Gli outfit dell'Australian Open 2021

Australian Open

Gli outfit dell’Australian Open 2021

Il coccodrillo di Nole morde più di quello di Medvedev. Naomi pantera maculata come la Campbell. Il body asimmetrico di Serena Williams. Zverev e l’errore della canotta

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Serena Williams - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Questo Australian Open è stato lo Slam del ritorno ad una (quasi) normalità. Giocato più o meno quando si doveva giocare e, per la metà dei giorni, con il pubblico sugli spalti, addirittura senza mascherina. E anche in fatto di outfit è sembrato tutto abbastanza normale. Per gli standard dell’Happy Slam si intende. Come da tradizione, anche quest’anno a Melbourne hanno dominato i colori sgargianti, spesso accostati tra di loro a creare un risultato policromatico estremamente vistoso. Il risultato sono stati una serie di outfit che possono piacere o non piacere ma di sicuro non lasciano indifferenti. Il massimo insomma per chi si diverte a commentarli. Gli Australian Open hanno dato soddisfazioni alle fashion victims del tennis anche stavolta.

Novak Djokovic e Daniil Medvedev – Lacoste

Novak Djokovic – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il re di Melbourne Park, Novak Djokovic, surclassa in una finale a senso unico il suo avversario Daniil Medvedev non solo nel gioco ma anche nello stile. Infatti, malgrado entrambi i contendenti sfoggino completi firmati Lacoste, l’outfit di Nole è assolutamente impeccabile, mentre quello di Daniil è banale e datato. Quest’ultimo infatti pare aver riesumato da un vecchio armadio il completo bianco con le due righe gialle al centro della maglia, mentre Djokovic indossa con eleganza il raffinato abbinamento di bianco e verde smeraldo pensato da Lacoste in esclusiva per lui.

 
Daniil Medvedev – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Da quando è cominciato il sodalizio tra il numero uno del mondo e il marchio del coccodrillo i due non hanno mai sbagliato uno Slam, per la gioia della nostra rubrica e degli amanti della moda. Medvedev certo non ha lo stesso portamento di Djokovic, ma chissà che Lacoste in futuro non riesca a regalargli uno sprazzo di classe. (Chiara Gheza)

Naomi Osaka – Nike

Naomi Osaka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per iniziare la nuova stagione, Nike ha pensato ad uno stile del tutto nuovo per la sua nuova icona, un’atleta che brilla dentro e fuori dal campo grazie ai suoi svariati interessi. E allora, per riflettere al meglio la personalità al tempo stesso forte e graziosa di Naomi Osaka, il celebre brand ha pensato bene di creare un mélange di grinta e delicatezza. Si tratta di una tutina total body aderente, dalla fantasia maculata su una base blu; una sorta di “catsuit”, ma meno “aggressiva” di quella indossata da Serena al Roland Garros 2018. La parte superiore è una canotta (quella della Williams invece aveva le maniche corte) e anche questa ricorda lo spirito combattivo della Osaka, il suo essere ormai leader, con la racchetta e la parola. Ma non finisce qui. Naomi è inoltre una ragazza molto dolce e gentile e la sua grazia viene perfettamente sottolineata dalla presenza di un classico e delicato gonnellino a pieghe, color albicocca, che sostanzialmente spezza la tutina in due. Se dal punto di vista estetico, questo outfit non è tra i più eleganti e raffinati, è comunque di grande effetto e rappresenta in qualche modo una metafora della commistione di forza e delicatezza in Naomi, un’atleta e una donna vincente, capace di sprigionare grinta e coraggio mantenendo grazia e gentilezza. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – Nike

Serena Williams – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Serena fa quello che le riesce meglio con questo outfit. Distinguersi dalla massa, distinguersi da quanto ci aveva fatto già fatto vedere lei stessa in passato. E, in fondo, cosa sarebbe la moda senza innovazione, senza avanguardia? Un altro body, come quello che si era messo al Roland Garros del 2019. E, sinceramente, va detto che, oggi come oggi, sono gli abiti che le stanno meglio di tutti perché mettono in risalto la sua possente muscolatura e, allo stesso tempo, nascondono qualche inevitabile segno degli anni che passano. Questa volta però una gamba, la sinistra, è scoperta. Un omaggio forse a Florence Griffith Joyner, attuale detentrice dei record mondiali di velocità sui 100 e 200 metri, scomparsa prematuramente nel 1998 a soli 38 anni per un attacco epilettico. Come Serena era una fuoriclasse nel suo sport. Come Serena era afroamericana. Come Serena aveva la passione della moda. Tanto appunto da essersi presentata in pista in diverse occasioni con questi body asimmetrici, una assoluta novità per l’atletica. Per i colori, la minore delle sorelle Williams sceglie un misto di nero, rosa, rosso, e azzurro: una fantasia arlecchino azzardata ma che nel complesso funziona. Nonostante i 39 anni, nonostante le sconfitte, è ancora lei indiscutibilmente la Queen del tennis, sempre riconoscibile in campo, così nel gioco come nel modo di vestire. (Valerio Vignoli)

