Un grande Medvedev batte Tsitsipas e vola in finale all'Australian Open

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Un grande Medvedev batte Tsitsipas e vola in finale all’Australian Open

Ventesima vittoria consecutiva del russo contro uno Stefanos un po’ spento. Sfiderà Djokovic domenica mattina per il suo primo Slam

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Daniil Medvedev - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Daniil Medvedev ha raggiunto la sua seconda finale Slam in carriera eliminando Stefanos Tsitsipas con il punteggio di 6-4 6-2 7-5 in due ore e nove minuti. Sesta vittoria in sette precedenti per lui contro il greco (e ventesima di fila, di cui 12 contro Top 10) che gli permette di conquistare la seconda finale Slam in carriera, la prima in Australia; domenica affronterà Djokovic per cercare di vincere il suo primo Major e per salire al secondo posto della classifica mondiale. Al di là di un passaggio a vuoto nel terzo set, il russo ha sempre avuto in mano la partita: 88 percento di punti vinti con la prima, 46 vincenti a 19 e 17 ace.

“Sono contento di stare scrivendo il mio libro dei record, anche se ovviamente non è paragonabile a quello di Rafa, Roger o Nole”, ha detto della sua attuale striscia di vittorie, mentre sulla partita di domenica ha commentato: Ho tratto grande esperienza dalla finale persa con Rafa, se dovesse andare per le lunghe almeno ci sarei già passato; io non ho grande pressione domenica, lui non ha mai perso una finale a Melbourne, quindi ha più da perdere rispetto a me, e credo di aver dimostrato di poter battere i più forti quando gioco bene“.

L’ultimo confronto (l’unico vinto dal greco) non era recentissimo, alle Finals del 2019, torneo che poi Tsitsipas vinse; la loro rivalità ha peraltro vissuto dei momenti decisamente ignei, in particolare a Miami 2018, quando qualche parola di troppo di Stefanos in russo (lingua che conosce in virtù dell’origine della madre) non venne presa bene dall’avversario.

 

Guardando proprio le ultime due sfide fra i due (Shanghai e Master 2019) si profila un confronto spesso deciso su pochi punti e negli scambi brevi, in cui era emerso vincitore chi era riuscito a crearsi qualche opportunità in più in risposta, sempre nei punti rapidi: nel 1000 cinese, Medvedev aveva vinto 39-4 nei punti giocati sotto i tre colpi sul suo servizio, mentre Tsitsipas ne aveva fatti “solo” 38 su 50 – in quella partita, peraltro, il russo aveva messo 12 prime su 12 sui game point, dando pochissime chance all’avversario di rientrare; a Londra, invece, nel blitzkrieg il greco aveva prevalso per 31-6 dietro alla propria battuta e fatto 10 punti su 43 in risposta.

Prima di oggi, Tsitsipas era stato probabilmente il miglior servitore del torneo (82 percento di punti vinti con la prima, 64 con la seconda prima di questa partita) ed è notoriamente diventato il terzo giocatore a rimontare due set a Nadal, il secondo negli Slam dopo Fognini. Medvedev, dal canto suo, veniva dalla netta vittoria su Rublev e nel corso del torneo ha sconfitto la maledizione del quinto set durante lo psicodramma con Krajinovic: prima del bagel rifilato al serbo al terzo turno, Daniil non aveva mai vinto un set decisivo (zero su sei).

Da un punto di vista meramente tecnico, pareva necessario per Tsitsipas fare tanti punti con il servizio (contro un avversario che aveva fatto il 37 percento di punti contro la prima fino ad oggi) e stare lontano dalla diagonale di sinistra, perché se Medvedev il rovescio semipiatto del N.4 ATP può creare non pochi grattacapi al suo colpo arioso. Non va dimenticato poi che il greco veniva da oltre quattro di battaglia con Nadal ed era improbabile che avesse le forze per uno scontro d’attrito su un colpo che Daniil non sbaglia praticamente mai, come dimostrato dalla minore durata media dei suoi scambi (4,3 contro i 4,6 del russo nel torneo).

Questa chiave tattica emerge anche dagli ultimi due precedenti, in cui Medvedev aveva colpito un numero simile di dritti e rovesci, mentre per Tsitsipas il rapporto era stato di due a uno circa in favore del dritto; allo stesso tempo, a Londra gli scambi dal centro erano stati molti di più, con un Medvedev molto meno propositivo nei colpi lungolinea e anomali, cosa che aveva dato modo al greco di colpire più sovente da fermo, fondamentale soprattutto dal lato del rovescio per lui.

Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

PRIMO SET – Entrambi hanno iniziato mettendo in campo molte risposte, ma senza riuscire a crearsi particolari opportunità. Tsitsipas ha servito quasi sempre al dritto di Medvedev, che ha una preparazione decisamente più elaborata rispetto al rovescio, mentre il russo ha preferito andare al centro da entrambi i lati, spingendo un po’ di più anche la seconda per testare i riflessi del più giovane. Non benissimo con il dritto in corsa Medvedev all’inizio, mentre le imprecisioni del greco sono arrivate principalmente con il dritto dal centro (una chiave importante, come visto). Appena ha smesso di entrare la prima (ne aveva messe 11 delle 13 iniziali), però, sono iniziati i problemi per Stefanos, anche perché come Medvedev soffre poco le traiettorie al corpo usate dal greco per i servizi più carichi (6/11 sulla seconda al corpo a Shanghai, 11/17 alle Finals): nel quinto gioco, una risposta di dritto di Daniil, profonda e centrale, ha fruttato una palla break, ma Tsitsipas ha trovato la prima al centro; il russo ha però vinto lo scambio successivo salendo benissimo sulla pallina trovare il rovescio vincente lungolinea, stesso colpo che gli ha procurato il break subito dopo, 3-2 e servizio.

Il greco ha sentito la necessità di spingere la seconda, perché Daniil ha vinto il 60 percento dei punti su quel colpo nel set, e ha continuato a essere dominato sulla diagonale di rovescio (+4 il saldo del N.4 ATP, -6 quello del greco), e pur riuscendo a rimanere a contatto non è riuscito ad imbastire molto in risposta: Medvedev è salito a doppio set point con un’altra prima al centro, e, sebbene Tsitsipas sia riuscito ad attaccare la seconda dell’avversario salvando le prime due e sebbene un doppio fallo ne abbia cancellato un terzo, un ace e un’altra prima vincente gli hanno dato il set dopo 40 minuti – cinque ace e 16 su 18 con il colpo per lui nel parziale.

SECONDO SET – Nonostante qualche ulteriore incertezza iniziale con il dritto (soprattutto lungolinea), Medvedev ha continuato a martellare con la battuta, mentre Tsitsipas non è riuscito a trovare punti rapidi al servizio, andando ai vantaggi nei suoi primi due turni: nel terzo game, neanche un pubblico un po’ troppo partigiano in suo favore ha avuto modo di far perdere il focus a Daniil, che dopo averlo fiaccato sulla diagonale di rovescio l’ha sorpreso con il dritto anomalo per salire a palla break, chiudendo lo scambio successivo con un enfatico lungolinea a 158 all’ora, 2-1 e servizio. Dei 19 scambi sopra i quattro colpi giocati nei primi sei giochi del set, ben 15 hanno avuto luogo sul servizio di Tsitsipas, con Medvedev che ha vinto i cinque andati oltre gli otto colpi.

Nel settimo gioco Tsitsipas ha cercato di scendere a rete per uscire dallo scambio, ma Medvedev l’ha punito due volte con il passante di rovescio (un vincente lungolinea e un cross fra le stringhe), succhiandogli definitivamente l’anima con una risposta vincente di dritto inside-in del 5-2. Nel parziale il russo ha iniziato a fare con molta più frequenza anche sulla prima dell’avversario (nonostante questa non sia scesa né di velocità né di precisione), diventando sempre più opprimente prima di chiudere il set tenendo a zero con l’undicesimo ace dopo 76 minuti.

TERZO SET – Se possibile, il rendimento di Medvedev è persino salito, dandogli la palla break immediata con tre vincenti molto spettacolari (un rovescio lungolinea, un passante stretto e un dritto in corsa al termine di uno scambio prolungato) prima dell’errore di rovescio di uno Tsitsipas sempre più scorato. Proprio quando il match sembrava non avere più molto da dire, però, è arrivata la sorpresa. Nel quinto gioco Tsitsipas (molto più aggressivo con discese e seconde più rapide rispetto all’inizio di 10 km/h) è riuscito a rimanere vicino all’avversario, salvando due palle break non consecutive con il servizio (un vincente e un ace, entrambi esterni), e Medvedev si è improvvisamente innervosito (un po’ per un mezzo diverbio con Apostolos, un po’ per il pubblico, un po’ per Tsitsipas che gli ha fatto ritardare i tempi fra i servizi dandogli le spalle) ed è diventato impreciso con la prima, dando il contro-break al greco sul 3-3 con un doppio fallo e a un dritto lungolinea in rete.

