Pagelle: Nolemose bene la vita Emma…gnifica

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Pagelle: Nolemose bene la vita Emma…gnifica

Svaniscono i sogni di Grande Slam di Djokovic sotto i colpi di un grandissimo Medvedev. Raducanu nella storia con il sorriso, l’Italia c’è grazie a Berrettini e Sinner

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Daniil Medvedev e Novak Djokovic - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)
 

Niente da fare. I sogni tramontano all’ultimo gradino. Cinquantadue anni di attesa per tutto il mondo del tennis, ma soprattutto per lui. Ci ha creduto quando sembrava impossibile, ha lottato contro tutto e tutti perché finalmente si avverasse il suo più grande desiderio. Doveva essere una liberazione, doveva essere ciò che finalmente lo avrebbe fatto librare in alto e gli avrebbe consentito di riprendere la sua vita finalmente sereno, senza più nessuna preoccupazione e nessun obbligo verso il mondo, verso il tennis.

Eppure bastava guardare il suo sguardo ieri, durante la finale: vitreo, sofferente. Con un sorriso che era un ghigno. Un’espressione che diceva tutto, nella quale si leggeva il presentimento, anzi la certezza dell’ineluttabile che di lì a poco sarebbe accaduto. E nemmeno le lacrime, nemmeno l’ovazione del pubblico può consolarlo. Ma da dove è spuntato quel maledetto russo, ora che tutto sembrava compiersi, ora che finalmente l’agognato riposo del guerriero poteva essere conquistato?

E invece no. Niente da fare. Siamo affranti con lui. Lo abbracciamo teneramente, come faremmo con un nonno. Sì, il tuo sogno è svanito Rod. Dovrai continuare a girare il mondo tutto l’anno, Slam dopo Slam. Niente da fare, a 83 anni non puoi goderti l’agognata pensione, sarai costretto ad assistere ad altre e ancora altre maratone massacranti, chiudendo gli occhi dinanzi a quelle che, sporadicamente, dovrebbero apparire come delle volée. Il tuo (anzi i tuoi) Grande Slam resterà ancora lì quale imperitura e irraggiungibile pietra di paragone. Anche se qualcuno di nostra conoscenza direbbe che “quello mica era tennis”.

 

E adesso basta con ‘sta storia del Goat, tifosi dei Fab3 deponete le armi. Novak Djokovic (9) è un campione immenso ma pur sempre un umano che si è sciolto sul più bello come un Federer qualsiasi. E su, adesso basta, prendete la racchetta (per chi la ha ancora intera), le stampelle e i bambini, andatevene tutti e tre a giocare la Laver (sempre lui) Cup e toglietevi di torno. Tre per venti sessanta e buonanotte, prendete un bel Whisky e passate le serate a disquisire se è stato più facile vincere uno Slam contro Andersson, Gonzalez o Puerta.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Onore a Daniil Medvedev (10), dominatore assoluto di questo torneo e destinato a volare lì in alto con il suo tennis sghembo ma fenomenale. Daniil, l’amico che sei costretto ad invitare alla festa e che puntualmente te la rovina, piazzandosi al centro della sala. Ma senza il quale non sarebbe stata la stessa festa. Se saprà avere pazienza, se riuscirà a sopravvivere ai toilet break di Tsitsipas (4), potrà anche dominare il tennis che verrà. Poi certo, c’è anche il sempre più convincente Zverev (8,5) per il quale – ci perdonerete ma siamo onesti – non riusciamo a provare un minimo di simpatia.

Perché poi in fondo, sapete, il tennis è anche quella cosa strepitosa dove si possono contendere uno Slam due meravigliose ragazzine. Emma Raducanu (10) è una di quelle stelle che si vedono una volta nella vita. Magari vincerà 10 Slam o magari nemmeno più una partita, ma dominare un torneo del genere venendo dal nulla con la straordinaria serenità del suo sorriso è una cosa che andrebbe scritta nei libri di storia, quasi come un Grande Slam. Chi ne capisce di tennis femminile dice che la vera bomba sarà Leyla Fernandez (9,5): a breve l’ardua sentenza.

Leylah Fernandez, finalista allo US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

Intanto il tennis WTA regala un’occasione a tutte e magari ne regalerà ancora e ancora anche alle “premio Radwanska” alla carriera, Sabalenka (6) e Svitolina (5), regine delle occasioni sprecate, con Sakkari (7) pronta ad entrare nel club.