Rafa Nadal – Nike

Rafa Nadal – Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Niente di nuovo sul fronte australiano per Nike, che sceglie il solito colore acceso, quest’anno è l’arancione, per la maglia di Rafael Nadal. In abbinamento il classico pantaloncino bianco, che su Rafa sta sempre benissimo, questa volta impreziosito da due strisce laterali viola acceso. Polsini e fascia sono anch’essi candidi, evitando così i troppi abbinamenti di colore che proprio non ci erano piaciuto durante l’ultimo Roland Garros. Davvero chic le scarpe bianche con la suola di un arancione appena più tenue rispetto a quello della maglietta, ma in ogni caso in perfetta pendant. Nulla di originale in sostanza per Nadal, che predilige ormai da molte stagioni colori allegri, dai toni evidenziatore. (Chiara Gheza)

Matteo Berrettini (Lotto) e Fabio Fognini (EA7)

Matteo Berrettini – Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

Ok Sinner e Musetti sono il futuro. Ma il presente del tennis italiano per il momento ha i nomi di Berrettini e Fognini. Erano loro i due migliori azzurri in classifica e sono stati loro quelli ad andare più avanti, fino agli ottavi di finale. E lo hanno fatto anche con un certo stile grazie a due outfit semplici ma nel complesso ben riusciti. La t-shirt di Matteo, firmata Lotto, ha un bel gioco di righe, sfumature, e colori. Il verde menta (una bella tonalità che fa molto Australian Open) della parte superiore si trasforma in un grigio nella parte inferiore. I pantaloncini, molto corti come al solito per il romano, sono neri, a richiamare i bordi della maglietta. Peccato per il vizio del berretto all’indietro. Ci stava all’inizio quando era un giocatore emergente ma mal si coniuga con il suo nuovo status di affermato protagonista del circuito. Speriamo che qualcuno gli consigli di togliersi quel cappellino. Ajla confidiamo su di te.

Fabio Fognini – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Fognini, già da un paio di stagioni sponsorizzato da Emporio Armani, ci propone l’ennesima coreana. Questa volta però senza bizzarre fantasie o rivedibili abbinamenti cromatici. L’accostamento tra grigio tortora e celeste funziona. La banda più scura sotto le braccia dà un tocco moderno. Il fit è assolutamente perfetto, attillato ma non troppo. Con questo completo, Fabio riesce a fare senza strafare. Qualcosa che non gli riesce sempre sia in campo che fuori. (Valerio Vignoli)

Collezione Nike

Simona Halep – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Se Nike non ha mostrato particolare originalità nella scelta del completo per il suo uomo di punta, Rafael Nadal, il marchio USA si riscatta nella collezione generica disegnata per l’Australian Open. In particolare l’outfit pensato per le donne spicca in originalità ed eleganza. Simona Halep indossa perfettamente l’aderente vestitino viola e bianco con gonnellino svolazzante e sbarazzine aperture sulla schiena e sotto il seno. Lo stesso outfit viene riproposto nel corso del torneo in vari colori dalle diverse giocatrici sponsorizzate Nike. A rendere il completo uno dei più riusciti non è la scelta cromatica, bensì il modello particolarmente originale.

Nick Kyrgios – Australian Open 2021 (via Twitter, @atptour)

In campo maschile Nike non può fare molto dal punto di vista del design, pertanto si concentra sui giochi di colore, come abbiamo ammirato sul redivivo Nick Kyrgios, che indossa una maglia viola con una manica color tortora e una azzurro acceso, in abbinamento al pantalone bianco, che, così come amiamo ripetere, è un must sui campi da tennis. Nike quindi promossa a pieni voti in quel di Melbourne. (Chiara Gheza)

Collezione Adidas

Alexander Zverev – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Chi scrive è dell’idea che la canotta non ha residenza in un guardaroba maschile di tennis. Ma Nadal l’ha sdoganata ormai un decennio fa e bisogna farsene una ragione. Però Rafa almeno le sue canotte le ha sempre riempite bene, con i pettorali, i bicipiti e tutti gli altri muscoli che si ritrova nella parte superiore del corpo. Una roba non da tutti, bisogna ammetterlo. Non da Zverev quantomeno. Con questo smanicato già di per se poco aderente, il tedesco è sembrato uno spaventapasseri, con tanto tessuto che penzola da tutte le parti. La sua pallida carnagione ha peggiorato ulteriormente le cose, matchandosi malissimo con il bianco sporco. Nell’insieme il colpo d’occhio è tremendo. Poi vedi lo stesso outfit indossato dal pompato e “abbronzato” Micheal Mmoh e cambi decisamente idea. Caro Sascha per lo smanicato ci vuole un “fisico bestiale”, come cantava Luca Caroni. E tu, dispiace dirlo, ma non ce l’hai e non ce l’avrai mai. Nonostante le ore passate in palestra a sollevare i pesi. Il buon gusto è anche saper riconoscere i propri limiti.

