Marterer e Kudla conquistano il settimo titolo in carriera a livello Challenger

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Marterer e Kudla conquistano il settimo titolo in carriera a livello Challenger

Il tedesco trionfa a Bratislava, lo statunitense a Cary

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Maximilian Marterer - ATP Challenger Bratislava 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

BRATISLAVA CHALLENGER 80

Bellissima e molto combattuta la finale del Challenger di Bratislava dove il 25enne tedesco Maximilian Marterer (n.242 ATP) ha avuto la meglio (6-7 6-2 7-5) sul ceco Tomas Machac (n.215 ATP) che nei quarti di finale aveva battuto il nostro Matteo Viola, ultimo italiano ancora in gara, con il netto punteggio di 6-2 6-4. Sul veloce tappeto indoor della capitale slovacca i due giocatori si sono dati battaglia senza esclusione di colpi, mettendo in mostra tutto il meglio del loro bagaglio tecnico. Palleggi intensissimi da fondocampo con improvvise variazioni da parte di Machac che con la palla corta cerca di spezzare il ritmo a Marterer che, da parte sua, lo martella dritto/rovescio tessendo le sue esasperate geometrie.

Nel primo set andamento regolare fino al decimo gioco quando Machac deve sudare le proverbiali sette camicie per tenere il servizio. Il tedesco ha ben cinque palle break (che sono anche set point) che però non riesce a sfruttare, un po’ per suo demerito, molto per merito di Machac che, proprio nel momento cruciale, ottiene il meglio dalla sua battuta altrimenti non troppo incisiva. Si arriva così al tie-break dove la ben nota nemesi tennistica colpisce, implacabile, Marterer, lasciandogli soli tre miseri punti che consegnano il set a Machac. Il tedesco non si fa però scoraggiare e si ripresenta in campo molto aggressivo. Subito due break che lo portano a condurre per 4-0 per poi chiudere agevolmente 6-2.

Nel terzo e decisivo parziale niente da segnalare fino al 3-3, quando i due giocatori operano il massimo sforzo per portare a casa la partita. Break Marterer e contro-break Machac che sfrutta bene l’unica occasione avuta in tutto il match. Sul 5-5 nuovo break per il tedesco e sarà quello decisivo. Al ceco manca l’energia per tentare un ultimo colpo di mano e Marterer chiude così al primo match-point con un ace fulminante.

 

Proprio il servizio è stato la chiave di volta della partita: 15 ace contro 5 per Marterer, 78% di punti sulla prima contro il 68%. Meglio anche sulle seconde con il 68% di punti contro il 40%. Una differenza statistica decisiva in un match così equilibrato. Bravi comunque entrambi, Marterer che porta a casa il suo settimo Challenger e vede riavvicinarsi quella top 100 che fino all’anno scorso frequentava abitualmente e Machac cui è fin troppo facile pronosticare una brillante carriera. Carriera che proseguirà nel Challenger di Ortisei dove nel primo turno lo aspetta il nostro Luca Nardi.

CARY CHALLENGER 80

In North Carolina splende un bel sole sui campi outdoor di Cary e i due finalisti, lo statunitense Denis Kudla (n.124 ATP) e l’indiano Prainesh Gunneswaran (n.146 ATP), si godono la temperatura primaverile ma purtroppo lo spettacolo tennistico che offrono è molto modesto. Tanti gli errori e poche le cose da ricordare. Alla fine a prevalere è il padrone di casa (3-6 6-3 6-0) che si mette in tasca il suo settimo Challenger, l’assegno e gli 80 punti ATP, succedendo nell’albo d’oro al nostro Andreas Seppi. Però il pubblico, ci fosse stato, non si sarebbe certo divertito.

Nel primo set parte forte l’indiano che, dopo uno scambio di break e contro-break, prevale 6-3. Speculare il secondo parziale con Kudla che brekka subito e non viene più ripreso, conquistando il diritto al set decisivo. Set che domina non permettendo mai a Gunneswaran di essere protagonista. Il 6-0 è molto secco, ben più delle percentuali statistiche che vedono sì una leggera prevalenza dell’americano, ma niente di che. Proprio come la partita.

