Lione festeggia il primo titolo di Clara Tauson

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Lione festeggia il primo titolo di Clara Tauson

La danese domina Viktoria Golubic in due set e guadagna oltre quaranta posizioni in classifica. Da lunedì entrerà per la prima volta in top 100

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[Q] C. Tauson b. [Q] V. Golubic 6-4 6-1

A diciotto anni e solo alla terza apparizione in un tabellone principale del circuito WTA, Clara Tauson ha conquistato il suo primo titolo in carriera a Lione. Lo ha fatto senza perdere un set in tutto il torneo e dominando in finale Viktoria Golubic, giocatrice dalla classifica simile ma che di finali ne aveva già giocate due, vincendone una a Gstaad nel 2016. Sei vittorie di fila per lei in questa settimana che l’ha vista partire addirittura dalle qualificazioni, così come anche la sua avversaria odierna.

Il primo set è stato abbastanza caotico ed equilibrato. Tauson ci ha messo un po’ a carburare e si è ritrovata sotto 2-0. La danese ha poi però trovato il ritmo con i colpi da fondo e ha ribaltato nettamente la situazione, vincendo i quattro quattro game. Golubic ha fatto quello che poteva e che era giusto fare per provare a mettere in difficoltà l’avversaria, ovvero mischiare le carte il più possibile e cercare di non farle colpire mai due palle uguali. La svizzera alternava slice, a colpi piatti e pallonetti da fondo degni dei più astuti (e fastidiosi) quarta categoria di provincia. La tattica ha pagato soprattutto nei turni di risposta, anche grazie alla percentuale davvero bassa di prime palle in campo di Tauson (chiuderà il parziale con appena il 37%). Purtroppo per Golubic, la danese ha impiegato poco a prendere le misure al suo servizio e, ad ogni controbreak, rispondeva riprendendosi subito il vantaggio. La svizzera è dunque riuscita a salvarsi quando l’avversaria si è trovata a servire per il parziale sul 5-3, ma nel game successivo è andata subito sotto 0-40. Dopo aver faticosamente risalito la china, ha sprecato tutto con un doppio fallo che ha concesso a Tauson un quarto set point, stavolta sfruttato.

 

Nel secondo parziale, la danese ha giocato a braccio sciolto, mentre Golubic non è riuscita minimamente ad attuare il piano tattico del primo set, finendo per rincorrere vanamente le pallate cariche e potenti dell’avversaria. Tauson si è involata sul 5-0 e ha avuto ben quattro occasioni di chiudere il match con un bagel. L’orgoglio di Golubic ha evitato questa amara conclusione, ma non è bastato per tentare una disperata rimonta. La danese infatti ha archiviato la pratica nel game successivo, non senza qualche patema, dopo un’ora e mezza di gioco. Questo successo le vale un balzo in classifica di oltre quaranta posizioni (da 139 a 96) e le spalanca le porte della top-100 per la prima volta in carriera.

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Jannik Sinner: “Devo imparare tanto nella gestione della partita”

Il tennista italiano non è contento della sconfitta ma non si scoraggia “Spero di rigiocarci il più presto possibile per vedere se sono migliorato.”

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La sconfitta contro Novak Djokovic non piega l’animo di Jannik Sinner, che si è presentato in conferenza stampa con la solita calma. Lo scontro generazionale tra il numero 1 del mondo e (si spera) un suo possibile erede non è passato ovviamente inosservato e fioccano le domande dei giornalisti. La prima come di consueto è sull’impatto di Sinner contro il suo più quotato avversario. “È difficile da battere e si sapeva già.“, ha esordito Sinner, “lui rimanda tante palle, conosce benissimo il gioco e conosce benissimo le situazioni di un match che io ancora non conosco, in vita mia ho fatto poche partite di tennis. Cercherò di riguardarmi la partita e capire cosa potevo fare meglio. Spero di rigiocarci il più presto possibile per vedere se sono migliorato.“.

Non manca un accenno al nuovo logo di Jannik Sinner. Una delle ipotesi è che sia stato depositato in vista di un lancio da parte di Nike, partner di Sinner, di materiale. Il tennista italiano nega una relazione (per ora) con il merchandising. “Per quanto riguarda il logo non c’entra niente con Nike. È più per il progetto What’s kept you moving, che per Nike.“.

