Felicità Berrettini: il ballo del debuttante (Cocchi). La Laver Cup di Berrettini (Bertellino)

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Felicità Berrettini: il ballo del debuttante (Cocchi). La Laver Cup di Berrettini (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 24 settembre 2021

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Felicità Berrettini: il ballo del debuttante (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Una piccola, grande consacrazione. Matteo Berrettini oggi scenderà in campo al mitico TD Garden di Boston – l’impianto dei Celtics dell’Nba e dei Bruins dell’Nhl – nella squadra europea di Laver Cup. Un onore che solo Fabio Fognini si era guadagnato nel 2019, l’anno della vittoria a Montecarlo e della Top 10. Europa contro Resto del Mondo, Borg contro McEnroe. Nata nel 2017, sarà la prima edizione senza nessuno dei Big3. Roger Federer è stato il cuore dell’organizzazione fin dall’inizio, ma quest’ anno non sarà in campo, cosí come Rafa Nadal impegnato anche lui a recuperare dal problema al piede sinistro. Quattro anni fa, da numero 1 e 2 al mondo, Rafa e Roger erano stati protagonisti di uno storico e irripetibile doppio che li aveva visti dalla stessa parte della rete. «Un ricordo che porterò con me per la vita», dice ancora oggi lo svizzero che sogna, una volta chiusa la carriera, di diventare capitano della squadra continentale. Berrettini sarà il bombardiere del sestetto europeo, capitanato anche quest’anno da Bjorn Borg e di schiacciante superiorità almeno sulla carta. Insieme al romano infatti giocheranno Medvedev, Tsitsipas, Zverev, Rublev e Casper Ruud, anche lui assoluto debuttante in questo gruppo di fenomeni. Il team di John McEnroe, il Resto del Mondo, conta sul duo canadese formato da Aliassime e Shapovalov, Diego Schwartzman, Reilly Opelka, John Isner e Nick Kyrgios che per l’occasione si è fatto disegnare una palla da tennis dalla lama del barbiere. Anche sei più forti sono tutti dalla stessa parte, Matteo potrà contare su allenamenti deluxe e sfide che potrebbero riproporsi già tra due settimane a Indian Wells, Masters 1000 fondamentale per consolidare la posizione nella Race per le Finals. Berrettini farà il suo esordio in campo nel secondo match di singolare della giornata opposto all’amico Felix Auger Alíassime, in serata invece formerà un doppio esplosivo con Sascha Zverev opposti a Isner-Shapovalov: «Il mio obiettivo – ha detto il n. 7 del mondo – è portare più punti possibili, sia in singolare che in doppio. Ho sentito parlare tante volte di questa competizione e la trovo elettrizzante. Poi avere Borg come capitano, dai, c’è qualcosa di più emozionante?».

La Laver Cup di Berrettini (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

La Ryder Cup di golf e la Laver Cup di tennis, giunta alla quarta edizione, nello stesso fine settimana. In fondo è giusto, visto che l’idea del confronto è la medesima. Boston, la capitale del Massachussetts ha raccolto il testimone da Ginevra, ultima città ad ospitare la manifestazione nel 2019 prima dell’annullamento causa pandemia dello scorso anno. In linea con la Ryder, appunto, è un testa a testa tra l’Europa e il Resto del Mondo, ideato da Roger Federer e dal suo staff. Proprio lo svizzero sarà uno dei grandi assenti, al pari di Rafael Nadal e Novak Djokovic. Ma nella squadra europea ci sarà per la prima volta Matteo Berrettini. Accanto al romano, per la strafavorita formazione europea scenderanno in campo, capitanati da Bjorn Borg, Medvedev, fresco di primo titolo Slam a New York, Tsitsipas, Rublev, Zverev e Ruud. Il Resto del Mondo, guidato da John McEnroe, propone Auger Aliassime, Shapovalov, Schwartzman, Opelka, Isner e Kyrgios. La Laver Cup finora ha sempre visto vincenti gli europei e quest’anno i rivali proveranno ad invertire la rotta anche se sulla carta Berrettini e compagni sono favoriti. La prima sfida prende il via questa sera alle 19 in Italia, seguirà un altro singolo, quindi il terzo singolare e poi un doppio. Così pure nella seconda giornata. Nell’ultima (domenica 26 settembre) il via sarà alle 18 con l’ultimo doppio. A seguire gli ultimi tre eventuali singolari. La prima giornata assegna un punto ai vincitori di ogni match, nella seconda il valore della vittoria raddoppia e nella terza diventa triplo. Si aggiudica la competizione la prima formazione che arriva a 13. In caso di parità a quota 12 punti un ulteriore confronto designerà la squadra migliore.

