Berrettini ko, salta il derby con Sinner (Crivelli, Mastroluca, Bertellino). Federer, addio Top Ten (Marianantoni). Odiavo Riggs, denigrava le donne (King)

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Berrettini ko, salta il derby con Sinner (Crivelli, Mastroluca, Bertellino). Federer, addio Top Ten (Marianantoni). Odiavo Riggs, denigrava le donne (King)

La rassegna stampa di mercoledì 13 ottobre 2021

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Il derby non si fa (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Stavolta Fritz non fa troppo l’amico. E manda in frantumi íl sogno di un derby tutto italiano agli ottavi tra Berrettini e Sinner, che avrebbe rappresentato l’esaltante punto d’arrivo di una stagione magica per il nostro tennis. Troppo brutto per essere vero, però, il Berretto del deserto californiano, scarico al servizio (63% di punti con la prima, che però non lo ha mai sostenuto nei momenti decisivi) e fallosissimo nell’altra fondamentale risorsa, il dritto, per concedersi qualche chance di opporsi a un Fritz sicuramente centrato ma non certo superlativo. D’altronde, depotenzlato dei colpi migliori, Berrettini si è scoperto per una volta Sansone privato della chioma confortevole del suo gioco abituale. Una sconfitta che priva lui e tutto il movimento tricolore di un affascinante incrocio con Sinner, ma che non complica la corsa quasi completata verso le Finals di Torino, magari da sigillare a Vienna tra due settimane. Matteo è apparso lento nei movimenti e svuotato mentalmente: ha avuto un sussulto al tramonto del primo set, quando con orgoglio ha recuperato due break di svantaggio e ha servito per il 5-5, affondando però in quel game con una serie di quattro gratuiti completata da un doppio fallo. Da li, in pratica, non c’è più stata partita. In mancanza del tanto agognato derby, sarà dunque Fritz a saggiare lo stato di forma di Sinner (terzo match dalle 20 italiane), approdato agli ottavi senza giocare per il forfeit di Isner, accorso in ospedale ad assistere la moglie che sta per partorire il loro terzo figlio. Taylor, solita faccia da attore di Hollywood anni ’50, che a giugno è uscito in sedia a rotelle dal Roland Garros con un menisco fracassato, ormai sembra aver perso il treno per diventare il messia del tennis yankee come gli pronosticavano da junior, ma è un ragazzo intelligente e che si allena bene e il suo gioco offensivo, se sorretto dal servizio come ieri, non dà ritmo e punti di riferimento. Per Jannik si tratterà di un incrocio fondamentale (tra i due non ci sono precedenti), perché i primi rivali verso le Finals, cioè Ruud e Hurkacz, continuano ad avanzare come trattori e sarebbe opportuno non lasciarli allontanare troppo. […]

Berrettini flop, il derby sfuma (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Non ci sarà il derby azzurro negli ottavi di finale del Masters 1000 di Indian Wells. Jannik Sinner affronterà oggi Taylor Fritz, mai in difficoltà contro un Matteo Berrettini toppo spento per essere vero. Il 6-4 6-3 finale fotografa solo in parte una partita in cui il romano ha messo in campo l’orgoglio ma è sembrato perdere tutto il resto. In un’ora e venti minuti di partita, il numero 1 azzurro ha ceduto quattro volte il servizio. Non gli succedeva in una sfida al meglio dei tre set dalla finale di Madrid contro Alexander Zverev: ma quell’incontro finì al terzo. «Mi è mancata l’adrenalina, non avevo abbastanza energie nervose – ha detto Berrettini – era un po’ che non mi succedeva». Il numero 7 del mondo non ha fatto cenno al problema al collo e alla schiena per cui ha dovuto rinunciare al doppio proprio con Sinner. «Sto cercando una spiegazione a quello che è successo, ma forse è dovuto semplicemente al fatto che sono umano e un piccolo down ci sta». Fritz, 23 anni, non aveva più sconfitto un Top 10 proprio dal successo su Berrettini in Coppa Davis a Madrid due anni fa. Ieri già dai primi game è apparso chiaro che Berrettini non fosse nella sua versione migliore. Poco incisivo con la seconda di servizio e in risposta, perdeva fin troppo facilmente la misura quando provava ad accelerare con il diritto. Fritz, che ha vinto 43 punti contro 27 negli scambi conclusi entro i quattro colpi, ha preso di mira il rovescio del numero 1 italiano. Così ha allungato da 1-1 a 5-1. II parziale avrebbe potuto segnare la storia del primo set, Berrettini pere si è scosso, rimontando fino al 4-5 e servizio. Ma di nuovo il fragile equilibrio su cui si è retto il suo tennis nei game precedenti è andato in pezzi. Con tre gratuiti e un doppio fallo ha concesso il break che gli costa il set. L’incontro non ha di fatto avuto più storia. «Avevo bisogno di una partita così, in un torneo che adoro – ha detto lo statunitense – la mia strategia era chiara, sapevo cosa avrei dovuto fare per vincere. Volevo servire forte, attaccare la prima palla, sfruttare i miei punti di forza per metterlo in una posizione scomoda quanto più possibile».