In realtà, Zverev a parte, il marchio delle tre strisce ha fatto centro con la sua collezione. Come d’altronde è spesso capitato negli ultimi Slam. Nella sua semplicità, il completo di Tsitsipas è assolutamente perfetto per gli Australian Open. Maglietta giallo lime a creare un contrasto che più netto non si può con l’azzurro dei campi. Pantaloncini verde militare con una bella trama semi trasparente a richiamare il colore della maglietta e rendere un pò più sopportabile il caldo australiano. Tutto molto lineare ma di grande impatto visivo. Promosso in pieno. Meno efficaci ma comunque gradevoli i completi riservati dal brand tedesco alle sue tenniste donne, tra le quali la semifinalista del torneo Muchova. Il lime cede il posto al blu avio come colore principale. Il taglio della canotta è fin troppo classico. Un buon compitino insomma. (Valerio Vignoli)

Collezione Asics

Jennifer Brady – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Fresco ed elegante l’outfit Asics indossato dalla finalista dell’Australian Open Jennifer Brady. Si tratta di un abitino estremamente classico e semplice ma molto delicato grazie alla tinta azzurro pastello. Il gonnellino è a piegoline appena accennate ma pur sempre ampio e leggero. La parte superiore è una canotta semplicissima e comoda, dello stesso colore. Perfetto, insomma, per rappresentare lo spirito dello slam ‘Aussie’: allegro, classico e moderno al tempo stesso e grazioso.

Molto più grintosa invece la versione per i ragazzi. Uno dei beniamini australiani, Alex De Minaur, indossa un completo di un bel blu notte ma brillante, attraversato, per quanto riguarda la T-Shirt, da due fasce ondulate, una color giallo intenso e l’altra celeste. Insomma, un omaggio ai colori dell’Australian Open. I pantaloncini sono invece a tinta unita, mentre i polsini e le scarpe sono anch’esse gialle. Vivace e grintoso al punto giusto. (Laura Guidobaldi)

Collezione Fila

Ashleigh Barty – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per questo inizio di stagione 2021, Fila ha voluto puntare sull’essenzialità. Ashleigh Barty indossa un completo estremamente semplice e standard: canotta bianca leggermente lunga che scende su un gonnellino blu notte, dritto, stretto e corto. Comodo e senza tempo, ma non troppo originale. Lo stesso concetto vale per i ragazzi: Schwartzman indossa degli shorts blu notte e una semplice T-Shirt bianca. Tuttavia, per quanto riguarda l’outfit del simpatico tennista argentino, vi è una nota di colore supplementare, grazie alla tinta verde acqua – le fasce orizzontali sulla parte bassa della maglietta, i polsini e il cappellino. Fine e rinfrescante. (Laura Guidobaldi)

Stan Wawrinka – Yonex

Stan Wawrinka – Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Decisamente carismatico l’outfit indossato da Stan Wawrinka, che celebra i 75 anni di Yonex. Eppure, apparentemente, non presenta niente di speciale. In realtà, le due fasce orizzontali sulla polo, verde smeraldo e celeste – con gli stessi colori che orlano lo scollo a ‘V’ e il colletto – su un fondo bianco candido della polo stessa e dei pantaloncini, rendono la mise dello svizzero fresca e carismatica. Un completo di carattere, insomma, ma senza strafare. E poi rappresenta benissimo il tennis di Stan the Man: gesti puliti e classici, che si accendono all’improvviso con energia esplosiva. (Laura Guidobaldi)

Milos Raonic – New Balance

Diciamocela tutta: Raonic è uno dei peggiori modelli possibili sul tour. Ha una lampante sproporzione tra gli arti inferiori e il busto che rende particolarmente complesso trovargli qualcosa che gli stia realmente bene. Per di più, non ce ne voglia la sua ragazza, ma si è presentato a questi Australian Open probabilmente con qualche chilo di troppo sulla sua già massiccia struttura fisica. New Balance, marchio di cui da anni è il testimonial principale, con lui ha sempre osato. Con le fantasie ma soprattutto con i colori. Talvolta eccedendo un pò. Come non ricordare ad esempio i calzini abbinati alle scarpe arancioni sfoggiati dal canadese proprio a Melbourne nel 2016, anno in cui arrivò fino in semifinale? New Balance ci è ricascata anche quest’anno con un completo alquanto rivedibile. Ad una sobria pollo grigio scuro sono accostati dei pantaloncini salmone a righe, a loro volta in pendent con le scarpe. Un match azzardato al quale poi viene aggiunto un tocco di confusione con i calzini bianchi e la bandana celeste. L’impressione generale è di una serie di parti di un puzzle messe insieme a casaccio. Bocciato senza appello. (Valerio Vignoli)

Bonus off-court: Barbara Schett

Per finire, alcune considerazioni sulla bravissima conduttrice Barbara Schett che, per due settimane, ha allietato la visione dei match down under commentandoli su Eurosport con la sua nota competenza e grazia, insieme al suo ormai storico partner televisivo Mats Wilander. Di solito la bella ex tennista austriaca è sempre molto classy, pur mantenendo uno stile alquanto semplice. Per l’Australian Open 2021 invece ha puntato ad una scelta particolarmente casual. Poteva essere un’idea originale ma, forse, ha un po’ esagerato con le gonne nere di pelle, abbinate a stivaletti scuri con i tacchi a spillo e T-Shirt o camiciette, anch’esse dalle tonalità scure. Insomma, non proprio il massimo dal punto di vista estetico. L’alternativa consisteva spesso in jeans molto attillati, color grigio chiaro, beige o nero, leggermente sfilacciati alle caviglie, abbinati a giacche molto larghe (spesso bianche), dal taglio anni ’80, oppure a camiciette a maniche lunghe infilate nei jeans. Uno stile dinamico e grintoso, certo, ma che non rende molta giustizia alla grazia della bella Barbara. (Laura Guidobaldi)

