Federer è tornato ma ha perso ancora una volta dopo aver avuto match point

Focus

Federer è tornato ma ha perso ancora una volta dopo aver avuto match point

Il fuoriclasse svizzero ha mandato segnali incoraggianti al suo ritorno in campo a Doha prima di cadere vittima di una sindrome non così infrequente per lui

Pubblicato

il

 
 

Dopo ben 13 mesi, e dopo aver subito due interventi al ginocchio nel corso del 2020, Roger Federer è tornato in campo la settimana scorsa a Doha, ogni suo passo seguito dagli occhi vigili dei devoti del tennis e del mondo dello sport in generale.

Federer, essendo uno degli atleti più conosciuti al mondo, fine specialista del fioretto ma anche agonista puro nelle sue movenze artistiche, è mancato molto ai suoi ammiratori: tutti erano desiderosi di vederlo giocare ancora, speranzosi che potesse catturare ancora un po’ della magia cui li aveva abituati, e curiosi di sapere quale spinta creatrice avrebbe potuto riportare alla ribalta.

Volevano che questa nuova versione di Roger Federer fosse sublime. Speravano che li potesse ispirare ancora con la creatività e l’immaginazione che da tempo hanno reso Federer una figura divina ai loro occhi.

 

Federer, dal canto suo, non ha né completamente soddisfatto né completamente disatteso le aspettative, magari eccessive, dei suoi fan più accesi.

Nel suo primo match, gli ottavi di finale, ha affrontato il britannico Dan Evans, con il quale aveva condiviso alcuni allenamenti nelle settimane precedenti. Evans non era mai riuscito a strappare a Federer nemmeno un set, ma sicuramente intravedeva l’opportunità di approfittare di un avversario arrugginito da 405 giorni di digiuno da confronti ufficiali. Conseguentemente il britannico si è creato un’apertura andando a break point sul 4-4 nel primo set, subito ripresa dallo svizzero con calma olimpica. Un dritto profondo di Federer è stato sufficiente a portare Evans fuori posizione per poi trafiggerlo con uno dei marchi di fabbrica del campione, il dritto inside-out, una prodezza sufficiente a Federer per tenere il game. Una volta giunti al tie break, il 20 volte vincitore Slam è uscito da una situazione di 2-4 per poi servire sul 5-6 e set point per l’avversario. Federer ha tirato una prima chirurgicamente accurata verso il centro dal lato sinistro del campo, cui Evans non è riuscito a rispondere con profondità; Federer ha quindi avuto buon gioco a concludere con un dritto vincente. Scampato il pericolo, si è aggiudicato il tie per 10 a 8 al terzo set point, giocando ragionevolmente bene ma senza impressionare particolarmente sul servizio avversario.

Il britannico si è poi aggiudicato il secondo per 6 giochi a 3 con un break. Nel terzo set Federer ha dovuto affrontare due break point sul punteggio di 3-3, annullando il primo con un ace e il secondo con una spettacolare smorzata di dritto. A quel punto allo svizzero è bastato tenere sul 4-3 e di seguito sul 5-4. Nel decimo game, Federer ha sprecato un match point, sorpreso da Evans. Sceso a rete quest’ultimo dietro ad una prima di servizio molto profonda sul rovescio avversario, ha concluso con una volée di diritto. Evans si è quindi portato sul 5-5, ma Federer si è rimesso presto al lavoro, chiudendo il game di servizio tenendo l’avversario sul 30 con un rovescio lungolinea, per poi chiudere con lo stesso colpo nel game successivo, un break che ha lasciato l’avversario a 15.

La vittoria di Federer per 7-6 (8) 3-6 7-5 di certo non si può definire una passeggiata.

Lo svizzero è tornato poi in campo il giorno successivo per affrontare un giocatore di stampo molto diverso, cioè Nikoloz Basilashvili. Laddove Evans aveva cercato di prolungare gli scambi il più possibile, Basilashvili, da attaccante puro, è solito aggredire la palla con furia controllata, e questo è stato il suo approccio anche durante questi quarti di finale. Considerando l’avversario, un solido Federer ha conquistato il primo set con relativa facilità prima di subire il ritorno dell’avversario nel secondo, finendo sotto di due break e venendo sovrastato da fondocampo nel processo.

