Splendido Matteo Berrettini: è la prima finale italiana a Wimbledon!

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Splendido Matteo Berrettini: è la prima finale italiana a Wimbledon!

Hurkacz domato in quattro set senza mai perdere il servizio. Matteo riporta l’Italia in una finale Major dopo 45 anni: attende il vincente di Djokovic-Shapovalov. “Non avevo mai neanche sognato di arrivare qui, era troppo”

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Matteo Berrettini a Wimbledon 2021 (Credit: AELTC/Jed Leicester)

Matteo Berrettini ha appena messo la sua firma su uno dei traguardi sportivi più importanti della storia italiana. A 25 anni, il ragazzo di Roma giocherà la finale del torneo di Wimbledon, un risultato mai raggiunto prima da nessun altro tennista italiano ai Championships. In semifinale ha superato Hubert Hurkacz, 6-3 6-0 6-7(2) 6-4 e domenica sarà in campo qualche ora prima della Nazionale Italiana (impegnata in finale degli Europei alle 21 contro l’Inghilterra) e a qualche chilometro di distanza da Wembley, con lo stesso obiettivo: vincere il trofeo.

60 vincenti a fronte di soli 18 errori non forzati. 86% di punti vinti con la prima, zero turni di servizio persi (due sole palle break concesse) e una grossa differenza nei punti totali vinti, 126 a 97. Matteo ha giocato la partita più importante del suo torneo in modo quasi perfetto, con grande attenzione, ma soprattutto traendo il meglio da tutti i suoi colpi, anche quelli meno sicuri, come il rovescio e la risposta al servizio. Nei primi due set ha fatto sembrare una passeggiata una semifinale sul campo più prestigioso della storia del tennis, poi dall’equilibrio del terzo set è emerso il polacco, ma il suo tentativo di rimonta è stato soffocato dall’azzurro nel primo game del quarto parziale. Un’enorme emozione per Matteo e per la sua famiglia, presente sugli spalti. A prescindere da come andrà la finale (contro Djokovic o Shapovalov) sarà terzo (!) nella classifica Race del 2021.

Un uomo italiano in una finale Slam c’era già stato nell’Era Open, Adriano Panatta, il campione del Roland Garros 1976. Matteo diventa perciò il secondo azzurro a disputare una finale Major dell’Era Open, il quarto in assoluto dopo Giorgio De Stefani, Nicola Pietrangeli e lo stesso Panatta. Sarà anche la settima finale Slam con un italiano presente a livello maschile (bilancio di 3-3 al momento). Considerando anche il circuito femminile, l’Italia ritrova la finale di un torneo Major dopo lo splendido US Open 2015, vinto da Flavia Pennetta su Roberta Vinci.

 

LA PARTITA – Un’aura di tensione mista a eccitazione accompagna Berrettini e Hurkacz nel percorso che porta i giocatori dallo spogliatoio al Centre Court. La prima semifinale del singolare maschile inizia comunque col piede giusto. Equilibrio, che è quello che ci si aspettava, potenza e precisione nel servizio di Matteo (zero punti concessi nei primi due turni) e la fluidità dei colpi del polacco. Già dal 2-2 però qualcosa inizia a cambiare. Hurkacz va sotto 0-40, ma Berrettini gestisce male un rovescio in back e viene attaccato sul lato sinistro. Quasi con nonchalance, il polacco tiene il servizio.

Nel sesto game è invece Matteo a trovarsi in difficoltà alla battuta. Vince però il primo punto prolungato della partita, piazzando bene il rovescio in back e scagliando il dritto in cross. Poi però sulle prime due palle game sembra avere troppa fretta di chiudere il punto e Hurkacz guadagna la sua prima palla break. Abbastanza bassa la percentuale di prime in campo di Berrettini nel primo set (56%). Non la mette quasi mai in campo in questo lungo sesto gioco, ma ne piazza una per salvare la palla break. Quanto basta. Come se non bastasse l’amarezza della chance sfumata, Hurkacz deve poi applaudire un passante “nadaliano” di Matteo in risposta al suo smash, punto che apre il settimo game. Dopo un punto rocambolesco chiuso da un altro bel vincente dell’italiano, sul 30-30 Hurkacz inizia a perdere completamente il dritto. Due errori non forzati consegnano il break a Berrettini. Altri due errori in fila sul lato destro consegnano il primo set a Matteo, 6-3 in 35 minuti. Un set più vicino alla sua prima finale Slam.

