Pat Cash: “Djokovic è più forte di Federer e Nadal. Sulla Davis posso dire una parolaccia?"

Interviste

Pat Cash: “Djokovic è più forte di Federer e Nadal. Sulla Davis posso dire una parolaccia?”

Dalla celebre l’arrampicata sugli spalti di Wimbledon nel 1987 all’epopea Davis; dallo svedesino “che non sbagliò per 20 minuti” ai mostri di oggi. “Nadal doveva essere finito a 28 anni”. Sul No-Vax la pensa… alla Novak

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Pat Cash (Delray Beach, 2011 - Ph. Art Seitz)

Continua la serie di interviste che sto realizzando in questo periodo di stop del circuito, come sempre in compagnia dell’amico e giornalista Hall of Famer Steve Flink. Il protagonista di questa nuova video-chat è Pat Cash, il 55enne australiano che trionfò a Wimbledon nel 1987. Negli altri tornei dello Slam, vanta due finali perse consecutivamente all’Australian Open (’87 e ’88), una semifinale allo US Open e un quarto turno al Roland Garros. In carriera ha vinto 6 titoli in singolare, 11 in doppio e due Slam juniores (i Championships e lo US Open nel 1982, all’età di 17 anni). Ha raggiunto il best ranking di numero 4 del mondo nel maggio del 1988 e ha alzato per due volte l’insalatiera con il team australiano di Coppa Davis (’83 e ’86). Attualmente allena Brandon Nakashima, 18enne americano che occupa la posizione numero 220 del ranking mondiale.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

Minuto 01 – Introduzione

04 – Pat Cash ricorda di essersi allenato all’Ambrosiano (“Un club magnifico”) durante il torneo dell’Avvenire con uno svedesino sconosciuto… Venti minuti e non ha mai sbagliato una palla! Mi sono spaventato, ho creduto di essere di un livello troppo basso. Si chiamava Mats Wilander”

06 – Pat ha battuto 16 volte un top ten, e quattro volte mentre era top-ten proprio Wilander. Steve Flink gli chiede perché si trovasse così bene contro Wilander e Cash accenna a vittorie ma anche a sconfitte, come la finale dell’Australian Open

11Ho capito che avrei perso l’Australian Open 1988 appena ho aperto la scatola di palle coreane. Erano sgonfie. Le palle più lente della mia vita. Wilander è stato avvantaggiato…”. Io scherzo: “Ora lo dico a Mats, vediamo se lui lo ammette”

12 – L’altra finale persa all’Australian Open, l’anno prima a Kooyong contro Edberg. “Sembrerà che io accampi scuse… ma avevo male alla spalla e se non fosse stata una finale mi sarei ritirato. Sono molto orgoglioso di come ho giocato quelle due finali. La sera ci siamo ritrovati insieme discoteca. Oggi non succede più che due finalisti si ritrovino in discoteca la sera della finale

15“È triste ritrovarmi a camminare nello stadio di Melbourne Park, guardare le foto di tutti i campioni delll’Australian Open e vedere che io non ci sono… Avrei dovuto esserci anch’io“

16“Hai avuto 1000 infortuni, pensi che sia dovuto al fatto che ai tuoi tempi i team medici non erano così preparati come oggi…”. La risposta di Cash tocca vari aspetti: biomeccanica, medici, scarpe, i giocatori di oggi. Non avrei mai pensato che Nadal sarebbe andato oltre i 28 anni…

22La semifinale dello US Open 1984 con il matchpoint contro Ivan Lendl, 54 game in quel famoso Super Saturday con 16 set giocati (5 Cash-Lendl, 3 Navratilova-Evert, 5 McEnroe-Connors). “Contro Lendl copiavo la tattica di McEnroe…”. Il racconto del matchpoint e di quell’incredibile lob vincente di Ivan

25 – John McEnroe il giorno dopo batté Lendl e disse a Cash: “Grazie per avermi ammorbidito Lendl ieri”

27 – L’”incidente” con il giornalista che nel post match con Lendl come prima domanda chiese a Cash a chi avesse mostrato il medio…

29Il racconto del torneo vinto a Wimbledon ’87 quando perse un solo set con Schapers e batté poi Forget, Wilander, Connors e Lendl senza perdere più un set

31Niente ti mette più pressione della Coppa Davis di una volta e io ne avevo già giocate e vinte”

34Ancora Wimbledon e la finale con Lendl. Solo Borg e Connors potevano vincere da fondocampo sull’erba. Lendl e Wilander non avevano la stessa mia predisposizione al serve&volley. La presa in giro dei suoi amici: “Hai avuto un bel tabellone…”. Cash: “Forse… ma ho comunque battuto il n.1, il n.3 e il n.7 di fila del mondo…!”

