US Open, verso Djokovic-Berrettini: verità ereditate dalle sfide di Roland Garros e Wimbledon

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US Open, verso Djokovic-Berrettini: verità ereditate dalle sfide di Roland Garros e Wimbledon

Cosa ci dicono i numeri delle due precedenti sconfitte di Berrettini contro il numero uno Djokovic? La chiave è sempre la seconda. Occhio a dritto inside-out e servizio al corpo. Sì al back di rovescio

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Matteo Berrettini - US Open 2021 (photo Andrew Ong/USTA)
 
 

Ridurre tutto ai numeri rischia di essere un errore, soprattutto quando la cifra emotiva dell’incontro è parecchio significativa come in questo caso, ma è comunque l’opzione migliore che abbiamo per presentare il quarto di finale dello US Open 2021 tra Novak Djokovic e Matteo Berrettini, terzo confronto diretto di questa stagione – tutti giocati in tornei dello Slam, peraltro consecutivi. Il serbo ha battuto l’italiano ai quarti di finale di Parigi, perdendo il terzo set set, e poi lo ha battuto ancora in finale a Wimbledon, perdendo soltanto il primo set.

Berrettini proverà ad emulare con un turno d’anticipo l’impresa di Roberta Vinci, che nel 2015 fermò la numero uno del mondo Serena Williams in semifinale, a due passi dal Grande Slam. Sembrava impossibile allora, alla vigilia del match, e sembra impossibile anche oggi. Ma cosa ci raccontano i numeri delle due recenti sfide tra Djokovic e Berrettini, raccolti nel charting completo di Tennisabstract (trovate qui la sfida del Roland Garros e qui quella di Wimbledon)? Soprattutto, danno una qualche concretezza alle chance di vittoria di Matteo?

QF ROLAND GARROS – [1] Djokovic b. [7] Berrettini 6-3 6-2 6-7(5) 7-5
F WIMBLEDON – [1] Djokovic b. [6] Berrettini 6-7(4) 6-4 6-4 6-3

Prima di tutto un dato statistico piuttosto curioso. Nelle due partite è stato giocato lo stesso numero di punti, 276 a Parigi e altrettanti a Londra, con la differenza che nella prima sfida Djokovic ne ha vinti ben 30 in più (153 a 123) mentre nella seconda ‘soltanto’ 14 (145 a 131). Berrettini ha vinto entrambi i set al tie-break e nel complesso ha portato a casa quasi gli stessi game (17 a Parigi, 18 a Londra), ma i due incontri si sono articolati molto diversamente.

 

Al Roland Garros c’è stata poca partita nel primo set, pochissima nel secondo ma ce n’è stata molta nel terzo e nel quarto, sebbene Berrettini non sia mai riuscito a breakkare Djokovic fallendo nel primo set le uniche tre palle break; la pausa per l’uscita del pubblico dallo stadio dopo cinque game del quarto set – si era ancora in tempi di coprifuoco a Parigi – ha forse tolto un po’ di energie a Berrettini, che anche grazie al pubblico era riuscito a vincere il tie-break di un terzo set nel quale aveva avuto pochissime occasioni in risposta.

A Wimbledon è stata ancora la solidità mentale a consentire a Berrettini di vincere il primo set, un parziale nel quale Djokovic era partito con un vantaggio molto confortante ed era sembrato in completo controllo delle operazioni fino al 5-2, game nel quale aveva addirittura fallito un set point. Poi, però, sebbene non si possa dire che Berrettini abbia giocato male i tre set successivi, non possiamo neanche dire che sia mai andato realmente vicino a mettere in discussione l’esito della partita.

Elemento comune dei due set vinti? La capacità di Berrettini di sfruttare le incertezze del numero uno del mondo. Con un grammo di garra in meno, Matteo avrebbe potuto tranquillamente perdere entrambe le partite in tre set. Questo è sia un buon segnale – Djokovic sa che non può concedersi troppe sbavature, e questo potrebbe mettergli pressione – sia un cattivo segnale, perché vuol dire che Berrettini forse non sarebbe riuscito a vincere neanche un set senza un concreto aiuto del suo avversario.

Smaltita questa premessa generica, solo per metà affidata ai numeri, svisceriamo brevemente similitudini e differenze tra le due partite attraverso quattro piani d’analisi: servizio, risposta, direzione dei colpi e lunghezza degli scambi.

