A Madrid si respira aria di normalità

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A Madrid si respira aria di normalità

MADRID – Il primo 1000 europeo con pubblico da quando il mondo è cambiato. In una città dove si sfida il virus con coraggio. Forse troppo

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Caja Magica, pubblico - Madrid 2021 (ph. Mateo Villalba)

dal nostro inviato a Madrid

Il tennis ce la sta mettendo tutta per tentare di riacquistare una parvenza di normalità, e l’evento di Madrid sembra essere una tappa importante lungo questa strada. Dopo aver assistito all’Australian Open con pubblico e al combined di Miami con qualche tifoso sugli spalti (non erano molti, ma nel complesso dell‘Hard Rock Stadium qualcuno è potuto entrare), il Mutua Madrid Open ha aperto i cancelli (teoricamente) al 40% della capienza dell’impianto, primo Masters 1000 ad accogliere un numero tanto ampio di tifosi da quando il Tour è ripreso.

Nei primi giorni dell’evento, in cui si sono disputati i primi turni femminili e le qualificazioni maschili, la risposta è stata un po’ timida ma anche in condizioni pre-Covid l’affluenza difficilmente sarebbe stata maggiore. Negli ultimi giorni invece, complici anche le giornate di festa – il 1° maggio, festa dei lavoratori, e il 2 maggio, la festa della mamma qui in Spagna – si sono viste molte più persone.

 

I dati in nostro possesso smentiscono parzialmente il limite del 40%, considerando che l’organizzazione del torneo ha comunicato un tetto di ingressi giornalieri attorno ai 4800-5000 spettatori. Siamo più vicini a una capienza del 20-25%: riportando le proporzioni tra le varie aree aperte ai tifosi, da una nostra stima risulta che il Manolo Santana (capienza totale circa 10.000 spettatori, secondo il sito del torneo) è aperto a sole 2000 persone e l’Arantxa Sanchez a circa 700, cifre a cui vanno aggiunti i biglietti venduti per i campi secondari (ground).

Di biglietti per il centrale ne sono rimasti pochissimi e ci si aspetta il tutto esaurito per i prossimi giorni. Il sito del torneo, infatti, riporta che i biglietti sono ‘venduti al 99%’ con l’eccezione di due soli slot, che però sembrano essersi riempiti proprio nelle ultime ore: fino a poco fa era ancora possibile acquistare posti per le sessioni diurne di venerdì (giornata di quarti di finale maschile) e sabato (una semifinale maschile) al prezzo di circa 100 euro, mentre durante la settimana i prezzi per il Manolo Santana Stadium hanno oscillato tra 30 e 60 euro a seconda del giorno e della sessione. Per l’Arantxa Sanchez Stadium invece, il secondo per capienza, il prezzo si aggira attorno ai 50 euro, ma già a partire da venerdì 7 il campo verrà utilizzato solamente per il torneo di doppio e in quel caso il prezzo si dimezzerà.

Come vi abbiamo già raccontato, il campo 3 (anch’esso provvisto di tetto) resterà chiuso al pubblico per tutta la durata del torneo. La motivazione sembra essere l’impossibilità economica di garantire la sicurezza e l’igienizzazione anche di un terzo stadio.

Caja Magica – Madrid 2021 (photo MMO21)

All’interno dell’impianto, a differenza delle passate edizioni, sono completamente assenti i gazebo delle varie marche sportive e l’unico luogo in cui è possibile fare acquisti è un piccolo bancone con prodotti brandizzati del torneo (cappellini, magliette, grosse palle da tennis per gli autografi). In compenso ci sono molti stand dei principali sponsor del torneo: una compagnia telefonica, un’assicurazione, il quotidiano Marca, Mercedes per citarne alcuni.

L’unica attività concessa al pubblico oltre alla possibilità di guardare tennis è… mangiare, e in questo caso la scelta è un po’ più varia.

A circa 10 euro ci sono dei panini, con calamari o con prosciutto spagnolo, mentre con una quindicina d’euro si può pranzare con un burger o una pizza, bibita inclusa. L’offerta nel complesso non è molto varia, ma se si considera che dodici mesi fa questo torneo neanche si è potuto disputare, dopo vari tira e molla, può essere considerata una ripartenza più che dignitosa. Una ripartenza decisamente in linea con l’atmosfera che si respira nella città di Madrid, dove i tutti i locali sono aperti – anche all’interno – rigorosamente fino alle 23. In giro per le vie tutte le persone indossano la mascherina, ma dentro i locali la cosa cambia e diventa discrezionale: i camerieri la portano, ma la maggior parte dei clienti no.

