Il trionfo di Sinner: le foto più belle del torneo di Sofia

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Il trionfo di Sinner: le foto più belle del torneo di Sofia

Il primo titolo di Jannik ma non solo. Pospisil, Caruso, Gasquet, Shapovalov e tanto altro. Riviviamo l’ultimo torneo ATP 250 della stagione attraverso gli scatti di Ivan Mrankov

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Jannik Sinner con il trofeo - Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

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Indian Wells, i consigli di Badosa: “Non smettere di sognare, lavora sodo e non ascoltare chi ti mette pressione”

La 23enne spagnola ha trovato l’equilibrio vincente: “In passato ero solo concentrata sul tennis, ma se non ti diverti fuori è impossibile ottenere buoni risultati”

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Paula Badosa - WTA Indian Wells 2021 (via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

Anche il circuito femminile, come quello maschile, ha un nuovo nome da aggiungere alla lista delle vincitrici di eventi di categoria ‘1000’: il torneo WTA di Indian Wells infatti è stato vinto dalla spagnola Paula Badosa per 7-6(5) 2-6 7-6(2) su Victoria Azarenka dopo una delle partite più avvincenti della stagione. È facile immaginare come la mente in momenti delicati di una partita possa facilmente vagare e indurci in distrazione, invece Badosa nel finale del match è stata in grado di raccogliersi in sé stessa e superare la più esperta bielorussa. “È stata davvero dura, penso che stesse giocando ad un livello molto alto” ha spiegato in conferenza stampa. Alla fine del terzo set ho iniziato a concentrarmi su cosa fare in ogni punto, su ogni palla e non pensare ad altro. Penso che sia stato molto importante perché era una finale. Volevo davvero vincerla così tanto. Ho cercato di concentrarmi su cosa fare e nient’altro”. Parole all’apparenza banali se non fosse che vengono pronunciate da chi alla fine ha alzato il trofeo quindi non si può che darle credito: Badosa ha trionfato perché aveva più voglia di vincere rispetto alla sua avversaria, non poteva che essere altrimenti.

“Penso che sia stato come andare sulle montagne russe mentalmente ed emotivamente. Era la mia prima finale in un 1000. Ho avuto molte emozioni. Stavo giocando contro Vika che è una grande campionessa. La ammiro da quando ero una bambina, quindi questa è un’altra cosa da tenere conto; è stato fantastico. Sono ancora un po’ sotto shock per quello che è successo adesso. Ma in quel momento ero super eccitata e super orgogliosa di quello che ho fatto dopo tre ore di lotta in campo”. A 23 anni dunque è arrivato il primo grande titolo della carriera (il secondo dopo il WTA 250 di Belgrado vinto a maggio) e il messaggio che ne deriva è uno: La prima cosa che ho imparato questa settimana è che niente è impossibile. Se combatti, se lavori, dopo tutti questi anni, puoi ottenere qualsiasi cosa. A volte hai momenti difficili. Nel mio caso ho passato momenti difficili ma non ho mai smesso di sognare. Questo è ciò che mi ha fatto lavorare sodo e credere di potercela fare fino all’ultimo momento. Oggi è stato lo stesso, quindi ne sono davvero orgogliosa”.

Mantenere la motivazione costantemente elevata non è da tutti ma col tempo Badosa è riuscita nell’intento. “Ora ho una squadra fantastica che mi sta aiutando giorno dopo giorno, mi sento a mio agio. Mi sento felice. Comincio a crederci piano piano, ovviamente, vincendo una partita, poi un’altra. Penso che la chiave sia lavorare molto duramente. Come ho detto prima, per sognare: ogni mattina mi sveglio e il mio sogno è vincere un torneo come questo o vincere uno Slam. Questo mi tiene motivata a continuare a lavorare e a crederci sempre“. Un primo assaggio di titolo Slam la 23enne spagnola lo ebbe nel 2015 quando vinse il titolo juniores al Roland Garros ma il passaggio tra le grandi negli anni successivi fu più ostico del previsto. “Penso che la cosa più difficile quando sei una brava junior siano le aspettative. La gente pensa che quando sei brava, l’anno successivo dovrai essere una giocatrice tra le prime 20 o 10. Hai molte aspettative. Le persone si aspettano molto, ti mettono molta pressione. Penso che la chiave sia avere una buona squadra e lavorare giorno per giorno, non ascoltare molto e semplificare le cose e divertirsi. A volte complichiamo le cose. Molte persone mi stavano scrivendo oggi dicendomi ‘prova a goderti la finale’. E io pensavo ‘sì, è quello che vorrei fare'” ha spiegato con un sorriso.

