Molto bene gli italiani al Challenger 80 di Lussino

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Molto bene gli italiani al Challenger 80 di Lussino

Sono quattro gli azzurri che raggiungono i quarti nel torneo croato, Giannessi, Arnaboldi, Brancaccio e un nervosissimo Cecchinato

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Marco Cecchinato - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Altra grande settimana per il tennis italiano che piazza ben quattro atleti nei quarti di finale del Challenger 80 di Lussino, Losinj in croato (la splendida isola situata nella parte meridionale dell’arcipelago del Quarnaro). Davvero un ottimo risultato se pensiamo che gli azzurri al via erano solo cinque e che l’unico eliminato (Franco Agamenone) è caduto nel derby contro Giannessi.

Cominciamo da Marco Cecchinato che, dopo una stagione non troppo positiva, sta cercando in questi ultimi tornei Challenger quei punti che gli servono disperatamente per rimanere in Top 100 (al momento in cui scriviamo è N.104). Ma non lo fa con animo sereno come ha purtroppo dimostrato nel primo turno quando, durante il match contro il modesto Lopez San Martin (N.341 ATP), si è reso protagonista di un episodio veramente spiacevole. Sul 5-5 del primo set lo spagnolo ha servito un ace all’incrocio delle righe e Ceck, indicando polemicamente l’avversario, ha iniziato a lamentarsi ad alta voce dicendo “Mi prende anche per il culo, questa sega“. Forse l’arbitro non ha capito e quindi non ha preso provvedimenti, noi che invece abbiamo capito benissimo vorremmo ricordare all’azzurro che se non è stato capace di confermare i livelli stellari del 2018 non è certo per colpa del malcapitato Lopez San Martin. Certo, comprendiamo benissimo che giocare sul Centrale parigino contro Djokovic sia molto più gratificante, ma questa non è giustificazione sufficiente.

Comunque sia, portato a casa l’incontro con un doppio tie-break, il siciliano ha dovuto sudare non poco anche al turno successivo in cui ha avuto la meglio sul padrone di casa Nino Serdarusic (N.244 ATP) col punteggio di 6-7(4) 7-6(4) 6-1. Ora lo attende il bombardiere francese Mathias Bourgue (N.228 ATP), contro cui parte leggermente favorito.

 

Bravissimo Alessandro Giannessi che, nonostante i problemi al gomito che lo tormentano da un po’ di tempo, ha eliminato prima il veterano olandese Robin Haase col punteggio di 7-6(4) 7-5 e poi l’italo-argentino Franco Agamenone, che ha resistito stoicamente per oltre due ore e mezza ma alla fine è stato costretto alla resa 7-6(7) 3-6 6-1. Agamenone nel primo set ha recuperato dal 2-5 per poi avere anche due set point nel tie-break. Nel secondo parziale ha pareggiato i conti ed è anche sembrato in controllo, senonché nel set decisivo si è letteralmente sciolto, confermando di essere arrivato a questo finale di stagione con la spia della riserva accesa.

Ai quarti anche Raul Brancaccio che, senza troppi clamori, replica il risultato già ottenuto a Napoli, Forlì e Oeiras. Eliminati il turco Ergi Kirkin (N.303 ATP) e lo spagnolo Carlos Gimeno Valero (N.301 ATP), nei quarti lo aspetta il derby con Giannessi.

Ultimo a qualificarsi Andrea Arnaboldi, che batte nell’ordine Jay Clarke (N.194 ATP e settima testa di serie) e il ceco Jonas Forejtek (N.316 ATP), in entrambi i casi in tre set. Adesso lo attende lo spagnolo Carlos Taberner (N.111 ATP) che, dall’alto della sua seconda testa di serie, parte favorito. Ma, come già più volte detto, al tennista milanese non mancano certo i mezzi per confezionare una piccola sorpresa.

Nessun italiano in gara negli altri due Challenger 80 (entrambi su terra battuta) che si disputano questa settimana in Sudamerica, a Bogotà e Buenos Aires. Anche questi tornei si sono allineati ai quarti nel corso della notte tra giovedì e venerdì.