Per quanto riguarda lo spostamento in metro, purtroppo risulta impossibile mantenere il distanziamento e non ci sono posti sui quali non è possibile sedersi (come succede ad esempio sui treni), il che contribuisce a creare dei veri e propri assembramenti. Il discorso diventa vero soprattutto dalle 22:30 in poi, quando tutti (con una certa calma) rientrano a casa per rispettare il coprifuoco. Di forze dell’ordine se ne vedono tante in giro, anche per via delle elezioni locali per eleggere il Presidente della Comunità di Madrid che si sono svolte martedì. I toni della campagna elettorale negli ultimi giorni hanno raggiunto picchi preoccupanti e le numerose manifestazioni nelle piazze principali della città necessitavano dunque di supervisione.

L’impressione abbastanza ovvia è che queste riaperture così estese – in contrasto con il resto del paese – siano state una scelta politica da parte delle forze di centro destra uscenti per accumulare consensi, e i sondaggi sembrano dargli ragione.

Tornando alla Caja Mágica, invece l’atmosfera che si respira è molto distesa tanto che ieri il pubblico, invitato più volte a lasciare il campo al termine de tie-break tra Muchova e Sakkari per motivi di coprifuoco, ha sì sovrastato il messaggio della speaker con i fischi, ma giunta l’ora di andarsene proprio nel momento clou, ha lasciato il Manolo Santana Stadium ordinatamente e senza polemiche. Inoltre forse c’è quest’aria di distensione perché dei Big Three è presente il solo Nadal (non era mai successo da quando il torneo si gioca su terra, ovvero dal 2009) e dunque qualsiasi dibattito su chi sia il migliore è rimandato ad altra sede e altri tornei.

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Piatti: “Sinner tiene moltissimo alla maglia azzurra. Alle 3 di notte era a giocare il doppio”

Sul Messaggero il coach di Jannik parla della stagione e del futuro: “Durante il lockdown gli ho fatto vedere i filmati dei Big 3 per imparare a gestire ogni fase del match”

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La stagione dei tennisti italiani si è purtroppo conclusa. Diciamo “purtroppo” perché la Davis Cup by Rakuten è ancora in corso, ma la selezione azzurra si è fermata ai quarti di finale, sconfitta dalla Croazia di Cilic e del miglior doppio del mondo Mektic/Pavic. Inizia dunque leggermente in anticipo l’off season e con essa il tempo dei bilanci. Vincenzo Martucci ha intervistato Riccardo Piatti, coach di Jannik Sinner, per il Messaggero, cercando di fare il punto sulla stagione dell’italiano a partire proprio dall’ultimo appuntamento, quello della Coppa Davis, nella quale Jannik ha vinto tre singolari e perso due doppi, incluso quello decisivo contro i croati nei quarti.

Sinner, solitamente molto pacato e quasi algido in campo, si è lasciato coinvolgere dal clima Davis e ha spesso chiamato il sostegno del pubblico di casa. La cosa però non ha sorpreso Piatti, che conosce bene il proprio pupillo. “Lui è proprio così: un ragazzo che ama questo sport e si diverte a giocarlo. Quando è all’Accademia di Bordighera si ferma a giocare coi più giovani, con mio figlio Rocco e gli altri ragazzi anche a calcio e a basket. Gli viene spontaneo.”

Il coach stronca subito anche ogni polemica riguardo alla scelta di Sinner di non prendere parte alle Olimpiadi di Tokyo. “È ridicolo pensare che Jannik non sia italiano al 100%: tiene moltissimo alla bandiera e alla maglia azzurra, a Torino s’è visto come comunichi col pubblico e ami coinvolgerlo. È stato onesto come sempre: prima non si sentiva pronto, era stanco, ha fatto quello che ha ritenuto giusto. Infatti, eccolo giocare alle tre di notte per provare il doppio insieme a Fognini. Ecco lo Jannik di Torino.”