Giunti al terzo set, sul 3-3 Federer è riuscito a disinnescare tre break point, il primo con un rovescio slice a cercare l’errore avversario, il secondo con un dritto imprendibile, e il terzo con una prima di servizio sul rovescio di Basilashvili. Federer è così salito 4-3, ma Basilashvili non era ancora domo. Servendo nel decimo game per rimanere in corsa il Georgiano si è trovato ad affrontare un match point, annullato mirabilmente affrontando una palla corta di Federer con un colpo molto basso che non ha lasciato allo svizzero la possibilità di incocciare un passante di rovescio. Basilashvili ha così tenuto sul 5-5, per poi chiudere sfruttando dei lungolinea di rovescio. Da qui in poi il numero 42 del mondo si è preso i due rimanenti game, vincendo otto degli ultimi undici punti, finendo per prevalere 3-6 6-1 7-5.

E così Federer ha perso di misura un quarto di finale che sarebbe potuto andare in qualsiasi modo. Potrebbe essere in qualche modo soddisfatto del livello di gioco espresso, dopo tutti quei mesi di pausa: il suo servizio era efficiente ai livelli standard, è riuscito a portare a casa 25 ace in due confronti senza commettere nemmeno un doppio fallo. Il dritto era in ottime condizioni. Il punto dolente è il rovescio, dato che si è registrato un numero allarmante di errori su quel versante.

Ha avuto un paio di problemi anche su un paio di volée, e ha più volte sorriso amaro rivolto a sé stesso, quasi sapesse di non potersi aspettare la perfezione.

Ma forse la cosa più preoccupante è che questa sconfitta marca la ventiquattresima volta nella sua illustre carriera in cui il Maestro viene sconfitto nonostante uno o più match point a favore.

La prima volta gli accadde nel 2000. Opposto a Tim Henman nelle semifinali a Vienna, Federer vinse il primo set 6-2 ed ebbe due match point in risposta sul 5-6, 15-40 nel secondo set. Henman riuscì a vincere 2-6, 7-6 (4), 6-3. Federer aveva solo 19 anni. Nessuno fece particolarmente caso, allora, al fatto che la sconfitta fosse arrivata dopo aver avuto due match point a favore. Eppure, con il passare degli anni, questo tipo di sconfitte sono diventate sorprendentemente numerose, soprattutto all’interno di una carriera del livello dello svizzero e considerando che ha più volte dimostrato di sapere perfettamente cosa serva per chiudere le partite.

Quale commentatore potrebbe mai sostenere che Federer è preda della paura di vincere, oppure che sia incapace di chiudere match importanti? Al momento è appaiato a Nadal come numero di Major vinti, 20, e può vantare 103 titoli in singolare, secondo nell’Era Open solo a Connors con 109. Inoltre, non si può non rilevare che Federer sia stato un giocatore uso alle finali e ai match importanti, avendo vinto per 103 volte su 157 la finale di un torneo, il che restituisce una percentuale del 65,6 di vittorie totali, e 20 su 31 se circoscriviamo lo stesso calcolo alle finali di un torneo dello Slam, con una percentuale del 64,5 – si tratta ovviamente di numeri eccellenti.

Ma sono proprio queste statistiche a far apparire sorprendenti le cadute sul fil di lana che ne hanno decretato la sconfitta in alcuni match. Pensate a questo: Novak Djokovic nella sua carriera è stato battuto solo tre volte dopo aver avuto match point a favore; al contrario, per tre volte è riuscito a battere Federer stesso dopo aver annullato doppio match point. Rafael Nadal ha perso soltanto otto match nei quali ha avuto match point a favore; lo spagnolo ha battuto Federer a Roma nel 2006 dopo aver salvato due match poi nel quinto set – una vittoria fondamentale per la carriera del mancino di Manacor. Certo, sia Nadal che Djokovic sono più giovani di Federer, eppure né il serbo né lo spagnolo sono mai risultati tanto vulnerabili, nelle stesse condizioni, quanto lo svizzero.

Federer ha giocato in carriera 1515 partite, contro le 1213 di Nadal e le 1135 di Djokovic. Dopo quella prima sconfitta contro Henman con due match point a favore, non sono molte le stagioni in cui Federer non abbia subito ribaltoni del genere. È riuscito ad evitare un simile destino nel 2004, 2007, 2008, 2009, nel 2012 e nelle sei partite giocate nel 2020. Al contrario, ha perso almeno un match con match point a favore in ben 16 stagioni. Nel 2010, ha perso non meno di quattro battaglie in quelle condizioni.