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Intervista a Flavia Pennetta: “Contro Ivanovic e il mio ex per la Hall of Fame. Temevo una bufala invece la merito” (Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 18 ottobre 2021

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Intervista a Flavia Pennetta: “Contro Ivanovic e il mio ex per la Hall of Fame. Temevo una bufala invece la merito” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

All’eterna ragazza di Brindisi è sempre piaciuto mettere il naso davanti alle altre. Prima tennista italiana della storia a entrare nelle top lo della classifica mondiale (agosto 2009), prima n.1 del ranking in doppio (febbraio 2011), unica ad aver conquistato un titolo Slam sia in singolare (Us Open 2015) che in coppia (Australian Open 2011 insieme all’argentina Dulko).

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Flavia, comincia la campagna elettorale per farsi votare dal tifosi (vote.tennisfame.com) e dal comitato della Hall of Fame presieduto da Stan Smith. «E qui iniziano i guai: mio padre Oronzo dice che sono una pessima politica, e ha ragione. Io sto mandando messaggi agli amici, userò Instagram, vedo tanti appassionati di tennis italiani entusiasti, mi colpisce l’attenzione mediatica data alla notizia. Va bene, tutto fa brodo per mantenere alta la visibilità rispetto agli altri candidati». Passiamo in rassegna rivali. Cara Black e Lisa Raymond non sembrano pericolose. Molto di più lo è Ana Ivanovic, sposata con l’ex calciatore tedesco Schweinsteiger, attivissima sui social. «Insieme a Serena Williams, la mia bestia nera, peraltro. Non riuscivo a capire dove tirasse, mi mandava ai matti. Cinque confronti, tra singolare e doppio, e cinque sconfitte da Wimbledon 2005 a Miami 2014. Che rabbia…». E poi i due uomini da battere: gli spagnoli Carlos Moya, suo ex oggi coach di Rata Nadal, e Juan Carlos Ferrero. «Scontrarmi con Moya è buffo, mi fa ridere: sarà un osso duro perché con Rafa è rimasto nel circuito e gode di grande visibilità. Ferrero mi impensierisce di meno».

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Qualcuno le aveva messo una pulce nell’orecchio? «Macché. È stata una sorpresa totale. Ricevo una mail da Stan Smith: ciao Flavia, mi dai Il tuo numero di telefono? Penso a una bufala, ma dopo un controllo scopro che è tutto vero!». Perché i membri della Hall of Fame dovrebbero votarla (short list entro fine anno, ammissione nel 2022)? «Ho dato anima e corpo al tennis, mi sono divertita rispettando sempre le avversarie, ho avuto una carriera bellissima, terminata con una vittoria Slam a 33 anni. Penso di aver regalato qualcosa, in termini di risultati ed emozioni, al mio sport». Le place il suo sport, oggi? Per la quinta stagione consecutiva i quattro Slam hanno avuto quattro regine diverse: «A me non piace. Quello che sta succedendo, questa fortissima discontinuità, a mio parere non è un bene per il tennis. Ai miei tempi non sarebbe mai potuto succedere che una ragazzina partita dalle qualificazioni, come Emma Raducanu a New York, vincesse uno Slam. Le atlete al top facevano troppa differenza. C’è qualcosa che non va. Manca il carisma, così il tennis femminile è più difficile da vendere». Il declino dello strapotere di Serena Williams ha aperto la porta a chi è più in forma. «Le giovanissime, Raducanu e Fernandez, è tutto da dimostrare che si confermino. Una regina Slam non può sparire nel nulla. Io non sono mai stata tra le superstar però sono durata ad alto livello quindici anni, e Francesca Schiavone idem».

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Kim Kljisters, 38 anni e tre figli, è tornata a giocare. In questo tennis così fluido non cl sarebbe spazio anche per Flavia Pennetta? «Noooo. Capisco la voglia di riprovarci, perché l’adrenalina del match non la ritrovi più da nessuna parte. Io non avrei più la forza mentale per stare in campo. Sta per arrivare il terzo figlio, che è l’ultimo. Mi ha fatto sorridere il tweet di Andy Roddick: nella Hall of Fame deve entrare la Pennetta perché resiste al fianco di suo marito Fabio Fognini, un risultato straordinario!».

