Identikit statistici: Dominic Thiem

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Identikit statistici: Dominic Thiem

Quali colpi potranno riportare ai vertici l’austriaco dopo un difficile 2021?

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Dominic Thiem
2020 US Open - Campione Singolare Maschile - Dominic Thiem (Photo by Darren Carroll/USTA)
 

Dopo Medvedev, in questo nuovo articolo per la rubrica “Identikit statistici” ci occupiamo di Dominic Thiem. Classe 1993, il tennista austriaco appartiene a una generazione, a dire il vero, piuttosto sfortunata, dato che è molto difficile sfuggire al cono d’ombra proiettato da tre giganti come Federer, Nadal e Djokovic (detentori di venti titoli del Grande Slam ciascuno).

Tuttavia, un passo alla volta, con grande regolarità, Thiem ha saputo conquistare il suo spazio (in particolare sulla terra e sul cemento) fino ad aggiudicarsi, nel 2020, il suo primo titolo Slam a Flushing Meadows. Cercheremo di capire quali caratteristiche gli abbiano permesso di raggiungere tali risultati e quali ulteriori miglioramenti possano condurlo ancora più lontano quando rientrerà dall’infortunio che lo ha costretto a concludere anticipatamente, e senza grandi risultati, la stagione 2021.

PALMARÈS

Già a livello juniores, Thiem fa parlare di sé, in particolare raggiungendo la finale del Roland Garros nel 2011. Lo stesso anno fa il suo esordio nel circuito ATP, nei tornei di Kitzbühel, Bangkok e Vienna; in quest’ultimo elimina il connazionale Thomas Muster (all’epoca quarantatreenne) in un vero e proprio passaggio di consegne. Nel 2014, vince in Australia la sua prima partita in uno Slam, battendo João Sousa. A Madrid, sconfigge l’allora numero tre del mondo Stan Wawrinka in tre set. A Kitzbühel, raggiunge la sua prima finale a livello ATP, perdendo da David Goffin dopo essere stato avanti di un set. A fine anno, è il più giovane giocatore tra i primi 50 del mondo.

 

Nel 2015 si aggiudica tre titoli ATP (Nizza, Umag e Gstaad) ed entra in Top 20. L’anno successivo, forte anche della sua prima semifinale Slam, centrata a Parigi, fa il suo ingresso in Top 10, venendo ripescato per le Finals di fine anno in virtù del forfait di Rafa Nadal. Nel 2017, continuando il suo regolare e piuttosto impressionante processo di crescita, Thiem si qualifica per la prima volta per la finale di un torneo Masters 1000, a Madrid. Viene sconfitto da Nadal, ma, a sorpresa, sconfigge il maiorchino sulla terra di Roma nei quarti di finale prima di arrendersi a Djokovic in semifinale. Raggiunge nuovamente la semifinale all’Open di Francia e finisce la stagione alla quinta posizione del ranking mondiale, certificando il proprio status di top player.

A questo punto, inizia la caccia al primo titolo Slam: nel 2018 raggiunge la finale a Parigi e viene sconfitto nettamente da Nadal. A testimonianza di una grande solidità tecnica e mentale, raggiunge i quarti di finale dello US Open e, trovandosi ancora di fronte Nadal, lo impegna in una maratona di quasi cinque ore, che lo spagnolo si aggiudicherà sì, ma all’ultimo respiro. Chiude la stagione in leggera flessione, ma sempre in Top 10 (per la precisione, come numero otto).

Il 2019 è un’ottima annata per Thiem: vince il suo primo titolo 1000 sul cemento di Indian Wells, sconfiggendo Sua Maestà Roger Federer in finale. Non solo: bissa la finale al Roland Garros superando Djokovic in una semifinale che rappresenta sicuramente uno dei match migliori della sua carriera. Cede ancora in finale all’eterno Nadal, ma sembra avvicinarsi giocando alla pari per due set prima di crollare. Come ciliegina sulla torta, raggiunge per la prima volta la finale del Master di fine anno, sconfitto da Tsitsipas.