Grandi sorprese negli ottavi colombiani, dove sono caduti i primi due favoriti, il colombiano Daniel Elahi Galan Riveros (N.107 ATP out contro Gerald Melzer, fratello minore di nove anni del ben più blasonato Jurgen) e il tedesco Daniel Altmaier (N.110 ATP, battuto dal canadese Alexis Galarneau in tre). Il seed più alto rimasto in gioco è il quinto, vale a dire l’argentino Facundo Mena (N.234 ATP), ma se dovessimo esporci alle sabbie mobili dei pronostici indicheremmo il colombiano Nicolas Mejia (N.286 ATP), che quest’anno è già arrivato due volte in finale (Orlando e Salinas).

A Buenos Aires, invece, ben sette degli otto favoriti hanno raggiunto i quarti, ed è inevitabile indicare le prime due teste di serie, Thiago Monteiro (N.92 ATP e fresco vincitore a Braga) e Juan Manuel Cerundolo (N.102 ATP). In terra argentina la mina vagante è la settima testa di serie Sebastian Baez (N.124 ATP), il quale in stagione vanta già tre vittorie e tre finali. Un po’ in calo di condizione invece Francisco Cerundolo (il fratello maggiore di Juan Manuel) che è a secco dal Challenger di Cordenons. Ma il talento per sorprendere non gli manca di certo: il suo prossimo avversario sarà un altro “fratello d’arte”, vale a dire l’uruguagio Mario Cuevas.

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Il diciannovenne Luciano Darderi sfiora l’impresa al Challenger di San Paolo

Grande prestazione dell’italo-argentino che in finale deve cedere di misura a Juan Pablo Ficovich. Ad Antalya vittoria in doppio per Bonadio e Fonio

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Luciano Darderi al Challenger di Sao Paulo 2021 (Credits: @Lucianodarderi_ on Twitter)

Al Challenger 80 di San Paolo (terra battuta) Luciano Darderi, partito dalle qualificazioni, gioca un torneo incredibile e arriva sparato in finale, perdendo per strada un solo set contro Martin Cuevas. Nel corso di questa sua settimana da sogno non solo ha messo in mostra il suo bel tennis, ma ha sempre gestito con grande personalità i momenti cruciali dei match. Poi la fortuna gli ha anche dato una mano, perché il padrone di casa Meligeni Rodrigues è risultato positivo al Covid poco prima di scendere in campo per la semifinale (la stampa argentina ha maliziosamente insinuato che fosse già positivo prima di giocare i quarti). In ogni caso tutta fatica risparmiata per il diciannovenne italo-argentino, che è così arrivato più fresco alla finale contro Juan Pablo Ficovich (N.285 ATP). Purtroppo non è stato sufficiente, perché il ventiquattrenne di Buenos Aires, alla sua terza finale Challenger dopo le sfortunate esperienze di Campinas 2019 e Morelos 2020, ha prevalso 6-3 7-5 dopo due ore di gioco, ottenendo a zero il break decisivo nel dodicesimo gioco.

Ma questo non cambia di una virgola il giudizio complessivo sulla prestazione di Darderi che, ricordiamolo, fino a un paio di mesi fa giocava i Futures e senza nemmeno brillare particolarmente, salvo la vittoria in agosto a Monastir. Ma il talento del ragazzo era talmente cristallino che tutti avevano capito che bisognava solo avere un po’ di pazienza. Personalmente ci aveva colpito molto lo scorso anno quando lo vedemmo al Challenger di Cordenons, dove onorò al meglio la sua wild card battendo Antoine Hoang per poi uscire al secondo turno contro Altmaier.

Con questo risultato Darderi sale al N.341 ATP e comincia a vedere più da vicino le posizioni che contano. Ora lo aspetta un’immediata verifica al Challenger di Florianopolis e probabilmente un’intervista con Ubitennis.

 

Subito prima della finale lo avevamo raggiunto telefonicamente per avere un suo commento: “Per me è stato un torneo davvero speciale perché, partendo dalle qualificazioni, non pensavo certo di arrivare fino in fondo. Poi ho migliorato talmente tanto la mia classifica che l’anno prossimo probabilmente riuscirò a giocare con più continuità nei Challenger“.

