Chris Evert in esclusiva: “Io e Navratilova abbiamo portato il tennis a un altro livello”

Interviste

Chris Evert in esclusiva: “Io e Navratilova abbiamo portato il tennis a un altro livello”

La leggenda americana racconta la sua lunga e inimitabile carriera e dice la sua su Serena Williams e sullo US Open. Poi su Nadal: “Non vedo perché dovrebbe andare a New York”

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Chris Evert - Wimbledon 2017 (photo Art Seitz c2017)

La pubblicazione di questa intervista con Chris Evert sostituisce in via straordinaria il canonico appuntamento con le ‘Lettere al Direttore’, che per questa settimana si spostano a domenica.


Sono quasi in imbarazzo nel compilare il solito bignami dei successi della nostra ospite di oggi, perché la carriera di Chris Evert è talmente straordinaria che ci vorrebbero fiumi di metaforico inchiostro. Giusto per intenderci: 18 titoli Slam (sette Roland Garros, sei US Open su due superfici diverse, tre Wimbledon, due Australian Open) con almeno un titolo vinto per 13 anni di fila (nemmeno li giocava tutti, perché come ci ha detto non erano una priorità assoluta all’epoca), 260 settimane da N.1 (sette volte ha chiuso la stagione davanti a tutte), 52 semifinali e 54 quarti raggiunti su 56 Slam disputati e 125 vittorie consecutive sulla terra e il 94.28% di vittorie sulla superficie – insomma, io e Steve Flink, suo esegeta, abbiamo intervistato la Storia del tennis.

Oggi dirige una Academy di grande successo in Florida con il fratello John (la scuola porta il nome di quest’ultimo, che sarà contento di avermi sentito dire proprio ‘John Evert Academy’!), fa la commentatrice per ESPN, ed è l’editrice della rivista “Tennis”.

 

L’INTERVISTA COMPLETA

Chat live with Chris Evert and Steve Flink

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 7 luglio 2020

I MOMENTI SALIENTI

Minuto 00: introduzione. Chris non si annoia a parlare ancora dei suoi record dopo tutti questi anni?

03:49: “Ho tanti momenti indimenticabili, e per fortuna! Forse il mio primo US Open, a 16 anni [nel 1971, ndr], fu come una favola. Anche gli ultimi due Roland Garros, nell’85 e nell’86, sono importanti per me, perché nessuno pensava che potessi ancora farcela. La rivalità con Martina è anch’essa fondamentale, perché lei mi ha spinta a diventare una giocatrice migliore – eravamo tanto diverse, ogni match era speciale. Ma non perdono Steve per essere sempre stato, segretamente, un tifoso di Martina!”.

07:26: “Ai miei tempi gli Slam non erano importanti come oggi. Davamo la priorità a tanti altri eventi perché stavamo cercando di costruire il nostro tour da zero, e quindi dovevamo esserci per supportare gli eventi del Virginia Slims Circuit organizzato da Billie Jean King e Gladys Heldman. (una storia che vi abbiamo raccontato nella serie di articoli dedicata alle ‘Original 9’). Per vendere biglietti e trovare sponsor era necessario che giocassimo ogni settimana e che partecipassimo a tutte le conferenze stampa, anche perché eravamo il primo sport a creare un campionato professionistico per donne. Gli Slam erano in secondo piano per noi, quasi una vacanza – io ho giocato l’Australian Open sei volte e ho saltato il Roland Garros tre volte quando ero N.1”. I casi Rosewall, Laver e Gonzales, descritto da Chris come “imponente e intimidatorio, aveva il miglior servizio e il miglior dritto che abbia mai visto”.

13:44: Steve Flink è il più grande Evertologo vivente, ma sa quante volte Chris ha vinto Roma?