È stato un ottimo torneo anche per l’Italia: è vero che oramai abbiamo fatto la bocca buona, ma non dimentichiamoci da dove veniamo e chi siamo. Matteo Berrettini (8) oramai perde negli Slam solo con Djokovic e qui peraltro per un set ed un’ora e mezza è stato magnifico. Se pensiamo che non era al meglio della forma, possiamo intravedere sogni di gloria in quel di Torino: da Nole alla Mole il passo è breve. E chissà che da quelle parti non si trovi a passare anche Jannik Sinner (7,5), ancora agli ottavi di uno Slam, che però dovrà presto abituarsi al nuovo passatempo preferito degli italopitechi del tennis: il paragone continuo con quel fenomeno di Carlos Alcaraz (9).

Che poi di giovani forti ce ne sono in giro per il mondo, da Brooksby (8) ad Auger-Aliassime (8,5), a Rune al quale va 10 per l’umiltà: “Vincerò anche io tredici Roland Garros”.

Detto che a Camila Giorgi (4,5) dopo sei vittorie di fila a Montreal non possiamo chiedere più nulla per un po’ di mesi, permetteteci di concludere con un doppio abbraccio a chi se ne va, Paolo Lorenzi (10) e a chi resta, Andreas Seppi (10) un cuore da fenomeno.

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E se Wimbledon 2023 cancellasse il ban a Medvedev, Rublev, russi e bielorussi? L’All England Club ne discute

I cinque tornei ATP inglesi che rischiano la cancellazione in caso di mancata revoca del ban. Il caso United Cup

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Centre Court and No.1 Court under the closed roofs at The Championships 2021. The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 1 Monday 28/06/2021. Credit: AELTC/Bob Martin

Sembra arricchirsi di un nuovo capitolo lo scontro tra la LTA (Lawn Tennis Association: è la federtennis inglese) e le due associazioni dei giocatori (ATP e WTA), dopo che l’ATP ha annunciato una sanzione di un milione di dollari nei confronti della LTA per il ban dei tennisti russi e bielorussi dai cinque tornei LTA: Queen’s, Eastbourne, Surbiton, Nottingham, Ilkley. La sanzione emanata dall’ATP segue quanto fatto lo scorso luglio dalla WTA, che ha multato per 750 mila dollari la LTA (che organizza i tre tornei femminili di Eastbourne, Nottingham e Birmingham.) e 250 mila sterline l’All England Club (sede di Wimbledon).

Secondo quanto riportato dal quotidiano The Telegraph, sono in corso valutazioni nel Regno Unito e la situazione starebbe per cambiare. L’All England Club, infatti, starebbe prendendo in considerazione l’annullamento del divieto imposto ai tennisti russi e bielorussi di giocare a Wimbledon. La posizione ufficiale dell’AELTC (All England Lawn Tennis Club) alla data odierna però non è al momento variata. Infatti, ad oggi non è stata presa alcuna decisione in merito a chi effettivamente potrà partecipare allo Slam londinese la prossima estate. Tuttavia, secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano britannico, sembra essersi diffusa, all’interno del club, l’idea di porre fine a questa battaglia.

Secondo alcuni membri dell’AELTC, la posizione attuale potrebbe divenire non sostenibile l’anno prossimo, visti i crescenti timori di ulteriori ritorsioni da parte dell’establishment del tennis. Infatti, l’ATP Tour è stato chiaro. Oltre alla multa, è arrivata la minaccia di cancellare la membership della LTA, se il divieto dei giocatori russi e bielorussi dovesse essere ripetuto nel 2023, di fatto scomunicando la federazione che patrocina i tornei di tennis professionistici in Gran Bretagna.

 

Questo porterebbe alla cancellazione dei tornei organizzati sul suolo britannico e ad una conseguente rimodulazione del calendario ATP. Ricordiamo, infatti, che tra giugno e luglio il tour fa tappa per quattro settimane nel Regno Unito per la breve stagione su erba. Oltre alla due settimane dedicate a Wimbledon, il circuito ATP prevede altri due tornei in terra britannica: l’ATP 500 del Queen’s e l’ATP 250 di Eastbourne.

