Coronavirus, i dati italiani aggiornati a giovedì 16 aprile

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Coronavirus, i dati italiani aggiornati a giovedì 16 aprile

525 nuovi decessi rispetto a ieri, ma molti tamponi in più e una percentuale di positività in linea con il dato di ieri (circa 6%). La diffusione del virus sembra in diminuzione

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I DATI DELLE ULTIME 24 ORE

  • Nuovi decessi: 525
  • Nuovi casi: 3.786 (6,2% dei tamponi testati)
  • Nuove guarigioni (o dimissioni): 2072
  • Nuovi tamponi analizzati: 60.999
  • Nuovi ricoverati in terapia intensiva: 143 pazienti in meno di ieri

I DATI DI IERI (15/04)

  • Nuovi decessi: 578
  • Nuovi casi: 2.667 (6,1% dei tamponi testati)
  • Nuove guarigioni (o dimissioni): 962
  • Nuovi tamponi analizzati: 43715
  • Nuovi ricoverati in terapia intensiva: 107 pazienti in meno di ieri

I DATI DELL’EPIDEMIA ITALIANA (COMPLESSIVI)

 
  • Decessi totali: 22.170
  • Casi totali: 168.941
  • Guarigioni totali: 40.164
  • Tamponi effettuati: 1.178.403
  • Casi attivi: 106.607
  • Ricoverati con sintomi: 26.893 (-750 rispetto a ieri)
  • Ricoverati in terapia intensiva: 2.936
I dati della Protezione Civile (clicca per ingrandire)

In Lombardia, la regione più colpita dal virus, sono stati oggi registrati 231 nuovi decessi che portano il totale regionale a 11.608. Questo dato rappresenta più dell’8% delle vittime di COVID-19 nel mondo. I casi di contagio accertati sono 63.094 (+941 rispetto a ieri) mentre anche nella regione lombarda prosegue il calo dei pazienti ricoverati in terapia intensiva (1.032 in totale, -42 rispetto a ieri).

Il professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha parlato durante la conferenza dell’eventuale e prossimo utilizzo dei test sierologici. Ha precisato che questi test sono ‘in fase di validazione’ e che bisognerà accertare il reale significato di positività o negatività di questi test: al momento, è dunque difficile poter parlare di ‘patente di immunità’. “Non ci sono le basi tecnico-scientifiche“, dice Brusaferro.

Lo studio attuale, denominato di ‘sieroprevalenza‘, per il momento non ha uno scopo di identificazione individuale ma piuttosto di tracciamento globale dell’infezione, per meglio monitorare la sua diffusione sul territorio ed evitare che possa tornare a diffondersi rapidamente come a inizio epidemia.

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Australian Open, il programma di mercoledì 26 gennaio. Sinner-Tsitsipas non prima delle 5

Jannik Sinner programmato come terzo incontro della giornata. In precedenza i due quarti femminili. Medvedev in sessione serale

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Rod Laver Arena by night - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Il programma di mercoledì 26 gennaio vedrà gli ultimi due quarti di finale femminili in campo a partire dalle 11 locali (le 01 in Italia). Si inizierà con Collins-Cornet e di seguito, non prima delle 13 (le 03 in Italia) Kanepi-Swiatek.

Il match tra Jannik Sinner e Stefanos Tsitsipas è programmato più tardi nel pomeriggio di quella che in Australia è la festa nazionale per antonomasia, ovvero Australia Day. I due protagonisti del primo quarto maschile non inizieranno prima delle 15 locali, le 5 in Italia.

La sessione serale vedrà, a partire dalle 19.30 (le 9.30 in Italia) Daniil Medvedev, il favorito del torneo, incontrare il canadese Felix Auger Aliassime.

 

Di seguito gli orari completi (NOTA: basta scorrere il file per vedere tutti i match con l’orario locale, ricordando che Melbourne è 10 ore avanti rispetto all’Italia, quindi “11:00 AM” significa le 01 della notte italiana, “7:00 PM” significa 09 di mattina e così via):

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Berrettini e Sinner, alla larga dalle…cattive imitazioni

Nessun italiano è mai riuscito a sfondare il muro dei quarti di finale agli Australian Open. Grande occasione per Berrettini e Sinner per riscrivere la storia del tennis azzurro.

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Due italiani contemporaneamente nei quarti di finale di una prova del Grande Slam non si vedevano da quando Paolo Bertolucci e Adriano Panatta, nel 1973, giunsero a questo punto al Roland Garros. Panatta si spinse fino in semifinale dove però perse in tre set da Nikola Pilić, già giustiziere ai quarti di Bertolucci.

Può forse stupire, tuttavia, pensare che nessun italiano sia mai riuscito ad andare oltre i quarti di finale in Australia. Berrettini e Sinner, dunque, hanno un’enorme occasione per riscrivere anche questo pezzetto di storia del tennis azzurro.