Il russo ha continuato a disunirsi, commettendo qualche errore di troppo (soprattutto nelle volée) mentre Tsitsipas ha trovato qualche buona risposta anticipata di rovescio (quattro vincenti/forced error con il monomane nel parziale contro gli… zero dei primi due), procurandosi una palla per andare a servire per il set. Medvedev si è ripreso in tempo, ritrovando la prima e tenendo per il 4-4, e nel turno successivo è rientrato dallo 0-30 grazie alla prima, prima di salire 0-40 nell’undicesimo grazie a due passanti e a un vincente di dritto; Tsitsipas ha salvato la prima palla break con lo smash, ma si è dovuto arrendere su un incredibile passante di rovescio lungolinea dell’avversario, che ha celebrato il punto in maniera più vocale (e polemica) del solito, riportando alla mente la sua maschera da cattivo designato allo US Open del 2019. La chiusura è arrivata rapidamente, con una seconda potente chiusa con il rovescio in avanzamento.

Mi sono un po’ spaventato, nel terzo sembrava che la partita stesse prendendo la stessa piega del suo match contro Rafa! ha detto il vincitore. “In fondo non ho giocato tante semifinali Slam, credo che sia comprensibile non essere nervoso. Non ho una formula per quando sono in difficoltà o per quando ho paura, cerco solo di giocare il meglio possibile. Mi sono accorto presto che negli scambi lunghi e nei colpi in corsa lui andava in difficoltà“.

Avremo dunque una finale fra quelli che probabilmente sono i due giocatori più forti al mondo in questo momento. I confronti diretti dicono 4-3 Nole (1-0 negli Slam, proprio in Australia due anni fa, 2-0 nel tre su cinque), ma Medvedev ne ha vinti tre degli ultimi quattro, compreso quello delle ultime Finals, un doppio 6-3 senza temi di smentita. Sedicesima finale in carriera dunque per il russo (nove titoli finora), che in caso di vittoria contro il serbo salirebbe al N.2 ATP (si è già assicurato la terza piazza per la prima volta in carriera) diventando il primo non-Fab Four a raggiungere il secondo gradino del podio del maschile dal 2005.

Il tabellone maschile dell’Australian Open con tutti i risultati aggiornati

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Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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Steve Flink: “Djokovic e Nadal supereranno gli Slam di Federer”

Un commento sull’Australian Open maschile con il Direttore Scanagatta. Da Thiem delusione del torneo alla partita più bella

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open maschile è finito nel modo più pronosticabile, vale a dire con la vittoria di Novak Djokovic, ma mai come quest’anno il suo percorso è stato irto di difficoltà, come sottolinea Steve Flink nel suo terzo video su questa edizione del torneo girato con il direttore di Ubitennis. Quanto è andata vicina la Next Gen a scalzare i Big Three? Karatsev è un fuoco di paglia?

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:00 – Dopo una breve introduzione sui temi che verranno toccati, Steve parla della finale maschile: “Non ero così sicuro che Djokovic vincesse il torneo, vista la fatica nel match con Fritz; anche con Raonic non l’ho visto benissimo, ma dopo la vittoria su Zverev ho capito che avrebbe trionfato”. Medvedev era per alcuni il favorito nella finale, complice la striscia di venti vittorie consecutive (di cui dodici ottenute su atleti presenti in top 10) che lo ha visto protagonista. Per Djokovic è stata la finale Slam più rapida mai disputata: “Era impronosticabile una finale tra loro due così veloce, addirittura sotto le due ore”, afferma Flink. “Ma dopo che Nole ha recuperato il break nel secondo set, ha cambiato marcia ed ha vinto abbastanza agilmente”.

5:00 – Si analizza la prestazione di Djokovic: per Ubaldo “Novak ha fatto tutto giusto, ha variato i colpi di rovescio nel migliore dei modi, non ha nemmeno avuto bisogno del suo micidiale rovescio lungolinea”. Flink aggiunge che “Nole ha avuto un migliore piano tattico ed una migliore esecuzione nei colpi; una cosa che mi ha impressionato è che, nonostante il russo abbia servito il 64% di prime, sia stato breakkato sette volte”. Una delle chiavi del match per Flink è stata proprio la risposta di Djokovic sul primo servizio, “in particolare in chiusura di primo set. Il russo non ha mai avuto turni facili al servizio”.