Forse ancora più grave, Federer è stato vittima della sindrome da match point sprecato ben sei volte nel corso della sua stellare carriera nei Major – due volte all’Australian Open (contro Tommy Haas nel 2002 e Marat Safin nel 2005), due volte a Wimbledon (contro Kevin Anderson nei quarti di finale del 2018 e contro Novak Djokovic nell’epica finale del 2019), e due volte allo US Open (entrambe contro Djokovic nel 2010/2011). Molte di queste delusioni hanno avuto pesanti ripercussioni. Consideriamo la sconfitta nel 2005 contro Safin alle semifinali dell’AO a Melbourne. Federer era avanti due set a uno, avendo match point sul 6-5 nel tie-break del quarto set. Tentò un serve-and-volley seguendo la seconda di servizio, per poi allungarsi su una volée di rovescio lungolinea. Con il passante di Safin rimasto piuttosto basso, Federer rispose con una fine stop volley di rovescio, cui Satin replicò scattando in avanti per disegnare un lob centrale sopra la testa dello svizzero. Federer seguì a sua volta la palla, ma, anziché replicare con un lob da par suo, tentò un tweener, fallendolo miseramente.

Pur avendo Federer sempre dimostrato di avere una certa inclinazione nel percepire quando più opportuno rischiare e quando rimanere conservativo, in quella occasione fu tradito dal proprio giudizio. Quali che siano le ragioni, Safin vinse gli altri due punti del tie vincendo così il quarto set, per poi prendersi un combattuto quinto parziale sconfiggendo Federer 5-7 6-4 5-7 7-6 (6) 9-7 in quattro ore e 28 minuti. Federer si aggiudicò 201 punti contro i 194 di Safin durante il match, pur perdendolo. Aveva vinto contro il russo l’anno precedente all’Australian Open, e arrivava da un record di 6 vittorie a una contro il russo – in carriera, il computo delle vittorie di Federer sarà poi di 10 a 2 in suo favore. Tuttavia, la critica semifinale di Melbourne sfuggì allo svizzero. Avrebbe giocato contro Lleyton Hewitt nella finale, un avversario battuto per sei volte di fila nel 2004, incluse una netta vittoria all’Australian Open nei sedicesimi e uno schiacciante 6-0 7-6 (3) 6-0 nella finale dello US Open. Pertanto, la sua sconfitta contro Safin ebbe conseguenze molto pesanti, in proiezione, essendo molto improbabile una sconfitta in finale.

Ma mentre la sconfitta con Safin fu significativa, perfino più pesanti furono i tre capovolgimenti di fronte subiti da Novak Djokovic durante i tornei dello Slam. Allo US Open del 2010 Djokovic serviva sul 4-5, 15-40 nel quinto set della semifinale, ma il serbo annullò coraggiosamente il primo match point con una volée di dritto in risposta ad un rovescio slice di Federer. Il secondo match point venne poi disinnescato con un dritto inside-in. Djokovic tenne quindi sul 5-5 per poi completare una rimonta che lo vide trionfare con il punteggio finale di 5-7 6-1 5-7 6-2 7-5.

Nel 2011, Federer e Djokovic si scontrarono al penultimo round dello US Open per il quarto anno di seguito. Djokovic risalì dai due set a zero forzando lo svizzero a un quinto set. Federer, quasi rivitalizzato dopo quella maratona, andò a servizio per il match sul 5-3, 40-15. Per il secondo anno consecutivo, Federer raggiungeva un doppio match point contro Djokovic nelle semifinali dello US Open. Ma la storia recente si ripeté ancora, con Djokovic a tentare il tutto per tutto in risposta ad un servizio slice dal lato destro del campo, producendo un dritto vincente sulla diagonale. Fu un colpo che risuonò in tutto il mondo. Sul 40-30, Federer tentò un servizio al corpo più che accettabile, che però Djokovic contrastò con una risposta di rovescio che indusse lo svizzero all’errore di dritto. Djokovic vinse poi quattro game di seguito, per finire con un impressionante 4-6 6-7 (7) 6-3 6-2 7-5. Per il secondo anno di fila, il serbo recuperava da doppio match point a sfavore su Federer a New York. In entrambi quegli anni, l’avversario della finale fu Rafael Nadal. Federer sarebbe per la verità stato sfavorito in quegli anni contro Rafa, eppure chi può dire come sarebbe andata a finire?

