Numeri: le tre 'doppiette' di Zverev, la risalita di Vika, la crescita costante di Humbert

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Numeri: le tre ‘doppiette’ di Zverev, la risalita di Vika, la crescita costante di Humbert

Da quando si è ripreso a giocare, Zverev è il terzo giocatore del mondo per punti aggiunti in classifica. Ugo cresce sempre di più: sul veloce vale anche qualcosa in più della posizione 32

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3 – le “doppiette” di tornei vinti giocati in settimane consecutive da Alexander Zverev. Il 23enne tedesco di origine russa aveva già conquistato in due occasioni tornei disputati nel corso di due settimane di fila. La prima volta era accaduto nell’estate 2017 sul cemento all’aperto di Washington e di Montreal, quando Sascha si impose nelle due finali su Anderson e Federer. La seconda si era invece verificata nella primavera del 2018, quando il tennista nato ad Amburgo si era imposto sulla terra battuta di Monaco di Baviera e di Madrid. Nelle ultime due settimane, infine, Sasha ha corroborato il suo piazzamento di settimo giocatore al mondo vincendo i due tornei ATP 250 giocatisi a Colonia, inseriti con una licenza annuale nel calendario provvisorio post pandemia dell’ATP.

Per vincere quelli che sono stati rispettivamente il dodicesimo e tredicesimo torneo – cinque dei quali si sono giocati in condizioni indoor e tra questi figurano il primo, vinto a San Pietroburgo nell’ottobre 2016, e il più importante sinora portato a casa da Sasha, le ATP Finals 2018 – il tedesco ha dovuto vincere in totale otto partite. Tre di queste otto sono state contro top 50 (tra cui quella contro Jannik Sinner, che lo ha impegnato seriamente per un set), una contro un top 30 (Auger-Aliassime, in finale a Colonia 1) e appena una contro un top 10 (la seconda finale vinta 6-2 6-1 su Schwartzmann). Tuttavia nel corso delle due settimane alla Lanxess Arena – impianto polivalente inaugurato nel 1998 con 19.500 posti a sedere, chiuso però ai tifosi per i due tornei – Sascha ha lasciato per strada tre set (quelli persi contro Harris, Millman e Mannarino, con il mancino francese unico tennista in grado di trattenerlo in campo per più di due ore).

I numeri, però, confermano che da quando a fine agosto si è ripreso a giocare il tedesco è stato tra quelli che in assoluto ha fatto meglio, grazie al suo bilancio di 17 partite vinte e 3 sole perse, uno score che gli ha consentito di guadagnare 1385 punti con il nuovo regolamento del ranking, adattato all’emergenza sanitaria internazionale (i tennisti possono mantenere in classifica il miglior risultato di ogni torneo tra il 2019 e il 2020). Solo Thiem con 2080 e Djokovic con 1540 hanno fatto meglio di Zverev, che sarebbe primo se solo avesse sfruttato le varie occasioni nel corso della finale dello US Open, ma in ogni caso Sascha precede Rublev (1195), Tsitsipas (1180), Schwartzmann (1020), Raonic (915) e Carreno (900).

 
Dominic Thiem e Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @atptour)

A tal proposito, una curiosità: della top ten dell’ultima classifica pre-sospensione di metà marzo ben cinque giocatori non hanno guadagnato nemmeno un punto. Se era impossibile aspettarselo da Federer ai box sino al prossimo gennaio o da Nadal che ha sin qui partecipato a un solo torneo, sorprende molto di più che Medevedev (cinque tornei giocati), Monfils (tre) e Goffin (cinque) non abbiano aggiunto alcun punto a quelli che già avevano; lo stesso Berrettini. con 215 punti guadagnat, non ha fatto abbastanza (salvo miracoli) per confermare la sua presenza alle ATP Finals. Il torneo di fine anno è il grande obiettivo di Zverev nella fase finale del 2020. Il tedesco è consapevole che nella O2 Arena di Londra, teatro per l’ultima volta della competizione, è in grado di dare il suo meglio: considerato il suo stato di forma e le condizioni di gioco a lui favorevoli, è uno dei grandi favoriti di quello che un tempo era chiamato Masters.