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Steve Flink: “Osaka vincerà almeno 11 o 12 Slam”

Seconda parte del video di fine Australian Open con il Direttore Scanagatta, stavolta sul torneo femminile. Brady può vincere dei grandi tornei? C’è ancora speranza per il titolo N.24 di Serena?

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Naomi Osaka - US Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La regina dell’Australian Open è per la seconda volta Naomi Osaka: la ventitreenne giapponese ha superato in finale Jennifer Brady, risultato che le è valso il quarto slam della carriera, tutti sul cemento, e sembra pronta a dominare il circuito, mentre la padrona di casa e attuale N.1 Ashleigh Barty non è riuscita a trovare il suo miglior tennis dopo un anno di stop, spegnendosi al primo momento di difficoltà. Questi sono alcuni dei temi che il direttore e Steve Flink hanno affrontato nella loro chat post-torneo. Di seguito il video:

00:00 – Ubaldo: “Steve, sono sicuro che tu non sia così sorpreso del fatto che abbia vinto la Osaka”. Flink: “No, non lo sono. Eravamo entrambi d’accordo che avesse ottime possibilità di vincere. Sta emergendo come la possibile dominatrice del circuito. Potremmo discutere di quanti Slam vincerà in carriera. Prima del torneo non era al top fisicamente per un piccolo infortunio, c’era qualche preoccupazione, ma ho sempre pensato che se fosse stata bene sarebbe arrivata in finale con ottime possibilità di vincere ed è andata così”.

01:55 – Ubaldo: “Osaka è stata in difficoltà una volta sola in tutto il torneo, con Muguruza quando ha dovuto salvare match point”. Flink: “Sicuramente è stato il match migliore del tabellone femminile. La spagnola ha giocato un grande match, ed è andata vicina a vincere. Per me la rimonta è stato merito di Osaka più che demerito di Muguruza. Credo sia stata spettacolare negli ultimi tre giochi dell’incontro, praticamente ingiocabile”. Ubaldo: “Sicuramente io mi aspettavo che Muguruza facesse qualcosa in più. Ha un po’ troppi alti e bassi, più di quelli che dovrebbe avere una vera campionessa. Lei del resto ha vinto degli Slam, ma nell’ultimo anno non ha fatto così bene. Hai ragione, tendo a credere che abbia commesso troppi errori gratuiti contro Osaka, anche se è vero che Naomi serve benissimo, tocca i 190 km/h, qualcosa che non riesce a molti uomini. Insomma, rispondere non è facile. Però quando hai match point e non li sfrutti forse un po’ di rimpianti li hai sempre. Osaka è stata aggressiva, ha approfittato delle opportunità che ha avuto, ma Muguruza forse è stata troppo conservativa”.

 

06:07 – Ubaldo: “Osaka è molto forte quando ha l’iniziativa, quando può comandare il gioco. Secondo me non lo è altrettanto quando deve difendersi”. Flink: “Sono d’accordo, ma è molto veloce, può migliorare molto nella difesa. Inoltre colpisce bene da entrambi i lati e ha un gran servizio. Ha un gran kick sulla seconda palla che spesso la toglie dai guai. Con questo servizio non vedo come non possa vincere Wimbledon prima o poi”.

09:15 – Ubaldo: “Parliamo ora di quello che Osaka può fare in carriera. Mats Wilander ha detto che può vincere tra i dieci e i quindici slam, se migliora sulla terra e sull’erba. Cosa ne pensi?”. Flink: “Sono d’accordo. Il mio pronostico è che possa vincere undici o dodici Slam, e mi sto tenendo stretto. Magari può diventare la Djokovic del circuito femminile. Non vedo perché non possa vincere diverse volte Wimbledon, e magari anche il Roland Garros un paio di volte. La vedo sicuramente andare in doppia cifra di Slam vinti e magari avvicinare Chris Evert e Martina Navratilova che ne hanno vinti 18”. Ubaldo: “Sono più ottimista sulle sue possibilità sull’erba piuttosto che su terra rossa. Sulla terra anche se servi forte ci sono difficoltà, lo abbiamo visto per Venus e Serena Williams. Bisogna muoversi bene, sapersi difendere, battere giocatrici forti sulla terra come può essere Halep”.