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Mistero Djokovic verso la soluzione. Finals più vicine (Crivelli). Una volata a cinque per Torino (Bertellino). Depressione addio. Bentornata Badosa (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 17 ottobre 2021

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Mistero Djokovic verso la soluzione. Finals più vicine (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

C’è un fantasma che aleggia sul castello del tennis in questo finale di stagione infiammato dalla rincorsa agli ultimi posti per le Finals di Torino. E’ quello di Novak Djokovic, che ha giocato l’ultima partita il 12 settembre nella notte stregata di New York, in cui Medvedev gli strappò dalle mani il sogno di realizzare il Grande Slam. E dopo la quale ha trascorso il riposo, o meglio la decantazione della delusione più grande della carriera, tra Belgrado, Montecarlo e Marbella, le sue tre residenze, senza rivelare nulla sulle intenzioni per i tornei che chiudono l’annata. Siccome le ultime parole prima di un lungo silenzio erano risuonate nella pancia dell’Arthur Ashe e allungavano parecchie ombre sul resto del 2021 («Non ho piani per il futuro, ho promesso a me stesso di stare di più con i bambini»), il dubbio era che il Djoker desse appuntamento direttamente a gennaio, anche se la questione del vaccino richiesto al momento dagli Australian Open potrebbe complicargli i piani per il rientro. La sua assenza dalle Finals libererebbe un altro posto. aprendo le porte al 10° della Race che in questo momento è Jannik Sinner. Ma i contendenti (in lotta per gli ultimi due pass restano in cinque) farebbero bene ad affidarsi alle proprie forze, perché i rumors dalla Serbia danno per certo il ritorno a breve: secondo il «Kurar» , quotidiano sempre ben informato sulle vicende di Nole e che cita un’anticipazione dell’ufficio stampa del campione, Djokovic tornerà in campo in questo tramonto di stagione, ma non avrebbe ancora definito il programma. Facile prevedere che lo si possa rivedere al Masters 1000 di Parigi Bercy (dove è ancora iscritto), alle Finals di Torino e poi in Davis.

Una volata a cinque per Torino. Si deciderà solo a Parigi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

 Inedita la collocazione in calendario, dalla classica primavera all’autunno, del tutto inatteso il quadro delle Semifinali nel Masters 1000 di Indian Wells, penultimo di categoria In stagione. Le semifinali, andate in scena nella tarda serata e notte italiana, hanno opposto Cameron Norrie a Grigor Dirnitrov e Nikoloz Basilashvili a Taylor Fritz. Nessuno è compreso tra i migliori 25 del mondo (mai accaduto in un Masters 1000). Il risultato nel complesso comporta, indipendentemente dall’esito degli ultimi scontri, un rimescolamento delle carte per quanto riguarda le ultime posizioni utili ad entrare di diritto alle Nitto ATP Finals di Torino. E’ tornato prepotentemente alla ribalta il britannico Norrie, risalito in 12^ (11^ considerando il forfeit certo di Nadal) alle spalle di Felix Auger-Aliassime e Jannik Sinner e con la possibilità, in caso di ulteriori successi nel torneo californiano, di miglioramenti. Ha consolidato la nona piazza Hubert Hurkacz, ora in vantaggio di 360 punti su Sinner; ha sorpassato il tetto dei 3000 punti Casper Ruud che ha anche ufficialmente scavalcato Nadal in 7^ posizione. Scendendo nella graduatoria potrebbe entrare tra i pretendenti alla partecipazione persino Basilashvili, per la prima volta in semifinale in un Masters 1000 dopo aver sconfitto nei quarti il n° 3 del mondo Stefanos Tsitsipas. Molto dipenderà dagli ultimi match di Indian Wells e dai tornei che seguiranno in calendario. Certamente decisivo sarà il Masters 1000 di Parigi Bercy, dall’1 al 7 novembre.

