US Open, Nole interruptus: Medvedev spezza il sogno Grande Slam di Djokovic

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US Open, Nole interruptus: Medvedev spezza il sogno Grande Slam di Djokovic

Prestazione perfetta di Daniil Medvedev che sconfigge in tre set Novak Djokovic. È il primo titolo Major in carriera per il russo

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Daniil Medvedev con il trofeo - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)
 

[2] D. Medvedev b. [1] N. Djokovic 6-4 6-4 6-4

Ancora una volta, come sei anni fa nel torneo femminile, la “maledizione da Slam” ha colpito a Flushing Meadows. A un passo dal più grande traguardo nel tennis professionistico, Novak Djokovic è stato fermato da un Daniil Medvedev spietatamente efficace al servizio, ma anche da una grande tensione che non gli ha permesso di esprimersi al meglio delle sue possibilità.

Incredibile la prestazione al servizio del russo, che ha reso inoffensiva una delle migliori ribattute della storia del tennis, quella di Djokovic, incapace di leggere le direzioni di battuta di Medvedev, e forse impreparato a essere sommerso di servizi vincenti in un match come questo. Il russo ha ottenuto quattro punti su cinque quando ha messo la prima di servizio (il 58% delle volte), e ha fatto registrare un 41% di servizio non risposti, contro il 25% del suo avversario.

 

Inoltre, anche da fondocampo Djokovic non è quasi mai riuscito a trovare il ritmo dei giorni migliori, scontrandosi con la regolarità di Medvedev che lo ha battuto nettamente nella battaglia sugli scambi lunghi: 18-7 per Daniil la statistica finale negli scambi con più di 9 colpi.

LA PARTITA – Com’era solo umano che accadesse, l’inizio del match per Djokovic è decisamente nervoso: incerto al servizio, incapace di trovare ritmo nei compi da fondocampo, il n. 1 del mondo cede il servizio nel game d’apertura con un doppio fallo e tre errori gratuiti. Medvedev, dal canto suo, appare anche lui molto cauto nei game d’abbrivio, ma al servizio è assolutamente intrattabile, e al ritmo di due aces a game costruisce il suo vantaggio.

Djokovic trova la battuta quando maggiormente gli serve, ovvero quando sta per andare sotto di due break, risalendo da 15-40 sullo 0-2, ma i suoi problemi in risposta rimangono molto complicati da risolvere. Medvedev continua con la strategia adottata durante tutto il torneo e si posiziona a rispondere dal parcheggio del Citi Field, l’attiguo stadio del baseball dove questo fine settimana si gioca il derby tra le due squadre di New York (Mets e Yankees), e Djokovic inizia a sfruttare la situazione con servizi slice a rientrare da sinistra e con battute angolate seguite a rete, ma il suo problema rimane il break di svantaggio.

Medvedev senza la minima esitazione chiude il set tenendo i suoi cinque turni di battuta, perdendo appena tre quindici, (incluso un doppio fallo) e va in vantaggio di un set in appena 37 minuti.

Il pubblico è nettamente dalla parte del Grande Slam e incoraggia Djokovic a ogni occasione, fino agli spettatori appollaiati in piedi nell’ultima fila della piccionaia. L’occasione arriva subito con Medvedev che sullo 0-1 si inguaia fino a 0-40 con due gratuiti e un doppio fallo. Il russo, tuttavia, senza dare il minimo cenno di tensione e correndo tra un punto e l’altro da fare invidia a Kyrgios e Federer, infila cinque punti consecutivi e con la solita “quota sociale” di due ace tiene il servizio.

Gli scambi si allungano, i game sono combattuti: prima salva una palla break Djokovic sull’1-1 con un bel servizio vincente, poi nel game seguente è Medvedev che esce dalla buca facendo andare su tutte le furie il serbo, che perde la…. “head” e sfascia la racchetta prendendosi il meritato warning.

La svolta del set arriva subito dopo: un doppio fallo e tre gratuiti condannano il serbo a perdere il servizio, mettendolo ancora di più nei guai, perché il servizio di Medvedev è più illeggibile di un testo antico in sanscrito, e da quel momento in poi il russo mette a segno 11 punti consecutivi al servizio prima di lasciarsi andare a un doppio fallo e poi andare avanti due set a zero dopo 90 minuti di gioco, facendo il pugnetto al suo angolo tristemente vuoto (solo quattro posti su 12 occupati, a confronto della full house nel box di Djokovic).

