La Piccola Biblioteca di Ubitennis: un milione di rovesci sbagliati

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La Piccola Biblioteca di Ubitennis: un milione di rovesci sbagliati

Aggiungiamo alla Piccola Biblioteca il riuscito esordio narrativo di Boris Demcenko. Un romanzo sul tennis che ci catapulta nelle elettrificate implicazioni esistenziali di una partita

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Demcenko B., Un milione di rovesci sbagliati, Absolutely Free Libri, 2018, pp. 278.

Tranne rari casi i libri intorno al tennis si dividono in tre categorie: biografie, scienza del tennis e lavori di alto artigianato intorno a frammenti presi della grande storia del tennis. É molto raro imbattersi in un romanzo tout court in cui il tennis costituisce la cornice, o meglio la scenografia, dentro il quale si muovono personaggi di pura fantasia. Immagino una scommessa editoriale difficile perché tra i pochi che ancora leggono carta quelli che leggono tennis preferiscono tuffarsi nella sua Storia, nella sua Scienza o nei suoi campioni. Eppure la complessità psicologica di una partita, le implicazioni filosofiche di una smorzata, la questione che una volée azzera il tempo e si mangia lo spazio, l’età ormonale dei protagonisti dovrebbero costituire elementi densi per operazioni in tal senso.

Leggendo “Un milione di rovesci sbagliati” ci troviamo esattamente in questa zona. A differenza però di un “match point” di Woody Allen, dove sebbene il tennis sia assunto a metafora di vita, manca clamorosamente il tennis giocato, leggendo il divertente esordio letterario di Demcenko si va nella poco esplorata direzione di raccontare la storia vera di un tennista inventato.

 

Aiutato da una scrittura fresca e un tono molto divertente, “Un milione di rovesci sbagliati” ci catapulta dentro la psicologia di un ragazzo baciato dal talento (e di suo fratello) che non è riuscito però a fare andare in sincrono la vita personale con quella professionale. Una carriera di grandi aspettative, di lampi abbaglianti e, nonostante la relativamente giovane età, già destinata a un tramonto vissuto come dramma più dal suo intorno che dal protagonista. Fossimo in America questi presupposti sarebbero il plot per La Grande Chance che la vita ogni tanto ci da, ma per fortuna siamo in Italia e non è questo il registro. Il registro è psicologico.

Il torneo di Roma è la cornice dove si mettono in scena le vicende speculari di due fratelli cresciuti da un padre burbero a pane e tennis. Il talento bruciato e il duro lavoro portato al suo massimo livello. Chi poteva diventare il numero uno del mondo e chi, mescolando ambizione e umiltà, punta a diventare il numero 3. Vite nate come linee rette che il mostro del tennis ha prima fuso, poi divaricato e destinato a un incrocio fatale. Anche se il romanzo vive di una precisa autonomia narrativa molti sono i rimandi al tennis reale che rendono la storia più tridimensionale (e realistica).

Internazionali BNL d’Italia 2018, campo centrale (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

I nomi dei protagonisti che coincidono con i nostri tennisti più forti Adriano (Panatta) e Nicola (Pietrangeli), la figura del padre demiurgo che grazie alla sua ossessione ha creato due campioni ma ha sacrificato sull’altare del tennis la dimensione affettiva, i conflitti tra la federazione e il padre che ricordano tanto la questione di Camila Giorgi e non ultimo l’apparizione del Genio (Federer) sul circuito. Credo sia la prima volta che Federer venga trattato da personaggio secondario in un libro di tennis ma proprio questa libertà narrativa ci permette di vederlo “di fianco”, senza l’armatura della sua storia Ma come dicevo questi sono elementi che danno tridimensionalità al romanzo, che aggiungono elementi ma non ne costituiscono il cuore.

Il cuore è costituito da una drammaturgia incalzante sostenuta da una prosa divertente e da riusciti personaggi secondari che costituiscono sempre la differenza tra un romanzo di qualità e uno velleitario. E il luogo in cui tutti gli elementi si sciolgono dalla loro tensione drammaturgia sono le partite. Immersioni soggettive dentro l’elettrificato dramma interiore di colpire una pallina inseguendo un punteggio. Montagne russe emotive, o film esistenziali compressi nella lunghissima apnea compresa tra un servizio e una risposta, che non bisogna certo essere professionisti per provare ma che bisogna essere scrittori per saper descrivere. E la meta-cornice di ogni cosa è Roma, col suo traffico, coi suoi ristoranti, con la sua allegria e empatia, con il suo abbraccio carnivoro e fatale.

Insomma un esordio letterario riuscito e se, come me, odiate la pseudo realtà delle biografie sui tennisti famosi e preferite la magia dell’identificazione narrativa, avrete in dono l’occasione di trovarvi per davvero, perché il romanzo è sempre la verità più pura travestita da bellissima menzogna, al Foro Italico, con gli spalti pieni che urlano il vostro nome e Federer dall’altra parte della rete. E potrete vedere i suoi colpi, godere della sua “presenza” in campo dalla prospettiva più crudele e magnifica e, magari, all’improvviso, respirare anche la sua incertezza dopo che siete riusciti a sparargli un paio di drittoni assassini consecutivi. 