36“Avevo un buon psicologo… tante cose inaspettate possono capitare nel tennis. Come l’erba di quel giorno: il giorno prima era marrone, così il giorno della finale trasportarono erba da altri campi e la piantarono lì. Si scivolava da matti, mai giocato su un’erba così prima. Ero più agile di Ivan e forse mi ha favorito. Ma non potevo credere a che cosa avevano fatto al Centre Court quella notte. È stato uno choc all’inizio, non stavo in piedi… L’importanza di sapersi adattare a situazioni impreviste nel tennis è fondamentale”.

38La famosa prima arrampicata di Pat Cash sul Centre Court. “L’avevo pensato l’anno prima… e la sera prima. Volevo fare qualcosa di diverso e mi ero stupito che nessuno l’avesse mai fatto. Ho sentito una strana voce che mi diceva: ‘Appoggiati sulla mia spalla figliolo!’. Era un giovane prete che solo anni dopo ho scoperto non essere affatto un prete…”.

Pat Cash (Wimbledon 1987 – Ph. Art Seitz)

44L’importanza della Coppa Davis, i paragoni con ATP Cup e Laver Cup. La Davis: “Ho sempre rimproverato Agassi (che pure amo) e Sampras per aver rovinato la Coppa Davis. Per me i sogni erano gli Slam e la Davis anche di più. La Davis di ora? Posso dire qualche parolaccia? La Davis è stata la storia del tennis. I più grandi match della storia sono forse stati in Davis… La finale nella quale rimontai da 0-2 set contro Pernfors mi viene ricordata ancora più che la finale di Wimbledon”. Il gran lavoro di marketing fatto dall’ATP per affermare il ranking, il n.1 e all’opposto il pessimo lavoro fatto dall’ITF… “Oggi i ragazzi non sanno quasi che cosa era la Coppa Davis, chi l’ha vinta”. ATP Cup: “Attualmente ha un miglior formato. La Davis ha mostrato bei match nella città sbagliata… in Australia sarebbero stati 10.000″. Laver Cup: “È un’esibizione ma ha la settimana migliore, quella che la Davis Cup dovrebbe conquistare. Chissà se gliela daranno mai, forse quando Federer non giocherà più la Laver Cup…”

58 – Cash parla del Coronavirus: “Sono affascinato da quanto è successo, ho letto e studiato tutto e di più sul virus”. Pat sembra sposare le ragioni di Djokovic quando dice: “Non esiste vaccino e non c’è vaccino che funzioni, quindi non ci credo… per trovare un vero vaccino ci vorranno anni e il virus sarà cambiato. La mia ragazza ha avuto il virus, mio figlio anche, non in forma grave. Sono stati bene dopo qualche giorno, io sono stato in contatto con loro ma non ho avuto sintomi…”

1:05 – Parliamo di Djokovic, Federer e Nadal. “Sono dei mostri! Non sono persone normali, essere umani. Nessuno può fare quello che fanno loro. Per essere uomini di tal successo devi avere una mentalità diversa dalle persone normali… anche Andy Murray ce l’ha. Per essere i migliori si deve avere una forma di ossessione e loro ce l’hanno, al di là del fatto che sono atleti straordinari. Il migliore fra loro? Beh, Federer avrebbe potuto eccellere in ogni generazione, con ogni racchetta, negli anni 20, 30, 60. Rafa e Novak hanno creato qualcosa di nuovo, soprattutto Rafa… il modo in cui riesce a giocare sulla terra battuta è assolutamente fenomenale. Novak può giocare da fenomeno su tutte le superfici, Rafa non lo vedo capace di superare Roger sull’erba. Se devo scegliere chi mi piace più guardare dico Federer, poi Nadal… ma se devo dire chi è il miglior giocatore è Djokovic, è chiaro. È un mostro, gioca e può batterli anche sulle loro migliori superfici. Tanti dicono che Federer è il miglior giocatore di tutti i tempi ma… è il secondo della sua era! È difficile sostenere che uno possa essere il migliore di tutti i tempi se non lo è nella sua epoca”

1:10“Come varietà di colpi, Federer è il più grande shotmaker che io abbia mai visto!”. Sugli Slam: “Non sono tutto, Laver ha vinto 11 Slam ma nei 5 anni in cui non ha giocato quanti ne avrebbe vinti? 10? 15? E allora oggi diremmo che Laver è stato migliore di Federer?”. Ricordo allora che Rosewall, 8 Slam, ha “saltato” 11 anni perché “pro”, quindi 44 Slam!