12.05 – Ubaldo: “Essendo un americano, e anche di quelli sciovinisti, ti aspettavi che Brady, la numero 26 del mondo, potesse centrare la finale dell’Australian Open dopo la semifinale a Flushing Meadows? Ora è numero 13 del mondo; non so tu, ma credo nessuno pensasse potesse fare un torneo così…” Flink: “Non sono rimasto scioccato, non mi aspettavo magari che arrivasse in finale, ma comunque ultimamente stava giocando molto bene sul cemento. Speravo che facesse bene, e dire che ha dovuto fare la quarantena per il discorso del Covid, ma si è ripresa molto bene, ha avuto un ottimo atteggiamento. Ha un diritto incredibile, poi una volta che è arrivata in finale contro Osaka si è fatta un po’ prendere dall’agitazione”. Ubaldo: “Sì, si è visto quando ha sbagliato quella palla del 5-5 sbagliando un diritto a un metro dalla rete. Un errore incredibile che l’ha un po’ scioccata perché poi ha perso i successivi due o tre game facilmente”. Flink: “Vedo Brady in grado di vincere due o tre Majors”.

16:34 – Flink: “Muchova ha fatto un grande torneo. Barty la stava distruggendo per 6-1 nel primo set, pensavo vincesse facilmente in due set. Poi Muchova ha interrotto il gioco uscendo dal campo e questo forse ha deconcentrato l’australiana. Ma per essere onesti in semifinale contro Brady ha dimostrato di essere forte, avrebbe potuto essere lei a vincere. Ma per Barty è stato un peccato perdere quel match in Australia, quando tutti speravano potesse vincere davanti al suo pubblico”. Ubaldo: “Barty è stata sfortunata perché avrebbe dovuto giocare davanti ai suoi tifosi ma ci sono stati quei cinque giorni di lockdown per il Covid”.

18:28 – Ubaldo: “Parliamo di Serena Williams. Ha lasciato la sala stampa, dopo aver perso con Osaka, dicendo che forse è stato il suo ultimo Australian Open. Credi sia così? Ha comunque battuto la Halep, la numero due del mondo, 6-3 6-3, prima di perdere contro la Osaka per 6-3 6-4. Ha anche battuto Sabalenka, che arrivava da una striscia di vittorie”. Flink: “Per me è stata una grande vittoria per Serena, perché Sabalenka è una delle giocatrici emergenti”. Ubaldo: “Quindi adesso dobbiamo capire se siamo alla fine della leggenda di Serena o se ha ancora la possibilità di raggiungere il ventiquattresimo Slam”.

Flink: “Ha fatto finale a Wimbledon e allo US Open nel 2018 e nel 2019, nel 2020 semifinale allo US Open perdendo in tre set da Azarenka, ora nel 2021 ha perso in semifinale da una super Osaka. Quindi non penso che sia così male. Ma Serena è stata troppo severa con sé stessa davanti ai microfoni. Dall’altra parte della rete ci sono anche le avversarie e sembra che, da come ha parlato, non fosse così forte quella con cui ha perso. Si è concentrata solo sul suo dispiacere e sui suoi errori. Però Osaka, se in finale allo US Open l’aveva sconfitta in un match tirato e pieno di controversie, stavolta l’ha battuta nettamente”.

25:30 – Ubaldo: “Però c’è anche un problema psicologico a mio avviso, sin da quando ha perso con Roberta Vinci allo US Open 2015. Da quella sconfitta e poi da quando è diventata mamma fatica perché vuole così disperatamente raggiungere il record di Slam di Margaret Court che ogni volta diventa troppo nervosa”. Flink: “In qualche modo sono d’accordo con il concetto che esprimi, da quel momento non è stata più la stessa Serena. Ma comunque è vicinissima al suo obiettivo. La questione è, può gestire la pressione nei match più importanti?” Ubaldo: “Come successe ad Edberg e Navratilova, ogni grande giocatore quando invecchia ha molti alti e bassi. Quindi Serena può giocare bene come ha fatto contro Halep e Sabalenka e poi meno bene quando serve davvero. La cosa più difficile è giocare sette match di fila al top del proprio livello”. Flink: “Sono d’accordo, ma credo anche che Osaka sia un’avversaria difficile per chiunque, in qualche modo ti intimidisce. Mi piacerebbe vederle di nuovo giocare contro, magari a Wimbledon. Sicuramente Osaka ha una grande fiducia avendo battuto Serena sia in finale che in semifinale Slam. Pensi che Serena centrerà mai il ventiquattresimo Slam?”. Ubaldo: “Secondo me no, perché non credo che riuscirà a mettere insieme sette match al livello a cui vorrebbe giocare. La miglior vittoria possibile che sogno per lei sarebbe vincere Wimbledon in finale contro Osaka”.

31:53 – Ubaldo: “Ci sono state grandi delusioni in questo torneo? All’inizio ci sono state alcune sconfitte sorprendenti, ad esempio quella di Kenin”. Flink: “Ha poi detto che non giocherà il prossimo torneo perché si è sottoposta ad appendicectomia. Sì, è stata una sconfitta spiacevole perché l’anno scorso ha vinto il torneo. Presto tornerà a competere, non sono preoccupato. Sicuramente aveva molta pressione perché difendeva il titolo dell’anno scorso, ma non era così probabile che potesse vincere per due anni di fila”.


