US Open, poker di sconfitte per l'Italia: fuori Travaglia, Paolini, Sonego e Lorenzi

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US Open, poker di sconfitte per l’Italia: fuori Travaglia, Paolini, Sonego e Lorenzi

Solo Sonego e Travaglia vincono un set: dopo poche ore di US Open, il contingente italiano ha già perso un terzo dei suoi giocatori

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Lorenzo Sonego - US Open 2019 (foto Jo Vinci)

Inizia maluccio lo US Open tricolore nell’anno della pandemia. Subito KO Travaglia e Paolini nell’assolato primo pomeriggio newyorchese, poco più tardi si aggiungono anche Lorenzo Sonego e Paolo Lorenzi. Delle dodici unità presenti tra tabellone maschile e femminile, ne restano in gioco soltanto otto; Gaio, Cecchinato e Giorgi giocheranno in nottata, gli altri cinque domani.

FUORI TRAVAGLIA, SONEGO E LORENZI

Brutta la partita giocata da Stetone da Ascoli contro Jordan Thompson, uno che sul cemento non gioca male ma che al primo turno di un Major non si poteva definire un brutto sorteggio. Travaglia ha iniziato subendo e ha finito imprecando un match salvato solo dal colpo di coda piazzato nel terzo set, vinto ma insufficiente a far girare una partita nata storta. Capace di realizzare appena quattordici punti in risposta nei primi due parziali, Travaglia in un’oretta e un quarto d’angosce assortite ha consentito di prendere il largo a un australiano in modalità formichina, bravo a capitalizzare i tredici non forzati con il dritto commessi dall’italiano nel titubantissimo avvio.

La fotografia della partita curiosamente la traiamo proprio dalla terza, vittoriosa frazione, sintomatica istantanea della cupa giornata di Stefano: avanti di un break e giunto al set point, l’attuale ottantasette ATP ha commesso un doppio fallo da highlights alla rovescia, tirando una violenta seconda sul paletto della rete. Nel quarto set stanchezza, sfiducia e nervosismo hanno preso purtroppo il centro della scena, e i due break in favore di Thompson nel terzo e nel settimo game hanno chiuso la parentesi e spedito un soddisfatto Jordan a un nuovo turno abbordabile, contro Egor Gerasimov.

 

Con Lorenzo Sonego l’urna era stata più malevola, visto l’insidioso incrocio con la testa di serie trentadue Mannarino. Anche per Lorenzo uno svantaggio di due set e un’improvvisa reazione assistita nel terzo, prima dell’irrimediabile rovescio in un quarto set iniziato addirittura con un break di vantaggio. Nell’analisi generale dell’incontro è giusto dire che Lorenzo non è riuscito a opporre molto più del solito, enorme cuore alla ragnatela fatta di cambi di ritmo, tagli, anticipi e pestiferi servizi mancini proposti dal cerebrale tennista di Soisy-Sous-Montmorency, che ha chiuso in due ore e quarantacinque nonostante qualche sbavatura in coda al match. Per Sonego niente terza qualificazione consecutiva al secondo turno dello US Open; per Mannarino prossimo round contro Sock-Cuevas.

Fuori anche Paolo Lorenzi, battuto 6-3 6-2 7-6 (2) dalla wildcard americana Brandon Nakashima in due ore e 12 minuti. Nakashima è passato al primo spiraglio, nell’ottavo gioco, agevolato da un doppio fallo del nostro seguito da un rovescio vincente, e ha chiuso il set in scioltezza con un ace – solo 3/12 con la seconda per Lorenzi. “Non è stato semplice per me giocare una partita dopo così tanto tempo fermo – ha detto l’atleta senese dopo il match – era da fine giugno che ero fermo e forse avrei dovuto giocare qualche partita prima di arrivare qui. Lo scorso anno sono arrivato a New York per giocare il mio undicesimo torneo, mentre la situazione quest’anno è stata completamente diversa. Sicuramente ha vinto il giocatore migliore quest’oggi, ho avuto qualche occasione nel terzo set ma nel complesso lui ha giocato meglio di me. Sono rimasto piuttosto sorpreso dai campi che quest’anno sono molto più veloci di quanto non siano di solito a New York. Ora ho 48 ore per lasciare la bolla e vado direttamente in Europa per ricominciare ad allenarmi sulla terra, se mi ricordo ancora com’è fatta“.

