Kudla è positivo al Covid, ma glielo dicono in campo (Crivelli). Panatta, la Davis e il tennis in strada (Mecca). Zeppieri: «Io non ho fretta» (Guerrini)

Rassegna stampa

Kudla è positivo al Covid, ma glielo dicono in campo (Crivelli). Panatta, la Davis e il tennis in strada (Mecca). Zeppieri: «Io non ho fretta» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 13 gennaio 2021

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Kudla è positivo al Covid, ma glielo dicono in campo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il Covid si insinua nelle qualificazioni maschili degli Australian Open a Doha, gettando qualche ombra sull’organizzazione locale. L’argentino Cerundolo, 139 Atp, e lo statunitense Kudla, 114, sono infatti risultati positivi lunedì dopo le loro partite di primo turno (peraltro vinte) e di conseguenza sono stati cancellati dal torneo. Particolarmente curiosa, e piuttosto inquietante, la vicenda di Kudla, cui la positività è stata comunicata durante il match contro il franco-marocchino Benchetrit: l’americano conduceva 6-4 5-3 e, secondo il regolamento, andava completato il game fino al cambio campo. Kudla ha strappato il servizio all’avversario e si è aggiudicato la sfida, beffando dunque Benchetrit che in quanto sconfitto non poteva più essere ripescato. Buone notizie per l’australiano Sweeney e lo spagnolo Martinez, che si ritrovano al turno decisivo senza giocare. […]

Panatta, la Davis e il tennis in strada. Sono gli Anni Settanta (Giorgia Mecca, Corriere della Sera – Torino)

 

All’improvviso il tennis fece boom. Fino agli anni Sessanta era stato una prerogativa dei gesti bianchi e dei circoli esclusivi; con il nuovo decennio diventò il passatempo pomeridiano dei figli dei dipendenti della Fiat. Tutto merito del miracolo economico e dello squadrone azzurro di Coppa Davis: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli guidati da capitan Nicola Pietrangeli. Da snob semisconosciuti, i tennisti diventarono improvvisamente testimonial di scarpe e compagnie aeree, scapoli d’oro, protagonisti delle cronache mondane. Adriano Panatta, l’anno della vittoria al Roland Garros, non riusciva nemmeno a fare una passeggiata in santa pace, lo fermavano tutti, un autografo, una stretta di mano, una fotografia. Erano giovani, erano forti ed erano belli, i ragazzi li ammiravano, le ragazze se ne innamorarono, con la conseguenza che le racchette diventarono finalmente popolari. La tennis-mania scoppiò ovunque in Italia, anche a Torino. Venanzio Baù si ricorda perfettamente di quegli anni. «Io mi sono appassionato quando ero bambino, negli anni Sessanta facevo il raccattapalle allo Sporting, allora sì che il tennis era uno sport esclusivo». Nei campi si incontravano soltanto industriali, primari, banchieri, notai, commercialisti, nessuno di loro aveva voglia di abbassarsi per andare a recuperare le palline, se le facevano raccogliere da ragazzini veloci e silenziosi, in cambio di qualche lira di mancia. «Per accedere ai circoli famosi un tempo c’era bisogno, oltre che di tanti soldi, anche di una lettera di accompagnamento da parte di un altro socio. Io facevo il raccattapalle e quindi non avevo di questi pensieri. Soprattutto, per statuto, avevo il divieto assoluto di giocare a tennis». Per fortuna i tempi stavano cambiando, il figlio del custode di un club romano stava per vincere gli Internazionali d’Italia (Panatta), il suo compagno in azzurro (Zugarelli) aveva cominciato rincorrendo le palline degli altri per ritrovarsi con la Davis tra le mani. Per sopravvivere, il tennis si aprì anche ai comuni mortali. […] Olivetti, Lancia, Michelin, il Cral per i dipendenti della Stampa, il dopolavoro per i ferrovieri e quello per i tramvieri, tutte le industrie in quegli anni cominciarono a costruire impianti sportivi ad uso e consumo di colletti bianchi e di tute blu, dirigenti e operai. […] Era tennis improvvisato, senza lo straccio di un maestro, di una lezione sul servizio. Ci si vestiva con quello che si trovava negli armadi, ogni tanto la Rai trasmetteva gli incontri di Davis e si provava a imitare i gesti dei campioni, in sintesi ognuno faceva quello che riusciva: buttare la pallina di là come meglio poteva. […] Altro che manuali, lezioni, scuole agonistiche, era vero e proprio tennis di strada.