Sinner, doppio “aiutino” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Jannik Sinner è volato negli ottavi del Masters 1000 di Indian Wells senza faticare incassando il ritiro di John lsner, 36enne americano tornato in famiglia per vivere in prima persona la terza paternità. Un forfait che ha favorito anche i doppisti Lorenzo Sonego e Fabio Fognini, saliti nei quarti con la stessa dinamica e ora chiamati al confronto con una delle coppie leader del circuito di specialità composta da Dodig e Melo. Con Jannik già tra i migliori sedici, tutti a pregustare il derby tra lui e Matteo Berrettini, chiamato alla sfida con Taylor Fritz, tennista di casa. Partita strana la loro. Nel primo set dall’ 1-1 l’arnericano ha piazzato un parziale positivo di 9 punti a 1 salendo 4-1. Ha bissato il break, con il romano in evidente difficoltà dal punto di vista del movimento. Poi l’azzurro si è ridestato e ha recuperato i due break di svantaggio, dando l’impressione di essersi rimesso nella giusta direrione. Brutto il game numero 10 nel quale Berrettini ha commesso errori assortiti vedendosi nuovamente superato dal rivale che ha fatto sua la prima frazione. Andamento analogo nella seconda, con Matteo poco efficace con i classici colpi di cui dispone, il servizio e il diritto. Tre doppi falli e due ace, bilancio negativo e fotografia di una serata storta, con le difficoltà rese ancora più palesi dalla condotta giustamente aggressiva del 23enne californiano che aveva già superato il nostro nell’unico precedente di carriera, a livello di Coppa Davis nel 2019. «Ho avuto una strategia chiara usando le mie armi e soprattutto l’aggressività – ha detto al termine Fritz -. E’ un torneo che sento mio perché è vicino a casa. Credo di esserci venuto per la prima volta con gli amici, da spettatore, quando avevo 12 mini Poi sono tomato da giocatore a quindici nel tabellone di qualificazione». Non ci sarà dunque il derby azzurro con Sinner.

Federer, addio Top Ten. E questa volta rischia di non ritrovarla più (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