Depressione addio. Bentornata Badosa, la nuova Sharapova (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Più che la nuova Sharapova, finalmente la vera Badosa. Non e facile portarsi appresso un’etichetta così ingombrante come il paragone con la divina Masha fin da quando hai 18 anni: e infatti la bella Paula a un certo punto dell’ancor tenera carriera si perse nel tremendo tunnel della depressione. La finale raggiunta a Indian Wells, la prima in un Masters 1000 per la spagnola, conquistata battendo la grande amica Ons Jabeur che però può consolarsi con la top ten, rappresenta dunque il definitivo riscatto da un passato di grandi tormenti. Nata a New York da genitori che lavorano nella moda, la Badosa nel 2015 vince il Roland Garros juniores. È alta, bionda e tira forte da fondo, fin troppo semplice accostarla alla giocatrice più glamour. Firma contratti milionari, si prende una casa da sola a Barcellona e furoreggia sui social. Ma presto crolla sotto il peso delle aspettative: «In preda all’ansia, non riuscivo a uscire dal fosso». Scende oltre il 200° posto e in tre stagioni, dal 2016 al 2018, si ritira da metà dei tornei cui è iscritta adducendo infortuni che in realtà sono solo nella sua testa. Fino a quando affronta la situazione e telefona a Xavi Budo, ex coach della Suarez Navarro: «La prima volta che le ho parlato mi sono reso conto che era su una nuvola e il personaggio aveva preso il sopravvento sulla persona». Ma ne è uscita e, dopo aver iniziato l’anno da numero 70 e con una positività al Covid in Australia, se oggi batte la Azarenka diventa numero 11. Bentornata.

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Sinner battuto da Fritz (Crivelli, Mastroluca, Bertellino). «Candidata per aver abbattuto un muro» (Mastroluca). Pennetta nominata alla Hall of Fame: «Non ci credevo» (Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 15 ottobre 2021

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Sinner caduta amara. La corsa alle Finals adesso si complica (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’uragano Fritz si abbatte sull’Italia e in due giorni spazza via dal deserto californiano i frutti migliori del nostro tennis. Sognavamo un derby agli ottavi di Indian Wells, l’americano invece si è opposto al progetto e ha eliminato in serie prima Berrettini e poi Sinner, tra l’altro con lo stesso punteggio. Ma se la sconfitta del peggior Matteo di stagione non compromette affatto i suoi piani per le Finals di Torino, quella di Jannik rappresenta una complicazione nel cammino verso il Masters. L’allievo di Piatti resta 10′ nella Race, ma non ha accorciato le distanze da Ruud, ha visto allontanarsi l’amico Hurkacz e soprattutto adesso deve guardarsi pure le spalle dal possibile rientro di Norrie che è già in semifinale e in quella parte del tabellone, non più presidiata da Medvedev e Rublev, ora tutto è possibile. E chi dovesse raggiungere la finale si ritroverebbe con .un bottino di punti insperato e sostanziosissimo. Intanto, Jannik dovrà subito metabolizzare lo stop, maturato nonostante molte occasioni per portare il primo set dalla sua parte e la rimonta da 1-5 e due palle break per il 4-5 del secondo: «Non mi sentivo bene sulla palla, era come se non riuscissi a muovermi bene, ma ho provato a lottare fino alla fine. Quest’anno ho già perso alcune partite in modo simile, ma ogni sconfitta ha un suo perché. Forse ha influito il fatto di aver giocato dopo tre giorni per il ritiro di Isner: mi è sembrato quasi un primo turno». Per continuare a inseguire il sogno, Sinner ha in programma tre tornei, che potrebbero diventare quattro (Stoccolma la settimana prima del Masters) se avesse bisogno degli ultimi punti: Anversa da lunedì, Vienna a fine mese e il Masters 1000 di Bercy la prima settimana di novembre. Certo, sulle Finals continua ad aleggiare il fantasma di Djokovic, nel senso che una sua rinuncia, di cui si parla fin da dopo gli Us Open, libererebbe un altro posto insieme a quello già reso disponibile dal sicuro no di Nadal, che tornerà solo nel 2022. […]