5- i tornei che sono stati necessari a Viktoria Azarenka per guadagnare 45 posizioni e tornare alla classifica (non terminava una stagione così in alto dal 2012) e ai livelli di gioco che non aveva dalla primavera del 2016. Quattro anni e mezzo fa l’ex numero 1 WTA e bi-campionessa dell’Australian Open vinse Indian Wells e Miami rientrando dopo circa due anni nella top 10, ma si fermò dopo la partita persa al Roland Garros contro Karin Knapp. Inizialmente per la convalescenza dall’infortunio al ginocchio sofferto contro l’italiana, poi per la gravidanza e la nascita del primogenito Leo. Dopo questo lieto evento iniziò per la bielorussa il calvario legale col padre del bimbo per il suo affidamento, una lotta che tenne Vika agonisticamente lontana dal circuito in maniera quasi continuativa sino al marzo di due anni fa, un periodo in cui la bielorussa riuscì ad avere una parte importante nel modificare le regole a salvaguardia delle mamme-tenniste intenzionate a tornare in campo.

Sino all’estate appena trascorsa, Vika non aveva trovato più la continuità che aveva contraddistinto il suo tennis prima del 2017 (era risalita al massimo sino al 40 WTA), trovando solo degli acuti che le avevano consentito di centrare la finale a Monterrey nel marzo 2019 e di avere, dal rientro in campo, un bilancio di 6 vittorie e 12 sconfitte con le top 10 e di 8-7 contro le colleghe tra l’undicesima e la ventesima posizione. Quando ad agosto si è tornati a giocare, Vika è stata brava a farsi trovare pronta psico-fisicamente: innanzitutto ha vinto il Premier 5 di Cincinnati/New York (21° titolo nel circuito maggiore, a più di quattro anni di distanza dall’ultimo), poi allo US Open è giunta in finale (persa solo al terzo set contro Osaka) e ai quarti a Roma, dove è stata sconfitta al foto-fininish da Muguruza.

Victoria Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Una serie complessiva di 15 vittorie, comprendenti quelle su tre top 20, ma anche vittime ancora più illustri come Serena Williams e Sofia Kenin. Al Roland Garros è incappata al secondo turno in una giornata nera contro Schmiedlova, ma la scorsa settimana a Ostrava – con le vittorie su Krejicikova, Mertens e Sakkari – ha mostrato come quello parigino sia stato solo un incidente di percorso: in Repubblica Ceca è arrivata in finale, dove è stata fermata dalla connazionale Sabalenka. A 31 anni e mezzo e nel pieno della maturità, nel 2021 c’è da attendersi da Azarenka quantomeno il rientro in top ten che dista tre posizioni e poco più di 600 punti. A 31 anni e mezzo e nel pieno della maturità, nel 2021 c’è da attendersi da Azarenka quantomeno il rientro in top ten che dista tre posizioni e poco più di 600 punti.

8 – le vittorie di Ugo Humbert nelle undici volte che ha affrontato tennisti tra la undicesima e la ventesima posizione ATP. Un bilancio che conferma come il ventiduenne mancino – tra i mancini, in classifica lo precedono solo Nadal e Shapovalov – in costante ascesa di classifica da oltre due anni, meriti anche qualcosa in più del 32 ATP al quale questa settimana è salito. Un piazzamento conquistato grazie a un 2020 che gli ha regalato 21 vittorie a livello ATP, tre in più delle 18 che in totale aveva raccolto nei primi anni di carriera professionistica, iniziata circa tre anni fa.

Dopo un percorso da junior senza particolari lampi (in quella categoria era stato al massimo numero 18), nell’ottobre 2017 Humbert sconfigge il primo top 100 della sua carriera, Thomas Fabbiano, al primo turno delle qualificazioni di Parigi-Bercy. Il 2018 è per il giovane francese l’anno dell’ingresso in top 100, un piazzamento possibile grazie alla prima qualificazione e alla successiva vittoria di una partita del tabellone principale di uno Slam (lo US Open) e a 68 partite vinte – compresi Futures e Challenger (tre titoli di categoria). Nel 2019 si concretizza per il tennista nato a Metz l’ulteriore maturazione, vidimata dalle prime semifinali nel circuito maggiore raggiunte a Marsiglia, Newport e Anversa, a testimonianza di una maggiore predisposizione del francese per le superfici veloci. Ugo mostra la sua adattabilità sull’erba a Wimbledon, dove arriva agli ottavi battendo Monfils e Auger Auliassime, per poi chiudere la stagione alle Next Gen Finals – dove si rivela l’unico in grado di battere Sinner, nel Round Robin.