8:10 – Nonostante gli ultimi precedenti fossero a favore di Medvedev, come ad esempio il match disputato allo scorso Masters, “giocare una finale Slam è un discorso completamente diverso. E Djokovic è molto più abituato a disputare match di questa importanza. Per Medvedev era soltanto la seconda finale Slam”, dice Flink. Novak ha vinto la sua nona finale su nove agli Australian Open, “su una superficie dove in tanti sanno giocare bene, per cui è un risultato ragguardevole. Soprattutto se guardiamo al punteggio netto col quale ha vinto: nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante”. Ubaldo pone l’accento sulle critiche ricevute dal serbo durante il torneo riguardo l’infortunio occorsogli contro Fritz: “Penso che Novak abbia commesso degli errori dal punto di vista delle relazioni pubbliche in questi mesi di pandemia, e questo è soltanto l’ultimo esempio; non riesci a recuperare da uno strappo al muscolo in così poco tempo”. Flink invece si dice “sicuro che avesse qualcosa contro Raonic e Fritz, l’ho visto fare smorfie dopo quasi ogni punto”.

14:30 – Ubaldo chiede se la Old Gen sia ancora migliore della Next Gen. Per Flink, “Medvedev ha buone chances di scalzare Nadal al numero due del ranking, ma purtroppo per lui la stagione su terra si avvicina”. Tuttavia, ammette che “il dominio dei Big-3 è stato interrotto l’anno scorso allo US Open solo perché Nole fu squalificato; i meriti sono della vecchia guardia che ancora tiene botta”. I giovani pare si stiano avvicinando a quel livello, come abbiamo visto nella vittoria in rimonta di Tsitsipas su Nadal.

17:30 – La quarantena ha influenzato questo torneo? Molti giocatori non erano al loro meglio, come Nadal, Berrettini, lo stesso Djokovic: “È stata la preparazione diversa dal solito a comportare tutti questi piccoli acciacchi?” chiede Ubaldo. Flink precisa che “per Nadal il problema era antecedente, non ha infatti potuto partecipare all’ATP Cup: il tabellone semplice è stata un’arma a doppio taglio, perché inizialmente lo ha favorito, ma al contempo gli ha evitato le battaglie”. Il tiebreak nel terzo set infarcito di errori lo ha svuotato delle energie, tanto che dopo era Stefanos il giocatore più fresco in campo. “Forse aveva fretta di chiudere in tre set perché non si sentiva sicuro delle sue condizioni”, chiosa Flink.

20:40 – Capitolo Federer. Merita il ranking che ha attualmente? “Sicuramente il congelamento delle posizioni lo ha aiutato, gli permetterà di non dover risalire la china come successo all’Australian Open quattro anni fa”. Per Flink è stata la scelta giusta, mentre Ubaldo non sembra convinto di questo. I due concordano che il ritorno nel torneo di Doha sarà interessante, “perché non avrà il giorno libero per recuperare tra un match e l’altro, e lo stop forzato è stato molto lungo. La sua fortuna è che ha la capacità di vincere punti veloci grazie al suo servizio”.

24:30 – Qual è stato il match più bello del torneo? “Il derby russo non è stato all’altezza delle aspettative, poiché Rublev ha gettato la spugna molto rapidamente”; un candidato serio per Flink, è Thiem-Kyrgios, molto divertente e con una calorosa partecipazione del pubblico. Zverev-Djokovic inoltre è stato uno dei match più importanti, perché Nole è stato costretto ad inseguire quasi sempre ed ha rischiato grosso. La scelta di Ubaldo ricade sui cinque set di Kyrgios-Humbert, dove il beniamino di casa ha dovuto fare affidamento sui propri tifosi per portare a casa il risultato; l’australiano veniva a sua volta da un lungo stop, ed ha impressionato Flink, che ammette “le sue prestazioni hanno mostrato quanto sia talentuoso, perché nonostante la lunga pausa, ha tenuto un buon livello di gioco”.

29:45Karatsev viene ovviamente scelto come sorpresa più grande del torneo: “Fortunato contro un acciaccato Dimitrov, ha dimostrato comunque di meritarsi il posto in semifinale con le prestazioni contro Schwartzman ed Auger-Aliassime”. Flink aggiunge che “anche contro Djokovic non ha fatto così male come suggerisce il punteggio: nel secondo set era sotto 5-1 ed ha saputo rimontare fino al 5-4, ottenendo anche due PB prima che Nole chiudesse il set”. Ubaldo fa notare come abbia vinto lo stesso numero di games del finalista: “Ha guadagnato il rispetto di Djokovic, si è visto dallo sguardo di Nole”.