Transcript a cura di Gianluca Sartori

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Steve Flink: “Djokovic e Nadal supereranno gli Slam di Federer”

Un commento sull’Australian Open maschile con il Direttore Scanagatta. Da Thiem delusione del torneo alla partita più bella

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Novak Djokovic con il trofeo - Australian Open 2021 (vai Twitter, @AustralianOpen)

L’Australian Open maschile è finito nel modo più pronosticabile, vale a dire con la vittoria di Novak Djokovic, ma mai come quest’anno il suo percorso è stato irto di difficoltà, come sottolinea Steve Flink nel suo terzo video su questa edizione del torneo girato con il direttore di Ubitennis. Quanto è andata vicina la Next Gen a scalzare i Big Three? Karatsev è un fuoco di paglia?

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

0:00 – Dopo una breve introduzione sui temi che verranno toccati, Steve parla della finale maschile: “Non ero così sicuro che Djokovic vincesse il torneo, vista la fatica nel match con Fritz; anche con Raonic non l’ho visto benissimo, ma dopo la vittoria su Zverev ho capito che avrebbe trionfato”. Medvedev era per alcuni il favorito nella finale, complice la striscia di venti vittorie consecutive (di cui dodici ottenute su atleti presenti in top 10) che lo ha visto protagonista. Per Djokovic è stata la finale Slam più rapida mai disputata: “Era impronosticabile una finale tra loro due così veloce, addirittura sotto le due ore”, afferma Flink. “Ma dopo che Nole ha recuperato il break nel secondo set, ha cambiato marcia ed ha vinto abbastanza agilmente”.

5:00 – Si analizza la prestazione di Djokovic: per Ubaldo “Novak ha fatto tutto giusto, ha variato i colpi di rovescio nel migliore dei modi, non ha nemmeno avuto bisogno del suo micidiale rovescio lungolinea”. Flink aggiunge che “Nole ha avuto un migliore piano tattico ed una migliore esecuzione nei colpi; una cosa che mi ha impressionato è che, nonostante il russo abbia servito il 64% di prime, sia stato breakkato sette volte”. Una delle chiavi del match per Flink è stata proprio la risposta di Djokovic sul primo servizio, “in particolare in chiusura di primo set. Il russo non ha mai avuto turni facili al servizio”.

8:10 – Nonostante gli ultimi precedenti fossero a favore di Medvedev, come ad esempio il match disputato allo scorso Masters, “giocare una finale Slam è un discorso completamente diverso. E Djokovic è molto più abituato a disputare match di questa importanza. Per Medvedev era soltanto la seconda finale Slam”, dice Flink. Novak ha vinto la sua nona finale su nove agli Australian Open, “su una superficie dove in tanti sanno giocare bene, per cui è un risultato ragguardevole. Soprattutto se guardiamo al punteggio netto col quale ha vinto: nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante”. Ubaldo pone l’accento sulle critiche ricevute dal serbo durante il torneo riguardo l’infortunio occorsogli contro Fritz: “Penso che Novak abbia commesso degli errori dal punto di vista delle relazioni pubbliche in questi mesi di pandemia, e questo è soltanto l’ultimo esempio; non riesci a recuperare da uno strappo al muscolo in così poco tempo”. Flink invece si dice “sicuro che avesse qualcosa contro Raonic e Fritz, l’ho visto fare smorfie dopo quasi ogni punto”.

14:30 – Ubaldo chiede se la Old Gen sia ancora migliore della Next Gen. Per Flink, “Medvedev ha buone chances di scalzare Nadal al numero due del ranking, ma purtroppo per lui la stagione su terra si avvicina”. Tuttavia, ammette che “il dominio dei Big-3 è stato interrotto l’anno scorso allo US Open solo perché Nole fu squalificato; i meriti sono della vecchia guardia che ancora tiene botta”. I giovani pare si stiano avvicinando a quel livello, come abbiamo visto nella vittoria in rimonta di Tsitsipas su Nadal.

17:30 – La quarantena ha influenzato questo torneo? Molti giocatori non erano al loro meglio, come Nadal, Berrettini, lo stesso Djokovic: “È stata la preparazione diversa dal solito a comportare tutti questi piccoli acciacchi?” chiede Ubaldo. Flink precisa che “per Nadal il problema era antecedente, non ha infatti potuto partecipare all’ATP Cup: il tabellone semplice è stata un’arma a doppio taglio, perché inizialmente lo ha favorito, ma al contempo gli ha evitato le battaglie”. Il tiebreak nel terzo set infarcito di errori lo ha svuotato delle energie, tanto che dopo era Stefanos il giocatore più fresco in campo. “Forse aveva fretta di chiudere in tre set perché non si sentiva sicuro delle sue condizioni”, chiosa Flink.

20:40 – Capitolo Federer. Merita il ranking che ha attualmente? “Sicuramente il congelamento delle posizioni lo ha aiutato, gli permetterà di non dover risalire la china come successo all’Australian Open quattro anni fa”. Per Flink è stata la scelta giusta, mentre Ubaldo non sembra convinto di questo. I due concordano che il ritorno nel torneo di Doha sarà interessante, “perché non avrà il giorno libero per recuperare tra un match e l’altro, e lo stop forzato è stato molto lungo. La sua fortuna è che ha la capacità di vincere punti veloci grazie al suo servizio”.