Ugo Humbert – Anversa 2020 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

La stagione in corso è quella in cui compie uno step ulteriore: partito bene con il primo titolo della carriera, vinto a Auckland (in finale su Paire) e con la semifinale raggiunta a Delray Beach, in queste ultime settimane ha mostrato di essere migliorato anche sul rosso, dove sino al 2019 nel circuito maggiore aveva vinto solo una partita: a Roma ha sconfitto Fognini e ad Amburgo ha raggiunto i quarti superando per la prima volta un top 5, Medvedev. Due settimane fa, tornato a giocare nelle condizioni che predilige (duro indoor) Ugo si è arreso a San Pietroburgo solo 7-5 al terzo a Rublev, mentre ad Anversa ha vinto il secondo titolo della carriera, un successo raggiunto non senza difficoltà e per questo forse ancora più bello. Humbert ha sofferto soprattutto con Carreno Busta (battuto dopo oltre due ore e mezza, durante le quali ha rimontato un set di svantaggio) e con Evans, al quale ha annullato quattro match point. La crescita è lenta ma costante, e ora solo cinque giocatori più giovani gli stanno davanti in classifica – Tsitsipas, Shapovalov, Auger- Aliassime, Ruud e De Minaur: l’impressione è che sentiremo ancora parlare di Ugo Humbert.

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Indian Wells, le entry list: ci sono Djokovic, Medvedev e otto italiani. Wild card per Raducanu?

Dopo più di due anni si torna a giocare sui campi della California. Assenti Nadal, Federer e Serena Williams. Giorgi unica azzurra, sette gli uomini: Berrettini, Sinner, Sonego, Fognini, Musetti, Mager e Cecchinato

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Indian Wells (via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

Al contrario delle stagioni passate, lo swing su cemento nordamericano non si è ancora concluso. A circa un mese di distanza dalla fine dello US Open, il circuito si sposterà sui campi di Indian Wells per il combined che avrebbe dovuto aprire la stagione di Masters 1000 e WTA 1000 in primavera e che nel 2020 venne cancellato all’ultimo minuto, in seguito alla scoperta di diversi casi di Coronavirus nella zona. Grazie alla campagna di immunizzazione negli Stati Uniti sono saltate molte restrizioni anti-Covid e ora il torneo potrà disputarsi (come lo US Open) con gli spalti pieni. Si giocherà dal 4 al 17 di ottobre.

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Ci sono alcune assenze da registrare nell’evento ATP. Tranne Federer, Nadal e Thiem (campione nel 2019), che hanno dichiarato già conclusa la loro stagione, nell’entry list figurano tutti i top player, compreso il numero 1 Novak Djokovic. Il serbo tornerà in campo proprio in occasione del torneo californiano: avrà bisogno di ricaricare le batterie dopo lo US Open, un torneo che l’ha provato emotivamente come pochi altri nella sua carriera. Il numero 2 del seeding dovrebbe essere il giocatore che l’ha battuto nell’ultimo atto a New York: Daniil Medvedev. Dietro loro due, ancora Tsitsipas e Zverev. Il greco deve dare una svolta alla sua seconda metà di stagione. Dopo la sconfitta in finale al Roland Garros sembra aver perso quello smalto che nei primi mesi del 2021 l’aveva portato a brillare nella prima parte di stagione.