Massimo Gaiba

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Arnaboldi non si ferma e vola ai quarti del Challenger di Maia

Dopo aver eliminato la testa di serie n.1 Martinez, l’azzurro supera in rimonta Ferreira Silva. Quasi tre ore di match. Ai quarti sfiderà il qualificato Ajdukovic. Fuori Giustino e Lorenzi

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Andrea Arnaboldi - Challenger Parma 2 2020 (foto Marta Magni)

Nella località portoghese di Maia, a pochi km da Porto, tre sono gli italiani in tabellone per l’ultimo appuntamento stagionale che si tiene su terra battuta indoor. L’eroe di giornata è senza dubbio Andrea Arnaboldi che, dopo aver eliminato al primo turno la testa di serie n.1 Pedro Martinez, approda ai quarti di finale al termine di una ‘drammatica’ partita (2-6 6-4 7-5) contro il portoghese Frederico Ferreira Silva (n.183 ATP).

L’incontro parte subito in salita perché nei primi 20 minuti Andrea manda in campo il suo sosia, quello che non sa giocare a tennis. Trovarsi sotto 5-0 è un attimo. Poi il milanese si mette improvvisamente a giocare, anche se per recuperare il set è ormai tardi. Nel secondo Arnaboldi strappa il servizio nel sesto gioco e va a servire sul 5-3. Concede una chance al padrone di casa ma subito dopo si riprende il maltolto con un magnifico passante incrociato di diritto. Si va dunque al terzo che sarà un autentico dramma con continui capovolgimenti di fronte, break e contro-break. Il tutto condito da un paio di medical time-out chiamati dal nostro tennista che ha accusato ripetuti giramenti di capo e vista annebbiata.

Andrea stringe i denti, mantiene a fatica la parità, annulla palle break a raffica (alla fine saranno 20). Si vede che è sofferente ma non molla fino a che, col più classico dei contropiedi (da interista apprezzerà) mette la freccia e sorpassa. Non è un sorpasso definitivo ma indica che l’inerzia della partita è ormai tutta dalla sua parte. Un doppio fallo di Ferreira consegna ad Andrea il match point che il milanese saprà sfruttare senza esitazioni. Che dire? Se Arnaboldi riuscisse a trovare un equilibrio tra i suoi momenti di grande tennis e le numerose amnesie avrebbe ben altra classifica. Speriamo che questo accada presto perché in questo caso nessuno gli toglierebbe qualche anno di grandi soddisfazioni. Nei quarti gli tocca il croato Ajdukovic con cui non ci sono precedenti.

Poca invece la strada percorsa da Lorenzo Giustino che è stato subito fermato proprio da Duje Ajdukovic (7-5 6-2). Il 20enne di Spalato (n.377 ATP) ha evidenziato la stanchezza del nostro tennista, che sembra arrivato a questo finale di stagione con le pile scariche. Chi invece non è mai stanco è Paolo Lorenzi che qui nemmeno doveva esserci (per un risentimento al polpaccio) ma sappiamo che tenerlo lontano dal campo è pressoché impossibile. Dopo aver superato nel primo turno il ceco Michael Vrbensky (n.310 ATP), al termine di un’incredibile maratona (5-7 7-6 6-2), nel secondo ha pagato dazio contro lo spagnolo Zapata Miralles (n.155 ATP) che lo ha eliminato con un severo 6-1 6-0.

Da ultimo un accenno al torneo di doppio dove il nostro Andrea Vavassori, in coppia col ceco Zdenek Kolar, ha raggiunto le semifinali. Ricordiamo che Andrea è costretto da tempo a limitare la propria attività al doppio per un persistente dolore al gomito. In realtà lo fa molto bene se è vero che nella classifica aggiornata al 30 novembre occupa la seconda posizione tra gli italiani, secondo solo a Bolelli, e ad un passo dal suo best ranking che fu 96.

 

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ATP Challenger: a Lima trionfa Galan, ma a brillare è Tirante

Il 19enne argentino raggiunge la prima finale Challenger in carriera ma si arrende in tre set al colombiano Galan. Felipe Meligeni conquista a San Paolo il suo primo titolo

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Thiago Tirante - Challenger Lima 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

CHALLENGER LIMA 80

Si dice che l’unico modo per non sbagliare un pronostico sia non farlo. Questa settimana infatti ne abbiamo azzeccato uno solo, quando abbiamo suggerito di tenere d’occhio il 19enne argentino Thiago Agustin Tirante. Un’eleganza nei movimenti che ti ruba l’occhio, una velocità di piedi impressionante, la capacità di mettere la palla dove vuole sia di diritto sia di rovescio. Ci stupiremmo se tra un paio d’anni non avesse scalato la classifica in modo importante (per ora si è guadagnato il n.378 ATP). Certo deve migliorare almeno in un paio di cose: il servizio, che ancora non è a livello, e di sicuro la pettinatura che con quel biondo ossigenato è francamente inguardabile.