Tutto sembra funzionare alla perfezione per il tennista romano. Riesce a rispondere bene al servizio di Hurkacz, anche con il rovescio in top. I numeri lo confermano, perché non ribatte solamente il 18% dei servizi del polacco (nel corso del torneo il 47% dei suoi servizi non erano tornati indietro). Tutte le certezze accumulate durante il match vinto contro Federer svaniscono in un lampo. Uno smash steccato nel secondo game apre la strada al break di Berrettini, che vola sul 3-0. Il dritto del tennista italiano inizia a liberare tutta la sua energia (di colore azzurro vivo) e Hurkacz non trova il campo neanche con il rovescio. 4-0 per Matteo, tutto troppo facile.

Un ace nega l’opportunità al campione di Miami di recuperare uno dei due break. Al polacco non rimane che scendere a rete per sventare il 6-0, ma, nonostante un paio di ottime soluzioni da buon doppista qual è “Hubi”, Berrettini gestisce il punto alla sua maniera. Risponde bene col rovescio coperto e infila in contropiede il 21° vincente della partita per chiudere 6-0 il parziale (decimo game di fila dal 3-3 del primo set). Nonostante gli errori di Hurkacz siano arrivati in punti molto pesanti (break point e set point), se ne registrano solo 11 alla fine dei primi due set, contro gli 8 di Matteo (uno solo nel secondo). Questo evidenzia anche il gran livello tenuto dall’italiano. Un match degno di una semifinale Slam.

L’ultimo giocatore a subire un 6-0 in una semifinale Major era stato Lucas Pouille, stritolato da Novak Djokovic all’Australian Open 2019. Hurkacz però, per la gioia degli spettatori presenti sul Centrale, ritrova il dritto nel secondo game del terzo set e con il serve&volley (lui che è il giocatore che ne gioca di più tra quelli ancora in gara, il 5% dei punti totali, comunque una miseria) spezza la serie di 11 giochi consecutivi di Berrettini. Dal canto suo Matteo deve gestire davvero pochi momenti delicati nei suoi turni: concede due punti solo nel settimo game, dove un ace e un dritto molto carico da trequarti campo sventano potenziali inciampi.

Avvicinandosi sempre più alla linea del traguardo, quella fiamma di colore azzurro che aveva avvolto il braccio di Matteo nella prima fase del match inizia ad affievolirsi, complice una fisiologica tensione. Apre il decimo game con un vincente di dritto, poi trova due ottimi passanti per annullare le due chance di 5-5 per Hurkacz e portarsi a due punti dalla vittoria. Il polacco però si toglie dai guai col servizio, salvo ritrovarsi ancora a due punti dal baratro nel dodicesimo game. Qui Matteo può avere l’unico rimpianto del terzo set, una risposta di rovescio sbagliata sul 40-40 contro una seconda di servizio. Niente di tragico, ma Hurkacz – rinfrancato e spinto dal pubblico inglese, che oltre a schierarsi già contro l’Italia spinge per il quarto set – brucia in partenza Matteo nel tie-break, 3-0. La volée che Berrettini affossa in rete per il 4-0 polacco mette la parola fine sul terzo set.

Berrettini lascia il campo per un toilet break e con grande consapevolezza rientra sul Centre Court deciso a sventare qualunque tentativo di rimonta da parte del suo avversario. Nel primo game del quarto gioca uno dei game migliori della sua partita, proprio nel momento emotivamente più difficile. Uno dei break più preziosi conquistati nella sua vita da tennista. E con tutta la cura e l’attenzione possibile, Matteo riesce a mantenerlo fino alla fine. Il doppio fallo nel primo punto del decimo game (mentre serviva per il match, dopo un match point mancato in risposta sul 5-3) spiega bene quanta tensione ci sia in lui. Una volée che bacia il nastro però lo infiamma di nuovo e dopo 2 ore e 37 minuti la finale è servita.

L’Italia ha issato due bandiere a Londra: una sul Centre Court di Wimbledon e una più a nord, a Wembley, dove la nazionale di calcio giocherà la finale contro l’Inghilterra.

