Podcast: US Open Breakfast, Day 1 - Disfatta azzurra

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Podcast: US Open Breakfast, Day 1 – Disfatta azzurra

Il riassunto della giornata di Vanni Gibertini e Luca Baldissera tra l’after hour americano e il caffelatte italiano

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Per questo US Open 2020 così speciale, Ubitennis ha voluto offrire a tutti i propri lettori e ascoltatori una novità che speriamo gradita: tutte le mattine i nostri Vanni Gibertini e Luca Baldissera metteranno in onda un podcast che in meno di mezz’ora vi riassumerà tutto quello che è successo nella giornata precedente dello US Open.

Prendendo spunto dalla fortunata idea del “Sunshine Drive”, prodotto durante i “Sunshine Double” nel 2018 e 2019, e sfruttando il vantaggio di avere Vanni Gibertini in Nord America a seguire tutte le partite serali e notturne a Flushing Meadows, vi portiamo questo nuovo podcast che speriamo possa diventare l’accompagnamento delle vostre mattine di fine estate.

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ATP Cup: Italia nel gruppo ‘europeo’ con Austria e Francia

Sorteggiati i gironi per l’ATP Cup. Gruppo di ferro per la Serbia di Djokovic, l’Australia trova la Spagna di Nadal. Russia favorita contro Giappone e Argentina

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Lleyton Hewitt - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Il primo atto ufficiale della stagione tennistica australiana 2021 si è tenuto venerdì mattina alla presenza di due leggende australiane del passato come Mark Philippousis e John Fitzgerals che hanno partecipato al sorteggio dei gruppi della ATP Cup, in programma a Melbourne dal 1° al 5 febbraio.

La cerimonia, condotta dall’ex doppista Todd Woodbridge, si è svolta con il consueto metodo degli smartphone da scegliere dentro una valigetta che ne conteneva quattro alla volta, e questi sono stati i gruppi sorteggiati:

Il primo gruppo è davvero fortissimo, ci sono tantissimi talenti in quelle squadre – ha detto Mark Petchey, commentatore e coach britannico, in collegamento dalla camera d’albergo dalla quale sta completando la quarantena – Sono anche curioso di vedere Fognini nel gruppo C che dovrebbe aver recuperato dopo le operazioni subite nel 2020”.

 

Girone sicuramente difficilissimo per l’Australia padrone di casa: “Ci sarà tanta energia e tanta passione da parte della squadra australiana – ha commentato l’ex n.1 Jim Courier, anche lui in collegamento remoto – il team ‘aussie’ dà il meglio di sé nelle competizioni a squadre ma qui dovrà scontrarsi con avversari fortissimi”.

Nella fase del girone all’italiana ogni squadra incontrerà le altre del gruppo in un ‘tie’ composto da due singolari e un doppio. I singolari vedranno opposti i due numeri uno e i due numeri due di ogni nazione. Le quattro formazioni vincitrici dei rispettivi gironi avanzeranno alla seconda fase che sarà a eliminazione diretta.

Nel gruppo B, l’Italia di Berrettini, Fognini, Vavassori e Bolelli, guidati da capitan Santopadre, dovrà vedersela con la Francia di Monfils, Paire e del fortissimo doppio Mahut-Roger Vasselin; sembra più abbordabile l’Austria nonostante la presenza di Thiem: il secondo singolarista Dennis Novak e i doppisti Oswald e Weissborn appaiono alla portata degli azzurri.

Girone di ferro sicuramente per la Serbia del n.1 del mondo Novak Djokovic: a lui nel gruppo A è toccata sia la Germania di Alexander Zverev, sia il temibilissimo Canada di Raonic e Shapovalov.

È finita nel gruppo C l’Australia di capitan Hewitt, che purtroppo non ha tra le sue file Nick Kyrgios, e se la dovrà vedere sia con la Spagna di Nadal e Bautista-Agut, sia con la Grecia di Tsitsipas.

Gruppo D che appare più sbilanciato, con la Russia che sembra favorita, con Medvedev e Rublev che appaiono più forti sia dell’Argentina di Schwartzman e Pella, sia del Giappone di Nishikori e Nishioka.