È nel 2020 però che la tenace rincorsa di Thiem allo Slam viene premiata: dopo essere stato ad un set dal titolo a Melbourne, si qualifica per la finale dello US Open e si trova di fronte il grande amico Alexander Zverev. Sascha si porta avanti due set a zero, ma Thiem riesce a rimontare e trova definitivamente il suo posto tra i grandi del tennis. A fine anno raggiunge per la seconda volta la finale delle ATP Finals, sconfiggendo Djokovic in semifinale e cedendo soltanto ad un Medvedev in forma strepitosa.

Nel 2021, qualcosa sembra incrinarsi. Dopo gli ottavi in Australia, un infortunio al ginocchio e, dopo essere rientrato, alcune prestazioni non degne della sua qualità, come ad esempio la sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano di Andujar dopo essere stato avanti di due set. Purtroppo, Thiem subisce anche un infortunio al polso (sull’erba di Maiorca) che lo costringe a terminare anticipatamente la stagione. Annuncia di voler tornare in campo in Australia nel 2022, più carico che mai. Su quali armi potrà contare per ritrovare il suo posto tra i pretendenti ai titoli più ambiti?

UNO SGUARDO D’INSIEME

Prima di approfondire l’analisi, alla ricerca di pattern vincenti e perdenti, cerchiamo di averne una visione d’insieme, inquadrando lo stile di gioco di Thiem con una serie di statistiche i cui valori medi sono mostrati in Figura 1, separatamente per superficie di gioco.

Figura 1. Statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Possiamo osservare un saldo medio positivo tra vincenti ed errori non forzati su tutte le superfici. Colpisce come la differenza a favore dei vincenti sia massima sull’erba di Wimbledon, lo Slam più avaro di soddisfazioni per l’austriaco (ottavi di finale nel 2017, sconfitte al secondo turno nel 2015 e nel 2016, sconfitta al primo turno nel 2014, 2018 e 2019). Troviamo un primo spunto di risposta al nostro dubbio in altre due statistiche: le palle break ottenute da Thiem e il numero delle discese a rete. Sull’erba, Thiem sembra faticare di più a procurarsi delle occasioni sul servizio dell’avversario, e si presenta a rete in misura molto maggiore rispetto al suo stile abituale. Forse l’efficacia di Thiem nei pressi della rete, specie se verticalizza il proprio gioco in modo un po’ forzato, alla ricerca di variazioni, non è sufficientemente elevata per giustificare una modifica così marcata nel suo stile di gioco?

Un secondo set di statistiche, mostrato in Figura 2, può esserci d’aiuto nel farci un’idea ancora più precisa da questo punto di vista:

Figura 2. Ulteriori statistiche medie di gioco per Dominic Thiem, match di singolare in tornei del Grande Slam

Osserviamo che, in effetti, l’efficacia di Thiem sotto rete è buona ma non eccezionale e diminuisce sull’erba, scendendo sotto il 70%. Oltre a ciò, osserviamo che, sempre sull’erba, calano le percentuali di palle break realizzate e salvate. Nonostante un buon contributo del servizio (soprattutto della prima palla), l’austriaco, numeri alla mano, mostra di trovarsi in maggiore difficoltà nei punti importanti.

Forse, cercando di interpretare le statistiche in una chiave tecnica, il fatto che non soltanto Thiem giochi il rovescio a una mano, ma lo faccia in modo piuttosto “sbracciato”, con un movimento molto efficace ma piuttosto ampio, lo mette in difficoltà nel preparare il colpo su una superficie veloce e imprevedibile come l’erba. Tale fattore strutturale potrebbe spiegare un maggiore nervosismo del numero uno d’Austria che, trovando uno dei suoi colpi più efficaci tramutato in una potenziale debolezza, fatica a mantenere il consueto equilibrio, e si trova a forzare il proprio gioco, con risultati modesti.

Questa, perlomeno, può essere la nostra prima impressione. Fino a questo momento però, ci siamo concentrati sul gioco di Thiem esaminando un aspetto alla volta: proviamo ora invece, con l’aiuto della tecnologia, a considerare più aspetti contemporaneamente, ovvero a sviluppare un’analisi multivariata, verificando in modo più approfondito e robusto la validità delle nostre ipotesi.