Ora che Jannik ha sfidato sia Nadal che Djokovic, entrambi su terra, la curiosità dei giornalisti nella sala virtuale è per quanto riguarda un confronto tra i due, ma Sinner non è troppo in vena di giudizi netti. “Sono tutti e due campioni, Novak sa scivolare benissimo sulla terra, Rafa con la sua forza fisica si sente a casa sulla terra perché con il fisico che ha si difende bene e tira pesante la palla. Sono giocatori diversi e non voglio entrare nel discorso chi è più forte dei due, sono entrambi campioni incredibili e spero di rigiocarci contro di loro.“.

 

La partita di oggi ha dimostrato quanto ancora abbia da lavorare Sinner per raggiungere i vertici massimi di questo sport, il tennista di San Candido ne è consapevole. “La strada è lunga. Devo imparare tanto specie nella gestione della partita e capire certe situazioni che io a volte non capisco e tanti altri capiscono di più. Io gioco sempre tutti i punti come faccio sempre perché è la miglior cosa che io possa fare, poi vediamo cosa succede. Bisogna migliorare per andare avanti.”. Un concetto ribadito anche al nostro direttore Ubaldo Scanagatta, che chiede a Jannik se è uscito più soddisfatto oggi o dal confronto con Nadal nei quarti del Roland Garros 2020. “Quando si esce perdendo non si esce mai contenti. È meglio fare una bella partita e perdere che un 6-1 6-1 ovviamente, ma sai se perdi non sei mai contento.“.

Chiusura con una domanda su cosa si aspetta il tennista italiano dalla terra battuta, sulla carta una superficie meno congeniale del cemento ma su cui ad ora sta comunque raccogliendo buoni risultati. “La terra ti da la possibilità di imparare a giocare a tennis, che invece il cemento non ti da. Su terra devi aprirti più il campo, devi aspettare qualcosina in più. È una superficie che ti permette di giocare a tennis. Da piccolo giocavo sempre indoor o su cemento, da noi fa freddo quasi subito e bisogna giocare più sul cemento. Devo imparare a giocare a tennis su questa superficie.“.

Riflessione anche sull’erba, su cui ad oggi Jannik ha solamente sette partite giocate (di cui tre vinte) e che quest’anno proverà per la prima volta per una stagione intera. “Su erba ho giocato pochissimo, giusto Hertogenbosch ed Halle, anche lì ho poca esperienza. Saranno dei mesi dove sarò molto in difficoltà ma è quello che mi serve per migliorare.“.

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Nessuna domanda per Hurkacz: di chi è la colpa? Per i “social” i giornalisti. Ma la gente non sa…

Nessun giornalista si è presentato alla conferenza stampa di Hubert Hurkacz. Ecco come è potuto accadere.

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Hubert Hurkacz - Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Tra i video curiosi pubblicati da Tennis TV sui social media durante la giornata di martedì, c’è stato anche quello della conferenza stampa di Hubert Hurkacz dopo il suo vittorioso esordio contro Thomas Fabbiano.

Nessun giornalista collegato con la conferenza stampa (ricordiamo che anche i pochissimi giornalisti presenti sul posto devono parlare con i giocatori in videoconferenza a causa dei protocolli anti-COVID dell’ATP) ha posto domande al campione di Miami, che così è potuto andare via dopo neppure un minuto, dedicando solo una ventina di secondi a registrare un messaggio vocale – in polacco – per i media del suo paese.

L’ATP non ha molto apprezzato il fatto di aver portato un giocatore davanti alla stampa inutilmente, anche perché è accaduto ben due volte durante la giornata: anche Dusan Lajovic, dopo la sua sconfitta contro Daniel Evans, è stato accompagnato in sala interviste ma nessuno gli ha chiesto domande.

E per poco non accadeva la stessa cosa con Fabio Fognini: all’inizio della sua conferenza stampa c’erano solamente Ubaldo Scanagatta e Alessandro Stella di Ubitennis presenti. Come forse molti di voi sapranno, Fognini non parla con Ubitennis ormai da diversi anni, ma per evitare una nuova debacle il moderatore dell’ATP ha chieso a Ubaldo di fare una domanda e Fognini si è quasi sentito obbligato a rispondere.

Ovviamente sui social media si sono riversati insulti di ogni tipo nei confronti dei giornalisti presenti-assenti (in realtà presenti non erano, ma questo pochi lo sanno), molto probabilmente perché non esiste grande familiarità da parte del grande pubblico con le procedure delle conferenze stampa.

Prima di procedere alla spiegazione, una premessa: non ho deciso di scrivere questo pezzo per cercare di giustificare l’accaduto, e nemmeno per impietosire il lettore nei confronti delle difficoltà del nostro lavoro. Nessuno mi fa fare quello che faccio, sono qui per mia libera scelta e sono anche contento di farlo, ma vorrei cercare di spiegare che a volte le cose sono molto meno bianche o nere di quanto possano sembrare di primo acchito.