C’è ancora Hubert Hurkacz nel destino di Roger Federer. Tre mesi fa il polacco aveva fermato il Maestro ai quarti di finale di Wimbledon e ora, superando lo statunitense Tiafoe al terzo turno di Indian Wells, lo ha aritmeticamente estromesso dal club dei primi 10 giocatori nel mondo. Lunedì lo svizzero sarà al massimo numero 11 del ranking, o addirittura più in basso. Per Roger questa era la settimana numero 968 in top ten, ma la notizia ha un peso specifico enorme perché esiste la decisa possibilità che il Divino di Basilea, fermo da Londra per i postumi dell’intervento al ginocchio destro, non ci rientri più. Dallo scoppio della pandemia, Federer ha ovviamente beneficiato della classifica congelata (non senza qualche polemica di alcuni colleghi), e al momento, in condizioni normali, sarebbe numero 71 del mondo. Significa che se anche ritornasse a pieno regime l’anno prossimo, dovrebbe compilare una serie di grandi risultati per riavvicinarsi al gotha. Eppure dalla convalescenza si professa fiducioso: «Tornare a competere rappresenta una grossa sfida, ma vorrei rientrare il più velocemente possibile. Però devo essere paziente. Un passo alla volta. Per ora sta andando tutto bene, qúindi sono felice». Federer ha trascorso quattro periodi distinti in top ten. La prima volta ci era entrato il 20 maggio 2002 all’indomani dei primo successo in un Masters 1000, ad Amburgo, in finale su Safin. In quel ranking al primo posto svettava Hewitt, e Federer rimase tra i primi 10 per 7 settimane fino al 7 luglio 2002 quando sostituì lo storico quarto di finale di Wimbledon 2001 (quello della vittoria agli ottavi in cinque set su Sampras) con la cocente eliminazione all’esordio 2002 con Ancic. Poi ci tornò per 3 settimane dal 15 luglio al 4 agosto prima della serie interminabile di 734 settimane di fila che iniziò il 14 ottobre 2002 per finire il 16 novembre 2016: questa di Federer è la seconda serie più lunga di sempre dopo le 789 settimane consecutive di Jimmy Connors (dal 23 agosto 1973 al 2 ottobre 1988). L’ultima serie di Roger invece era iniziata il 30 gennaio 2017 dopo la vittoria all’Open d’Australia con l’epica finale contro Nadal. Con 968 settimane nei top 10, Roger Federer è il tennista uomo più presente di sempre. Al secondo posto c’è Nadal che galoppa a quota 838 settimane. Il record assoluto appartiene a Martina Navratilova che è stata ininierroiiamente nella Top 10 per 1000 settimane consecutive, dal primo ranking Wta del novembre 1975 al 1′ gennaio 1995.

Odiavo Riggs, denigrava le donne (Billie Jean King)

Dall’autobiografia di Billie Jean King – Corriere della Sera

All’inizio fu in qualche modo divertente vedere quanta straripante energia Bobby profondesse per promuovere la nostra sfida. Alcune cose erano una messinscena, e mi disse che faceva tutto parte della promozione. Continuava a ripetere le solite battute irritanti di sempre: «Vi dirò perché vincerò. Lei è una donna e non hanno stabilità emotiva! Rimarrà senza fiato, proprio come è successo a Margaret Court… L’uomo è superiore!». Altre cose che Bobby fece furono più difficili da ignorare. Il giorno prima della nostra conferenza stampa finale, si presentò all’allenamento indossando una maglietta con due buchi sul petto per mostrare i suoi capezzoli e poi scherzò con i giornalisti dicendo che a suo parere la maglietta sarebbe stata meglio addosso a me. Con questa superò il segno. Sapevo che alcune persone credevano realmente in certe battute sessiste che lui andava blaterando e io volli essere convincente e chiara: non era accettabile. Il giorno prima della partita, quando uno dei giornalisti durante la nostra conferenza stampa congiunta domandò che cosa pensassi di Bobby, dissi la verità: «Quel buffone denigra le donne… Lui mi piace per molti aspetti, ma lo odio perché denigra le donne, non degnandoci di credibilità come avversarie». (…) La gente era divisa su chi avrebbe vinto e ne discuteva a tavola, davanti ai distributori automatici nei posti di lavoro, nei saloni di bellezza e nei bar. Furono piazzate moltissime scommesse. I mariti promisero che se avessi vinto io si sarebbero occupati per una settimana di stirare; i capi promisero che avrebbero preparato il caffè per le loro segretarie. Furono organizzate visioni comunitarie e le persone si divertirono. I media continuarono a interpellare esperti per i pronostici. Quando incontrai Bud Collins, disse: «Ho scommesso su Riggs». Mi fece male, ma mi ferì ancora di più quando nel bagno del nostro torneo di Houston sentii alcune giocatrici dello Slims dirsi a vicenda di volere che io vincessi ma che pensavano che Riggs mi avrebbe battuto. Non si erano rese conto che fossi anche io lì fino a quando non uscii da uno dei cubicoli, le guardai senza dire una parola e uscii dopo essermi lavata le mani. Nel corso degli anni Bobby aveva dato lustro alla sua fama di spaccone organizzando trucchetti come piazzare trentadue sedie sul campo, giocare con le galosce, tenere al guinzaglio un cane mentre giocava. E tuttavia vinceva. A Houston vendeva spille con lo slogan «Pigs for Riggs». Eravamo totalmente diversi. Una buona fetta della mia preparazione a una partita — o a un discorso o a qualsiasi evento, in realtà — è stata sempre analizzare in anticipo tutto quello che sarebbe potuto accadere. Ogni dettaglio è per me importante, dall’avere un paio di scarpe di riserva al prendere confidenza con il luogo. Per la Battaglia dei Sessi specialmente non lasciai nulla al caso. Mi misi d’accordo con un custode perché mi facesse entrare nell’Astrodome il giorno prima della partita e mi facesse fare un giro. Lo stadio da fuori sembrava un enorme disco volante. Dentro era uno spazio cavernoso, pieno di eco. Sapevo che mi sarei dovuta abituare all’illuminazione, al senso della profondità e a individuare velocemente la palla tra le travi di ferro che componevano il soffitto alto 63 metri. D’altronde, lo stesso avrebbe dovuto fare Bobby. Ricordai a me stessa che non avrei avuto il lusso di potermi abituare al campo perché sarebbe stato preparato il giorno stesso della nostra partita. Ma sarebbe stata la stessa cosa anche per Bobby. Prima di altre partite di solito pregavo: «Ti prego, Signore, permetti a entrambi di giocare al massimo delle nostre possibilità». Questa volta, tagliai corto e dissi: «Ti prego, Signore, fai che io vinca».