24:30 – Qual è stato il match più bello del torneo? “Il derby russo non è stato all’altezza delle aspettative, poiché Rublev ha gettato la spugna molto rapidamente”; un candidato serio per Flink, è Thiem-Kyrgios, molto divertente e con una calorosa partecipazione del pubblico. Zverev-Djokovic inoltre è stato uno dei match più importanti, perché Nole è stato costretto ad inseguire quasi sempre ed ha rischiato grosso. La scelta di Ubaldo ricade sui cinque set di Kyrgios-Humbert, dove il beniamino di casa ha dovuto fare affidamento sui propri tifosi per portare a casa il risultato; l’australiano veniva a sua volta da un lungo stop, ed ha impressionato Flink, che ammette “le sue prestazioni hanno mostrato quanto sia talentuoso, perché nonostante la lunga pausa, ha tenuto un buon livello di gioco”.

29:45Karatsev viene ovviamente scelto come sorpresa più grande del torneo: “Fortunato contro un acciaccato Dimitrov, ha dimostrato comunque di meritarsi il posto in semifinale con le prestazioni contro Schwartzman ed Auger-Aliassime”. Flink aggiunge che “anche contro Djokovic non ha fatto così male come suggerisce il punteggio: nel secondo set era sotto 5-1 ed ha saputo rimontare fino al 5-4, ottenendo anche due PB prima che Nole chiudesse il set”. Ubaldo fa notare come abbia vinto lo stesso numero di games del finalista: “Ha guadagnato il rispetto di Djokovic, si è visto dallo sguardo di Nole”.

32:20 – Il cammino di Sinner si è interrotto mestamente al primo turno contro Shapovalov, complici le fatiche nel torneo precedente, conclusosi appena il giorno prima del suo esordio a Melbourne. Per Flink “se avesse avuto la possibilità di riposare tra i match, avrebbe avuto buone chances di arrivare in semifinale”. Ubaldo ricorda la grande prestazione a Parigi contro Nadal; non può essere quindi considerato la delusione più grande del torneo: Flink nomina Thiem in tal senso. “Prestazione nulla contro Dimitrov, sembrava un altro giocatore; eppure i match lunghi non gli hanno mai impedito di recuperare e tornare a macinare gioco nei turni successivi. Forse anche lui aveva qualche problemino fisico, ma, dopo la finale dell’anno scorso e la vittoria allo US Open, mi aspettavo molto di più da lui”. Secondo Ubaldo, “Thiem è solito avere un calendario di allenamenti molto intenso, che non ha potuto rispettare a causa della quarantena, e questo potrebbe averne influenzato i risultati in campo”. Menzione per le battaglie di cinque set di Nadal in Australia, nelle quali spesso non riesce a raccogliere quanto meritato.

37:20 – Djokovic riuscirà a raggiungere quota 20 Slam? Sarà sicuro protagonista nei prossimi Slam; per Flink sorpasserà Federer, ma c’è l’incognita Nadal: “Se Rafa riuscisse a vincere altri due Roland Garros, allora chiuderà da solo in vetta in questa speciale classifica, altrimenti penso possano chiudere entrambi con lo stesso numero di Slam vinti, comunque davanti allo svizzero”. Ubaldo ritiene Federer in grado di competere ancora per uno Wimbledon, ma è d’accordo sul fatto che Djokovic sia il favorito per i restanti Slam dell’anno, nonostante l’incombere delle nuove leve. A questo proposito, Ubaldo ricorda l’impressionante statistica di 57 tornei Slam su 68 vinti dai Big Three dal 2004 ad oggi.

41:30 – L’ultimo argomento affrontato è il record di settimane al numero 1 per Djokovic, che il serbo raggiungerà fra poche settimane: per Flink “è la dimostrazione che ha avuto una grandiosa e lunga carriera: per me resterà al numero 1 ben oltre queste due settimane”. Aggiunge che “di sicuro proverà anche a chiudere l’annata in testa alla classifica, perché sarebbe il settimo anno per lui al numero 1, ed è una cosa che nessuno ha mai fatto”.

 

Transcript a cura di Antonio Flagiello

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Al femminile

Naomi Osaka: la regina del cemento

Con la vittoria all’Australian Open di Naomi Osaka, è emerso un verdetto chiaro: gli Slam sul duro hanno trovato la giocatrice da battere

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Naomi Osaka - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Quattro finali Slam, quattro vittorie. Dopo l’impresa di sabato scorso a Melbourne, il palmarès di Naomi Osaka inizia a diventare storicamente rilevante, e i suoi numeri cominciano a essere confrontati con quelli delle grandi giocatrici del passato.

Grazie a questi successi, Osaka spicca nel computo dei Major non solo rispetto a tutte le coetanee, ma anche rispetto a tutte le tenniste nate dagli anni ‘90 in poi: nessuna di loro è riuscita ad andare oltre i due titoli, e si parla di nomi come Kvitova, Halep, Muguruza. La più vicina a Naomi è Angelique Kerber, con tre Slam, che però è nata nel 1988. Davanti a Osaka c’è Maria Sharapova, del 1987, che ne vanta cinque, ma che è ormai ritirata.

