Ufficiale, le finali di Coppa Davis si giocheranno (anche) a Torino!

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Ufficiale, le finali di Coppa Davis si giocheranno (anche) a Torino!

Il capoluogo piemontese sarà una delle tre sedi della manifestazione assieme a Madrid e Innsbruck

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Simone Bolelli e Fabio Fognini - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Pedro Salado / Kosmos Tennis)

La notizia circolava da qualche settimana, ma ora è ufficiale: Torino sarà una delle due città (l’altra è Innsbruck) che si aggiungeranno a Madrid per ospitare le finali di Coppa Davis in programma dal 25 novembre al 5 dicembre. Ciascuna sede ospiterà due gironi da tre squadre, mentre la gran parte delle fasi finali si disputerà nella capitale iberica – due quarti di finale, le semifinali e la finale si giocheranno infatti alla Madrid Arena (che sostituirà la Caja Magica), mentre Torino (al Pala Alpitour) e Innsbruck (all’Olympia-Halle) avranno un quarto di finale ciascuno.

Queste le suddivisioni:

  • a Torino si giocheranno il gruppo E (Italia, USA e Colombia) e il gruppo D (Australia, Croazia e Ungheria);
  • Madrid avrà il gruppo A (Spagna, Russia ed Equador) e il B (Canada, Kazakistan e Svezia);
  • Innsbruck avrà il C (Francia, Regno Unito e Cechia) e l’F (Austria, Serbia e Germania).

Questo il video di conferma del profilo ufficiale della Davis su Twitter:

 

“Non vediamo l’ora di portare le finali di Coppa Davis a Innsbruck e Torino”, ha detto il direttore del torneo Albert Costa, come riportato da Reuters. “Entrambe le città hanno lanciato delle candidature di grande valore che non solo permetteranno a giocatori e appassionati di avere un’esperienza di altissimo livello, ma includeranno misure stringenti per garantire la sicurezza di tutti gli astanti”. Ha poi aggiunto:Era importante trovare due città europee facilmente accessibili da Madrid e con condizioni simili, così da garantire una buona transizione per i giocatori che si sposteranno da un luogo all’altro“.

Il torneo verrà disputato su 11 giorni invece che su sette per evitare che le sessioni si dilunghino troppo come capitato nel 2019, quando il tie fra Italia e Stati Uniti, per esempio, si concluse alle quattro del mattino. “Pensiamo di aver fatto un grande lavoro nel 2019, ma di sicuro c’erano degli aspetti migliorabili, come la programmazione e il numero di spettatori sugli spalti, ha detto Costa. “Il nuovo format risolverà tutti i nostri problemi. Undici giorni sono meglio di sette perché era difficile per i giocatori disputare cinque tie in così poco tempo”.

Infine, nel 2022 le nazioni partecipanti scenderanno da 18 a 16, ma, stando a quanto dichiarato dall’ITF, l’evento continuerà ad essere disputato in più città.

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La Spagna perde dalla RTF ed è fuori dalla Coppa Davis

Un Feliciano da antologia non è sufficiente a salvare i campioni in carica che si arrendono al doppio decisivo

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Feliciano Lopez - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

RTF b. Spagna 2-1

La squadra campione in carica, nonché nazione ospitante, lascia la Caja Mágica, battuta dalla Russian Tennis Federation al terzo set del doppio. Ebbene sì, la Spagna, peraltro priva di Rafa Nadal, di Carlos Alcaraz e di Bautista Agut, non è tra le otto nazioni rimaste in gara e i due quarti di finale, le semi e la finale in programma a Madrid non vedranno un solo incontro con il pubblico spagnolo a tifare per i propri rappresentanti. Come migliore seconda insieme alla Svezia passa quindi la Serbia che affronterà il Kazakistan nella capitale orfana dei propri beniamini. Alla Spagna non è bastato un Feliciano Lopez da cineteca, vincitore in rimonta su Rublev nel primo singolare e protagonista del break che è valso il primo set nel doppio decisivo; troppo Medvedev per Carreño Busta e doppio russo implacabile nonostante la qualificazione ormai acquisita. La RTF, vincitrice del girone e quindi posizionata nella riga più in alto del tabellone, affronterà gli svedesi giovedì 2 dicembre; che vince troverà in semifinale la Gran Bretagna o la Germania.