Zeppieri: «Io non ho fretta» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Una settimana di allenamenti al Circolo della Stampa Sporting, a fianco della sede di un sogno, le Atp Finals. E confrontandosi con Lorenzo Sonego, n. 33 al mondo. Giulio Zeppieri, seguito come un’ombra dal suo coach storico Piero Melaranci e osservato da Umberto Rianna per la Fit, ha iniziato così il suo 2021. A 19 anni compiuti in dicembre, n. 328 al mondo con obiettivo top 100 senza però urlarlo contro il cielo. Valeva la pena di fare una chiacchierata, al Circolo torinese, con entrambi per conoscere programmi e aspirazioni del mancino laziale che disputò la semifinale dell’Australian Open jr nel 2019 contro Musetti. «L’impatto con il professionismo vero è stato importante, ma non traumatico. Ho dovuto adattarmi a un altro livello. Poi nel 2020 ho avuto problemi fisici. Ora mi aspetto di migliorarmi molto, soprattutto nella gestione nella personalità in campo. Una settimana come questa, al di là dell’esperienza, è uno stimolo importante. Così come lo è l’attuale movimento italiano, la crescita degli altri giovani. Il programma prevede di disputare più tornei challenger possibili, quelli in cui entrerò. In questo momento non ho un obiettivo di gioco, devo diventare più propositivo. Non mi sento diverso dagli altri ragazzi soltanto perché ho avuto una vita differente, ognuno fa le sue scelte. A 13 anni ho deciso che questa sarebbe stata la mia vita, ho lasciato la scuola pubblica pur continuando a studiare, concentrandomi sul tennis. All’inizio un po’ pesava, ma ho fatto una vita che agli altri non è concessa, mi sento privilegiato e fortunato. Non mi piace sempre viaggiare, ma vedere posti, gente nuova sì. Roger Federer era l’idolo da piccolo. Adesso mi piace Medvedev, ha un suo modo unico, sembra tutto storto ma il modo in cui muove i piedi è eccellente. E su quello lavoro molto. Se devo scegliere un momento della mia vita tennistica, lo Us Open, uno dei primi tornei giocati da junior, una grande emozione e poi ci siamo divertiti come pazzi. Il peggiore è invece legato al finale della scorsa stagione, non riuscivo a stare bene in campo. Ho viaggiato tanto con Musetti, è un amico vero e anche le nostre famiglie si conoscono. Ora le nostre strade tennistiche si sono separate, sono davvero felice per lui, merita tutto quello che si è conquistato con lavoro e sacrifici. Io voglio crescere e so che posso farcela, ma non mi pongo obiettivi stagionali, l’importante è non avere fretta, ognuno ha il suo percorso. Se si hanno le qualità, alla fine si arriva». […] Piero Melaranci conosce Zeppieri meglio di chiunque. «Il talento lo si riconosce presto, poi c’è tutto il resto per fare un tennista. Il tennis è cambiato, certo, ma di un cambiamento e di un progresso costanti. Se devo riconoscere una qualità di Giulio, direi l’ostinazione, attraverso la quale è emerso poco alla volta. Ho cominciato a portarlo in giro presto, intorno agli 11 anni, tra Spagna, Norvegia, perché sviluppasse un certo tipo di mentalità, più aperta. Poi ha completato il percorso tra tornei giovanili, Futures, Challenger. Ha già raggiunto buon risultati, è un 2001, ma di dicembre. Abbiamo lavorato su aspetti tecnici, fisici, ma con particolare attenzione alla parte emozionale. E’ quella che fa la differenza, perché c’è tanta gente nel mondo che gioca bene. Tecnicamente, ha una mano molto veloce, la palla esce facilmente. Ha un grande servizio, un ottimo rovescio, può migliorare nella presa della rete e nel gioco di volo, ma già si avvicina. Deve crescere nella gestione emotiva della partita. E poi c’è la questione fisica, ormai determinante per mettere sempre pressione sulla palla. L’obiettivo è arrivare nei primi 100, ma senza mettere fretta. Più importante è che Giulio abbia un gioco da top 100. E secondo me c’è già. Il punto è esserlo ad ogni match». […]