SERVIZIO

ROLAND GARROS – Berrettini non è riuscito a far valere granché la sua superiorità al servizio: sommando le tre categorie di punto diretto col servizio, ossia ace, unreturned serve e servizi che producono l’errore forzato del ribattitore, Djokovic ha totalizzato 35 punti (il 27% dei suoi servizi totali) e Berrettini 41 (il 28%). La partita è stata vinta dal serbo soprattutto con la seconda: mostruosa la sua difesa del servizio più debole (65%) nonostante ne abbia tirate più del suo avversario. Difficile, se non impossibile, battere Djokovic quando vince il 73% dei punti con il servizio.

WIMBLEDON – Berrettini aveva approcciato la finale londinese forte di un servizio d’acciaio che era stato sopraffatto dal ribattitore soltanto cinque volte nelle precedenti sei partite del torneo. Djokovic ha spazzato via le sue certezze, breakkandolo sei volte (su 15 palle break). C’è un dato che testimonia in modo particolare la difficoltà di Berrettini, che ha messo in campo il 59% di prime e ha dovuto giocare in totale ben 32 punti in più del suo avversario al servizio; colpisce soprattutto il fatto che Berrettini abbia giocato tante seconde (ben 63), quasi quante le prime di Djokovic (75). In sintesi, vincere il primo set col 56% (!) di prime in campo è stato un miracolo statistico, che infatti non si è ripetuto.

Un paio di chicche: in entrambe le partite, Djokovic ha preferito la soluzione esterna con il servizio (50% dei servizi a Parigi, il 42% a Londra) mentre Berrettini ha utilizzato un profilo più equilibrato, utilizzando molto più del suo avversario il servizio al corpo, soprattutto con la seconda (addirittura 37 volte su 63 seconde giocate nella finale di Wimbledon).

RISPOSTA

Inutile girarci attorno, è qui che la forbice tra i due giocatori si allarga. In entrambe le partite Djokovic ha vinto più della metà dei punti in risposta alla seconda di Berrettini, il 55% a Parigi e addirittura il 60% a Londra, riuscendo a portare la lunghezza media degli scambi oltre la soglie dei cinque colpi. Ricordate l’abuso dei servizi al corpo di Berrettini? Beh, non ha pagato troppo se è vero che il serbo ha trasformato in punto il 58% dei servizi (ricevuti) al corpo a Parigi e il 53% a Londra.

Considerando la percentuale di punti in vinti in risposta contro la prima e la seconda di Djokovic nei due match, Berrettini ha superato la soglia del 40% soltanto contro le seconde tirate da Djokovic a Wimbledon, e comunque di poco (42%). Il serbo gli ha cercato parecchio il rovescio, soprattutto nella seconda sfida, e grazie all’utilizzo dello slice l’italiano si è difeso sorprendentemente bene vincendo più punti quando ha avviato lo scambio con una risposta di rovescio.

Novak Djokovic – WImbledon 2021 – Credit: AELTC/Ian Walton

DIREZIONE DEI COLPI

Passando da Parigi a Londra, la differenza principale nel profilo dei colpi di Berrettini (il campione di dati si basa soprattutto sui colpi successivi al terzo dello scambio) ha riguardato il rapporto tra dritti incrociati e dritti anomali inside-out; a Parigi erano stati più i primi, mentre a Wimbledon Matteo ha colpito il 37% dei dritti in traiettoria inside-out. Se vi state chiedendo se la scelta ha pagato, la risposta è un secco no – poiché nella prima sfida i vincenti a uscire sono stati 12 (su 46 colpi tracciati) mentre nella seconda soltanto 5 (su 57 colpi tracciati). Pur essendo un colpo notevole nell’arsenale di Berrettini, il problema è che va a scontrarsi con la difesa di rovescio di Djokovic. Una scelta tattica che invece ha pagato è stato il maggiore utilizzo del rovescio in slice; a Wimbledon, Matteo ha diviso equamente i rovesci tra top e traiettoria tagliata.

