US Open: Berrettini supera Moutet dopo oltre tre ore, va al terzo turno

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US Open: Berrettini supera Moutet dopo oltre tre ore, va al terzo turno

Non una prova brillante per Matteo, che commette 58 non forzati, ma chiude in crescendo con servizio e dritto. Sfiderà Ivashka, battuto a Wimbledon

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Matteo Berrettini - US Open 2021 (photo Andrew Ong/USTA)

[6] M. Berrettini b. C. Moutet 7-6(2) 4-6 6-4 6-3

Due primi turni non brillanti, ma vincenti. Basta questo a Matteo Berrettini, testa di serie numero 6 di questi US Open, iniziati con qualche singhiozzo nel primo turno con Chardy (vinto comunque in tre set) e proseguiti con un match faticoso sul Grandstand di Flushing Meadows. Matteo si è sbarazzato di Corentin Moutet in 3 ore e 22 minuti, vincendo 7-6(2) 4-6 6-4 6-3 un match in cui avrebbe potuto più volte perdere le staffe e scivolare indietro nel punteggio, rischiando di alimentare l’entusiasmo di Moutet. Invece Berrettini ha saputo mantenere costantemente quel (seppur minimo) vantaggio, reagendo al secondo set perso (con doppio fallo su set point), ritrovando alla fine del terzo set i suoi colpi migliori, il servizio e il dritto, un po’ sottotono per oltre 2 ore di match.

Matteo ha raggiunto così il terzo round dello US Open, dove due anni fa ha centrato la prima semifinale Slam della carriera quasi a sorpresa. Oggi invece intimorisce tutti i giocatori presenti nel tabellone, compreso Djokovic che potrebbe sfidare il nostro nei quarti di finale (sarebbe il terzo incontro a livello Slam del 2021 tra i due). Prima però ci sono altri ostacoli da superare per il romano. Il prossimo è il bielorusso Ivashka, numero 53 ATP: c’è molto di peggio nei terzi turni Slam, ma Berretto l’ha affrontato anche negli ottavi di un Major non molto tempo fa. A Wimbledon vinse 6-4 6-3 6-1.

 

La partita avrebbe potuto mettersi sui binari giusti sin dall’inizio, perché Moutet (non proprio un esempio di continuità e regolarità) ha abusato della palla corta nel quarto game, finendo per perdere il servizio. Berrettini invece ha tentennato con i suoi colpi migliori, servizio e dritto. Un doppio fallo e un punto mancato, abbastanza semplice da chiudere, sul break point hanno permesso al francese di restare in scia. Da questo momento in poi Moutet ha capito di poter giocare sulle incertezze di un Berrettini ancora da rivedere in questo US Open.

Nei game successivi è stato proprio Moutet ad arrivare vicino al break. Prima si è portato sul 3-3 30-30 e c’è voluto un grande passante di dritto di Matteo per evitare ulteriori rischi. Sul 5-5 è stato invece la prima di servizio a portare in salvo l’azzurro, sotto 0-40 nel suo ultimo turno di battuta prima del tie-break. Dopo lo scampato pericolo, Berrettini ha giocato un ottimo tie-break, già il terzo disputato nel corso del torneo. Insufficiente il rendimento con la seconda di servizio, meno incisiva del solito, e soprattutto troppo alto il numero di gratuiti, addirittura 21 al termine del parziale, diversi anche in manovra con il rovescio tagliato.

In questa fase della partita Matteo sembrerebbe in grado di portare la barca in porto nonostante il temporale. Si è guadagnato un break di vantaggio anche nel secondo set, stavolta sul 2-2. Anche in questo caso, non ha servito al meglio nel momento in cui doveva confermare il break e allora per la seconda volta Matteo ha perso il servizio nel game successivo al break, nonostante abbia avuto una palla del 4-2. La partita si è poi scaldata nel nono game, quando Berrettini ha solo accarezzato la chance di andare a palla break, dopo aver vinto un punto da “circoletto rosso”. Moutet ha risposto con forza a uno smash dell’italiano sul 40-40, urlando a squarciagola insieme al pubblico statunitense. Chi non ha gradito l’esultanza è stato Giovanni Bartocci, il ristoratore appassionato di tennis che segue i nostri azzurri per i campi di Flushing Meadows (soprattutto Berretto). Carlos Bernardes si è ritrovato costretto a rimproverarlo, perché il suo temperamento si scontrava con quello di Moutet. Infatti a detta del giudice di sedia i due si punzecchiavano a distanza nelle esultanze.

Chi ha avuto la peggio da questo momento concitato del match è stato proprio Berrettini. Sotto 4-5 ha giocato male il game al servizio e pur essendosi salvato da 0-40 come nel primo set, ha concesso (con due doppi falli negli ultimi due punti del set) il parziale a un Moutet carico a molla. L’entusiasmo del giocatore transalpino si è però spento nel primo game del terzo set, il momento più importante della partita per l’azzurro, che ha finalmente piazzato un buon game in risposta (fin lì aveva faticato a fare il punto sulla seconda di Corentin, che vinceva circa l’80% dei punti con la seconda palla). La vera svolta è però nei turni di servizio di Matteo, che sono diventati via via più agevoli. Invece Moutet ha perso la pazienza che gli era servita ad arginare l’esplosività dei colpi del romano.

L’ultimo vero momento di difficoltà l’ha superato sul 4-3 e servizio in suo favore. Tra dritti sbagliati e vincenti un po’ casuali del francese, si è impantanato in un game piuttosto lungo, in cui c’era il timore di rivedere ciò che era accaduto nel primo e nel secondo parziale. Matteo non ha però tremato nemmeno sul 5-4, guadagnandosi un vantaggio di enorme valore. Con un pizzico di tranquillità in più e un dritto ritrovato, l’azzurro ha brekkato il suo avversario con un vincente dei suoi anche nel primo game del quarto. Il servizio ha fatto il resto: solo due punti persi in tutto il parziale e 94% di prime in campo. Impossibile per Moutet pensare di rientrare in partita, infatti è arrivato anche un secondo break, quello decisivo. Se Moutet voleva esasperare il nostro numero uno, ha fallito nel suo obiettivo, finendo a sua volta il match in preda alla frustrazione.

LE PAROLE DI BERRETTINI – “Oggi le condizioni erano diverse dagli altri giorni, quindi è stato necessario adattarsi alla temperatura più bassa, la minore umidità, il vento che a volte poteva essere fastidioso. Poi il mio avversario era un giocatore complicato, molto solido, veloce nei movimenti, quindi sono contento della mia prestazione, sono stato molto solido mentalmente e spero di poter migliorare ancora durante il torneo. Fisicamente mi sento bene, la gamba va molto meglio, non mi ha dato nessun problema oggi e questo è certamente un aspetto molto positivo”.

Il tabellone maschile dello US Open con tutti i risultati aggiornati

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Krajinovic: “Djokovic guiderà la Serbia in Davis. Non andrò all’Australian Open in caso di quarantena”

Il numero due serbo è pronto a mettere le mani sull’Insalatiera, ma non andrà in Australia se dovrà rimanere in isolamento per più di cinque giorni

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Filip Krajinovic a Sofia 2021 (Credit: Ivan Mrankov)

Ci sono pochi dubbi che la quarantena australiana di inizio 2021 non sia un’esperienza che i tennisti smaniano di ripetere, soprattutto gli sfortunati che sono capitati sullo stesso aereo di un collega risultato positivo al COVID-19 e costretti al completo isolamento per due settimane, ma anche coloro che potevano uscire solo per il tempo prefissato per gli allenamenti e poi dovevano tornare nelle loro stanze con le finestre sigillate. A peggiorare l’umore c’è stata l’evidente disparità con i privilegiati di Adelaide che, tra l’altro, potevano godere del balcone. Tra quelli sicuramente non disposti a sottostare di nuovo a due settimane di quarantena c’è Filip Krajinovic, appena eliminato dalla Kremlin Cup (è stato battuto da Pedro Martinez dopo il bye al primo turno), evento a cui pensava di rinunciare per riposarsi dopo il Indian Wells per poi giocare in seguito “a Vienna e Parigi, ma Medvedev si è ritirato da Mosca, sono entrato come quarta testa di serie, un bye al primo turno, quindi ho deciso di andare”, spiega a Sport Blic il ventinovenne di Sombor.

IPOTESI AUSTRALIANE – È notizia degli scorsi giorni che solo i tennisti con doppia dose riceveranno il visto per volare a Melbourne, dove, secondo Martin Pakula, ministro (anche) del Turismo, Sport e Grandi Eventi dello Stato della Victoria, essere vaccinati darà ai tennisti l’opportunità di giocare al meglio l’Australian Open, con le minori limitazioni possibili“. Limitazioni che, come anticipato, hanno un… limite per Krajinovic. “Sono molto rigorosi lì e onestamente, se devo stare in quarantena per quattordici giorni dopo l’arrivo a Melbourne, non andrò in Australia. Sono stato vaccinato, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per proteggere me stesso e le persone intorno a me, quindi non vedo davvero alcun motivo per sedermi lì per quattordici giorni in una stanza. Se dicono che dopo l’arrivo devo stare, diciamo, cinque giorni in isolamento, per me va bene, ma tutto ciò che va oltre è inaccettabile per me”. E ci sono anche i tempi piuttosto stretti, con la Coppa Davis che termina il 5 dicembre: “La stagione finisce tardi, avrò venti giorni per prepararmi e partire. Verranno ancora organizzati voli charter, l’ultimo dei quali è previsto per il 28 dicembre, l’ultima data utile per andare in Australia. Vedrò quale sarà la decisione finale di Melbourne, quindi deciderò la cosa migliore da fare”. In ogni caso, una decisione finale sulla durata di un’eventuale quarantena non è ancora stata presa da parte del governo locale.

IL RITORNO DI NOLE – Il numero 1 ATP ha dichiarato negli scorsi giorni che la sua programmazione di fine anno includerà Bercy, le Finals di Torino e la Davis. E proprio in quest’ultima manifestazione Krajinovic spera di ottenere un trionfo storico, con la compagine guidata da Djokovic in partenza il 25 novembre. “Avremo la formazione più forte perché vogliamo tentare di vincere l’Insalatiera come nel 2010”, rivela Filip, che userà i prossimi tre tornei per arrivare al meglio a Innsbruck (la Serbia è nel girone con Germania e Austria, prive rispettivamente di Zverev e Thiem) e a Madrid. Viaggiamo guidati da Novak e di certo non andremo lì per perdere. Eravamo già tutti d’accordo per giocare e provare a vincere”. In programma c’è una mini-preparazione a Belgrado prima di dirigersi verso l’Austria, “quattro o cinque giorni di allenamento insieme per rafforzare lo spirito di squadra, ma non so esattamente quando cominceremo perché dipende da chi gioca cosa da qui a fine stagione”.

 

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Race to Milano: Sinner vince il derby contro Musetti ad Anversa

SPONSORIZZATO – Le giovani stelle del tennis italiano si sono sfidate agli ottavi: è stato il campione uscente delle Next Gen ATP Finals a prevalere

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Riflettori puntati sullo European Open, dove agli ottavi di finale è andata in scena la sfida che gli appassionati italiani sperano possa ripetersi nella prossima decade su palcoscenici e in turni ben più prestigiosi, vale a dire quella fra il leader delle classifiche Next Gen Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, attualmente al sesto posto ma, ricordiamolo, più giovane di un anno. I due non si erano mai affrontati nel tour principale: la loro unica sfida risaliva infatti al 2019, quando si giocarono una wild card nelle prequalificazioni per gli Internazionali d’Italia al Foro Italico. Come allora, è stato Sinner ad aggiudicarsi la sfida, allungando in vetta alla Race to Milano e tenendo vive le speranze di qualificarsi per le ATP Finals di Torino.

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Sorpresa all’ATP di Mosca: Rublev eliminato da Mannarino. Avanza Karatsev

Il francese (sconfitto nella finale 2019) si prende una dolce rivincita sul numero 5 della Race ATP, salvando anche un match point

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Andrey Rublev - Mosca 2021 (foto Telegram VTB Kremlin Cup)

È una vera e propria storia d’amore (ma mai a lieto fine, sinora) quella che intercorre tra Adrian Mannarino e l’ATP di Mosca. Il francese ha raggiunto la finale per ben due volte nell’evento, nel 2019 e nel 2018 e un anno prima si è fermato solo in semifinale. Ancora non sa se riuscirà ad arrivare in fondo quest’anno, ma è comunque riuscito a conquistare un risultato di altissimo livello. Nel secondo turno ha infatti estromesso dal torneo la testa di serie numero 1 Andrey Rublev, salvando anche un match point sul 5-6 del secondo parziale. I due si erano affrontati nella sopra citata finale del 2019 a Mosca, quando Rublev si impose nettamente (6-4 6-0), alzando il trofeo di fronte alla sua gente.

Rublev conduceva 5-2 il primo parziale, ma ha rischiato di subire una clamorosa rimonta: sul 5-5 ha salvato un break point e ha chiuso il set nel dodicesimo gioco. Le difficoltà palesate sul finale del primo parziale sono state però un campanello d’allarme per Rublev. Nel secondo set ha ceduto per due volte il servizio e Mannarino sul 5-4 ha avuto sulla racchetta due set point. Il russo ha reagito e, come accaduto un’oretta prima, si è portato a un punto dalla conquista del set. Un rovescio in rete sul match point gli ha negato l’opportunità di archiviare una partita molto complessa con un doppio 7-5 e Mannarino ha forzato la partita al terzo set nel tie-break. Rublev è apparso affaticato nel finale, incapace di reagire al break subìto nel quinto game. “Siamo entrambi migliorati rispetto alla finale di due anni fa” ha detto il 33enne francese. Andrey è migliorato molto più di me, ma anche se un giocatore ti è superiore, tutto può succedere. Oggi sono stato un po’ fortunato, sono comunque contento della mia performance”. Lo attende Berankis nei quarti di finale, un match totalmente alla sua portata.

Il primo favorito del torneo è diventato dunque Aslan Karatsev che ha aperto il suo torneo (dopo il bye al primo round) contro Egor Gerasimov. Non ha impiegato molto più tempo del necessario a disfarsi del suo avversario, nemmeno 90 minuti ad essere precisi. Ha chiuso 6-4 6-3 e attende ora il vincente dell’incontro tra Simon e McDonald.

 

Il tabellone dell’ATP di Mosca

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