Sul fronte italiani, giocheranno in sette nel tabellone principale di Indian Wells. Matteo Berrettini guida il gruppo, con l’obiettivo di ipotecare il posto alle ATP Finals di Torino. Dietro di lui Jannik Sinner, che è ancora in gioco per conquistare la qualificazione al Master, ma più indietro nella classifica ‘Race’ rispetto a Matteo. Ha bisogno di un buon risultato in California per perfezionare la sua candidatura. Seguono a ruota Sonego, Fognini, Musetti, Mager e Cecchinato, che entrerà nel main draw senza passare dalle ‘quali’ grazie ai numerosi forfait. Ai tre sopra citati, si aggiungono quelli di Goffin (tornerà nel 2022) e Bublik.

 

Per quanto riguarda il torneo WTA 1000, l’entry list aggiornata vede ai nastri di partenza, salvo defezioni dell’ultima ora, quasi tutte le migliori giocatrici del mondo eccezion fatta per Serena Williamsche non ha ancora recuperato dall’infortunio che l’ha costretta a saltare lo US Open. Per il resto al momento ci sono tutte le giocatrici che erano tra le prime venti del mondo al momento del cut-off, da Ash Barty a Naomi Osaka passando per Simona Halep. Presente anche Cori Gauff. L’unica italiana che verrà sorteggiata nel tabellone principale senza passare dalle qualificazioni è Camila Giorgi, campionessa del penultimo WTA 1000 giocato nel Tour, a Montreal.

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Gran parte dell’attenzione sarà catalizzata ovviamente dalle due finaliste dello US Open, la campionessa Emma Raducanu e la finalista Leylah Fernandez. Quest’ultima, salita al numero 28 WTA dopo la campagna newyorchese, al momento del cut-off era la numero 73 del mondo, un ranking che le ha permesso di rimanere dentro al tabellone principale per tre posizioni. Raducanu, ora al numero 23 grazie all’incredibile titolo Slam conquistato, era invece ampiamente fuori dal tabellone. Tuttavia le wild card devono ancora essere annunciate: difficile pensare che non ne venga concessa una alla nuova reginetta del tennis. Intanto, per ora Emma si è iscritta alle qualificazioni.

Le entry list aggiornate

Articolo a cura di Antonio Ortu e Gianluca Sartori

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Il dritto di Rafael Nadal: un trionfo di spin e velocità dal bicipite ipertrofico

Dalle dita dei piedi a quelle delle mani, ogni piccolo movimento dello spagnolo è progettato per annichilire l’avversario

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Rafael Nadal - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Il circuito ATP questa settimana è fermo e Rafael Nadal ha già dato appuntamento al 2022 per risolvere i suoi ultimi guai fisici. Dopo aver analizzato da diverse angolazioni l’esito dello US Open 2020, abbiamo deciso di iniziare a ‘scongelare’ dall’archivio degli articoli non ancora pubblicati, alcuni pezzi di approfondimento buoni per tutte le stagioni.

Questo venerdì abbiamo selezionato la traduzione di uno straordinario articolo comparso sul Telegraph ad opera di Simon Briggsqui l’articolo originale (accessibile solo agli abbonati) – prima della disputa del Roland Garros 2021, torneo in cui Nadal è stato sconfitto da Djokovic. Il tema è la biomeccanica del dritto di Rafael Nadal, un tema pluri-dibattuto ma forse mai con questa profondità. [NOTA: questo pezzo è stato pubblicato prima del Roland Garros 2021, e i dati numerici sono stati modificati per tenere conto dei risultati del 2021]


Il momento meccanico non è mai stato un processo privo di sforzi, per Rafael Nadal, ma è il fulcro della sua vita sportiva. Bicipiti delle dimensioni di una padella, una racchetta più leggera della media e uno swing di dritto non convenzionale, inclinato all’indietro, lavorano tutti allo stesso scopo: far ruotare una pallina da tennis come una se fosse una banderuola durante una tempesta. Il suo dritto rivoluzionario è stato molto ammirato ma molto poco imitato, forse perché sembra strano e scomodo.