32:20 – Il cammino di Sinner si è interrotto mestamente al primo turno contro Shapovalov, complici le fatiche nel torneo precedente, conclusosi appena il giorno prima del suo esordio a Melbourne. Per Flink “se avesse avuto la possibilità di riposare tra i match, avrebbe avuto buone chances di arrivare in semifinale”. Ubaldo ricorda la grande prestazione a Parigi contro Nadal; non può essere quindi considerato la delusione più grande del torneo: Flink nomina Thiem in tal senso. “Prestazione nulla contro Dimitrov, sembrava un altro giocatore; eppure i match lunghi non gli hanno mai impedito di recuperare e tornare a macinare gioco nei turni successivi. Forse anche lui aveva qualche problemino fisico, ma, dopo la finale dell’anno scorso e la vittoria allo US Open, mi aspettavo molto di più da lui”. Secondo Ubaldo, “Thiem è solito avere un calendario di allenamenti molto intenso, che non ha potuto rispettare a causa della quarantena, e questo potrebbe averne influenzato i risultati in campo”. Menzione per le battaglie di cinque set di Nadal in Australia, nelle quali spesso non riesce a raccogliere quanto meritato.

37:20 – Djokovic riuscirà a raggiungere quota 20 Slam? Sarà sicuro protagonista nei prossimi Slam; per Flink sorpasserà Federer, ma c’è l’incognita Nadal: “Se Rafa riuscisse a vincere altri due Roland Garros, allora chiuderà da solo in vetta in questa speciale classifica, altrimenti penso possano chiudere entrambi con lo stesso numero di Slam vinti, comunque davanti allo svizzero”. Ubaldo ritiene Federer in grado di competere ancora per uno Wimbledon, ma è d’accordo sul fatto che Djokovic sia il favorito per i restanti Slam dell’anno, nonostante l’incombere delle nuove leve. A questo proposito, Ubaldo ricorda l’impressionante statistica di 57 tornei Slam su 68 vinti dai Big Three dal 2004 ad oggi.

41:30 – L’ultimo argomento affrontato è il record di settimane al numero 1 per Djokovic, che il serbo raggiungerà fra poche settimane: per Flink “è la dimostrazione che ha avuto una grandiosa e lunga carriera: per me resterà al numero 1 ben oltre queste due settimane”. Aggiunge che “di sicuro proverà anche a chiudere l’annata in testa alla classifica, perché sarebbe il settimo anno per lui al numero 1, ed è una cosa che nessuno ha mai fatto”.

 

Transcript a cura di Antonio Flagiello

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Al femminile

Naomi Osaka: la regina del cemento

Con la vittoria all’Australian Open di Naomi Osaka, è emerso un verdetto chiaro: gli Slam sul duro hanno trovato la giocatrice da battere

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Naomi Osaka - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Quattro finali Slam, quattro vittorie. Dopo l’impresa di sabato scorso a Melbourne, il palmarès di Naomi Osaka inizia a diventare storicamente rilevante, e i suoi numeri cominciano a essere confrontati con quelli delle grandi giocatrici del passato.

Grazie a questi successi, Osaka spicca nel computo dei Major non solo rispetto a tutte le coetanee, ma anche rispetto a tutte le tenniste nate dagli anni ‘90 in poi: nessuna di loro è riuscita ad andare oltre i due titoli, e si parla di nomi come Kvitova, Halep, Muguruza. La più vicina a Naomi è Angelique Kerber, con tre Slam, che però è nata nel 1988. Davanti a Osaka c’è Maria Sharapova, del 1987, che ne vanta cinque, ma che è ormai ritirata.

Prima di entrare nel dettaglio delle prestazioni della nuova bicampionessa australiana, va rimarcato il primato generazionale che continua a emergere dallo Slam appena concluso: ancora una volta a prevalere nei Major sono le giovani. Da quando proprio Osaka vinse lo US Open 2018, è cominciata la linea verde: a vincere sono giocatrici al massimo di 23 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019. Questa la sequenza degli ultimi nove Slam: US Open 2018: Osaka. 2019: Osaka, Barty, Halep, Andreescu. 2020: Kenin, Osaka, Swiatek. 2021: Osaka.