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31 anni fa la squalifica di McEnroe a Melbourne

Nell’ottavo contro Pernorfs tre violazioni spedirono McGenius fuori dal torneo, una sanzione comminata l’ultima volta in uno Slam nel 1963. “Ogni tanto ho esagerato, ma solitamente non fino a quel punto”

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A John McEnroe non dispiaceva valicare l’odiato confine del regolamento, nemmeno troppo saltuariamente. La stragrande maggioranza delle volte McGenius se l’è cavata con sanzioni minime, o comunque non tali da pregiudicare il suo virtuoso percorso in una prova di una certa rilevanza. L’occasione per superare ogni limite, con bastonata disciplinare annessa, è comunque stata dietro l’angolo per tutta la carriera del visionario mancino da New York, e quell’angolo, un giovedì di trentuno anni fa a Melbourne, John infine lo svoltò.

Correva l’ottavo di finale contro Mikael Pernfors, uno svedese che quattro anni prima aveva giocato la finale del Roland Garros. Due set a uno per McEnroe, tre a due per l’altro al quarto, parità. John approcciò largo un attacco di dritto spedendo Pernfors a palla break, e lanciò la racchetta sul cemento, non necessariamente appoggiandola. Il campione aveva già subito un warning per atteggiamenti poco commendevoli nei confronti di un giudice di linea, esponendosi alla sanzione di secondo grado: penalty point, che sul vantaggio esterno significava break Pernfors.

Ne seguì un prevedibilissimo alterco con il giudice di sedia Gerry Armstrong, il quale, impossibilitato a ridurre il giocatore ribelle a più miti consigli, riparò dal supervisor Ken Farrar, personaggio la cui autorità era impressa nel baffo naturale portato con disinvoltura, ma incline a condurre in porto i match senza piazzate melodrammatiche. “Non ho rotto la racchetta, l’ho solo scheggiata e, per dimostrarvelo, continuerò a giocare con la stessa“, furono le parole scelte da McEnroe per la traballante difesa. Nulla da fare, penalità confermata dal tandem Armstrong/Farrar e quinto set all’orizzonte ai quarantacinque gradi di Melbourne Park.

 

Bisogna considerare che prima del 1990 i giocatori erano esposti a quattro livelli di sanzione a severità crescente: warning, penalty point, penalty game ed espulsione. Proprio a partire da quell’anno il passaggio del penalty game fu cancellato, e la terza ammonizione avrebbe significato sconfitta a tavolino. John ignorava la riforma e, vistosi spalle al muro, fece orecchie da mercante all’ennesimo “let’s play” comandato da Farrar. Sicuro di potersi giocare ancora due penalità, e sempre convinto che una bella sfuriata gratuita fosse l’impareggiabile panacea di tutti i mali, John ritenne di consigliare al supervisor un’avventura sessuale implicante la presenza della di lui madre.

Gravi offese verbali e oscenità udibili, signor McEnroe“: penalità, la terza. “Game, set and match Pernfors“, l’ineludibile sentenza sbattuta in faccia all’allibito John, che venne espulso dal torneo. L’unico predecessore cacciato per cattiva condotta in un Major si chiamava Willie Alvarez, spagnolo di nascita colombiana allontanato per gravi intemperanze dal Roland Garros 1963. Qualche anno dopo, nella sua autobiografia, la leggenda abbozzò: “Pronunciai solo una piccola parola di quattro lettere, e se avessi saputo della nuova norma forse mi sarei contenuto. Ogni tanto in carriera sono uscito dai binari, ma ho sempre avuto chiara la situazione in cui mi trovavo“. Non il 21 gennaio 1990, sotto il solleone di Melbourne.

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Challenger

Challenger Istanbul 125: fuori tutti gli italiani. Il coach di Musetti: “Era molto nervoso”

“Il campo non era veloce, il problema non era quello” ammonisce Simone Tartarini. Che torna sulle quali di Doha: “Quasi un sollievo essere stati eliminati. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti”

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Simone Tartarini e Lorenzo Musetti - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 125 di Istanbul i tre italiani rimasti in gara si fermano tutti al secondo turno. La sconfitta più dolorosa è quella di Lorenzo Musetti che, a dispetto dei due precedenti favorevoli, viene eliminato (6-1 6-4) dal francese Benjamin Bonzi (n.164 ATP) che è più cinico a sfruttare le occasioni favorevoli (quattro palle break convertite su cinque, contro l’unica messa a segno dall’italiano).