 

Guardando Roger Federer scivolare nel suo movimento di diritto, si potrebbe pensare ad un bagnante spensierato mentre lancia un sasso sul pelo dell’acqua. Nadal è più simile a un gladiatore impegnato nel lancio del disco, con una pletora di grugniti e faticosi sforzi a far da contorno. Ma i risultati parlano da soli, soprattutto sulla terra battuta. Non solo i 62 titoli su questa superficie – che rappresentano il 70 per cento del totale delle vittorie complessive dello spagnolo – ma l’assurdo record di 105 a 3 fra vittorie e sconfitte al Roland Garros (quest’anno Nadal ha subito la sua terza sconfitta a Parigi, mancando l’appuntamento col 14° titolo, ndr)

Per me, questa è la statistica più straordinaria in tutti gli sport“, afferma Mark Petchey, ex numero 1 britannico, ora commentatore, esperto e analista. “Quante volte Rafa ha dovuto affrontare il dolore o una giornata no? A Parigi, il suo gioco di livello C batte il gioco di livello A degli altri, e tutto questo ruota attorno al suo dritto. È spettacolare, ma soprattutto è anche incredibilmente robusto, perché il topspin gli dà bersagli più grandi e margini più ampi rispetto a chiunque altro”.

RENDERE OGNI COLPO INGIOCABILE

Perché il topspin? Perché dà sicurezza. Puoi colpire la palla in alto sopra la rete, facendo affidamento sull’effetto Magnus – che fa curvare la traiettoria di una palla rotante verso la stessa direzione della sua rotazione – per farla ricadere prima della linea di fondo (Ubitennis ne ha parlato in questo articolo). Ci sono pro e contro. Un colpo piatto, simile a un laser, come quelli che usava Maria Sharapova, procederà più rapidamente di una palla in rotazione, specialmente su una superficie liscia come l’erba. Ma i margini di errore di Sharapova erano minuscoli, e il suo bersaglio sul campo era una fessura delle dimensioni di una cassetta della posta in cima alla rete.

Nadal mira verso una di quelle doppie porte che permettono di accedere ad una stalla, con la metà superiore spalancata. Un secondo vantaggio del topspin pesante è che la palla si alza più rapidamente quando rimbalza, perché atterra con un angolo molto più scosceso. Questo aspetto è enormemente amplificato sulla terra battuta, dove ogni impatto lascia un minuscolo cratere nella superficie. I dritti di Nadal rimbalzano infatti meglio di chiunque altro. Sulla terra battuta, l’altezza media del rimbalzo porta i suoi avversari a dover colpire da una altezza di 64 pollici (162 cm), molto al di sopra della zona di attacco ideale e quasi il doppio di quella che sarebbe su un campo in cemento (33 pollici, 83 cm). La maggior parte dei professionisti si sente a suo agio con i dritti alti, ma il rovescio a una mano è una questione diversa, come ha scoperto Federer a sue spese. Sebbene uomini alti come Stefanos Tsitsipas (193 cm) siano in una posizione migliore per farcela, per ribattere un colpo del genere è comunque preferibile un rovescio a due mani.

Stefanos Tsitsipas si trova a colpire all’altezza della spalla – Australian Open 2021 (via Twitter, @australianopen)

Con la palla che rimbalza sopra l’altezza della sua spalla, anche un grande giocatore di rovescio come Novak Djokovic deve arrampicarsi per controllare il colpo. Una palla con meno topspin rimbalzerebbe più in basso, nella hit zone preferita dell’avversario. Questo spiega perché Novak Djokovic ha ottenuto solo otto vittorie (su 27 tentativi, anche se l’ultima al Roland Garros 2021 ha un grande peso, ndr) contro Nadal sulla terra battuta. Anche se equipaggiato con il rovescio bimane più versatile del gioco, Djokovic riesce a vincere solo poco più di una partita su quattro.

LO “STRANO TRUCCO” CHE CONTRADDISTINGUE NADAL

Diamo un’occhiata alla meccanica dello swing di diritto di Nadal. Inizia con il peso sul piede posteriore (il sinistro). Il ginocchio della gamba sinistra in questa postura è profondamente piegato e il gomito sinistro è nascosto dietro di lui, con la mano sinistra vicina al fianco. In un fermo immagine, potrebbe sembrare un cowboy che sta per estrarre una sei colpi. Poi arriva l’azione d’impatto: non un movimento in fluido e in avanti come per il dritto di Federer, ma un violento sussulto verso l’alto mentre il braccio sinistro arriva come una frustata dal basso verso l’alto e termina in quel caratteristico movimento ad elicottero intorno alla sua testa. Guardando Nadal di lato, la componente orizzontale dello swing è meno evidente di quella verticale. Questo colpo è una macchina che genera topspin.