Passiamo a Wimbledon 2019. Djokovic e Federer si affrontavano per la terza volta in finale sul Centrale, con il serbo in vantaggio dopo le due vittorie del 2014/2015. Fu il match definitivo della loro rivalità, che vede ora in vantaggio il serbo per 27-23. Djokovic seguiva 5-3 nel tie-break del primo set, per poi risalire con quattro punti consecutivi e assicurarsi il parziale. Federer navigò senza problemi per tutto il secondo set, ma Djokovic risalì da set point contro nel terzo set per assicurarsi il successivo tie-break.

A quel punto Federer vinse di nuovo una battaglia al quarto, guadagnandosi la disputa del set decisivo. Nel quinto set Djokovic tentò la fuga sul 4-2, venendo ripreso tuttavia dallo svizzero sul 4-4. A quel punto a Federer riuscì il break nel quindicesimo game, per poi servire sul match 8-7, raggiungendo il 40-15 con ace consecutivi. Per la terza volta nella propria carriera negli Slam, Roger Federer si vide sconfitto da Novak Djokovic dopo aver avuto due match point a favore. Sul primo match point, lo svizzero sbagliò un dritto scagliando la palla a lato del campo. Il secondo match point fu annullato dal serbo con un passante diagonale di dritto. Alla fine, lo svizzero subì il break che riportò il punteggio sull’8-8 per la disperazione di una grossa percentuale del pubblico presente. La contesa venne risolta grazie al primo tie-break di sempre disputato al quinto set del torneo londinese, con Djokovic comodo nel raggiungere il titolo grazie ad un punteggio di 7-6 (5) 1-6 7-6 (4) 4-6 13-12 (3). Federer non è mai riuscito a battere sia Nadal che Djokovic nello stesso torneo della Slam, eppure avrebbe collezionato il ventunesimo slam se fosse riuscito per la prima volta nell’impresa. Al contrario, fu Djokovic ad assicurarsi la sedicesima corona. Sicuramente la più esaltante delle vittorie per il serbo, la più devastante delle sconfitte per il Maestro di Basilea.

Ecco qui. La sindrome del match point ha colpito Federer più di quanto si pensi. Non va dimenticato, tuttavia, che anche lo svizzero ha portato a termine la sua buona dose di rimonte spettacolari. In 24 occasioni si è trovato a vincere recuperando almeno un match point, non poco.

La lista dei trionfi arrivati in questo modo ne include quattro negli Slam: due allo US Open, una a Wimbledon, una all’Australian Open. Nessuna di queste rimonte aiutò lo svizzero a sollevare il trofeo nello Slam in cui occorsero, ma in altre categorie di tornei sì: l’ultima di queste è avvenuta nel 2017 a Miami durante un quarto di finale contro Tomas Berdych nel quale salvò due match point per poi sconfiggere Nadal in finale. Sono altre cinque le occasioni in cui Federer è riuscito ad aggiudicarsi un torneo dopo aver salvato almeno un match point in corso d’opera, inclusa una vittoria nel girone delle ATP Finals contro Andre Agassi nel 2003 e un’altra contro Andy Roddick nel 2006, entrambe propedeutiche alla vittoria finale.

Lasciando da parte match point e rimonte, possiamo ora domandarci dove può arrivare Federer oggi? Non una domanda facile. Pensavo che avrebbe partecipato al torneo a Dubai, dato che a Doha è riuscito a disputare solo due match, mentre ha preferito riprendere gli allenamenti in solitaria. Nessuno può giudicare lo stato fisico e quello del gioco di Roger Federer meglio di Roger Federer, ma sicuramente avrà bisogno di molti altri match nelle gambe se vuole seriamente puntare alla vittoria del nono Wimbledon a luglio. Avendo già deciso di saltare Miami, potrà disputare solo incontri sul mattone tritato prima dell’avvio della stagione sull’erba – si preannunciano quindi decisioni molto importanti sul suo programma.

