Gli outfit dell'Australian Open 2021

Australian Open

Gli outfit dell’Australian Open 2021

Il coccodrillo di Nole morde più di quello di Medvedev. Naomi pantera maculata come la Campbell. Il body asimmetrico di Serena Williams. Zverev e l’errore della canotta

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Serena Williams - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)
 
 

Questo Australian Open è stato lo Slam del ritorno ad una (quasi) normalità. Giocato più o meno quando si doveva giocare e, per la metà dei giorni, con il pubblico sugli spalti, addirittura senza mascherina. E anche in fatto di outfit è sembrato tutto abbastanza normale. Per gli standard dell’Happy Slam si intende. Come da tradizione, anche quest’anno a Melbourne hanno dominato i colori sgargianti, spesso accostati tra di loro a creare un risultato policromatico estremamente vistoso. Il risultato sono stati una serie di outfit che possono piacere o non piacere ma di sicuro non lasciano indifferenti. Il massimo insomma per chi si diverte a commentarli. Gli Australian Open hanno dato soddisfazioni alle fashion victims del tennis anche stavolta.

Novak Djokovic e Daniil Medvedev – Lacoste

Novak Djokovic – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il re di Melbourne Park, Novak Djokovic, surclassa in una finale a senso unico il suo avversario Daniil Medvedev non solo nel gioco ma anche nello stile. Infatti, malgrado entrambi i contendenti sfoggino completi firmati Lacoste, l’outfit di Nole è assolutamente impeccabile, mentre quello di Daniil è banale e datato. Quest’ultimo infatti pare aver riesumato da un vecchio armadio il completo bianco con le due righe gialle al centro della maglia, mentre Djokovic indossa con eleganza il raffinato abbinamento di bianco e verde smeraldo pensato da Lacoste in esclusiva per lui.

 
Daniil Medvedev – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Da quando è cominciato il sodalizio tra il numero uno del mondo e il marchio del coccodrillo i due non hanno mai sbagliato uno Slam, per la gioia della nostra rubrica e degli amanti della moda. Medvedev certo non ha lo stesso portamento di Djokovic, ma chissà che Lacoste in futuro non riesca a regalargli uno sprazzo di classe. (Chiara Gheza)

Naomi Osaka – Nike

Naomi Osaka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per iniziare la nuova stagione, Nike ha pensato ad uno stile del tutto nuovo per la sua nuova icona, un’atleta che brilla dentro e fuori dal campo grazie ai suoi svariati interessi. E allora, per riflettere al meglio la personalità al tempo stesso forte e graziosa di Naomi Osaka, il celebre brand ha pensato bene di creare un mélange di grinta e delicatezza. Si tratta di una tutina total body aderente, dalla fantasia maculata su una base blu; una sorta di “catsuit”, ma meno “aggressiva” di quella indossata da Serena al Roland Garros 2018. La parte superiore è una canotta (quella della Williams invece aveva le maniche corte) e anche questa ricorda lo spirito combattivo della Osaka, il suo essere ormai leader, con la racchetta e la parola. Ma non finisce qui. Naomi è inoltre una ragazza molto dolce e gentile e la sua grazia viene perfettamente sottolineata dalla presenza di un classico e delicato gonnellino a pieghe, color albicocca, che sostanzialmente spezza la tutina in due. Se dal punto di vista estetico, questo outfit non è tra i più eleganti e raffinati, è comunque di grande effetto e rappresenta in qualche modo una metafora della commistione di forza e delicatezza in Naomi, un’atleta e una donna vincente, capace di sprigionare grinta e coraggio mantenendo grazia e gentilezza. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – Nike

Serena Williams – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serena fa quello che le riesce meglio con questo outfit. Distinguersi dalla massa, distinguersi da quanto ci aveva fatto già fatto vedere lei stessa in passato. E, in fondo, cosa sarebbe la moda senza innovazione, senza avanguardia? Un altro body, come quello che si era messo al Roland Garros del 2019. E, sinceramente, va detto che, oggi come oggi, sono gli abiti che le stanno meglio di tutti perché mettono in risalto la sua possente muscolatura e, allo stesso tempo, nascondono qualche inevitabile segno degli anni che passano. Questa volta però una gamba, la sinistra, è scoperta. Un omaggio forse a Florence Griffith Joyner, attuale detentrice dei record mondiali di velocità sui 100 e 200 metri, scomparsa prematuramente nel 1998 a soli 38 anni per un attacco epilettico. Come Serena era una fuoriclasse nel suo sport. Come Serena era afroamericana. Come Serena aveva la passione della moda. Tanto appunto da essersi presentata in pista in diverse occasioni con questi body asimmetrici, una assoluta novità per l’atletica. Per i colori, la minore delle sorelle Williams sceglie un misto di nero, rosa, rosso, e azzurro: una fantasia arlecchino azzardata ma che nel complesso funziona. Nonostante i 39 anni, nonostante le sconfitte, è ancora lei indiscutibilmente la Queen del tennis, sempre riconoscibile in campo, così nel gioco come nel modo di vestire. (Valerio Vignoli)