Contrariamente a quanto previsto dai commentatori dalla ESPN (e non solo da loro), Djokovic non va in bagno come aveva fatto nella finale del Roland Garros, ma rimane in campo. La mossa però non sembra essere quella azzeccata, perché il serbo inizia a commettere errori che di solito non commette, a rete e a fondocampo. Medvedev è implacabile, va avanti 4-0, poi 5-1, poi il pubblico diventa un fattore, sostenendo come non aveva mai fatto il n.1 del mondo. L’Arthur Ashe vuole vedere una partita più lunga, vuole in Grande Slam, e per la prima volta nel match Medvedev sente la pressione.

Quando serve sul 5-2 il russo arriva a match point, ma commette doppio fallo servendo la seconda come la prima; poi ne commette un altro e cede il servizio. Flushing Meadows sembra Belgrado, sul 5-4 il giudice di sedia Dumusois quasi prova a tenere una parvenza di “silenzio”, ma è impossibile. Nel frattempo Djokovic è commosso per il grande sostegno del pubblico e al cambio campo si lascia andare a qualche lacrima, coperto dall’asciugamano, a testimonianza del momento di grande emotività che sta vivendo. Medvedev però non si lascia distrarre e torna in campo per finire quanto ha brillantemente iniziato: nei palleggi da fondo è ampiamente il migliore quest’oggi e va subito avanti 30-0, poi arrivano due match point sul 40-15. Sul primo commette un altro doppio fallo, ma sul secondo il servizio vincente chiude la contesa dopo 2 ore e 16 minuti infliggendo a Novak Djokovic la più grande delusione della sua carriera.

Abbraccio tra Djokovic e Medvedev – US Open 2021 (via Twitter, @usopen)

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WTA Parma: Sakkari pronta per il doppio turno non sbaglia la partenza, finale contro Sherif

Sesta finale della carriera per la n. 7 WTA, la terza del 2022 dopo San Pietroburgo e Miami. Maria andrà alla ricerca del secondo alloro, il primo arrivò a Rabat 2019. Sfiderà l’egiziana N.74

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Maria Sakkari - Roma 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

[1] M. Sakkari b. D. Kovinic 7-5 6-2

Il sole è tornato a splendere più forte che mai. E’ questa la grande notizia della mattinata emiliana, per gli organizzatori del Parma Ladies Open, che dopo essere stati costretti a cancellare l’intera giornata di ieri causa maltempo e precipitazioni a dirotto; oggi possono finalmente tirare un sospiro di sollievo perché il clima pare aver compreso la situazione straordinaria del torneo romagnolo, dimostrandosi clemente. Infatti, ulteriori rinvii e posticipazioni non sarebbero state accolte col sorriso, poiché questo avrebbe significato ulteriori salti mortali per completare l’evento. Quindi, per fortuna basta e avanzano i doppi turni.

Sarà forse proprio per questa certezza, qualora avesse fatto sua la semi, di sapere di dover riscendere in campo per giocarsi il titolo nel pomeriggio – attorno alle 18:00 – che la favorita numero uno Maria Sakkari è riuscita per una volta in questa settimana a partire con il piede giusto, salvo poi perdersi e ritrovarsi. Tutto questo nell’arco nel primo parziale, insomma nel perfetto stile della 27enne di Atene. L’aver resistito al momento di difficoltà senza farsi travolgere definitivamente, le ha permesso di acquisire quella fiducia necessaria per dominare il secondo parziale imponendosi sulla montenegrina Danka Kovinic per 7-5 6-2 in 1h32′.