Sinner ora rischia di mancare Torino (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner è abituato alle discese sugli sci, ma adesso per coltivare il sogno delle Nitto ATP Finals dovrà imparare ad andare in salita. La sconfitta contro Taylor Fritz agli ottavi del Masters 1000 di Indian Wells, infatti, complica non poco la strada verso Torino. Lo statunitense, che già aveva eliminato Matteo Berrettini, si trasforma così nel “nemico Fritz” dei tennisti italiani. «In campo non riuscivo a muovermi come avrei voluto, non mi sentivo bene sulla palla, era come se non riuscissi a muovermi bene», ha detto l’altoatesino dopo la partita. In un braccio di ferro a chi tirava più forte, l’azzurro ha avuto il merito di lottare fino all’ultimo punto. Ma, come ha ammesso, l’aver tardato nella ricerca di opzioni alternative ha avuto un peso non trascurabile nella determinazione del risultato. Sinner ha vinto solo un punto su tre quando ha messo in campo la seconda di servizio e nel corso del match ha fatto più fatica a contenere le accelerazioni di diritto dell’avversario. Fritz, più efficace tanto negli scambi brevi quanto in quelli più prolungati, ha giocato meglio. L’azzurro, lucido nelle analisi anche delle sue sconfitte, l’ha ammesso chiaramente. Eppure, nonostante questo, di occasioni per invertire il corso del match ne ha avute comunque. «Ho mancato diverse palle break, penso al primo game del secondo set – ha detto -, poi ho servito io e non ho sfruttato le palle game per tenere il servizio. Non mi riuscivano cose che normalmente faccio. Pere, sono rimasto in partita fino alla fine, ho anche ottenuto un contro-break che avrebbe potuto riaprire il secondo set». Ma con i se non si va da nessuna parte, Jannik lo sa meglio di tutti. […] La qualificazione alle Nitto ATP Finals rimane possibile, per la matematica, ma certo più difficile. Il suo migliore amico nel circuito, il polacco Hubert Hurkacz che l’ha sconfitto in finale a Miami, può contare su un tesoretto di circa 400 punti di vantaggio. Dopo gli ottavi di finale, Hurkacz è virtualmente l’ultimo dei qualificati alle Nitto ATP Finals. Sinner ha ancora almeno tre jolly, ovvero il 250 di Anversa, l’ATP 500 di Vienna e il Masters 1000 di Parigi-Bercy. Recuperare così tanti punti non sarà facile.

Sinner già su Torino (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La decima giornata del Masters 1000 di Indian Wells ha portato grandi sorprese in campo maschile. La più eclatante è stata la sconfitta di Daniil Medvedev, n° 2 del seeding e del mondo, ad opera di Grigor Dimitrov. Una partita, quella tra i due tennisti dell’est, che pareva conclusa quando Medvedev conduceva 6-4 e 4-1 con due break. Poi il russo ha giocato un game di scarico cedendo il primo dei due break acquisiti. Dimitrov ha iniziato a mettere in campo tagli e contro tagli d’ogni tipo, è risalito grazie ad alcuni colpi spettacolari e ha pareggiato i conti. Nel terzo set ancora Dirnitrov ha fatto la differenza con la sua classe innata e il russo si è arreso sul 4-6 6-4 6-3. Allo Stadium 2, dove aveva perso Berrettini, il suo stesso giustiziere, Taylor Fritz, si è regalato i quarti eliminando Jannik Sinner, n°14 del mondo per 6-4 6-3. Sinner era partito bene (4-2 40-40) spingendo sul rovescio del terrnista USA, ma da quel momento Fritz ha preso in mano le redini del gioco e ribaltato la situazione con 8 game vinti consecutivamente (6-4 4-0). Sinner ha servito con poca efficacia, soprattutto la seconda palla, e perso i tre giochi a cavallo tra il primo e il secondo set che sono stati dei veri lungometraggi (41 punti complessivi). Sullo 0-4 l’azzurro è tornato competitivo variando un po’ le proprie trame e ha avuto due chance per centrare il contro-break numero due del set sul 5-3 15-40 servizio Fritz. L’americano ha trovato però colpi e concentrazione e chiuso 6-3 dopo un’ora e 41 minuti. Prende il via oggi il suo viaggio itinerante il Trofeo delle Nitto ATP Finals. Alle 14, da Palazzo Civico, sede del Comune di Torino, verrà prelevato per raggiungere l’area X di Intesa San Paolo…la sua prima tappa. Sarà poi anche a Milano e ad Asti. […]

«Candidata per aver abbattuto un muro» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Flavia Pennetta potrebbe diventare la prima tennista italiana a entrare nella International Tennis Hall of Fame, il tempio che celebra i più grandi di questo sport. La brindisina, prima italiana a entrare in Top 10 in singolare, campionessa dello US Open 2015 nella prima finale Slam tutta azzurra contro Roberta Vinci, figura tra i sei candidati proposti per la cerimonia di induzione di luglio 2022. Prima voteranno i tifosi, fino al 31 ottobre, poi una giuria composta di campioni del passato, membri già ammessi nella Hall of Fame, giornalisti. Per raggiungere questo traguardo, bisogna raggiungere complessivamente il 75% dei consensi. La candidatura è un po’ come una nomination all’Oscar e Flavia ha accolto la notizia con tanta emozione. «E’ un grande onore anche solo essere presa in considerazione – ha detto – Sapere che hanno pensato a me, mi fa capire quanto venga considerato quel che ho fatto nella mia carriera».

