Chris Evert in esclusiva: “Io e Navratilova abbiamo portato il tennis a un altro livello”

Interviste

Chris Evert in esclusiva: “Io e Navratilova abbiamo portato il tennis a un altro livello”

La leggenda americana racconta la sua lunga e inimitabile carriera e dice la sua su Serena Williams e sullo US Open. Poi su Nadal: “Non vedo perché dovrebbe andare a New York”

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Chris Evert - Wimbledon 2017 (photo Art Seitz c2017)
 

La pubblicazione di questa intervista con Chris Evert sostituisce in via straordinaria il canonico appuntamento con le ‘Lettere al Direttore’, che per questa settimana si spostano a domenica.


Sono quasi in imbarazzo nel compilare il solito bignami dei successi della nostra ospite di oggi, perché la carriera di Chris Evert è talmente straordinaria che ci vorrebbero fiumi di metaforico inchiostro. Giusto per intenderci: 18 titoli Slam (sette Roland Garros, sei US Open su due superfici diverse, tre Wimbledon, due Australian Open) con almeno un titolo vinto per 13 anni di fila (nemmeno li giocava tutti, perché come ci ha detto non erano una priorità assoluta all’epoca), 260 settimane da N.1 (sette volte ha chiuso la stagione davanti a tutte), 52 semifinali e 54 quarti raggiunti su 56 Slam disputati e 125 vittorie consecutive sulla terra e il 94.28% di vittorie sulla superficie – insomma, io e Steve Flink, suo esegeta, abbiamo intervistato la Storia del tennis.

Oggi dirige una Academy di grande successo in Florida con il fratello John (la scuola porta il nome di quest’ultimo, che sarà contento di avermi sentito dire proprio ‘John Evert Academy’!), fa la commentatrice per ESPN, ed è l’editrice della rivista “Tennis”.

 

L’INTERVISTA COMPLETA

Chat live with Chris Evert and Steve Flink

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 7 luglio 2020

I MOMENTI SALIENTI

Minuto 00: introduzione. Chris non si annoia a parlare ancora dei suoi record dopo tutti questi anni?

03:49: “Ho tanti momenti indimenticabili, e per fortuna! Forse il mio primo US Open, a 16 anni [nel 1971, ndr], fu come una favola. Anche gli ultimi due Roland Garros, nell’85 e nell’86, sono importanti per me, perché nessuno pensava che potessi ancora farcela. La rivalità con Martina è anch’essa fondamentale, perché lei mi ha spinta a diventare una giocatrice migliore – eravamo tanto diverse, ogni match era speciale. Ma non perdono Steve per essere sempre stato, segretamente, un tifoso di Martina!”.

07:26: “Ai miei tempi gli Slam non erano importanti come oggi. Davamo la priorità a tanti altri eventi perché stavamo cercando di costruire il nostro tour da zero, e quindi dovevamo esserci per supportare gli eventi del Virginia Slims Circuit organizzato da Billie Jean King e Gladys Heldman. (una storia che vi abbiamo raccontato nella serie di articoli dedicata alle ‘Original 9’). Per vendere biglietti e trovare sponsor era necessario che giocassimo ogni settimana e che partecipassimo a tutte le conferenze stampa, anche perché eravamo il primo sport a creare un campionato professionistico per donne. Gli Slam erano in secondo piano per noi, quasi una vacanza – io ho giocato l’Australian Open sei volte e ho saltato il Roland Garros tre volte quando ero N.1”. I casi Rosewall, Laver e Gonzales, descritto da Chris come “imponente e intimidatorio, aveva il miglior servizio e il miglior dritto che abbia mai visto”.

13:44: Steve Flink è il più grande Evertologo vivente, ma sa quante volte Chris ha vinto Roma?

17:00: Serena Williams e il record maledetto di Margaret Court: “Ha perso quattro finali, ma tutte le avversarie hanno sempre giocato in modo fantastico, soprattutto Kerber e Halep! Nessuna di loro aveva niente da perdere, mentre Serena ha chiaramente avvertito la pressione del momento. Francamente, non la escluderò mai dal novero delle potenziali vincitrici di un torneo. Ho visto qualche video dei suoi allenamenti, e sembra in grande forma – credo che abbia ancora tante possibilità di vincere degli Slam. Non credo che l’assenza del pubblico la condizionerà, ha una grande energia interiore, un po’ come Nadal”.

