ATP Toronto: Fognini rimonta Struff nonostante gli acciacchi, fuori Sonego

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ATP Toronto: Fognini rimonta Struff nonostante gli acciacchi, fuori Sonego

Fabio recupera da 2-4 nel set decisivo contro il tedesco e giocherà contro Rublev al secondo turno. Lorenzo battuto in due set da Ugo Humbert

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Dopo l’abbuffata di spettatori a Washington, a Toronto il pubblico è ammesso in numero limitato e solo sul Centrale. Si torna anche a disputare un Masters 1000 dopo gli Internazionali di Roma, anche se con la top 10 dimezzata dopo gli ultimi forfait annunciati la scorsa settimana. Subito impegnati due dei tre italiani presenti in tabellone: metà passa al turno successivo.

FABIO SÌ – È una vittoria tormentata quella in rimonta di un Fabio Fognini con qualche problema fisico su Jan-Lennard Struff. 6-7 6-2 6-4 in due ore e ventiquattro minuti, recuperando anche un break nel parziale decisivo, dopo aver servito invano per il primo set. Un incontro caratterizzato da molti più gratuiti che vincenti per entrambi, con 20 doppi falli complessivi – due in più per Fabio, ma alla fine più pesanti quelli di Jan-Lennard – che non hanno contribuito allo spettacolo ma almeno alle emozioni per un esito incerto fino all’ultimo “quindici”. Pari il conto dei punti vinti sotto i cinque colpi, Fabio in prevedibile vantaggio quando lo scambio si è allungato. Da notare, dopo le scuse “social” in seguito all’espressione usata nel match che lo ha visto sconfitto agli ottavi contro Medvedev a Tokyo (“sono un fr***”), che l’abbigliamento odierno di Fogna è anche arricchito da polsini e fascia arcobaleno.

Struff è dotato di un servizio maggiormente efficace anche in virtù dei 15 cm in più di altezza, mentre Fabio è migliore in risposta (e non solo, anzi). Il punteggio segue i turni di battuta senza alcun sussulto finché, complici due doppi falli tedeschi, Fabio è il primo ad arrivare a palla break, che converte nonostante l’ottima difesa in uscita dal servizio del trentunenne di Warstein salendo 5-4. Centrato di testa e pulito nei colpi, finora ha concesso appena tre punti al ribattitore, ma la situazione si capovolge in un attimo: Jan-Lennard dà tutto, ma sono gli errori azzurri che seguono la smorzata troppo alta a fare davvero la differenza riaprendo il set. La partita è girata e, se Fabio tiene raggiungendo l’altro al tie-break, ha perso la convinzione con cui aveva aperto le ostilità. A dimostrarlo ci sono un doppio fallo, un comodo passante fallito e, in generale, la velocità con cui Struff incamera i primi sei punti prima di chiudere 7-2.

La pausa per rinfrescarsi le idee pare funzionare, perché al rientro in campo ricomincia centrato prendendosi subito il vantaggio che conserva – sottolineando l’impresa con un urlo – nonostante lo 0-40, due vantaggi esterni e una racchetta scaraventata a terra. Le palle nuove non portano bene al n. 46 ATP che cede ancora la battuta; certo, con Fogna non si sta tranquilli neanche sul 4-0, ma ci diverte anche per l’incosciente facilità delle due smorzate di dritto con cui salva il 15-40. Il servizio non dà una mano, anzi, i doppi falli non si contano (solo per dire, è appena arrivato il nono) e Struffi accorcia sul 4-1, mentre Fabio chiede l’intervento medico per quello che pare un monitoraggio della saturazione di ossigeno e della pressione. La temperatura dell’aria è sui 30°, l’umidità vicina al 60%. Non senza difficoltà, il taggiasco difende il punteggio favorevole e pareggia il conto dei set strappando ancora l’altrui battuta, prima di uscire di nuovo dal campo, avvisato da Adel Nour che, essendo la seconda, dovrà essere pronto a giocare entro i due minuti altrimenti scatterà la prima sanzione per violazione del Codice (gioco continuo). E, infatti, il warning arriva puntuale pochi secondi prima che l’azzurro ricompaia.