Nel presentare la sua candidatura, la Hall of Fame ha sottolineato che ha raggiunto II numero 1 In doppio. Quanto è stato significativo quel traguardo?

A me è sempre piaciuto il doppio, era una forma di competizione da vivere con meno tensione rispetto al singolare. Ho avuto l’occasione per due anni di giocarlo con la mia migliore arnica nel circuito, Gisela Dulko. Eravamo una coppia affiatata in campo e fuori, abbiamo vinto uno Slam e un Masters: non male direi.

Essere la prima italiana in Top 10 resta un traguardo storico. Come ha vissuto quel momento?

Con grande gioia, finalmente ero riuscita a rompere un muro con cui tante mie colleghe in passato si erano scontrate. Quel traguardo è servito a me per avere consapevolezza di quel che stavo diventando. Ma penso sia servito a tutto il tennis italiano femminile, perché le altre hanno visto che si poteva fare. Da lì in poi, con Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci si put, dire che ci siamo sbizzarrite.

Con loro ha condiviso quattro trionfi In Fed Cup, I primi per l’Italia. Quali partite hanno segnato di più la sua esperienza in Fed Cup? Immaginiamo che quella memorabile contro Amelie Mauresmo del 2009, quando mostrò il dito all’arbitro, rientri in questo elenco.

Quella è impossibile dimenticarla, non so che mi è preso ma l’importante è che l’ho portata a casa. Ho giocato tante belle partite, non parlo necessariamente delle finali. Per esempio una vittoria di cuore in una trasferta “tragica” contro l’Ucraina delle sorelle Bondarenko o una partita lottatissima contro l’Australia.

Il momento clou rimane il trionfo alla US Open del 2015. L’immagine che si porta dietro di quel torneo?

Non dico la finale, ma l’esultanza dopo la vittoria contro Sam Stosur, una partita per me molto dura e molto importante. Ho chiuso con un punto pazzesco e ho fatto una specie di “come on!” gridando più forte che mai. […]

Pennetta nominata alla Hall of Fame: «Non ci credevo» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La chiamata di Stan Smith, ex numero 1 al mondo, è arrivata a Brindisi, dove Flavia Pennetta sta con Federico e Farah in attesa di partorire il terzogenito di casa Fognini. Non una telefonata di cortesia, ma la comunicazione della nomination per Hall of Fame del Tennis, l’olimpo di chi ha fatto la storia della racchetta. Potrebbe essere lei la prima giocatrice italiana e figurare nell’elenco dei fenomeni, sempre che riesca a superare la concorrenza degli altri candidati. Insieme alla campionessa dello Us Open 2015 tra candidati ci sono Juan Carlos Ferrero (ex n.1 del mondo, campione al Roland Garros 2003), Lisa Raymond (ex n.1 in doppio e vincitrice di 6 Slam tra doppio e misto), Ana Ivanovic (ex n.1 al mondo e campionessa al Roland Garros 2008), Carlos Moya (ex n.1 e campione al Roland Garros 1998, ora allenatore di Rafa Nadal), Cara Black (ex n.1 al mondo in doppio e campionessa di numerosi Slam tra doppio e misto). Incredula Flavia racconta il retroscena della candidatura a cui subito non aveva creduto, pensando si trattasse di uno scherzo: «Mi è arrivata una mail in cui Stan Smith (presidente della Tennis Hall of Fame, ndr) mi chiedeva il numero di telefono per contattarmi. Io ho fatto lo screenshot e l’ho mandato alla mia manager chiedendole di verificare che fosse vero. Poi mi ha confermato che era il vero Stan e mi sono emozionata moltissimo». La concorrenza è forte, ma Flavia è amatissima: «Non penso riuscirò a battere gli altri. Gente come Moya e Ferrero, o come la Ivanovic. Ana è sempre stata una mia bestia nera, non sono mai riuscita a batterla in campo. Non capivo mai dove mandasse la palla…». […]

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