I PATTERN PIÙ SIGNIFICATIVI, GLI ELEMENTI-CHIAVE DEL GIOCO DI THIEM

In particolare, ci chiederemo quale o quali tra le varie statistiche di gioco (che rappresentano le nostre variabili di input) si rivelino decisive, e in che modo, rispetto alla vittoria o alla sconfitta nel match (che rappresenta la nostra variabile di output). Impostiamo cioè, in altre parole, un problema di classificazione.

Per maggiore chiarezza, faremo in modo che l’algoritmo di classificazione utilizzato restituisca automaticamente, sulla base delle variabili a disposizione, un modello costituito da un insieme di regole, che rappresentano i pattern statisticamente più significativi che conducono Thiem alla vittoria o alla sconfitta. Di seguito, illustriamo le tre regole più significative così calcolate:

  1. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla prima superiore di almeno il 5.1% rispetto all’avversario e si aggiudica una percentuale di punti sulla seconda anche peggiore rispetto al suo avversario, ma con uno scarto inferiore al 9% , allora si aggiudica la partita”. Il pattern è piuttosto generale, ed estremamente preciso: si è verificato in 47 casi e, in tutti e 47, Thiem ha vinto il match.
  2. “Se Thiem totalizza una percentuale di punti vinti sulla seconda superiore di almeno il 6.5% rispetto all’avversario e si procura almeno 6 palle break, allora vince il match”. Il pattern ha simile generalità e precisione rispetto al primo: si verifica in poco più di due terzi dei match vinti da Thiem in tornei del Grande Slam (ovvero in 48 partite) e in nessuna delle sue 30 sconfitte.
  3. “Se Thiem ha un rendimento sulla seconda palla di servizio inferiore all’avversario di oltre il 9% e non si aggiudica più del 77% di punti quando mette la prima in campo, viene sconfitto”. La regola si è verificata, fino a oggi, 14 volte. In tutti e 14 i casi Thiem è stato sconfitto.

Sulla base di regole come queste, considerando che quanto più una caratteristica del gioco compare come condizione rilevante all’interno di tali pattern, tanto più potremo definirla un elemento-chiave del gioco del campione austriaco. Potremo quindi, sulla base dei dati, stilare un feature ranking, ovvero una sorta di classifica dei vari aspetti del gioco, distinguendo quelli che, in misura maggiore, da soli o in combinazione con altri, si rivelano decisivi.

Figura 3. Feature ranking associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Come possiamo osservare in Figura 3, buona parte della partita di Thiem si gioca sull’efficacia dei suoi game al servizio, in particolare quando è costretto a servire la seconda palla. Se riesce comunque a imporre il proprio gioco, ha probabilità decisamente maggiori di portare a casa il match.

Le due feature più correlate con la vittoria di Thiem infatti, sia da sole che in combinazione con altre, sono la differenza nella percentuale di punti vinti sulla seconda e sulla prima rispetto all’avversario. In terza posizione troviamo la superficie di gioco: l’osservazione sulla base delle prime statistiche descrittive, che ci portava a individuare una certa avversione di Thiem per l’erba, trova conferma. In Figura 4 (visibile di seguito) infatti osserviamo in che modo la superficie di gioco è correlata con la vittoria dell’austriaco: positivamente soltanto in caso si giochi su terra o cemento.

In quarta posizione troviamo un dato all’apparenza controintuitivo: la probabilità di vittoria è inversamente correlata (per quanto debolmente) con il numero di vincenti. Leggendo in controluce questo dato però, ci troviamo a riflettere sul fatto che Thiem, se è in controllo della partita, può sfruttare al meglio la propria razionalità e solidità mentale, correndo pochi rischi e guadagnando il punto in progressione. Se mette a segno molti vincenti, più del solito, può significare che è in gran forma, ma anche (a quanto ci dicono i dati, leggermente più spesso) che sta forzando il proprio gioco rischiando di pagarne le conseguenze. In conclusione, la quinta feature più correlata (in questo caso direttamente) con la vittoria è la percentuale di punti vinti con la prima: la prima palla di Thiem è piuttosto pesante e, naturalmente, assicurarsi punti facili riduce anche la pressione sugli altri colpi, facilitandogli il compito.