Rotto l’argine, l’allievo di Pat Cash ha esondato, breakkando subito a zero nel secondo set grazie a vincente di risposta bimane per lo 0-40 e a un errore di dritto del senese su un mortifero back lungolinea. Il campo è veramente rapido, e infatti sulle prime si sta giocando poco in tutte le partite – nel match in questione Nakashima ha vinto l’86% dei punti sulla prima e Lorenzi il 78. L’americano ha veramente una naturalezza straordinaria con i colpi, vince praticamente tutti i punti a rete (18/21, da buon epigono del pirata di Wimbledon ’87) e verticalizza a piacimento – non sono bastate né la posizione profonda in risposta del nostro né il tentativo di dilatare il passaggio fra un punto e l’altro per spezzargli il ritmo.

Nel quinto gioco Lorenzi ha tentato anche il serve-and-volley per uscire dall’impasse in cui era costretto dall’avversario, ma senza benefici: Nakashima si è preso altre due palle break con una risposta profonda di rovescio su cui i comandi deambulatori di Lorenzi non hanno funzionato, e la poca reattività si è vista anche sul punto successivo, quando un altro colpo fra i piedi non è stato letto per tempo e ha dato il doppio break all’avversario. Il secondo set si è chiuso subito dopo con un ace, esattamente come il primo.

Nel terzo Lorenzi è stato molto più incisivo al servizio, vincendo il 59% dei punti sulla seconda e concedendo solo una palla break a inizio parziale, annullata con una buona discesa. Verso la fine del set, in realtà, il senese ha avuto qualche mezza chance, senza mai però riuscire ad avvicinarsi concretamente al break: negli ultimi tre turni di risposta, infatti, è sempre stato a due punti dal togliere la battuta all’avversario (e in due casi a due punti dal set, nel decimo e nel dodicesimo gioco), ma Nakashima si è sempre salvato senza patemi, spesso con una prima esterna. Arrivati al tie-break, l’americano ha tirato fuori il coniglio dal cilindro con un ace di seconda con il kick al centro, prendendosi poi il 3-1 con degli ottimi cambi di ritmo e doppiando il mini-break su una volée lunga di Lorenzi. Un dritto lungo dell’azzurro ha dato quattro match point alla wildcard, che ha chiuso, stavolta non con un ace ma quasi, prima vincente esterna e secondo turno contro Zverev in arrivo, probabile materiale da Arthur Ashe.

JASMINE SENZA SERVIZIO

Poco da fare per Jasmine Paolini che si arrende 6-3 6-2 a Caroline Garcia, magari in discesa ripida nel ranking ma dotata di potenziale superiore, come dimostra quella quarta piazza mondiale raggiunta due anni fa. L’inizio con break per Jasmine è illusorio e Garcia rimette istantaneamente le cose a posto, per poi tenere agevolmente i propri turni di battuta mettendo pressione in risposta. L’allungo al sesto game è decisivo e il primo parziale approda sulle sponde francesi.

Quando è tranquilla e gioca a braccio sciolto, Caroline è davvero pericolosa. Con il dritto spinge lontano Paolini che raramente è in controllo dello scambio e talvolta permette all’avversaria di resuscitare da quei pochi punti in cui era sott’acqua; ci sono anche errori di troppo (26 alla fine, a fronte di 11 vincenti) e poche prime in campo, con la n. 50 WTA che usa le seconde azzurre come tiro al bersaglio e, anche se la mira non è sempre delle migliori, la nostra fatica a respirare. Si perde e si ritrova, Garcia, e non è una novità, così sfuma il vantaggio di 2-0, ma torna avanti al quinto gioco; qui si salva con un numero “in ginocchio da Aga” a cui fa seguire un ace di seconda sulla cui volontarietà non ci sentiamo di scommettere. Tanto basta a ridarle la fiducia che le consente di volare indisturbata al secondo turno dove l’attende la n.1 del seeding Karolina Pliskova, facile vincitrice dell’ucraina Anhelina Kalinina.