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Sinner quarto torneo dell’anno. Le Finals a un passo: “Sì, ci penso” (Cocchi). Un poker mai visto. Sinner è da sogno (Mastroluca). Sinner è perfetto, un altro passo verso le ATP Finals (Piccardi). Sinner si prende la storia, ora il sogno Finals (Grilli)

La rassegna stampa di lunedì 25 ottobre 2021

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Sinner quarto torneo dell’anno. Le Finals a un passo: “Sì, ci penso” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

È arrivato il momento di aggiornare gli almanacchi: 24 ottobre 2021, Jannik Sinner diventa il primo italiano di sempre a conquistare quattro titoli Atp in un solo anno. Se poi vogliamo essere pignoli, l’anno non è ancora finito, i tornei da giocare sono ancora un paio, e gli almanacchi sono sempre li, pronti ad essere aggiornati. A fare le spese dell’impresa del cannibale rosso è stato Diego Schwartzman, malamente strapazzato nella finale del torneo da 250 punti di Anversa. Una vittima illustre, ex top 10, alla terza finale sul veloce indoor belga dove, evidentemente, è destino non abbia grossa fortuna. Schwartzman ha raccolto appena 4 giochi per un doppio 6-2, lo stesso trattamento ricevuto da Lloyd Harris in semifinale.

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La meta è Torino, dove l’Italia sogna di vedere le prime Atp Finals della storia con due italiani in campo. Matteo Berrettini, numero 6 della Race, la classifica che qualifica per l’evento, è già aritmetcamente sotto la Mole. Sinner no, ma con la vittoria di ieri ha dato una bella sgasata: è tornato in decima posizione (in realtà è la nona per la già annunciata rinuncia di Rafael Nadal) scavalcando Cameron Norrie su cui ora ha 50 punti di vantaggio. Per essere virtualmente dentro i magnifici 8, il ragazzo allevato da Riccardo Piatti deve recuperare 110 punti sul polacco Hubert Hurkacz, il suo amico del cuore e da cui ha perso l’unica finale in carriera, al Masters 1000 di Miami quest’anno: «lo Torino ce l’ho nella mente, è ovvio. Ma è inutile che continui a pensarci. Quando vado in campo mi concentro sulla tattica, sull’avversario e come fare a batterlo. Questa è la cosa che mi piace di più e per cui gioco a tennis». La situazione è ancora in divenire, anche se gli occhi iniettati di sangue con cui Sinner ha preso a pallate il povero Peque fanno ben sperare:

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Ripartire I’esordio all’Atp 500 di Vienna, con tutta probabilità domani pomeriggio, è piuttosto rognoso, ma Jannik è molto sicuro delle proprie armi e soprattutto dell’esperienza maturata nelle ultime settimane: «Contro Opelka non sarà sicuramente una passeggiata – ha detto il 20enne, spostandosi il ciuffo rosso dagli occhi -. Lui non ti dà ritmo, e spero che la superficie non rimandi troppo alta la palla, considerato quanto serve forte. Però, a dirla tutta, anche io so rispondere molto bene perciò è probabile che non sia troppo tranquillo neanche lui». Messaggi chiari, spavaldi ma mai arroganti, perche se c’è una qualità che va riconosciuta a Sinner è certamente l’umiltà. Senza quella, e una cultura del lavoro tramandata da generazioni, Jannik oggi non starebbe bussando alla porta della top 10 a 20 anni. Quasi top 10 Da oggi infatti Jannik Sinner è numero 11 del mondo, con in mano le chiavi per aprirlo, quell’uscio magico. L’ingresso nei top 10, infatti, è solo questione di giorni. Lunedì prossimo 1′ novembre a Dominic Thiem, fermo per infortunio fino al 2022, scadranno i 90 punti conquistati a Bercy 2019 e l’altoatesino lo sorpasserà. portante è che nessuno da dietro lo scavalchi. In questo caso il pericolo si chiama Felix Auger Aliassime che tallona l’azzurro a 64 punti di distanza

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Un poker mai visto. Sinner è da sogno (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se questo è im sogno, non svegliatelo. Continua il 2021 da record di Jannik Sinner; primo italiano a conquistare quattro titoli ATP in una stessa stagione: superati i tre di Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci nel 1977 e di Fabio Fognini nel 2018. Ad Anversa, l’altoatesino ha giocato per la seconda volta nel circuito maggiore da testa di serie numero 1. E per la seconda volta ha alzato il trofeo alla fine della settimana. Nella capitale europea della lavorazione dei diamanti, Sinner ha incastonato due gioielli per chiudere il suo percorso. Ha dominato con lo stesso punteggio, 6-2 6-2, il numero 27 del mondo Lloyd Harris in semifinale e il numero 14 Diego Schwartzman, in finale.

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Con questo successo sale al numero 11 nel ranking ATP e risale al decimo posto nella Race to Turin. Ha solo 110 punti da recuperare sul suo migliore amico Hubert Hurkacz, virtualmente ultimo dei qualificati per le Nitto ATP Finals di Torino. Il polacco l’ha battuto nell’unica finale che Sinner non abbia vinto sulle sette giocate in carriera (contando anche le Next Gen Finals del 2019), quest’anno a Miami. «Mentirei se dicessi di non pensare alle Finals di Torino – ha detto dopo la partita – Ma una volta in campo, penso al match e al piano di gioco. Questo mi aiuta a rimanere sul pezzo». La corsa dell’azzurro si accenderà nelle prossime settimane con i 1500 punti ancora in palio tra Vienna e Parigi-Bercy. Lo step più vicino e il match contro Reilly Opelka, il suo primo avversario nell’ATP 500 austriaco di questa settimana. Contro un giocatore di due metri e undici, che però gioca e si muove sorprendentemente bene per l’altezza e la stazza, l’azzurro sa qual è la strada per la vittoria. «Devo stare attento e sbagliare il meno possibile nei miei turni di battuta» ha spiegato Sinner,

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Bello anche l’abbraccio a fine partita, a suggellare l’unità di intenti e di visione. I progressi si sono visti tutti, nella gestione della partita e dei momenti importanti, nel modo di rispondere, nella facilità di esecuzione dei colpi. Spiccano ancora di più i miglioramenti al servizio, fondamentale su cui è più palese la modifica del movimento. In finale, Sinner non ha perso un punto quando ha messo in campo la prima fino al 5-2 4040. E in tutto il match, ne ha ceduti appena due. Poi, con la ferocia competitiva dei campioni, per la terza partita di fila ha iniziato il secondo set con un break al primo turno di risposta. I complimenti dell’argentino non suonano solo come apprezzamenti di facciata dopo una finale di fatto mai iniziata.