“Non ho mai sognato questo, perché era troppo” ha detto Matteo nell’intervista a bordo campo, dopo aver mostrato il suo più bel sorriso al suo box, alla sua famiglia e alla sua fidanzata. “Ho bisogno di un paio d’ore per caprie cosa è successo. Non ho davvero parole. Ho giocato una grande partita davanti alla mia famiglia e al mio team”. Per Berrettini era la seconda partita sul Campo Centrale, la prima la perse 6-1 6-2 6-2 contro un noto giocatore svizzero: Penso che giocare contro Federer qua due anni fa mi abbia aiutato nella partita di oggi” ha ammesso. “Quando giochi a questo livello provi a essere al meglio in tutto. Sentivo di meritarmi il terzo set, mi sentivo il migliore in campo. Mi son detto questo e ha funzionato”.

E ora facci sognare ancora, Matteo: A livello tennistico è il giorno più bello della mia vita, anche se spero che domenica sia ancora meglio! Ho raggiunto la finale e devo crederci!”

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Cecchinato e Simon lasciano presto Metz. Sarà Rune a sfidare Sonego agli ottavi

Il siciliano perde in due set contro Kohschreiber. Rune domina Zapata Miralles e si guadagna la sfida con Sonego. Continua il periodo nero di Simon

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Marco Cecchinato - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Finisce subito il torneo di Marco Cecchinato, fermato 7-6 6-3 da Philipp Kohlschreiber, ripescato come lucky loser dopo la sconfitta per mano di Rune nell’ultimo turno delle qualificazioni. Nel primo set, il classe 1983 ha affrontato una sola palla break, salvata nel secondo gioco dell’incontro. Nessuna opportunità concessa invece alla risposta da parte di Cecchinato, che però perde i primi sei punti del tie-break prima di soccombere 7-3. Ancora un’opportunità per l’azzurro sempre nel primo turno di battuta tedesco e sempre senza fortuna. Tenuto il servizio al sedicesimo punto, Kohli passa invece al gioco successivo trasformando l’unica occasione, che difende senza difficoltà fino al 6-3 finale.

A proposito di Holger Vitus Nodskov Rune, sarà lui l’avversario di Lorenzo Sonego agli ottavi. Il diciottenne con un numero insensato di nomi ha rifilato un doppio bagel al perdente (poco) fortunato Bernabé Zapata Miralles nel match che ha seguito quello del Ceck sul Campo 1. Un campo che ricorda un po’ una palestra delle scuole medie – forse per quello si è trovato più a suo agio il giovane danese? Di sicuro è stata stortissima la giornata (o, almeno, quei 47 minuti) di Bernabé, incapace di centrare il campo per tre colpi di fila e, quelle poche volte che riusciva ad aprirselo, falliva il dritto in entrata. Capita. Così come è capitato che la sfida tra Rune e Zapata si sia sostituita a quella inizialmente prevista dal sorteggio tra Martinez e Popyrin, entrambi ritirati. Nel primo incontro, un Jan-Lennard Struff in periodo negativo si era fermato davanti all’alt…ernate Mikael Ymer.

Trasferiamoci sul Centrale, dove c’è un francese in ognuno dei quattro incontri in programma: perderanno tutto dopo essersi illusi accaparrandosi il primo parziale. Fuori Arthur Rinderknech, rimontato da Marcos Giron, e fuori Alexandre Muller, anch’egli vincitore del primo set, salvo poi subire il recupero di Karen Khachanov. Il ventiquattrenne di Poissy, qualificato, ha avuto una ghiotta opportunità di rientrare nel match all’ottavo gioco della partita finale, ma ha messo lunga una volée tutt’altro che impossibile e ha così perso i successivi (e ultimi) otto punti.

 

Continua la stagione da dimenticare per Gilles Simon che, arrendendosi in tre set ad Alejandro Davidovich Fokina, vede il suo bilancio vittorie-sconfitte sempre più in rosso: 3-16. E non è certo andata meglio nei tre tornei Challenger al n. 99 del ranking, che si era preso anche sei settimane di pausa dopo il torneo di Montpellier per cercare di ritrovare la voglia di giocare. Nel primo parziale, Simon serve sul 5-4 e sul 30 pari segue a rete il dritto lungolinea dopo essersi aperto il capo; Fokina, rientrante di gran carriera da un recupero in scivolata sul piede esterno, lo trafigge con il rovescio bimane scivolando sul piede esterno (l’altro piede). Fenomeno, ma tirare un po’ più forte quel dritto non avrebbe nociuto a Gilou. Che poi incappa nel doppio fallo e poco dopo si ritrova sotto 5-6, mentre il deejay diffonde una versione strumentale di Bella Ciao che sarebbe stato simpatico ascoltare durante il match di Zapata.