F. Lopez b. A. Rublev 2-6 6-3 6-4

 

Trentadue punti vinti a rete da Feliciano Lopez nel gran bel match che lo ha visto imporsi in rimonta su un Andrey Rublev partito in controllo e poi sopraffatto, inerme di fronte a un avversario che non ha avuto paura di sfidare le sue bordate cogliendo ogni possibilità di andare a prendersi il punto al volo – dietro al servizio, alla risposta o dopo aver disegnato il campo con le sue rasoiate – sfoderando, a volte quasi ostentando, giocate sopraffine. Bravissimo Lopez, ora numero 106 ATP, a non abbattersi dopo un primo parziale andato un po’ come ci si aspettava; perché è vero che che Rublev non è arrivato al meglio in questo finale di stagione, anzi, con la notevole eccezione della finale al Masters 1000 di Cincinnati, la seconda metà del 2021 è stata a dir poco avara di risultati per lui, ma la differenza tra i due in termini di classifica, di peso di palla e di età suggeriva un risultato in linea con quello dell’unico precedente, all’ultimo Australian Open, con vittoria di Andrey per tre set a zero. Invece Feliciano è riuscito a girare un rubber che pareva inesorabilmente diretto verso Mosca (precisamente, verso la sede della Russian Tennis Federation) e lo ha fatto in modo spettacolare.

IL MATCH – Rublev inizia in risposta, mette subito pressione e strappa la battuta con l’errore al volo spagnolo. Lopez entra in partita al terzo gioco, strappa applausi alle tribune piene al 75%, ma fatica a tenere il ritmo imposto dall’avversario; cerca allora aiuto da una seconda di servizio più corposa che invece lo tradisce due volte ed è 4-1 pesante per il ventiquattrenne di Mosca. L’unico Feliciano della storia a entrare nel ranking ATP esibisce qualche serve&volley di gran livello, ma i suoi tentativi in risposta portano pochi “15” di fronte a un Rublev che sbaglia poco e il primo parziale finisce 6-2 per la RTF.

Lopez alza il livello nei propri turni di servizio e Rublev se lo ritrova sempre con il naso sulla rete senza riuscire a trafiggerlo se non occasionalmente, ma subendo anzi dei punti da highlights; in battuta, il n. 5 del mondo perde il primo punto solo al settimo gioco, ma ne cede altri tre fra numeri di Feli e un nastro che ne aiuta l’audacia. Il quarantenne di Toledo consolida il break non senza difficoltà in un game decisamente godibile, poi tira il fiato in attesa del momento della verità che lo vede risalire dallo 0-30, scatenando pure un dritto a velocità rubleviana, e pareggiare il conto dei set, con il pubblico spiritato anche se non ai livelli degli occhi di capitan Bruguera.

Lopez ha in apertura la chance di procurarsi una doppia palla break, però non riesce a dare seguito dell’ottima risposta; Rublev smazzola come sa e piazza qualche bel passante allungando il secondo gioco, ma i due vantaggi esterni vengono cancellati dalla prima battuta spagnola. Feliciano è carico come una molla, disegna tennis e viene avanti dietro lo slice di rovescio prendendosi un punto che non va più di moda ma sarà sempre bellissimo, lo replica subito dopo ed è break. Di fronte a quello che sta coprendo la rete come se il campo avesse la larghezza di un corridoio, Rublev trova rari accessi con il passante e frequenti accessi d’ira. Ci si diverte avvicinandosi al finale che sembra arrivare con un game di anticipo, ma i due match point Spagna da sinistra sfumano e allora Feliciano è chiamato a servire per portare il primo punto alla sua squadra. Il rovescio di Rublev trova subito due varchi vincenti, Feli rintuzza, salva il 5 pari con l’ace alla T, poi appoggia una volée smorzata che Andrey raggiunge dimostrando però tutt’altra manualità: è match point, trasformato da Lopez con il servizio esterno. Abbraccio con Sergi che poi lo invita ad andare ad accogliere quello del pubblico. Bella, bellissima vittoria, di quelle che avrebbero respiro epico se giocate su cinque set.

D. Medvedev b. P. Carreño Busta 6-2 7-6(3)

Tocca a Daniil Medvedev mettere a segno il punto che porta la sfida al doppio decisivo battendo in un’ora e mezza Pablo Carreño Busta. Dopo un primo parziale che è stato quasi una passeggiata russa, pareva che Carreño fosse riuscito a ribaltare l’inerzia come e meglio del connazionale Lopez nel primo rubber; invece, Medvedev ha ripreso in fretta il controllo della partita e solo la caparbietà dello spagnolo gli ha consentito di trascinare, per quanto inutilmente, il parziale al tie-break.