17:00: Serena Williams e il record maledetto di Margaret Court: “Ha perso quattro finali, ma tutte le avversarie hanno sempre giocato in modo fantastico, soprattutto Kerber e Halep! Nessuna di loro aveva niente da perdere, mentre Serena ha chiaramente avvertito la pressione del momento. Francamente, non la escluderò mai dal novero delle potenziali vincitrici di un torneo. Ho visto qualche video dei suoi allenamenti, e sembra in grande forma – credo che abbia ancora tante possibilità di vincere degli Slam. Non credo che l’assenza del pubblico la condizionerà, ha una grande energia interiore, un po’ come Nadal”.

25:40: “La vittoria di Roberta Vinci contro Serena è certamente fra le più clamorose che io ricordi, ed ero lì. Prima del match pensavo che Williams l’avrebbe spazzata via, non vedevo come Vinci potesse farle male. E invece Roberta ha giocato un match di straordinaria intelligenza, alternando slice, lob e discese a rete in controtempo, l’ha mandata fuori ritmo e Serena ha perso tutta la sua tranquillità. Chi avrebbe pensato che le due ragazze italiane sarebbero arrivate in finale?”. Steve non ha ancora imparato a pronunciare il cognome di Flavia Pennetta! 

30:42: La carriera su ESPN: “Quando mi sono ritirata, i miei agenti hanno spinto subito affinché andassi a lavorare in TV, e fu un disastro. Non mi sentivo a mio agio e non volevo criticare delle ragazze che conoscevo bene; inoltre, il mio gioco era sempre stato basato sull’istinto, quindi le mie analisi tecniche non erano molto approfondite. Per nove anni ho smesso di fare la commentatrice per costruire una famiglia, e ho fondato una Academy con mio fratello John. Questo mi ha permesso di capire come giocano le nuove generazioni, così quando sono tornata è stato tutto molto più divertente, e ho anche imparato a informarmi sui giocatori.

36:56: “La rivalità con Martina, così densa di contrasti e colpi di scena, era riuscita ad attirare fan che non seguivano il tennis, aveva trasceso il gioco, e devo dire che se Tracy Austin non si fosse fatta male da giovane sarebbe stato tutto ancora più interessante. Anche un dominio come quello di Serena è una buona cosa per la popolarità del gioco – le sue finali a New York spesso sono più seguite di quelle maschili. È quando non c’è nessuno che spicca che il gioco diventa noioso, almeno secondo me”.

Martina Navratilova e Chris Evert – Wimbledon 1978 (foto via Twitter, @Wimbledon)

41:53: “La mia longevità ad alti livelli è qualcosa di cui vado molto fiera, più ancora dei miei record, anzi, sono contenta di non averci pensato troppo mentre giocavo, in particolare alle 13 stagioni consecutive con almeno uno Slam vinto e alle 125 vittorie di fila sulla terra”. Secondo Steve sarebbe stato un disonore per Chris perdere il suo ultimo match a Wimbledon contro Laura Golarsa (Evert rimontò da 2-5 nel terzo), qui si sfiora l’incidente diplomatico!

47:34: “In famiglia, tutti abbiamo iniziato a giocare grazie a nostro padre, anche mia sorella Jeanne, che se n’è andata quest’anno [il 20 febbraio, ndr], ha giocato sul tour; inoltre mia sorella Clare e i miei due fratelli hanno tutti ricevuto borse di studio per giocare a tennis all’università. Perciò lui è stato una figura fondamentale per me, e ho vinto tanti match per lui, compreso quello contro Golarsa, visto che quel giorno entrambi i miei genitori erano lì. Quando giocavo spesso li chiamavo subito dopo, perché i match non erano trasmessi in TV”.

50:52: La vittoria contro Tracy Austin, che l’aveva battuta cinque volte di fila, allo US Open del 1980: “Fu Don Candy [ex-giocatore australiano, campione a Parigi nel 1956, ndr] a consigliarmi di cambiare il mio gioco per quel match. Partii malissimo, 4-0 per lei, ma alla fine mi adattai e vinsi 4-6 6-1 6-1”. Le ho chiesto se Camila Giorgi non dovrebbe fare qualcosa di simile per raggiungere il suo potenziale: “Certo, bisogna pensare a come gioca l’avversario, non solo ai propri colpi”.