La racchetta di Nadal arriva sopra la spalla destra prima di ruotare attorno alla testa – essendo mancino, la racchetta finisce sopra la spalla sinistra dopo una sorta di arabesco. Ora, qualsiasi giocatore anche mediocre può eseguire ciò che è variamente noto come “reverse forehand”,  “lasso forehand” o “buggy whip” (frustino per cavalli). Di solito è una manovra difensiva, deviando la palla sopra la rete con un pesante topspin senza importare molta velocità. Per un mancino, la racchetta sale bruscamente e finisce in un movimento circolare sopra la stessa spalla sinistra.

Ed è qui che Nadal mostra di appartenere ad una classe tutta sua. Per prendere in prestito il linguaggio del clickbaiting, si può dire che Nadal “usi uno strano trucco”. Incontra la palla molto avanti, in una classica posizione di impatto, mentre continua a frustare verso l’alto ad alta velocità – cosa che nessun altro ha imparato a fare. La sua racchetta continua quindi ad accelerare verso la spalla opposta – la spalla destra – fino al punto in cui il suo braccio non può più estendersi ulteriormente, chiudendo con il caratteristico elicottero.

Il reverse forehand di Nadal – Roland Garros 2020 (foto Twitter @Rolandgarros)

È un’illusione ottica“, dice Petchey. “Vedi persone che cercano di emulare il dritto di Rafa e non hanno idea di dove impatti la pallina, perché succede tutto così velocemente. Ma ci sono enormi vantaggi nel portare la racchetta davanti prima dell’impatto, principalmente perché ti dà molto più spazio – almeno 30 cm – per accelerare dalla posizione iniziale. Hai bisogno di un braccio incredibilmente veloce per ottenere questo movimento, motivo per cui la racchetta di Rafa è insolitamente leggera. Inoltre, fisicamente è un mostro“.

Quando si trova sul campo di allenamento, Nadal tende a colpire il diritto del 20% più forte di quanto non faccia durante una partita. Impiega anche uno swing leggermente diverso, finendo con la racchetta avvolta dietro la sua spalla destra anziché sopra la sua testa. L’equilibrio cinetico si inclina quindi verso più velocità, meno spin. Ma non appena l’arbitro chiama “Play”, torna a un approccio più sicuro e verticale. Questo percorso di oscillazione unico è anche la spiegazione dell’enorme bicipite sinistro di Nadal, secondo Jez Green, il preparatore che lavora con Alexander Zverev. “Lo schema è ‘carica ed esplodi“, afferma Green. “Rafa affonda l’anca posteriore, poi risale con le gambe. Nel frattempo, il braccio sta tirando la racchetta verso l’alto, e questa è la funzione cui è chiamato il bicipite. L’intero movimento è così raccolto che, quando finisce, ha a malapena bisogno di eseguire un recovery step”.

LA STRATEGIA CHE AMMANETTA GLI AVVERSARI

In termini scientifici, Nadal sta impartendo due componenti principali della forza. Una è il momento meccanico, mentre l’altra è più lineare, anche se un fisico potrebbe cavillare sul fatto che l’energia si perde anche in sottoprodotti come il calore e il suono, specialmente quando il suo dritto rimbomba come un cannone.

Qui arriva lo scambio più importante. Più energia investe Nadal nella rotazione, facendo contatto verticalmente, meno gliene rimane per accelerare in avanti. Quando non si sente sicuro, tende ad acquistare ulteriore sicurezza enfatizzando eccessivamente il topspin – in queste situazioni la palla atterra corta e viaggia relativamente lenta. Ne abbiamo visto un esempio sulla terra battuta di Madrid quest’anno: Nadal è stato battuto da Zverev – un gigante di 1.98 con un servizio mostruoso – in due set. A Nadal non è mai piaciuto giocare nell’altura di Madrid, dove i servizi viaggiano più velocemente e l’effetto Magnus è smorzato dall’aria più rarefatta. Ha vinto Madrid “solo” cinque volte, mentre il suo bottino di titoli negli altri tre principali tornei europei su terra battuta (Monte Carlo, Barcellona, ​​Roland Garros) è in doppia cifra. Queste statistiche non sono coincidenze: rappresentano la fisica del tennis in azione.