IL MATCH – Entrambi contengono i gratuiti, ma il palleggio di Daniil forza molti più errori e la sua prima battuta è incomparabilmente più efficace. L’inizio di Carreño è da incubo, 5-0 e servizio per un Medvedev in totale controllo degli scambi. Al cambio campo, il capitano Tarpischev bisbiglia tranquillo cosette al suo giocatore, mentre Bruguera spiega deciso cosa fare al proprio. PCB diventa più propositivo e si prende un paio di game prima di cedere il set. Riparte sempre con (moderata) aggressività, Pablo, la tattica dà i suoi frutti nonostante la resistenza di un numero 2 del mondo che si esalta con recuperi pazzeschi senza però evitare di finire sotto 0-3 e 15-40. Un servizio che non torna indietro, un altro che gli dà l’opportunità di entrare con il rovescio e la possibilità del doppio break Spagna evapora.

Quasi costretto a recitare una parte in un film già visto, il numero 1 della formazione iberica apre il turno di battuta con due errori, Medvedev ci mette un passantone di dritto, una risposta profonda ed è di nuovo in corsa. Una corsa che lo porta fino al match point sul 5-3, ma il servizio del trentenne di Gijon dice che c’è ancora tempo. Carreño Busta chiede il sostegno del pubblico quando si alza per andare a rispondere per rimanere nella lotta e si guadagna tre opportunità consecutive per il 5 pari; Daniil le annulla – la prima con uno scambio mozzafiato –, sale a match point che spreca steccando una volée piuttosto comoda e Pablo pareggia. La fine è solo (nuovamente) rimandata perché nel tie-break Medvedev prende subito il sopravvento e chiude con l’ace numero 11.

A. Rublev/A. Karatsev b. F. Lopez/M. Granollers 4-6 6-2 6-4

Dopo pochi minuti di doppio, la RFT si era già guadagnata la qualificazione: anche perdendo, sarebbe passata come migliore seconda ai danni della Serbia. Ma non erano lì per fare calcoli, i russi, e hanno rimontato gli spagnoli in una sfida di ottimo livello terminata al decimo gioco del terzo set.

IL MATCH – Nel gioco di apertura, gli spagnoli guadagnano una palla break, ma Granollers non tiene in campo la risposta sulla seconda profonda di Rublev. Il parziale prosegue senza sussulti fini al 4 pari, quando due risposte vincenti di Lopez separate da un errore sullo smash emotivo di Karatsev mandano il mancino a servire per chiudere. Nessuna palla break concessa finora dalla Spagna, nessuna anche in questo gioco ed è 6-4.

Le difficoltà spagnole iniziano però subito nella seconda partita. Su un missile di dritto al corpo lanciato da Rublev, Marcel salva più del 15-40 con la volée d’istinto (di sopravvivenza). Il catalano è ancora preso di mira, i due russi rispondono pesante e alla fine si prendono il 2-0. Andrey è caldo, vuole vendicare la sconfitta in singolare e ora sta trovando il tempo giusto sulla palla. Due chance dell’immediato contro-break sfumano, il trentacinquenne e il suo compare più vecchio faticano, la loro prima di servizio ha perso efficacia e non possono evitare il 6-2.

Già qualificata (dopo il primo game), in caso di vittoria la RTF giocherebbe i quarti della parte alta del draw con la Svezia, altrimenti affronterebbe il Kazakistan: l’impegno per vincere c’è tutto, il che potrebbe anche significare che preferisce evitare l’Italia in semifinale piuttosto che eliminare la Serbia. Lopez e Granollers hanno ritrovato il loro gioco, i russi non scendono e i turni di servizio filano via lisci fino a quando Feliciano serve sul 4-5. Sia Karatsev sia Rublev rispondono alla grande e Aslan piazza il bimane vincente sul match point: i russi vincono il girone, la Spagna è eliminata.

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Coppa Davis: il doppio tedesco ancora decisivo, a Innsbruck sarà Germania-Gran Bretagna nei quarti

Koepfer inciampa su Rodionov, Struff pareggia sconfiggendo Novak. Sono Krawietz e Puetz a conquistare il punto decisivo

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Kevin Krawietz, Tim Puetz - Finale Coppa Davis Innsbruck 2021 (Photo by Pedro Salado / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Germania b. Austria 2-1

Dopo la maratona notturna con la quale hanno sconfitto la Serbia del n. 1 al mondo Djokovic, Krawietz e Puetz portano ancora una volta il punto decisivo alla Germania che così avanza ai quarti di finale di martedì prossimo contro la Gran Bretagna.