1:12 – La tecnologia nel tennis. “Nadal ha portato il tennis ad un altro livello. Meno di lui Vilas, ma nella storia del tennis non ho mai visto nessuno sparare dritti mancini come Nadal. Top-spin pazzesco. E quella resistenza… al suo cospetto Federer sembra di vecchia scuola, ma regge benissimo il confronto. Djokovic al suo meglio è inarrestabile. Lo abbiamo visto all’Australian Open… Ora è forte anche a rete, non sarà il migliore dei quattro a rete, ma non ha punti deboli”

1:13Per chi pagherei il biglietto? Federer. Nadal come secondo, poi Djokovic terzo o quarto dietro Murray. Ma anche Wawrinka e poi… è Fognini il mio giocatore preferito! Colpisce la palla con una tale fluidità, così facile… e non sai mai quando diventerà pazzo! Amo vederlo giocare”

1:14Torno sull’argomento head to head per spendere una parola a favore di Federer, che si è spesso misurato con Nadal sulla terra rossa soccombendo mentre magari Rafa ha talvolta perso troppo presto sulle superfici veloci per affrontare Roger e quindi macchiare il suo record nei “diretti”. Pat condivide e accenna alla straordinaria regolarità di Roger negli Slam. Flink ricorda i 36 quarti di finale consecutivi e le 23 semifinali consecutive. Cash: “Questi, di tutti i record che Roger ha stabilito, sono per me forse i più impressionanti. Non si può insegnare a giocare come fa Federer, anche il modo in cui si muove è fenomenale. Rafa ha più potenza, ma Federer ha un fisico particolare… È come una macchina elettrica leggerissima che sfreccia e arriva ovunque, mentre Rafa è una Ferrari con un motore pazzesco”.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

1:17 – Chi suona meglio tra Pat cash, John McEnroe, Mats Wilander, Yannick Noah? “Noah è un professionista, noi no”. E Pat racconta… “Io e John siamo più o meno sullo stesso livello. Ma la vera rockstar del gruppo all’inizio era Vitas Gerulaitis. Mi manca tantissimo. Altri ricordi. Le sue esperienze con i Rolling Stones e altre star del rock. Abbiamo sempre fatto un un gran casino…”

1:19 – Cash coach? Pat racconta delle sue varie Tennis Academy sparse per il mondo: “Mi piace fare il coach, ho cambiato anche il modo di pensare il tennis, ho cambiato la mia tecnica: il mio servizio è il 20% più forte, il mio dritto è migliore oggi che nell’87 a detta dei miei colleghi…”

1:24 – Come è diverso fare da coach a una donna rispetto a un uomo. C’è molto più spazio per fare grandi risultati con una donna che con un uomo. Si è visto che da un anno all’altro possono venir fuori Osaka, Barty, Andreescu che vincono uno Slam dal nulla… ci sono più margini e opportunità. È più difficile dar loro le giuste motivazioni, ci vuole molta più psicologia. Cosa dire a una ragazza che è uscita da una sconfitta, e cosa dire a un uomo. Racconto l’intervista con una tennista che doveva ricevere tanti complimenti prima di sciogliersi. Cash ora allena Brandon Nakashima, 18enne n.220 del mondo. In Brandon Pat crede moltissimo

1:30I 109 tornei vinti da Connors e quelli di Federer e Laver. I tornei del WCT, le feste di Gerulaitis a Dallas


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Gaudenzi: “I tornei ATP dovrebbero giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze”

Dopo le polemiche su Djokovic e l’Adria Tour, torna a parlare il Chairman ATP. I tornei programmati al momento non sembrano a rischio: “La salute va sempre messa in primo piano, ma non possiamo azzerare i rischi”

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Andrea Gaudenzi (foto ATP Tour 2019)

Manca circa un mese e mezzo alla ripartenza della stagione tennistica 2020. ATP e WTA hanno pubblicato due settimane fa il calendario rimodulato che scandirà i ritmi della stagione post-Covid. Il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, dopo la bacchettata a Novak Djokovic, è tornato sugli argomenti che riguardano il Tour e la sua imminente ripresa e al sito ATP ha ribadito un concetto fondamentale di questi tempi: La nostra priorità numero uno è stata quella di proteggere la salute. E così sarà sempre. Resta l’elemento che ci dice come e quando il tennis può essere in grado di riprendere. Non prendiamo decisioni senza consultare esperti medici competenti. Disponiamo di protocolli robusti ed esaustivi da implementare in occasione degli eventi ATP al fine di mitigare i rischi di infezione, ma dobbiamo anche essere realistici sul fatto che non è possibile rimuovere tutti i rischi”.

