A Wimbledon cade un pezzo di tradizione: dal 2022 si giocherà la domenica di mezzo

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A Wimbledon cade un pezzo di tradizione: dal 2022 si giocherà la domenica di mezzo

Niente più giorno di riposo a Wimbledon dal 2022. Il torneo sarà di 14 giorni. Si era giocato solo quattro volte nella domenica di mezzo

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Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)
 
 

Camminare lungo Church Road durante la domenica di mezzo è un’esperienza strana: è come trovarsi di colpo catapultati in un film nel quale qualcuno ha premuto il tasto “pausa”. Tutto sembra quasi sospeso, in un silenzio quasi irreale che ha sostituito il brusio incessante delle 40.000 persone che nelle giornate precedenti avevano percorso quei passi verso il torneo di tennis più famoso del mondo.

Dal 2022 tutto questo sparirà: l’All England Lawn Tennis and Croquet Club ha deciso di fare a meno di una delle sue tradizioni, quella del riposo durante la domenica di mezzo. Prima c’era il “never on Sunday”, tanto che pure la finale maschile si disputava di sabato. Poi la pausa della “Middle Sunday”, la domenica di mezzo, dissacrata solamente in tre occasioni (1991, 1997, 2004 e 2016) per recuperare un programma devastato dalla pioggia. Ora Wimbledon sarà un torneo di 14 giorni come tutti gli altri tornei dello Slam. O meglio, come due degli altri tornei dello Slam, perché a Parigi ormai da diverso tempo è diventato di 15 giorni, con una domenica iniziale “light” per lanciare il torneo.

Certamente Wimbledon come gli altri tornei non lo sarà mai, ma anche loro hanno dovuto cedere alle imponenti ragioni commerciali e organizzative che consigliano di evitare il giorno di pausa in mezzo al torneo. Con buona pace degli abitanti del sobborgo di Wimbledon che dovranno sopportare per una giornata in più il trambusto del torneo, gettando uno sguardo magari snob ma certamente attento al fiume di denaro che l’evento riversa nelle casse locali. La motivazione ufficiale, come annunciato dal Chairman Ian Hewitt durante la tradizionale (ovviamente) conferenza stampa di primavera, è quella dell’evoluzione della tecnologia per la cura dell’erba, che permette il mantenimento dei prati anche senza il giorno di pausa. Ma non ci sono dubbi che il motivo principale sia di carattere economico.

 

Abbiamo più volte ricordato come la “corporate hospitality” sia un elemento importante degli introiti di ogni torneo, e Wimbledon non fa eccezione. Avere una giornata in più nella quale permettere alle aziende sponsor di invitare i propri ospiti a Wimbledon, soprattutto una giornata del weekend, è una proposizione troppo allettante per poter essere snobbata anche dal tempio della tradizione tennistica. Senza tenere presente che in questo modo si va incontro anche alle esigenze degli appassionati “non-corporate”: un giorno in più di tennis in una giornata non lavorativa, quando chi lavora ad orari d’ufficio ha tempo per guardare il torneo in televisione in tutto il mondo; un giorno in più per fare la coda (il sabato, proprio perché durante il weekend, è di gran lunga la giornata più popolare per chi si accampa a Wimbledon Park in cerca di un biglietto).

Ci sarà ovviamente chi sarà contrario alla decisione, e per questo Wimbledon ha lanciato un sondaggio online per sollecitare i commenti da parte di tutti gli interessati, soprattutto la popolazione locale che sarà sicuramente impattata dalla decisione. I fondamentalisti del “never on Sunday”, secondo cui la domenica è la giornata tradizionalmente dedicata al riposo e già non sopportano le sei ore di apertura concesse ai negozi, avevano già ricevuto una spallata nel 1982 quando i soldi della NBC avevano convinto l’All England Club a spostare la finale maschile dal sabato al “giorno di riposo”. Certamente non farà piacere a tutti coloro che lavorano al torneo, inclusi noi dei media: coprire un torneo dello Slam è quasi uno sport anaerobico, uno sprint dall’inizio alla fine, e la boccata d’ossigeno della domenica di mezzo era davvero una manna dal cielo nella maggior parte dei casi.