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Finals, inizia il sogno (Crivelli). «C’è l’Italia al centro del tennis» (Bonsignore). Gaudenzi progetta: «Un tennis unito» (Guerrini)

La rassegna stampa di venerdì 15 gennaio 2021

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Finals, inizia il sogno (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Circondati dalle montagne innevate che si specchiano sulle vetrate dello splendido Grattacielo Intesa, gli «alpinisti per caso» si ritrovano a celebrare l’inizio dell’avventura. La definizione è del presidente della Federtennis, Angelo Binaghi: «Il successo degli Internazionali d’Italia è stato l’apice del nostro percorso di vent’anni. Così, un po’ per caso, quando nel novembre del 2018 ci è stato detto che si apriva il bando per le Atp Finals, ci siamo messi in moto per capire fino a che punto avremmo potuto arrivare. E alla fine ci siamo ritrovati ad aver scalato l’Everest, riuscendo a portarle a Torino con uno sforzo straordinario che ha coinvolto tutte le istituzioni, mai così coese». Il Masters, definizione romantica dell’ultimo appuntamento stagionale che raccoglie i migliori otto del mondo, dal 1970 è garanzia di spettacolo tecnico e, con il passare del tempo, si è trasformato in un evento di massa capace di coniugare lo sport con il business grazie a un indotto che può approdare anche a 600 milioni di euro per i cinque anni del contratto che lega la Federazione all’Atp (il torneo si disputerà in Italia dal 2021 al 2025). Pareva un’impresa folle, poiché si trattava di entrare in un circolo virtuoso che nella storia aveva coinvolto anche metropoli come New York, Shanghai e Londra, sede delle ultime 12 edizioni. Invece, a dieci mesi esatti dal primo punto che si giocherà sul campo (debutto il 14 novembre, finale il 21), i numeri di partenza destano impressione. Nel primo mese la prevendita ha fatto registrare richieste per 40.000 biglietti sui 180.000 a disposizione, con il 20% di acquisti effettuato da appassionati al di fuori dall’Europa. L’incasso sfiora già i 5 milioni di euro. La speranza, ovviamente, è che alla fine dell’autunno la pandemia abbia smesso di mordere, consentendo l’affluenza piena, ma in ogni caso al momento sono stati assegnati solo i settori e non i posti, in modo da poter reagire con prontezza ad eventuali nuove regole sul distanziamento. Le Finals sono l’occasione di un rilancio di tutta l’economia cittadina e regionale, come ricorda la sindaca, Chiara Appendino: «Dovremo far conoscere le nostre eccellenze, a tutti i livelli. Per cinque anni Torino sarà al centro del mondo, perciò stiamo lavorando tutti insieme per creare un evento in grado di durare tutti i giorni dell’anno, con la città coinvolta e con grande attenzione a tutte le realtà del territorio». […] E così una scommessa all’apparenza incosciente sta prendendo il largo con un vento assai favorevole, accompagnata pure dal rinascimento azzurro delle racchette, con Berrettini numero 10 al mondo, Fognini numero 17 e Sinner miglior under 20 planetario: «Vogliamo trasformare le 15.000 persone che ci attendiamo ogni giorno da spettatori a tifosi – sogna il presidente Binaghi – perché siamo sicuri che a Torino, magari già da quest’anno, vedremo giocatori italiani alle Finals». […]

«C’è l’Italia al centro del tennis» (Filippo Bonsignore, Corriere dello Sport)

 