LUNGHEZZA DELLO SCAMBIO

Ultima considerazione sulla lunghezza degli scambi. Dividendoli in quattro categorie (1-3 colpi, 4-6, 7-9 e 10+) non è possibile rintracciarne neanche una in cui, in una delle due partite, Berrettini abbia prevalso. L’italiano è riuscito a pareggiare il suo avversario soltanto per quanto riguarda gli scambi brevi giocati a Wimbledon (77 punti a testa), mentre la categoria che lo ha visto maggiormente in ambasce è decisamente quella degli scambi compresi tra i 4 e i 6 colpi: al Roland Garros se ne sono giocati 58 (su 276 punti totali) e Djokovic ne ha vinti 34 (il 59%), mentre a Wimbledon sono stati addirittura 80, il 29% del totale, e Djokovic ne ha vinti 45 (il 56%).

La verità dei numeri è questa. E conferma che, comunque vada, Berrettini è chiamato a compiere una vera impresa anche solo per fare davvero partita pari.

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ATP Montreal: la prima volta di Carreno Busta, la lunga attesa è finita

Pablo Carreno Busta corona una settimana perfetta conquistando il primo titolo Masters 1000

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Pablo Carreno Busta - Montreal 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

P. Carreno Busta b. [8] H. Hurkacz 3-6 6-3 6-3 (da Montreal, il nostro inviato)

Il mentore di Pablo Carreno Busta, l’ex n. 1 del mondo Juan Carlos Ferrero, ha lasciato Montreal venerdì per andare con il suo pupillo Carlos Alcaraz al Western&Southern Open di Cincinnati. Forse però avrebbe preferito rimanere in Canada per assistere al giorno più bello del su assistito che a 31 anni compiuti il mese scorso e giocando probabilmente il miglior tennis della sua vita è riuscito a conquistare il più importante sigillo della carriera professionistica.

Con pieno merito Carreno Busta ha portato a casa il trofeo color rame dell’Omnium Banque Nationale presentè par Rogers di Montreal, sesto Masters 1000 della stagione e prima tappa dell’avvicinamento del tour allo US Open.

 

Confermando lo straordinario momento di forma messo in mostra durante tutto il torneo, nel quale ha fatto fuori uno dopo l’altro i primi due giocatori italiani, Berrettini e Sinner, Carreno Busta ha fatto fruttare i progressi fatti con la battuta (solo tre break subiti nelle prime cinque partite, più un altro durante la finale) mantenendo anche durante la finale una percentuale di realizzazione oltre il 70% sia sulla prima sia sulla seconda.

Hurkacz ha pagato il grande numero di errori gratuiti (24, contro 10 di Carreno Busta) arrivati nel corso di una condotta di gara comunque estremamente aggressiva, che però non ha dato i frutti sperati anche per colpa dei cali di tensione arrivati nei break concessi nel secondo e nel terzo set.

IL MATCH – Un misto di tensione, cautela ed emozione da parte di entrambi i protagonisti hanno fatto sì che i primi game della finale non siano stati proprio memorabili. Si trattava, d’altra parte, di una partita importante per tutti e due, un’occasione a cui nessuno dei due è particolarmente avvezzo.

Hurkacz aveva iniziato provando ad addormentare gli scambi con traiettorie piuttosto alte e con l’occasionale ‘chop’ di diritto per evitare di entrare nella macchina tritacarne di Carreno Busta che sugli scambi in progressione da fondo gli è certamente superiore. Il polacco è un giocatore più poliedrico, e pertanto ha provato a tenere lo scambio su velocità che potessero consentirgli di manovrare la palla e crearsi le aperture per le conclusioni offensive.

Il primo break è arrivato al sesto game, paradossalmente conquistato da Hurkacz più con le sue doti difensive che non proiettandosi in avanti. Un paio di errori di Carreno Busta hanno fatto la differenza, e da lì in poi il servizio di Hurkacz ha fatto il resto per chiudere il primo set in 31 minuti.

I 9 errori gratuiti commessi dal polacco (contro altrettanti vincenti) nel corso di un set comunque vinto lasciavano presagire che la partita potesse avere molto altro da dire. E infatti subito all’inizio del secondo parziale un game di black out di Hurkacz (quattro errori totalmente non forzati) gli costava il break a zero. Carreno Busta aumentava i giri del motore sui colpi da fondo mentre Hurkacz alzava la velocità del servizio che arrivava a toccare anche i 226 chilometri all’ora. Il risultato è che gli scambi si accorciavano e ai ribattitori rimanevano solo le briciole. Risultato: 6-3 Carreno Busta, e dopo 66 minuti si arrivava al terzo set.