Domenica, nella finale del Challenger di Lima, si trovava di fronte il 24enne colombiano Daniel Elahi Galan (n.129 ATP), giocatore solido e non facile da battere. E infatti non l’ha battuto, 6-1 3-6 6-3 il punteggio finale per Galan che, al termine di un incontro non bellissimo, è riuscito a far prevalere la propria maggiore esperienza. Tuttavia nel terzo set sembrava che Thiago Tirante fosse riuscito a indirizzare il match, ottenendo subito un break che poteva essere decisivo. Ma da lì in poi la giovane promessa spariva progressivamente dal campo. Una sconfitta che però gli tornerà utile, insegnandogli come la via per il successo sia spesso più tortuosa di quanto uno vorrebbe. Ma sul risultato finale di questo percorso non crediamo ci siano molti dubbi. A suffragare le nostre previsioni le parole di Flavio Cobolli (lo scorso anno ci perse la finale di doppio al Roland Garros Junior) che ci ha detto: “Molto forte, altra testa”.

CHALLENGER SAN PAOLO 80

La finale del Challenger di San Paolo vedeva di fronte il brasiliano Felipe Meligeni Rodrigues (n.136 ATP) e il mancino portoghese Frederico Ferreira Silva (n.203 ATP). Si gioca davanti a un pubblico abbastanza numeroso che sulla questione mascherine opta, diciamo così, per la ‘libertà di coscienza’. Il padrone di casa parte a razzo e Ferreira Silva non si è ancora allacciato le scarpe che già si trova sotto 4-0. Quando inizia a mettere qualche palla in campo l’avversario si è ormai portato a casa il set (6-2). Più equilibrato l’inizio del secondo parziale che vede il portoghese procurarsi due palle break nel secondo game. Meligeni riesce ad annullarle grazie anche al sostegno di una caldissima ‘torcida’.

Passano pochi minuti e la nemesi colpisce implacabile: Ferreira Silva perde il servizio e si trova di nuovo a pedalare in salita. A questo punto il match si fa un po’ confuso in un alternarsi un po’ caotico di break e contro-break, spesso approfittando di errori marchiani dell’avversario. La decisione giustamente viene affidata al tie-break che il brasiliano vince a mani basse, lasciando un solo punto all’avversario. Punteggio finale 6-2 7-6 a favore di Meligeni Rodrigues che mette in bacheca il suo primo Challenger e può continuare a coltivare il sogno di emulare lo zio Fernando, semifinalista nel 1999 al Roland Garros.

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ATP Challenger: primo titolo per Nakashima, a Ortisei trionfa Ivashka

Il 19enne americano alza il trofeo a Orlando senza perdere nemmeno un set. Cerundolo campione sulla terra di Guayaquil

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Brandon Nakashima - ATP Challenger Orlando 2020 (via Twitter, @ATPChallenger)

CHALLENGER 80 ORTISEI

Dopo l’uscita di scena del nostro Federico Gaio nei quarti ad opera del russo Aslan Karatsev (7-6 6-3), sono il bielorusso Ilya Ivashka (n.113 ATP) e il francese Antoine Hoang (n.126 ATP) a giocarsi la finale del Challenger di Ortisei. Partita che si prevede equilibrata sul velocissimo tappeto gardenese che entrambi hanno già dimostrato di gradire. Nemmeno il tempo di allacciarsi le scarpe e Hoang si trova già sotto di un break quando un magnifico passante in corsa di diritto di Ivashka gli fa capire subito che per lui non sarà una domenica facile. Il bielorusso, testa di serie n.2, incamera infatti il primo set in un attimo senza concedere al francese nemmeno una chance di riequilibrare il punteggio.

