a Capitano, e si unì al futuro Presidente della Repubblica ad Algeri. Non ha mai rivelato molto delle sue attività di guerra, ma si ritiene che molte di queste fossero operazioni clandestine“.

“Fa strano ricordare che Alice Marble, che aveva battuto Mathieu nelle finali di doppio di Wimbledon e Forest Hills del 1938, stava lavorando nello stesso periodo come spia dei servizi segreti americani in Europa“.

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Personaggi

Arthur Ashe, l’eroe di Wimbledon 1975

Il 10 luglio 1943 nasceva Arthur Ashe. Dotato di un tennis intelligente e propositivo, Ashe è ad oggi l’unico afroamericano (tra gli uomini) ad aver trionfato a Wimbledon

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Oggi Arthur Ashe avrebbe compiuto settantasette anni. In un momento delicato e cruciale come questo, in cui in America e in altri paesi del mondo gran parte della popolazione – insieme a personalità dello sport, dello spettacolo e della cultura – si mobilita contro il razzismo e le discrimazioni, il ricordo del campione afroamericano nato in Virginia è vivo più che mai. Arthur Ashe, un esempio, un simbolo che ci ha lasciati troppo presto (nel 1993, vittima dell’HIV, contratto durante una trasfusione di sangue). Esempio e simbolo di uno spirito propositivo e tenace nelle battaglie dentro e fuori dal campo.

Giocatore d’attacco incisivo ed elegante, l’ex n. 2 del mondo amava impostare la strategia dei suoi match su un tennis rischioso ma al tempo stesso lucido ed intelligente. Lo statunitense vanta tre titoli dello slam (US Open 1968; Australian Open 1970 e Wimbledon 1975); grazie al trionfo a New York (il cui campo centrale dal 1997 è l’Arthur Ashe Stadium), è il primo tennista di colore a vincere un majorcosì come diventa il primo tennista afroamericano ad essere selezionato nella squadra di Coppa Davis, competizione che Ashe vince insieme ai suoi compagni ben tre volte. Dal 1981 al 1985 è poi capitano della squadra statunitense di Davis. Il suo storico palmares vanta ben 81 titoli (47 nell’Era Open anche se l’ATP ne riconosce 32) e altre 61 finali (36 ATP). Ebbe, inoltre, il grande merito di scoprire tutto il potenziale di un giovanissimo Yannick Noah.

Esempio di impegno e resilienza anche fuori dal campo, Arthur Ashe è figura storica della lotta contro la discriminazione e l’esclusione. Fu voce autorevole nel sostegno alla causa della popolazione di colore in Sudafrica durante l’Apartheid e in difesa dei rifugiati di Haïti in America. Non solo. Grazie alla sua “Arthur Ashe Foundation”, fu uno dei protagonisti della lotta contro l’Aids, nonché promotore di programmi di sostegno a favore dei bambini e dei giovani in difficoltà.

 

Nei giorni in cui avrebbe dovuto svolgersi il torneo di Wimbledon, ricordiamo che ad oggi Arthur è, tra i tennisti uomini, l’unico giocatore di colore ad aver sollevato il trofeo dello Slam londinese. Memorabile la finale del 1975 vinta contro Jimmy Connors 6-1 6-1 5-7 6-4 dopo aver regolato le pratiche Borg e Roche rispettivamente nei quarti e in semifinale. E, come dice Gianni Clerici nel suo ‘Wimbledon. Sessantacinque anni di storia del più importante torneo del mondo’ (2017), fu proprio la sua spiccata arguzia in campo e la fiducia nei propri mezzi a permettergli di superare ‘Jimbo’: “Ashe ha preparato l’incontro con una straordinaria intelligenza tattica e, sul campo, non ha mai cessato di credere in se stesso, nemmeno un istante. Jimmy Connors, inguaiato da schemi inattesi, da rotazioni avvelenate, ha reagito come un robot privo di programmazioni […]“. Insomma, il “match della vita” per Ashe che, a 32 anni, corona una carriera ricca di significati e speranza. Auguri grande Arthur, ovunque tu sia.

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Area test

Dunlop lancia la nuova linea di racchette FX

La linea di racchette che presenta la nuova tecnologia POWER BOOST GROOVE per produrre più potenza e garantire controllo e grande comfort

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Composta da cinque racchette da tennis ad alte prestazioni, la serie Dunlop FX è ricca di tecnologie ed è la prima a presentare l’innovativa tecnologia POWER BOOST GROOVE, che offre ai giocatori una superficie utile all’impatto più ampia, aumentando la potenza e permettendo di giocare con “Power at Full Force” (Potenza a Piena Forza).

La serie FX è stata accuratamente testata dagli ingegneri Dunlop Srixon a Kobe, in Giappone: le racchette dimostrano una proprietà di rimbalzo superiore del 4,8% in tutte le zone di impatto rispetto alle stesse racchette senza la scanalatura del POWER BOOST GROOVE. Il risultato: colpi più veloci ed efficaci.