Dopo un’inizio di parziale decisivo sostanzialmente in equilibrio, con Hurkacz che spingeva sempre più insistentemente sul rovescio di Carreno Busta e quest’ultimo che si difendeva da par suo tirando fuori passanti di grande fattura, sull’1-1 il polacco offriva su un piatto d’argento il break con un diritto tirato in mezzo alla rete e una palla corta al terzo colpo che non aveva grande motivo di esistere. Hurkacz provava a recuperare spingendo ancora di più la risposta, ma senza grandi risultati. Il pubblico aveva modo di esaltarsi per un grande scambio chiuso da una “veronica” di Carreno Busta che spingeva il suo avversario a lanciare la racchetta inviperito (fortunatamente senza che nessuno venisse colpito).

E quel punto è probabilmente stato il colpo del K.O. per Hurkacz, che da quel momento in poi è andato via via affievolirsi, fino a subire la risposta vincente lungolinea di rovescio che ha regalato a Pablo Carreno Busta il suo primo titolo Masters 1000 della carriera.

Con questa vittoria lo spagnolo risale al n. 14 del ranking mondiale e al n. 11 della ATP Pepperstone Race, mettendosi prepotentemente in lizza per la qualificazione alle Nitto ATP Finals di Torino. Hurkacz invece rimane al decimo posto della classifica ma sale alla nona piazza della Race, anche lui confermando le sue ambizioni per un posto tra gli otto di Torino.

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ATP

ATP Montreal: ancora superato il record di spettatori. Ora va verso l’allargamento del tabellone

Ritoccato il recordo mondiale di presenze per tornei non-combined di una settimana: 237.158 spettatori. Dal 2024 avrà 12 giorni di gare e tabellone da 96 giocatori

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Altro anno, altro record per il torneo Masters 1000 di Montreal, quest’anno denominato “Omnium Banque Nationale presenté par Rogers”. Dopo 10 anni di “Rogers Cup presented by National Bank” i due sponsor si sono scambiati nel 2021, principalmente in virtù di un prestito agevolato concesso dall’istituto di credito a Tennis Canada che ha così consentito alla federazione della foglia d’acero di sopravvivere i durissimi anni della pandemia che hanno portato alla cancellazione del torneo nel 2020 e alla drastica riduzione del pubblico nel 2021 (massimo 5.000 spettatori a sessione nello stadio e porte chiuse per i campi laterali).

Ma anche se passano gli anni e cambiano i nomi, la costante che rimane è l’abbattimento anno dopo anno dei record di presenze per un torneo non-combined di una settimana, record che Montreal detiene sia per la versione ATP sia per la versione WTA. In questa edizione 2022 è stato ulteriormente ritoccato il record di spettatori con 237.158 unità, conteggio che supera di qualche migliaio il record stabilito nel 2019 che, a livello ufficiale, era di 223.016, ma quella cifra includeva uno “zero” nella casella della sessione serale di sabato, in quanto la semifinale tra Rafael Nadal e Gael Monfils fu cancellata a causa del ritiro del francese e tutti i biglietti furono rimborsati, ma quella sessione altrimenti sarebbe stata esaurita quindi ci sarebbero stati all’incirca 12.000 spettatori in più.

Un successo che continua di anno in anno per un torneo che per numero di spettatori costituisce il secondo evento della regione, dopo il Gran Premio di Formula 1 di inizio giugno. La differenza principale, tuttavia, e che mentre la Formula 1 è sempre più diventato un “destination event”, ovvero un evento per chi si reca a Montreal esclusivamente per quello scopo, il torneo di tennis invece è una manifestazione principalmente locale: gli spettatori sono in gran parte abitanti della zona, certamente integrati da qualche appassionato che viene da lontano, ma sostanzialmente è un torneo che rappresenta la “tifoseria tennistica” del Quebec.

 

Ed è proprio per questo motivo che sarebbe stata auspicabile una campagna più lunga per l’idolo locale Felix Auger-Aliassime, anche se il direttore del torneo Eugene Lapierre ha confermato nella conferenza stampa di fine torneo: “Se mi avessero garantito che Felix sarebbe arrivato ai quarti di finale avrei firmato subito”. Auger-Aliassime ha comunque fatto la sua parte, vincendo due turni e soprattutto rendendosi disponibile fuori dal campo per iniziative collaterali per aiutare a promuovere il torneo:Si è offerto volontariamente – ha raccontato Lapierre – è venuto da noi per chiedere se poteva fare qualcosa per aiutare il torneo”.