Riemerge anche Struff – lui dai dritti vincenti subiti e dalla situazione complicata legata alle mutevoli condizioni dell’avversario – e, approfittando di due brutti errori, allunga al terzo gioco. L’espressione del viso e il corpo di Fabio non emanano esattamente freschezza e vivacità, ma continua a lottare e… l’ottavo game, soffertissimo e tenuto vivo da una gran difesa, è quello del riaggancio, con un provvidenziale doppio fallo tedesco sulla quinta palla break. Pochi minuti dopo, Struff deve servire per restare nel match e piazza un paio di doppi falli. Il rovescio di Fognini fa il resto, tra il vincente lungolinea e lo slice che scende a mordere velenoso le caviglie alemanne sul tentativo di serve&volley dell’ultimo punto.

Al prossimo turno, lo aspetta Andrey Rublev (5-3 per il nostro i precedenti), mentre la telecamera inquadra una spettatore evidentemente omaggiato di una racchetta azzurra, con ogni probabilità quella che ci pareva avesse rotto perso il servizio nel terzo, riuscendo comunque a evitare il point penalty.

LORENZO NO – Reduce dai quarti alle Olimpiadi, dove ha raccolto l’eccellente scalpo di Stefanos Tsitsipas prima di arrendersi al terzo al poi argentato Khachanov, Ugo Humbert supera Lorenzo Sonego 6-3 6-4, con un break per set e salvando le sei opportunità in risposta per l’azzurro, tutte giunte nell’ultimo game. Decisamente negativo il bilancio finale di Lorenzo (in particolare quel 3-11 con il dritto), che ha anche ottenuto molto meno dell’avversario con la prima di servizio; e, se l’atteggiamento non è mai stato rinunciatario, non ha nemmeno trovato le contromisure per togliere all’altro l’iniziativa.

Primo incontro in programma sul Grandstand, tra le tribune vuote elegantemente coperte da teloni blu scuro, e sfida inedita in cui entrambi sono alla prima partecipazione all’evento canadese nonché non fortunatissimi nel sorteggio, vantando la classifica più alta tra le non teste di serie. Humbert decide di partire al servizio e, dopo essere stato trascinato ai vantaggi al terzo gioco, si mostra aggressivo in quello seguente, rispondendo bene alle prime di Sonego; l’azzurro, dal canto suo, non sfrutta la possibilità di un comodo passante sul primo “15”, dando così fiducia all’altro che gli strappa la battuta a zero. A dispetto di una seconda con cui raccoglie poco ma pressoché ingiocabile sulla prima, Ugo chiude gli spazi al rientro torinese e si assicura il parziale per 6-3 con l’ace esterno.

La sua maggiore aggressività è confermata dai numeri relativi a vincenti ed errori non forzati e soprattutto dalla grafica: in media, Lorenzo colpisce la palla un metro dietro la linea di fondo, Humbert un metro dentro il campo e i suoi colpi al rimbalzo viaggiano 16 km/h più veloci, anche qualcosa di più limitando l’analisi alla risposta. Pesa anche il rovescio del mancino di Metz, dichiaratamente il suo colpo preferito, che prevale sulla diagonale destra e, nonostante il solo errore non forzato, il bimane azzurro non contiene il dritto avversario.

A Sonego non resta quindi che aggrapparsi alla battuta in attesa dell’occasione propizia. È proprio il servizio, dopo un inopportuno doppio fallo sul 15-30 a toglierlo dai guai nel settimo gioco, ma la speranza che le tre palle break non sfruttate si insinuino sotto i riccioli francesi si dissolve immediatamente. È invece il nostro ad andare di nuovo in difficoltà con due imprecisioni che rimettono in corsa Ugo; sul vantaggio esterno, Sonego affossa il dritto d’attacco e si prende il warning dall’arbitro Greene per una pallata che buca l’ozonosfera. Grande tensione sul 5-4, con il francese che salva sei palle break (un po’ di “braccino” per entrambi sulla terza consecutiva, ma Ugo xempre propositivo) e chiude al secondo match point dopo un’ora e quaranta minuti. Per Humbert, un secondo turno con uno Tsitsipas assetato di rivincita e che questo stesso giorno festeggia la terza posizione mondiale.