58:06: “Non ho seguito la vicenda legata alle revisione dei ranking, e sul perché la WTA sia più lenta nel prendere una decisione [l’intervista si è svolta prima che la stessa misura fosse adottata per le classifiche femminili, ndr] perché qui siamo tutti focalizzati sullo US Open e su come far sì che si possa giocare senza rischi, ma posso dirvi che dal mio punto di vista le giocatrici sono state un po’ più disciplinate dei loro colleghi durante la pandemia…”.

01:01:52:Non vedo perché Nadal dovrebbe rischiare un infortunio venendo a New York quando può rimanere in Europa ad allenarsi sulla terra. Su Djokovic non sarei così sicura, se vuole il record di Slam e vede che Federer, Nadal e altri non ci saranno, non sarebbe nel suo interesse cercare di vincere a Flushing Meadows? Credo che la USTA stia facendo un grande lavoro per far sì che il torneo si svolga ottemperando a tutte le misure di sicurezza, ma alla fine saranno i giocatori a decidere, probabilmente con poche settimane di preavviso”.

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Interviste

Nadal da Washington: “Se avessi avuto scelta non avrei mai saltato Wimbledon e Olimpiadi”

Pronto a tornare in campo a Washington, Nadal ha parlato anche del potenziale Grande Slam di Djokovic: “Non sarà facile, ma sarà sicuramente il grande favorito dello US Open”

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Rafael Nadal - ATP Washington 2021 (via Twitter, @CitiOpen)

C’è tanta curiosità per il ritorno in campo di Rafa Nadal all’ATP 500 di Washington: l’ultimo match del maiorchino risale infatti alla semifinale del Roland Garros persa contro Djokovic al termine di un quarto set giocato in precarie condizioni fisiche. Nelle settimane successive, il 20 volte campione Slam ha rinunciato sia a Wimbledon che alle Olimpiadi, decidendo di tornare solo per lo swing nord-americano, ma durante la conferenza stampa pre-torneo ha voluto tranquillizzare sulle proprie condizioni: “Mi sento bene. Ho avuto qualche piccolo problema dopo il Roland Garros e quindi ho dovuto saltare due eventi a cui tengo molto, Wimbledon e le Olimpiadi, ma ora eccoci qua“.

LA CONVALESCENZA E IL RITORNO IN CAMPO

La decisione di saltare quei due tornei è stata estremamente sofferta, ma necessaria, come ha spiegato Rafa raccontando i postumi della stagione sul rosso: “Il mio corpo ha preso la decisione. Se avessi potuto scegliere non avrei mai saltato né Wimbledon né le Olimpiadi, ma purtroppo non ero in grado di competere dopo la stagione su terra. Ho avuto qualche problema al piede e non ho toccato la racchetta per 20 giorni. Poi ho iniziato ad allenarmi in maniera leggera, mezz’oretta alla volta, e ho continuato ad aumentare il carico. Il mio obiettivo era di essere pronto per questo torneo. Giocare qui allungherà la mia stagione sul cemento americano di una settimana, ma dopo aver saltato Wimbledon credo che fosse la cosa giusta da fare“.

Nadal difende 1000 punti in Canada (anche se è sicuro di tenerne almeno la metà in virtù delle modifiche al ranking) e 2000 allo US Open (stavolta senza paracadute, visto che lo Slam newyorchese si è disputato anche nel 2020), e quindi sa di dover essere al meglio: “Ovviamente mi sono preparato bene a casa, ma mi servono degli allenamenti più competitivi. Nei prossimi due giorni continuerò ad allenarmi con i giocatori presenti qui, giocare dei set con dei professionisti è ciò di cui ho bisogno in questo momento. Non so quanto mi ci vorrà per tornare al 100 percento, ma posso garantirvi che darò sempre il meglio, in ogni momento, e spero che questi ultimi giorni mi preparino al meglio per l’esordio. […] Spero di raggiungere il livello di cui ho bisogno questa settimana, o al massimo entro la fine della prossima“.