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Sinner è perfetto, un altro passo verso le ATP Finals (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Le Atp Finals sono ben presenti nella mia testa: io a Torino ci voglio andare». Se bastasse una buona intenzione a spiegare la settimana perfetta di Jannik Sinner all’Atp 250 di Anversa, culminata con il maltrattamento di Diego Schwartzman in finale (6-2, 6-2) e il quarto titolo stagionale su cinque finali giocate (primo tennista italiano a riuscire nell’impresa: superati Barazzutti, Bertolucci e Fognini a quota 3), sarebbe tutto troppo semplice. Il ragazzo che sussurra alla storia, capace di imparare qualcosa da ogni match

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supera il sorprendente re di Indian Wells Cameron Norrie nella Race verso Torino e scala altri gradini della classifica mondiale: ieri si è svegliato numero 13 e da oggi diventa numero ii, best ranking, a vent’anni. E scusate se è poco. «Ma il lavoro non finisce qui» dice Jannik con i riccioli rossi sparpagliati in testa dopo aver alzato il trofeo e abbracciato coach Riccardo Piatti,

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Il lavoro ricomincia a Vienna, l’Atp 500 che sembra un mille e che ha in tabellone cinque italiani (Berrettini in campo già oggi), dove Sinner ritroverà i due rivali a cui contende il biglietto per il Master, l’amico polacco Hurkacz, n. 9 nella Race, e il norvegese Ruud (n. 7), possibile incrocio per l’altoatesino nei quarti del torneo austriaco, snodo importante sulla strada di Torino.

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Schwartzman, veterano argentino del circuito n.izt del mondo, ha avuto bellissime parole per Sinner, che affrontava per la prima volta in carriera: ogni match è un mattone nella costruzione della casa che Piatti ha in mente per Jannik, nulla è lasciato al caso, infatti tutte le energie sono concentrate sul singolare, da qui alla Davis di fine novembre non ci sarà modo di sperimentare il doppio azzurro con Berrettini.

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Sinner si prende la storia, ora il sogno Finals (Paolo Grilli, Nazione-Carlino-Giorno Sport)

Tutti impegnati nel calcolo delle possibilità per Jannik Sinner di arrivare alle Finals di Torino a metà novembre, quasi si rischia di sottovalutare il suo ultimo trionfo, quello di ieri ad Anversa. E’ il suo quarto di questo 2021 da favola

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Il talento altoatesino da oggi si trova al numero 11 del ranking, a ridosso quindi di una Top 10 che definisce l’eccellenza assoluta della racchetta. Arriva anche il controsorpasso al britannico Cameron Norrie che l’aveva scavalcato nell’Atp Race vincendo a Indian Wells. Sinner torna decimo e accorcia a 110 punti il distacco dal polacco Robert Hurkacz, il rivale da superare per prendersi quel nono posto che vale il pass per Torino, visto che Rafael Nadal non parteciperà lasciando così una casella libera. Poco ha potuto il coriaceo argentino Diego Schwartzman contro Jannik ieri in una finale scivolata via in un’ora e un quarto di gioco e chiusa con un doppio 6-2.

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Curiosamente, o forse no, l’unica finale persa in carriera sin qui da Jannik, sulle sei disputate, è stata proprio contro Hurkacz, nel Masters 1000 di Miami lo scorso aprile. Sempre più serrato il duello fra i due per un postgo al torneo dei “maestri dei maestri” di Torino

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Sinner in finale ad Anversa (Cocchi, Mastroluca, Bertellino)