J. Rodionov b. D. Koepfer 6-1 7-5

 

Si apre con una sorpresa il tie tra Germania e l’Austria già eliminata: Jurij Rodionov si aggiudica in due set lo scontro tra mancini contro Dominik Koepfer e porta all’Austria il primo punto. Forse la posta in palio ha pesato sulla serenità del tedesco che è entrato in campo contrattissimo, commettendo una caterva di errori e aprendo la strada all’avversario che non poteva sperare in una partenza migliore. Sia col dritto che col rovescio Koepfer ha sbagliato di tutto, incapace di addomesticare gli slice di rovescio dei Rodionov che ha cominciato a affidarsi sempre più spesso a tale soluzione per rompere il ritmo degli scambi.

In pochissimo tempo l’austriaco si è ritrovato avanti 6-1 3-1 e ha addirittura avuto una palla del doppio break. Mancata questa chance la partita ha subito un improvviso capovolgimento di fronte perché Koepfer, fino ad allora nervosissimo, è riuscito a registrare un po’ i colpi, arrivando a palla break nel sesto game senza però riuscire a sfruttarla. Il tedesco si è però scosso e ha centrato il controbreak due giochi più tardi, completando poi il sorpasso e cambiando campo in vantaggio 5-4. L’inversione di rotta si è però interrotta a un passo dal traguardo: Koepfer si è conquistato due set point consecutivi in risposta, annullati però con una gran prima e un ace da Rodionov che ha dunque impattato sul 5-5. Koepfer si è di nuovo rovinato con le proprie mani nel game successivo regalando all’avversario il break che ha deciso il match.

J-L. Struff b. D. Novak 7-5 6-4

Nel primo set Struff si è preso un immediato break di vantaggio, salendo 2-0. Da quel momento in poi i servizi hanno iniziato a farla da padroni e si è registrato un solo momento di difficoltà sul 4-3 per Struff, che si è ritrovato 0-30 dopo un dritto in rete e un bel lob dell’avversario, riuscendo però rapidamente a risollevare la situazione. Al momento di servire per il set però, Struff ha combinato un pasticcio e ha rimesso in carreggiata Novak con un maldestro serve&volley sulla palla break. Il tedesco ha rimediato immediatamente nel game successivo e con una gran risposta, seguita da una strenua difesa, si è procurato un’altra occasione di battere per intascarsi il parziale, riuscendo stavolta a evitare rimonte a sorpresa.

Stesso canovaccio anche nel secondo set, nel quale Struff è andato da subito avanti di un break e lo ha difeso con la battuta fino alla fine, capitalizzando le uniche occasioni avute nel terzo game. Il tedesco ha quindi portato la Germania in parità, approfittando della giornata poco brillante di Novak che ha messo a segno solamente tre errori gratuiti contro ben 15 errori non forzati.

K. Krawietz/T. Puetz b. O. Marach/P. Oswald 6-3 6-4

Confermatissime le due coppie di doppio “titolari” delle due nazionali, composte da collaudati binomi di specialisti. La partita ha valore solamente per i tedeschi, che vincendo sarebbero primi nel loro girone passando ai quarti di finale, mentre con una sconfitta dovrebbero con ogni probabilità dire addio alla manifestazione.

Il primo break arriva subito, al terzo gioco, quando Marach cede la battuta da 30-0 chiudendo con un doppio fallo. Il duo tedesco non concede nulla alla battuta, ha la chance del 5-1 sempre sul servizio di Marach, ma non riesce a convertirla. Il set finisce comunque a favore della Germania che non concede nessuna palla break in tutto il set e un solo errore gratuito contro 12 vincenti.

Il secondo set ha una trama non dissimile dal primo: il servizio dei tedeschi è sempre inattaccabile, e questa volta invece è Oswald a commettere un doppio fallo sulla palla break che nel settimo game lancia la Germania verso la vittoria e il quarto di finale contro la Gran Bretagna.

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Coppa Davis: Cilic è ancora il faro della Croazia, l’Italia deve evitare il doppio

Italia e Croazia si ritrovano a Torino otto anni dopo. La sfida tra Sinner e Cilic orienterà l’incontro. Sonego favorito nell’altro singolare. Il doppio croato fortissimo. Volandri fiducioso, promuove la coppia Sinner-Fognini

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Marin Cilic - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

da Torino, il nostro inviato

Sarà di nuovo Italia-Croazia a Torino, come nel 2013. Allora si giocò al Pala-Vela, oggi sarà la cornice del PalaAlpitour a decidere chi staccherà il biglietto per Madrid e per il sogno di una nuova insalatiera.