 

Uno dei suoi sparring d’eccellenza è stato Sebastian Korda, sul quale ha speso delle belle parole (e meno male, visto che è il giocatore preferito del Next Gen): “Seb è giovane, ha un bel fisico, serve bene e ha due buoni fondamentali da fondo; è un gran bravo ragazzo e un giocatore completo. Credo che nei prossimi anni farà grandi cose per il nostro sport, ho sempre pensato che avesse le carte in regola per diventare uno dei migliori al mondo. Vedremo cosa succederà, non è facile continuare a migliorare, ma penso che diventerà un top player“.

L’ESORDIO A WASHINGTON

L’altro grande motivo di interesse legato al comeback di Nadal è che abbia scelto un torneo dove non aveva mai giocato in carriera, a suo dire uno stimolo in più: “Sono elettrizzato all’idea di giocare il torneo di Washington per la prima volta, è un evento con tanta storia. […] Non gioco in America da oltre un anno [quasi due in realtà, nel 2020 ha giocato solo il torneo messicano di Acapulco, ndr], sono felice di poterlo fare in uno stadio pieno, non siamo più abituati a farlo. […] L’organizzazione del torneo è fantastica, non potrò mai ringraziare abbastanza il proprietario dell’evento perché ha sempre mostrato grande interesse nel vedermi giocare qui a Washington“.

A quanto pare, però, Rafa non è rimasto impressionato solo dal torneo in sé: “Giocare un torneo per la prima volta è sempre bello, questo lavoro mi dà la possibilità di visitare le città più importanti del mondo. Washington è davvero una bellissima città, ho avuto modo di visitarla un pochino negli ultimi due giorni e sono davvero impressionato, spero di poter continuare a vederla nel prosieguo della settimana, è molto più verde e con molti meno grattacieli rispetto alle altre grandi città americane“.

IL GRANDE SLAM DI DJOKOVIC

Non poteva infine mancare una domanda sul tema che ha dominato il 2021 dell’ATP Tour: riuscirà Novak Djokovic a fare il Grande Slam (e al contempo a superare Federer e Nadal conquistando lo Slam N.21)? Nadal sembra dargli grandi possibilità, e sarebbe strano il contrario: “Beh, ne ha già vinti tre, quindi chiaramente ne può vincere quattro! Giocherà sulla sua superficie preferita, quindi perché non dovrebbe farcela? Certamente non sarà facile, saranno in tanti a volersi aggiudicare l’ultimo Slam della stagione, ma di sicuro sarà uno dei grandi favoriti, anzi, probabilmente il favorito principale. Ciò che ha fatto quest’anno è straordinario, e credo possa riuscire a fare il Grande Slam“.

Qui il tabellone aggiornato di Washington

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Flash

Cosa c’è nella vittoria di Danielle Collins a Palermo

PALERMO – “Non so se avrei potuto continuare a giocare senza l’operazione”. Danielle Collins ha rischiato di perdere il tennis a causa dell’endometriosi. Ora l’ha ritrovato, anche grazie alla Sicilia

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Danielle Collins con il trofeo - WTA Palermo 2021 (foto Pasquale Ponente)

Non serviva la vittoria del Ladies Open di Palermo, la prima nel circuito maggiore, per scoprire quanta personalità abbia Danielle Collins. È però servita per indagarla da una prospettiva differente, certamente più intima ma non per questo meno debordante.