Nel 1935 Giorgio De Stefani approdò tra i migliori otto, ma venne spazzato via da Fred Perry con un triplo 6-0. Dopo di lui, toccò la stessa sorte a Nicola Pietrangeli nel 1957, quando perse anche lui in tre set contro Malcolm Anderson. Vano fu anche il tentativo di Cristiano Caratti, che nel 1991 lottò strenuamente contro Patrick McEnroe, ma cedette 6/2 al quinto set.

 

Tutto, però, potrebbe cambiare nel giro di poche ore, con la grande speranza che Berrettini e Sinner riescano a mantenersi lontani dalle “cattive imitazioni”

Giovanni Pelazzo

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Critiche a Tennis Australia per le magliette ‘Peng Shuai’ sequestrate agli spettatori. Martina Navratilova: “Codardi, non è politica”

Ancora polemiche a Melbourne dopo il caso Djokovic: stavolta nella bufera il sequestro delle magliette con scritta in supporto della giocatrice cinese

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Non c’è nulla di politico nel mostrarsi preoccupati per le sorti di Peng Shuai, la tennista cinese scomparsa dai radar dopo la denuncia su Weibo e riapparsa solamente in quelle che a quasi tutti sono parse imbarazzanti – nella loro tragicità – rappresentazioni sceniche di Stato. A quasi tutti, perché tra gli attori di questa vicenda il Comitato Olimpico Internazionale, principalmente nella persona del suo CEO, ha ripetutamente assicurato come non ci fosse alcunché da preoccuparsi, perseguendo quella linea della “quiet diplomacy” che, per quanto in termini assoluti perfettamente legittima e spesso efficace, nell’era della voracità dei social media è subito apparsa come un tentativo di prendere tempo nell’attesa che una nuova ondata di indignazione facesse scivolare il caso Peng nell’oscurità dell’oblio. C’è chi invece è intenzionato a tenere ben accesa la luce, come alcuni spettatori dell’Australian Open che all’interno dell’impianto indossavano magliette con la scritta “Where is Peng Shuai?” e per questo affrontati dalla security che ha anche fatto intervenire la polizia.

L’immediata spiegazione data all’agente di polizia da uno degli stessi spettatori fermati è che non si tratta di un messaggio politico: “Non c’è scritto di votare per i liberali o i laburisti. Parliamo di una tennista perseguitata e la WTA ha fatto sentire la propria voce. Stiamo semplicemente ripetendo quello dice la WTA”. Il poliziotto dice di comprendere e che non sta “dicendo che non può avere queste opinioni” ma “queste sono le regole fissate da Tennis Australia e [quelli della sicurezza] sono autorizzati a sequestrare le magliette e lo striscione”.

Nelle regole di accesso si legge appunto che sono proibiti, tra gli altri, gli articoli di qualsiasi natura, inclusi cartelli e abbigliamento, dal contenuto politico. È proprio questo che rimarca Tennis Australia, intervenuta sull’episodio con un puntuale e ineludibile comunicato che continua così: “La sicurezza di Peng Shuai è la nostra principale preoccupazione. Continuiamo a lavorare con la WTA per cercare più chiarezza sulla sua situazione e faremo tutto il possibile per assicurare il suo benessere”.

 

Si ritorna però al tema principale con le parole di Martina Navratilova replicando a Tennis Australia su Tennis Channel: “Non c’è nulla di politico, questa è una dichiarazione che riguarda i diritti umani. Lo trovo davvero da codardi”. E continua: “Si stanno arrendendo su questa vicenda, lasciano che i cinesi dettino loro cosa fare nel loro Slam. È proprio da deboli”.

Tra i giocatori, si è fatto sentire Nicolas Mahut che su Twitter ha polemicamente chiesto: “Cosa succede? Che mancanza di coraggio! Mettiamo che non aveste lo sponsor cinese 1573”. Il riferimento è al liquore che dà il nome allo Show Court 2 di Melbourne Park, sponsorizzazione che ha evidentemente messo Tennis Australia nella scomoda posizione di dover approvare e difendere una regola insensata. E “codarda”, per dirla con Martina.

Così, conclusosi l’affaire Djokovic e dopo una settimana in cui si il tennis giocato è finalmente tornato protagonista, lo Slam australe torna nella bufera. Prima incolpevolmente per gli incendi dell’edizione 2020, poi con i tre diversi gradi di quarantena dello scorso anno (dall’isolamento duro a quelli di Adelaide con il balcone) e ora questa novità per cui i diritti umani e la sicurezza di una ragazza sono “politica”, dalle parti di Melbourne ci stanno mettendo tanto impegno per togliere l’etichetta Happy dal loro Slam.

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