 

Ora l’obbiettivo per l’ex n. 3 del mondo è chiarissimo, mettere in bacheca il secondo titolo della carriera dopo quello, sempre conquistato su terra, a Rabat nel 2019. La greca sembra essersi ritrovata in Italia, sarà stato l’incontro con il proprio idolo Gigi Buffondel quale ha dichiarato, di imitare le gesta in allenamento parando a rete come il grande portiere campione del mondo nel 2006 – a rivitalizzarla; ma sta di fatto che ha ritrovato un quarto di finale dopo oltre tre mesi e ha aggiunto una vittoria al suo non invidiabile record di 6-16 nelle semifinali disputate sul Tour mondiale. Adesso, inoltre, dopo aver centrato la terza finale stagionaleSan Pietroburgo in febbraio, e quella al WTA 1000 di Miami in marzo: entrambe perse, per mano di Kontaveit e Swiatek -, ha voglia di migliorare un altro record personale, non proprio brillante, che la vede 1-4 negli ultimi atti del circuito maggiore.

IL MATCH – In totale contro tendenza, con quanto fatto vedere nell’intera settimana emiliana – nelle sue tre precedenti partite ha sempre perso il primo set, per poi puntualmente mettere a segno la rimonta -, Sakkari ha un avvio di incontro perfetto: parziale di 12 punti a 3 per la tennista greca, e così il 3-0 “pesante” nello score è presto servito. Al contrario inizio peggiore non poteva esserci per Kovinic, un approccio alla sfida a dir poco da incubo. La 27enne montenegrina infatti, si dimentica la prima negli spogliatoi facendo registrare nei suoi primi due turni di servizio, un deludente 25% per quanto riguarda la resa della prima palla (1/4); inoltre non contenta non è riuscita a racimolare neanche un quindici quando ha dovuto servire la seconda (0/5).

In questi primi scampoli di match, si ammira una versione della 27enne ateniese assolutamente centrata, certamente per ora la migliore della sette giorni in quel di Parma. Maria non lascia mai, in nessun caso, l’iniziativa all’avversaria comandando a spada tratta ogni singolo scambio: in particolar modo a far decisamente male è il suo dritto dal centro, con cui decide da quale lato del campo la n. 78 WTA debba incominciare a fare il tergicristallo in difesa. Tuttavia, e non sorprende più di tanto conoscendo la solita tenuta ondivaga della n. 1 del seeding – specialmente in una stagione con più ombre che luci -, all’improvviso l’interruttore della luce dell’ex n. 3 del ranking si spegne fragorosamente. In verità in un periodo di crisi energetica, con le bollette incontrollabili, come quello che stiamo vivendo non sarebbe una cattiva notizia; ma certamente non era né il momento giusto per farlo né ovviamente era questa l’intenzione della semifinalista del Roland Garros 2021. Tant’è comunque: contro filotto di Danka, che vince quattro giochi consecutivi portandosi in vantaggio sul 4-3 e mettendosi finalmente alla testa della contesa.

14 punti a 6 per la nativa di Cettigne, un parziale che ribalta completamente l’inerzia del duello. Sul piano tattico è cambiato poco, ma tanto basta per modificare le dinamiche dello scontro. Prima di tutto è salito il rendimento della battuta montenegrina, tuttavia era abbastanza irrealizzabile pensare che l’ex n. 46 al mondo potesse mantenere i numeri citati in precedenza per la durata complessiva del confronto. Statistiche che ovviamente fanno riflettere maggiormente sull’inizio del match, dove di certo Sakkari ha giocato esprimendo un livello alto ma è pur vero che è stata notevolmente avvantaggiata dal – praticamente – assente fondamentale di avvio gioco dell’avversaria. Ma se si vuole realmente scovare ciò che ha mandato in tilt la giocatrice ellenica, è stata una palla corta eseguita nel quarto game; sulla quale Danka si è superata con un recupero eccezionale.

Dunque perché allora la n. 7 WTA è andata in bambola, quando i meriti dell’altra erano di gran lunga superiori ai suoi demeriti in questo specifico punto? E’ facile, non appena una come Maria esce dalla sua confort zone di picchiatrice da fondo campo, e non ottiene ciò che sperava, non può che piantarsi e smarrire, oltre che la fiducia nel rigiocare nuovamente una variazione di quel tipo, anche le certezze nei suoi punti di forza. Brava però Kovinic, che acuisce le insicurezze altrui mediante l’utilizzo di colpi più arrotati, ma soprattutto alzando decisamente la traiettoria delle proprie esecuzioni: ciò provoca conseguentemente diversi non forzati della semifinalista dello US Open 2021, rispetto ad una prima parte di match in cui era infallibile.