Lorenzo fatica a entrare in partita e nel primo set non vede praticamente palla, come conferma coach Tartarini, che abbiamo raggiunto telefonicamente: “È partito subito male e poi non è riuscito a sfruttare le chance che ha avuto per rientrare in partita. Era molto nervoso e non è mai stato capace di prendere il giusto ritmo. Avrebbe bisogno di giocare molte partite e purtroppo non ci sta riuscendo“.

Le occasioni si sono presentate nel secondo set, quando il nostro portacolori ottiene il suo unico break e va avanti 3-0. Purtroppo nel settimo gioco Musetti restituisce il break e lì finisce la sua partita, nonostante i soliti sprazzi di gran gioco. Gli è mancata quella continuità che sarebbe servita; inoltre Lorenzo ha dato l’impressione di essere un po’ in ritardo sui colpi. Per questo non si può nemmeno dare la colpa al tappeto indoor, una superficie che spesso ha messo in difficoltà il nostro tennista: “No no, il campo non era per niente veloce. Il problema non è stato quello.

 

Adesso Musetti andrà in Turchia per un altro Challenger, questa volta su terra battuta, ma coach Tartarini torna per un attimo sull’esperienza delle qualificazioni per il primo Slam dell’anno, disputate a Doha: “Certo è stata una delusione non esserci qualificati per l’Australian Open, ma forse non tutti i mali vengono per nuocere se questa serie di Challenger ci aiuterà a trovare un po’ di continuità. Soprattutto ora che andiamo sulla terra battuta. Poi sarò sincero, essere venuti via in anticipo da Doha (dove si è svolto il torneo di qualificazione per gli Australian Open, ndr) è stato quasi un sollievo. Le condizioni di sicurezza erano pressoché inesistenti: eravamo confinati in un angolo tipo arresti domiciliari ma poi in ascensore stavamo tutti pigiati, assieme al personale di servizio. Stesse scene al ristorante, isolati ma allo stesso tempo assembrati. Non mi stupisco per niente dei casi di positività che stanno emergendo nella bolla di Melbourne“.

TUTTI FUORI A ISTANBUL

Anche per Federico Gaio stop al secondo turno (7-6 7-5) contro l’esperto egiziano Mohamed Safwat (n.153 ATP), che a 30 anni continua a essere un avversario ostico, che non regala mai niente, per battere il quale è necessario essere al meglio delle proprie condizioni – cosa che a Federico non accade da un po’ di tempo. Sembra che il lungo lockdown lo abbia profondamente destabilizzato e che nemmeno il cambiamento di guida tecnica riesca a dargli una scossa (adesso si allena a Torino presso il Circolo della Stampa, lo stesso di Lorenzo Sonego, agli ordini di Fabio Colangelo, ndr). Contro Safwat, in una partita non entusiasmante, Gaio ha avuto le sue occasioni come nel primo set quando, dopo essersi portato avanti 5-2, ha fallito due set point consecutivi sul 6-5. Anche nel secondo parziale, sul 4-4, ha sprecato ben cinque palle break – ancora a causa di quel diritto che continua a costargli diversi errori. A quasi 29 anni, Gaio è consapevole del fatto che la sua carriera sia ormai a una svolta decisiva. Vedremo in quale direzione.

Non ha avuto maggiore fortuna Lorenzo Giustino, eliminato dall’altro francese Antoine Hoang (n.121 ATP) che ha chiuso 6-4 6-4 senza mai lasciare una vera chance all’azzurro. Giustino ha perso subito il servizio a seguito di una partenza lenta, ha recuperato sul 2-2 per poi cedere nuovamente il servizio e salutare definitivamente il primo set. Nella seconda partita, il break per Hoang arriva al settimo gioco e da lì per il francese è tutta discesa. Le statistiche del match non danno indicazioni rilevanti; forse solo Giustino potrebbe spiegarci come mai il suo tennis sembri essere rimasto al Roland Garros, a quell’incredibile maratona vinta contro Corentin Moutet – il secondo match più lungo della storia del torneo.

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