Un’eventuale cancellazione di questi tornei vedrebbe diverse federazioni già disponibili per colmare i vuoti nel calendario, come già accaduto negli anni precedenti. Certamente la FIT seguirà con interesse lo sviluppo di queste situazioni. Lo scorso anno infatti fu pronta a subentrare ai tornei cinesi cancellati per via del Covid. Si poterono effettuare i tornei di Firenze e Napoli a seguito di quelle cancellazioni. Oltretutto i tornei inglesi in discussione si svolgono tutti nei mesi di giugno e luglio, mesi ideali per giocare a tennis nel Bel Paese.

Se il medesimo divieto fosse imposto alla WTA, a rischio ci sarebbero il WTA 500 di Eastbourne e i WTA 250 di Nottingham e Birmingham.

La situazione rimane in continuo fermento: attraverso un suo comunicato la LTA ha dichiarato che sono in corso valutazioni su un possibile appello. Ha anche accusato i due circuiti ATP e WTA di scarsa empatia verso la questione ucraina, aggiungendo di essere “profondamente delusa” per una sanzione che li costringerebbe a ridurre il loro programma di tornei professionistici nel prossimo anno. Infatti, la LTA ha già annunciato che l’impatto di queste sanzioni porterebbe anche all’annullamento di alcuni eventi di livello Challenger che la federazione aveva intenzione di ospitare nel primo trimestre 2023.

Questa ultima è una posizione che sembra in sintonia con le idee forti del proprio governo, ribadite dal segretario per la cultura Michelle Donelan: “Per noi è chiaro il fatto che lo sport non può essere utilizzato per legittimare questa invasione mortale” – ha affermato Donelan in una nota. “Agli atleti che rappresentano Russia e Bielorussia dovrebbe essere vietato gareggiare in altri Paesi. Nonostante la condanna diffusa a livello internazionale, il mondo del tennis è determinato ad emarginarci per questo. Con un impatto sugli investimenti per la crescita del tennis a livello nazionale. Ritengo la mossa di ATP e WTA errata. Li esorto a riflettere attentamente sul messaggio che stanno inviando, e di riconsiderare la situazione.”

La situazione diventa ancora più intricata se si pensa all’atteggiamento seguito dalle due associazioni in merito alla United Cup. Nella competizione mista a squadre promossa da ATP e WTA, infatti, non ci saranno al via atleti russi e bielorussi. Ricordiamo che le squadre partecipanti alla competizione sono state scelte in base al ranking dei migliori tennisti ATP e WTA, a cui si aggiungono le squadre selezionate grazie al miglior ranking combinato del loro numero 1 maschile e della loro numero 1 femminile. Tuttavia, la compilazione dei vari ranking di ammissione non ha tenuto conto degli atleti e delle atlete russe e bielorusse, che difatti non prenderanno parte al torneo. Una situazione che evidenzia una palese difformità di trattamento del neonato torneo a squadre, rispetto ad un torneo individuale come Wimbledon. Evidentemente ATP e WTA considerano diverso il trattamento da riservare ad atleti russi e bielorussi a seconda che l’evento tennistico sia individuale oppure per squadre nazionali.

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Diriyah Tennis Cup: un’esibizione di 35 minuti e Berrettini lascia il passo a Wawrinka. Ritorno vincente per Zverev

A Riyadh, Matteo Berrettini k.o. dopo tre super-tiebreak. Gli accoppiamenti dei quarti sono: Tsitsipas-Norrie e Fritz-Stricker; Wawrinka-Rublev e Zverev-Medvedev. Out Kyrgios

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Matteo Berrettini - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)

Questa mattina sono andati in scena gli ottavi di finale della Diriyah Tennis Cup, torneo di esibizione in scena a Riyadh in Arabia Saudita. Tra i protagonisti dell’evento c’è anche il nostro Matteo Berrettini che ha vissuto una stagione non certo facile, ricca di successi ma anche di delusioni e infortuni (ne abbiamo parlato approfonditamente qui). Il tennista romano, che ha disputato il suo ultimo match nel doppio di Coppa Davis mentre non giocava in singolare dalla finale di Napoli persa da Musetti, è stato battuto da Stan Wawrinka in 35 minuti con il punteggio di 5-10 10-4 10-6. Le partite si giocano al meglio dei tre super tie-break a 10 punti. L’elvetico, che ha vinto rimontando, incontrerà il russo Andrey Rublev nei quarti del pomeriggio.