Rafa Nadal – Nike

Rafa Nadal – Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Niente di nuovo sul fronte australiano per Nike, che sceglie il solito colore acceso, quest’anno è l’arancione, per la maglia di Rafael Nadal. In abbinamento il classico pantaloncino bianco, che su Rafa sta sempre benissimo, questa volta impreziosito da due strisce laterali viola acceso. Polsini e fascia sono anch’essi candidi, evitando così i troppi abbinamenti di colore che proprio non ci erano piaciuto durante l’ultimo Roland Garros. Davvero chic le scarpe bianche con la suola di un arancione appena più tenue rispetto a quello della maglietta, ma in ogni caso in perfetta pendant. Nulla di originale in sostanza per Nadal, che predilige ormai da molte stagioni colori allegri, dai toni evidenziatore. (Chiara Gheza)

Matteo Berrettini (Lotto) e Fabio Fognini (EA7)

Matteo Berrettini – Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Ok Sinner e Musetti sono il futuro. Ma il presente del tennis italiano per il momento ha i nomi di Berrettini e Fognini. Erano loro i due migliori azzurri in classifica e sono stati loro quelli ad andare più avanti, fino agli ottavi di finale. E lo hanno fatto anche con un certo stile grazie a due outfit semplici ma nel complesso ben riusciti. La t-shirt di Matteo, firmata Lotto, ha un bel gioco di righe, sfumature, e colori. Il verde menta (una bella tonalità che fa molto Australian Open) della parte superiore si trasforma in un grigio nella parte inferiore. I pantaloncini, molto corti come al solito per il romano, sono neri, a richiamare i bordi della maglietta. Peccato per il vizio del berretto all’indietro. Ci stava all’inizio quando era un giocatore emergente ma mal si coniuga con il suo nuovo status di affermato protagonista del circuito. Speriamo che qualcuno gli consigli di togliersi quel cappellino. Ajla confidiamo su di te.

Fabio Fognini – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Fognini, già da un paio di stagioni sponsorizzato da Emporio Armani, ci propone l’ennesima coreana. Questa volta però senza bizzarre fantasie o rivedibili abbinamenti cromatici. L’accostamento tra grigio tortora e celeste funziona. La banda più scura sotto le braccia dà un tocco moderno. Il fit è assolutamente perfetto, attillato ma non troppo. Con questo completo, Fabio riesce a fare senza strafare. Qualcosa che non gli riesce sempre sia in campo che fuori. (Valerio Vignoli)

Collezione Nike

Simona Halep – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Se Nike non ha mostrato particolare originalità nella scelta del completo per il suo uomo di punta, Rafael Nadal, il marchio USA si riscatta nella collezione generica disegnata per l’Australian Open. In particolare l’outfit pensato per le donne spicca in originalità ed eleganza. Simona Halep indossa perfettamente l’aderente vestitino viola e bianco con gonnellino svolazzante e sbarazzine aperture sulla schiena e sotto il seno. Lo stesso outfit viene riproposto nel corso del torneo in vari colori dalle diverse giocatrici sponsorizzate Nike. A rendere il completo uno dei più riusciti non è la scelta cromatica, bensì il modello particolarmente originale.

Nick Kyrgios – Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

In campo maschile Nike non può fare molto dal punto di vista del design, pertanto si concentra sui giochi di colore, come abbiamo ammirato sul redivivo Nick Kyrgios, che indossa una maglia viola con una manica color tortora e una azzurro acceso, in abbinamento al pantalone bianco, che, così come amiamo ripetere, è un must sui campi da tennis. Nike quindi promossa a pieni voti in quel di Melbourne. (Chiara Gheza)