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Premio “Gianni Mura”: vince Giorgia Mecca con “Serena e Venus Williams, nel nome del padre” come miglior libro sul tennis

Il libro sulle sorelle Williams si aggiudica, alla prima edizione, il premio “Gianni Mura” a Palazzo Madama e riceve la menzione speciale della giuria

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Sabato 12 novembre, una settimana prima che anche il direttore Ubaldo Scanagatta varcasse la soglia di Palazzo a Madama per chiudere la rassegna stampa di 8 giorni di ATP Finals, prendeva vita la prima edizione del premio Gianni Mura. Un premio intitolato a uno dei più illustri giornalisti sportivi italiani, storica firma del giornale Repubblica, scomparso a Senigallia nel marzo del 2020.

Giorgia Mecca, nata a Torino nel 1989, scrive per il quotidiano “Il Foglio”, per l’edizione torinese del “Corriere della Sera” e con il suo libro “Serena e Venus Williams, nel nome del padre” edito da 66thand2nd si è aggiudicata il premio con la menzione speciale della giuria come miglior libro sul tennis. Un libro che racconta la storia di due giovani tenniste di colore e del sogno di loro padre: farle diventare le più grandi.

Diciassette capitoli racchiudono in questo libro la forza, la paura, la tenacia e anche la vergogna di credere in un sogno. Un sogno che il padre di Serena e Venus aveva già in serbo per loro ancor prima che nascessero e che ha ispirato la giovane giornalista torinese a farne un libro di successo. Giorgia Mecca nei suoi capitoli ci racconta come queste due tenniste un giorno abbiano dovuto smettere di essere sorelle e siano dovute diventare avversarie. Ripercorre numerose sfide, la prima di tante nel capitolo intitolato “18 gennaio 1998 – Venus 7-6 6-1” dove racconta il giorno in cui Venus e Serena, al secondo turno degli Australian Open, hanno iniziato a giocare una contro l’altra. Ma ripercorre anche un’infanzia a tratti molto difficile e una storia di famiglia, più unica che rara. Questa la citazione più celebre del libro premiato: “Sono state nere in un mondo di bianchi, potenti in uno sport elegante, urlanti in un campo che richiede silenzio. Sempre dalla parte sbagliata. Per provocazione (loro), e per pregiudizio (altrui). Nel nome del padre due figlie sono state le prime afroamericane con la racchetta in mano, per non essere le ultime”.

 

Dopo aver elogiato il famoso giornalista sportivo Gianni Mura, la giornalista torinese, commossa e felice, ha chiuso così il discorso di ringraziamenti per aver ricevuto il premio: “Se anche loro si sono concesse di cadere qualche volta, forse dovremmo imparare a concedercelo tutti ogni tanto”.

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Esce oggi “Il Grande Libro di Roger Federer”, 542 pagine con il racconto (e i dati) dei giorni più memorabili del fenomeno svizzero

Stagione per stagione l’autore Remo Borgatti ripercorre tutta la sua straordinaria carriera. Tutti i suoi incontri, curiosità e statistiche, anche in rapporto alle caratteristiche tecniche degli avversari, da Nadal a Djokovic, Murray e Wawrinka, a seconda delle superfici

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Roger Federer - Laver Cup 2022, Londra (twitter @LaverCup)

IL GRANDE LIBRO DI ROGER FEDERER

AUTORE: REMO BORGATTI

PAGINE:  542

 

EURO:  24,00

EDITORE:  ULTRA SPORT

Autore del libro è Remo Borgatti, uno dei primissimi collaboratori di Ubitennis. Suo è il racconto ‘Uno contro tutti’ che ripercorre l’avvicendarsi di tutti i numeri 1 della storia del tennis, pubblicato a puntate su Ubitennis. Lo potete trovare a questo link.
Tra le sue rubriche c’è anche ‘Mercoledì da Leoni’, racconti di imprese più o meno grandi compiute da tennisti non particolarmente noti al grande pubblico. La serie la potete trovare a questo link.

Di Roger Federer, nel corso della sua lunga e meravigliosa carriera, si è detto e scritto di tutto. Il ritiro ufficiale, avvenuto durante lo svolgimento della Laver Cup di Londra, ha soltanto messo la parola fine a una vicenda umana e agonistica che ha cambiato per sempre la storia del tennis e più in generale dello sport. Nel volume dal titolo “IL GRANDE LIBRO DI ROGER FEDERER” (Ultra Edizioni, 542 pagine, 24 Euro), Remo Borgatti ha raccolto ed elaborato tutti i risultati e i numeri fatti registrare dal campione elvetico. Il libro è sostanzialmente diviso in due parti. Nella prima, ricca di testo, viene passata in rassegna tutta la carriera di Federer stagione per stagione e nei suoi 150 giorni più significativi. Nella seconda, vengono elencati in ordine cronologico tutti gli incontri disputati nel circuito e negli slam, con tanto di statistiche e percentuali, oltre a una serie di tabelle analitiche che vanno a sviscerare anche gli aspetti più curiosi ed inediti, come ad esempio il bilancio vinte-perse in base alla superficie e alla categoria del torneo, o in base al seeded-player degli avversari o dello stesso Federer, o ancora in base alla mano (destro o mancino) e al rovescio (una o due mani) degli avversari. Poi c’è altro, molto altro. Probabilmente c’è tutto quello che un tifoso o un appassionato vorrebbe sapere su “King Roger” e che forse nemmeno Federer conosce così bene. Certo, nell’era di internet e del web molti di questi dati (ma non tutti) si trovano anche in rete e vien da chiedersi quale sia lo scopo di un lavoro del genere. Ma pensiamo che la risposta sia semplice e venga dalla passione e dalla volontà da parte dell’autore di analizzare e svelare il fenomeno-Federer mediante le sue cifre, data l’evidente impossibilità di spiegarlo attraverso i numeri che ha fatto sui campi di tennis di tutto il mondo.

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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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