Nel primo super tie-break Berrettini ha preso le redini fin dal 2-4, riuscendo a vincere otto dei successivi nove punti. Ma negli altri due la situazione si inverte: Wawrinka, nel secondo dei due super tie-break, va sul 4-0 e poi chiude 10-4. Nel terzo invece, dopo un parziale equilibrio che si protrae fino al 3-3, Stan breakka Matteo una prima volta, e successivamente una seconda volta sul 7-3. Il break del 9-6 pone fine alle velleità di rimonta italiane. A passare è lo svizzero.

 

Il secondo incontro di giornata ha visto il ritorno sul campo del tedesco Alexander Zverev dopo l’infortunio alla caviglia patito a Parigi. Zverev si è imposto in due set, 8-10 7-10, sull’austriaco Thiem. Il primo super tie-break è deciso da un unico break sul 6-7. Il secondo invece è molto equilibrato, con i due giocatori che si danno battaglia senza esclusione di colpi. Il break che riporta alla vittoria il tedesco arriva sul 7-8. Adesso Alexander può tornare a sorridere.

Gli ultimi due incontri di mattinata hanno visto le vittorie di Norrie su Kyrgios per 10-6 10-6. E quella del polacco Hurkacz sullo svizzero Stricker per 10-7 10-5. Il tabellone aggiornata dei quarti vede i seguenti accoppiamenti: nella parte alta Tsitsipas-Norrie e Fritz-Stricker; nella parte bassa invece Wawrinka-Rublev e Zverev-Medvedev.

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Billie Jean King Cup

Competizioni a squadre, il bilancio dopo tre anni di rivoluzioni

Ecco quanto ha funzionato e quanto no (per ora). BJK Cup e Coppa Davis sono cambiate molto in questi ultimi anni. L’ATP ha introdotto l’ATP Cup (già defunta e sostituita dalla United Cup, assieme alla WTA)

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L’anno tennistico si è appena concluso,  condotto a termine dalla Coppa Davis vinta dal Canada. Quella del 2022 è stata la terza edizione tenutasi secondo la nuova formula che ha rivoluzionato la competizione nel 2019.  Parimenti, la fu Fed Cup, omologo femminile del torneo, nel 2020 ha cambiato nome – diventando Billie Jean King Cup, in onore della tennista e attivista americana – e formula, del tutto simile a quella della controparte maschile. 

Dopo tre anni (nel 2020 gli eventi non si sono tenuti a causa del Covid) possiamo dire che le modifiche siano state positive? O, al contrario, hanno peggiorato una situazione già critica?  

La Coppa Davis che Gerard Pique, con la sua Kosmos, ha preso in mano tre anni fa era in grave perdita economica e in crisi di notorietà. Secondo quel pensiero progressista espresso da Mouratoglu col suo evento UTS (un campionato “a tempo”, che sembrava più un gioco di carte che tennis ma che sarà disputato anche nel 2023) lo sport stava perdendo appeal fra i più giovani, ormai incapaci, immersi come sono nell’informazione e nell’intrattenimento lampo dei social, di concedersi e concedere al tennis del tempo. Il tempo che questo sport necessariamente richiede. Ed allora, come prima modifica, i tre set su cinque sono diventati due su tre. Alla notizia in molti s’erano disperati di perdere per sempre il pathos delle grandi battaglie, di vedere la Davis declassata dal rango di “quinto slam”. Eppure, a ben vedere, forse questa risulta oggi la modifica più riuscita. Salvo la programmazione disastrosa della prima edizione (con match che terminavano alle 4 di mattina) gli orari e le durate dei match si sono dimostrate adeguate ad una fruizione televisiva e “giovane”.  

 

Ora, oltre ad aver accorciato la durata delle partite, è stata accorciata pure la durata dei tie, che prima erano spalmati su tre giorni – quattro singolari e un doppio – mentre oggi si consumano in un pomeriggio di due singolari e un doppio. 