«Faremo vedere al mondo l’Italia e Torino». Andrea Gaudenzi guarda la città della Mole dall’alto del grattacielo di Intesa Sanpaolo e lancia le Atp Finals 2021 con grande orgoglio italiano. C’è una sfida epocale che il nostro Paese ha conquistato: l’organizzazione fino al 2025, nel capoluogo piemontese, del grande evento tennistico. Un appuntamento che l’ex tennista faentino ha soltanto sfiorato da giocatore e che ora vivrà da presidente dell’Atp, l’Associazione dei tennisti professionisti. «Era un sogno ma purtroppo non ho mai partecipato; ora lo farò da presidente e, da italiano, sono orgoglioso che si svolga in Italia e in una città bella come Torino». Il countdown è partito, mancano 303 giomi al 14 novembre, quando i migliori otto giocatori del mondo e le migliori otto coppie di doppio sbarcheranno sotto la Mole. Una settimana di spettacolo, sotto gli occhi di tutto il pianeta «Lo standard è alto, perché Londra ha accumulato 2,8 milioni di spettatori in dodici anni, ma siamo molto ambiziosi e fiduciosi di poter fare un grande lavoro. Il progetto della Fit e dei suoi partner è importante: in Italia siamo bravi ad ospitare, ad accogliere, a creare. La vittoria è stata una combinazione di molti fattori: l’entusiasmo, la passione e la qualità del progetto sono stati fondamentali, così come la credibilità ottenuta negli anni con gli Internazionali d’Italia e la crescita di tanti giovani italiani». […] La grande incognita, ovviamente, che pesa sull’evento è la pandemia. Gaudenzi rilancia: «Cominciamo in un anno difficile con il Covid, ma sapremo superare queste difficoltà, sono molto ottimista. Il tennis è uno sport globale, abbiamo un miliardo di fan nei cinque continenti: vogliamo migliorare la distribuzione del prodotto attraverso i media e offrire ai tifosi lo spettacolo migliore. Le Finals possono rappresentare una svolta come le Olimpiadi invernali di Torino 2006: stiamo discutendo di soluzioni innovative con la Fit, bisogna sempre evolvere». […]

Gaudenzi progetta: «Un tennis unito» (Piero Guerrini, Tuttosport)

E’ diventato presidente dell’Atp Tour, primo non di origine anglosassone, in piena pandemia. Ma Andrea Gaudenzi, ex campione, protagonista dell’ultima marcia azzurra verso la finale di Davis (1998, quando si infortunò alla spalla) non è tipo da preoccuparsi. Gaudenzi le sue sensazioni sulle Finals a Torino? «Il tennis è uno dei pochi sport globali, ha un miliardo di fans. E le Finals, con le prove dello Slam, sono uno dei migliori veicoli promozionali nel mondo intero. Anzi le Finals rappresentano l’evento più importante organizzato da AtpTour. Sono felice e orgoglioso, da italiano, che siano arrivate dopo 50 anni in Italia. E sono sicuro che faremo bene, vogliamo mostrare al mondo il nostro Paese e una città bella come Torino. L’Atp, da missione, deve aiutare gli organizzatori locali: il progetto della Fit e dei partner è importante. In Italia siamo bravi a ospitare, ad accogliere, a creare. Londra ha strutture eccellenti, numeri importanti, 8-9 milioni di abitanti. Ma qui credo che possiamo attrarre anche chi è vicino, Milano è a 45 minuti di treno. Non sono preoccupato».

Comincia un anno difficile per il tennis.

Si, ma lo è per tutti gli sport e per il mondo in generale. Cercheremo di fare del nostro meglio. Il tennis ha la complessità di dover gestire i viaggi internazionali, intercontinentali. Le difficoltà si amplificano. Pero l’anno scorso abbiamo fatto un buon lavoro. Quest’anno muovendoci trimestre per trimestre col calendario e la classifica, collaborando con i grandi Slam e Wta, siamo ottimisti e fiduciosi. Da aprile in poi, per ora, non abbiamo toccato nulla. Dipenderà dalle decisioni dei singoli governi. Poi c’è il tema del supporto economico ai tornei, perché senza gli spettatori è un bel bagno di sangue. I più piccoli soffrono parecchio. […]

Il tennis deve cambiare qualcosa, a prescindere? «Sono partito con l’idea di ripensare tutto a lungo termine, immaginando un foglio di carta bianco, appena possibile, riprenderò. Abbiamo i nostri punti di forza, ma ci sono tanti aspetti da migliorare, ad esempio come lavoriamo tra Atp, Wta, Grandi Slam. Alla fine offriamo un prodotto unico, eppure siamo molto frammentati fra regole e diritti, dati. Possiamo migliorare, ma assieme. E l’aspetto positivo è che la pandemia ci ha costretti a farlo. Siamo in un condominio, dobbiamo imparare a lavorare assieme. Abbiamo cominciato in remoto, è un bene. Vedersi 4 volte l’anno è troppo poco per cambiare.

Rapporti con la nuova associazione di Djokovic?