In ogni caso, il trentaseienne nizzardo ripara al tie-break che fa suo con la complicità di un paio di smorzate spagnole. Secondo parziale dal finale quasi speculare rispetto al primo: doppio fallo di Davidovich che rende il break all’avversario al momento di chiudere, ma poi, sotto 0-2, si aggiudica il tie-break con sette punti consecutivi. Anche i primi tre giochi del terzo, lottatissimi, vanno a Davidovich Fokina che chiude 6-2 dopo tre ore di gioco.

L’incontro di cartello del martedì vede un ritrovato Andy Murray liberarsi della brutta prova di Rennes e di Ugo Humbert – quarta sconfitta consecutiva per lui – dilagando nel terzo set. Arrivato in Mosella, aveva detto di sentirsi bene fisicamente, Sir Andy, e di voler “tentare di giocare il più possibile da qui alla fine della stagione”. Il piano è allora di volare negli Usa per l’ATP 250 di San Diego e il 1000 di Indian Wells e tornare in Europa alla volta di Anversa, il suo ultimo torneo vinto (il primo dopo l’operazione di rivestimento all’anca) battendo in semifinale Humbert, attuale detentore del titolo.

Per quanto riguarda il match, è l’ex numero 1 del mondo a partire più centrato e, al secondo game, Humbert deve già affrontare tre palle break da sinistra, ben annullate prendendo l’iniziativa, con qualche colpa di un Murray troppo conservativo su un paio di seconde. La partita procede piacevole fino al nono gioco, in cui Murray si esibisce in un lob bimane di origine controllata, ma la pessima volée tiene aperto il game; gran sventaglio mancino, bello scambio rete-rete ed è break che Humbert conferma risalendo da 15-40, bruciandosi quindi le sue due chance di riscrivere il copione della giornata.

Grande attenzione di entrambi fino all’ottavo gioco, quando il dritto francese va in tilt: quattro errori in un climax di bruttezza e, alla quarta opportunità del game e nono complessiva, Murray strappa e va a prendersi il set. È proprio vero che il fisico è a posto perché, nel terzo, Murray alza il livello senza problemi, varia il ritmo, la sua prima continua a far male (85% di trasformazione nel match), mentre il rovescio tradisce Ugo ed è 4-0 Scozia. Humbert tenta di riprendersi, le opportunità ci sono in paio di di turni di risposta, ma Andy è pronto a respingerle e dopo due ore e ventitré minuti pianta l’ace numero 18 che lo porta al secondo turno contro Vasek Pospisil.

Risultati:

M. Giron b. A. Rinderknech 3-6 7-6(3) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] A. Muller -6 6-1 6-3
A. Davidovich Fokina b. [PR] G. Simon 6-7(4) 7-6(2) 6-2
[WC] A. Murray b. [6] U. Humbert 4-6 6-3 6-2
[alt] M. Ymer b. J-L. Struff 7-5 6-3
[LL] P. Kohlschreiber b. M. Cecchinato 7-6(3) 6-3
[Q] HVN Rune b. [LL] B. Zapata Miralles 6-0 6-0

Il tabellone aggiornato di Metz

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Jasmine Paolini dopo il primo titolo WTA: “Vittoria ancora più bella perché sul cemento e vicina all’Italia”

Le parole di Jasmine Paolini il giorno dopo la vittoria al torneo WTA di Portorose: “È una sensazione bellissima. Felicità allo stato puro”

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

La prima vittoria in un torneo del circuito maggiore e sicuramente un momento molto speciale per qualsiasi tennista. E così è anche per la nostra Jasmine Paolini, che la settimana scorsa ha conquistato il suo primo titolo al Zavarovalnica Sava Portoroz in Slovenia, sconfiggendo Alison Riske in finale.

È una sensazione bellissima – ci ha detto Jasmine quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente il giorno dopo il trionfo -. Tanti pensieri che mi vengono in mente lì per lì, felicità allo stato puro. Poi pensi da dove sei partita, perché era un obiettivo sin da quando ho iniziato a dire che volevo fare la professionista, e quando lo raggiungi sei tanto felice, ma sei troppo dentro questo sport, questa vita, quindi non realizzi bene cosa vuol dire, secondo me. Sono troppo contenta, e sono contenta che questo titolo sia arrivato sul cemento, perché significava tanto”.