Collezione Adidas

Alexander Zverev – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Chi scrive è dell’idea che la canotta non ha residenza in un guardaroba maschile di tennis. Ma Nadal l’ha sdoganata ormai un decennio fa e bisogna farsene una ragione. Però Rafa almeno le sue canotte le ha sempre riempite bene, con i pettorali, i bicipiti e tutti gli altri muscoli che si ritrova nella parte superiore del corpo. Una roba non da tutti, bisogna ammetterlo. Non da Zverev quantomeno. Con questo smanicato già di per se poco aderente, il tedesco è sembrato uno spaventapasseri, con tanto tessuto che penzola da tutte le parti. La sua pallida carnagione ha peggiorato ulteriormente le cose, matchandosi malissimo con il bianco sporco. Nell’insieme il colpo d’occhio è tremendo. Poi vedi lo stesso outfit indossato dal pompato e “abbronzato” Micheal Mmoh e cambi decisamente idea. Caro Sascha per lo smanicato ci vuole un “fisico bestiale”, come cantava Luca Caroni. E tu, dispiace dirlo, ma non ce l’hai e non ce l’avrai mai. Nonostante le ore passate in palestra a sollevare i pesi. Il buon gusto è anche saper riconoscere i propri limiti.

In realtà, Zverev a parte, il marchio delle tre strisce ha fatto centro con la sua collezione. Come d’altronde è spesso capitato negli ultimi Slam. Nella sua semplicità, il completo di Tsitsipas è assolutamente perfetto per gli Australian Open. Maglietta giallo lime a creare un contrasto che più netto non si può con l’azzurro dei campi. Pantaloncini verde militare con una bella trama semi trasparente a richiamare il colore della maglietta e rendere un pò più sopportabile il caldo australiano. Tutto molto lineare ma di grande impatto visivo. Promosso in pieno. Meno efficaci ma comunque gradevoli i completi riservati dal brand tedesco alle sue tenniste donne, tra le quali la semifinalista del torneo Muchova. Il lime cede il posto al blu avio come colore principale. Il taglio della canotta è fin troppo classico. Un buon compitino insomma. (Valerio Vignoli)

Collezione Asics

Jennifer Brady – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Fresco ed elegante l’outfit Asics indossato dalla finalista dell’Australian Open Jennifer Brady. Si tratta di un abitino estremamente classico e semplice ma molto delicato grazie alla tinta azzurro pastello. Il gonnellino è a piegoline appena accennate ma pur sempre ampio e leggero. La parte superiore è una canotta semplicissima e comoda, dello stesso colore. Perfetto, insomma, per rappresentare lo spirito dello slam ‘Aussie’: allegro, classico e moderno al tempo stesso e grazioso.

Molto più grintosa invece la versione per i ragazzi. Uno dei beniamini australiani, Alex De Minaur, indossa un completo di un bel blu notte ma brillante, attraversato, per quanto riguarda la T-Shirt, da due fasce ondulate, una color giallo intenso e l’altra celeste. Insomma, un omaggio ai colori dell’Australian Open. I pantaloncini sono invece a tinta unita, mentre i polsini e le scarpe sono anch’esse gialle. Vivace e grintoso al punto giusto. (Laura Guidobaldi)

Collezione Fila

Ashleigh Barty – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per questo inizio di stagione 2021, Fila ha voluto puntare sull’essenzialità. Ashleigh Barty indossa un completo estremamente semplice e standard: canotta bianca leggermente lunga che scende su un gonnellino blu notte, dritto, stretto e corto. Comodo e senza tempo, ma non troppo originale. Lo stesso concetto vale per i ragazzi: Schwartzman indossa degli shorts blu notte e una semplice T-Shirt bianca. Tuttavia, per quanto riguarda l’outfit del simpatico tennista argentino, vi è una nota di colore supplementare, grazie alla tinta verde acqua – le fasce orizzontali sulla parte bassa della maglietta, i polsini e il cappellino. Fine e rinfrescante. (Laura Guidobaldi)

Stan Wawrinka – Yonex

Stan Wawrinka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Decisamente carismatico l’outfit indossato da Stan Wawrinka, che celebra i 75 anni di Yonex. Eppure, apparentemente, non presenta niente di speciale. In realtà, le due fasce orizzontali sulla polo, verde smeraldo e celeste – con gli stessi colori che orlano lo scollo a ‘V’ e il colletto – su un fondo bianco candido della polo stessa e dei pantaloncini, rendono la mise dello svizzero fresca e carismatica. Un completo di carattere, insomma, ma senza strafare. E poi rappresenta benissimo il tennis di Stan the Man: gesti puliti e classici, che si accendono all’improvviso con energia esplosiva. (Laura Guidobaldi)