 

Entrando un po’ più nel concreto, l’approccio di Badosa verso lo sport non le impedisce di fare altre esperienze. “Penso che io e il mio team abbiamo avuto una settimana molto normale. Siamo andati a giocare a golf, siamo andati a cena in posti carini, siamo andati a fare shopping. Ero molto concentrata sulle partite e sull’allenamento ma abbiamo fatto un po’ di tutto. Penso che sia molto importante perché in passato stavo tutto il giorno concentrata nella mia stanza, ma non ero proprio felice. Credevo che fosse una cosa da professionisti invece credo che si debba trovare l’equilibrio perché se non ti diverti fuori è impossibile avere buoni risultati. Penso che la mia squadra stia facendo un ottimo lavoro su questo”. E i risultati della nuova n. 11 del mondo ormai sono sotto gli occhi di tutti.

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ATP Indian Wells, Peers e Polasek campioni del doppio

È il primo trofeo della coppia. Sconfitti in due set Rublev e Karatsev

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John Peers e Filip Polasek – Indian Wells 2021 (foto via Twitter @BNPPARIBASOPEN)

In singolare, uno è arrivato al massimo al n. 555, l’altro un centinaio di posizioni più avanti, quindi non ci sarebbe partita nell’uno contro uno contro le prime due teste di serie dell’incombente ATP 250 di Mosca. La cooperazione è però contata più della somma delle parti e la finale del doppio tra i due specialisti e i due singolaristi si è conclusa con il successo dei primi: Filip Polasek e John Peers si impongono per 6-3 7-6(5) su Andrey Rublev e Aslan Karatsev in poco meno di un’ora e mezza. Polasek è campione in carica dell’Australian Open (con Dodig) e anche Peers ha uno Slam all’attivo, sempre a Melbourne (nel 2017 insieme a Kontinen). Il duo formatosi dopo le Olimpiadi di Tokyo e già semifinalista allo US Open mette così in bacheca un Masters 1000 come primo trofeo. La coppia finalista formata da Rublev e Karatsev era imbattuta da otto incontri – vittoria a Doha lo scorso marzo –, ma non si è rivelata abbastanza fredda in un paio di circostanze che le avrebbero almeno consentito di giocarsela al super tie-break.

Il primo set si decide già nel secondo game quando Rublev cede il servizio da 40-15: due risposte fulminano Karatsev, poi reo di una volée non chiusa. Niente da fare sulla doppia occasione dell’immediato rientro e il parziale scivola via liscio fino al 6-3. Tutt’altra storia nella seconda partita caratterizzata da ben sei break a partire dal 2 pari e un solo turno di battuta su dodici senza opportunità per la risposta. A metà del terzo gioco, c’è un MTO per Polasek la cui caviglia si gira durante uno scambio sulla diagonale sinistra tra il suo compare e Karatsev, il quale deve salvare il successivo 40 pari infilando da fenomeno il non troppo azzoppato avversario con un dritto inside-in quasi cadendo all’indietro su risposta australiana profondissima.

Dopo non essere riuscito a rispondere sulla seconda servita dal trentaseienne di Zvolen sul punto decisivo, “il grande Leone benevolo” si fa sorprendere due volte a rete, Rublev rilancia con due doppi falli e la coppia russa finisce sotto 1-3. Non esce però dal match, anzi, si riprende subito il maltolto (mal-ceduto, in questo caso), salvo poi consegnare di nuovo il servizio. L’aussie serve per il titolo, fallendo definitivamente il compito con una seconda a metà rete; ci riprova Filip sul 6-5 e, forse in un accesso empatico, conclude nello stesso identico modo. Nel finale del tie-break, Polasek e Peers salvano ala grande due punti con qualche complicità russa e diventano campioni.

“È davvero speciale poter dire di aver vinto il titolo qui. Abbiamo cominciato piuttosto lentamente come coppia, ma abbiamo lavorato bene prima dello US Open” ha dichiarato Peers dopo il match. “Da allora, abbiamo continuato a lavorare e a divertirci giocando insieme e cercheremo di ottenere più spesso risultati come questo”. Dopo aver ringraziato il proprio team e il suo compare, Rublev ha detto che “abbiamo scoperto di giocare benino anche il doppio, quindi è un’ottima notizia per noi”.

 

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Tallon Griekspoor trionfa ad Ercolano e conquista il suo sesto Challenger stagionale

L’olandese bissa il successo di Napoli ed eguaglia il recente record di Benjamin Bonzi. Rivincita italiana in doppio con Marco Bortolotti

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Tallon Griekspoor con il trofeo della Vesuvio Cup (Photo Courtesy of the Tournament)

Sul centrale dello Sporting Poseidon l’olandese Tallon Griekspoor vince facile (6-3 6-2) la finale del Challenger 80 di Ercolano (terra battuta) contro il sorprendente Alexander Ritschard, proveniente dalle qualificazioni.