A Forlì (Challenger 80, cemento indoor) Maxime Cressy, statunitense nato a Parigi, vince una finale in tono minore battendo (6-4 6-2) il veterano tedesco Matthias Bachinger (N.256 ATP). Peccato per Flavio Cobolli che ha dovuto cedere nei quarti all’austriaco Jurij Rodionov (arrivato di gran carriera dalla Davis, dove ha battuto il tedesco Dominik Koepfer) dopo la vittoriosa maratona del giorno prima contro Pavel Kotov, partita che rimane senza dubbio la più bella del torneo e una delle migliori dell’anno. Un successo che ha regalato al diciannovenne romano non solo l’ennesimo nuovo best ranking al N.202 ATP, ma anche sensazioni estremamente positive che gli daranno la carica per la nuova stagione, il cui primo importante appuntamento saranno le qualificazioni dell’Australian Open. 

Al Challenger 80 di Antalya (terra outdoor) poca fortuna per Riccardo Bonadio, unico italiano in tabellone dopo l’eliminazione di Giovanni Fonio nelle qualificazioni, che viene subito fermato dal portoghese Joao Domingues che lo batte 7-6(4) 4-6 6-1. I due azzurri si prendono però una bella rivincita e trionfano nel torneo di doppio, superando in finale 3-6 6-2 12-10 i cinesi di Taipei Yu-Hsiou Hsu e Chun-Hsin Tseng.

Raggiunto telefonicamente Riccardo ci ha detto: “Erano due mesi che non giocavo un torneo, ma dopo il singolo sono uscito dal campo con ottime sensazioni pur avendo perso. Il torneo di doppio non ha fatto altro che confermare queste buone sensazioni. Io e Fonio abbiamo da subito espresso un buon tennis, battendo al primo turno le tds N.1 Oliveira/Stevens. La finale è stata la partita più difficile perché gli avversari rispondevano molto bene e ci hanno messo in difficoltà, costringendoci a cercare, nel secondo set, ogni tipo di variazione. Il super tie-break poi è girato su pochi punti tra cui i due match-point che siamo riusciti ad annullare“.

Il torneo di singolo è stato vinto da Nuno Borges che ha avuto la meglio (6-4 6-3) sul britannico Ryan Peniston. Per il portoghese, ex Mississippi State University, è la prima vittoria Challenger dopo la sfortunata finale di Oeiras in aprile. Per lui anche il nuovo best al N.228 ATP. Pure lo sconfitto migliora il proprio best ranking posizionandosi al N.264.

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Cobolli unico azzurro nei quarti di finale del Challenger di Forlì

Il 19enne romano prevale su Kotov al termine di un match entusiasmante durato oltre tre e mezzo

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Flavio Cobolli - Challenger Bergamo 2021 (foto Antonio Milesi)

Se Tallon Griekspoor in questo 2021 ha battuto il record dei Challenger vinti, Cosimo Napolitano ha polverizzato il record di quelli organizzati perché con questi due di Forlì, che si aggiungono ai sette di Biella e ai due di Napoli/Ercolano, è arrivato a quota undici. Il movimento tennistico italiano ha maturato un grosso debito verso di lui e verso il MEF di Marcello Marchesini che in pratica hanno allestito il palcoscenico per la maggior parte degli eventi di questa stagione che ha vissuto, in gran parte, ancora sotto la spada di Damocle della pandemia.

Tornando al campo erano dieci gli italiani in tabellone in questo Challenger 80, penultimo torneo della stagione. E tra questi dieci uno scatenato Flavio Cobolli che ci ha regalato quella che probabilmente verrà ricordata come la migliore partita dell’anno. Non sapremmo come altro definire il match che lo ha visto prevalere sull’ostico russo Pavel Kotov (n.270 ATP) al termine di un incredibile incontro durato 3 ore e 39 minuti e decisosi con un triplo tie-break 6-7(3) 7-6(6) 7-6(7). L’alternarsi delle emozioni è stato da cardiopalma e ha entusiasmato il pubblico presente, non numeroso ma molto partecipe.