25:40: “La vittoria di Roberta Vinci contro Serena è certamente fra le più clamorose che io ricordi, ed ero lì. Prima del match pensavo che Williams l’avrebbe spazzata via, non vedevo come Vinci potesse farle male. E invece Roberta ha giocato un match di straordinaria intelligenza, alternando slice, lob e discese a rete in controtempo, l’ha mandata fuori ritmo e Serena ha perso tutta la sua tranquillità. Chi avrebbe pensato che le due ragazze italiane sarebbero arrivate in finale?”. Steve non ha ancora imparato a pronunciare il cognome di Flavia Pennetta! 

30:42: La carriera su ESPN: “Quando mi sono ritirata, i miei agenti hanno spinto subito affinché andassi a lavorare in TV, e fu un disastro. Non mi sentivo a mio agio e non volevo criticare delle ragazze che conoscevo bene; inoltre, il mio gioco era sempre stato basato sull’istinto, quindi le mie analisi tecniche non erano molto approfondite. Per nove anni ho smesso di fare la commentatrice per costruire una famiglia, e ho fondato una Academy con mio fratello John. Questo mi ha permesso di capire come giocano le nuove generazioni, così quando sono tornata è stato tutto molto più divertente, e ho anche imparato a informarmi sui giocatori.

36:56: “La rivalità con Martina, così densa di contrasti e colpi di scena, era riuscita ad attirare fan che non seguivano il tennis, aveva trasceso il gioco, e devo dire che se Tracy Austin non si fosse fatta male da giovane sarebbe stato tutto ancora più interessante. Anche un dominio come quello di Serena è una buona cosa per la popolarità del gioco – le sue finali a New York spesso sono più seguite di quelle maschili. È quando non c’è nessuno che spicca che il gioco diventa noioso, almeno secondo me”.

Martina Navratilova e Chris Evert – Wimbledon 1978 (foto via Twitter, @Wimbledon)

41:53: “La mia longevità ad alti livelli è qualcosa di cui vado molto fiera, più ancora dei miei record, anzi, sono contenta di non averci pensato troppo mentre giocavo, in particolare alle 13 stagioni consecutive con almeno uno Slam vinto e alle 125 vittorie di fila sulla terra”. Secondo Steve sarebbe stato un disonore per Chris perdere il suo ultimo match a Wimbledon contro Laura Golarsa (Evert rimontò da 2-5 nel terzo), qui si sfiora l’incidente diplomatico!

47:34: “In famiglia, tutti abbiamo iniziato a giocare grazie a nostro padre, anche mia sorella Jeanne, che se n’è andata quest’anno [il 20 febbraio, ndr], ha giocato sul tour; inoltre mia sorella Clare e i miei due fratelli hanno tutti ricevuto borse di studio per giocare a tennis all’università. Perciò lui è stato una figura fondamentale per me, e ho vinto tanti match per lui, compreso quello contro Golarsa, visto che quel giorno entrambi i miei genitori erano lì. Quando giocavo spesso li chiamavo subito dopo, perché i match non erano trasmessi in TV”.

50:52: La vittoria contro Tracy Austin, che l’aveva battuta cinque volte di fila, allo US Open del 1980: “Fu Don Candy [ex-giocatore australiano, campione a Parigi nel 1956, ndr] a consigliarmi di cambiare il mio gioco per quel match. Partii malissimo, 4-0 per lei, ma alla fine mi adattai e vinsi 4-6 6-1 6-1”. Le ho chiesto se Camila Giorgi non dovrebbe fare qualcosa di simile per raggiungere il suo potenziale: “Certo, bisogna pensare a come gioca l’avversario, non solo ai propri colpi”.

58:06: “Non ho seguito la vicenda legata alle revisione dei ranking, e sul perché la WTA sia più lenta nel prendere una decisione [l’intervista si è svolta prima che la stessa misura fosse adottata per le classifiche femminili, ndr] perché qui siamo tutti focalizzati sullo US Open e su come far sì che si possa giocare senza rischi, ma posso dirvi che dal mio punto di vista le giocatrici sono state un po’ più disciplinate dei loro colleghi durante la pandemia…”.