Jasmine Paolini

Non ho servito bene“, ci ha raccontato Jasmine su Zoom poco dopo l’incontro. “Ho bisogno di giocare qualche partita in più, mi farà bene tornare sulla terra“. La giocatrice toscana lascerà New York con un bottino non troppo entusiasmante – sconfitta al primo turno sia al Western&Southern Open che allo US Open – ma l’esperienza della bolla non è stata così negativa. “Non sembra neanche di essere a New York, l’impressione è quella di giocare un torneo più piccolino – finché non arrivi ai campi. L’atmosfera è distesa e capita di parlare con giocatrici con cui di solito non hai a che fare“. La prossima fermata potrebbe essere Istanbul, prima di Roma: “Sono fuori di quattro posti, se entro in tabellone andrò in Turchia“.

Hanno collaborato Emmanuel Marian, Tommaso Villa e Michelangelo Sottili

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ATP

Con Gattinoni le Nitto ATP Finals 2021 sono l’occasione per scoprire e gustare Torino

SPONSORIZZATO – Biglietti con esperienze incluse per scoprire il territorio e vedere il miglior tennis mondiale in prima fila: questa la proposta del Gruppo Gattinoni, official tour operator dell’evento

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È iniziato il countdown per le Nitto ATP Finals, il torneo più importante dell’anno dopo quelli del Grande Slam, che dal 14 al 21 novembre 2021 trasformerà Torino in palcoscenico internazionale per tutti coloro che amano il tennis. Le sfide ai massimi livelli si terranno al Pala Alpitour.

Il Gruppo Gattinoni, official tour operator dell’evento che si occupa di turismo ed eventi, dispone di biglietti per tutte le date del torneo, insieme con esperienze e servizi di incoming. Oltre a far vivere l’emozione delle gare, Gattinoni infatti mette a disposizione una ricca gamma di servizi personalizzabili, che vanno dalla logistica – pernottamenti in albergo e trasferimenti – agli spazi a disposizione dell’Hub Gattinoni in centro città e la navetta per il Pala Alpitour, fino ad esperienze che rendono il soggiorno a Torino e nel Piemonte unico e sorprendente.

Alcune proposte sono declinate sull’ASPETTO ENOGASTRONOMICO. Esperienza Vermouth vi trasformerà in raffinati barman; a Torino il vermouth è nato e diventato rito, e sarà divertente cimentarsi fra vino, zucchero, erbe e spezie per creare la propria versione, con tanto di bottiglia personalizzata. Un percorso interattivo con un indiscusso maestro, fra aneddoti, curiosità, pubblicità vintage, postazioni con imbuti e contagocce e naturalmente degustazione.

 

Un’altra eccellenza torinese si gusta con la Esperienza Giandujotto; il laboratorio sul famoso cioccolatino prevede la storia, le proprietà delle nocciole, l’arte della pasticceria e il cimentarsi in prima persona nella preparazione. Se non volete essere artefici, Sweet Torino vi svelerà i luoghi storici che hanno deliziato i palati più illustri. L’itinerario guidato vi condurrà nei locali dove sono nati i dolci torinesi dal Settecento in poi; fra una passeggiata e un assaggio, vi calerete nell’atmosfera di una Torino d’altri tempi.

Se non siete dolci-addicted vi intrigherà di più Aperitivo d’artista, alla scoperta della tradizione. Passeggiando nelle principali piazze scoprirete un lato festoso di Torino, ascolterete storie su protagonisti e bevande, e naturalmente approfitterete di test, con due degustazioni. Noi italiani siamo manici del caffè, si sa. “Aroma di Caffè” è l’esperienza nel Museo Lavazza, che fa seguire il racconto e la visita a una preparazione diretta, dove i partecipanti mettono in pratica segreti e tecniche delle varie miscele.

Altre proposte del Gruppo Gattinoni ruotano attorno all’ASPETTO CULTURALE. Non vi aspettereste di scoprire laTorino Sotterranea e invece, a 15 metri di profondità, vi verranno svelate le gallerie del ‘700, i rifugi della seconda guerra mondiale e le ghiacciaie del più grande mercato cittadino.