Oltre a una prima valutazione di natura sanitaria, è stato (e sarà) necessario prendere decisioni delicate per tutto l’universo tennistico: “Dopo la salute, il nostro obiettivo principale è quello di perseguire il bene più grande per il nostro sport e di cercare di recuperare il più possibile della stagione in termini di gioco, punti di classifica, premi in denaro e offrendo il nostro sport ai fan che sono desiderosi di rivedere il tennis. Ci rendiamo conto che la ripresa del calendario non è assolutamente perfetta: ci piacerebbe avere più eventi, più opportunità di gioco e più spazio tra i nostri eventi per facilitare la programmazione dei giocatori”.

La realtà è che l’impatto economico della crisi ha fatto sì che i tornei minori siano meno in grado di resistere alla tempesta rispetto a quelli in cima ha precisato il Chairman. “Ciò significa che dovremmo bloccare l’intero Tour fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità? Il nostro giudizio è che si debba iniziare da qualche parte e se abbiamo tornei ai massimi livelli in grado di svolgersi in un ambiente sicuro, offrendo opportunità di guadagno non solo per i giocatori ma per l’intero settore, beh, questo è un inizio. A lungo termine, sono ottimista sul fatto che con le misure preventive sviluppate e l’unità dimostrata dalle parti interessate, il tennis tornerà più forte che mai e continuerà a crescere per gli anni a venire“.

 

Ciò che è accaduto lo scorso weekend all’Adria Tour ha generato molta preoccupazione all’interno del circuito, oltre che tra appassionati e addetti ai lavori. Dopo la scoperta della positività di Dimitrov, una serie di contagi a catena – ultimo in ordine di tempo quello di Ivaniseviccausati da un generale disinteresse verso le misure basilari per il contenimento del COVID-19 (nessuna mascherina, spalti gremiti, partite di calcio e basket) hanno messo il tennis sotto una luce negativa a livello globale, nonostante sia di base uno degli sport con le dinamiche di gioco più adatte al rispetto del distanziamento sociale.

Gruppo A, Adria Tour 2020 a Zara (foto HTS/Mario Ćužić)

Gaudenzi al momento non sembra mettere in discussione la ripresa dei tornei programmata per agosto: “Penso che sia naturale la preoccupazione. La situazione globale del coronavirus si sta rapidamente sviluppando e presenta molte incognite. Credo che le nostre precauzioni e i nostri protocolli siano ben formati e, in base ai piani attuali, alcuni dei più grandi eventi ATP dovrebbero essere in grado di giocarsi in sicurezza nonostante le circostanze. Alla fine, però, possiamo anche attuare i piani più solidi, ma la collaborazione e l’approvazione da parte dei governi locali saranno fondamentali e continueremo a monitorare le restrizioni ai viaggi internazionali settimanalmente, con l’evolversi della situazione”.

La fine della pandemia è ancora lontana, ma per Gaudenzi è opportuno guardare anche agli obiettivi a lungo termine, valutare come migliorare il circuito e far crescere il numero di appassionati: “Possiamo fare meglio come sport? Credo di sì, altrimenti non avrei assunto questo ruolo. Per me la domanda è: come si può unire uno sport e collaborare in modo significativo per alzare l’asticella per tutti? A questo proposito, dobbiamo chiederci se la distribuzione del montepremi funziona come previsto, nella direzione che vogliamo intraprendere come sport. Abbiamo in atto un piano strategico che spera di affrontare questi temi. L’attenzione, in primo luogo, è far crescere l’intera torta per l’intero sport, ma anche garantire la ridistribuzione attraverso tutto l’ecosistema del tennis fino al Challenger Tour, il che è necessario se vogliamo uno sport sano che sia attraente e praticabile come percorso professionale”.

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Interviste

Giulio Zeppieri non ha fretta: “Se hai le qualità arrivi. Il tennis in TV non mi piace troppo”

Alla scoperta del diciottenne di Roma. L’operazione alle tonsille gli ha impedito di essere a Todi, ma sarà pronto alla ripresa. Il rapporto speciale con coach Melaranci e l’amico Musetti

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Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

“La cosa più sbagliata che puoi fare è avere troppa fretta di arrivare”. Parole e musica di Giulio Zeppieri. “Ognuno deve fare il suo percorso, ognuno deve avere il suo tempo. Poi se hai le capacità e le qualità sicuramente arrivi”. Il mancino nato a Roma il 7 dicembre del 2001, oggi numero 371 del ranking ATP, è reduce dalla sua prima stagione da ‘pro’ e da un inizio di 2020 condizionato da alcuni problemi fisici: “Sono stato male a inizio anno e ho giocato pochissimo: ho fatto tre tornei e in due avevo la febbre. Ho avuto un problema alle tonsille e anche alcuni fastidi alla schiena, quindi sono stato molto fermo“. Poi lo stop del circuito a causa della pandemia di COVID-19 e il lockdown.