L’azzurro perde il primo set, dopo aver avuto ben quattro palle break sul 4-4. Ma non si demoralizza e mette in mostra quella determinazione che probabilmente sarà la cifra tecnica della sua carriera. Nel secondo tie-break infatti, pur trovandosi sotto 2-5, recupera e chiude al secondo set-point. Anche nel parziale decisivo è costretto ad una gara di rincorsa, ma sul 2-4 strappa il servizio al russo e si guadagna l’ennesimo tie-break che chiude al terzo match-point. Tecnicamente Cobolli ha sempre condotto il gioco ma, come detto, la sua vera bravura è stata quella di rimanere solido e di non innervosirsi davanti alle mille astuzie di un avversario che, a soli 23 anni, conosce già tutti i trucchi del mestiere: la protesta nel momento giusto, il piccolo e apparentemente casuale ritardo quando l’onda sta per travolgerlo. Per Flavio quindi non è solo una vittoria importante che lo proietta al nuovo best ranking al n.202 ATP, ma anche tanta esperienza che mette in magazzino per i match che verranno, a cominciare dall’incontro che lo vedrà opposto all’austriaco Jurij Rodionov (n.141 ATP) con cui non ci sono precedenti.

Veniamo invece alle note dolenti e iniziamo da uno sfortunatissimo Andrea Vavassori che, confermando il suo ottimo periodo di forma, stava facendo gara di testa contro il rumeno Radu Albot (n.125 ATP e terza testa di serie). Dopo aver vinto al tie-break il primo set, nel secondo parziale era avanti 4-3 e servizio. Sul 15-15 veniva data buona una sua volée che probabilmente era fuori. Albot, in mancanza di overrule, iniziava a protestare, inscenando un teatrino indecente che sarebbe durato la bellezza di almeno dieci minuti d’orologio. Con l’involontaria complicità della giudice arbitro che avrebbe dovuto troncare la recita, o chiamando subito il supervisor o infliggendogli un penalty point. Nel frattempo il povero Vavassori si raffredda e perde completamente il ritmo, come dimostrerà nel prosieguo del set. Il torinese, da noi interpellato, ci ha detto: Una pausa così lunga mi ha fatto raffreddare e in pratica mi è costata il secondo set. Dopo ho lottato ma devo riconoscere che il mio avversario è riuscito ad alzare il proprio livello”. Le parole di un vero gentleman che purtroppo se n’è tornato negli spogliatoi sconfitto 6-7(2) 6-4 7-6(2).

 

Matteo Viola arriva al secondo turno, battendo il tedesco Yannick Maden (n.300 ATP, in tabellone col ranking protetto). Poi contro Maxime Cressy non c’è stata praticamente partita e l’americano di origine francese vince 6-4 6-4 con un break a set, senza concedere nemmeno una palla break al mestrino. Fuori al primo turno Luca Nardi che perde in tre set (6-4 5-7 6-4) contro l’ucraino Vitaliy Sachko (n.260 ATP), facendosi rimontare dal 4-1 nel parziale decisivo. Anche Andrea Arnaboldi si fa rimontare nel derby con Cobolli (1-6 6-3 6-4), mentre l’altro veterano Thomas Fabbiano lotta con coraggio contro il russo Alexey Vatutin ma deve cedere con un doppio tie-break.

Eliminati subito anche Francesco Forti che perde 6-3 7-5 dal tedesco Oscar Otte (n.102 ATP e testa di serie n.1, nonché fresco vincitore di Bari, Ortisei e Ismaning) e Raul Brancaccio che cede 7-5 6-2 col turco Altug Celikbilek (n.164 ATP) che si conferma cliente ostico, soprattutto per gli italiani. Breve anche il percorso di Matteo Gigante che spreca la sua wild-card contro il qualificato olandese Jelle Sels (n.362 ATP) e di Federico Gaio che contro Julian Lenz, in gara col ranking protetto, appare svogliato e poco combattivo (6-0 6-3).

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Al Challenger di Bari, la Germania batte l’Italia

Dei sei italiani arrivati ai quarti nessuno riesce a guadagnarsi la finale che ha visto protagonisti i tedeschi Otte e Masur

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Oscar Otte - US Open 2021 (Kathryn Riley/USTA)

Oscar Otte si aggiudica 7-5 7-5 il derby con Daniel Masur e vince il Challenger 80 di Bari (cemento outdoor). Un torneo che era alla sua prima edizione e che è stato, tutto sommato, un bel successo organizzativo. Se non fosse per il fatto che giocare all’aperto a fine novembre rappresentava un bel rischio, come purtroppo ha confermato la pioggia che non si è fatta attendere, ergendosi a sgradita protagonista della manifestazione. Comunque sia la finale, pur priva di giocatori italiani, è stata divertente e molto incerta. Nel primo set, break e contro-break fino a che Masur non va a servire sul 5-6 e perde il servizio a zero. Identico lo svolgimento del secondo parziale: tentativo di fuga di Otte ma immediato contro-break di Masur che serve di nuovo sul 5-6 per salvare la partita. Purtroppo per lui il risultato è identico a quello del set precedente e un altro break a zero regala al 28enne tedesco di Colonia il quinto trofeo in carriera, il terzo di questo suo mese da ricordare (Ismaning e Ortisei i precedenti).