La sua cifra sportiva e caratteriale è affrontare avversarie e giornalisti con fare aspro, quell’asprezza concepita in una notte d’amore da mamma esuberanza e papà spirito agonistico. La sua personalità un po’ ‘bitchy’, come l’avevamo definita un annetto fa in occasione del raggiungimento dei quarti al Roland Garros autunnale quando aveva sforacchiato l’avventatezza di un giornalista troppo interessato alle bolle e poco al suo tennis, è stata ammorbidita dall’influsso materno della Sicilia. E dai mesi difficili attraverso cui è dovuta transitare: l’operazione di marzo per risolvere l’endometriosi, lei che già deve convivere con l’artrite reumatoide, la solitudine tipica del tennista (in questo caso anche senza coach), il timore di non poter più tornare a certi livelli.

Quello che ho passato negli ultimi due anni è qualcosa che nessuno vorrebbe affrontareci ha detto Danielle.Ma credo che queste sfide mi abbiano motivato ancora di più, perché molte persone mi hanno detto che non sarebbe stato possibile tornare al massimo, specialmente per via dell’operazione; soffrivo di mal di schiena continui, tutti i giorni, ormai mi ero abituata e l’operazione mi ha dato grande sollievo”. 

 

L’endometriosi non è un disturbo banale; cellule appartenenti alla cavità interna dell’utero, quelle che si sfaldano provocando il sanguinamento tipico del ciclo mestruale, finiscono in zone diverse del corpo e possono provocare molti disturbi, tra cui il dolore cronico con cui la tennista statunitense è stata costretta a convivere per molti anni. Nel corso dell’intervista che abbiamo svolto su Zoom poco dopo la cerimonia di premiazione del torneo, Danielle ha scherzato sull’operazione, dimostrando quella brillantezza di pensiero che già le riconoscevamo – lei che per diletto scrive sceneggiature teatrali, giusto per mettere le cose in prospettiva.

I chirurghi hanno fatto una serie di ‘cose’ (le hanno anche rimosso una cisti ovarica grande come una palla da tennis, ndr) degli aggiustamenti nell’area della vescica, dell’intestino, e hanno riportato l’utero… nel posto in cui doveva stare! (qui si è fermata per sorridere, ndr). Mi ha fatto sentire molto meglio e mi ha consentito di giocare match più lunghi, di allenarmi tutti i giorni senza provare quella sensazione di agonia fisica di inizio anno e un po’ di tutta la vita. Non so se avrei potuto continuare a giocare senza l’operazione”.

Danielle Collins – WTA Palermo 2021 (foto Pasquale Ponente)

Il successo di Palermo, netto al punto che Collins ha vinto tutti e dieci i set disputati, è figlio anche della volontà di disputare un torneo un po’ penalizzato dalla sovrapposizione con il torneo olimpico. “La Sicilia era nella mia ‘bucket list’ da due anni, assieme a Budapest; volevo andarci a fine 2020 ma non ci sono riuscita. Quando ho visto i due tornei in calendario non ci ho pensato un attimo e ho deciso di andarci; sono state due settimane molto divertenti per me”. E infatti sono arrivati una semifinale e un titolo. 

Daniele però invita anche chi non ha bisogno del potere taumaturgico della Sicilia per vincere un torneo di tennis a visitarla: “Sono posti in cui un americano non viaggia spesso, perché sono molto lontani. L’hotel, la vista del mare, le barche, i ristoranti, il cibo italiano: tutte queste cose mi hanno colpito appena sono arrivata. Una delle cose che ammiro di più dell’Italia è come riesca a preservare la storia senza sforzi. Vedere tutti questi edifici antichi è affascinante; dove vivo io non c’è niente di simile e alla costruzione di un palazzo ne segue semplicemente un’altra. Amo la storia e ogni cosa qui; i colori, l’architettura. Spero di poter andare anche in Sardegna il prossimo anno”. 