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A Vienna avanzano le teste di serie: passano Tsitsipas, Zverev e Ruud

Dopo le sorprese di lunedì, all’Erste Bank Open i favoriti avanzano senza particolari patemi

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Casper Ruud (NOR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[4] C. Ruud b. L. Harris 7-5 7-6(2)

Il norvegese, in piena corsa per Torino e attualmente numero 7 nella race cerca oggi la 50° vittoria stagionale. Si trova di fronte il sudafricano Harris, che sta vivendo la miglior stagione della carriera e fresco semifinalista ad Anversa, battuto dal nostro Sinner. Partita che si annuncia di interesse sia per il fatto che Ruud potrebbe risentire della tensione di poter arrivare fra i primi 8, mentre Harris potrà permettersi di giocare a braccio sciolto, sia perché nel precedente di Indian Wells Harris è arrivato molto vicino alla vittoria prima di cedere per sfinimento.

Rispetto al fresco precedente in terra californiana la partita è più tattica con Harris che cerca meno la via della rete e va con un gioco più attendista, mentre Ruud macina il solito gioco fatto di “topponi” sia sul dritto che sul rovescio. Il sudafricano è assistito da un servizio in giornata di grazia (chiuderà il primo set con 76% di prime in campo e 6 ace), ma non riesce a sfondare in risposta (Ruud nell’intervista post match a caldo infatti si dirà molto contento di come è riuscito a mantenere il controllo nei propri turni di servizio).

Si arriva così al decimo gioco con i primi segni di tensione da parte di Harris, e primo game che va ai vantaggi della partita, con il sudafricano che riesce a salvarsi grazie a san servizio. Stesso discorso a parti invertite nel game successivo, in cui invece è Ruud a doversi difendere con le unghie ai vantaggi. Quando ormai tutto sembrava scritto per un tie break, Harris butta via tutto con 3 errori non forzati consecutivi.

 

Si va così al secondo set, fotocopia del parziale precedente, con entrambi i giocatori al servizio che lasciano le briciole all’avversario; lo schema tattico per entrambi è quello di prendere il controllo delle operazioni con il dritto anomalo, sia inside in che inside out, le soluzioni incrociate servono per lo più a manovrare, mentre le soluzioni di variazione lungolinea sono rarissime. Nessuno dei due riesce a mettere insieme una striscia di punti sufficienti a mettere in difficoltà l’avversario, prova ne è il fatto che in tutto il secondo set non si arriva mai a palla break, con il risultato, logicamente, di andare al tie break; nel gioco decisivo il norvegese è perfetto a giocare in spinta portando all’errore il sudafricano che cede malamente le armi, perdendo per 7 a 2 tie break e partita.

La nuova grafica ATP rende particolarmente bene l’andamento del game finale:

Nell’intervista post partita il norvegese ha evidenziato come quest’anno sia stata un’annata dura in cui però sta legittimando la sua posizione tra i top ten; il ragazzo comunque ha dimostrato di essere cosciente di quanto sia piccolo il margine in match tirati come quello odierno. Rispetto alla race to Torino ovviamente ha evidenziato come sia una battaglia che coinvolge lui, Hurcaz, Norrie e Sinner per soli due posti, ma che ha la consapevolezza di meritare di stare lassù in special modo dopo una positiva stagione sulla terra battuta, poi confermata dai tornei estivi, periodo durante il quale nella race ha mantenuto sempre una buona posizione, motivo che lo ha fatto confidare di poter stare lassù fra i migliori 8.