 

Contro Cilic, Sinner ha dimostrato ancora una volta di saper emergere dalle difficoltà e di poter ribaltare match nei quali le cose non funzionano sempre nel modo migliore. Questo è uno degli aspetti su cui coach Piatti ha lavorato di più con Jannik, perché come si sa il tennis non è solo questione di saper tirare dritto o rovescio. “Durante il lockdown gli ho fatto vedere tanti filmati di Federer, Nadal e Djokovic nelle finali importanti, ma non nelle fasi in cui hanno giocato bene e hanno vinto con tre vincenti uno dietro l’altro, ma quelle in cui giocavano male. Così Jannik sa che anche a una campione può succedere: fa parte del gioco, del mentale, del tennis. A lui non deve succedere. All’ingresso del Piatti Tennis center c’è scritto: “Non siamo qui per risolvere i problemi ma per crearveli”. Non è lui la mosca bianca, sono gli altri gli anormali, quelli che non arrivano al100 del mondo e ne avrebbero le possibilità: si sono creati un sacco di problemi, mentre in realtà basta essere semplici, riflettere sulle sconfitte, chiedersi perché e come si può migliorare. Anche quella contro Tiafoe rimarrà impressa a Jannik, come la Davis: ha vissuto l’esperienza per la sua nazione, per la squadra.”

Riguardo all’esperienza del doppio, Piatti è piuttosto soddisfatto e continuerà a consigliare (se non a obbligare) Jannik di giocarlo per poter migliorare sotto rete. “È stata una delle cose che ha fatto meglio quest’anno: con Hurkacz, Bolelli, Feliciano Lopez, Opelka col quale ha vinto Atlanta, Korda, ancora Hurkacz. Voglio che provi con compagnia diversi, che giochi tanti servizio-volée, che impari a venire avanti a giocare la volée bassa.” Ora però è tempo per il meritato riposo, tanto per Jannik quanto per Piatti e il suo entourage, così da potersi concentrare al meglio sulla stagione 2022. “Per dieci giorni riposa e noi dello staff non lo vogliamo vedere: ci porta via tanta energia, vuole giocare, vuole sempre fare qualcosa… Poi preparazione a Montecarlo e il 27 si parte per l’Australia.”

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ATP Cup 2022, arrivano le prime rinunce: out Nadal e Alcaraz

Importanti le assenze per gli spagnoli che, secondo quanto annunciato da “Marca” dovranno fare a meno anche di Marcel Granollers

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Rafael Nadal - ATP Cup 2020 (via Twitter, @ATPCup)

Il 2021 tennistico è alle sue battute conclusive. Le fasi finali della Coppa Davis che si giocheranno a partire da oggi e per i prossimi giorni, sono nella sostanza il match point di una stagione intensa e complicata ma che ha rivisto i primi segni di normalità dopo il buio del 2020. È tempo di guardare avanti e puntare lo sguardo a ciò che arriverà e a quella che sarà la stagione 2022, già alle porte, e che avrà il proprio punto di partenza con la ATP Cup, competizione per nazioni che punta a minare le certezze storiche della Davis, messe negli ultimi anni in discussione da una formula che divide le opinioni di chi gravita intorno al mondo del tennis.

Ed è proprio in riferimento all’ATP Cup che si segnalano, per il team spagnolo, le prime grandi rinunce. Il presente ed il futuro del tennis iberico, declinati nelle figure di Rafael Nadal e Carlos Alcaraz, hanno annunciato il proprio forfait e non parteciperanno al torneo che avrà luogo a Sydney nei primi nove giorni del nuovo anno. La notizia è stata data dal quotidiano spagnolo “Marca” che ha anche annunciato la non partecipazione del miglior doppista spagnolo, Marcel Granollers. Le sorti del team saranno dunque affidate a Pablo Carreno Busta, Roberto Bautista Agut e, probabilmente, a quel Feliciano Lopez che ha quasi da solo battuto la federazione russa in Davis, guadagnandosi con merito le luci di una ribalta che continuerebbe a meritare anche all’ATP Cup.

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Mondo Futures: i giovani britannici sugli scudi

Sconfitte in finale per due azzurri: Acquaroli e Brugnerotto

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ITF World Tennis Tour logo (foto via Twitter, @ITF_Tennis)

M15 CAIRO (EGY, terra rossa) – VINCITORE: Felix Gill

È Felix Gill (n.614 ATP) il vincitore del torneo del Cairo: il mancino da Birmingham, 19 anni, può finalmente brindare al primo successo tra i pro dopo due finali per lui infauste, l’ultima delle quali appena un mese fa ad Antalya. Ex Top-30 tra gli juniores, Gill ha all’attivo anche qualche apparizione Challenger e soprattutto una partita vinta alle scorse qualificazioni di Wimbledon: bravo a superare in semifinale la tds numero 5 Simone Roncalli e soprattutto in finale l’altro azzurro Gianluca Acquaroli, che a 27 anni compiuti si regala una settimana da sogno e, partendo dalle qualificazioni, arriva a giocarsi la prima finale della carriera. Purtroppo per lui, gli manca l’acuto finale e deve cedere 7-6(4) 6-2.