Conosciamo però questo sublime, ma allo stesso tempo maledetto sport, basta un’inezia per rimescolare ancora ed ancora i rapporti di forza di una partita. Quello che bisognare fare è saper resistere, reggere l’urto della mareggiata quando arriva, e aggrapparsi come delle sanguisughe a qualunque appiglio. E’ Sakkari rispetta alla lettera questo diktat, affidandosi al suo servizio. Grazie alla battuta riesce a tenersi in vita, riacquistando a poco a poco la fiducia persa. Seguendo questo percorso, l’ateniese ritrova d’incanto il proprio tennis e potendo nuovamente contare su di un dritto, che frulla meravigliosamente breakka incredibilmente nell’undicesimo game; per poi andare ad appore il sigillo qualche istante dopo per il 7-5 (55 minuiti).

Ora sembra essere stati catapultati, tramite improba macchina del tempo, ai primi game della partita dove Maria faceva il bello ed il cattivo tempo. Allora Kovinic comprende che, continuando su questa scia ci sarebbe ben poco per lei da raccogliere. Così con coraggio e spavalderia inizia a prendere la rete, cancella una palla break in apertura di parziale che aveva sentore di match point, e si salva evitando di dover subito rincorrere. Ma oramai la strada è stata tracciata, nel terzo game grazie ad un moto d’orgoglio evita ancora – per la seconda volta, seppur solo ai vantaggi senza concede break point – di mandare la n. 1 del tabellone in vantaggio. Tuttavia al terzo tentativo l’inevitabile si manifesta. Sakkari allunga, perciò, sul 3-2 confermando poi prontamente per il 4-2. Danka non c’è più in campo e, attraverso una striscia di quattro game consecutivi – dal 2-2 – concede all’ex n. 3 del ranking di potersi giocare la sesta finale della carriera; la terza del 2022: l’ultima persa a Miami contro Swiatek.

M. Sherif b. [6] A. Bogdan 6-4 3-6 6-4

IL MATCH – Nella seconda semifinale, quella della parte bassa, si affrontano per la prima volta la tds n. 6 Ana Bogdan e l’egiziana Mayar Sherif. La 29enne rumena, reduce dal derby vinto nei quarti contro Irina Camelia Begu, si aggiudica la frazione d’apertura per 6-4 dopo 53 minuti di gioco. Un primo set veramente duro sul piano della richiesta fisica, ma anche per quanto riguarda il dispendio delle energie mentali, per le giocatrici: basti pensare che per completare i primi due game della partita sono stati impiegati 10 minuti esatti, mentre per raggiungere la prima metà del parziale – sul 3-3 – ben 33 giri di lancette. Tuttavia vi è stata un’assoluta dominatrice del parziale inaugurale, almeno in termini di occasioni costruite in ribattuta, e questa è stata la 26enne del Cairo. Mayar ha avuto chance di break già nel primo gioco dell’incontro, partendo a razza e issandosi immediatamente sullo 0-40. Ma Ana, con grande forza di volontà, è riuscita rialzarsi dalle sabbie mobili di un game che avrebbe potuto segnare in maniera indissolubile il resto della frazione. I problemi per la n. 53 WTA però, come detto, non sono terminate qui: ha sofferto anche sul 1-1, essendo costretta ai vantaggi, per capitolare definitivamente nel sempre dirimente settimo “malefico” turno di servizio della contesa. Lo strappo si è rivelato decisivo, visto che la n. 74 del ranking ha chiuso poco istanti dopo. A delineare realmente la differenza, è stata la leggera superiorità in termini di efficacia della battuta egiziana rispetto a quella rumena: 71% contro il 67% di trasformazione con la prima, ma soprattutto il 63% di realizzazione con la seconda al cospetto del solo 50% dell’avversaria. E questi numeri sulla seconda di servizio, inevitabilmente, si ripercuotono anche sulla efficienza delle ribattute a questo fondamentale: Bogdan raccoglie solo il 38% dei punti rispondendo alla seconda, mentre il 50% (6/12) di Sherif è il dato che veramente ha cambiato le carte in tavola.