[1] S. Tsitsipas b. G. Dimitrov 7-6(6) 6-4
Stefanos Tsitsipas (GRE) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Rematch della partita che si è giocata a Vienna lo scorso anno, vinta allora da Dimitrov, fra due “Maestri” (il bulgaro vincitore dell’edizione 2017, il greco dell’edizione 2019). Partita di cartello del primo turno di Vienna, fra due giocatori estrosi e con un Dimitrov per di più in fiducia, che viene dall’ottimo risultato di Indian Wells; partita ben diversa dal piatto Ruud – Harris che ha aperto la giornata sul campo centrale di Vienna, con entrambi i giocatori che cercano costantemente la via della rete. Partenza lanciata di Dimitrov che nei primi game di servizio del greco arriva per 3 volte a palla break senza però riuscire a concretizzare. La sensazione è che usciti dai blocchi Dimitrov ne abbia un po’ di più del greco, anche se con l’andare del match la situazione vada riequilibrandosi. Tatticamente entrambi disegnano bene il campo quando possono (come nel punto da circoletto rosso che regala il 4-3 a Dimitrov) anche se va detto che quando entra la prima si gioca poco da una parte e dall’altra. Si arriva così al tie break giocato molto bene da entrambi, ad eccezione di una palla steccata di rovescio che sembra condannare il greco; sul set point per il bulgaro però Dimitrov fa vedere come tante volte gli è successo in carriera il problema non sia di natura tecnica, ma di tenuta mentale, sparacchiando un comodo dritto da metà campo; punto emblematico che spiegherebbe il suo record negativo con i top ten (28 vinte – 65 perse); il greco non se lo fa allora ripetere due volte e porta a casa con destrezza il primo set, con un bel furto con scasso.

Secondo set che ricalca tutto sommato il primo, con poche occasioni da una parte e dell’altra e dominio dei servizi (quando entra la prima in campo, i due registrano percentuali di successo pari o superiori al 90%). La partita si conferma ben giocata, ma anche questa volta la differenza la fanno i nervi; sul 5-4 per Tsitsipas (e qua si vede l’importanza di servire per primi nel set) il servizio di Dimitrov perde drammaticamente giri (il bulgaro praticamente non mette una prima degna di questo nome) e regala a Tsitsipas il match su un piatto d’argento, che approfittando di due errori non forzati del bulgaro e di un vincente fortunoso chiude la partita.

Nell’intervista post partita il greco si è mostrato soddisfatto per la prestazione e per come ha cominciato la stagione indoor; rispetto alla partita si è detto contento soprattutto dell’approccio alla partita e di come è riuscito mentalmente a trovare la chiave per portarla a casa. Interrogato anche lui sul tema delle ATP Finals e di come sia in corso la battaglia all’ultimo punto fra i vari Ruud, Sinner e Hurkacz si è detto certo che quei ragazzi hanno talento e che li rivedremo spesso alle ATP Finals. Con rispetto infine alla sua esperienza ha riportato alla memoria le emozioni di quando a Shanghai gli dissero in conferenza stampa che si era qualificato per le Finals.

[2] A. Zverev b. F. Krajinovic 6-2 7-5
– Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Impresa ai limiti dell’impossibile per il serbo che ha avuto la sfortuna di incocciare subito con la testa di serie numero 2, ovvero uno Zverev che dalle Olimpiadi di Tokyo ha inanellato una striscia vincente di 20 vittorie e due sole sconfitte. Adesso con il rientro in Europa e l’avvio per lui della stagione indoor si preannuncia un periodo carico di aspettative, visto che si può comunque fregiare del titolo di “Maestro” per l’anno 2018, avendo vinto il Masters di fine anno.