Siamo in contatto con tutti, c’è questo movimento, il desiderio che i giocatori siano più ascoltati. Siamo disponibili ma convinti che l’Atp, dove i giocatori hanno 3 rappresentanti su 6 nel board e governano di fatto, sia l’ideale. L’alternativa è il divorzio, ma ci si dovrebbe comunque confrontare. Siamo disponibili, ma cercheremo di convincerli che questa è la struttura migliore. Ora abbiamo bisogno di unione, non di un’altra divisione. […]

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Miracolo Jones, campionessa con tre dita (Crivelli). Torino si sente pronta per Finals verdi, sostenibili e low cost (Bonsignore)

La rassegna stampa di giovedì 14 gennaio 2021

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Miracolo Jones, campionessa con tre dita (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo. Nella saggezza popolare dei proverbi si celano spesso emozionanti lezioni di vita. I medici erano stati chiari, con Francesca Jones: la sua invalidità le avrebbe impedito di inseguire il sogno di sempre, giocare a tennis. Perché la ventenne di Leeds è nata con una sindrome rarissima, la ectrodattilia-displasia ectodermica, per cui si ritrova con le dita centrali delle mani e dei piedi fuse tra loro. Ne ha quindi quattro per mano e sul piede sinistro, appena tre sul piede destro, dopo aver subito una serie di interventi chirurgici; non solo: la malattia porta anche strascichi per la pelle, i denti e i capelli. Complicazioni gravi che negherebbero qualsiasi approccio allo sport professionistico, ma Fran non ha mai chinato la testa al destino e da ieri è una delle 128 tenniste che dall’8 febbraio giocheranno gli Australian Open, grazie alla netta vittoria (6-1 6-0) sulla cinese Lu nell’ultimo turno delle qualificazioni. Più che un miracolo, il trionfo della volontà: «La mia sindrome è complicata perché ci sono molti sintomi. Mi avevano detto che non potevo giocare, e la mia reazione è stata: ‘Visto che l’avete detto, vi dimostrerò che vi sbagliate”. Il mio corpo non è destinato ad essere quello di un’atleta, ma non significa che io non possa esserlo. Anche una Rolls Royce è costruita da zero». L’inglese, numero 241 del mondo con il rovescio bimane, si allena a Barcellona all’Accademia dei Sanchez e impugna una racchetta più leggera e con un grip più piccolo. Lavora molto anche per il potenziamento e l’equilibrio dei piedi: «Quando si hanno meno dita, è più difficile metterci sopra il peso e si rischiano lesioni, ma mi piacciono le sfide». Nella storia, nessun giocatore o giocatrice con un problema simile ha mai raggiunto i suoi straordinari risultati, anche se al grande Bill Tilden venne amputata la falangetta del medio. Semmai, il suo caso ricorda molto da lontano quello di Tonino Zugarelli, capace di arrivare in finale a Roma (1977) e di diventare 27 del mondo senza la falange del pollice destro, persa a 10 anni per un incidente […]

Torino si sente pronta per Finals verdi, sostenibili e low cost (Filippo Bonsignore, Corriere dello Sport)