La partita è molto piacevole da guardare, sicuramente sta offrendo maggiori spunti tecnici rispetto alla prima semifinale dove le protagoniste se le sono date di santa ragione da fondo senza mostrare qualche tipo di variazione con una certa costanza. Invece in questo incontro di giornata, entrambe le giocatrici in campo non disdegnano di prendere la rete o di eseguire puntuali drop-shot per sorprendere la diretta contendente. Anche il secondo set si rivela una vera battaglia agonistica, a livello di chilometraggio addirittura più dura. Se nella precedente frazione erano stati impiegati poco più di 30 minuti, per giungere sul 3-3; in questo caso mezz’ora serve solo per portare lo score sul 2-2. Due i game maratona, colpevoli di questa durata prolungata: il secondo da 12 punti e due palle break cancellate dall’egiziana; il quarto con ancora Mayar a vedere i sorci verdi, in questa situazione la bellezza di 16 punti giocati. Ma la giocatrice africana, mai doma, frantuma tutte e cinque i break point concessi. Sempre di ripercorrere quanto visto nella frazione inaugurale, ma a parti invertite. La 29enne di Sinaia continua a costruirsi opportunità a pioggia, e dopo essersi salvata per l’ennesima volta sul 3-3 ad oltranza cade nell’ottavo gioco. L’ex n. 59, non si fa sfuggire l’occasione tanto sudata, e non perdona: 6-3 in 54 minuti. Si va la terzo. Un set vinto grazie ad un innalzamento sensibile del rendimento del proprio servizio da parte dell’ex n. 59 WTA – che comunque vada rientrerà in Top 50 -, e pari merito un contestuale calo di quello avversario: 70% di prime contro il 68%, soprattutto l’88% di punti vinti con la prima (64% per Sherif). Tuttavia più di tutto a creare il vuoto, tra le due, l’86% di concretizzazione con la seconda contro un misero 31%, infatti la tds n. 6 si è intascata il 69% rispondendo alla seconda, al contrario della nativa della città che sorge sul Nilo che ha raccolto un punto ribattendo la seconda altrui (1/7; 14%). Non è che sia andata meglio per Sherif sulla prima, anzi, ha vinto solo il 13% (2/16) in risposta.

Nel terzo set battaglia infinita: dopo break e controbreak nel terzo e quarto gioco, si arriva alla stretta finale con 3 game fiume dopo il 3 pari: Bogdan però chiamata a servire per restare nel match sul 4-5 cede il servizio a zero, lanciando l’egiziana verso la sua seconda finale nel Tour.

Ha collaborato Luca De Gaspari

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA 2022

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Fiori d’arancio per Roberto Dell’Olivo e Marta Magni

Convolano oggi a nozze i due fotografi collaboratori di Ubitennis. Loro foto sono state pubblicate su questo sito e su le principali testate italiane

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Roberto Dell'Olivo, Ubaldo Scanagatta e Luca Baldissera

Siamo lieti di dare notizia del matrimonio tra Roberto Dell’Olivo e Marta Magni, due fotografi di grande qualità e altrettanto grande passione per il tennis che hanno collaborato e collaborano attualmente con Ubitennis. Le nozze oggi 1° ottobre a Todi.

Sono innumerevoli gli eventi seguiti in veste di fotografo da parte di Dell’Olivo: dai tornei del Grande Slam agli scontri di Coppa Davis, passando per i vari eventi ATP e WTA. Decine e decine di tornei. Le foto di Roberto hanno fatto il giro del mondo e sono state pubblicate dai principali quotidiani d’Italia e non solo da Ubitennis che ne ha forse battezzato i primi passi tanti anni fa. Proprio quest’anno, al Rolex Monte-Carlo Masters, a Roberto è stato assegnato il primo premio del concorso fotografico relativo al torneo del 2019, riconoscimento che certifica la sua spiccata dote artistica nel suo ruolo di fotografo. Il premio è stato conegnat con ritardo a causa del COVID che aveva cancellato un’edizione del torneo. Dunque felicitazioni da parte di tutta la redazione di Ubitennis per il matrimonio tra Marta e Roberto.

E a questo punto una domanda sorge spontanea: ad un matrimonio tra due fotografi, chi mai potrà prendersi la responsabilità di fare il fotografo nuziale?