In precedenza, la Croazia ci aveva battuto 3-2 nel 2001 al Foro italico, quando non bastò agli azzurri l’impresa dell’odierno capitano Filippo Volandri contro Goran Ivanisevic e con lo stesso punteggio nel 2008 sul cemento di Dubrovnik quando dopo la vittoria di Seppi su Cilic, fu decisiva la sconfitta di Bolelli con Ancic

 

Di quella sfida vinta dagli azzurri 3-2 qui a Torino nella Croazia ci sono praticamente tutti tranne Ivan Dodig, secondo singolarista che perse i due match contro Andreas Seppi e soprattutto contro Fabio Fognini nel quinto e decisivo match.

Per Fabio fu uno dei tanti weekend di Davis da eroe grazie anche al doppio vinto il sabato in coppia con Simone Bolelli ancora contro Dodig e Marin Cilic ( che aveva assicurato ai biancorossi i due punti grazie alle vittorie su Lorenzi e Seppi).

Da quel 2013 molte cose sono cambiate. Fabio Fognini, dopo tanti anni di battaglie, da protagonista assoluto si è trasformato in una chioccia per i “giovani pischelli con i quali siamo a posto per 10 anni”.

Marin Cilic invece, resta il faro della sua nazionale, allora era numero 12 del mondo, aveva già una discreta carriera alle spalle, ma solo l’anno successivo avrebbe completato la sua esplosione con la clamorosa vittoria agli Us Open 2014, dominando Roger Federer in semifinale prima di battere Nishikori in finale.

Proprio Roger Federer ha negato al campione croato, issatosi fino al numero 3 del mondo, un ulteriore successo slam, respingendolo nelle finali di Wimbledon 2017, quando Marin fu praticamente paralizzato da una vescica e dall’emozione, e a Melbourne nel gennaio 2018 quando Roger si aggiudicò il ventesimo major spuntandola solo al quinto set.

Da quel momento Marin ha alternato cose buone a lunghi momenti di difficoltà che lo hanno visto scivolare nelle retrovie, sino ad una malinconica posizione a ridosso del numero 50 del mondo ( numero 47 a maggio di quest’anno).

Poi però il croato ha ripreso confidenza e fiducia, dapprima tornando ad alzare un trofeo dopo tre anni di digiuno ( Queen’s 2018) sull’erba di Stoccarda, superando Shapovalov e Auger Aliassime in finale e poi bissando il successo nel recente torneo di San Pietroburgo, superando Taylor Fritz nell’atto conclusivo e riaffacciandosi così trai primi 30 del mondo.

Ci sono le mani e il cuore di Cilic sulla seconda insalatiera croata, quella vinta a Lille nel 2018 contro la Francia, nell’ultima edizione della “vera” Coppa Davis. Marin trascinò i suoi compagni ( Borna Coric, vittorioso su Chardy ed il doppio Dodig-Pavic sconfitto dai francesi) con le vittorie in trasferta su Tsonga e Pouille, superando così anche l’amarezza della bruciante sconfitta patita in finale a Zagabria contro l’Argentina di Juan Martin del Potro che gli recuperò due set di vantaggio nel match chiave di quella sfida, durato quasi cinque ore.

Il primo storico trionfo croato portò la firma di Ivan Ljubicic e Mario Ancic ( Con Ivanisevic e Karlovic) che nel 2005 sbancarono Bratislava per il delirio di un’intera nazione.

La sfida che varrà un posto nella final-four di Madrid ruoterà attorno al match che vedrà opposto il numero uno croato al nostro nunero uno ( in assenza di Matteo Berrettini), Jannik Sinner.

Oggi Cilic è riuscito a perdere inopinatamente contro il numero 282 ungherese Zsombor Piros, in un match che non contava nulla per la sua nazionale, ma che ancora una volta ha confermato i momenti di vuoto che attraversano le partite ( e l’intera carriera) del croato.