Meno dieci. La clessidra corre verso il 14 novembre prossimo quando Torino diventerà il centro del mondo del tennis con la prima edizione delle Atp Finals, che si svolgeranno nel capoluogo piemontese fino al 2025. Mancano dieci mesi esatti oggi, quindi. Il countdown è in pieno corso e il tennis italiano è pronto ad entrare nel futuro: sportivo – con Sinner, Berrettini, Fognini e Sonego pronti alla caccia di un posto tra i maestri e organizzativo. E allora, che cosa ci aspetta? Saranno Finals verdi, sostenibili e low cost, come immaginato dalla Awe International Group di Londra, presieduta da Romy Gai, il partner scelto per realizzare il masterplan dell’evento. Torino raccoglie il testimone proprio da Londra, casa del Masters per dodici anni. Dalla 02 Arena al PalaAlpitour, con orizzonte il mondo. «Si tratta di un evento trasmesso ogni anno in oltre 180 mercati e capace di raggiungere circa 100 milioni di spettatori, soltanto in televisione – rileva Marco Nazzari, Managing Director International Business di Nielsen Sports – E’ stato capace di generare ricavi annui per circa 25 milioni di euro in sponsorizzazioni e per 15 milioni in ticketing. Il Comune di Torino ha stimato in circa 600 milioni la sua ricaduta sul territorio». Il capoluogo piemontese torna così protagonista a quindici anni dalle Olimpiadi invernali del 2006. «Torino e Londra sono due città totalmente non comparabili – riflette Andrea Sartori, Global Head of Sports di Kpmg – Torino può capitalizzare aspetti che sono unici, come il pregio e il vantaggio di essere più piccola, per creare un “boutique event”, puntando su aspetti organizzativi di nicchia, come il made in Italy e il turismo enogastronomico. Le leve da sfruttare? Comunicazione, marketing, organizzazione e innovazione». […] Le stelle emergenti del tennis azzurro avranno un ruolo fondamentale per trainare la crescita del movimento: «Sinner e Berrettini già costituiscono delle solide ed efficaci piattaforme di comunicazione – riflette Nazzari – Su Instagram, nel 2020, Jannik ha più che raddoppiato i seguaci (+128%), mentre Matteo si è consolidato (+ 15%). Entrambi inoltre hanno generato sui loro profili degli “engagement rate” notevoli: 11.42% Sinner e 9.61% Berrettini, superiori a quelli della “triade” Nadal (2.51%), Federer (6.61%), Djokovic (3.24%)». La presenza di almeno un azzurro a Torino sarebbe quindi benedetta. L’incognita maggiore è legata naturalmente alla pandemia. Ci sarà il pubblico? «Senza spettatori, diverse attività salterebbero – sottolinea Sartori – Ci sarebbe un impatto sui ricavi da ticketing, sui valori dei ricavi commerciali, sul numero di persone impiegate e forse anche sui diritti tv. E poi verrebbe a mancare tutto il moltiplicatore di spese generate dal turista sportivo, stimabili in circa 300 euro al giorno». […] «Tennis e padel, in ogni caso, sono fra gli sport che meno hanno risentito durante la pandemia, facendo registrare il maggior incremento di seguito fra i Millennials: +14%».

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Berrettini vince e cresce. Fognini, tie-break fatali (Mastroluca). Matteo, avanti così! Fabio, è un peccato (Bertellino). Clamoroso ad Antalya: Fognini ko contro Chardy (La Nazione)

La rassegna stampa di lunedì 11 gennaio 2021

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Berrettini vince e cresce. Fognini, tie-break fatali (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, l’Italia può costruire un capolavoro nel tennis maschile quest’anno. Tre gli italiani nei quarti di finale dei primi tornei del 2021. A Delray Beach, Gianluca Mager si giocherà la semifinale con Christian Harrison, fratello più giovane di Ryan, riemerso dopo una serie infinita di infortuni. Ad Antalya, ieri Matteo Berrettini si è unito a Stefano Travaglia, con un convincente 6-2 6-3 al bulgaro Dimitar Kuzmanov. Fabio Fognini ha solo sfiorato, invece, l’en plein azzurro fra i migliori otto, sconfitto 7-6(4) 6-7(1) 7-6(5) dal francese Jeremy Chardy dopo aver servito per il match sul 6-5 nel terzo set. In quell’occasione, sulla palla break, ha commesso il più pesante dei suoi sei doppi falli. «Più partite gioco e meglio mi sento» ha detto Berrettini, testa di serie numero 1 dell’ATP 250 in Turchia. «Le condizioni sono piuttosto lente, per cui non dovresti mai essere troppo passivo, come invece mi è capitato alla fine del secondo set – ha analizzato l’azzurro – A parte questo, mi sento bene». Berrettini ha raggiunto il suo tredicesimo quarto di finale nel circuito maggiore senza cedere nemmeno un set. Il suo percorso verso quello che potrebbe diventare il suo primo titolo ATP sul duro prosegue contro Alexander Bublik, avversario indecifrabile per eccellenza. Numero 49 del mondo, il russo che dal 2016 gioca per il Kazakhstan ha eliminato al primo turno Salvatore Caruso. Oggi, insieme a Berrettini, sul Centrale di Antalya è di scena anche Stefano Travaglia, in un quarto di finale deluxe contro il belga David Goffin. Il numero 16 del mondo, ex n. 7 ATP, ha salvato cinque match-point contro il compagno di doppio Pierre-Hugues Herbert e ha poi dominato il ventenne spagnolo Nicola Kuhn. Il marchigiano, numero 75 del mondo, ha vinto l’unico precedente nel 2014, sulla terra rossa al Challenger di Vercelli.