Prima di entrare nel dettaglio delle prestazioni della nuova bicampionessa australiana, va rimarcato il primato generazionale che continua a emergere dallo Slam appena concluso: ancora una volta a prevalere nei Major sono le giovani. Da quando proprio Osaka vinse lo US Open 2018, è cominciata la linea verde: a vincere sono giocatrici al massimo di 23 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019. Questa la sequenza degli ultimi nove Slam: US Open 2018: Osaka. 2019: Osaka, Barty, Halep, Andreescu. 2020: Kenin, Osaka, Swiatek. 2021: Osaka.

Insomma, sembra proprio che il tennis femminile abbia voltato pagina: al via degli Slam le giocatrici accreditati sono tante, e di età differente; ma poi, per un motivo o per l’altro, le più mature non riescono a vincere. Va anche sottolineato che in questo caso Naomi ha conquistato il titolo partendo da prima favorita (almeno per i bookmaker), una condizione che aggiungeva un ulteriore carico di stress ai suoi impegni. Perché un conto è scendere in campo da outsider, come era accaduto alla stessa Naomi nel 2018 a New York, o a Kenin (Australian Open 2020) e Swiatek (Roland Garros 2020), un conto è farlo con le attenzioni di tutti che pesano sin dal primo turno.

Il palmarès di Osaka al momento non è formato da una grande quantità di titoli (7 in totale), ma è il peso specifico a renderlo speciale: Naomi ha addirittura vinto più Slam che altri tornei del circuito WTA (4 Slam, 2 Premier Mandatory, 1 Premier). Segno che è capace di alzare il proprio livello di gioco quando la posta in palio è più alta.

E visto che siamo in tema di dati e numeri, segnalo che il suo cammino a Melbourne non è stato affatto semplice, anche se il nuovo metodo di calcolo del ranking ha reso le cose meno evidenti. Per esempio: Naomi ha trovato Pavlyuchenkova al primo turno. Anastasia era fuori dalle teste di serie, ma con i punti raccolti nel solo anno 2020 (cioè secondo i classici criteri precedenti) sarebbe stata numero 30 in classifica e quindi (considerate le assenze di Bertens, Keys, Yastremska) testa di serie numero 27. Malgrado questo, Osaka ha superato l’esordio senza particolari problemi: 6-1, 6-2.

Punteggio simile per il secondo turno, contro una ex Top 10 come Caroline Garcia: 6-2, 6-3, addirittura senza concedere alcuna palla break. Questi due primi incontri hanno dimostrato che quasi tutte le giocatrici che basano il proprio tennis sulla aggressività, in questo momento fanno fatica a fare partita pari con Osaka.

La spiegazione più logica è questa: rispetto a Naomi non hanno particolari ambiti di gioco nei quali prevalgono, e al contrario pagano nel confronto diretto sui colpi base (efficacia in battuta e risposta, ma anche qualità esecutiva del dritto e del rovescio in topspin). In sostanza Naomi propone un gioco simile, ma lo fa meglio. Per la verità sia Pavlyuchenkova che Garcia sono superiori volleatrici rispetto a Osaka, ma con le velocità di palla attuali è molto, molto difficile trovare i tempi di gioco per riuscire a verticalizzare e colpire a rete; e dunque queste qualità non sono così importanti né sufficienti per riequilibrare il confronto. Sotto questo aspetto, però, che Garcia sia riuscita ad avanzare appena 4 volte in tutto il match (peraltro vincendo tutti e 4 i punti), suona a mio avviso come un atto di accusa sulle sue scelte tattiche. Ma sto divagando.

Al terzo turno Osaka ha trovato una giocatrice un po’ differente: Ons Jabeur. Testa di serie numero 27, ma reduce da un 2020 di grandi progressi (virtuale numero 14 con il vecchio calcolo del ranking: di nuovo una avversaria sottostimata). Sappiamo quanto sia talentuosa Jabeur, di cosa sia capace quando è sfidata sulla esecuzioni di tocco, e come sappia sorprendere grazie a soluzioni inusuali. Tanto per dire: nel corso del primo game ha vinto un punto giocando una palla corta direttamente in risposta, su una seconda di servizio di Osaka. Ma a conti fatti neppure questo genere di tennista è apparsa in grado, almeno sul cemento, di mettere davvero in crisi la futura campionessa: 6-3, 6-2, con un solo break subito da Naomi.

Il vero crocevia del torneo è arrivato al quarto turno: il confronto con la finalista dell’Australian Open dello scorso anno Garbiñe Muguruza. Al momento del sorteggio era apparso chiaro che, salvo sorprese, questo sarebbe stato uno dei match chiave della parte bassa del tabellone, quella che appariva più carica di favorite: Osaka, Williams, Halep, Sabalenka, Muguruza… Sarò ripetitivo, ma si è trattato del quarto confronto su quattro che Naomi ha avuto contro avversarie “sottostimate” dal nuovo ranking; Garbiñe era ufficialmente testa di serie numero 14, ma sarebbe stata la numero 8 con i soli punti del 2020.

a pagina 2: I match contro Muguruza e Hsieh

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