Raggiungiamo Giulio telefonicamente durante la pausa pranzo, tra un allenamento e l’altro, e iniziamo parlando proprio della ripresa dell’attività sul campo, alla Capanno Tennis Academy di Latina: “All’inizio abbiamo giocato solo due-tre volte alla settimana. Non ho avuto grandi difficoltà a riprendere, anche perché durante lo stop ho lavorato tanto a livello fisico con il mio preparatore Roberto Petrignani. Mancano ancora due mesi al prossimo torneo, è tanto tempo. Diciamo che l’obiettivo del ritorno in campo per ora rimane lontano, per questo motivo ancora non c’è tantissimo stimolo nell’allenarsi.

Ha destato una certa sorpresa l’assenza di Zeppieri ai Campionati Assoluti di Todi. “Avrei voluto esserci, ma ho dovuto rinunciare. Oltre al fatto che il 2 luglio farò la maturità e quindi devo studiare, alla fine ho deciso di fare l’intervento chirurgico alle tonsille: mi opero il 26 giugno”. L’intervento chirurgico non dovrebbe comunque mettere a rischio la sua presenza nei tornei di agosto: “Dopo l’operazione dovrò stare fermo almeno una ventina di giorni prima di iniziare l’attività fisica. Diciamo che potrei riprendere a giocare intorno a metà luglio, dovrei essere pronto per la ripartenza. Non so bene come si evolverà la situazione dei Futures e dei Challenger, vediamo che faranno nei prossimi giorni. Quello che sappiamo noi è quello che sanno tutti. Non ci dicono né più né meno”.

 

Chiediamo a Giulio quale sia l’aspetto da curare maggiormente in vista del ritorno in campo dopo uno stop così lungo: quello fisico o quello mentale? “Sicuramente tutti e due. Secondo me ricominciare a giocare non sarà facile. Chi si farà trovare subito pronto anche a livello mentale potrà avere un grande vantaggio rispetto agli altri”.

Lo stop forzato ha però permesso a Zeppieri di lavorare su diversi aspetti del suo gioco: Abbiamo lavorato tantissimo sul dritto, sull’approccio a rete e sulle volée. In questo periodo era necessario, è un po’ come fare la preparazione invernale. Il dritto è migliorato molto, ma c’è ancora del lavoro da fare. Così come sulle volée. I colpi su cui mi sento più sicuro rimangono il servizio e il rovescio”. Se sul cemento l’aiuto arriva dalla battuta (“Servendo abbastanza bene sul duro mi trovo meglio”), sulla terra è necessario adattare un pochino il rovescio, che l’azzurro al momento gioca ancora relativamente piatto: “È una delle cose su cui ho lavorato tanto in questo periodo. Stiamo cercando di cambiare un pochino il rovescio quando gioco sulla terra, l’obiettivo è cercare di far girare un po’ di più la palla per poi spostarmi sul dritto. Comunque credo di giocare bene anche sulla terra, sono abbastanza versatile”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Merito anche di Piero Melaranci, il coach che segue Zeppieri praticamente da sempre. “Con Piero ci siamo trovati bene fin da subito. Sono stato molto fortunato a trovare una persona così brava e preparata, non è una cosa semplice”. Qual è il segreto? Perché questo rapporto funziona così bene? Funziona perché la pensiamo allo stesso modo. Perché ha sempre cercato di farmi capire le cose e come affrontarle. Mi ha aiutato molto anche dal punto di vista mentale, anche per le cose che riguardano la vita di tutti i giorni. Sono stato con lui fin da piccolo, abbiamo passato tantissimo tempo insieme… alla fine è un po’ una figura paterna”. Insieme a Melaranci e al preparatore atletico Petrignani, anche il mental coach Lorenzo Beltrame ha un ruolo di primo piano nel team, perché come spiega Giulio “è importante per un giocatore non accelerare troppo i tempi, iniziare con calma e non esagerare subito fin da piccolo, perché certe cose possono essere complicate da capire”.