Al termine dell’intervista, l’addetto stampa del torneo Antonio Cefalù – che ringraziamo assieme a tutta l’organizzazione del torneo per l’ospitalità – ci svelerà anche l’ultima richiesta di Danielle prima di lasciare l’isola: uno shooting fotografico a Mondello, che ospita la spiaggia più famosa di Palermo a poco meno di un paio di chilometri dal Country Club, per farsi immortalare con il nuovo abito Gucci e il nuovissimo trofeo. “Però prima trovatemi un parrucchiere”, avrebbe aggiunto. A rispondere alle nostre domande si era presentata con i capelli ancora umidicci, gli occhi stanchi e felici della vittoria, esondante in risposta a ogni domanda. Non sorprende: chi è felice vuol parlarne, mica tenersela per sé.

Danielle Collins a Mondello (dal suo profilo Instagram)

Soprattutto se non ha neanche un allenatore con cui condividere viaggi e allenamenti, successi e insuccessi. “Vincere questo torneo in questo modo, da sola, è ancora più speciale. Da un paio di anni era un mio obiettivo” racconta Danielle. Che poi approfondisce il suo rapporto conflittuale con gli allenatori, figure raramente stabili nel suo box. Nel 2019 ad Acapulco aveva conosciuto Thomas Couch, giocatore di football australiano e fitness trainer (ha lavorato anche con de Minaur), iniziando poi in ottobre a lavorare con lui per la parte atletica, trasformandolo in una sorta di coach-accompagnatore e poi iniziando anche a frequentarlo fuori dal campo. In una delle partite più importanti della sua carriera, i quarti del Roland Garros 2020 contro Sofia Kenin, con lei c’erano Nicolas Almagro (!) all’esordio di una collaborazione che poi non è germogliata e lo stesso Tom Couch, addirittura invitato da Danielle ad abbandonare il box durante la partita perché, a sua dire, la stava distraendo.

Si è spesso parlato di Zverev e Kyrgios, definiti rispettivamente difficile e impossibile da allenare, ma anche Danielle non scherza da questo punto di vista. Per me è sempre stato difficile trovare un coach fisso, sin da quando sono diventata professionista. Al college (dove ha vinto due titoli NCAA, nel 2014 e nel 2016, ndr) avevo due coach full time con cui ho lavorato per tre anni e conosco i progressi che si possono fare lavorando per così tanto tempo con una persona. Poi, però, spesso iniziavo con un coach e dopo qualche settimana dovevo già cambiare, saltellavo qui e là. Questo non mi dava la serenità necessaria a guidare il mio gioco nella direzione migliore. Quindi finché non trovo la situazione giusta, devo fare delle cose da sola”.

E così, da sola, Danielle si è presa la rivincita su Elena Gabriela Ruse che l’aveva sconfitta ad Amburgo sulla strada che avrebbe condotta la rumena verso il suo primo trofeo. Nonostante l’esito opposto, i due match hanno avuto un tratto comune: il medical time out chiesto da Ruse. In Germania ha ‘aiutato’ Ruse a vincere la partita, a Palermo Collins non si è lasciata distrarre quando la sua avversaria, nel quinto game del secondo set, si è accasciata per terra palesando un generico malessere. Che la reputasse una sceneggiata è parso evidente sin da subito, poiché è rimasta nella sua metà di campo e poi ha addirittura chiesto di parlare con il supervisor per lamentarsene.

Danielle Collins ed Elena Gabriela Ruse – WTA Palermo 2021 (foto Pasquale Ponente)

Ad Amburgo ero avanti nel punteggio nel terzo set dopo aver vinto il secondo, ero al servizio, e lei ha chiamato MTO. Poi è tornata e il trucco… ha funzionato, ha giocato un gran tennis e ha vinto la partita. A Palermo è successa la stessa cosa: chiaro, è permesso dalle regole, ma come ho detto al supervisor è qualcosa a cui il tour dovrebbe prestare attenzione. In ogni caso, mi auguro che per lei sia tutto ok”.