Per Otte c’è anche il nuovo best ranking al n.103 ATP, con vista sul tabellone principale degli Australian Open. E se non bastasse può sempre sperare di ritoccare la classifica al Challenger di Forlì in cui partirà con la testa di serie n.1. Nuovo best anche per Masur che entra per la prima volta in top 200, precisamente alla posizione n.184. Anche per lui appuntamento a Forlì sui campi del Circolo Tennis Villa Carpena.

In semifinale Oscar Otte e Daniel Masur non avevano avuto nessun riguardo per i padroni di casa Fabbiano e Vavassori e, unici due intrusi in un tabellone che ai quarti vedeva ben sei azzurri, sono riusciti a monopolizzare la finale. Esemplare il percorso di Masur che, fino all’atto finale, ha incontrato solo italiani, eliminando in sequenza Andaloro, Forti, Nardi e Vavassori. Ad onor del vero il tedesco ha fatto fatica con quasi tutti loro, ma è sempre riuscito a rimanere più freddo nei momenti decisivi, soprattutto in semifinale contro un bravissimo Andrea Vavassori che lo ha portato al tie-break del set decisivo. Per l’azzurro è comunque l’ennesimo buon torneo (semifinale come nel Challenger settembrino di Como) che gli consente di migliorare ulteriormente il proprio best alla posizione n.262, da cui comincia a guardare con fiducia alle prossime qualificazioni degli Australian Open. Tra l’altro il torinese ha giocato anche la finale di doppio in cui, in coppia con lo spagnolo Vega Hernandez, ha perso 6-3 6-0 contro gli anglo-finnici Glasspool/Heliovaara.

Molto bravo anche Thomas Fabbiano che, pur perdendo in modo netto (6-4 6-4) la semifinale contro Otte, ottiene comunque il miglior risultato stagionale, regalandosi una bella iniezione di fiducia per il 2022. Best ranking anche per Luca Nardi che sale al n.419 e per Flavio Cobolli che col suo n.208 ATP può già cominciare a preparare le valigie per l’Australia.

Al Challenger 80 di Brasilia (terra battuta) Luciano Darderi, in coppia con Genaro Olivieri, si arrende per la seconda volta consecutiva 6-3 6-3 nella finale del torneo di doppio. Questa volta a fermarlo sono i padroni di casa Mateus Alves e Gustavo Heide, mentre a Montevideo erano stati Rafael Matos e Meligeni Rodrigues ad infrangere i sogni del 19enne italo-argentino. La doppia finale gli consente comunque di migliorare il proprio best ranking di doppio al n.286 ATP.

In singolare la finale è tutta di Federico Coria che onora la sua prima testa di serie e chiude il torneo senza lasciare per strada un solo set. Lo spagnolo Jaume Munar oppone una gagliarda resistenza ma, stanco per le dure battaglie che nel suo caso hanno preceduto questa finale (ha sempre vinto in tre set, contrariamente al suo avversario), dopo due ore di gioco deve cedere 7-5 6-3 e rassegnarsi alla sua quarta sconfitta su cinque finali in questo suo non entusiasmante 2021 (unica eccezione il Challenger di Antalya in gennaio quando batté in finale proprio il nostro Musetti). Per il vincitore è il secondo successo stagionale (Prostejov in giugno il precedente) che gli consente di risalire al n.63 ATP, a due sole posizioni dal suo best ranking.

Al Challenger 80 del Bahrain (cemento outdoor) Ramkumar Ramanathan (n.222 ATP) vince il torneo superando 6-1 6-4 il russo Evgeny Karlovskiy (n.302 ATP) in una finale molto più semplice del previsto e conclusasi in appena un’ora di gioco. Per il 27enne indiano è la prima vittoria Challenger dopo ben sei finali perse.

 

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