Non penso che sia davvero convinto di poter puntare al secondo Roland Garros, quindi è lecito domandarsi se intenda andare a Parigi. Nel 2019 scelse di tornare al Roland Garros per la prima volta in quattro anni, raggiungendo le semifinali prima di disputare la finale a Wimbledon. Il comune sentire è che Wimbledon quest’anno sia la sua ultima possibilità per puntare al ventunesimo titolo nei Major. Compirà 40 anni in agosto, e non ha più vinto lo US Open dai tempi della sua quinta vittoria consecutiva nel 2008. Sicuramente dirotterà tutte le sue energie nervose sul torneo londinese, ed anche se si dovesse presentare nella migliore delle forme possibili sarebbe molto dura per lui, anche se non impossibile, sollevare il trofeo all’All England Club.

Rimane il fatto che sicuramente non rinuncerà alla battaglia. È doveroso ricordare che si tratta di un campione vero, dotato di una riserva inesauribile di ambizione oltre che della capacità di lasciarsi alle spalle sia le più sfolgoranti vittorie che le brucianti sconfitte per concentrarsi sugli obiettivi immediati.


Traduzione a cura di Michele Brusadelli

Steve Flink si occupa di tennis a tempo pieno dal 1974, quando ha iniziato a lavorare per World Tennis Magazine, dove è rimasto fino al 1991. Ha poi lavorato per Tennis Week Magazine dal 1992 al 2007, mentre negli ultimi 14 anni ha scritto per tennis.com e tennischannel.com. Flink ha scritto quattro libri sul tennis: “Dennis Ralston’s Tennis Workbook”, pubblicato nel 1987; “The Greatest Tennis Matches of the Twentieth Century”, nel 1999; “The Greatest Tennis Matches of All Time”, nel 2012; e “Pete Sampras: Greatness Revisited”. Quest’ultimo è uscito nel settembre del 2020 e può essere acquistato in lingua originale su Amazon.com. Flink è entrato a far parte della International Tennis Hall of Fame nel 2017.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Roland Garros, Zeppieri c’è: ecco la qualificazione al suo primo Slam. Ko Giannessi

Il romano batte Cuenin ed è nel tabellone principale di Parigi per la prima volta. Lo spezzino si arrende a Ofner

Pubblicato

il

Giulio Zeppieri – ATP Roma 2022 (foto via Twitter @InteBNLdItalia)

La mattinata dedicata ai terzi turni delle qualificazioni al Roland Garros porta una buona e una cattiva notizia in casa Italia. Grande traguardo per Giulio Zeppieri, che dopo la qualificazione al Masters 1000 di Roma fa il bis e strappa a Parigi la prima partecipazione nel tabellone principale del Roland Garros. Deve invece fermarsi Alessandro Giannessi, che a questo punto può ancora sperare di essere ripescato come lucky loser.

S. Ofner b. A. Giannessi 6-4 1-6 6-2

La partita è subito in salita per l’italiano che nel terzo game si fa breakkare. Poco male però, dato che nel game successivo arriva subito il contro break dopo una serie di vantaggi interminabili. Giannessi in questo inizio partita appare un po’ nervoso e perde nuovamente il servizio, al cambio campo il punteggio è 2-3 Ofner. La reazione per Alessandro arriva nell’ottavo gioco dove strappa nuovamente la battuta all’austriaco salvo poi restituire il favore nel game seguente. È la terza volta che Giannessi perde il servizio, stavolta è fatale: Ofner chiude agilmente il decimo gioco e chiude il primo set con il punteggio di 6-4. Per l’azzurro c’è molto da recriminare.

 

La striscia negativa per l’azzurro non si interrompe, e in apertura di secondo set si fa breakkare nuovamente. La partita però non vuole padroni e stavolta tocca all’austriaco cedere il servizio all’italiano; molti errori da una parte e dall’altra pregiudicano lo spettacolo. Al cambio campo si va sul 2-1 Giannessi. Nel quarto gioco l’azzurro breakka l’austriaco al terzo tentativo, sarà l’allungo decisivo per il set. Dopo aver strappato la battuta (a zero) a Ofner anche nel sesto gioco Alessandro chiude il secondo set per 6-1.

Il terzo set si apre senza grandi scossoni come i precedenti due set: al cambio campo si gira 1-2. Nel sesto gioco arriva il break di Ofner che spezza il ritmo di Giannessi; un game questo volato via troppo fugacemente e perso a 0 dall’azzurro. È il game della staffa, l’austriaco si impone per 6-2 nel terzo set guadagnando così un posto nel main draw del Roland Garros.