Ma si tratta di un piccolo prezzo da pagare per regalare ai tifosi più tennis, e magari ottenere una programmazione degli ottavi di finale meno condensata: con la domenica di mezzo “dark” (espressione usata dai teatri per indicare il giorno di riposo), tutti gli ottavi del singolare maschile e del singolare femminile venivano programmati il lunedì della seconda settimana, la giornata “tecnicamente più interessante di tutto l’anno” come diceva il saggio Rino Tommasi. Però si trattava spesso di una corsa contro tutto, con partite di grande valore che si disputavano contemporaneamente senza avere possibilità di vederle o raccontarle come meritano. Senza poi tener presente che in caso di bizze del meteo, il programma del resto della settimana veniva messo a rischio.

E cio che più importa all’All England Club è l’apertura di questa nuova “fonte di reddito” che servirà a finanziare il progetto di espansione dei Championships, il “Wimbledon Park Project” che entro l’anno 2028 renderà i ground di Wimbledon di gran lunga i più estesi di tutti i tornei dello slam, con l’aggiunta di 39 nuovi campi da tennis, compreso un nuovo stadio da 8.000 posti con tetto retrattile. Nel 2020 Wimbledon ha ricevuto l’intera somma di 180 milioni di sterline (circa 207 milioni di euro) dall’assicurazione che aveva stipulato contro la cancellazione per “malattie infettive”, e di questi 36 milioni sono stati girati alla Lawn Tennis Association, la federazione tennis britannica, come da accordi tra le due parti. Ma per completare il mastodontico progetto e mantenere la leadership quantomeno di prestigio tra tutti i tornei dello Slam c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile, anche quello della ormai non più sacra domenica di mezzo.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.

Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Wimbledon, l’incredibile sconfitta di Davidovich Fokina: penalty point al tie-break decisivo sul match point

L’arbitro Carlos Ramos condanna lo spagnolo alla sconfitta contro Vesely, dopo una palla scagliata fuori dal campo sul 7-9 del super tie-break

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Una delle partite più lottate della terza giornata di Wimbledon 2022 è stata quella tra Alejandro Davidovich Fokina e Jiri Vesely. La tenacia dei due e l’incertezza che regnava ha attratto anche gli spettatori che hanno riempito tutti i posti disponibili sul Campo 17 e anche oltre (una grosso gruppo era infatti piazzato dietro la sedia dell’arbitro nel punto in cui il campo non era circondato dalla recinzione). Dopo 3 ore e 52 minuti è stato il giocatore ceco a spuntarla, ma il finale è stato piuttosto controverso e assolutamente insolito. Infatti Vesely non ha dovuto giocare il match point: a Davidovich Fokina è stato comminato un penalty point sul 9-7 del super tie-break del quinto set in favore di Vesely, che ha chiuso 6-3 5-7 6-7(2) 6-3 7-6(7).

La causa del penalty point? Come si vede dal video in basso, Fokina dopo aver mandato sul nastro un dritto (colpo che lo ha tradito nel finale dove è stato anche a due punti dal match in risposta sul 5-4) ha scagliato la palla fuori dal campo. In precedenza nello stesso set l’arbitro gli aveva dato un warning per ‘oscenità verbale’ per qualche frase troppo colorita. Ecco allora la combo che gli è stata fatale: è rimasto totalmente di stucco dopo aver sentito l’arbitro chiamare il ‘game, set and match Vesely’, perché – dal poco che si è capito – pensava che il penalty point non scattasse per la somma due infrazioni diverse. Ha poi raggiunto la sua sedia e ha anche nascosto con l’asciugamano qualche lacrima. Per vedere la stretta di mano e lo sguardo incredulo di Fokina potete andare a guardare le storie sul profilo Instagram di Ubitennis, dove troverete anche altri contenuti dai meandri dell’All England Club.

Curioso il fatto che ad arbitrare l’incontro praticamente deciso da penalty point ci sia stato Carlos Ramos. Nel 2018 infatti fu protagonista della polemica con Serena Williams nella finale dello US Open (vinta da Osaka) dove Serena ricevette addirittura un penalty game.