Raggiunto al telefono l’empolese ci ha detto: “Purtroppo avevo già giocato sei incontri in una settimana e sono arrivato alla finale molto stanco. Così ero poco reattivo e soprattutto non lucido nelle scelte, ma nonostante questo il primo set si poteva anche portare a casa. Poi nel secondo il mio avversario è salito di livello e per me non c’è stato scampo“. Sfortunato il seeding numero 1 Duck-hee Lee (n.390 ATP), costretto al ritiro ai quarti mentre era in pieno controllo del suo match contro Jonathan Gray. Bene Edoardo Zanada, fermato da Acquaroli ai quarti, mentre Roggero, Speziali e Tomasetto sono sconfitti all’esordio.

M15 HERAKLION (GRE, cemento) – VINCITORE: Jack Pinnington Jones

Il secondo giovanotto britannico alla ribalta della settimana è Jack Pinnington Jones (n.658 ATP): del 18enne proveniente dalla contea del Surrey in verità ne abbiamo già parlato in precedenza, in occasione del suo primo successo ad Antalya poco più di un mese fa. Non è una novità ormai trovarlo nelle fasi finali dei tornei, mentre impressiona la capacità di vincere su più superfici; in particolare ad Heraklion, l’ex numero 6 tra gli juniores ha lasciato un solo set per strada, segno di grande duttilità. Di certo Andy Murray sa scegliersi bene i protetti, visti i risultati della nuova generazione di tennisti Made in UK; a proposito di giovani promettenti, l’avversario in finale di Jones è Nicholas David Ionel (n.435 ATP), vincitore di ben quattro tornei due anni fa, all’età di 17 anni, che per una volta sembra aver ritrovato lo smalto dei suoi giorni migliori.  Nessun italiano al via.

M15 GUATEMALA (GUA, cemento) – VINCITORE: Colin Sinclair

A fare compagnia ad Acquaroli nella poco invidiabile statistica di finali perse è l’altro italiano Marco Brugnerotto (n.805 ATP), che torna dopo poche settimane a giocarsi una vittoria finale ma la sfiora soltanto, contro il rappresentante delle Isole Marianne Colin Sinclair (n.682 ATP). Nativo della bellissima Saipan e proveniente da un Paese non di certo usuale per il mondo del tennis, il classe ’94 torna alla vittoria a distanza di quasi tre anni, una sensazione che però è solito provare in Coppa Davis, dove vanta un record di 17 vittorie su 18 incontri totali, dato abbastanza prevedibile visto il livello non eccelso della divisione pacifica. Nulla da fare dunque per Marco Brugnerotto, che ci ha abituato a vederlo protagonista nei tabelloni più esotici del circuito ITF: il mancino di Varese siamo sicuri proverà ancora a trovare la gloria personale quest’anno. A sorpresa, non è stato però l’unico ad essersi sobbarcato la trasferta in Guatemala, in quanto la pattuglia azzurra era piuttosto nutrita al via: Filippo Moroni è sconfitto al secondo turno dalla tds numero 1 Ricardo Rodriguez, mentre Claverie e Carnevale-Miino perdono all’esordio.

 

In chiusura, riportiamo le vittorie di Daniel Michalski (n.419 ATP), che ad Antalya ha trovato una seconda casa e vince il suo secondo torneo in due settimane, il terzo nel giro di un mese; il 19enne Guy Den Ouden (n.587 ATP) si conferma in grande crescita ed a Monastir vince il suo trofeo numero quattro del 2021. Suo coetaneo, Alibek Kachmazov (n.490 ATP) vince nella sua Kazan, mentre Zsombor Velcz (n.833 ATP) ed un altro giovane promettente, Andrew Paulson (n.667 ATP) mettono la firma per la prima volta quest’anno rispettivamente a Gurugram ed Ostrava. Infine, Nam Hoang Ly (n.638 ATP) raddoppia a Cancun.

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