La strada verso la vittoria non è stata tutta in discesa, ci sono state parecchie difficoltà da superare: “Ho rimontato belle partite, sono contenta di come ho gestito momenti difficili, anche con Cirstea ho perso il secondo set che ero 3-0 sopra, non è stato facile. Ma semplicemente mi sono concentrata su quello che dovevo fare e non sul punteggio. È successo anche ieri con Riske, non pensavo tanto al punteggio, ma pensavo piuttosto a entrare in partita perché all’inizio facevo fatica, e ha funzionato”.

Tutte le ore passate in campo durante l’estate con il coach Renzo Furlan a sviluppare il suo tennis, a renderlo meno “terraiolo” hanno finalmente dato i loro frutti: “Abbiamo lavorato tanto prima dello US Open. Soprattutto ora ci credo di più, penso di poter giocare anche sul cemento, mentre prima mi veniva detto dalle persone vicine a me, ma io ero la prima a non crederci abbastanza. Sicuramente ho lavorato dalla parte del diritto, anche sul servizio, ma ovviamente sono lavori che bisogna continuare a fare, bisogna stare lì e continuare per vedere miglioramenti ancora più grandi”.

 

L’affermazione, che Jasmine dedica alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno lavorato con lei, ha un sapore ancora più dolce perché arrivata in un torneo a pochi chilometri dal territorio italiano, con tanti connazionali che tifavano per lei: “Sicuramente mi sono sentita come se fossi in Italia, perché la gente sentivo che mi tifava, quindi quello è stato un valore aggiunto. Poi da quando sono entrata in Top 100 c’è stato il COVID, per cui non è capitato troppo spesso avere la gente che ti guardasse, che ti applaudisse. Forse è stato ancora più bello perché c’erano così tanti italiani tra il pubblico”.

Ma il circuito WTA non si ferma, la stagione non è ancora finita e ci sono ancora altri tornei da giocare: “Adesso andrò sicuramente a Chicago, Indian Wells e Tenerife. Per la fine di questa stagione voglio continuare a lavorare e fare le cose come ho fatto negli ultimi due mesi. Ci sta che ci siano partite migliori o peggiori, ma secondo me stiamo lavorando nel modo giusto. Credo dobbiamo continuare così anche nel 2022, focalizzandoci sul lavoro e sui miglioramenti da fare”.

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Mondo Futures: Luca Nardi fa suo il torneo di Madrid

Settimana molto convincente per il talento azzurro, che torna al successo dopo tre mesi

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M25 MADRID (SPA, terra rossa – indoor) – VINCITORE: Luca Nardi

È Luca Nardi (n.446 ATP) ad aggiudicarsi il torneo più prestigioso della settimana, il 25mila di Madrid, disputatosi sull’insolita superficie della terra rossa indoor: condizioni che ben si sposano con il gioco del talento pesarese, da sempre amante dei campi più veloci. Esattamente tre mesi fa, subito dopo la sua prima vittoria stagionale a Genova e non ancora maggiorenne, Nardi auspicava che quello appena vinto potesse essere il suo trampolino per il prosieguo di stagione: ebbene, fa piacere constatare che la strada intrapresa sembri essere quella giusta. Molto belle le vittorie contro la tds numero 1 del tabellone, Roberto Ortega Olmedo (n.329 ATP) ed il giovane Nikolas Sanchez Izquierdo (n.345 ATP), fresco vincitore di un torneo Future a sua volta, prima dell’ultimo atto nel quale ha avuto ragione del gigante tedesco Louis Wessels (n.439 ATP). Altri due italiani presenti in tabellone, entrambi eliminati da Carlos Lopez Montagud: Omar Giacalone ai quarti, Jacopo Berrettini all’esordio.

M15 CHAMPAIGN (USA, cemento) – VINCITORE: Martin Damm

Arriva finalmente la prima vittoria in carriera per il promettente Martin Damm (n.621 ATP), che dopo mesi di tentativi e qualche timido approccio al circuito Challenger, riesce a mettere il suo timbro sul torneo di Champaign: regolato in finale il pugnace Gabi Adrian Boitan (n.968 ATP), un avversario molto ostico che è poco presente nel Tour, ma quei pochi tornei che disputa riesce sempre ad onorarli al meglio arrivando alle fasi finali. Quasi due metri d’altezza, mancino e gioco molto aggressivo: questo il profilo del giovane Martin, ex numero 3 juniores e semifinalista a Wimbledon e Roland Garros, che mira a superare la carriera di tutto rispetto di papà Martin Sr. Intanto il 17enne, che insieme al nostro Luca Nardi è tra i più giovani ad appartenere alla Top-1000, si porta a casa il suo primo trofeo come regalo in vista del 18esimo compleanno tra nove giorni.