Hoang ha però la forza di non perdersi d’animo e nel sesto gioco brekka l’avversario portandosi sul 4-2. Ivashka completa poi la frittata quando, dovendo fronteggiare il primo set point, viene tradito proprio dalla sua arma migliore e commette un orribile doppio fallo. Un set per parte e palla al centro. Nulla di particolare da segnalare nel terzo parziale fino a quando Ivashka, sul 6-5 si procura una palla break che è anche match point. Il bell’attacco di dritto del francese rimanda tutto al tie-break. Un tie-break che Ivashka si aggiudica in scioltezza lasciando all’avversario solo tre punti. Risultato finale 6-4 3-6 7-6 per il bielorusso che succede nell’albo d’oro a Jannik Sinner e si conferma uno dei giocatori più in forma, bissando il successo di un mese fa a Istanbul.

Decisivo il servizio con 15 ace contro 3 a favore di Ivashka che oltretutto ottiene l’80% di punti sulle prime contro il 67%. Analoga la differenza in risposta: 33% di punti contro il 20% di Hoang. Il commento del vincitore: “Ho giocato bene tutta la settimana. Questa è la mia superficie preferita anche se non è facile giocare in altura. L’unico rammarico è che forse avrei potuto chiuderla prima ma mi sono un po’ innervosito e lui è stato bravo a rimanere in partita”. A lenire il piccolo rammarico gli 80 punti ATP che lo porteranno a ridosso dei top 100 e l’assegno da 6190 euro. Per Hoang semifinale l’anno scorso (battuto da Sinner) e finale quest’anno, per cercare di portare a casa questo torneo dovrà per forza tornare l’anno prossimo.

CHALLENGER 80 ORLANDO

Il 19enne Brandon Nakashima (n.202 ATP) completa il magico quartetto dei nati dopo il 2000 che sono riusciti, in questa fantastica annata, a vincere almeno un Challenger. Raggiunge il nostro Musetti, lo spagnolo Alcaraz e il ceco Machac. Il ragazzo ha dominato con autorità la finale del torneo di Orlando (6-3 6-4) costringendo l’indiano Prajnesh Gunneswaran (n.137 ATP e quarta testa di serie) alla seconda sconfitta consecutiva in finale (la settimana scorsa contro Kudla a Cary).

Nakashima che al secondo turno aveva eliminato la prima testa di serie, il forte brasiliano Thiago Monteiro, parte subito forte prendendo in mano il comando del gioco. Al sesto gioco fa il break e non lascia replica all’indiano. All’inizio del secondo set Gunneswaran cerca di reagire ma ogni suo tentativo si infrange (otto palle break annullate su otto) contro il muro eretto dal giovane avversario. Nakashima gioca davvero bene, con idee chiare e piedi rapidi, la sua palla esce piatta e veloce: è un piacere guardarlo. Nel terzo game brekka di nuovo l’avversario e non si farà più riprendere. Intendiamoci, Gunneswaran ci prova e nell’ottavo gioco ha tre occasioni per il contro break ma quando una palla orribilmente steccata da Nakashima rimane in campo sembra un chiaro segno del destino. O almeno così lo interpreta l’indiano che si arrende velocemente. Per conoscere meglio questo nuovo talento emergente vi consigliamo di rivedervi l’intervista che il nostro direttore Scanagatta gli fece nel giugno scorso.

CHALLENGER 80 GUAYAQUIL

Il terzo torneo della settimana si è svolto a Guyaquil (Ecuador) su terra battuta. Nessun italiano ai nastri di partenza, la finale ha visto opposti lo slovacco Andrej Martin (n.105 ATP) e l’argentino Francisco Cerundolo (n.198 ATP). Il primo set, dopo essersi pigramente trascinato senza particolari emozioni fino al decimo gioco, ha un improvviso sussulto quando Martin, vittima di un inaspettato black-out, si lascia strappare il servizio e regala il set all’argentino.

All’inizio del secondo parziale è a Cerundolo che spegne la luce e Martin, forse ricordandosi di essere la testa di serie n.3, prende il comando delle operazioni: 2-1 e battuta. I tentativi di Cerundolo di risalire la china sono poco più che simbolici, anzi nel nono gioco perde di nuovo il servizio e manda la partita al terzo e decisivo set. I giocatori continuano ad esprimere un livello di gioco intermittente con continui alti e bassi. I bassi sono soprattutto dello slovacco che nel terzo game perde il servizio. E si ripete subito dopo inabissandosi sotto il peso del doppio break. Risultato finale 6-4 3-6 6-2 per Cerundolo che bissa così la vittoria ottenuta a Spalato un mese fa e si avvia a concludere questo 2020 con un bilancio decisamente positivo.

 

Massimo Gaiba

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