Via il sassolino dalla scarpa. Poi qualche pensiero sull’urlo acutissimo che ha accompagnato il match point palermitano; cosa conteneva, oltre alla gioia spicciola di vincere un torneo?Avessi vinto o perso la finale, ce l’avrei fatta comunque. Sono tornata dov’ero prima dell’operazione di quattro mesi fa. Il terzo turno a Parigi e il secondo a Wimbledon mi hanno incoraggiato, mi sono resa conto che la mia resistenza stava aumentando. Ho amato ogni minuto trascorso sul campo a Palermo perché non abbiamo avuto i tifosi per molto tempo e qui invece c’erano; portano sempre una grande energia. Anche se a volte tifano per te a volte no“. Qui sorride. Il riferimento è alla claque reclutata da Ruse per le strade del centro di Palermo, dove la tennista rumena ha conosciuto dei ragazzi italiani e ha deciso di offrire loro un posto in tribuna per tutta la settimana, ricevendone in cambio incitamenti costanti. Una claque in piena regola, come dicevamo.

A Danielle, in finale, ha fatto gioco pure questo. “Il sostegno del pubblico è una cosa che tutti gli atleti vogliono avere quando competono. Probabilmente è stato il mio miglior match dalla pandemia“. Da Palermo, Danielle Collins porta a casa una consapevolezza preziosa come gli intarsi della Cappella Palatina del Palazzo dei Normanni. Una consapevolezza che ha tanti sapori, tante influenze. Proprio come la città in cui è germogliata.

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Flash

Olimpiadi Tokyo 2020, Djokovic sul caldo: “Ci siamo lamentati. Sono contento che ci abbiano ascoltato”

Rispondendo a Ubaldo, Nole racconta di essere andato a protestare contro le durissime condizioni di gioco insieme a Zverev e Medvedev

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Purtroppo più che per il tennis giocato, il torneo olimpico ha fatto parlare di sé per le difficilissime condizioni di gioco legate al caldo e all’elevato tasso di umidità. In campo femminile sono stati ben quattro i ritiri, l’ultimo dei quali particolarmente impressionante: nel corso del proprio quarto di finale contro Marketa Vondrousova, la spagnola Paula Badosa è stata addirittura accompagnata fuori dal campo in sedia a rotelle, dopo essersi accasciata a terra alla fine del primo set. Per fortuna l’eco di questi spiacevoli episodi sembra finalmente essere giunta alle orecchie degli organizzatori e dell’ITF che hanno deciso di posticipare l’inizio dei match alle 15 a partire da domani.

Parte del merito di questo (tardivo) attacco di buon senso sembra da imputare alle ripetute e numerose proteste di giocatori e giocatrici, come confermato anche dal numero uno al mondo Novak Djokovic in risposta a una domanda del Direttore Ubaldo Scanagatta.

Sono contento che abbiano deciso che abbiano deciso di riprogrammare i primi incontri alle 15 a partire da domani. Noi siamo andati a parlare con il supervisor oggi e quando dico ‘noi’ intendo Zverev, Medvedev e io, insieme ai capitani. Ho parlato anche con Khachanov e Carreno-Busta, quindi la maggior parte dei ragazzi impegnati nei quarti era d’accordo. Certo, idealmente mi sarebbe piaciuto che la decisione fosse stata applicata qualche giorno prima, ma comunque è una buona cosa perché nessuno vuole vedere incidenti come quello capitato a Badosa.

 

Le condizioni sono davvero brutali. Probabilmente la gente pensa che ci stiamo solo lamentando, ma tutti gli sport di resistenza – e il tennis deve essere considerato come uno sport di resistenza – si svolgono più tardi perché la combinazione tra alte temperature e alta umidità è terribile. Ormai sono vent’anni che gioco a tennis da professionista e non ho mai sperimentato condizioni del genere in tutta la mia carriera, per così tanti giorni consecutivi. Può essere capitato di dover fronteggiare un caldo simile a Miami o a New York o da qualche altra parte, ma per una giornata sola, qui è così tutti i giorni. Credo che sia meglio anche per gli spettatori poter assistere al miglior tennis possibile, perché le condizioni sono davvero drenanti per le energie dei giocatori.”

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