Insomma, sembra proprio che il tennis femminile abbia voltato pagina: al via degli Slam le giocatrici accreditati sono tante, e di età differente; ma poi, per un motivo o per l’altro, le più mature non riescono a vincere. Va anche sottolineato che in questo caso Naomi ha conquistato il titolo partendo da prima favorita (almeno per i bookmaker), una condizione che aggiungeva un ulteriore carico di stress ai suoi impegni. Perché un conto è scendere in campo da outsider, come era accaduto alla stessa Naomi nel 2018 a New York, o a Kenin (Australian Open 2020) e Swiatek (Roland Garros 2020), un conto è farlo con le attenzioni di tutti che pesano sin dal primo turno.

Il palmarès di Osaka al momento non è formato da una grande quantità di titoli (7 in totale), ma è il peso specifico a renderlo speciale: Naomi ha addirittura vinto più Slam che altri tornei del circuito WTA (4 Slam, 2 Premier Mandatory, 1 Premier). Segno che è capace di alzare il proprio livello di gioco quando la posta in palio è più alta.

E visto che siamo in tema di dati e numeri, segnalo che il suo cammino a Melbourne non è stato affatto semplice, anche se il nuovo metodo di calcolo del ranking ha reso le cose meno evidenti. Per esempio: Naomi ha trovato Pavlyuchenkova al primo turno. Anastasia era fuori dalle teste di serie, ma con i punti raccolti nel solo anno 2020 (cioè secondo i classici criteri precedenti) sarebbe stata numero 30 in classifica e quindi (considerate le assenze di Bertens, Keys, Yastremska) testa di serie numero 27. Malgrado questo, Osaka ha superato l’esordio senza particolari problemi: 6-1, 6-2.

Punteggio simile per il secondo turno, contro una ex Top 10 come Caroline Garcia: 6-2, 6-3, addirittura senza concedere alcuna palla break. Questi due primi incontri hanno dimostrato che quasi tutte le giocatrici che basano il proprio tennis sulla aggressività, in questo momento fanno fatica a fare partita pari con Osaka.

La spiegazione più logica è questa: rispetto a Naomi non hanno particolari ambiti di gioco nei quali prevalgono, e al contrario pagano nel confronto diretto sui colpi base (efficacia in battuta e risposta, ma anche qualità esecutiva del dritto e del rovescio in topspin). In sostanza Naomi propone un gioco simile, ma lo fa meglio. Per la verità sia Pavlyuchenkova che Garcia sono superiori volleatrici rispetto a Osaka, ma con le velocità di palla attuali è molto, molto difficile trovare i tempi di gioco per riuscire a verticalizzare e colpire a rete; e dunque queste qualità non sono così importanti né sufficienti per riequilibrare il confronto. Sotto questo aspetto, però, che Garcia sia riuscita ad avanzare appena 4 volte in tutto il match (peraltro vincendo tutti e 4 i punti), suona a mio avviso come un atto di accusa sulle sue scelte tattiche. Ma sto divagando.

Al terzo turno Osaka ha trovato una giocatrice un po’ differente: Ons Jabeur. Testa di serie numero 27, ma reduce da un 2020 di grandi progressi (virtuale numero 14 con il vecchio calcolo del ranking: di nuovo una avversaria sottostimata). Sappiamo quanto sia talentuosa Jabeur, di cosa sia capace quando è sfidata sulla esecuzioni di tocco, e come sappia sorprendere grazie a soluzioni inusuali. Tanto per dire: nel corso del primo game ha vinto un punto giocando una palla corta direttamente in risposta, su una seconda di servizio di Osaka. Ma a conti fatti neppure questo genere di tennista è apparsa in grado, almeno sul cemento, di mettere davvero in crisi la futura campionessa: 6-3, 6-2, con un solo break subito da Naomi.

Il vero crocevia del torneo è arrivato al quarto turno: il confronto con la finalista dell’Australian Open dello scorso anno Garbiñe Muguruza. Al momento del sorteggio era apparso chiaro che, salvo sorprese, questo sarebbe stato uno dei match chiave della parte bassa del tabellone, quella che appariva più carica di favorite: Osaka, Williams, Halep, Sabalenka, Muguruza… Sarò ripetitivo, ma si è trattato del quarto confronto su quattro che Naomi ha avuto contro avversarie “sottostimate” dal nuovo ranking; Garbiñe era ufficialmente testa di serie numero 14, ma sarebbe stata la numero 8 con i soli punti del 2020.

a pagina 2: I match contro Muguruza e Hsieh

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