Rimarrete a bocca aperta con l’esperienza Torino Magica perché probabilmente non sapete che la città ha un lato esoterico. Sorta alla confluenza di due fiumi, Po e Dora, e posta al vertice di due triangoli, quello della magia bianca e quello della magia nera, Torino custodisce enigmi, simboli e storie inquietanti. Dal mistero del Portone del Diavolo agli spettrali dragoni, dalle grotte alchemiche alla donna velata che regge il calice del Sacro Graal: da non perdere!
Amore a prima vista è decisamente più tradizionale: si visiteranno i capolavori dei grandi architetti che hanno celebrato i fasti di Casa Savoia. Ma anche luoghi insoliti e poco conosciuti, scrigni che testimoniano la magnificenza dell’antica città Reale.

Il “Museo Egizio” di Torino è secondo solo a quello del Cairo. Immancabile la visita guidata che vi aiuterà ad orientarvi fra 5000 anni di storia, nei meandri di una delle civiltà più evolute. Last but not least il “Museo del Cinema”, all’interno della Mole Antonelliana, monumento simbolo della città. L’edificio, progettato da Antonelli come sinagoga e mai utilizzato come tale, offre una collezione su cinque piani e uno spettacolare ascensore panoramico della città, cinta dalle Alpi. 

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Editoriali del Direttore

Olimpiadi Tokyo 2020: nulla da fare per Giorgi e Fognini. La ‘maledizione’ di Hubert de Morpurgo

TOKYO – Tennisti azzurri lasciano Tokyo con zero medaglie olimpiche Perfino in un anno in cui il tennis italiano aveva brillato, Ma Berrettini e Sinner non c’erano. I 9 falli di piede di Fognini non sono…accettabili!

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Camila Giorgi - Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

Per come andavano le cose quest’anno, con il tennis italiano che ha certamente vissuto un periodo magico, si potrebbe parlare dell’infinito protrarsi della… “maledizione di De Morpurgo”.

Infatti dacchè il barone Hubert Louis de Morpurgo, conquistò un bronzo nel 1924 ai Giochi di Parigi – quando giocarono 124 tennisti di 27 nazioni, l’oro andò all’americano Vinnie Richards, l’argento al francese Henri Cochet; il tennis era incluso fra le discipline fin dalla prima Olimpiade di Atene del 1896, si affrontarono 13 tennisti di 7 nazioni   – non c’è più stato verso di conquistare un medaglia.

E sì che de Morpurgo era un italiano per modo di dire. Infatti era nato a Trieste, il 12 gennaio 1896, quando il capoluogo giuliano era una città austriaca che divenne italiana soltanto dopo la prima guerra mondiale. Ma non è solo per questo motivo che lo si poteva definire un italiano sui generis. La sua mamma, Mary Catherine Lili Branson era inglese. Il padre, Julius von Morpurgo, era un barone di origini tedesche. A Hubert fu fatto prendere un passaporto cecoslovacco, forse perché l’essere nato a Trieste in tempi incerti non dava sufficienti garanzie di continuità.

 

Più cosmopolita di così! E anche globetrotter in tempi in cui quelli che potevano permettersi di viaggiare alla grande, e di giocare ovunque a tennis, appartenevano certamente a un’assoluta elite iper-privilegiata. Lui, di famiglia ovviata agiata oltre che aristocratica, era stato campione junior inglese nel 1911, perchè aveva frequentato in Gran Bretagna la high school. Poi si era trasferito a Parigi e lì aveva vinto nel 1915 i campionati studenteschi universitari.  Insomma, Hubert de Morpurgo può dire di essere stato campione inglese, francese, italiano, cecoslovacco.

Così quando la rivista americana Tennis scrisse di lui che lui era il Tilden del suo Paese – forse perché aveva un ottimo servizio, un bel dritto piatto, una buona copertura della rete anche se sullo smash era piuttosto falloso – non era scontato capire bene a quale Paese si riferisse. Anche perché quelle righe furono date alle stampe ben prima che Benito Mussolini, nel 1929, lo nominasse direttore tecnico del tennis italiana, dopo che de Morpurgo aveva raggiunto i quarti a Wimbledon 1928 e prima che centrasse le semifinali al Roland Garros 1930, in entrambi i casi perdendo da Henri Cochet, uno dei quattro celebri mousquetaires francesi.