01:01:52:Non vedo perché Nadal dovrebbe rischiare un infortunio venendo a New York quando può rimanere in Europa ad allenarsi sulla terra. Su Djokovic non sarei così sicura, se vuole il record di Slam e vede che Federer, Nadal e altri non ci saranno, non sarebbe nel suo interesse cercare di vincere a Flushing Meadows? Credo che la USTA stia facendo un grande lavoro per far sì che il torneo si svolga ottemperando a tutte le misure di sicurezza, ma alla fine saranno i giocatori a decidere, probabilmente con poche settimane di preavviso”.

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Australian Open

Liyanage, data analyst di Sabalenka: “Non parlo direttamente con Aryna, ma prima con il suo coach. Bisogna evolversi in base allo status del giocatore” [ESCLUSIVA]

Shane Liyanage ha svelato ai microfoni di Ubitennis alcuni segreti e curiosità sul mondo delle statistiche, che hanno portato alla grande crescita di Aryna Sabalenka e non solo

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (foto Twitter @AustralianOpen)

Aryna Sabalenka è certamente la giocatrice del momento. Ancora imbattutta in quasto 2023, la bielorussa ha vinto due titoli e undici match su altrettanti incontri disputati, conquistando ben 22 set su 23 (l’unico lasciato per strada è il primo parziale della finale dell’Australian Open). Per tornare al n°2 del ranking, Aryna si è affidata ad un servizio stratosferico, che tanti problemi le aveva creato in passato ma che, finalmente, è riuscita a far rendere al meglio.

Per arrivare ad essere così efficace, Sabalenka si è servita dell’aiuto di un esperto di biomeccanica, con il quale ha iniziato a lavorare dall’estate 2022. Da allora, il livello del suo gioco è ampiamente salito: oltre ai due successi in Australia, non vanno dimenticate le semifinali a Cincinnati e allo US Open e la finale alle WTA Finals. Contanto che, nei suoi primi 37 match disputati la scorsa stagione, la bielorussa aveva commesso oltre 300 doppi falli (media superiore agli otto a partita), il bilancio è decisamente positivo. Anche perché la media del 2023 si è quasi dimezzata: con 51 doppi errori negli 11 incontri finora disputati, ci si aggira a poco più di 4,6 doppi falli a match, comunque compensati da 81 ace (quasi 7,4 a partita).

Il nostro Federico Bertelli ha provato ad andare più in profondità intervistando Shane Liyanage, CEO e fondatore della società di statistiche che collabora con la n°2 del mondo. Non solo con lei a dire il vero, perché la Data Drive Sports Analytics (DDSA) segue anche Ons Jabeur, Emil Ruusuvouri e Taro Daniel. Nella sua lunga chiacchierata con Ubitennis, Liyanage ha fornito diversi interessanti spunti di riflessione, dal processo di raccolta dei dati fino al suo utilizzo vero e proprio, passando per il rapporto costruito con Sabalenka. Di seguito il video integrale dell’intervista.

 

Nei primi minuti si parla del gran lavoro svolto con Sabalenka e di quanto Liyanage sia fiero e felice per i risultati ottenuti (“Aryna ha lavorato davvero duro, sono molto contento per lei e per il suo team”). Viene analizzato inoltre anche lo sforzo in termini sia di raccolta dati che di produzione di servizi e report su misura per il singolo giocatore.

I dati vengono raccolti in molti modi diversi, analizzando video manuali e automatizzati, oltre agli Hawkeye data. Non esiste un modello univoco per mettere insieme le diverse statistiche, poiché ogni torneo ATP, WTA e i quattro Slam hanno un approccio diverso di condivisione dei dati, anche se tutti questi arrivano in tempo reale. Ad esempio, Tennis Australia ha ideato un’applicazione che consente ai giocatori e ai rispettivi team di ottenere l’accesso diretto a informazioni approfondite e dati grezzi forniti da occhio di falco, che triangola la posizione della palla e raccoglie dati relativi ad ogni singolo colpo di un match.