Milos Raonic – New Balance

Diciamocela tutta: Raonic è uno dei peggiori modelli possibili sul tour. Ha una lampante sproporzione tra gli arti inferiori e il busto che rende particolarmente complesso trovargli qualcosa che gli stia realmente bene. Per di più, non ce ne voglia la sua ragazza, ma si è presentato a questi Australian Open probabilmente con qualche chilo di troppo sulla sua già massiccia struttura fisica. New Balance, marchio di cui da anni è il testimonial principale, con lui ha sempre osato. Con le fantasie ma soprattutto con i colori. Talvolta eccedendo un pò. Come non ricordare ad esempio i calzini abbinati alle scarpe arancioni sfoggiati dal canadese proprio a Melbourne nel 2016, anno in cui arrivò fino in semifinale? New Balance ci è ricascata anche quest’anno con un completo alquanto rivedibile. Ad una sobria pollo grigio scuro sono accostati dei pantaloncini salmone a righe, a loro volta in pendent con le scarpe. Un match azzardato al quale poi viene aggiunto un tocco di confusione con i calzini bianchi e la bandana celeste. L’impressione generale è di una serie di parti di un puzzle messe insieme a casaccio. Bocciato senza appello. (Valerio Vignoli)

Bonus off-court: Barbara Schett

Per finire, alcune considerazioni sulla bravissima conduttrice Barbara Schett che, per due settimane, ha allietato la visione dei match down under commentandoli su Eurosport con la sua nota competenza e grazia, insieme al suo ormai storico partner televisivo Mats Wilander. Di solito la bella ex tennista austriaca è sempre molto classy, pur mantenendo uno stile alquanto semplice. Per l’Australian Open 2021 invece ha puntato ad una scelta particolarmente casual. Poteva essere un’idea originale ma, forse, ha un po’ esagerato con le gonne nere di pelle, abbinate a stivaletti scuri con i tacchi a spillo e T-Shirt o camiciette, anch’esse dalle tonalità scure. Insomma, non proprio il massimo dal punto di vista estetico. L’alternativa consisteva spesso in jeans molto attillati, color grigio chiaro, beige o nero, leggermente sfilacciati alle caviglie, abbinati a giacche molto larghe (spesso bianche), dal taglio anni ’80, oppure a camiciette a maniche lunghe infilate nei jeans. Uno stile dinamico e grintoso, certo, ma che non rende molta giustizia alla grazia della bella Barbara. (Laura Guidobaldi)

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Australian Open

Visto ripristinato per Voracova, la doppista ceca espulsa assieme a Djokovic

Il suo caso è diverso da quello di Djokovic secondo il tribunale: “Non ci sono prove che Voracova non abbia rispettato le sue condizioni per il visto”

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L’enorme caos generato dall’arrivo di Novak Djokovic in Australia nel gennaio di quest’anno ebbe delle implicazioni non indifferenti nel mondo del tennis; e a venir risucchiata in quel vortice di eventi inaspettati (che hanno avuto come palcoscenico, uffici di avvocati e tribunali anziché campi da tennis) c’era anche Renata Voracova, doppista ceca attuale n.102. Lei era una delle persone (l’unica tennista oltre al serbo) ad aver ottenuto un’esenzione dal vaccino per entrare nel paese, e ora, come si legge su The Age, ci sono aggiornamenti sul suo caso.

L’ultimo aggiornamento su Voracova c’era stato nel momento del suo rimpatrio, e la 38enne non era affatto felice del mondo in cui era stata trattata. “Chiederò un risarcimento. Non mi sono sentita al sicuro finché non sono tornata a casa” disse alla stampa del suo paese nel mese di gennaio. Ora sono state prese delle decisioni ufficiali che a tutti gli effetti le riconoscono ragione, e separano il suo tipo di esenzione da quella rilasciata a Djokovic.

A Voracova era stato concesso l’ingresso in Australia grazie ad un’esenzione medica dalla vaccinazione COVID-19, uguale a quella concessa al numero 1 del mondo Djokovic, ma il tribunale ha ritenuto che il suo caso fosse notevolmente diverso. L’Administrative Appeals Tribunal of Australia ha ascoltato le prove secondo cui – dopo i negoziati tra gli avvocati di Voracova e le forze di controllo del confine australiano – le è stato concesso un visto transitorio che le ha permesso di lasciare l’Australia in quanto non cittadina. Non c’erano prove che la signora Voracova non avesse rispettato le sue condizioni per il visto“, ha affermato Jan Redfern, vicepresidente del tribunale e capo della divisione migrazione e rifugiati.