La conversazione si sposta sulla situazione del tennis maschile italiano: “Non siamo messi per niente male… credo che a livello giovanile in questo momento il movimento italiano sia uno dei migliori che abbiamo mai avuto, forse il migliore. Abbiamo tantissimi ragazzi che giocano bene”. Come il suo grande amico Lorenzo Musetti (intervistato da Alessandro Stella poche settimane fa): Abbiamo un rapporto veramente speciale, ci conosciamo benissimo. Nei tornei stiamo sempre insieme, viaggiamo insieme. Io conosco bene i suoi genitori, lui conosce i miei. La competizione c’è solo quando scendiamo in campo. Ma abbiamo giocato pochissime volte uno contro l’altro: solo tre, è assurdo!”. A proposito di giovani connazionali, a livello junior Giulio ha giocato spesso in doppio con Sinner: “Sì, un anno abbiamo giocato sempre insieme. Jannik ha sempre giocato benissimo a tennis, si sapeva che era uno che poteva esplodere. Però così, da un momento all’altro… nessuno pensava che potesse raggiungere un livello del genere in così poco tempo. Speriamo che diventi ancora più forte”.

Lo scorso anno, nella sua prima stagione da professionista, Zeppieri ha trionfato nel 25000 dollari di Santa Margherita di Pula e raggiunto la sua prima semifinale a livello Challenger a Parma (sconfitto al tie-break decisivo da Federico Gaio). Come ha vissuto il passaggio da junior a ‘pro’? “Abbastanza bene direi. Sono stato fortunato perché ho giocato pochissimi Futures, avendo ricevuto le wild card della federazione per i Challenger. Non è stato un trauma così grande. Naturalmente all’inizio il livello dei Challenger era abbastanza alto, però devo ammettere che mi sono subito adattato abbastanza bene. Una delle differenze più grandi è l’attenzione dei match e anche la qualità fisica delle partite. Ho avuto dei problemi all’inizio a livello fisico: fastidi al braccio, crampi… L’intensità della partita è molto alta. Tutta gente che lotta, che non molla mai e che sbaglia poco. È difficile. Il livello Challenger è il più duro, tutti vogliono salire e nessuno vuole scendere. Tutti si impegnano tantissimo, forse è il più difficile da quel punto di vista”.

L’azzurro si dice comunque soddisfatto del suo primo anno: “Ho giocato delle ottime partite, naturalmente molte le ho perse ma c’era da aspettarselo. Però credo di aver fatto un ottimo esordio, un ottimo anno. Ho giocato bene a sprazzi, ho avuto un po’ di difficoltà a mantenere alto il livello di gioco. Non ho avuto troppa continuità nei risultati, però è anche vero che ho alzato tantissimo il livello rispetto ai tornei che giocavo l’anno prima”.

A proposito di nuove regole e nuovi format di punteggio, che ne pensa Zeppieri della possibilità di ridurre la durata dei match? “Ho giocato con i set a quattro game, potrebbe essere un’idea ma io non credo che si possa fare a breve. Sinceramente io preferisco giocare due su tre o tre su cinque con il punteggio classico. Tre su cinque a quattro credo sia troppo corto… non c’è tempo. A me non piace come format. Vorremmo chiedergli un giudizio sull’Ultimate Tennis Showdown, ma con grande prontezza ci anticipa: Ho visto che hanno fatto un torneo un po’ strano da Mouratoglou, mi hanno parlato di alcune regole ma non ho seguito benissimo. Qualcosa si potrebbe fare, sarebbe divertente, ma sempre a livello di esibizione. Non credo si possa fare qualcosa del genere in un torneo.

Visto che secondo Patrick Mouratoglou “nessun giovane guarda più un match di tre ore”, proviamo a chiedere conferma al 18enne Zeppieri, ma Giulio ammette di non seguire molto il tennis in TV, con qualche eccezione: “Non sono uno che guarda tantissime partite di tennis, non è una cosa che mi piace troppo. Lo seguo poco… Federer lo vedo però! Diciamo che non mi metto a vedere le partite tra numero 20 e 30, però le partite importanti le guardo. Lo scorso anno ho visto la semifinale di Wimbledon tra Federer e Nadal, però mi sono addormentato. Ho visto il primo set e poi mi sono svegliato al quarto (ride, ndr). Non so perché, ma faccio fatica”. Poi ci rivela di non avere grandi punti di riferimento per quanto riguarda lo stile di gioco: Io credo che tutti siano unici, non c’è uno stile da seguire. Non mi ispiro proprio a qualcuno, ognuno cerca di essere la sua miglior versione. Comunque mi piacciono Medvedev e Kyrgios. Kyrgios più come persona fuori dal campo, anche come gioca… poi vabbè quello che fa dentro al campo sono affari suoi”.