Un altro punto interessante riguarda la presentazione, l’analisi e lo studio dei vari dati, che devono poi essere trasformati in informazioni utili. Questa è probabilmente la la parte più impegnativa da un punto di vista intellettuale. Per questo motivo, nella squadra d’analisi di Liyanage è presente anche un allenatore di alto livello, che accompagna l’esperienza di Shane sia nel tennis che nell’analisi dei dati. La presenza di quest’ultima figura è fondamentale per costruire un ponte tra persone con competenze diverse.

Spostandoci invece più nello specifico, la relazione tra Sabalenka e Liyanage vede in realtà una terza persona tra i due, ossia il coach della bielorussa. Al contrario di quanto si potrebbe forse pensare, infatti, Shane non comunica direttamente con Aryna, ma è il suo allenatore a fornire le informazioni necessarie alla n°2 del mondo: L’allenatore capisce la sua giocatrice e le sue emozioni meglio di me. Lui può decidere quali informazioni sono importanti e quali meno, quali passare ad Aryna e quali no”.

Non si parla soltanto di numeri relativi alle prestazioni di Sabalenka, bensì anche a quelli delle sue avversarie: l’analisi di servizio, risposta e movimenti in campo (soltanto per citare alcuni aspetti) sono all’ordine del giorno. Per quanto riguarda Rybakina, ada esempio, Liyanage non ha voluto sbilanciarsi molto: “Non voglio dirvi troppo apertamente su quali aspetti abbiamo lavorato e quali abbiamo analizzato di più. Probabilmente dovremo affrontare Elena ancora molte volte in futuro, non voglio rivelare tutti i nostri segreti!”. L’aspetto più importante, comunque, è fare in modo che il giocatore si senta davvero consapevole delle proprie potenzialità, poiché soltanto in queste condizioni lo studio e l’analisi dei dati potranno essere efficaci al 100%.

Le relazioni tra i data experts e i team dei vari giocatori inevitabilmente variano, tanto in base al carattere del singolo tennista quanto al suo status. È normale e fisiologico, ad esempio, che tra un top10 e un junior ci siano molte differenze. Nel caso specifico di Sabalenka, la sua crescita nel corso degli ultimi tre anni è stata evidente. Questa è stata anche accompagnata da un cambiamento caratteriale, ragion per cui anche il suo allenatore ha dovuto cambiare approccio e prospettive nella comunicazione dei diversi dati.

“Negli ultimi tre anni con Aryna, così come negli ultimi quattro con Ons Jabeur, ci siamo dovuti evolvere notevolmente e in modo diverso per ogni giocatore– spiega Liyanage. “Quest’anno poi, all’Australian Open, arrivavano i dati live direttamente da occhio di falco. C’erano molti data analyst nei box dei vari tennisti: io cercavo di scovare alcuni aspetti interessanti da comunicare al coach, che poi riferiva direttamente al giocatori”.

Spostando il focus sui giocatori in rampa di lancio, con cui Shane ha alcuni rapporti, è ovviamente più complicato (se non quasi impossibile, tolti alcuni campi principali degli Slam junior) avere accesso ai dati di hawk-eye. “Di solito con i tennisti junior non si ha accesso alle statistiche fornite da occhio di falco, quindi la soluzione è prendere dati a mano, che comunque è un metodo da non sottovalutare perché anch’esso può essere molto preciso”.

Un aspetto importante da tenere in considerazione è ovviamente anche quello economico, per cui quando si lavora su un junior si fa una sorta di investimento: “È chiaro che da giovani non si hanno risorse sufficienti per potersi permettere i dati completi e specifici come invece accade con un tennista professionista. Da parte nostra si fa quindi un investimento, ma in coloro con cui scegliamo di lavorare vediamo molto potenziale e crediamo che potrà crescere molto”.