La rassegna stampa di domenica 24 ottobre 2021

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Sinner da record: centra la 5^ finale e può fare la storia (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Potete chiamarlo il Cannibale Rosso. Perché Jannik Sinner sembra proprio insaziabile. Sul veloce indoor di Anversa, il ventenne italiano ha letteralmente sbranato Lloyd Harris, numero 32 del mondo, conquistando la quinta finale del 2021. Meglio di lui, nella storia del nostro tennis, ha fatto solo Adriano Panatta nel 1973 raggiungendone 6, ma con un parziale di cinque sconfitte e una sola vittoria, nel torneo di Bournemouth. Jannik di finali ne ha 5 ma di tornei quest’anno ne ha vinti già 3 e dovesse battere Diego Schwartzman nella sfida per il titolo di questo pomeriggio, diventerebbe il primo italiano a vincere quattro tornei in una sola stagione sorpassando Barazzuttl, Bertolucci e Fognini, a quota 3. Harris sarebbe dovuto essere un rivale pericoloso per l’ottima seconda parte di stagione (ha raggiunto i quarti di finale dello Us Open), per il servizio potente, la solidità e le 15 vittorie negli ultimi 21 match disputati. Peccato che lo Jannik Sinner di queste ultime settimane ha alzato il livello tecnico, tattico e mentale tanto da mettere in campo, contro il sudafricano, un match che non è esagerato definire perfetto. Ieri Sinner era in stato di grazia, veloce, concentrato, tatticamente impeccabile e capace di esprimere forse il miglior tennis della stagione. Non ha mai perso il servizio e ha mostrato una leggerissima flessione, ovvero tre palle break concesse, quando era già abbondantemente in vantaggio di un set e di un doppio break. Il veloce indoor è proprio il suo pane, lo ha dimostrato a Sofia e anche qui: «Dove sono nato io d’inverno fa cinque metri di neve, quindi l’unica possibilità di giocare a tennis era al chiuso. E poi indoor ci sei solo tu e la palla, niente vento, niente sole, nulla. Nel bene e nel male ci sei solo tu e il tuo gioco. Mi piace giocare qui, mi piace il pubblico e le condizioni sono molto simili a quelle di Sofia, dove ho vinto due volte». La cultura del lavoro di Sinner è un pallino di coach Piatti, e a Jannik non dispiace: «Io penso al tennis tutto il giorno, con Riccardo lavoriamo tanto e lavoriamo sempre, a tutti i livelli, anche mentale. Ora cl stiamo concentrando su un aspetto che però non voglio rivelare. Io e lui non siamo mai soddisfatti!». […] Sinner a Torino ci pensa, ma non è un’ossessione, o almeno questo è ciò che continua a ripetere: «Certo che mi piacerebbe andare alle Finals – ha detto dopo la partita -, ma la strada è ancora lunga e la concorrenza è forte. Dovrò fare molto bene a Vienna e Parigi Bercy, ma non dipende da me, nel torneo ci sono anche gli altri…».

Sinner d’autorità: «Mi sento felice» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner non è Paganini. Lui il bis lo concede. Ad Anversa, dopo aver dominato il francese Rinderknech, gioca ancora meglio contro il sudafricano Lloyd Harris e d’autorità centra la settima finale nel circuito maggiore. Alle 16.30 sfiderà Schwartzman che ha dominato Jenson Brooksby, uno dei giovani già qualificati per le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals. Con il 6-2 6-2 al numero 32 del mondo, l’altoatesino ha allungato a 14 la serie di set vinti di fila nei tornei al coperto. E portato a 14 successi su 16 incontri il suo bilancio recente indoor. Non c’è dubbio che siano le sue condizioni ideali, perché a Sesto Pusteria fin da bambino è abituato a giocare al coperto. Ma c’è anche un’altra ragione per cui al coperto si esprime con una sicurezza in grado di togliere fiato agli avversari. Per il suo modo di stare in campo, il suo riferimento principale è la palla. Si muove in modo da colpirla quanto più possibile alla stessa altezza dopo il rimbalzo. La sua visione dello spazio non dipende dalla posizione rispetto alle righe. Se si azzerano i fattori esterni che possono incidere sulla traiettoria, il suo tennis ne guadagna. «Sono felice di essere in finale e di aver battuto un ottimo giocatore – ha detto dopo il match -. Mi piace giocare qui, le condizioni sono perfette per me. Sono comunque contento del mio torneo, in qualunque modo vada a finire». Sotto gli occhi di un orgoglioso Riccardo Piatti, Sinner ha messo in mostra tutto il repertorio. L’altoatesino è una macchina da tennis, capace fin dal primo game di togliere riferimenti al suo avversario. Harris non è mai riuscito a prendere l’iniziativa, costretto solo a rincorrere e inseguire, a reagire e mai a proporre. L’azzurro gli ha tolto il controllo già dalla risposta, la vera chiave delle due ultime vittorie. E chissà se è a questo che si riferiva quando ha detto di aver lavorato tanto con il coach Piatti su un aspetto senza però svelare quale. L’efficacia di questo colpo sta nella funzione che Sinner gli assegna, concettualmente la stessa con cui lo giocano i Djokovic o i Medvedev. Ovvero mettere l’avversario in una posizione scomoda e ottenere una palla più facile da spingere con il colpo successivo. La strategia ha funzionato in pieno. […]