Giulio Zeppieri (foto Giancarlo Colombo)

Torniamo a parlare della ripartenza del circuito e la conversazione si concentra sul nuovo calendario e gli Internazionali d’Italia: “Sono contento che si giochi, anche per la federazione. Fa piacere avere un torneo così grande anche quest’anno”. Chissà, magari salta fuori una wild card… ”Sarebbe bello, anche nelle quali. Sarebbe una bella esperienza”.

Da Roma allo US Open: “È il torneo in cui mi sono trovato meglio, anche come location. È veramente bello. Il mio torneo preferito. Zeppieri sembra condividere i dubbi espressi da alcuni giocatori: “Credo che sia giusto, per me è una cosa veramente complicata. Sinceramente non pensavo che lo US Open si facesse. Io in questo momento non mi sentirei troppo sicuro ad andare lì… anche con tutte le precauzioni del mondo. Sai quanta gente ci gira là dentro anche se non c’è il pubblico? Tutte le persone che ci lavorano, i raccattapalle, i giudici, lo staff… non sono mica poche. Però bisogna vedere anche come si evolve la situazione in questi due mesi, manca ancora molto tempo. Se fossi stato uno dei top, in questo momento avrei storto un po’ il naso, come hanno fatto molti. Però poi sicuramente secondo me ci andranno. Ovviamente se sei numero 40 o 50 ci vai al 100%”.

L’intervista giunge così al termine, ma prima di riconsegnare Giulio al campo da tennis e fargli un grande in bocca al lupo per l’operazione, la maturità e la ripartenza del circuito, gli chiediamo di proiettarsi a fine 2021 e rivelarci i suoi obiettivi: “Sinceramente non ne ho uno fisso a livello di classifica, non ci sto pensando in questo momento. Cerco solamente di migliorare tanto a livello generale, anche sul piano mentale. A fine 2021 però spero di entrare in top 100. Poi vediamo”. E il sogno invece?Essere stabile tra i primi 10 del mondo”.

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Mezz’ora con Seyboth Wild. L’unico 2000 con un titolo, il primo tennista a contrarre il coronavirus

Thiago Seyboth Wild è una delle più grandi promesse mondiali. 20 anni da poco, parla di Musetti (che ha battuto) e Sinner. Il sogno più ambizioso: battere Nadal in finale al Roland Garros. La difficile situazione nel suo Brasile

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Thiago Seyboth Wild - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

20 anni compiuti il 3 marzo, n. 114 ATP, è l’unico classe 2000 ad aver vinto fin qui un torneo ATP. È accaduto a Santiago all’inizio di quest’anno “rovinato” dal COVID-19 (è stato il primo tennista a contrarlo, sarebbero seguiti Dimitrov e Coric), più giovane brasiliano di sempre ad aver conquistato un titolo e primo teenager ad aver vinto un torneo ATP dopo Alex De Minaur nel 2019 a Sydney. Ha come coach Joao Zvetsch e il padre Claudio Ricardo Wild che gestisce una Tennis Academy. La madre invece, Gisela Christine Seyboth è medico.

Ha una sorella, Luana. Thiago parla perfettamente portoghese, inglese e spagnolo. Nato a Marechal Candido Rondon (nello stato del Paranà, nella microregione di Toledo) si è trasferito da quando aveva 15 anni a Rio de Janeiro. La sua superficie prediletta è la terra rossa. Nel calcio tifa per il Gremio e il suo difensore centrale Pedro Geromel. Nel tennis… vorrebbe avere l’intensità di Nadal, che è il suo idolo. Si definisce coraggioso e senza paura nei punti importanti, ma a volte deve combattere contro la sua pigrizia.

LA VIDEO-INTERVISTA COMPLETA

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

 

Minuto 00 – Il suo nome si pronuncia con la W dura alla tedesca, perché tedesche sono le sue origini. E la successiva I resta come in italiano, quindi chi la leggesse come una traduzione all’inglese di “selvaggio” sbaglierebbe.

01:30Il racconto di come è andata a Santiago (il torneo che ha vinto), dal momento in cui all’improvviso è arrivata la wild card. Incontra Garin, che si è ritirato dopo aver avuto due set point, ma Thiago ha vinto il primo set…

04:50 – La vittoria su Ruud: “Ero sotto 3-1 15-40 nel set decisivo”.

06 – Il suo coach è in parte italiano, anche se il nome di battesimo è brasiliano e il cognome pare tedesco. Ma ne ha un altro: Pinnuzzi.