Figura 4. Value ranking relativo alla superficie di gioco, associato ai match di Grande Slam di Thiem. La lunghezza della barra rappresenta la rilevanza della feature, la direzione rappresenta il verso della correlazione (diretta per barre che si sviluppano verso destra, inversa per barre che si sviluppano verso sinistra)

Cercando di sintetizzare, Thiem si presenta come un giocatore di grande solidità e affidabilità nelle occasioni in cui riesce a controllare l’andamento del gioco. Se riesce a portare l’avversario a giocare la sua partita diventa un cliente difficilissimo per chiunque, come dimostra il fatto che abbia saputo battere almeno una volta sia Federer che Djokovic che Nadal. In tutte quelle occasioni invece in cui l’avversario, o la superficie, lo portano su terreni meno esplorati e meno congeniali al suo stile di gioco, in tutte quelle circostanze in cui cioè si sente in dovere di stringere i tempi, e di affrettare la giocata, va in maggiore difficoltà.

Se ne potrebbe dedurre quindi che il recupero dovrà essere psicologico, oltre che fisico: una volta ritrovata la forma fisica, Thiem andrà nuovamente alla ricerca delle proprie certezze e della propria calma. Riguadagnato questo equilibrio, anche i dati dimostrano che l’austriaco potrà tornare a essere un cliente difficile per chiunque e un serio pretendente a nuove, prestigiose vittorie.

Nota: l’analisi e i grafici inseriti nell’articolo sono realizzati per mezzo del software Rulex


Genovese, classe 1985, Damiano Verda è ingegnere informatico e data scientist ma anche appassionato di scrittura. “There’s four and twenty million doors on life’s endless corridor” (ci sono milioni di porte lungo l’infinito corridoio della vita), cantavano gli Oasis. Convinto che anche scrivere, divertendosi, possa essere un modo per cercare di socchiudere qualcuna di quelle porte, lungo quel corridoio senza fine. Per leggere i suoi articoli visitate www.damianoverda.it

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Federer torna a Wimbledon per la prima volta da ex giocatore

La leggenda svizzera, ritiratasi definitivamente alla Laver Cup di settembre, ha fatto il suo ritorno sui campi dell’All England Club

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Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer
Roger Federer a Wimbledon - Instagram @rogerfederer

Non è passato molto tempo dall’ultima volta in cui Roger Federer aveva messo piede sul centrale di Wimbledon. Erano i Championships di quest’anno, e già lo svizzero presenziava ad una fastosa cerimonia apparendo ormai pensionato: l’annuncio e il match conclusivo sono arrivati qualche mese dopo, ma il sentore di ritiro aleggiava già nell’aria.

È per questo che dalla sua nuova visita di venerdì, da giocatore ormai ufficialmente ritirato, deriva soltanto un senso di allegria mista a nostalgia.

Il venti volte campione slam ha testimoniato la visita attraverso delle fotografie pubblicate sul suo profilo Instagram, che hanno fatto il giro del mondo diventando ben presto virali, come d’altronde per ogni segno di presenza di Roger, ovunque e con chiunque. 

 

Federer ha vinto Wimbledon otto volte (record), la prima partecipazione risale al 1998 (vittoria nel torneo Junior), l’ultima al 2021 (sconfitta ai quarti subita da Hubert Hurkacz, che si è rivelata essere anche l’ultimo suo match sul circuito).

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Nadal parla dal Sudamerica: “Aver trovato un trattamento efficace per il piede ha cambiato tutto”

Rafa Nadal si trova ora in Cile dove affronterà Alejandro Tabilo: “Ho bei ricordi di quando sono stato qui nel 2013”

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Rafael Nadal - Tour sudamericano 2022 (foto via Twitter @rnadalacademy)

La prima tappa del tour in America Latina di Rafa Nadal si è conclusa con due vittorie: in singolo contro Ruud e in doppio insieme a Gabriela Sabatini (e contro lo stesso Casper e Gisela Dulko). Dopo l’Argentina, ora tocca al Cile, dove lo spagnolo è arrivato nella giornata di giovedì in vista del match di esibizione che giocherà contro il beniamino di casa Alejandro Tabilo, numero 86 del mondo. La trasferta è comunque ancora agli inizi: sabato Rafa si sposterà in Brasile, a Belo Horizonte; da qui a Quito in Ecuador e poi Bogotà (Colombia) e l’ultima esibizione giovedì prossimo a Città del Messico. Un modo per tenersi in forma, aveva detto il maiorchino che da Santiago già guarda alla prossima stagione: “Ho intenzione di partire per l’Australia (dove è in programma anche la sua partecipazione alla United Cup al fianco di Paula Badosa, ndr) tra tre settimane, poi vedremo cosa succederà”.