Dal punto di vista di Vesely invece c’è la gioia per aver raggiunto il terzo turno a Wimbledon per la quinta volta. Nelle quattro precedenti occasioni ha vinto due volte, nel 2018 contro Fognini e nel 2016 contro Sousa, ma non riuscì comunque a raggiungere i quarti. Ora si troverà di fronte Tommy Paul: insomma, una partita piuttosto aperta per lui che ha quest’anno è riuscito a battere perfino Novak Djokovic (seppur non al meglio) a Dubai. La sua parte di tabellone (il quarto inferiore della parte alta) è molto interessante: è proprio da qui che si è sicuri uscirà un nuovo semifinalista Slam. Questi i candidati: Humbert, Goffin, Tiafoe, Bublik, Norrie, Johnson, Paul e Vesely.

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Wimbledon day 4, da non perdere: Andreescu, Shapovalov e Draper

LONDRA – I talenti canadesi Bianca e Denis possono dare spettacolo, interessante il confronto fra Jack e De Minaur

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(da Londra, il nostro inviato)

Alex De Minaur – Jack Draper
Alex è l’erede tecnico, tattico e ovviamente nazionale del grande australiano Lleyton Hewitt, che Gianni Clerici chiamava “satanetto” per la diabolica capacità di ribaltare qualsiasi scambio (Pete Sampras ancora si ricorda i suoi passanti, ne sono convinto). Oggi affronta l’inglese rampante Jack, mancino, assai forte, dotato di grandi colpi d’attacco al seguito di un ottimo servizio. Esplosività opposta a corsa e contrattacco, se vogliamo, e non si offendano i tifosi del mitico Goran (io ero fra quelli), un match-up tecnico non troppo dissimile a quando Lleyton affrontava Ivanisevic, che proprio contro Hewitt concluse la sua carriera a Wimbledon 2004. Vedere le grandi aperture di campo di cui sono capaci i mancini di talento, e il modo in cui i difensori di qualità tentano di chiudere quegli angoli è sempre molto interessante, particolrmente su erba.
Consigliata a chi ama il contrasto di stili e i ricorsi storici.

EDITORIALE: Senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

 

Elena Rybakina – Bianca Andreescu
Elena gioca bene, e pur non essendo un’erbivora nata si adatta a questa come a tutte le altre superfici. E’ stata top-15, ha 23 anni, un’ottima tennista in generale. Quindi, un banco di prova significativo per Bianca, il talento canadese che ha devastato il tennis WTA in quella indimenticablie stagione 2019, quando a meno che non fosse infortunata si rifiutava semplicemente di perdere. Dopo il titolo allo US Open, purtroppo, il fisico di Andreescu ha successivamente presentato una lista di conti infinita, che speriamo si sia definitivamente esaurita. L’erba potrebbe esaltare diverse delle caratteristiche della canadese, a cominciare dalla gran manualità e capacità di variazione con lob e palle corte, la partita ha buone possibilità di risultare godibile.
Consigliata a chi apprezza finezze tattiche come i pallonetti aggressivi durante lo scambio, senza che l’avversaria sia scesa a rete.

QUOTE DEL GIORNO

Denis Shapovalov – Brandon Nakashima
Brandon è il paradigma di giocatore da cemento americano se ce n’è uno. Correttissimo, forte, con servizio e dritto spinge, col rovescio manovra, bel fisico, tanta corsa. Su erba, e Taylor Fritz ne è un esempio, è un tipo di tennista che se la può cavare più che bene. Dall’altra parte abbiamo l’ultimo superstite (oltre a Djokovic, ovviamente) dei semifinalisti dell’anno scorso, e Denis il match con Novak avrebbe potuto e dovuto vincerlo visto l’ndamento del punteggiio e del gioco. Purtroppo, ultimamente il mancino canadese dal tennis esplosivo e dal fenomenale rovescio e una mano sta perdendo molti match, la speranza è che arrivato qui a Wimbledon qualcosa gli faccia click in testa e che la tendenza si inverta. Vederlo spaccare la palla a tutto braccio da qualsiasi angolo del campo è sempre uno spettacolo, a prescindere da tutto.
Consigliata a chi non smetterà mai di adorare le risposte di rovescio a una mano in salto.

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