Il video-sorpresa che è stato preparato per lui in occasione del suo compleanno (l’8 agosto) è diventato subito virale, ma ci sono state diverse altre iniziative che l’hanno coinvolto e che sono state molto gradite dai media locali e dalle persone che hanno lavorato nel torneo.

Anche gli altri giocatori apprezzano l’atmosfera del torneo, che riesce a creare un ambiente in cui è molto piacevole giocare. “La partita di venerdì sera tra Paul ed Evans si è giocata con il tutto esaurito, e con i giocatori nella players’ lounge che seguivano il match davanti alla TV. ‘Il torneo di Montreal è questo’ mi ha detto il responsabile comunicazione dell’ATP”.

Ma ovviamente non bisogna mai sedersi sugli allori e allora ecco che Lapierre pensa già ai progetti per l’anno prossimo. “Sicuramente equipaggeremo un quinto campo con Hawk Eye Live in modo da poterlo usare per i match ufficiali in caso di ritardi per pioggia. Quest’anno avremmo voluto farlo, ma purtroppo non è stato possibile perché non avevamo nel contratto con Hawk Eye l’equipaggiamento di un quinto campo. Il costo sarebbe stato intorno ai 40.000 dollari, che per un torneo come il nostro è una spesa tutto sommato marginale”.

Quest’anno per la prima volta sono stati introdotti i riflettori al LED sul campo centrale, e sembra che il feedback sia stato positivo. Verrà considerata l’introduzione dello sfondo del campo a LED in modo da avere un display dinamico, così come verranno aggiunte zone d’ombra per il pubblico (che peraltro già quest’anno sono state davvero abbondanti) e verrà creato uno spazio supplementare di altri 15.000 piedi quadrati (circa 1400 mq) vicino alla palazzina servizio per altre attività e si proseguirà con la preparazione al torneo al salto di qualità previsto per il 2024, quando dovrebbe diventare un torneo da 12 giorni con un tabellone da 96 giocatori.

Ci sono ancora parecchi passi da intraprendere prima di arrivare lì – ha confermato Lapierre – ma credo che ci arriveremo. Stiamo lavorando in collaborazione con l’ATP per raggiungere quell’obiettivo. Secondo loro non abbiamo bisogno di più spazio, anche se io credo che sia necessario per avere un tabellone da 96 giocatori, e siamo sicuri che riusciremo ad aggiungere più spazio grazie al finanziamento ottenuto dal Governo Federale del Canada”. Prima dell’inizio del torneo, infatti, Tennis Canada ha annunciato che nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo Economico della Regione del Quebec aveva ricevuto un finanziamento di 10 milioni di dollari canadesi (circa 7,6 milioni di euro).

Quello dell’aumento del tabellone da 56 a 96 giocatori sarà un passaggio da brividi per l’Open del Canada, che soprattutto nella sede di Montreal ha uno degli impianti più piccoli di tutti i Masters 1000. Ed essendo un torneo estivo dovranno anche risolvere il problema del calendario, che vede i tornei perennemente compressi tra Wimbledon e lo US Open, che nel 2024 avrà anche il rompicapo supplementare dei Giochi Olimpici di Parigi, in programma dal 27 luglio al 4 agosto.

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ATP

Darren Cahill : “Jannik può giocare qualsiasi tipo di tennis. Può vincere uno Slam”

Il supercoach di Jannik Sinner parla a Tennis Italiano: “Può farcela in uno Slam ora, a patto che continui a migliorare”

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Darren Cahill

Darren Cahill è stato un tennista di tutto rispetto, sia in singolare (n.22) che in doppio (n.10), ma se possibile da allenatore – consigliere tecnico che dir si voglia – ha fatto ancora meglio. Tra gli altri si è seduto, portandoli in alto, sulle panchine di Lleyton Hewitt (che definisce il più vicino a Sinner dei suoi assistiti), Andre Agassi, e Simona Halep, prima di approdare come supercoach al fianco di Simone Vagnozzi su quella di Jannik Sinner. E proprio dell’altoatesino, in un’intervista realizzata da Stefano Semeraro per la rivista “Il Tennis Italiano“, parla lungamente e con vista rosea sul futuro.