La nomina da parte del Duce – appassionato di tennis di cui è rimasta famosa la frase che disse al suo Maestro Mario Belardinelli dopo l’ennesimo rovescio sbagliato “Noi tireremo dritto!” – fu fatta, alla vigilia della prima edizione degli Internazionali d’Italia che, per cinque anni furono giocati a Milano prima di trasferirli al Foro Italico.

De Morpurgo giocò quella prima edizione, approdando alle due finali, del singolare come del doppio. Perse entrambe da – appunto – Big Bill Tilden: 6-1 6-1 6-2 in singolare, 6-0 6-3 6-3 da Tilden e Wilbur Coen, lui in coppia con Placido Gaslini. Fu comunque il Barone a decidere di giocare nobilmente per l’Italia… così almeno una medaglia di bronzo la federazione italiana, nata al mio Circolo Tennis Firenze delle Cascine il 18 maggio 1910 con primo presidente il marchese “secolare vinattiere” Piero Antinori, la può vantare. Prima o poi la vincerà anche il presidente Binaghi, me lo sento.

Paolino Canè e Raffaella Reggi nel 1984 a Los Angeles, vinsero una medaglia di… finto bronzo. Non valeva. Il tennis era …”sport dimostrativo”. Nel 1981 era stato deciso che il tennis sarebbe stato riammesso ai Giochi, 60 anni dopo Anversa (1928). Ma si sarebbe ufficializzato il rientro nel 1988 a Seul. La doppia impresa di Canè e Reggi non è dunque finita in alcun palmares. E ancor meno c’è finito quel torneo che si svolse a Guadalajara nel ’68, durante i Giochi di Città del Messico, e che fu vinto dopo cinque set da Manolo Santana su Manolo Orantes che, diciannovenne, nei quarti aveva sconfitto Nicola Pietrangeli, ormai trentaquattrenne.

Insomma, per quanto riguarda Tokyo 2020 il medagliere azzurro dovrà sperare nel contributo di altre discipline. Restano zero le medaglie tennistiche dopo quella primissima e unica conquistata dal Barone.

Hubert De Morpurgo

Purtroppo era prevedibile che ciò accadesse fin dal momento in cui Matteo Berrettini aveva dovuto dare il suo addolorato forfait a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi. Il romano finalista a Wimbledon sarebbe stato testa di serie n.6, la posizione poi occupata da Carreno Busta che, battuto stamattina il tedesco Koepfer, giocherà questo giovedì per una medaglia nei quarti contro Medvedev, il russo sofferto giustiziere di Fabio Fognini (6-2 3-6 6-2).

Un punteggio bugiardo. Fognini è stato molto più in partita di quanto non dica in particolare il 6-2 del terzo set, che potrebbe far presumere un crollo che non c’è stato. Medvedev aveva dovuto superare una grossa crisi fisica, per il calore e l’umidità di una giornata che non aveva nulla in comune con quella fresca di martedì (causata dalla grande depressione denominata Nepartak e ovunque presentata come un tifone che però non c’è stato).

Medvedev, di cui registriamo a parte la furibonda reazione ad una domanda rivoltagli in inglese malcerto da un collega di cui Daniil ha chiesto in modo assai brusco addirittura l’espulsione dai Giochi, ha dovuto superare un momento difficilissimo nel secondo set e poi salvare tre palle break consecutive nel primo game del terzo. Quindi altre tre sul 4-2 per lui dopo aver conquistato il break decisivo nel secondo game in cui forse  Fabio ha commesso l’errore di ripensare alle occasioni perdute nel game precedente. Dall’0-40 del primo game Fabio ha infatti ceduto dieci punti di fila. E quel break non è più riuscito a recuperarlo.

Il Medvedev che ha battuto Fognini non mi è parso imbattibile. Certo per batterlo bisogna avere una capacità di concentrazione diversa da quella di cui è evidentemente capace Fognini. Anche in una giornata in cui ha complessivamente giocato bene. E, come ha detto lui, alla pari con il secondo tennista più forte del mondo.