Sinner vola alto (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Jannik Sinner in finale ad Anversa, dopo una grande dimostrazione di forza e freschezza. Torneo che ama e che due anni fa lo aveva già visto in semifinale, la prima a livello di vertice. Ritmo impressionante, fin dai primi quindici, per far capire al rivale di turno, il sudafricano Lloyd Harris, che per contrastarlo avrebbe dovuto compiere miracoli balistici. Un ritmo, come dicevamo, tenuto con scioltezza fino al termine della prima frazione, chiusa in 39 minuti sul 6-2 e con due break. Harris ha provato ad arginare l’azzurro con il servizio ma anche in questo modo ha quasi sempre incontrato le sue ottime risposte che gli hanno impedito di dettare le cadenze degli scambi. Sinner anche ieri è apparso sicuro e solo a punteggio acquisito si è buttato alla ricerca di alcune nuove soluzioni cui si sta allenando, a volte a segno a volte no, ma da leggere positivamente in ottica futura. L’inizio della seconda frazione ha riproposto Jannik al massimo della concentrazione e sontuoso con il rovescio bimane. Altro break in suo favore per mettere ulteriori ansie al sudafricano, e, dopo poco, Sinner è volato sul 4-1 e servizio, in una sorta di assolo che ha portato al 6-2 6-2 finale: «Sono felice di essere in finale. Lui un grande giocatore, con una stagione importante alle spalle. Mi piace giocare indoor, in queste condizioni, e qui. Sono simili a quelle di Sofia, dove mi trovo a mio agio. Giusto il timing sulla palla. La strada per Torino è ancora lunga, dovrò giocare bene a Vienna e Bercy e vedermela con una concorrenza agguerrita».

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È una Giorgi da applausi (Bertellino)

La rassegna stampa di venerdì 22 ottobre 2021

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E’ una Giorgi da applausi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Sotto il sole delle Canarie, nel WTA 250 di Tenerife, la seconda sfida di tabellone con protagonista Camila Giorgi, n°4 del seeding, è stata a dir poco perfetta. Opposta alla montenegrina Kovinic, n°74 WTA, l’azzurra ha dominato la scena in lungo e in largo commettendo pochi errori e mettendo a segno molti vincenti, in versione Montreal, il 1000 che ha vinto in estate. È volata senza affanni fino al 6-1 3-0, poi ha subito due game consecutivi ed è ripartita di slancio portandosi a servire per il match sul 5-2. Ha chiuso e ora attende la vincente di Minnen – Rus. A segno ieri anche la cinese Zheng e la rumena Begu. Prende il via domani con il tabellone di qualificazione da 24 giocatrici il WTA di Courmayeur,”Cassina Trophy”, presso il Forum Sport Centre della località valdostana. Tra le protagoniste del draw preliminare anche le azzurre Bianca Turati, Jessica Pieri e la giovanissima Lisa Pigato, classe 2003, che la scorsa primavera ha ben figurato contro Serena Williams a Parma. In main draw non mancano le stelle, in particolare le due top ten WTA Ons Jabeur (Tun) e Maria Sakkarl (Gre). Di spicco anche le presenze azzurre. Su tutte la n° 36 del mondo Camila Giorgi e la toscana Jasmine Paolini, fresca di best ranking (54) grazie alla sua prima vittoria nel 250 di Portorose, e al 3° turno raggiunto nel 1000 californiano. […] Oggi, attorno alle 17, torna in gara ad Anversa Jannik Sinner, opposto al francese Kinderknech, giocatore pericoloso per i fondamentali da veloce di cui dispone, in particolare servizio e diritto. In palio la semifinale. Ieri sono saliti nei quarti Harris, che ha fermato Struff in due set e Fucsovics, che ha sconfitto in rimonta Roberto Bautista Agut, un po’ in disarmo in  questa ultima parte di stagione.

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