 

Io posso solo dire che sono molto riconoscente nei confronti di Roberto Dell’Olivo che ha cominciato a collaborare con Ubitennis tanti anni fa, ma pubblicando foto anche per La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino, accomunando la sua grande passione per il tennis a quella per fotografia e dotandosi di apparecchiature fotografiche sempre più sofisticate. Roberto si è creato all’interno della Ubitennis community tanti amici, e non solo partecipando ad alcuni Ubiday celebrati nella mia casa di Firenze fino a quando la pandemia non ce lo ha impedito. Ma riprenderemo quanto prima l’antica tradizione. E conto di avere insieme a Roberto sua moglie Marta che, conosciuta nel corso di alcuni tornei challenger (nella sua Todi e altrove) dove esercitava il suo lavoro di fotografa (con la stessa passione per il tennis di Roberto), è sbocciato l’amore che oggi li unisce in matrimonio. Ai due coniugi vanno i miei affettuosissimi auguri personali e quelli di tutta la redazione in cui Roberto negli anni ha conquistato tante meritate amicizie.

Luca Baldissera, Vanni Gibertini, Ubaldo Scanagatta e Roberto Dell’Olivo – Australian Open
Roberto Dell’Olivo, Ilvo Vidovich e Michelangelo Sottili
Roberto Dell’Olivo al centro, con i giornalisti di Ubitennis Ilvo Vidovich e Antonio Garofalo
Alain Manigley e Roberto Dell’Olivo, premiazione fotografi – Montecarlo 2022

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Djokovic e Swiatek stelle della World Tennis League, esibizione di lusso

Oltre al serbo e alla n.1 al mondo, protagonisti anche Zverev, Kyrgios, Aliassime, Sabalenka, Halep e altri. A Dubai dal 19 al 24 dicembre

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Coca-Cola Arena, Dubai

La stagione non è ancora finita ma già le principali città del Medio Oriente stanno programmando le esibizioni che accompagneranno tennisti e fan verso la trasferta australiana che inaugurerà la stagione 2023. Se negli Emirati un appuntamento classico è quello di Abu Dhabi, con il Mubadala World Tennis Championships, che ha visto trionfare lo scorso anno Rublev, quest’anno vi è un altro emirato che punta ad avere tutti i riflettori puntati. Infatti, chi sembra non volersi porre limiti nell’attrare il meglio del tennis mondiale sia maschile sia femminile sono gli organizzatori di Dubai, che dal 19 al 24 dicembre, porteranno negli Emirati 16 top player per un evento ribattezzato World Tennis League.

L’evento si svolgerà alla Coca-Cola Arena e offrirà match sia di singolare sia di doppio misto, che si giocheranno al meglio dei tre set, con il super tie-break a 10 punti che sostituirà il terzo set. La lista degli otto uomini al via vede come nome più rilevante quello di Novak Djokovic. L’elenco delle otto donne presenti a Dubai sarà guidato dalla numero 1 al mondo Iga Swiatek.

Gli otto uomini che saranno presenti a Dubai saranno i seguenti: Novak Djokovic, Alexander Zverev, Felix Auger-Aliassime, Dominic Thiem, Grigor Dimitrov, Nick Kyrgios, Rohan Bopanna e Gael Monfils.
Le otto rappresentanti del tennis femminile oltre alla già citata Swiatek saranno, invece, Anett Kontaveit, Paula Badosa, Aryna Sabalenka, Simona Halep, Elena Rybakina, Bianca Andreescu e Sania Mirza.

 

Il format del torneo vedrà i 16 giocatori divisi in quattro team ognuno composto da quattro atleti e la definizione delle squadre avverrà per mezzo di un sorteggio che si svolgerà il prossimo primo novembre. Il pubblico presente a Dubai potrà assistere ad un numero significativo di match, assicurati dal formato round robin. Le due migliori squadre si affronteranno il 24 dicembre per determinare il team vincitore della World Tennis League. Evento che sarà un’unione tra tennis e musica. I possessori dei biglietti potranno assistere a concerti di diversi artisti di livello mondiale, con la presenza assicurata dei due DJ olandesi, Tiesto e Armin Van Buuren.

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