G. Zeppieri b. S. Cuenin 6-3 6-4

Sin dalle prime battute la partita è molto combattuta. Dopo essere arrivato a due palle break nel quarto gioco, Zeppieri riesce a strappare il servizio a Cuenin nel sesto. La percentuale con la prima palla assieme agli errori del francese sono stati una costante in questo primo set. Zeppieri è bravo a capitalizzare il tutto nel non game imponendosi così nella prima frazione per 6-3 in 41′.

Nel secondo set Zeppieri dimostra di poter gestire meglio gli scambi da fondo riuscendo a contenere le accelerazioni del francese. Il quinto gioco è il più lungo dell’incontro e vede l’italiano sprecare tre palle break che potevano chiudere i giochi. Nel settimo gioco Zeppieri si conquista altre due palle del sorpasso e stavolta si fa trovare pronto, 3-4 per l’azzurro che ora si gioca l’approdo slam nei suoi turni di battuta. Dopo due game interlocutori Zeppieri serve per il match sul 4-5: è subito una rincorsa perché Cuenin si porta 0-40 ma l’azzurro non trema e grazie a tre ottime prime porta il game ai vantaggi. Dopo aver vanificato il primo match point il secondo è quello buono. Zeppieri vince 6-3 6-4 accedendo così al tabellone principale del Roland Garros.

QUI IL TABELLONE DELLE QUALIFICAZIONI MASCHILI DEL ROLAND GARROS

Continua a leggere

ATP

L’agenzia di management di Federer potrebbe diventare proprietaria del torneo di Cincinnati

Secondo indiscrezioni, Team8 sarebbe interessata ai diritti messi in vendita dalla USTA per il torneo maschile che si gioca in Ohio

Pubblicato

il

Roger Federer - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Continua a muoversi il mercato dei tornei più importanti del circuito. Dopo l’operazione che ha portato la IMG ad assicurarsi il Mutua Madrid Open, il prossimo ‘mille’ a cambiare proprietà potrebbe essere il Western & Southern Open, ossia il Master di Cincinnati. A febbraio la USTA, la federazione del tennis americano, ha infatti comunicato di essere pronta a vendere la sua quota di controllo del torneo del 93,8% dichiarando inoltre di aspettarsi un’offerta da nove cifre. E secondo Sportico e Steve Weissman di The Tennis Channel tra i potenziali acquirenti ci sarebbe anche Roger Federer con la sua agenzia di sport e intrattenimento “Team8”.

Né il campione svizzero né il suo agente, nonché co-fondatore della compagnia, Tony Godsick hanno confermato o smentito la notizia che comunque appare in linea con diversi progetti di “Team8”. L’agenzia è stata creata dai due nel 2013 ed è stata attrice protagonista nella nascita della “Laver Cup” (in cui Federer dovrebbe tornare a giocare il doppio con Nadal a settembre) diventando così uno dei principali investitori nel panorama del tennis mondiale.

Dal canto sua la USTA si è detta convinta che questo sia il “momento giusto per esplorare potenziali opzioni strategiche al fine di ottimizzare la crescita sul lungo periodo del torneo e di portarlo a un livello più alto. La federazione americana detiene però solo i diritti dell’evento maschile (Cincinnati è un combined), acquisiti per 12,5 milioni di dollari nel 2009 (a cui ne vanno sommati altri 65 di spese), mentre quello femminile è nelle mani di “Octagon”. Dunque, l’affare da 100 e più milioni di dollari riguarderebbe solo il torneo ATP: lo stesso che Re Roger ha conquistato per sette volte.

 

Sulla possibile operazione si è espresso l’ex numero 1 del mondo Andy Roddick, intercettato da The Tennis Channel: “sarebbe fantastico avere nella famiglia del tennis qualcuno come Roger che conosce e ama il nostro sport. È stato un incredibile ambasciatore di questo gioco e ha creato una relazione unica con gli appassionati di Cincinnati”.