Ogni media accreditato a un torneo ha la possibilità di richiedere di parlare con un giocatore impegnato in gara durante la giornata: la richiesta deve essere fatta per iscritto all’incaricato deputato dell’ATP, generalmente via email, il più presto possibile nel corso della giornata. Bisogna specificare quando si vuole parlare con il giocatore (di solito dopo il match), se si tratta di una richiesta per una intervista esclusiva o per una conferenza stampa in cui possono essere presenti altri media, e se si vuole intervistare il giocatore indipendentemente dal risultato del suo match o solamente in caso di vittoria.

Evidentemente qualcuno aveva richiesto di parlare con Hurkacz, ma poi non ha partecipato alla conferenza stampa. Queste cose non dovrebbero accadere, ma vediamo cosa può essere successo.

Solitamente alla fine della partita uno dei Communication Manager dell’ATP avvicina il giocatore, gli spiega le richieste ricevute e si accorda con lui per un orario. In caso di presenza sul posto, l’orario viene annunciato in sala stampa; ora, con la maggior parte dei giornalisti che lavorano in maniera remota, esiste una chat di WhatsApp che segnala gli orari delle interviste, e manda un messaggio di pro-memoria quando il giocatore sta arrivando in sala interviste.

In questo caso, non è stato dato alcun annuncio né dell’orario dell’intervista, ma è soltanto stato mandato un messaggio quando il giocatore polacco era già in arrivo in sala interviste.

Ora, da ormai più di un anno a questa parte, tutti noi che seguiamo i tornei abbiamo dovuto abituarci a lavorare in maniera diversa, come d’altronde è successo a tantissimi lavoratori. Mentre si è presenti sul posto, si vive e si respira il torneo, si passano le intere giornate in sala stampa e si è totalmente assorbiti dall’evento. Ora che si guardano le partite in televisione e si lavora da casa propria, l’effetto full immersion è svanito, e per tutti noi è necessario bilanciare la copertura dei tornei con le incombenze della vita quotidiana. Per esempio: ai tornei esiste di solito la mensa giornalisti, ma a casa mia la mensa non c’è. Se voglio mangiare, devo prepararmene da solo, e ogni tanto andare pure al supermercato. Ciò richiede tempo, e per tornei che magari hanno match che vanno dalle 11 del mattino fino a oltre mezzanotte, come per lo scorso Masters 1000 di Miami, questo vuol dire che ogni tanto bisogna trovare il tempo per allontanarsi dal PC per svolgere queste incombenze.

Non avere alcun tipo di preavviso di quando un’intervista può avvenire è decisamente sconveniente, perché non consente di programmare il nostro lavoro e le varie pause per poter fare tutto il resto. Anche perché il nostro lavoro non è solo partecipare alle interviste: è anche scriverne, parlarne, e, eventualmente, ogni tanto, anche guardare qualche partita…

Sicuramente chi aveva richiesto il giocatore avrebbe dovuto quantomeno avvertire se aveva cambiato idea, oppure non era più in grado di partecipare alla conferenza stampa. Magari c’è stato un contrattempo, un’emergenza, ma di solito si cerca di mandare almeno un messaggio ai Communication Manager. Quando bisognava essere presenti “in carne ed ossa”, a volte capitava di essere su un altro campo a vedere un’altra partita, e allora si chiamava o si mandava un messaggio. Oggi ci possono essere altri contrattempi: il capo che chiama, una scadenza improvvisa; si tratta pur sempre di un lavoro anche questo.

Qualcuno di voi potrà dire: ma non si possono fare i turni, come in tutti i posti di lavoro di questo mondo? Sì e no. Perché prima di tutto è difficile programmare i turni non sapendo quando le partite iniziano e finiscono (e gli orari delle interviste variano in funzione di quando finiscono le partite), con eventualmente anche l’incognita della pioggia. Poi ci sono anche problemi di natura esterna: non tutti i membri della redazione hanno accesso alle conferenze stampa e alla chat WhatsApp. I tornei decidono a loro discrezione a chi dare accesso, e per quel che riguarda il torneo di Montecarlo, al vicedirettore di Ubitennis Alessandro Stella era stato inizialmente negato l’accredito come unico esponente del sito, oltre al direttore Ubaldo Scanagatta.