Nel primo set in realtà c’è ben poco da dire, con Krajinovic che regala il primo break con due errori non forzati e un doppio fallo, semplificando così di parecchio la vita a uno Zverev che ringrazia e non si volta più indietro. Dopo un primo set in pantofole quindi, aiutato anche da un Krajinovic men che perfetto, Zverev però si addormenta e nel quarto game regala il servizio con un doppio fallo su palla break. Come al solito quando il motore di Sasha perde qualche colpo il servizio è uno dei primi colpi a risentirne. E come spesso accade, al scendere di livello di uno dei due giocatori si accompagna la crescita dell’avversario, con Krajinovic che di colpo trova tutt’altra autorità sulla prima di servizio, mentre Zverev a metà secondo set crolla a un misero 40% di prime in campo. Quando però sembrava inevitabile un terzo set Sasha riprende la cloche e con una bella cabrata rimette le cose a posto, trovando una rinnovata aggressività in risposta e tornando a martellare con precisione e profondità da fondocampo. Nel giro di un amen si passa dal 5-2 Krajinovic al 7-5 Zverev, con un parziale finale di 20 punti a 5 per il tedesco.

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ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP Vienna: Alcaraz con i muscoli, Murray supera Hurkacz e dà una mano a Sinner

All’Erste Bank Open prima giornata di match che non tradiscono le attese con le prime tre partite che vanno avanti fino alle 10 di sera. Con la sconfitta di Hurkacz crescono le chances di vedere Jannik Sinner alle ATP Finals di Torino

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Andy Murray (GBR) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
[WC] A. Murray b. [5] H. Hurkacz 6-4 6-7 6-3

Terzo match sul centrale di giornata che vede opposti il principale avversario di Jannik Sinner, Hubert Hurkacz a quel Murray che ormai è diventato una wild card fissa in ogni torneo in cui desidera giocare, un po’ ovviamente per il blasone, un po’ per la simpatia che ormai si è attirato lo scozzese per quel suo continuare a provarci. Due ottimi motivi insomma per tifare Murray stasera dalle parti del Bel Paese, nella speranza che il gigante Opelka mercoledì non decida di entrare in modalità cecchino con Sinner.

Ma vediamo alla partita; Murray ormai come da abitudine degli ultimi mesi, non potendo più contare sull’imperforabilità difensiva che lo contraddistingueva parte subito forte giocando un bel tennis aggressivo (certo che se qull’aggressività l’avvesse usato un po’ di più anche prima, magari contro Nole chissà…magari qualche soddisfazione in più se la sarebbe tolta…). A differenza del match precedente tra Evans e Alcaraz la partita fila via sui binari dell’equilibrio con i due giocatori che tengono abbastanza agevolmente i propri turni di servizio; l’unico a soffrire è Hurkacz nel terzo gioco che non trova grande aiuto dalla prima, ma comunque riesce a scamparla. Si arriva così al nono gioco con Murray che riesce a strappare il servizio al polacco, e porta poi a casa in scioltezza il primo set.

Nel secondo set i due continuano a marcarsi stretti, con Hurkacz che sale di tono, i colpi cominciano a filare via più fluidi e Murray va in difficoltà, specie a metà set quando nel sesto game deve annullare ben quattro break point. Lo scozzese però riesce a tenere botta e alternando aggressività laddove possibile a buone giocate difensive, specie con il diritto incrociato carico di effetto, riesce a salvare la pelle e portare la partita al tie break. Nel tie break, che va avanti sul filo dell’equilibrio con lo scambio di un paio di mini break, Andy riesce anche ad arrivare a match point, che viene però annullato con una meravigliosa soluzione lungolinea di rovescio da Hurkacz, che poi si va a prendere a rete i punti successivi per chiudere il match, aiutato anche da un Murray che sul set point avversario non trova la prima. A questo punto tutto lascerebbe pensare che da una parte ci sia un Hurkacz che si sia scrollato di dosso la tensione, e dall’altra parte un Murray che invece risente della mancanza di abitudine a giocare match tirati con top ten, (come dirà anche nell’intervista dopo partita Andy ha giocato quest’anno soltanto un pugno di partite con grandi giocatori); e probabilmente anche il fatto che nel recente passato lo scozzese è spesso arrivato vicino al grande risultato senza centrarlo ha influito.