Ma un tennista che non fa serve&volley non può incappare su nove falli di piede! Basta stare un minimo attento prima di andare a servire. Ho capito che faceva un caldo insopportabile, quello che ha costretto Badosa a ritirarsi dopo il primo set e ha messo in crisi lo stesso Medvedev che diceva di non riuscire più a respirare. Però che ci vorrà mai a guardare la riga di fondo e, all’atto di servire, stare attento a mettere i piedi cinque centimetri più indietro? Soprattutto quando ti rendi conto che i giudici di linea qui sono “gendarmi” inflessibili, pignoli al millimetro. Nell’arco di un match equilibrato e ben giocato, rinunciare a priori a nove prime palle di servizio, innervosendosi immancabilmente prima di giocare la “seconda” è un handicap che non si può concedere al n.2 del mondo.

Fabio ha fatto solo due doppi falli, l’ultimo sul match point…, ma è inevitabile che quando giochi la “seconda” non puoi che farlo in modo conservativo, la giochi più piano. E con un avversario che risponde come Medvedev non fare che una brutta fine. Non esistono sensori che inseriti nelle scarpe (nella testa?) di Fognini lo avvertano quando sta per toccare la linea bianca?

A questo punto fra i quattro che hanno raggiunto i quarti di finale della metà bassa del tabellone, Khachanov (vittorioso su Schwartzman) e Humbert (su Tsitsipas), Medvedev sembra il più serio candidato a un posto in finale. Dove, per quanto concerne la metà alta, qualunque nome diverso da Djokovic – che nei quarti trova Nishikori e poi il vincente di Zverev-Chardy – sarebbe una gran sorpresa. Anche se Zverev non ha sempre perso con Djokovic: il bilancio è 6-2 per Nole, con Sasha che ha vinto due finali, a Roma 2017 e a Londra ATP Finals 2018.

Piuttosto, dopo l’accenno di poco fa all’assenza di Berrettini, non c’è dubbio che anche la rinuncia di Jannik Sinner ci abbia tolto un’altra gran bella possibilità. Soprattutto se si pensa che un quarto di finale lo giocheranno due sue recenti vittime: Khachanov e Humbert. Qui c’erano solo 16 teste di serie e Jannik n.23 ATP avrebbe potuto capitare ovunque. Anche dove si trovano Humbert e Khachanov.

Le Olimpiadi sono decisamente un torneo che fa storia a sé. Al Roland Garros per la prima volta nella storia del tennis francese i nostri “cugini” d’Oltralpe non avevano avuto un solo giocatore, uomo o donna al terzo turno. Qui hanno due tennisti nei quarti, in lotta per una medaglia. E gli svizzeri che non hanno né Federer né Wawrinka, hanno Bencic in semifinale con chance niente male per un posto in finale dovendo affrontare la kazaka Rybakina che ha battuto la deludente Muguruza. Inoltre Bencic e Golubic sono in semifinale in doppio e dovranno giocare contro il non irresistibile duo brasiliano Pigossi-Stefani!

Francamente, anche se questa giornata con i duelli di ottavi Medvedev-Fognini e ancor più (di quarti) Giorgi-Svitolina, avevano risvegliato l’interesse dei giornalisti presenti a Tokyo sul tennis, non ero per nulla ottimista. Vero che il cammino di Camila Giorgi fino ai quarti di finale era stato tutt’altro che scontato. Durante il percorso aveva battuto la finalista di Wimbledon Karolina Pliskova per la seconda volta consecutiva, conquistando la dodicesima vittoria su una top-ten. Il che testimonia le sue eccellenti qualità potenziali, ma sottolinea anche certi limiti di tenuta psicologica.

Oggi per esempio è partita con uno 0-4 nel primo set, poi 1-5, e con un 1-4 nel secondo set, frutto di due break. Ma come si fa recuperare? Poi si dirà che è un peccato perché degli ultimi quattro game del primo set Camila ne ha fatti tre, e degli ultimi 5 del secondo idem. Quindi poteva esserci partita, si dirà. E partita c’è stata perché Svitolina che fino ai primi due set point mancati sul 5-1 non aveva fiatato, ha cominciato dal 5-3 a sottolineare con dei ruggiti ogni colpo spinto con maggior intensità, mentre il suo fresco sposo Gael Monfils si faceva anche lui via via più vocale dalla tribuna in cui era circondato dalle maglie giallocelesti dei dirigenti ucraini.