L’accredito a Ubaldo, che probabilmente in vita sua ha passato al Monte Carlo Country Club più tempo del custode, è arrivato la settimana scorsa, e solamente la sua insistenza gli ha permesso di delegare uno della redazione per seguire le interviste. All’inizio della stagione è stato chiesto all’ATP di poter assegnare accessi generici alla redazione di una testata, in modo da non costringere una persona sola a seguire tutte le interviste (che possono arrivare nel corso di giornate da 13-14 ore, per una o due settimane consecutive), ma la richiesta è stata respinta, o quantomeno lasciata alla discrezione dei singoli tornei.

Quindi a Ubitennis l’accredito era stato rifiutato per mancanza di spazio (spazio virtuale, si intende), nonostante il nostro sito vanti oltre 40 milioni di pagine visualizzate l’anno, è comodamente il sito tennistico più visitato d’Europa ed è un punto di riferimento per il mercato italiano che rappresenta più di un terzo degli spettatori del torneo di Montecarlo in anni normali. Ciò che sto tentando di dire è che se viene limitato così tanto l’accesso ai media, non ci si può poi lamentare più di tanto se non c’è nessuno a fare domande, soprattutto in una giornata molto piena a causa della pioggia del giorno prima, con tante partite che si svolgevano contemporaneamente.

Tutto ciò per dire che sicuramente ci sono state colpe da ambo i lati nella “disavventura media” di Hurkacz (e immagino anche di Lajovic), e che forse si poteva evitare di dare così tanta pubblicità all’incidente. Stiamo tutti lavorando in una situazione nuova, ci stiamo adattando e si possono fare degli errori. L’importante è saperli prendere con il giusto atteggiamento.

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I numeri dell’Italia: 4 nei primi 30, 10 top 100 e 62 vittorie

In questa prima parte di 2021, i dieci azzurri attualmente presenti nei primi 100 giocatori del mondo hanno messo insieme 62 successi nei tornei ATP. Meglio di Russia e Spagna

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Lorenzo Sonego - ATP Cagliari 2021

62 – le vittorie ottenute nel circuito maggiore nel 2021 dai tennisti italiani presenti nella top 100 ATP. Considerando solo i giocatori presenti in questa fascia di classifica, sino alla scorsa settimana l’Italia era la nazione ad aver vinto in questi primi mesi della stagione più partite nei tornei del calendario ATP: un risultato, seppur parziale, a cui soltanto qualche mese fa nessuno avrebbe mai creduto, nonostante la continua crescita in atto da anni nel nostro settore maschile. Il movimento tennistico italiano ha il merito di aver creato le basi (logistiche, tecniche e finanziarie) per facilitare tanti suoi giovani atleti nell’accedere ai massimi livelli del professionismo tennistico, tramite la presenza più o meno costante nei primi 100 al mondo, una classifica che permette di chiudere economicamente in attivo la stagione e di entrare direttamente in tabellone negli Slam e in tanti altri tornei del circuito.

In questi ultimi mesi gli appassionati italiani oltre che gioire per la partecipazione di loro connazionali nei grandi appuntamenti, hanno poi anche la fortuna di godersi alcuni loro rappresentanti – baciati da Madre Natura col dono del grande talento, che si manifesta in vari modi – ai vertici della classifica. Che per il tennis maschile italiano quello attuale sia un momento magico è testimoniato proprio da quanto avviene nelle parti alte della classifica ATP: grazie al primo titolo della carriera di Lorenzo Sonego a Cagliari della settimana scorsa, l’Italia si è ritrovata ad avere quattro suoi rappresentanti nella top 30, come non le accadeva addirittura dall’estate del 1977, quella successiva alla vittoria della Coppa Davis e ai trionfi di Adriano Panatta a Roma e Parigi, tutti successi datati 1976, che ancora oggi è di gran lunga l’annata più bella del tennis maschile italiano.

Ad inizio luglio 1977, però, il tennista romano era sceso al 17 ATP, seguito da Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, che era il 27° giocatore al mondo e dietro di loro, tra i primi 200, c’era il solo Ocleppo, alla 185° posizione del ranking. Indubbiamente in quella vecchia classifica c’era un campione capace di raccogliere i successi che sino ad oggi nessun altro tennista italiano è riuscito a centrare, ma Panatta, come i suoi tre compagni di Davis, ad eccezione di Barazzutti, classe ’53, aveva già raggiunto precedentemente a quella data il suo best career ranking. La situazione del tennis italiano in quell’inizio luglio del 1977 era quindi ben diversa da quella odierna, non solo dal punto di vista quantitativo (adesso ci sono dieci italiani nei primi 100 e in totale ben sedici nei primi 200) e in un certo senso qualitativo (nell’estate del 1977 i primi quattro erano compresi tra la 17° e la 27° posizione, questa settimana abbiamo invece un top ten), ma anche quanto a prospettive tecniche ad alti livelli nei mesi successivi.