Di sicuro, il ritiro a stretto giro non è più un’opzione, a differenza di quanto potesse sembrare fino a qualche mese fa. Il problema cronico al piede, manifestatosi in maniera particolarmente severa nell’ultima edizione degli Internazionali d’Italia, aveva tutta l’impressione di poter essere fatale per la carriera di Nadal. Ma il tentativo fatto dopo il Roland Garros con un nuovo trattamento (la radiofrequenza a impulsi) è andato a buon fine scongiurando l’intervento chirurgico: “La stagione ha avuto diverse fasi ed è stata segnata dai miei problemi fisici. Tutto è cambiato quando abbiamo trovato un trattamento efficace per il mio piede, che mi ha aiutato molto. Questo ha cambiato le mie prospettive in modo radicale”.

Per Rafa non si tratta di una prima volta in Cile, ma di un ritorno dopo il torneo disputato nel 2013 a Viña del Mar, dove arrivò in finale perdendo da Zeballos. Nonostante la sconfitta, in quella trasferta cilena Nadal, di rientro da un infortunio al ginocchio, pose le basi per una delle stagioni migliori della sua carriera, chiusa al vertice del ranking dopo le vittorie al Roland Garros e allo US Open: “Sono molto felice di tornare in un Paese che mi ha sempre dato tanto affetto. Ho grandi ricordi di quando sono stato qui nel 2013 e non dimenticherò mai le mie battaglie contro Fernando Gonzalez. La partita più importante della mia carriera contro un cileno è stata la finale di Pechino 2008 contro di lui” – ha ricordato lo spagnolo. Stanotte l’avversario sarà invece Tabilo che non ha nascosto l’emozione, dichiarando che per lui “è stato un onore essere scelto per giocare contro il mio idolo”.

 

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Jannik Sinner, il 2023 parte da Adelaide

L’altoatesino inizierà la prossima stagione partecipando all’ATP 250 di Adelaide 1, dove sarà impegnato dall’1 all’8 gennaio. Niente United Cup per lui

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Jannik Sinner - sessione autografi - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Archiviata una stagione 2022 alquanto sfortunata per Jannik Sinner è il momento di preparare la stagione 2023. Lo aspetta un grande lavoro di preparazione in questa off-season insieme al suo team per scongiurare i frequenti infortuni che l’hanno attanagliato in questa stagione: anche perché, nonostante alcuni ritiri di una certa importanza – Indian Wells e Roland Garros su tutti -, Sinner rimane tra i migliori.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

L’ultima partita del 2022 risale allo scorso 31 ottobre con la sconfitta al primo turno del Master 1000 di Parigi-Bercy patita contro lo svizzero Huesler con il severo punteggio 6-2 6-3. Qualche settimana dopo l’annuncio di un infortunio -legamento dell’indice – e il conseguente forfait dall’impegno con la nazionale guidata da Filippo Volandri in Coppa Davis. Un’assenza che, sommata a quella di Matteo Berrettini, costringe i nostri portacolori a compiere una sorta di miracolo.

 

La off-season di Sinner è già iniziata: da qualche giorno si trova a Montecarlo ad allenarsi insieme al giovane Massimo Giunta (1287 ATP) che sta disputando la Serie A2 con la maglia dello Sporting Club EUR di Roma.

Partirò da Adelaide. Con il mio team abbiamo deciso di partire da lì, anche perché Darren Cahill (coach insieme a Simone Vagnozzi, ndr) è di Adelaide e quindi abbiamo deciso di iniziare così, non andrò alla United Cup” ha fatto sapere il 21enne, che disputerà questo torneo per la prima volta. Un programma già anticipato nell’intervista concessa a Torino durante le Nitto ATP Finals in cui aveva già comunicato che non avrebbe giocato la United Cup e anzi, di avere la necessità di giocare un torneo tradizionale per preparare al meglio il primo Grande Slam dell’anno in terra australiana.

Viola Tamani

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