 

E infatti nel primo gioco del terzo, Hurkacz riesce finalmente a breakkare lo scozzese (a fine match la statistica sarà impietosa, una palla break convertita dal polacco in 10 tentativi). Addirittura il break arriva con un doppio fallo di Murray che lascerebbe pensare ad un crollo dello scozzese che pare subire il colpo del mancato match point. Poi però al polacco manca il killer instinct di affondare il colpo e torna irrigidirsi nei colpi; se la fluidità infatti è il punto forte del tennista polacco che gioca quando sta libero di testa colpi potenti e piatti, perfetti sul veloci, oggi è apparso a volte un po’ contratto e non sempre preciso. Si va avanti così nel terzo set con Murray che riesce ad affondare il colpo chirurgicamente (2/2 la conversione nel set). L’ultimo sussulto di Hurkacz arriva proprio sul finire del match, con le ennesime due palle break non convertite, che lasciano così strada a Murray, che torna meritatamente alla vittoria. Alla fine non è bastato essere ingiocabile a Hurkacz sulla prima di servizio, la capacità di soffrire di Murray ha fatto la differenza.

Carlos Alcaraz (ESP) – Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).
Carlos Alcaraz b Daniel Evans 6-4, 6-3

Partita gradevole e ben giocata per lunghi tratti, con Evans che come al solito gioca un tennis vario e d’attacco. Purtroppo per l’inglese alcuni passaggi a vuoto di troppo lo hanno condannato contro un Alcaraz che ha unito aggressività e solidità. Partita che comunque ha visto Evans partire subito in salita ma in grado di recuperare due volte il servizio perso (alla fine saranno ben 8 break ottenuti, su un totale di 18 game giocati, che sarebbe un dato notevole anche sulla terra battuta, non parliamo poi sul veloce indoor).

Il primo set si decide quindi nel nono e nel decimo gioco con Alcaraz che tiene botta agli arrembaggi dell’inglese, che invece non riesce a mantenere i giri del motore e butta via malamente il set con un paio di errori non forzati. In generale comunque, in un tennis in cui il mantra sembra quello di rispondere sempre e comunque tre metri dietro la linea di fondo, abbiamo visto belle cose; sia Evans che che Alcaraz si sono avventati sulle seconde dell’avversario: lo spagnolo con soluzioni più potenti, l’inglese con più varietà, anche con soluzioni di attacchi slice interessanti. Fatto sta che in generale l’impressione è che Evans fosse sempre più sotto pressione, sia in generale – dovendo cercare sempre soluzioni creative per girare l’inerzia dello scambio – sia in particolar modo sulla seconda di servizio, che veniva regolarmente massacrata dallo spagnolo. Non a caso i due punti che hanno deciso la partita sono stati coerenti con questa narrativa: un secondo fallo di Evans, con il britannico che ha rischiato la seconda per evitare di andare subito sotto nello scambio, e uno smah banale steccato al termine però di uno scambio in cui però il ragazzo di Murcia aveva recuperato l’impossibile.

Due errori che suonano come una condanna a morte per Evans che infatti nel game successivo deve alzare bandiera banca senza opporre resistenza. Il ragazzo poi si fa notare anche per le dichiarazioni in conferenza stampa: la notizia del giorno è la convocazione del ragazzo alle finali di Davis al posto di Nadal. E la reazione di Carlos è che ovviamente è stato molto contento, ma che la sfida non lo preoccupa, anzi è desideroso di mettersi alla prova se dovesse servire; ci sono grandi campioni al suo fianco come Carreno e Bautista ma se dovesse toccare a lui sicuramente non si tirerebbe indietro, a l’espressione del giovane spagnolo era di quelle che lasciano ben sperare. L’attuale detentore del record di precocità in Davis appartiene oggi ad uno spagnolo che a 18 anni e 6 mesi è il più giovane vincitore nella storia della Coppa Davis. Non è difficile immaginare chi possa essere, ma il ragazzo di Murcia avrebbe le carte in regola per spodestarlo, anche se per un paio di mesi.

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