 

“Aveva seguito tutte le regole pertinenti e c’erano prove che si fosse basata sulle dichiarazioni fattele da Tennis Australia e dal Dipartimento della Salute dello Stato di Victoria in merito alla sua esenzione medica. Accetto l’argomentazione secondo cui non esisteva alcuna legge che impedisse alla sig.ra Voracova di entrare in Australia nel momento rilevante anche se non era vaccinata. Ha risposto in modo veritiero alla dichiarazione di viaggio e aveva prove mediche convincenti a sostegno della sua esenzione, essendo le prove fornite dal suo medico di base sulla sua vulnerabilità alla trombosi. In particolare, la signora Voracova non aveva bisogno di fare affidamento sul fatto di aver precedentemente contratto il COVID-19 come controindicazione medica alla vaccinazione perché aveva una base medica per ritardare la vaccinazione”.

Dunque la differenza col caso-Djokovic sta tutta qui: la doppista ceca aveva motivazioni mediche legate alla sua salute che le permettevano di non farsi vaccinare. “Rilevo inoltre, per completezza, che il caso della sig.ra Voracova può essere distinto dal [caso] Djokovic perché il suo visto non è stato annullato per ‘ordine pubblico’, né le circostanze del suo caso si prestano a tale conclusione” ha precisato Jan Redfern. “Come già notato, la sig.ra Voracova non è contraria alla vaccinazione e, a differenza del caso Djokovic in cui il ministro ha scoperto che c’erano prove che il sig. Djokovic avesse mostrato un disprezzo per i protocolli di auto-isolamento, non ci sono prove del genere in questo caso”.

Djokovic venne espulso alla vigilia del torneo dopo essere stato inizialmente autorizzato a entrare nel paese. Voracova invece lasciò il paese prima ma comunque non è tornata in campo fino ai primi di marzo per il WTA 125 di Marbella, Spagna. I suoi avvocati hanno fatto sapere che a febbraio aveva provato a disputare un torneo in Russia (St Petersburg Ladies Tournament) ma le era stato negato il visto, e anche per questo si sono voluti accelerare i tempi nella soluzione del suo caso. Il ban di tre anni sul suolo australiano dunque per Voracova è stato revocato, e al momento tutto sembra essersi risolto per il meglio per lei. L’unico aspetto su cui si può tornare a lavorare dunque è il tennis, dato che al momento Voracova conta 9 sconfitte negli 10 ultimi incontri, con ben sei compagne di doppio diverse.

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ATP

Tiley (direttore Australian Open) accarezza Djokovic: “Per me qui è sempre il benvenuto”

Il numero uno dello Slam Down Under a Sportklub: “Non dipende da me se lui può giocare o no il nostro torneo”

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Launch of AO18 Craig Tiley

Il successo di Novak Djokovic a Wimbledon è accompagnato, oltre che dalle giuste celebrazioni per il 21° Slam di questo campione – a Belgrado è stato accolto come un eroe in una festa in piazza appositamente organizzata – anche da qualche dubbio sul futuro. Novak, infatti, potrebbe dover aspettare il prossimo Roland Garros per giocare il prossimo Slam. Salvo sorprese non giocherà lo US Open (“Speriamo Biden cambi idea…”, ha detto il suo coach Ivanisevic) e poi, gettando lo sguardo al 2023, ci sarà il tema relativo all’Australian Open, torneo che – come noto – quest’anno Djokovic non ha potuto giocare, essendo protagonista di un caso che ha fatto il giro del mondo a causa della sua riluttanza a vaccinarsi.

Intanto, dall’Australia arriva una carezza a distanza per Nole. È quella del direttore dell’Australian Open, Craig Tiley, che ai microfoni del media serbo Sportklub ha affermato: “Chiaramente non spetta a me decidere se può giocare agli Australian Open, ma Novak è sempre il benvenuto. Sa che a molte persone in Australia piace vederlo giocare.  Sta ad altri prendere una decisione, ma c’è ancora molto tempo prima degli Australian Open del prossimo anno”. Da sempre è noto il rapporto che lega Tiley a Djokovic, consolidato negli anni e cementato dai nove titoli vinti dall’ex numero uno del mondo a Melbourne. In Australia in primavera è cambiato il governo federale, guidato ora dal primo ministro laburista Anthony Albanese, e alcune restrizioni contro il Covid sono venute meno, ma oggi è ovviamente complicato fare previsioni su quello che accadrà a dicembre/gennaio.

Intanto, Tiley non può che complimentarsi con Djokovic. “Penso che ora tutti dovrebbero godersi la sua vittoria a Wimbledon.  Novak ha giocato in modo eccezionale e ha assolutamente meritato di vincere. Sono felice per lui e la sua squadra.  È stato un anno difficile, ma è praticamente invincibile sul Centrale di Wimbledon. Mi sono congratulato con loro per due settimane incredibili”.

 

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Australian Open

Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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