Il Roland Garros chiude la sequenza europea, come un boss di fine livello in un videogioco. Avendo padroneggiato l’arte del picco di prestazione in vista di Parigi, Nadal arriva invariabilmente con un dritto tirato a lucido, offrendo il massimo mordente possibile. Qui, sul campo Philippe Chatrier, una delle arene di gioco più grandi del tour, Nadal accede a parti del campo che altri giocatori non possono raggiungere.

A Rafa piace indietreggiare nella classica posizione spagnola dove non è esattamente nel mezzo della linea di fondo, ma un paio di passi verso il suo angolo di rovescio“, afferma Petchey. “Se colpisce un dritto da lì, ha due opzioni molto diverse. Può colpirlo a sventaglio, diagonalmente lontano da sé stesso, facendolo affondare dopo la rete in modo che atterri molto corto in campo e raggiunga un angolo incredibilmente acuto; oppure può andare lungolinea, ciò che chiamiamo dritto ‘inside-in’. Per ottenere questo effetto, cerca un colpo alto ma anche profondo, con il rimbalzo che si allontana dal ricevente. Se destrorso, l’unica opzione che hai è un rovescio difensivo sopra la spalla. Il topspin amplia letteralmente il campo, sballottandoti in giro, ammanettandoti in modo che tu non possa ferirlo. Ha molte più opzioni di te, e sa benissimo che gli serve solo il 51 per cento dei punti per vincere”.

Rafa Nadal – Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

L’UNICO MODO PER FARLO SBAGLIARE

Potremmo pensare a Nadal come a un superuomo che massacra gli avversari tirando vincenti da ogni posizione a Parigi, ed in effetti quasi sempre vince in meno di due ore in questo modo. Ma quando la sfida è più lottata, si accontenta di ridurre sistematicamente e gradualmente i suoi avversari all’impotenza. “La sua mentalità è perfetta perché si gode l’intera esperienza della sofferenza“, afferma Green. “Se comincia a prendere vantaggio diventa ultra-aggressivo e farà del suo meglio per vincere 6-0, 6-0, 6-0 (che in realtà è il suo modo di mostrare rispetto per i suoi avversari), ma ama anche quella sensazione tipica della terra battuta del costruire punti lentamente, sfornando vittorie di puro sforzo, prendendo la strada più lunga”.

Si può notare questa forma mentis nella risposta di Nadal quando una volta gli è stato chiesto di un miracoloso vincente di diritto sulla linea. ‘È stato un colpo fortunato’, ha risposto. ‘Preferisco i diritti per i quali so che la palla entrerà’”. Ecco la radice della sua continuità. Piuttosto che cercare colpi spettacolari, Nadal preferisce far girare a vuoto i propri avversari assumendo il minimo rischio. Nella maggior parte dei casi, sono loro a perder la pazienza per primi.

Allora come batterlo? Le palle alte non servono a molto perché è cresciuto sulla terra, con il suo caratteristico rimbalzo ripido. Le palline basse, in particolare gli slice, sono anche peggio.

Normalmente, ti piace che il tuo avversario entri in contatto al di sotto dell’altezza della rete“, afferma l’allenatore inglese Calvin Betton. “È come una squadra di calcio che mette la barriera davanti a un calcio di punizione; stai sfidando l’attaccante a far salire e scendere la palla abbastanza velocemente da segnare. Questo non funziona con Rafa, però. Con la frusta che mette sul dritto, è in grado di banchettare sugli slice. Può metterli dove vuole – e questo toglie a Roger Federer uno dei suoi schemi preferiti. In effetti, Roger ora ha rinunciato alla sua risposta standard di rovescio slice quando gioca con Rafa, e ha iniziato invece ad aumentare i colpi in topspin da entrambi i lati, dritto e rovescio”.