Ho accettato di allenare Jannik perché è un bravissimo ragazzo, oltre che un grande giocatore“, esordisce Cahill, “In Australia mi ha impressionato perché sorrideva sempre, era molto gentile e determinato. Non mi interessa il ranking, ma la persona e le potenzialità che vedo in lui“. Ma da ciò, subito si parte poi a parlare dei miglioramenti in campo di Jannik, e degli obiettivi per il prossimo futuro: “Negli ultimi 12-15 anni il tennis è stato dominato da quattro signori molto forti, e per gli altri è stata dura. Potevano andare un po’ avanti, ma poi c’erano Roger, Rafa, Nole e Andy, anche gli ottimi giocatori. Ora le cose stanno cambiando, ci sono giovani campioni che crescono, e Jannik è tra quelli che possono vincere negli Slam. E non intendo in futuro, ma proprio ora, a patto che poi continui a migliorarsi nei prossimi 10 anni“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Jannik gioca molto bene sul duro“, prosegue il coach con sguardo alle prossime, intense settimane, “Ho visto i suoi match agli Australian Open, si muove bene sul cemento e il suo gioco è abbastanza potente per quel tipo di superficie, i campi degi US Open sono inoltre abbastanza veloci. Il suo servizio sta migliorando, come la transizione a rete e il gioco a volo, ha fatto importanti progressi negli ultimi due anni, con Riccardo e poi con Simone; è importante però che ragioni in prospettiva, che sappia che tipo di tennis vuole giocare nel giro di due anni e faccia di tutto per arrivarci“. E Sinner è migliorato decisamente anche sulla seconda di servizio, oltre che nel gioco a rete, per cui Cahill ha ricevuto i complimenti di Pat Cash: “Sia io che Simone ci stiamo lavorando, abbiamo le idee chiare ma Jannik deve esserne convinto. Sta dando il massimo, l’esercizio e la costanza rendono automatico ciò che non lo è. Pensiamo a Rafa, Novak o Andy: nessuno di loro all’età di Jannik andava volentieri a rete, hanno sviluppato il loro gioco nel corso degli anni. Ha inciso anche il secondo servizio, importantissimo, perché se riesci a renderlo vario ti aiuta anche con il primo, ti fa sentire più libero. Per me è più importante“.

 

Non dimentichiamo, inoltre, che Sinner senza mai aver vinto prima un match su erba, è stato due set in vantaggio contro Novak Djokovic, con Cahill al suo angolo: “Sull’erba più ci giochi e più ti trovi a tuo agio. I primi match sono stati incredibilmente importanti, ha imparato come muoversi, come stare nel punto. Sull’erba Jannik può diventare un giocatore molto pericoloso e lo ha dimostrato nella seconda settimana a Wimbledon. Deve essere solo orgoglioso di ciò che ha fatto“. Toccando l’argomento superfici, ormai sempre meno limitanti di quanto fossero un tempo, si parla anche della varietà gioco che possiede l’azzurro: “Per me è un tennista all around molto aggressivo da fondo che deve rifinire le sue qualità a rete. Non è il solo, altri possono fare il suo gioco, ma non si può vincere facendo un solo tipo di tennis, devi avere una varietà di opzioni, e Jannik può farlo“.

L’obiettivo ATP Final non può naturalmente essere taciuto: “Non ci siamo posti un traguardo preciso, un numero, un torneo. Jannik può vincere subito. ma è un processo che richiede tempo. Le ATP Finals sono importanti, un obiettivo per chiunque. Ci sono gli Slam e poi le Finals, giocarle è un grande onore; che siano a Torino è bellissimo, ma lo sarebbe ovunque“. In ultimo l’australiano parla anche del ruolo dell’allenatore, e di quanto sia cambiato: “Oggi è più facile allenare rispetto a 20 anni fa, perché non c’è un solo coach, ma i tennisti investono per avere più voci tecniche da ascoltare. Novak, Rafa, Roger e Andy hanno reso questo sport molto professionale. Sono scattati avanti, e gli altri hanno dovuto inseguirli e imparare da loro, capire perché erano così forte e dove migliorare“.

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