Wimbledon, Mats Wilander (esclusiva): "Berrettini diventerà uno dei più forti al mondo. Sarà un vincitore Slam"

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Wimbledon, Mats Wilander (esclusiva): “Berrettini diventerà uno dei più forti al mondo. Sarà un vincitore Slam”

“Non c’è tennista che non abbia punti deboli. Li ha Federer, li ha avuti Sampras, Lendl, io. La bravura sta nel saperli nascondere. Federer, Matteo e Barty li sanno nascondere”. Il segnale della sua grandezza? “Il break all’inizio del quarto”

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)
 

Ubaldo: “Ciao Mats che cosa pensi di Matteo Berrettini e della sua performance di oggi? Non ha mai perso il servizio, ha concesso due sole palle break, ha perso il terzo set ma poi non è mai sembrato davvero in pericolo”.

Mats: “He is a very cool player….” – mi dice di Matteo un entusiasta Mats Wilander, opinionista principe di Eurosport mentre insieme a Barbara Schett attende sulla terrazza di Wimbledon prospiciente al court 14 di intervistarlo. “Quello che ha fatto, all’inizio del quarto set è il segnale che tutti vogliamo vedere in un giocatore. Ha perso il terzo set e non si è preoccupato. Questo per me è il segnale che lui diventerà uno dei migliori giocatori del mondo, che vincerà certamente uno Slam, al 100 per 100 di sicuro… se starà bene fisicamente. Dove può vincere? Ovunque! Forse il rovescio limiterà un po’ le sue chances sulla terra rossa, ma sull’erba Matteo sa come nascondere i suoi punti deboli e questo è fondamentale. I grandi giocatori sanno come nascondere i loro punti deboli. Roger Federer ne è esempio l’esempio perfetto”.

“Per Federer il punto debole era, è il rovescio. Ha il dritto, ha il servizio… Con il rovescio Roger poteva difendersi, restare vivo con lo slice, ma poi lui quasi sempre stava indietro (Mats ne parla al passato, come se Roger fosse ormai un giocatore che ha smesso di giocare… è casuale?). Matteo invece può giocare slice e poi venire avanti, ha il doppio della statura di Roger a rete, è molto difficile passarlo. È un po’ come Barty… Stessa cosa, entrambi hanno capito, ok, non ho bisogno di giocare troppo spesso il rovescio a due mani, posso giocare il passante facendo un chop di rovescio per aspettare che mi arrivi un’altra palla su cui tirare il dritto. Ogni giocatore ha avuto un punto debole che non poteva migliorare più di tanto. Non esistono giocatori che hanno tutti i colpi. Sampras non poteva tirare sempre il rovescio, Edberg il dritto, Becker il rovescio. Lendl non veniva a rete salvo che quando veniva qui sull’erba… io non ho mai tirato forte il dritto perché non avevo il dritto”.

Quelli che provano a tirarli tutti sbagliano. Matteo è diverso dagli altri di questo periodo. Se guardo gli altri giocatori, tipo Zverev, loro cercano di tirare forte da tutte e due le parti, e dove sono più deboli sbagliano. Mentre Matteo sa che cosa deve fare, non vuole tentare di giocare colpi contro una buona percentuale di successo con il proprio colpo più debole. Prende rischi con il dritto, ma se avessi un dritto come il suo lo tirerei anch’io! Ma se avessi il suo rovescio non lo farei e lui giustamente non lo fa. E questo mi piace molto di lui. Sull’erba ma anche su un campo veloce in Australia avrà lo stesso successo”.

Mats Wilander – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Ubaldo: “L’ho visto contro Ivashka, ha una gran mano e anche se la palla rimbalza male è capace di trovarla, di aggiustarla… Non ci sono molti giocatori con lo stesso tocco”.

Mats: Vedi Djokovic, vedi Nadal… non si parla mai della loro buona mano, ma quando si trovano nella situazione in cui devono mostrarla, loro hanno una grande mano. Migliore di quei tennisti che sono classificati n.15 o n. 20. Ma nel caso di Matteo quella mano, e la sua capacità di capire che quel suo colpo è più debole, lo spingono a fare cose diverse al momento giusto, fa lo slice, fa la smorzata. Sa che se tenta di fare il passante incrociato coperto con il topspin non farà il punto. Non deve farlo, mentre un’altra cosa che mi piace di Matteo è che sulla seconda di servizio gioca invece quasi sempre la risposta con il rovescio a due mani, perché la palla gli rimbalza alta all’altezza dei fianchi – e Mats mima il colpo mentre mi parla – e poi dopo aver messo quella risposta decide come giocare le palle successive. Deve essere bello essere il suo coach: lui sa cosa fare, ha la mano, ha la testa, ha i riflessi, ha le doti di campione di Grande Slam. Sì, ci ha messo un po’ di più di altri a venir fuori, ma so che ha cominciato un po’ tardi, però ha la dote naturale di giocare bene, solido, i punti importanti. E credo che il motivo è seduto anche sulla sua panchina“.

Ubaldo: “Ma quando ti sei reso conto di tutte queste qualità Mats? Perché modestamente io lo dicevo da tempo, due o tre anni…”.

Mats: “Me ne sono accorto negli ultimi mesi”.

Ubaldo: “Ma già due anni raggiunse le semifinali all’US Open, battè Rublev, fece un gran primo set con Nadal in semifinale”.

Mats: “Sì, ma un solo set…”.

Ubaldo: “Secondo te ha chances di vincere già ora questo torneo di Wimbledon?”

Mats: Sì penso che abbia buone possibilità, perché con quel servizio, con quel dritto, può far danni contro chiunque. E non ha mai paura”.

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