Non ero ottimista, pur avendo visto giocare benissimo Camila nei turni precedenti, perché come ho detto a Vanni Gibertini anche nel podcast della quarta giornata fatto per Ubi Radio, secondo me Elina Svitolina era la peggior avversaria che potesse capitare a Camila. A Camila non danno noia le donne che tirano, forte, come Pliskova, ma quelle che tirano più piano – e lei nell’intervista post match lo ha anche detto – che le danno palle da spingere più che da incontrare, palle spesso non uguali. Anche pallonetti a candela se necessario. E sul 5-4 del primo set, servizio Svitolina e 0-15, Cami ha steccato uno smash contro sole che forse le è costata la possibile rimonta, insieme a un pizzico di fortuna, una riga presa di un millimetro dall’ucraina sul 30-15 con la successiva palla di Cami che si è fermata sul nastro sopo aver dato l’illusoria sensazione di poter passare.

Ma il problema che le dava la Svitolina consisteva anche nelle sue eccellenti capacità difensive e di recupero. Mentre Pliskova sulla riga di fondocampo – che è lunga 8 metri e 23 – gioca straordinariamente bene e colpisce alla grande se la palla le cade nel raggio dei sei metri centrali (circa eh…), ma sull’ultimo degli otto metri a sinistra come a destra arriva male e sparacchia spesso fuori di metri senza sapersi difendere, Svitolina invece corre e recupera il recuperabile. Correndo sulla sua destra fa dei dritti con il taglio sotto che ricordano proprio le armi difensive del suo consorte Monfils.

Con una tennista che recupera tre volte di più quel che non recupera la Pliskova, Camila finiva per sbagliare dopo tre-quattro affondi che contro la ragazzona ceca le avrebbero procurato il punto, mentre con l’ucraina andava ancora fatto. Dai, picchia e mena, alla fine arrivava l’errore. Nihil novi sub sole. Me l’aspettavo, purtroppo. Non mi facevo illusioni. Speravo in qualche “basso” della Svitolina. Ma non c’è stato nella misura in cui sarebbe servito. Appena qualcosina. Peccato, perché secondo me era proprio lei, più della Vondrousova al turno successivo, l’ostacolo più serio.

È andata così. A Tokyo zero medaglie ma a Parigi, fra tre soli anni, avremo più chance perché i vari Berrettini, Sinner, Musetti, Sonego saranno tutti cresciuti ancora. E Camila Giorgi, sui 32 anni, con la forza e il fisico che ha, sarà ancora competitiva, e magari più continua, oltre che tatticamente un pochino più smaliziata. È mai possibile, ad esempio, che non possa lavorare un minimo sullo slice, sulla smorzata? Vabbè, di coach in pectore sono pieni i circoli di tennis…e io non mi voglio sostituire a papà Sergio.

Il tabellone maschile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

Il tabellone femminile delle Olimpiadi con i risultati aggiornati

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ATP

ATP Kitzbuhel: primo turno ok per Cecchinato e Mager, fuori Travaglia

I due azzurri rimasti in tabellone sono in rotta di collisione qualora raggiungessero i quarti di finale

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L’ultimo torneo ATP su terra battuta del 2021 ha ancora due italiani in gioco dopo il primo turno. Gianluca Mager e Marco Cecchinato hanno vinto all’esordio in Austria, entrambi in due set. Mager ha dominato il giocatore di casa Dennis Novak, 50 posti dietro di lui in classifica con un perentorio 6-4 6-0 e affronterà negli ottavi la quarta testa di serie Albert Ramos-Vinolas che ha usufruito di un bye.

Più complesso il successo di Marco Cecchinato che ha comunque evitato il terzo set contro il moldavo Radu Albot chiudendo 6-3 7-6(9) non prima di aver annullato 4 set point nel secondo di cui uno nel tie-break. Al secondo turno trova il tedesco Altmayer che ha sconfitto a sorpresa in 3 set e in rimonta Laslo Djere.

Niente da fare invece per Stefano Travaglia che in mattinata ha ceduto malamente al danese Rune N.206 del ranking mondiale col punteggio di 6-3 6-4. Se Mager e Cecchinato dovessero passare un altro turno, si incontrerebbero poi nei quarti di finale.

 

Il tabellone completo del torneo

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