M15 CAIRO (EGI, terra rossa) – VINCITORE: Leonardo Aboian

È andato vicinissimo al colpaccio Simone Roncalli (n.641 ATP), ancora in attesa di riempire la sua bacheca, nel torneo di El Cairo: a trionfare alla fine è Leonardo Aboian (n.895 ATP), anche lui esordiente a certi livelli. Il 23enne infatti in questa annata non era mai andato oltre il terzo turno, per cui questa vittoria suona come un riscatto con tanto di interessi: partito dalle qualificazioni, Aboian non si è mai voltato indietro e, salvo un paio di set lasciati per strada, non ha mai dato l’impressione di poter perdere realmente. Ne sanno qualcosa, oltre al già citato Roncalli, i nostri Stefano Battaglino e Luca Tomasetto, usciti sconfitti dalla sfida con l’argentino rispettivamente al secondo turno ed ai quarti. Anche per Andrea Picchione il torneo termina ai quarti, mentre saranno delusi dal rispettivo cammino Francesco Passaro ed Andrea Miceli, entrambi fuori dopo un solo turno; male anche la tds numero 1, Davide Galoppini, che perde all’esordio da Valerio Aboian, fratellino del vincitore finale Leonardo.

 

M25 MEDELLIN (COL, terra rossa) – VINCITORE: Gilbert Klier Junior

Settimana perfetta per Gilbert Klier Junior (n.479 ATP) che, nel torneo di Medellin tutto a tinte verde-oro, riesce ad imporsi sia nel tabellone di singolo che nel doppio. La svolta arriva in semifinale quando, al cospetto di Pedro Sakamoto (n.324 ATP), suo connazionale, abituale frequentatore dei Challenger, il giovane non trema ed anzi conduce in porto una gara che lo ha visto sempre comandare il gioco; la finale, disputata contro il suo amico storico Joao Lucas Reis da Silva (n.481 ATP), è semplicemente una formalità e si conclude infatti con un doppio 6-2. Il duo carioca, come preannunciato, si prende anche il torneo di doppio, strappandolo dalle mani di un’altra coppia brasiliana, a certificare il dominio in terra straniera per il Paese dell’Ordine e del Progresso. Un solo portacolori italiano oltreoceano questa settimana, ed è il solito (a queste latitudini) Davide Pontoglio, che è però sconfitto all’esordio dal più quotato Gerardo Lopez Villasenor.

M25H+ PLAISIR (FRA, cemento – indoor) – VINCITORE: Tristan Schoolkate

Primo titolo in carriera anche per Tristan Schoolkate (n.595 ATP), che nel ricco torneo di Plaisir impone la legge del più forte e supera la sorpresa locale Alexandre Reco, mai oltre il secondo turno in una carriera cominciata nel 2015. Reco, autore di un vero e proprio exploit, si spinge dove non aveva mai osato prima, e partendo dalle qualificazioni arriva sino alla finale contro Schoolkate: qui l’australiano fa valere la maggior classe e chiude la pratica in due set. Già apparso in un tabellone ATP ad inizio anno, per la precisione nel 250 di Melbourne, e più volte protagonista nei vari Challenger, il giovane Tristan sembrava aver smarrito la forma dalla primavera, incappando a più riprese in sconfitte sorprendenti: l’auspicio è che possa ritrovarsi dopo essersi sbloccato. 

In chiusura, riportiamo il bis di Paul Jubb (n.370 ATP) a Sintra, a soli sette giorni di distanza; Fabian Marozsan (n.413 ATP) dice tre a Zlatibor e prosegue la sua scalata in classifica. Li Tu (n.777 ATP) continua a stupire a Monastir e raddoppia il suo bottino stagionale; altra sorpresa anche nel torneo di Johannesburg, che vede la prima affermazione in carriera di Alastair Gray (n.718 ATP). Inaugura il suo palmares anche il giovane Alejo Lorenzo Lingua Lavallen (n.539 ATP), vincitore ad Ulcinj; infine, il redivivo Ryan James Storrie (n.887 ATP) trionfa a Sozopol.

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