Negli ultimi anni, l’unica tattica che ha preoccupato costantemente Nadal è l’uno-due di Djokovic. Per prima cosa, Djokovic lo butta fuori dal lato del rovescio, quindi reindirizza la palla sul lato di diritto così rapidamente che Nadal deve colpire sempre in corsa – sembra abbastanza facile sulla carta, ma solo Djokovic ha la precisione e l’equilibrio per farlo regolarmente contro i colpi da fondo del dritto serpentesco di Nadal. È un approccio coraggioso, perché sembra sfidare Nadal nel suo campo: il dritto in corsa lungolinea è il suo colpo più spettacolare, come c’insegna YouTube. Ma non è affidabile come un dritto convenzionale, perché non gli consente di salire sulla palla in modo così efficace durante lo sprint, perdendo così l’amato margine di sicurezza.

Può anche essere che Nadal non si muova rapidamente verso sinistra a 36 anni come avrebbe potuto fare a 20. Un report di Golden Set Analytics ha scoperto che in passato era il secondo migliore in tour – dopo Djokovic – nel colpire i dritti in corsa, quasi sfidando gli avversari a giocare in quella zona. Ora non è più tra i primi dieci in questa categoria, e un attacco profondo al suo dritto in corsa sta producendo meno vincenti e più errori rispetto al passato. Tuttavia, queste crepe non danno comunque molto margine agli avversari.

Sul rosso Nadal è l’equivalente di Smaug – il drago di JRR Tolkien, la cui unica debolezza era la toppa nuda nell’incavo del suo pettorale sinistro. Il divario era talmente esiguo che solo un grande arciere l’avrebbe potuto colpire, e solo una volta. Eseguire lo stesso schema più e più volte, come è necessario per vincere una partita al meglio dei cinque set al Roland Garros, è praticamente impossibile. Il che ci riporta al punto centrale di Petchey: il topspin dà a Rafa “bersagli più grandi e margini più ampi di chiunque altro. Aspettiamoci che il suo dritto metta di nuovo a ferro e fuoco Parigi.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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WTA Lussemburgo: Bencic vince in un lampo, Ostapenko avanti in tre set

Esordio sul velluto per la numero 1 del torneo contro Diyas. Jelena è costretta al terzo contro la numero 300 del mondo, ma la spunta

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La numero 1 del seeding Belinda Bencic non poteva iniziare meglio il suo percorso nel WTA 250 di Lussemburgo. Per dimenticare la sconfitta in due set contro la futura campionessa dell’US Open Raducanu, la svizzera ha spazzato via dal campo Zarina Diyas in un’ora di gioco, vincendo 6-1 6-3. Poco da fare per la numero 105 del mondo, che ha perso molto rapidamente il primo set e non ha consolidato il break di vantaggio conquistato nel terzo game del secondo. Bencic ha vinto 5 dei successivi 6 game, raggiungendo i quarti di finale nel torneo in cui arrivò in finale nel 2018. C’è da evidenziare l’ottima prova al servizio di Belinda, che messo a segno uno straordinario 22 su 25 con la prima di servizio in campo.

Avrà l’opportunità di vendicare la sconfitta nella finale del WTA 500 di Berlino contro Liudmilla Samsonova. Tra altri risultati della giornata, ha vinto con un punteggio speculare a quello di Bencic-Diyas, la ceca Marie Bouzkova. Ha eliminato Greta Minnen, reduce da un match durissimo vinto contro Parrizas-Diaz 7-6 al terzo set (3 ore e 15 minuti). Abbastanza rapida anche la partita di Jelena Ostapenko, la prima in programma a Lussemburgo. Tre set, un’ora e tre quarti. Dopo aver chiuso 6-2 il primo parziale la campionessa del Roland Garros ’18, terza testa di serie, ha avuto qualche difficoltà di troppo sul finire del secondo set (perso 6-4), rischiando di subire il break anche a inizio terzo set. Salvata una palla break, la lettone non si è più guardata indietro, impartendo un sonoro 6-1 alla qualificata Hartono (numero 300 del ranking WTA)

Il tabellone completo

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