Continua a leggere

Focus

“Chi l’ha visto?” La carriera interrotta di Kyle Edmund

Dopo una crescita lenta e costante il giovane britannico si era issato fino alla quattordicesima posizione del ranking. Da quel momento però è iniziato il calvario al ginocchio sinistro e, a quasi due anni dall’ultimo match, si avvicina lo spettro del ritiro

Pubblicato

il

Kyle Edmund - Battle of the Brits (via Twitter, @the_LTA)

Il protagonista di questa nuova puntata di “chi l’ha visto?” è Kyle Edmund. Il giocatore britannico dopo aver raggiunto il best ranking di numero quattordici del mondo nell’ottobre del 2018 non è riuscito a rimanere al livello dei migliori soprattutto a causa di un infortunio cronico al ginocchio sinistro che, dopo più di un anno di stop, sembra poter aver messo fine alla sua carriera. Infatti l’ultima volta che Edmund ha calcato i campi di gioco è stato nell’ottobre del 2020 quando è stato sconfitto da Jason Jung al primo turno delle qualificazioni del torneo ATP 500 di Vienna. A dire il vero i primi problemi al ginocchio sinistro erano arrivati alla fine del 2018 ma dopo due stagioni complicate, Edmund ha deciso di andare sotto i ferri per la prima volta nell’aprile del 2021. Questa prima operazione non ha dato i risultati sperati e qualche settimana fa Edmund ha dovuto ricorrere nuovamente a una piccola procedura che non gli permetterà di rientrare in tempo per Wimbledon, il torneo di casa. Il suo caso ricorda quello di Jared Donaldson: le operazioni, le lunghe pause e un rientro che almeno per l’americano si è trasformato in ritiro.

Lontano dalle luci della ribalta

Negli ultimi due anni il nome di Kyle Edmund è quindi finito nel dimenticatoio. Il ragazzo nato a Johannesburg, ma cresciuto nel piccolo villaggio di Tickton, nello Yorkshire, non ha mai avuto una personalità particolarmente intrigante e questo spiega anche perché sul suo nome vela un alone d’indifferenza generale. A dire il vero sin dall’inizio della sua carriera Edmund non ha ricevuto l’attenzione destinata alle classiche promesse. A livello giovanile infatti Edmund mostra una buona costanza raggiungendo i quarti di finale in tutti e quattro gli Slam ma si toglie le maggiori soddisfazioni in doppio assieme a Frederico Ferreira Silva con il quale vince due Slam. Poco prima di compiere diciassette anni il britannico decide di trasferirsi al “Roehampton LTA National Training Center” per farsi allenare da Colin Beecher, già capitano della nazionale britannica di Fed Cup nel 2006. Edmund si allena a Roehampton durante la settimana per poi tornare a casa con la famiglia durante il weekend.

Specialista del mattone tritato

Due anni più tardi si cominciano a vedere i primi risultati. All’inizio del 2015 infatti Edmund si trova a giocare le qualificazioni dell’Australian Open da numero 194 del mondo e, per la prima volta in carriera, riesce a qualificarsi per il tabellone principale di uno Slam dove si arrende al primo turno in tre set contro Steve Johnson. Un mese più tardi si aggiudica il primo Challenger della sua carriera, a Hong Kong, senza perdere nemmeno un parziale durante tutto il torneo e sconfiggendo in finale un veterano del circuito Challenger come Tatsuma Ito. Al Roland Garros non solo riesce a passare le qualificazioni per il secondo Slam consecutivo ma battendo Stephane Robert al primo turno festeggia la prima vittoria in un tabellone principale in uno slam. La terra battuta, tradizionalmente indigesta ai britannici, esalta le caratteristiche di Edmund. Il giovane di Johannesburg è infatti uno dei pochi giocatori assieme a Khachanov e a Sock a giocare il dritto usando l’impugnatura western grazie alla quale posizionando il palmo della mano sotto la racchetta si riesce a generare un ottimo top spin. A fine 2015 arriva la prima vittoria in un Challenger su terra battuta a Buenos Aires dove sconfigge in finale in due rapidi set Carlos Berlocq, specialista del mattone tritato. Questa vittoria si rivela particolarmente dolce per Edmund dal momento che il capitano di Davis Leon Smith, impressionato dal suo livello di gioco sul rosso, decide di schierarlo come secondo singolarista alle spalle di Andy Murray per la finale che la Gran Bretagna giocherà a Gent, su terra rossa indoor, contro il Belgio. La scelta del capitano si rivela sensata dal momento che Edmund riesce a vincere i primi due parziali contro Goffin prima di crollare fisicamente al quinto set. Il 2015 è quindi un anno positivo per lui, nessun exploit particolare ma una crescita costante che gli permette di chiudere l’anno a ridosso dei primi 100.

 

Continua a pagina 2

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement