ATP Challenger: la corsa di Moroni si ferma in finale contro Cerundolo

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ATP Challenger: la corsa di Moroni si ferma in finale contro Cerundolo

Nel Challenger 80 di Como l’azzurro perde una finale molto combattuta contro il giovane talento argentino mentre a St. Tropez Bonzi diventa il recordman di vittorie in stagione

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Gian Marco Moroni - ATP Challenger Todi 2020 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 80 di Como il grande torneo di Jimbo Moroni finisce in finale dove è costretto alla resa 7-5 7-6(7) dopo oltre due ore di battaglia contro l’argentino Juan Manuel Cerundolo. Intendiamoci, la partita è stata piuttosto bruttina, come testimoniano i tanti errori da entrambe le parti e i ben undici break, ma le emozioni non sono certo mancate. Il 19enne mancino di Buenos Aires ha sempre fatto corsa di testa ma ogni volta che pensava di avere la partita in pugno, l’immenso orgoglio e la grande energia di Jimbo gli ricordavano che non era ancora il momento di scrivere la parola fine.

È successo nel primo set quando Cerundolo è andato a battere sul 5-4, e soprattutto nel secondo quando, ancora al servizio e sempre sul 5-4, prima non sfrutta un match point e poi si fa trascinare al tie-break. Che ha seriamente rischiato di perdere perché sul 5-6 ha dovuto fronteggiare un set point che avrebbe potuto cambiare le sorti del match. Purtroppo gli ha dato una bella mano Moroni con un sanguinoso doppio fallo. Per Cerundolo è la seconda vittoria Challenger in stagione (a Roma battè in finale Flavio Cobolli) che gli vale il nuovo best ranking al n.118 ATP. Moroni sale invece al n.212, a sole tre posizioni dal suo best.

In semifinale Jimbo aveva battuto un fantastico Andrea Vavassori che, a conferma di uno stato di forma eccellente, uguaglia il suo miglior risultato in carriera in singolo (Poznan 2019 e Bendigo, gennaio 2020). Peccato che il piemontese non abbia potuto giocarsi fino in fondo le proprie chance, costretto al ritiro sullo 0-4 del terzo set per crampi. Il malanno ha probabilmente influito anche sulla successiva finale di doppio che, in coppia col venezuelano Luis David Martinez, ha perso al match tie-break contro i brasiliani Matos/Meligeni Rodriguez.

Al Challenger 80 di St.Tropez (cemento) il francese Benjamin Bonzi (n.94 ATP e prima testa di serie) ha battuto in finale l’australiano Christopher O’Connell (n.126 ATP e seconda testa di serie) (10)6-7 6-1 rit., al termine di una partita dai due volti: appassionante nel primo set e drammatica nel secondo.

I due favoriti del torneo avevano raggiunto la finale, come da pronostico, perdendo per strada un solo set (Bonzi in semifinale contro il connazionale Hugo Grenier). Il 27enne australiano parte forte e, dopo aver mancato un set point nel dodicesimo game, vince meritatamente un tie-break infinito e pieno di colpi di scena. Deve infatti annullare tre palle set all’avversario prima di chiudere alla terza occasione utile. Poi l’infortunio, il tentativo di continuare e infine il ritiro. Diciamo che nel ramo O’Connell è un vero esperto, a partire dai due anni di pausa che si prese dal 2012 al 2014 perché non veniva a capo dei suoi problemi alla schiena. Andò allora a fare l’operaio nel rimessaggio nautico del fratello “Meno soldi ma anche meno stress” fu il suo sintetico commento. Nel suo curriculum non mancano nemmeno episodi che a noi sembrano quasi comici, a lui forse un po’ meno. Come quando nel 2018, nel secondo turno del Challenger di Barcellona contro Carlos Gimeno Valero, s’infortunò a una caviglia e fu costretto al ritiro sul match point a proprio favore. Per Bonzi quarta vittoria stagionale (recordman assoluto nel 2021) e nuovo best ranking al n.86 ATP.

Al Challenger 80 (cemento) di Maiorca, organizzato da Rafa Nadal, finale nel segno dell’esperienza tra il 29enne giapponese Yasutaka Uchiyama (n.123 ATP e prima testa di serie) e il 33enne Lukas Lacko (n.197 ATP). La spunta lo slovacco 5-7 7-6(8) 6-1 dopo quasi tre ore di gioco, al termine di un match molto equilibrato e di buon livello. Il giapponese, dopo essersi aggiudicato il primo set al decimo set point, nel tie-break del secondo arriva anche a match point. Ma Lacko chiede aiuto al servizio e riesce a portare l’incontro al terzo set, che domina su un Uchiyama calato nettamente alla distanza.

 

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Il Challenger di Bari parla italiano: bene Nardi, Vavassori e Cobolli

Ben sei azzurri raggiungono i quarti di finale nel capoluogo pugliese. Eliminati Matteo Viola in Bahrain e Luciano Darderi a Brasilia

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Andrea Vavassori – ATP Stoccolma 2021 (foto via Twitter @sthlm_open)

Al Challenger 80 di Bari (cemento outdoor) erano ben 14 gli italiani presenti in tabellone e sei di loro sono arrivati ai quarti di finale. A cominciare da Thomas Fabbiano che mai quest’anno aveva superato più di un turno. Qui a Bari, sarà forse l’aria di casa, ha prima battuto Roberto Marcora in un derby molto combattuto 7-6(8) 6-3 e poi con un netto 6-4 6-3 la diciannovenne promessa inglese Jack Draper (N.258 ATP, semifinalista a Ortisei e nei quarti all’ATP 500 del Queen’s). Che sia l’inizio di un’inversione di tendenza, dopo un anno da incubo, per il tennista pugliese? Il quarto di finale contro Brancaccio ci darà una prima risposta.

E proprio Raul Brancaccio è stato autore della sorpresa di giornata, eliminando Carlos Taberner (N.101 ATP e prima testa di serie) in un match durato due giorni, sospeso per pioggia nel tie-break del primo set sul 6-4 per l’italiano. Alla ripresa Raul accusa la partenza a freddo e commette un doppio fallo che potrebbe costargli caro. Per sua fortuna non è che lo spagnolo sia molto più caldo e restituisce il favore con la stessa moneta. Vinto il tie-break, per l’azzurro il resto della partita è una passeggiata di salute fino al 7-6(6) 6-3 che lo promuove al turno successivo.

Anche un bravissimo Flavio Cobolli si guadagna i quarti al termine di un incontro molto tirato contro Tobias Kamke (N.250 ATP). Drammatico poi il primo set che il romano si aggiudica al tie-break 12-10, nonostante la maggiore esperienza del trentacinquenne veterano tedesco. Dopo aver rifiatato nel secondo parziale, l’azzurro domina il set decisivo, ottenendo il break decisivo nel quarto gioco. Il confronto che lo attende nei quarti contro l’altro tedesco Oscar Otte (N.112 ATP e recente vincitore di Ortisei e Ismaning) è di quelli impegnativi.

 

Un altro tedesco aspetta nei quarti il nostro Luca Nardi, quel Daniel Masur (N.204 ATP) che ha eliminato nei turni precedenti due italiani (Fabrizio Andaloro e Francesco Forti), ma siamo certi che il giovane marchigiano, incurante di ogni scaramanzia, saprà farsi valere. Del resto le due vittorie contro Maxime Cressy (N.122 ATP e recente finalista a Ortisei ed Eckental) e Julian Lenz sono di quelle importanti, soprattutto per il modo autoritario in cui sono state ottenute.

Nel derby tra Andrea Vavassori e Andrea Pellegrino, il pugliese parte meglio e nel terzo gioco ottiene il break che gli consente di portare a casa il primo parziale e quasi il risultato pieno: il tie-break del secondo set sembra più volte prendere la strada di Pellegrino, che però non riesce a sfruttare ben quattro match point. Bravissimo infatti Vavassori a resistere e a vincere 12-10, portando l’incontro a un terzo set che dominerà. Il piemontese, con il punteggio di 4-6 7-6(10) 6-2, vince così il quarto dei sette scontri diretti con Pellegrino e guadagna il pass per i quarti. Dove dovrà affrontare un altro derby contro Filippo Baldi che ha eliminato Andrea Arnaboldi 6-4 3-6 6-3, complice anche un problema alla spalla sinistra accusato dal mancino milanese nel terzo set. Peccato perché all’esordio Arnaboldi aveva battuto addirittura Holger Rune, ritiratosi per un problema al gomito quando era sotto 6-4 1-0.

Al Challenger 80 del Bahrain (cemento outdoor) era presente il solo Matteo Viola che, dopo aver superato 6-4 7-5 il cinese di Taipei Yu Hsiou Hsu (N.358 ATP), è andato letteralmente a sbattere contro il britannico Jay Clarke che gli ha inflitto un severo 6-2 6-1.

Al Challenger 80 di Brasilia (terra battuta), Luciano Darderi era l’unico italiano in gara e si è molto ben comportato, superando due turni di qualificazioni non banali. Poi sfortuna ha voluto che si trovasse accoppiato con la testa di serie N.1 Federico Coria. Il diciannovenne italo-argentino si è difeso con coraggio ma alla fine ha dovuto cedere 6-3 7-6(7).

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Holger Rune sorpreso in semifinale al Challenger di Pau

Il teenager danese perde dal 20enne Jiri Lehecka ma avvicina la top 100. A trionfare è il moldavo Radu Albot mentre in Brasile Baez ottiene la sua sesta vittoria

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Holger Rune - Metz 2021 (via Twitter, @MoselleOpen)

Al Challenger 100 di Pau (cemento indoor) clamorosa, ma non del tutto inaspettata, eliminazione in semifinale di Holger Rune che perde 3-6 6-3 6-4 da Jiri Lehecka (n.159 ATP, 20 anni e già due titoli in stagione a Tampere e Bucarest). La sconfitta gli impedisce di entrare in top 100, ma dal n.102 ATP appena conquistato, il traguardo non appare molto lontano, così come l’accesso al tabellone principale degli Australian Open. In vena di autocitazioni potremmo ricordare che avevamo scritto che per il giovane danese il percorso verso il successo non sarebbe stato facile, proprio perché conoscevamo il grande talento del ragazzo ceco.

Un talento purtroppo ancora discontinuo come ha confermato l’esito della finale che l’ha visto soccombere 6-2 7-6(5) contro l’esperto Radu Albot che, con una strategia puramente difensiva, lo ha mandato spesso in confusione. Esemplare il tie-break del secondo set in cui Lehecka è l’unico che prova a fare gioco ma è troppo falloso, con l’involontaria complicità dell’arbitro che sul 5-4 gli nega un punto che lo avrebbe portato al doppio set point. Per il 32enne moldavo, già n.39 nel 2019, è l’ottavo titolo Challenger in carriera, il primo di una stagione che finora gli aveva riservato ben poche soddisfazioni. Per il giovane talento ceco una piccola battuta d’arresto su una strada che siamo convinti sarà piena di soddisfazioni. Intanto dal suo nuovo best ranking (n.138 ATP) vede più da vicino le posizioni che contano.

Al Challenger 80 di Helsinki (cemento indoor) lo slovacco Alex Molcan (n.103 ATP) spazza via 6-3 6-2, in una finale a senso unico, il portoghese Joao Sousa (n.147 ATP) che riesce a resistere poco più di un’ora. Molto bravo il 23enne Molcan che mette in bacheca il suo secondo Challenger (in agosto a Liberec il precedente) e completa una stagione molto brillante che comprende anche la finale dell’ATP 250 di Belgrado (sconfitto da Djokovic) e del Challenger di Prostejov (battuto da Federico Coria), nonché le semifinali Challenger di Barcellona, Bratislava e Bergamo. Tutto ciò gli vale l’ingresso in top 100 al n.87, che ovviamente è anche il suo nuovo best ranking. Per il 32enne Joao Sousa, già n.28 ATP nel 2016, rimandato ancora l’appuntamento con la vittoria, che nel circuito cadetto gli manca dal lontano 2013 (Guimaraes Open).

Al Challenger 80 (terra battuta) di Campinas, città nello stato di San Paolo, è andato in scena un torneo di altissimo livello, come certifica la classifica media delle prime quattro teste di serie (n.83 ATP), evento quasi unico nel circuito Challenger. Ha vinto Sebastian Baez battendo nettamente il brasiliano Thiago Monteiro col punteggio di 6-1 6-4. Una finale sorprendentemente piatta al termine di un torneo molto avvincente, ma quest’anno l’argentino è davvero intrattabile: sei Challenger in bacheca alla pari col francese Bonzi e dietro solo al cannibale Griekspoor. Per Sebastian ingresso in top 100, precisamente alla posizione n.97, e il sospetto che la prossima stagione lo vedremo recitare su ben altri palcoscenici.

 

In Illinois, nella cittadina di Champaign, il locale Challenger 80 (cemento indoor) ha messo curiosamente in scena l’immediata rivincita tra il 25enne australiano Alexandar Vukic e Stefan Kozlov (23enne statunitense di origini macedoni) che proprio due settimane fa lo aveva battuto a Charlottesville. Vukic, dopo aver vinto il primo set, sembrava sulla buona strada per pareggiare i conti, ma nel prosieguo dell’incontro ha dimostrato ancora una volta di soffrire il gioco dell’avversario, finendo per cedere 5-7 6-3- 6-4, dopo oltre due ore di gioco. Per Kozlov è il terzo titolo in stagione (Charlottesville appunto e Columbus) e il quinto in carriera. Vukic proverà a consolarsi col nuovo best alla posizione n.156 ATP.

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Challenger, i riflettori sono tutti per Holger Rune e gli italiani rimangono al buio

Il baby fenomeno danese continua la sua rincorsa alla Top 100 mentre Fabbiano, Cobolli e Marcora deludono

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Holger Rune - Challenger San Marino 2021 (foto Felice Calabrò)

Al Challenger 100 di Pau (cemento indoor), bellissima località pirenaica ben nota a tutti gli appassionati di ciclismo, gli italiani si fermano ai piedi della salita, tanto per rimanere in tema. Nessuno dei quattro azzurri in tabellone riesce infatti a superare il primo turno, cedendo anzi in maniera piuttosto arrendevole a dimostrazione di come l’imminente pausa agonistica arrivi per tutti al momento giusto. In particolare per Thomas Fabbiano che contro Feliciano Lopez non fa nemmeno finta di lottare come dimostra lo sconfortante 6-2 6-1 finale in nemmeno un’ora di gioco. Siamo d’accordo che lo spagnolo, pur a 40 anni suonati, sia ancora avversario temibile, soprattutto sul veloce. Ma il Fabbiano che ricordiamo ha dato filo da torcere a fior di avversari e talvolta li ha anche battuti (tra gli altri Wawrinka e Tsitsipas a Wimbledon, e scusate se è poco). La pausa e la preparazione invernale saranno per lui una buona occasione per fare il punto assieme al nuovo coach Jack Reader, la cui collaborazione, iniziata a luglio, non è che finora abbia portato grandi risultati.

Roberto Marcora, a sua volta, ha perso nettamente (6-4 6-2) contro il qualificato belga Michael Geerts, estremizzando in questa ultima fase della sua carriera quelle che sono sempre state un po’ le sue caratteristiche, cioè colpi magnifici, soprattutto di rovescio, cui segue l’errore inspiegabile che vanifica tutto.

Stessa sorte per Andrea Arnaboldi che cede 6-2 6-4 a Pavel Kotov (N.266 ATP). Non inganni la durata del match (quasi due ore), perché molto tempo se n’è andato in proteste e recriminazioni da parte del ventiduenne russo. Un comportamento talmente fastidioso che ha palesemente innervosito l’azzurro, lasciando trasparire ancora una volta quella fragilità nervosa che gli ha impedito di avere una carriera all’altezza del suo gioco veloce ed elegante.

 

L’unico che ha lottato con convinzione è stato alla fine Alessandro Giannessi, che perde 7-5 4-6 6-2 contro Georgii Kravchenko (N.397 ATP) al termine di un incontro durissimo durato oltre due ore. Particolarmente intenso il primo set nel quale, sul 5-6, allo spezzino risulta fatale un’ingenuità a rete che concede al ventiduenne ucraino una palla break che sarà decisiva.

Fuori gioco gli italiani, tutte le nostre attenzioni si concentrano allora su Holger Rune che, reduce dalle luci scintillanti dell’Intesa Sanpaolo Next Gen, non si fa problemi a sporcarsi ancora una volta le mani al piano di sotto. Il suo obiettivo è ovviamente quello di centrare finalmente quella Top 100 dove non è ancora entrato unicamente a causa delle classifiche bloccate in conseguenza della pandemia. Della cosa il teenager danese si è più volte lamentato, ma questo non gli ha certo impedito di fare i bagagli, coi suoi inseparabili berretti multicolori, e di prendere l’aereo per Pau. I 100 punti che spettano al vincitore del torneo lo proietterebbero verso la 90esima posizione, spalancandogli così le porte del tabellone principale dell’AO. Intendiamoci, siamo appena ai quarti di finale e il diciottenne danese per ora ha fatto solo riscaldamento contro i malcapitati Julien Cagnina (N.822 ATP) e Sebastian Fanselow (N.402 ATP). Il percorso verso l’eventuale finale è piuttosto accidentato, toccandogli prima lo statunitense Maxime Cressy (N.124 ATP e fresco finalista a Ortisei) e poi uno tra Jiri Lehecka (già due titoli in stagione) e Harold Mayot (campione junior all’AO 2020). Quindi la cautela è d’obbligo.

A proposito di teenager le cose non sono andate tanto bene a Flavio Cobolli, che al Challenger 80 di Helsinki (cemento indoor) si fa eliminare netto (6-3 6-2) dal serbo Nikola Milojevic (N.136 ATP e ottava testa di serie). Dispiace che per l’azzurro sia durato molto di più il volo aereo che non la sua permanenza in campo. Ma, come abbiamo già detto da queste pagine, è forte il sospetto che il ragazzo sia arrivato alla fine della stagione (piena di soddisfazioni ma molto lunga e pesante) con le batterie un po’ scariche.

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