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Flash

Vagnozzi su Sinner: “Con i migliori scende in campo per vincere”

Il coach marchigiano sul giovane altoatesino Jannik Sinner: “Siamo contenti dell’aspetto tattico e atletico”

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Simone Vagnozzi - Montecarlo 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Jannik Sinner è uscito agli ottavi di finale dell’ultimo Australian Open, ma sono più i messaggi positivi che l’attuale numero 17 del mondo può prendersi dal primo Major stagionale, avendo perso in cinque set contro il finalista del torneo Stefanos Tsitsipas, mostrando netti progressi nell’annata svolta in collaborazione con l’allenatore Simone Vagnozzi, oltre al contributo del “super-coach” Darren Cahill. Proprio l’ex coach di Marco Cecchinato e Stefano Travaglia ha parlato del giocatore di Sesto Pusteria in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “Sinceramente non ci interessa giocarcela con onore contro i top 5. Siamo scesi in campo per vincere, consapevoli di aver lavorato duramente nelle settimane invernali. Si è trattato di un match particolare, a un anno esatto di distanza da quando abbiamo iniziato a lavorare e da quando aveva affrontato lo stesso Tsitsipas, quindi è inevitabile che ci fosse un po’ di pressione. E infatti nei primi due set avrebbe potuto fare sicuramente qualcosa di più, però ci è andato davvero vicino, come era accaduto nelle ultime tre occasioni”.

Vagnozzi su Sinner: “La forza mentale di Jannik è la sua arma in più”

Vagnozzi ha spiegato lo sviluppo di Sinner avvenuto nella scorsa stagione, sia dal punto di vista atletico che dal punto di vista tattico: “Sicuramente siamo molto contenti dell’aspetto atletico su cui abbiamo lavorato tantissimo. Prima Jannik arrivava in fondo agli scambi lunghi in debito di ossigeno. Solo la sua grande forza mentale gli permetteva di chiudere il punto. Ora arriva più fresco e quindi più lucido per fare la scelta migliore”.

Quando Tsitsipas è entrato in campo si è visto che aveva un piano ben preciso. Jannik gioca bene d’istinto ma a volte è importante anche mettere in campo degli schemi. Lui fa un po’ fatica a far convivere i due aspetti. È costretto a piegare il suo istinto alla logica e per questo di fronte a scelte giuste, magari sbaglia il colpo. È un percorso che darà i suoi frutti, insieme al lavoro che continuiamo a fare sul servizio e sulla parte atletica. Lo scorso anno siamo stati fermati spesso da tanti piccoli intoppi, ora Sinner è integro fisicamente e possiamo finalmente allenarci con continuità“.
Vagnozzi ha infine confermato che rivedremo in campo Sinner a Montpellier, Rotterdam e Marsiglia sull’indoor europeo a febbraio, prima di volare negli Stati Uniti per i 1000 di Indian Wells e Miami: una programmazione fitta per trovare continuità nelle competizioni dopo i tanti problemi della scorsa stagione.

 

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Coppa Davis

Coppa Davis, il ct croato Martic: “Con l’Austria sarà dura, servirà l’aiuto del pubblico”

Nel weekend, a Fiume, la Croazia priva di Cilic ospita l’Austria di Thiem nello spareggio per le Finals di Davis. Tra l’assenza del n. 1 ed i risultati non entusiasmanti di Melbourne, il selezionatore Vedran Martic predica prudenza: “Non sarà facile batterli, ma i ragazzi si stanno allenando per essere pronti per sabato”

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Il ct croato Vedran Martic durante la sessione di allenamento di martedì a Fiume (Foto: Mario ĆUŽIĆ/HTS)

Neanche il tempo di archiviare il primo Slam stagionale ed è già tempo di Coppa Davis, con i riflettori puntati soprattutto sui match di qualificazione alle fasi finali del prossimo settembre. Dodici gli incontri in programma nel prossimo weekend, tra i quali la sfida tra la Croazia, n. 1 del ranking ITF e semifinalista della scorsa edizione, e l’Austria, che si è garantita la permanenza nel World Group I con la vittoria sul Pakistan nei play-off dello scorso settembre. Il tie si disputerà in terra croata, per la precisione a Fiume (e noi di Ubitennis ci saremo per raccontarvelo).