Troppo rapido Griekspoor e troppo veloce la sua palla: l’82% di punti sulla prima contro il 52% dell’avversario hanno partorito quattro break contro nessuno, raccontando in maniera esauriente un match che si è concluso in poco più di un’ora. Ritschard, americano di origini svizzere, aveva evidentemente ormai finito la sua dotazione di miracoli, perché altrimenti non possono definirsi le sue vittorie nei turni precedenti contro Agamenone, Moroni e Hanfmann.

Griekspoor da parte sua ha visto aprirsi davanti a sé il tabellone come Mosè sul Mar Rosso, complicandosi appena un attimo la vita nei quarti contro il francese Manuel Guinard, l’unico che è riuscito a strappargli un set. Ma, tutto sommato, la sua è stata una settimana abbastanza rilassante che gli ha regalato la sesta vittoria Challenger in stagione, permettendogli così di eguagliare il record appena stabilito da Benjamin Bonzi. E sei vittorie in un anno sono evento assai raro, tanto che gli unici precedenti risalgono al 2016 (Facundo Bagnis), al 2001 (Juan Ignacio Chela) e al 1998 (Younes El Aynaoui). Domani tutti questi trofei si tradurranno finalmente nell’ingresso in Top 100, alla posizione 89.

 

Si fermano in semifinale entrambi gli italiani. Flavio Cobolli perde 6-4 6-4 dal vincitore, forse accusando il peso di una stagione molto lunga ed intensa. Ricordiamo che il teenager romano a inizio anno frequentava senza brillare particolarmente i Futures, mentre adesso è salito addirittura al N.219 ATP, conquistando il diritto di partecipare alle qualificazioni del prossimo Australian Open. Una scalata semplicemente vertiginosa.

Anche Franco Agamenone stabilisce il suo nuovo best (N.210 ATP, dopo che aveva iniziato l’anno al N.675), ma forse è arrivato un po’ stanco al termine di questa incredibile stagione che lo ha visto finalmente affacciarsi sui palcoscenici che contano, dopo che a 28 anni compiuti sembrava ormai perso per il grande tennis. In questo indimenticabile 2021 ha messo in bacheca due Challenger e cinque Futures, dimostrando non solo una grande padronanza tecnica ma soprattutto una convinzione che raramente ha vacillato. E anche se è vero che in questo momento rischia di voler spremere troppo da questo incredibile periodo, onestamente chi avrebbe il coraggio di criticarlo?

Rivincita per l’Italia nel doppio: ha infatti vinto Marco Bortolotti che, in coppia con lo spagnolo Sergio Martos Gornes, ha battuto 6-4 3-6 10-7 la coppia del momento Vavassori/Brown, i quali hanno così visto interrompersi una fantastica striscia di ben undici successi consecutivi. Per il tennista di Guastalla è la seconda vittoria in carriera a livello Challenger (dopo qualcosa come 41 vittorie Futures) che gli consente di conquistare la posizione N.207 ATP, a soli cinque posti dal suo best ranking. Bortolotti dopo la premiazione ha detto: “Non partivamo certo con i favori del pronostico visto che i nostri avversari venivano da due tornei vinti di fila. Quindi abbiamo giocato a braccio sciolto fino all’8-1 del match tie-break, quando ci siamo un po’ bloccati per la tensione. Fortunatamente abbiamo messo due prime di servizio e siamo riusciti ad alzare il trofeo”.

Ad Alicante (Challenger 80 cemento outdoor) la vittoria è di Constant Lestienne (N.258 ATP) che in finale batte 6-4 6-3 il connazionale Hugo Grenier (N.203 ATP). Il tennista di Amiens strappa sul 5-4 il servizio al connazionale alla prima palla break con uno splendido pallonetto. È evidente come la velocità e la leggerezza di piedi di Lestienne mettano in difficoltà l’avversario, troppo macchinoso nella preparazione dei colpi e quindi raramente in grado di dispiegare tutta la sua potenza. Un altro break nel sesto game del secondo parziale pone praticamente fine alla contesa, che si chiude sulla prima palla utile in poco meno di un’ora e mezzo. Lestienne, col suo terzo successo Challenger (Ostrava 2016 e Portorose 2018 i precedenti), risale al N.208 (lontano comunque dal 142 che toccò nel 2019), mentre Grenier si consola con il nuovo best ranking di N.188 ATP.

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