Matteo, avanti così! Fabio, è un peccato (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Bilancio in perfetta parità quello di ieri per quanto concerne gli azzurri impegnati nell’ATP 250 di Antalya, una delle due rassegne iniziali del calendario 2021 del massimo circuito. Matteo Berrettini è salito nei quarti grazie ad una prova quasi perfetta, soprattutto al servizio, contro il bulgaro Kuzmanov. Il romano, numero 1 del seeding e 10 del mondo, si è imposto per 6-2 6-3 lasciando poche chance al rivale e guadagnandosi il diritto di affrontare ora il kazako Bublik. Nulla da fare invece per Fabio Fognini, testa di serie numero 3 ed attuale numero 17 del ranking ATP, che ha dato vita ad una vera e propria battaglia di quasi tre ore contro l’esperto francese Jeremy Chardy. A vincerla stato il transalpino al termine di tre tie-break, per 7-6 6-7 7-6. Un po’ di rammarico per l’azzurro, apparso in ogni caso pronto a provare a tornare ai suoi livelli, che nel set finale si è riportato sotto dallo 0-3 al 3-3 e all’undicesimo gioco ha anche conquistato il break che poteva risultare decisivo. Nel game successivo però non ha capitalizzato il vantaggio e al tie-break Chardy si è imposto al termine per sette punti a 5. Oggi dunque quarti per Berrettini e Travaglia, con l’ascolano opposto a Goffin dopo un giorno di riposo. […] La prima giornata di qualificazioni degli Australian Open si è chiusa in “casa Italia” con due successi e quattro sconfitte. Facile vittoria di Lorenzo Giustino contro l’uzbeko Istomin (6-1 6-1). In tre set è arrivata l’affermazione di Sara Errani contro la cinese di Taipei, Liang (6-1 5-7 6-2). Subito fuori dai giochi Roberto Marcora, Alessandro Giannessi, Thomas Fabbiano e Lorenzo Musetti. In particolare dal carrarino, due anni fa a segno nella rassegna junior degli Australian Open, ci si attendeva di più, ma è capitolato per 6-4 al terzo set e dopo aver vinto il primo contro l’olandese Van de Zandschulp. Fabbiano ha ceduto al tie-break del set decisivo al tedesco Stebe; Giannessi e Marcora si sono inchinati agli spagnoli Vitella Martinez e Taberner. Oggi tocca ad altri sette azzurri cercare il 2° turno. A Doha in campo Matteo Viola, Gian Marco Moroni, Federico Gaio e Paolo Lorenzi. A Dubai Giulia Gatto Monticone, Martina Di Giuseppe ed Elisabetta Cocciaretto.

Clamoroso ad Antalya: Fognini ko contro Chardy (La Nazione)

Prosegue spedita la marcia di Matteo Berrettini all’Antalya Open in Turchia. Al secondo turno il 24enne romano, n.10 del ranking e primo favorito del seeding, ha superato il bulgaro Kuzmanov 6-2 6-3. Oggi, nei quarti, Berrettini troverà dall’altra parte della rete il kazako Alexander Bublik. Secondo turno amaro, invece, per Fabio Fognini che ha ceduto 7-6(4) 6-7(1) 7-6(5), dopo quasi tre ore di lotta, al francese Jeremy Chardy. È nei quarti anche Stefano Travaglia che oggi sfiderà il belga David Goffin per un posto in semifinale. Sono partite intanto le qualificazioni per gli Australian Open, primo Slam del 2021, slittati a febbraio per i problemi derivati dalla pandemia. Sono 9 i tennisti italiani al via delle qualificazioni maschili in corso a Doha, in Qatar. Buona la prima per Lorenzo Giustino, che ha concesso appena due giochi all’uzbeko Denis Istomin. Fuori a sorpresa, invece, Lorenzo Musetti, vincitore due anni fa del titolo junior a Melbourne: il 18enne di Carrara si è fatto sorprendere dall’olandese Botic Van de Zandschulp, che si è imposto per 3-6 6-1 6-4. Esordio amaro anche per Alessandro Giannessi, Thomas Fabbiano e Roberto Marcora. Oggi toccherà a Federico Gaio, Paolo Lorenzi, Matteo Viola e Gian Marco Moroni. In contemporanea a Dubai, negli Emirati Arabi, si stanno disputando le qualificazioni femminili con quattro italiane in corsa. Esordio positivo per Sara Errani, unica azzurra in campo nella prima giornata, mentre oggi scenderanno in campo Elisabetta Cocciaretto, Giulia Gatto-Monticone e Martina Di Giuseppe.

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