Dei primi quattro italiani della classifica di questa settimana, solo per il quasi trentaquattrenne Fognini è improbabile un miglioramento del 9 ATP raggiunto nel maggio di due anni fa: lo stesso Berrettini potrebbe migliorarsi, mentre Sinner e Sonego, per ragioni diverse, godono di una inerzia favorevole e sembrano destinati a non fermarsi all’attuale classifica, che per entrambi è la migliore mai raggiunta sin qui. Per i quattro eroi della vittoria della Davis la concomitanza nei primi 30 al mondo durò in totale un mese e mezzo, questa sembra avere prospettive più durature.

Jannik Sinner – Miami Open 2021 (via Twitter, @miamiopen)

Specchio fedele di una situazione sotto tanti aspetti mai vissuta prima nel circuito maschile dal tennis italiano è proprio la tabella che abbiamo creato per andare a quantificare le vittorie nel 2021 di tutti i tennisti presenti nella top 100 del ranking ATP: contando i loro successi e raggruppandoli per paesi di provenienza, l’Italia è, come detto, addirittura prima in una classifica per nazioni (considerando tutte le vittorie a prescindere dalla classifica del tennista vincitore, la sola Spagna ci supera con 68 successi a 63, con gli Stati Uniti terzi nel virtuale podio, grazie alle 61 partite risultate vittoriose per loro atleti).

Se Serbia (con la vittoria di Djokovic agli Australian Open) e Polonia (Hurkacz a Miami) si sono spartite i successi nei tornei più importanti sin qui disputati nel 2021, la Russia è la più vincente dal punto di vista della quantità di tornei vinti con ben quattro titoli conquistati da suoi giocatori (la ATP Cup, e i successi di Rublev a Rotterdam, Medvedev a Marsiglia e Karatsev a Dubai). Dopo la Russia, in quanto a numero di titoli vinti da propri tennisti, seguono con due Argentina (Cerundolo a Cordoba e Schwartzman a Buenos Aires), Australia (De Minaur ad Antalya e Popyrin a Singapore), Polonia (Hurkacz vincitore a Delray Beach e Miami) e proprio l’Italia (Sinner all’ATP 250 di Melbourne e Sonego a Cagliari).

Rispetto a queste ultime nazioni, i nostri tennisti hanno però raggiunto anche la finale all’ATP Cup, la finale al Miami Open (con Jannik) e la finale di Travaglia al Murray River Open. Insomma, se dal punto di vista quantitativo l’Italia primeggia (assieme alla Spagna) nel circuito maschile, si può anche affermare che, come importanza di vittorie, l’Italia in questa prima parte di 2021 sia dietro solo a Serbia e Russia. Il tutto, con la prospettiva che il meglio debba ancora venire.

NazioneGiocatori in top 100 (numero di partite vinte nel 2021) Totale
ItaliaBerrettini (8), Fognini (7), Sinner (14), Sonego (10), Travaglia (7), Musetti (7), Caruso (3), Cecchinato (2), Seppi (0), Mager (4)62
RussiaMedvedev (17), Rublev (20), Khachanov (10), Karatsev (13)60 
SpagnaNadal (4), Bautista Agut (12), Carreno Busta (8), Ramos (10), Davidovich Fokina (6), Lopez (3), Verdasco (0), Munar (6), Andujar (3), Martinez (2)54
USAFritz (11), Isner (4), Opelka (2), Paul (5), Sandgren (2), Korda (10), Tiafoe (9), Querrey (2), Johnson (0), Giron (3)48
FranciaMonfils (0), Humbert (6), Mannarino (5), Paire (1), Gasquet (2), Chardy (11), Herbert (6), Simon (2), Moutet (5), Tsonga (1), Pouille (1) 40
AustraliaDe Minaur (8), Millman (2), Kyrgios (4), Thompson (5), Popyrin (14), Duckworth (5) 38
SerbiaDjokovic (9), Lajovic (6), Krajinovic (3), Kecmanovic (3), Djere (9) 30
CanadaShapovalov (7), Raonic (7), Auger-Aliassime (10), Pospisil (1) 25
GermaniaZverev (9), Struff (7), Koepfer (5), Hanfmann (4) 25
GreciaTsitsipas (17) 17
Gran BretagnaEvans (6), Norrie (11), Edmund (0) 17
KakakistanBublik (15) 15
UngheriaFucsovics (15)15 
BulgariaDimitrov (8)8

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