I favori del pronostico vanno alla squadra di casa, ma sicuramente rispetto al momento del sorteggio, a fine novembre, c’è un po’ più di preoccupazione tra le fila croate. In primis per il forfait di Marin Cilic, operatosi un paio di settimane fa al ginocchio , ma anche per le prestazioni non certo entusiasmanti del resto della squadra all’Australian Open (in singolare Coric, tds n. 21, è stato eliminato al primo turno da Lehecka; in doppio la coppia Pavic e Mektic, n. 4 del seeding, è uscita al secondo turno per mano degli australiani Saville e Bolt). Non che gli austriaci stiano molto meglio a dire il vero, considerato che il loro n. 1 Thiem a Melbourne nel corso dell’incontro di primo turno (poi perso) contro Rublev ha accusato un infortunio ai muscoli intercostali e quindi le sue condizioni saranno tutte da verificare. Ma l’Austria è comunque una squadra equilibrata, che può scegliere il secondo singolarista tra due solidi top 150 ATP come Dennis Novak e Jurij Rodionov, e fare affidamento in doppio sulla coppia formata da Erler e Miedler, attualmente 18esima nella Race di specialità (semifinalisti ad Adelaide quest’anno, sconfitti proprio da Pavic e Mektic, dopo aver eliminato al primo turno gli azzurri Fogni e Bolelli).

Insomma, la Croazia rimane la favorita ma non può permettersi di prendere sottogamba i vicini mitteleuropei. Ne è ben conscio il selezionatore della nazionale balcanica, Vedran Martic, intervistato martedì dai media locali al termine della sessione di allenamento riservata alla squadra di casa. “Sono una buona squadra, sono pericolosi. Non sarà facile batterli. Thiem è un giocatore fantastico e anche se non sappiamo in quale stato di forma si presenterà a Fiume non sarà semplice batterlo. Gli altri due singolaristi sono attorno alla centesima posizione ATP, ma sono dei giocatori veramente bravi. Ed in doppio Erler e Miedler stanno crescendo sempre di più e giocano sempre assieme“. 

 

Martic ha poi confermato che i due singolaristi croati saranno i due Borna, Coric e Gojo (“Negli ultimi due anni hanno giocato delle partite fantastiche. Coric ha dato sempre tutto, ha giocato in modo eccelso, e Gojo quando gioca in nazionale è in grado di esprimere un tennis eccezionale, spero accada di nuovo“), con Nino Serdarusic in veste di riserva, chiamato in sostituzione di Cilic. Completa la squadra, ovviamente, una delle migliori coppie di doppio al mondo, quella composta da Mate Pavic e Nikola Mektic (15 titoli ATP vinti insieme dal 2021 ad oggi, l’ultimo ad Adelaide poche settimane fa). Ad allenarsi con loro sul Rebound Ace del Palazzetto dello Sport Zamet, sede del match, ci sono però anche un altro doppista sopraffino come il 38enne Ivan Dodig, n. 11 del ranking di specialità, e le due maggiori promesse croate in campo maschile, il 18enne Mili Poljičak, vincitore lo scorso anno del singolare juniores di Wimbledon, ed il 17enne Dino Prizmic, che ha finito il 2022 vincendo tre tornei ITF di fila e ha iniziato il 2023 con due quarti di finale consecutivi a livello Challenger, entrambi già tra i primi 500 della classifica mondiale. “Con noi ci sono ì giovani e anche Ivan Dodig, che ringrazio veramente tanto per essere venuto. Non è stato bene in Australia, ma ha stretto i denti per essere con noi qui a Fiume. I ragazzi sono qui per fare esperienza e giocare con i giocatori più maturi. Sono due juniores di talento dai quali ci aspettiamo molto in futuro.”

Il capitano croato (e coach di Khachanov) si è infine soffermato sulle condizioni di gioco, da lui valutate in modo assolutamente positivo. “Le condizioni sono ottime. Il palazzetto è stupendo e spero che ci sia il tutto esaurito nel weekend (anche se i prezzi dei biglietti non sono proprio economici: minimo 50 euro per la singola giornata, 80 euro per le due giornate, ndr). I ragazzi si stanno allenando per abituarsi alle condizioni, alla superficie ed alle palline e confidiamo di essere pronti per sabato.”

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