07Thiago ha avuto il COVID-19. “Un caso curioso. Non me ne sono accorto. Ho fatto il test a casa, non a Rio. Perché mia madre ha voluto che lo facessi. Ero asintomatico. Pensavo di essere negativo e invece…

08:40 – Il COVID-19 in Brasile: “Situazione bruttissima. Sto a San Paolo”.

10:00“Non sono traumatizzato… ma è molto triste. Due amici hanno contratto il COVID-19, ma sono ok ora”.

11:45Avendo già avuto il COVID-19 dovrei essere più protetto e quindi andrei a New York.

12:00“Non ho molti punti da difendere”.

13:00 – Buone relazioni con Guga Kuerten, Bellucci, Melo, Monteiro. La maggior parte dei tennisti brasiliani si allenano nel Sud del Brasile.

14:00L’ispirazione di Guga Kuerten. “È un personaggio popolarissimo non solo nel mondo del tennis…”. Invece Thiago non ha idea di chi sia Maria Esther Bueno, la più forte tennista brasiliana di tutti i tempi e Hall of Famer dal 1987 (nota triste di UBS: Maria Bueno, che era pure molto bella, è stata n.1 del mondo nel 1959, vinse tre volte Wimbledon e Roma, quattro volte i campionati degli Stati Uniti. Ha fatto il Grande Slam in doppio e conquistato in totale 19 titoli di Slam. È morta nel giugno del 2018).

16:30“Quando avevo 12 anni andai a San Paolo a vedere i campionati del Brasile e guardando Bellucci mi dissi: ‘Oh come mi piacerebbe giocare come lui un giorno’. Non sono un idolo per il Brasile, ma mi piacerebbe ispirare i ragazzini come ha fatto lui con me”.

18:00La differenza fra i tornei challenger e quelli ‘pro’. Una diversa professionalità

18:50Il match fra Thiago e Lorenzo Musetti. “Lui è più giovane, un anno o due, meno forte fisicamente ma è molto talentuoso. I muscoli non sono tutto. Non tutti hanno i muscoli di Nadal e Wawrinka: Goffin, Zverev… ad esempio Djokovic è magrissimo. Se sarà ben preparato Musetti non sarà necessariamente svantaggiato…”

US Open 2018 – Thiago Seyboth Wild dopo aver battuto Lorenzo Musetti in finale

20:00Mi piace Nadal, io ho cominciato a giocare e vedere tennis quando lui già vinceva”.

21:00“A cena, potendo scegliere, vorrei stare con Nadal, Fognini e Federer”.

21:46“Fra US Open e Roland Garros cosa sceglierei? Per vincere l’US Open, per giocare Parigi. Mi piace giocare sulla terra. In altitudine sulla terra, come Cordoba, a livello del mare sul cemento che non sia troppo veloce”

22:00 – Il suo gioco. Mi piace giocare piatto, non amo quelli che giocano top-spin stando tre metri dietro la riga di fondo”.

24:00“La maturità dipende da te, così come la professionalità. La mia priorità era sempre il tennis. Non ho mai mollato un allenamento, una sveglia mattutina, per aver preferito andare a un party”.

25:00 –Su Sinner cosa pensi? “L’ho visto giocare qualche volta. È come per Musetti, è molto magro, ma ha un ottimo servizio, ottimi colpi da fondo, è veloce, si muove bene, e sentiremo parlare molto di lui”.

27:00 – Obiettivo? Ascoltatelo, è facile anche per chi non capisce l’inglese… andate al minuto 27 e ascolterete in un minuto questa risposta e la prossima.

28:00 – Il sogno per il torneo da vincere e l’avversario? Beh… ascoltate il video, a Thiago non manca il coraggio!

29:00“I miei colpi preferiti sono…”

30:00“Sto lavorando su…”

30:00L’importanza della strategia, gli scacchi di Djokovic, “tutti dovrebbero giocare a scacchi!”

32:00 – Lo scouting su You Tube degli avversari.

32:45La vecchia Davis Cup mi piaceva di più. Ora è un torneo normale”.

34:00“Mio padre giocava a tennis, ma non so il suo ranking. Giocava a Nizza, a Lille. I miei genitori non volevano che io facessi il tennista, preferivano che facessi una vita normale. Ma io…”

35:00“I miei non mi hanno mai spinto a fare qualcosa… Penso che verranno a vedermi a New York”

36:00 – Regole che cambieresti? Niente shot-clock… sono sempre in ritardo, verrei sempre multato”.

37:00 – Thiago sorride quando dico che Flink è molto più vecchio di me…


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