Quest’ultima specialità è passata ad assumere, matematicamente, un’importanza nuova ed elevata: prima il 20 per cento dei punti, ora il 33. Ciò ha permesso a squadre come la Croazia e l’Australia (l’abbiamo visto nell’ultima Davis) di sfruttare le loro forti coppie per farsi strada nel torneo. Questo anche se i giocatori “famosi” che dovrebbero attirare un pubblico giovane e mainstream disputano prevalentemente il singolare. Ed un appassionato di tennis medio spesso non conosca tutti i nomi delle coppie presenti anche solo alle ATP Finals. E che spesso molti doppisti non disputino, nella fase finale, alcun match, a causa della prematura conclusione del tie. Non si è forse puntato sulla carta sbagliata? 

Un altro problema di questa Davis riguarda proprio la presenza – o più spesso l’assenza – dei top player. Piqué (o chi per lui) ha deciso di concentrare la competizione nell’ultima settimana di calendario, in un unica sede (quest’anno Malaga, in precedenza Madrid e sede itinerante). Questo ha fatto certo sì che la Davis richiami molta più attenzione mediatica, (anche se la percentuale di biglietti venduti a tifosi stranieri rimane il 21 per cento) e che in un certo senso si ponga come omologo del mondiale di Calcio (quest’anno al via, tra l’altro, in contemporanea). Manca, tuttavia, la sacralità della cadenza quadriennale, una tradizione ed una cultura sportiva ben differente: la Coppa Del Mondo non si chiama Coppa Rimet, mentre la Coppa Davis mantiene il nome del suo fondatore, Dwight Filley Davis.  

E i giocatori migliori spesso la disertano. Match così importanti concentrati in una massacrante dieci giorni, peraltro alla fine della stagione, non devono convincere fino in fondo i migliori del mondo, maniacalmente attenti ad una preparazione che non ammette la minima sovrapposizione e che li mantenga sempre in perfetta forma. Non a caso Alexander Zverev, in un primo momento, si è addirittura rifiutato di scendere in campo nella nuova Davis.  

Le stesse considerazioni possono benissimo essere estese alla BJK CUP, ugualmente soggetta ad una trasfigurazione che ha portato effetti positivi, ma che non sembra, in definitiva, aver adempiuto totalmente al suo compito di rebranding, almeno per ora. Potrebbero le competizioni ITF imitare quelle ATP e WTA? Sull’altro fronte, le due associazioni professionistiche hanno messo in campo, negli ultimi anni, alcune iniziative discutibili e perlomeno discusse. 

Nel 2020 L’ATP ha inaugurato la ATP Cup, torneo da disputarsi a gennaio in varie città australiane. Il motivo di questa scelta è palese: quasi tutti i grandi tennisti, in quel periodo dell’anno, sono in Australia, freschi e pronti a dare avvio alla stagione. Cercano un torneo di prestigio e di competizione che li carichi, quale può essere il suddetto evento. Non a caso la prima finale del torneo è stata fra la Serbia di Novak Djokovic e la Spagna di Rafa Nadal, spronati fra l’altro dalla posta di punti in palio, prima 750 poi 500. Un’idea che aveva già seguito la Davis dal 2009 al 2015 senza però grande successo. 

L’esperienza dell’ATP CUP si è già conclusa, dopo tre edizioni funestate dal Covid e poste troppo in prossimità con un brand troppo simile, la Coppa Davis. E tuttavia la sua eredità sarà raccolta dalla United Cup, progetto in collaborazione con la WTA, che produrrà una sinergia di tennis maschile e femminile sulla scia di quanto fatto dalla Hopman Cup negli anni passati (con l’Italia in campo il 29 dicembre). Un evento che era sempre stato amato e seguito, senza tuttavia quel fuoco della competizione che dovrebbe ardere ora nella United Cup. Che grazie a questa sua peculiarità potrebbe allontanare i paragoni con la Davis e stemperare la troppa vicinanza fra le due competizioni.  

In definitiva, il tennis sta provando a rinnovarsi. O meglio, le sue istituzioni stanno provando a rinnovarlo. In maniere discordi e scoordinate, spesso. E questo non è mai un bene. Sono stati fatti passi avanti, anche se alcuni di essi si sono rivelati passi falsi. Ma la voglia di cambiare, di “ringiovanire” il prodotto c’è, e può avere dei risvolti positivi sull’industria del nostro sport. Con un occhio di riguardo, ci si augura, alla sua storia centenaria che ne definisce l’essenza. 

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