John Isner, dopo aver racimolato appena due game contro il nostro giovane fuoriclasse ( sconfitta più netta patita in carriera dal gigante americano) ha predetto per Jannik un futuro da top 3. Abbiamo chiesto a Cilic, che top3 lo è stato cosa dovrà fare Jannik per raggiungere quel livello. “Jannik è giovane ed è già top10, quindi ha già dimostrato di essere molto competitivo ad alti livelli, ha avuto una stagione fantastica. Per arrivare al vertice dovrà avere continuità negli slam e nei 1000, è quello che alla fine fa la differenza, nessuno sa dove potrà arrivare, quando sono arrivato al numero 3 ho avuto dodici mesi fantastici. Ma Jannik sta migliorando giorno dopo giorno in maniera incredibile”.

Sinner-Cilic, sicuramente, ma non solo. Lorenzo Sonego ha dimostrato di essere una pedina fondamentale nello scacchiere azzurro di Filippo Volandri. La nuova formula della Davis ( anche se secondo Nicola Pietrangeli non dovremmo più chiamarla così…) affida ai numeri 2 il compito di aprire le ostilità e sin qui Lorenzo il torinese e torinista ha sempre passato la racchetta a Jannik dopo aver portato l’Italia in vantaggio.

Bisognerà capire chi sceglierà il capitano Vedran Martic tra Borna Gojo, bravo a sorprendere Popyrin nella prima giornata e Nino Sedarusic che oggi ha assicurato ai croati il punto che mancava per avere la certezza matematica della qualificazione ai quarti di finale.

Borna Gojo, ventidue anni e numero 276 del ranking, ha mosso i primi passi nel mondo del tennis nel circuito universitario americano, dove nel 2016 aveva contributo alla conquista del titolo NCAA, poi la sua carriera professionistica è stata rallentata da molti problemi fisici. ” Ho avuto anni molto duri, quest’anno solo stato a lungo infortunato, non è facile giocare quando non sei al 100%, però ho avuto l’opportunità di giocare per la mia nazionale e per me questo conta più di ogni altra cosa”.

La sua attività è concentrata prevalentemente nel circuito challenger, anche se in ottobre è riuscito a qualificarsi per il main draw dell’Atp250 di Mosca dove ha perso in tre set da Duckworth, disputando una buona partita.

Nino Serdarusic si trova poco più su in classifica ( n. 242) e ha due anni in più del suo compagno di squadra. Tante corse nei challenger dove lo abbiamo visto perdere da Cecchinato in tre set in Croazia e qualche sporadica apparizione sul tour maggiore ( si è qualificato a Stoccolma battendo Vavassori in quali prima di perdere da Van de Zanschulp).

La sua famiglia gestisce un ristorante ad Umago dove lui ha dato una mano in passato e dove ora di tanto in tanto va a gustarsi una bistecca al tartufo o un’insalata di polpo. È allenato dai fratelli Tomislav e Filip che lo hanno condotto al tennis dopo che fino a 10 anni aveva giocato a calcio. Proprio come il suo possibile avversario Sonego, un passato da ala nel Torino. Dopo la vittoria con Marozsan non ha nascosto la sua gioia: “Tutto l’anno giochiamo sempre per noi stessi, con la nazionale è un’altra cosa. Ho sentito sulla mia pelle le emozioni di questa giornata, è il momento più bello della mia carriera”.

Punto forte della compagine balcanica è senza dubbio il doppio. Nikola Mektic e Mate Pavic sono la coppia numero 1 al mondo e in questa stagione hanno vinto ben nove titoli, tra cui spicca la prima vittoria tutta croata a Wimbledon, oltre alle vittorie a Roma, Montecarlo e Miami e la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo battendo l’altra coppia croata Cilic/Dodig.

Capitan Volandri, dopo il forfait di Matteo Berrettini, ha convocato Simone Bolelli, che con Fabio Fognini ha composto una coppia molto competitiva, capace di vincere uno Slam in Australia e giocare anche le Atp Finals nel 2015. Tuttavia Simone non è apparso in buone condizioni e Volandri ha provato di fianco a Fognini prima Lorenzo Musetti contro gli Usa, poi Jannik Sinner contro i campioni colombiani Farah-Cabal in un match terminato alle 02.30 di stanotte. Probabilmente, in caso di necessità sarà proprio Jannik a dover fare gli straordinari, ma vista la forza del doppio croato, sarà il caso di vincere i due singolari.

Volandri suona la carica: “La prova di Jannik con Fabio è stata ampiamente superata. I croati sono un grande team, Cilic è un campione slam ed il doppio è fortissimo. Ma Jannik e Lorenzo hanno impattato benissimo con la competizione, abbiamo rispetto di tutti ma paura di nessuno”.

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