La serie FX è il risultato del lavoro instancabile del nostro team globale di ricerca e sviluppo“, ha dichiarato Masahiro Asahino, responsabile della divisione tennis di SRI. “Il prodotto finale è una gamma di racchette progettate per il gioco moderno con giocatori che beneficiano di maggiore potenza, controllo e sensibilità in ogni colpo. Ogni giocatore, indipendentemente dalla sua abilità, è alla ricerca della potenza ed è esattamente ciò che offre questa serie. Questa gamma si unisce a quelle già esistenti (SX – Spin, CX – Control): ora abbiamo una racchetta tecnicamente all’avanguardia per ogni tipo di stile di gioco che contribuisce a diffondere la salute e la felicità attraverso il tennis“.

 

La serie FX offre 4 tecnologie chiave per garantire massima potenza e sensibilità in ogni colpo:
POWER BOOST FRAME GEOMETRY: forma aerodinamica del telaio caratterizzata da linee affilate e moderne che tagliano bene l’aria garantendo velocità del movimento e stabilità.

FLEX TOUCH RESIN: un materiale completamente nuovo con un composto elastomerico termoplastico unico ad alte prestazioni, con elevata elasticità, proprietà di riduzione delle vibrazioni e con conseguente aumento della sensibilità.

SONIC CORE MADE WITH INFINERGY BY BASF: Le racchette della serie FX beneficiano anche del Sonic Core realizzato con Infinergy® da BASF, tecnologia innovativa vista per la prima volta nella serie CX. Situato alle ore 2 e 10 della racchetta, Infinergy® è il primo E-TPU al mondo (poliuretano termoplastico espanso) sviluppato da BASF.

POWERGRID STRING TECH: La serie FX eredita dalla serie CX anche il POWER GRID STRING TECH: uno schema corde più denso al centro e più largo nella parte superiore della racchetta. Questa tecnologia garantisce una distribuzione uniforme della potenza, in particolare verso la parte superiore della racchetta, sempre più utilizzata dai giocatori moderni.

La serie FX va a completare la gamma Dunlop “powered by Srixon”: si associa alla serie SX, ideata per garantire più spin, e alla serie CX, ideata per garantire un maggiore controllo. Il nome FX riflette il nuovo concetto di denominazione di Dunlop: Elements of the Game, progettato per semplificare il messaggio al consumatore e riflettere il principale vantaggio in termini di prestazioni di ciascuna gamma di racchette; FX – Potenza, SX – Spin, CX – Controllo.

LA GAMMA

FX 500 Tour

La racchetta più pesante della gamma che combina velocità, potenza e comfort con un controllo aggiuntivo per perfezionare il gioco. La versatilità della FX 500 Tour fa sì che ogni parte del gioco riceva una spinta. Ideale per giocatori di livello intermedio o avanzato.

Specifiche della racchetta FX 500 Tour:

  • Piatto Corde (cm2 / in2): 632/98
  • Lunghezza (cm / pollici): 68,6 / 27
  • Peso senza corde (G / Oz): 305 / 10,8
  • Bilanciamento (mm): 315
  • Profilo (mm): 21-23-22
  • RA / Rigidità: 70
  • Schema corde: 16×19

FX 500

Conquista gli angoli con la potente e maneggevole FX 500, la racchetta per eccellenza. Se giochi una partita d’attacco, ora hai grande potenza e uno sweetspot più ampio a sostenerti.

Specifiche della racchetta FX 500:

  • Piatto Corde (cm2 / in2): 645/100
  • Lunghezza (cm / pollici): 68,6 / 27
  • Peso senza corde (G / Oz): 300 / 10.6
  • Bilanciamento (mm): 320
  • Profilo (mm): 23-26-23
  • RA / Rigidità: 71
  • Schema corde: 16×19

FX 500 LS

Questa racchetta si basa sulle caratteristiche della FX 500 e offre una grande maneggevolezza grazie al peso più leggero. Perfetta per i giocatori di medio e alto livello alla ricerca di un attrezzo comodo e leggero.

Specifiche della racchetta FX 500 LS

  • Piatto Corde (cm2 / in2): 645/100
  • Lunghezza (cm / pollici): 68,6 / 27
  • Peso senza corde (G / Oz): 285 / 10.1
  • Bilancia non fissata (mm): 320
  • Larghezza del fascio (mm): 23-26-23
  • RA / Rigidità: 71
  • Schema corde: 16×19

FX 500 Lite

Potenzia ogni colpo con la racchetta più veloce e leggera della serie FORCE. Giocatori intermedi e junior avanzati troveranno più facile giocare colpi efficaci e potenti grazie alla stabilità della FX 500 Lite.

Specifiche della racchetta FX 500 Lite:

  • Piatto Corde (cm2 / in2): 645/100
  • Lunghezza (cm / pollici): 68,6 / 27
  • Peso senza corde (G / Oz): 270 / 9.5
  • Bilanciamento (mm): 330
  • Profilo (mm): 23-26-23
  • RA / Rigidità: 71
  • Schema corde: 16×19

FX 700

Sentiti a tuo agio mentre aumenti la potenza. La FX 700 vanta il piatto più grande della serie FORCE, quindi è una racchetta che perdona molto e che offre molta potenza. Perfetta se hai uno swing medio-corto o stai cercando di migliorare il tuo gioco.

Specifiche della racchetta FX 700:

  • Piatto Corde (cm2 / in2): 690/107
  • Lunghezza (cm / pollici): 69,8 / 27,5
  • Peso senza corde (G / Oz): 265 / 9.3
  • Bilanciamento (mm): 340
  • Profilo (mm): 23-27-23
  • RA / Rigidità: 70
  • Schema corde: 16×19

I Prezzi della Gamma FX vanno da €164.95 a €199.95 e sono disponibili in pre-ordine sul sito www.dunlopsports.com

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Area test

Il profile di Donnay si chiama Formula 100 Unibody e vi aiuterà molto

Il test in campo del nuovo profile di Donnay, la Formula 100 Unibody, potenza e comfort al servizio di tutti.

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Classico non vuol dire certo non assecondare le richieste del mercato. Ecco perché nella gamma delle racchette Donnay è presente anche la Formula 100, un telaio profile. Ovviamente, Donnay ha cercato anche in una racchetta del genere ci conservare le caratteristiche chiave dei suoi modelli, e cioè un “contatto” con la palla molto piacevole e confortevole ma capace, allo stesso tempo, di offrire potenza e rotazione. Formula 100 adotta la tecnologia Unibody, la novità Donnay del 2020, e cioè una costruzione del telaio interamente in grafite in tutti e quasi i 70 cm del telaio, questo significa che il manico, un punto troppo spesso ritenuto meno importante del resto, è costruito senza ricorrere a pallets o schiuma poliuretanica. Con questa tecnologia Donnay lo costruisce interamente in grafite, come il resto della racchetta, che diventa così ancora di più un corpo unico, consentendo di avere una resa migliore in termini di feeling con la palla, la priorità quando su un telaio c’è la serigrafia Donnay. Esteticamente, nei lati del piatto corde troviamo in bianco sul nero opaco le scritte Donnay e Formula. Il fusto cambia spessore dai 21 millimetri degli steli ai 26 del cuore, in testa la racchetta è larga 24 millimetri.

Qui la recensione del modello Allwood 102 di Donnay

Caratteristiche

Piatto corde 100 inch2
Peso 300g
Schema corde 16×19
Bilanciamento 320 mm
Rigidità 57 RA
Profilo 21-26-24 mm
Lunghezza 68.6 cm

 
Il manico interamente in grafite: è la tecnologia Unibody

Test in campo

I vantaggi del sistema Unibody si fanno sentire, con un valore di rigidità al di sotto dei 60 punti, Formula Unibody restituisce i vantaggi di un telaio con rigidità maggiore. Specie i colpi piatti escono dalle corde in maniera energica, con il plus però di avere controllo e stabilità frutto grazie all’innovazione delal nuova tecnologia. Che risulta migliore, in termini di feeling e di maggior potenza a disposizione, rispetto a Hexa.  Rispetto alla Allwood o anche alla Pro One stessa, il top di gamma per gli agonisti in casa Donnay, Formula risulta un telaio meno sensibile ma perché è più adatto a cercare la potenza. Si ci gioca bene da fondo campo, chi non ha ancora sbracciate poderose può trovare in questo telaio un compagno ideale per far uscire la pallina con velocità nonostante il poco sforzo avendo in cambio una sensazione di comfort praticamente impareggiabile. Non ci sono vibrazioni, questo anche perché il telaio è molto stabile. Non abbiamo in mano un telaio progettato per generare spin, e di fatto le soluzioni ottimali si ottengono quando imprimiamo giusto un po’ di copertura alla palla, senza esasperare. Questo perché Formula si rivolge a un pubblico magari ancora non di livello agonistico. Il vantaggio nelle esecuzioni dei colpi piatti si percepisce soprattutto al servizio, ma anche a rete dove risulta molto sensibile. Da fondo la palla esce con facilità e velocemente, le caratteristiche che un amatore cerca in un telaio del genere, solo che Donnay aggiunge più feeling e delicatezza di impatto rispetto alla concorrenza.

Conclusione

Formula Unibody è unna racchetta profilata ideata per giocare in maniera classica, cercando precisione e con una buona spinta a disposizione grazie alla massa del telaio, molto reattivo. State riprendendo a giocare da poco o dopo un infortunio? Questa è una delle scelte possibili.

Testata con corde String Project Magic(1,25 tensione 23/24Kg), String Project Hexa Pro (1,25 tensione 23/24 Kg e 1,20 tensione 23/24 Kg)

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